agatha Christie... Nella mia fine è il mio principio... Traduzione di Laura Grimaldi... Titolo deLL'opera originale: Endless Night... Nella mia fine è il mio principio... Personaggi del romanzo: Ellie Guteman - ereditiera americana, Michael Rogers - marito di Ellie, Stanford Lloyd, Andrew Lippincott - amministratori di Ellie, Cora van Stuyvesant - matrigna di Ellie, Reuben Pardoe - cugino di Ellie, Greta Ander~en - amica di Ellie, Esther Lee - la ziNgara, Il maggiore Phillpot - giudice di pace di Kingston Bishop, Il dottor Shaw - medico di Kingston Bishop, Claudia Hardca~tle - vicina dei Rogers, Rudolf Santoni~c - architetto, Nella mia fine è il mio principio... E una frase che ho sentito citare spesso. Suona bene, ma che cosa sIgnifica in realtà? Esiste forse un solo particolare su cui puntare il dito e dire: cominciò quel giorno, in quel tal posto e a quella tal ora, con quell'awenimento? La mia storia ebbe forse inizio quando notai il cartello affisso sul muro della George e Dragon, con l'annuncio della vendita all'asta della proprietà chiamata la Torre? Un cartello zeppo di particolari sull'estensione della proprietà, sui chilometri quadrati di parco e sul numero delle stanze della casa. Una specie di ritratto esageratamente idealizzato della Torre come forse era stata solo nel suo periodo di splendore, qualcosa come un cenhnaio d anni pnma. Non facevo niente di particolare, quel giorno; ammazzavo il tempo ciondolando giù per la strada principale di Kingston Bishop, un posto senza nessuna attrattiva particolare. Fu allora che notai l'annuncio dell'asta. Perché? Il destino che mi preparava uno dei suoi sporchi tiri? Oppure che m'indicava la strada della fortuna? A conti fatti, la cosa può essere vista tanto da una parte come dall'altra. O forse cominciò tutto quando conobbi Santonix, durante i colloqui che ebbi con lui? Se chiudo gli occhi mi pare ancora di vedere la scena: Santonix, con le guance eccessivamente accese, gli occhi troppo lucidi, e le dita forti e nello stesso tempo delicate che buttavano giù con movimenti precisi schizzi e progetti di nuove case. E una casa in particolare, una bella casa, una casa che do veva essere veramente stupendo possedere! Allora per la prima volta cominciai a provare il desiderio di avere una casa, una bella casa elegante, una casa che non potevo neppure sperare di possedere. E divisi questo mio sogno felice con Santoni~, tanto che cominciammo a parlare spesso della casa che lui avrebbe costruito per me... se fosse vissuto abbastanza a lungo. Una casa nella quale, secondo i miei sogni, avrei vissuto al fianco della ragazza che amavo, una casa nella quale, come nelle sciocche favole infantili, avremmo vissuto felici e contenti fino alla fine dei nostri giorni. Non era che una fantasia, un'assurdità, una meta irraggiungibile. Eppure, fece nascere in me una specie di febbre. Un desiderio struggente per qualcosa che con ogni probabilità non sarei mai riuscito ad avere. Oppure, se questa è una storia d'amore - ed è una storia d'amore, ve l'assicuro - perché non cominciare dalla prima volta che vidi Ellie, sotto un abete di Campo degli Zingari? Campo degli Zingari. Sl, forse sarà meglio che cominci da qui, dal momento in cui distolsi lo sguardo dall'annuncio dell'asta, rabbrividendo perché una nube nera aveva oscurato il sole, e rivolsi una domanda con voce casuale a un vecchio che stava potando una siepe a qualche passo di distanza. --Com'è la casa che chiamano la Torre?--chiesi. Mi pare ancora di vedere la strana espressione che apparve sulla faccia dell'uomo. Mi lanciò un'occhiata di traverso, prima di rispondere: --Da queste parti non la chiamiamo cosi. Che razza di nome è, per una casa?--Sbuffò, come per disapprovare il nome che avevo usato.--Ormai sono passati molti anni da quando era abitata da gente che la chiamava la Torre.--Sbuffò di nuovo. A questo punto gli chiesi come la chiamava lui, e di nuovo i suoi occhi scivolarono via da me, nella vecchia faccia grinzosa, con quello strano modo che ha la gente di campagna di parlare senza mai guardare in faccia, fissando lo sguardo in lontananza, o a terra, come se vedesse qualcosa che gli altri non vedono. Disse:--Da queste parti la chiamiamo Campo degli Zingari. --E perché la chiamate così?--chiesi. ~!~i --Per via di una leggenda. Non so di preciso. Qualcuno dice una cosa, qualcuno un'altra.--Poi continuò, ' e più in fretta:--Comunque è là che accadono gli inci-' --Incidenti automobilistici? ~ --Di tutti i tipi. Incidenti di tutti i tipi, ma al giorno ` `1, d'oggi soprattutto automobilistici. Brutta curva, capite? --Be'--feci io--se è una brutta curva, è logico che ~ ~f.~ vi accadano degli incidenti. ~Y`S`" --n consiglio municipale ha fatto mettere un segnale di pericolo, ma non è servito a niente. A niente, vi dico. Gli incidenti continuano a succedere ugualmente --Ma perché Campo degli Zingari?--insistetti. Di nuovo fece scivolare via lo sguardo. Rispose vagamente: --Sempre per via della leggenda. Un tempo era terra di zingari. Cosl dicono, almeno. Poi gli zingari furono cacciati, e lanciarono una maledizione su quel posto. Scoppiai in una risata. --Ridete pure--fece lui.--Ridete quanto volete, ma ricordatevi che cosl come esistono gli uomini, esistono le maledizioni. Voi gente di città vi credete furbi, ma non ne sapete niente. Vi dico che le maledizioni esisto no, e quel posto è maledetto. Quando comin,ciarono a~ estrarre la pietra, nella cava, per dare inizio alla costru~zione della casa, rimasero uccisi due uomini E il vec~chuo Geordie, poi? Ruzzolò oltre la siepe, una notte, e~ Sl ruppe il collo. --Ubriaco?--suggerii. --Può anche darsi che fosse ubriaco. Gli piaceva alzare il gomito, e questo è un fatto. Ma tanti sono gli ubriachi, tante sono le cadute, e non ho mai sentito di un ubriaco che si è rotto il collo cadendo. Il vecchio Geordie, invece, se lo ruppe. Eccome! Laggiù--puntò il dito verso la collina coperta di pini--a Campo degli~ Sl, credo proprio che cominciò cosi. In un primo mo~mento, naturalmente, non detti molta importanza alle~ parole del vecchio. Le ascoltai e basta. Ma ora aedo - o~ almeno lo credo quando riesco a dare una certa coeren~ za ai miei pensieri - che quelle parole mi restarono inconsapevolmente impresse nella mente. Non so se fu prima o dopo la storia del vecchio Geordie che chiesi se c'erano ancora degli zingari, da quelle parti. L'uomo rispose che al giorno d'oggi, ormai, di zingari non ce n' erano quasi più, da nessuna parte. La polizia continuava a cacciarli da un posto all'altro. Io chiesi:--Come mai gli zingari non piacciono a nessuno? --Perché sono dei ladri--rispose lui, con tono pieno di disapprovazione. Poi mi scrutò più da vicino e chiese: --Avete sangue di zingaro, per caso?--Rimase a fissarmi con occhi duri. Risposi che non mi risultava. Comunque, se il vecchio l'aveva pensato, una ragione c'era: in fondo, ho un po' l'aspetto dello zingaro. E forse per questo rimasi affascinato dal nome Campo degli Zingari. Mentre guardavo il vecchio e gli sorridevo, divertito dalla nostra conversazione, pensai che forse, a conti faffl, ce l'avevo dawero un po' di sangue di zingaro nelle vene. Campo degli Zingari. Risalii la strada che usciva dal paese e si snodava attraverso gli alberi per sbucare in cima alla collina, di dove si vedevano il mare e le navi. Era uno spettacolo meraviglioso. Mi chiesi, cosl come ci si chiedono tante cose: chissà che cosa proverei, se Campo degli Zingari fosse mio... Già, cosl. Un pensiero ridicolo. Quando tornai in basso e passai di nuovo davanti al vecchio che potava la siepe, lui disse:--Se gli zingari vi piacciono, c'è la vecchia signora Lee. n maggiore le permette di vivere in una villetta di sua proprietà. --E chi è il maggiore?--chiesi. Rispose, scandalizzato:--Il maggiore Phillpot, no? Chi volete che sia?--Sembrava veramente sorpreso per la mia domanda. Capii che il maggiore Phillpot doveva essere una specie di dio, da quelle parti. E pensai che la signora Lee fosse una sua ex dipendente alla quale lui aveva proweduto. A quanto sembrava, i Phillpot vivevano nella zona da generazioni e avevano una sorta di diritto di vita e di morte sul paese. Quando salutai il mio nuovo amico e feci per andarmene, lui disse: --La signora Lee abita nell'ultima villetta, in fondo alla strada. Può darsi che la troviate fuori della porta. Non le piace stare chiusa in casa. A nessuno di quelli che hanno sangue di zingaro nelle vene piace stare in casa. E cosi mi trovai a percorrere lentamente la strada, fischiettando. Pensavo a Campo degli Zingari. Avevo quasi dimenticato le parole del vecchio, quando vidi una vecchia dai capelli ancora neri, molto alta, che mi fissava di sopra la siepe di un giardinetto. Capii immediatamente che doveva essere la signora Lee. Mi fermai e le rivolsi la parola. --Mi hanno detto che voi potete raccontarmi tutto su Càmpo degli Zingari--dissi. Continuò a fissarmi attraverso una ciocca scompigliata di capelli neri e rispose:--Giovanotto, è meglio che ti tieni alla larga da quel posto. Damrni retta. Tienti alla larga. Sei un bel ragazzo. Campo degli Zingari non ha mai portato fortuna a nessuno. 'i --Ho visto che è in vendita--ribattei. --Già, proprio così. E quello che lo compra non può s essere che un pazzo. --Secondo voi, c'è qualcuno disposto a comprarlo? --Altro che! Un imprenditore edile che ci ha messo gli occhi addosso. Più di uno, anzi. Lo compreranno per quattro soldi. Vedrai. --Perché dovrebbero riuscire ad averlo per quattro soldi?--chiesi.--E un bel posto. Non volle rispondere. Cambiai argomento.--Atnmesso che l'imprenditore edile riesca a comprarlo per poco, poi che cosa`ne fa? Ridacchiò tra sé. Una risatina maligna, sgradevole. --Abbatterà la vecchia casa e ne costruirà delle nuove. Che altro vuoi che faccia? Venti, trenta case... E tutte con una maledizione sul tetto. Ignorai l'ultima frase. Cedendo all'impulso, dissi:-Sarebbe un peccato. Un grosso peccato. --Ah, non preoccuparti. Quelli che le compreranno non se le godranno e quelli che le costruiranno avranno tutti i guai del mondo. A qualcuno scivolerà un piede sulla scala, a qualcun altro cadrà addosso il carico di un camion, e a qualcun altro ancora cadrà in testa una tegola del tetto. E gli alberi? Vedrai che cosa combineranno gli alberi! Crolleranno tutti insieme, sradicati da un temporale improvviso. Vedrai! Nessuno può vivere felice a Campo degli Zingari. Farebbero meglio a non avvicinarsi neanche a quel posto. Vedrai. Vedrai.--Annuì vigorosamente, poi mormora tra sé:--Mala sorte e màla fortuna a chi mette gli occhi su Campo degli Zingari. Mala sorte e mala fortuna. Io risi, e lei esclamò:--Non ridere, giovanotto. Uno di questi giorni riderai verde, te lo dico io. Nessuno ha mai avuto fortuna a Campo degli Zingari. Né nella casa né nel parco. --Nella casa che cos'è successo?--chiesi.--Come mai è disabitata da tanto tempo? Perché l'hanno lasciata ridurre in quello stato? --Gli ultimi abitanti sono morti. Tutti. --E come sono morti?--chiesi, incuriosito. --Meglio non parlarne. Ma da allora nessuno è più voluto venire ad abitarci. E la casa è stata abbandonata al decadimento e alla rovina. L'hanno dirnenticata tutti, ed è meglio cosl. --Perché non mi raccontate tutta la storia?--la pregai.--Siete l'unica a saperla, vero? --Non mi va di parlare di Campo degli Zingari.-Poi calò il tono di voce e, usando quella specie di lamentosa cantilena comune a tutti i mendicanti del mondo, disse:--Fatti leggere la mano, bel ragazzo. Fatti leggere la mano. Tracciami una croce sulla palma con una moneta d'argento, e io ti dico l'awenire. Perché tu andrai lontano. Molto lontano. --Non ci credo a queste panzane--risposi.--E di monete d'argento non ne ho. O almeno, non ne ho da sprecare. Mi si avvicinò, e continuò, con tono piagnucoloso:-Avanti, bel ragazzo, mezzo scellino. Solo mezzo scellino. Ti leggera la mano per me scellino. Che cos'~ mezzo scellino, per te? Niente. Meno di niente. Mi accontenterò di mezzo scellino perché sei un bel ragazzo dalla lingua pronta. Un bel ragazzo pieno di fascino. Un bel ragazzo che arriverà lontano. Mi frugai in tasca e tirai fuori me scellino, e non perché credessi nelle sciocchezze che diceva, ma perché quella vecchia imbrogliona mi era simpatica, anche se capivo chiaramente dove voleva parare. Mi strappò la moneta e disse:--Dammi le mani. Tutt'e due. Strinse le mie mani in quelle specie di artigli rinsecchiti che erano le sue e fissò le mie palme. Rimase in silenzio per un paio di minuti, con gli occhi sgranati. Poi lascia cadere bruscamente le mie mani, quasi con un gesto di repulsione. Si tirò indietro di qualche passo e disse con voce tagliente: --Se fossi in te, me ne andrei immediatamente da Carnpo degli Zingari e non mi volterei più indietro. i~ il miglior consiglio che posso dirti. Vattene e non tornare. --Perché? Perché non dovrei tornare? --Perché se tornassi dovrai affrontare molti dolori, molte pene e, forse, dei pericoli. Ore nere ti aspettano. Ore nere. Dimentica questo posto. Dammi retta. --Be'... Questa poi... Ma si era voltata e stava Bà entrando in casa. Quando fu dentro, sbatté la porta. Io non sono superstizioso. Credo nella fortuna, naturalmente. E chi non ci crede? Ma non credo alle panzane assurde come quelle che aveva raccontato la signora Lee, cosl come non credo alle case maledette che portano sfortuna a chi vi abita. Tuttavia, avevo la strana sensazione che quella creatura sinistra avesse veramente visto qualche cosa nelle mie mani. Abbassai lo sguardo sulle mie palme, bene aperte davanti a me. Che cosa si può leggere nelle palme delle mani di qualcuno? Assolutamente niente. E chi dice il contrario cerca solo il modo di fare qualche soldo, approfittando della sciocca credulità altrui. Alzai lo sguardo verso il cielo. Il sole era scomparso: ora la giornata sembrava diversa.Una specie di ombra copriva l'azzurro, una sorta di minaccia. Pensai: è semplicemente un temporale in arrivo. n vento cominciava a sofflare, le foglie danzavano pazzamente sui rami degli alberi. Presi a fischiettare, per tenermi compagnia, e imboccai la strada che attraversava il paese. Guardai di nuovo il cartello che annunciava la vendita della Torre e presi nota della data dell'asta. In vita mia non avevo mai assistito a un'asta, e avevo deciso di assistere a quella. Sarebbe stato molto interessante vedere chi comprava la Torre. Cioè, sarebbe stato interessante vedere chi diventava proprietario di Campo degli Zingari. Il compratore poteva essere l'imprenditore edile, ma a sua volta lui avrebbe venduto la casa a qualcun altro. Si, penso proprio che ebbe inizio tutto di qui. Mi venne in mente un'idea balzana. All'asta, avrei finto con me stesso di essere io, l'uomo che sarebbe diventato proprietario di Campo degli Zingari. Avrei fatto delle offerte contro i compratori locali, e loro si sarebbero ritirati, delusi nelle loro speranze di comprare la proprietà per un tozzo di pane. La proprietà l'avrei comprata io, almeno nel sogno, e sarei andato da Rudolf Santonix e gli avrei detto:--Costruitemi una casa. Ho già comprato il terreno.--E avrei avuto una ragazza, una ragazza meravigliosa, con la quale vivere nella casa, felice e contento, fino alla fine dei miei giorni. Mi capitava spesso di sognare a quel modo, anche se naturalmente i miei sogni non approdavano mai a niente. Ma erano divertenti. O almeno, così pensavo allora. Divertenti! Divertenti? Mio Dio, se solo avessi saputo! Quel giorno ero arrivato nelle vicinanze di Campo degli Zingari per puro caso. Guidavo una macchina per conto di un'agenzia di noleggio e accompagnavo della gente di Londra a fare un acquisto. Non l'acquisto di una casa, ma di cia che conteneva. Era un grande edificio appena fuori di città, un edificio particolarmente brutto. La gente era una coppia anziana e, da quello che ero riuscito a capire dalla loro conversazione, era interessata a una collezione di papier maché, qualunque cosa il papier maché fosse. L'unica volta che avevo sentito quel termine era stato quando mia madre l'aveva usato in riferimento a un catino. Aveva detto che i catini di papier maché erano molto meglio di quelli di plastica! E ora mi sembrava strano che dei ricconi si scomodasse ro apposta per andare a comprare di quella roba. Comunque, riposi il fatto nella mia mente e decisi che prima o poi avrei consultato un vocabolario o un'enciclopedia per vedere che cos'era, in realtà, questo papier maché. Evidentemente era una cosa per la quale valeva la pena che una coppia di ricconi si prendesse la briga di noleggiare una macchina, di arrivare fino fuori città e di tentare di acquistarla. Sia detto per inciso, poi m'informai sul papier maché, e per quanto strano possa sembrare scoprii che si trattava di cartapesta trattata in modo particolare e ricoperta di lacca; all'epoca vittoriana, questo strano impasto veniva usato per ricostruire suppelletti]i e anche mobiletti. Mi piaceva documentarmi, quando non sapevo qualcosa. A quell'epoca avevo ventidue anni e mi ero fatto un discreto bagag]io di conoscenze, in un modo o nell'altro. Me ne intendevo di macchine, ad esempio, ero un ottimo meccanico e un guidatore prudente. Una volta avevo lavorato in un ippodromo, in Irlanda. Per poco non mi ero trovato nei guai con una banda che drogava i purosangue, ma mi ero fatto furbo e avevo tagliato la corda in tempo. Fare l'autista di macchine di lusso alle dipendenze di un' agenzia di noleggio non è poi male. Tanto per cominciare, le mance sono sempre ragguardevoli. E poi, il lavoro è di tutto riposo, almeno per la maggior parte del tempo. L'unico difetto era che mi annoiavo. Una volta ero andato a raccogliere frutta, d'estate. Non mi aveva reso gran che, ma mi ero divertito. Avevo fatto i lavori più strani, in vita mia. Ero stato cameriere in un albergo di terza categoria, bagnino su una spiaggia di lusso, avevo venduto enciclopedie e aspirapolvere e un paio d'altre cose, e una volta avevo fatto il giardiniere in un giardino botanico, dove avevo imparato un sacco di cose sui fiori. Ma non ero mai rimasto a lungo nello stesso posto. Perché avrei dovuto? Quasi sempre avevo trovato interessante quello che facevo. In certi posti avevo dovuto lavorare più sodo che in altri, ma di questo non mi ero mai preoccupato. Non sono pigro, a conti fatti. Credo di essere irrequieto, però. Questo sl. Desideravo sempre andare dovunque, vedere qualunque cosa, fare di tutto. Desideravo trovare qualcosa. Sl, ecco. Desideravo trovare qualcosa. Era da quando avevo lasciato la scuola che desideravo trovare qualcosa, anche se ancora non sapevo che cosa. Mi rendevo solo conto di cercarla in modo vago, di sentirmi insoddisfatto. Ma da qualche parte l'avrei trovata. Un giorno avrei saputo. Forse era una ragaza... Le ragazze mi erano sempre piaciute, ma fino a quel momento non ne avevo ancora conosciuta una da considerare importante... Si, le ragazze mi piacevano, ma il più delle volte ne lasciavo una per un'altra, continuamente, senza rimpianti. Per me le ragazze erano un po' come i lavori che accettavo. Andavano bene per un certo periodo, poi mi annoiavo e sentivo il bisogno di cambiare. Da quando avevo finito le scuole, non avevo fatto altro che passare da un lavoro all'altro, da una ragaza all'altra. C'era un sacco di gente che disapprovava il mio modo di vivere. Ed erano proprio le persone che pensavano di volere il mio bene. Avrebbe;o voluto vederrni mettere via un soldo dopo l'altro, sempre nello stesso lavoro e con al fianco sempre la stessa brava ragaza, che naturalmente, prima della fine, dovevo sposare. Un giorno dopo l'altro, un anno dopo l'altro, in un mondo senza fine, amen. No, non per il sottoscritto. Doveva esserci qualcosa di meglio. Qualcosa di meglio di quella vita spenta che marciava sui binari di un mediocre benessere, senza sussulti e senza vampate improvvise. Certo, ero convinto che in un mondo in cui l'uomo era arrivato a spedire dei satelliti nel cielo e in cui già si parlava di arrivare alla luna, doveva pur esserci qualcosa di stimolante, di eccitante, qualcosa capace di far battere il cuore, qualcosa che valeva la pena di cercare in lungo e in largo, con tutti i mezi possibili! Ricordo che un giorno camrninavo per Bond Street. Era l'epoca in cui facevo il cameriere e dovevo tornare in servizio. Bighellonavo davanti alle vetrine, guardando soprattutto quelle che esponevano scarpe. Scarpe chic, scarpe raffinate. Come diceva la pubblicità sui giornali: Ecco la scarpa dell'uomo elegante, dell'uomo moderno. E in genere~ la pubblicità era accompagnata dalla fotografia dell'uo~ mo in questione. Ma in genere l'uomo sembrava un burino. Quel tipo di pubblicità mi faceva sbellicare dalle ~,~ risate. , '~ ? ~ Passai dalla vetrina con le scarpe a quella successiva. .,,~ri~, Era la vetrina di una galleria d'arte. C'erano solo tre quadri, disposti con gusto su un drappo di velluto color~ nocciola, mollemente appoggiato a un angolo e circoscritto da una grande cornice dorata che faceva da sfon- ~Y do alla vetrina. Una cosa da mozzare il fiato. Io non sono uno che va matto per l'Arte con l'a maiuscola. Una volta ero entrato per pura curiosità nella National Gal-~7 lery, e vi assicuro che non ne ero certo rimasto entusiasta. Enormi quadri che rappresentavano battaglie e paesaggi cupi, o santi emaciati che si facevano trafiggeret;~ dalle frecce. Ritratti di signore aristocratiche, col sorriso ebete e immerse fino al collo nei pizzi, nei rasi e nel ;` velluto. Era stato allora che avevo deciso che l'Arte non faceva per me. Ma il quadro che guardavo ora era com- . pletamente diverso. Nella vetrina ne erano esposti tre. ?~ Un paesaggio, un ridente tratto di campagna pieno di ~ i~ . colori. Un ritratto di donna realizzato in modo cosl stra- `~ no, con un tale squilibrio di proporzioni, da rendere difficile capire che era una donna. Doveva essere quella che chiamano art nouveau, anche se non so bene che cosa significa. Il terzo era il mio quadro. Era... Come faccio a descriverlo? Era semplice. Tanto spazio vuoto e qualche spirale concentrica, una dentro l'altra, a rincorsa verso il nulla. E colori strani, violenti, inaspettati. Qua e là, altre macchie di colore che sembravano non significare niente. Solo che, non so perché, significavano molto. Eccome! Non sono molto abile nelle de~scrizioni. So solo che avrei voluto continuare a guardare quel quadro e che non riuscivo a staccare gli occhi dalla vetrina Rimasi là, immobile, con una strana sensazione ad ~dosso. Era come se mi fosse accaduto qualcosa d'insolito. Le scarpe che avevo visto, ad esempio, mi erano piaciute, ma in modo del tutto teorico. Non mi sarebbe mai~ neanche passato per la mente di comprare un paio di~ scarpe in Bond Street. Sapevo che razza di prezzi esorbitanti erano capaci di chiedere i negozianti della zona. Un paio di scarpe come quelle che avevo visto potevano costare anche quindici sterline. Fatte a mano, le chiamavano, e per questo maggioravano il prezzo fino alle stelle. Puro spreco di denaro, sarebbe stato. D'accordo, erano scarpe eleganti, di classe, ma la classe si può pagare molto meno, volendo. Per la mia fortuna, ho la testa appoggiata al posto giusto. Ma quel quadro... Quanto poteva costare? E se l' avessi comprato? Sei pazzo mi dissi. Quando mai ti sono piaciuti i quadri? Quando mai ha~i pensato di comprare dei quadri? Era vero, in un certo senso. Ma quel quadro lo volevo... Era diverso. Mi sarebbe piaciuto che fosse mio. Mi sarebbe piaciuto poterlo appendere nella mia stanza e guardarlo tutte le volte che mi andava, sapendo che mi apparteneva. Io che compravo un quadro! Un'idea pazzesca. Guardai di nuovo il dipinto. Io che desideravo comprare un quadro! Assurdo. E poi, con ogni probabilità non potevo permettermelo. Be', veramente in quel momento avevo le tasche fornite. Una puntata fortunata su un cavallo. Con ogni probabilità quel quadro costava un piccolo patrimonio. Venti sterline? Venticinque? Be', non c'era niente di male a chiedere. Non potevano mica mangiarmi, no? Entrai nel negozio. Mi sentivo piuttosto aggressivo, e sulla difensiva. Il negozio era silenzioso e splendido, con una strana atmosfera quasi sacra. Le pareti erano di un colore neutro, e nel centro della stanza c'era un divanetto di velluto sul quale ci si poteva sedere a guardare i quadri. Un uomo, che sembrava uscito pari pari da una rivista di lusso per uomini eleganti, mi venne incontro e rni rivolse la parola parlando sottovoce, tanto per non guastare l'atmosfera. Stranamente, non si dava delle arie, come awiene di solito nei negozi di alto bordo di Bond Street. Ascoltò quello che avevo da dire, poi tolse il quadro dalla vetrina e lo appoggiò contro la parete, perché lo potessi vedere meglio. E non mi fece nessuna fretta: potevo guardarlo quanto volevo. Allora capii, all'improvviso... Così come capita di capire nei momenti più strani, senza che nessuno ci spieghi. Nel mondo dell'arte gli uomini non erano misurati ~; con lo stesso metro che altrove. In un posto come quello poteva entrare un tizio vestito da straccione, con la camicia lisa e l'abito stazzonato, e poteva essere un milionario che voleva arricchire la sua collezione. O ne pote- ~i' va entrare un altro, vestito dignitosamente, ma con abiti modesti - come me, ad esempio - e poi saltava fuori che un quadro gli piaceva tanto da spingerlo a procurarsi i quattrini per comprarlo. ~ --E uno dei migliori esempi dell'arte del pittore--~t disse l'uomo, reggendo il quadro contro la parete. --Quanto?--chiesi bruscamente. La risposta mi mozzò il fiato. --Venticinquemila--disse lui, con la sua voce paca- ~, Sono sempre stato molto abile nel mantenere la faccia impassibile. Non accusai il colpo. O almeno, cosl credo. L'uomo fece un nome che mi parve straniero. Il nome del pittore. E spiega che il quadro era stato acquistato in una casa di campagna i cui proprietari non avevano idea di che cosa fosse. Io continuai a controllarmi, sospirando. --E una bella cifra, ma il quadro vale--commentai. ~r Venticinquemila sterline! Che risate! ~$~ --Sl--fece lui, e sospirò a sua volta.--Sl, le vale. ~ Sollevò delicatamente il quadro e lo rimise in vetrilla. ~: Poi si voltò a guardarmi e sorrise.--Avete buon gusto --disse. In un certo senso, ci eravamo capiti. Lo ringraziai e uscii di nuovo in Bond Street. Nor~ sono molto abile nel raccontare le cose per iscrit~to... Voglio dire, non secondo il metodo usato dagli scrittori. La faccenda del quadro, per esempio. Non ha niente a che vedere con la mia storia. Non ne venne fuo ri niente, si chiuse quandó uscii dalla galleria d'arte, ep- .. pure sento che è importante, che ha una collocazione da qualche parte. Era una delle poche cose della mia vita che avevano un significato ben preciso. Cosl come aveva un significato ben preciso Campo degli Zingari. Cosl come aveva un significato ben preciso la mia amicizia con Santonix. Ma non vi ho ancora detto molto di lui. Era un architetto. Ma questo l'avrete già capito. Gli architetti erano un'altra delle cose che non mi avevano mai interessato, malgrado che me ne intendessi un po' di edilizia. Avevo conosciuto Santonix durante i miei vagabondaggi. Era stato quando facevo l'autista e scarrozzavo i ricchi per il mondo. Qualche volta mi avevano mandato all'estero: due volte in Germania, perché masticavo un po' di tedesco; un paio di volte in Francia, perché avevo un'infarinatura anche di francese; e una volta in Portogallo. In genere si trattava di scarrozzare delle persone anziane, con quattrini e cattiva salute in egual misura. Quando si porta in giro gente come quella viene fatto di pensare che il denaro, a conti fatti, non è questo gran che. I quattrini provocano continui attacchi di cuore, costringono a viaggiare con mucchi di bottigliette e di pastiglie, riducono il fegato verde per il cibo e per il cattivo servizio degli alberghi. La maggior parte della gente ricca che ho conosciuto era infelice. Hanno i loro grattacapi anche i ricchi, datemi retta. Tasse e investimenti. Bisogna sentirli quando parlano tra loro o con gli amici. Altro che preoccupazioni! Ed è questo che li fa morire precocemente. In quanto a vita sessuale, neanche quella è un gran che. O hanno delle stupende mogli bionde con le gambe da gazzella che li tradiscono a tutti gli angoli con bei giovanottoni dalle tasche sfornite, oppure sono sposati con delle donne lamentose, brutte come il peccato, che non fanno altro che piangere sui quattrini spesi. No. Preferivo essere quello che ero. Michael Rogers, un tipo libero di girare il mondo e di scegliersi una bella ragazza ogni volta che ne aveva voglia. Naturalmente avevo i soldi contati, ma non me ne importava molto. La vita era una gran bella cosa anche senza quattrini, e sarei stato felice di continuare cosl fino alla fine dei miei giorni. Ma questo lo pensavo allora. Ora mi rendo conto che avrei cambiato idea comun que, perché la vita sembra stupenda solo quando si è molto giovani. Col passare degli anni, si cambia atteggiamento nei confronti del mondo. Dietro tutto questo, però, c'era l'altra cosa: il desiderio di trovare qualcuno, qualcosa... Ma torniamo al punto dal quale ero partito. C'era un vecchio che portavo a spasso per la Riviera, dove si stava facendo costrui re una casa. Un giorno andammo a vedere a che punto erano i lavori. L'architetto era Santonix. Non so con precisione di che nazionalità fosse, Santonix. In un primo momento pensai che fosse inglese, anche se aveva un nome strano, che non avevo mai sentito. Poi mi resi conto che non doveva essere inglese. Scandinavo, piuttosto. Era malato. Lo capii subito. Giovane, molto biondo e magrissimo, con una faccia strana, una faccia `~ asimmetrica, con un lato completamente diverso dall'altro. Sapeva essere molto aggressivo coi suoi clienti. Si sarebbe pensato che, visto che i quattrini li sborsavano loro, Santonix poteva dire solo sissignore, d'accordo si- ;`,~ gnore. Invece no. Era Santonix a trattarli con la frusta, ;'~ . anche perché lui era sempre sicuro di quello che voleva e loro no. Ricordo che il vecchio che accompagnai a vedere la casa aveva la schiuma alla bocca per la rabbia, quando arrivammo sul posto. Rimasi al suo fianco perché il signor Constantine, cosl si chiamava il vecchio, potevaS5 avere un attacco di cuore da un momento all'altro, ed io avevo il compito d'imbottirlo di pillole e di assisterlo, oltre che di fargli da autista. --Non avete ubbidito ai miei ordini!--strillò.--r Avete speso troppi quattrini! Troppi! Non avete rispettato i preventivi! Questa casa verrà a costarrni molto più di quanto pensassi! --Proprio così--disse Santoni~.--Ma è necessario. Dobbiamo spendere di più. --Levatevelo dalla testa! Non spenderò un solo centesimo più del preventivo. Dovete mantenervi entro i limiti pattuiti. Capito? i! --Allora non avrete la casa che desiderate--disse 3 Santonix.--Io lo so che cosa desiderate. E la casa che vi costruirò sarà esattamente la casa che desiderate. Ne sono sicuro, così come ne siete sicuro voi. E non rompetemi le tasche con le vostre economie da pidocchioso. Volete una casa di classe, e l'avrete. Non solo: ve ne vanterete e sarete orgoglioso di mostrarla ai vostri amici. E loro vi invidieranno. Io non costruisco case per chiunque. Ve l'ho già detto. Non è solo questione di denaro, per me. Questa casa non sarà simile a nessun1altra. --Sarà orribile. Orribile. --Oh, no, che non lo sarà. n guaio è che non sapete che cosa volete. O almeno, fate di tutto perché si pensi che non lo sapete. Invece sono convinto che lo sapete benissimo, solo che non riuscite a portarlo alla superficie. Non riuscite a vederlo con chiareza. Ma io sl. E una delle cose che riesco sempre a capire: che cosa vuole la gente, che cosa cerca. Voi avete un buon gusto innato, un desiderio istintivo di cose belle. Bene. Io vi darò una cósa bella. Santonix parlava sempre così. Ed io restavo al suo fianco ad ascoltarlo. Riuscivo a capirlo anch'io che la casa che stava costruendo lassù in mezo ai pini, a picco sul mare, non sarebbe stata simile alle altre, non sarebbe stata una delle solite case. Tanto per cominciare, la facciata non guardava il mare, ma dava sul retroterra. E aveva le finestre che si aprivano su una fuga di colline, su uno squarcio di cielo tra il verde degli alberi. Una casa strana, insolita e straordinariamente armonica. Quando non ero in servizio, mi capitava spesso di andare a fare due chiacchiere con Santonix. Un giorno disse: --Costruisco case solo per la gente che mi piace. --Gente ricca, intendete? --Deve necessariamente essere molto ricca, altrimenti non potrebbe permettersi di pagare una bella casa. Ma personalmente, non m'interessa il denaro che ne ricavo. I miei clienti devono essere ricchi perché io costruisco case che costano un sacco di quattrini. La sola casa non è sufficiente, capisci? Deve avere una sua collocazione in mezo alla natura. E altrettanto importante. E come un rubino, o uno smeraldo. Una bella pietra è solo una bella pietra. Non ti dà nessuna emozione. Non significa niente, non ha forma né significato finché non è incastonata. E l'incastonatura dev'essere all'altezza della pietra, se si vuole creare un capolavoro. Così come la collocazione della casa dev'essere all'alteza della casa stessa. Io scelgo questa collocazione con cura, con amore, in mezzo alla natura. Un tratto di terra che ha un significato preciso, ma che rivelerà questo significato solo quando in mezo ad essa sorgerà la mia casa, stupenda come un gioiello nella sua incastonatura.--A questo punto, Santonix mi guardò e rise.--Non capisci, vero? --No, credo di no...--risposi, scegliendo le parole --E nello stesso tempo... in un certo senso... credo di capire. --Sì, può darsi.--Mi fissò con espressione strana. Tornammo sulla Riviera alcuni mesi dopo, io e il mio vecchio. Ormai la casa era quasi finita. Non la descriverò perché non ne sarei capace, ma era... be'... Era qualcosa di particolare. Era bella. Era una casa di cui si poteva andare orgogliosi di mostrarla agli amici, orgogliosi di ammirarla da soli, orgogliosi di abitarci dentro. Magari insieme alla persona giusta. Poi, un giorno, all'improvviso Santonix mi disse: _ Mi piacerebbe costruire una casa per te, sai? So con esatteza che casa vuoi. Scossi la testa. --Come fate a saperlo, se non lo so neanch'io?-dissi onestamente. --Forse tu non lo sai. Ma lo so io per te.--Poi aggiunse:--Peccato. Peccato che tu non abbia il denaro necessano. --E non l'avrò mai. --Non puoi dirlo--mormorò Santonix;--Chi nasce povero può diventare ricco. Il denaro è strano. Va da chi lo sa desiderare con sufficiente intensità. --Non sono abbastanza intelligente. --Non sei abbastanza aambizioso, almeno per il momento. L'ambizione non si è ancora risvegliata, in te, ma c'è. C'è. --Oh, be'--esclamai.--Il giorno in cui quest'ambi zione si sarà risvegliata e avrò sufficiente denarò, verròda voi e dirò: costruitemi una casa. A questo punto sospirò. Poi disse:--Non posso aspettare... No, non posso permettermi di aspettare. Mi resta ben poco tempo. Una casa... Forse due. Poi basta. Dispiace morire giovani... Ma a volte non si può evitar lo. E a conti fatti, in fondo, non ha molta importanza. --Allora bisogna che faccia alla svelta a risvegliare la mia ambizione. --No--disse Santoni~.--Sei giovane, ti diverti, non cambiare la tua vita. Risposi:--Non potrei neanche se volessi. Allora pensavo che fosse vero. La mia vita mi piaceva, mi divertivo veramente, ed ero sempre stato sano come un pesce. Avevo scarrozato un sacco di gente che aveva fatto quattrini, ma che aveva lavorato troppo e si era rovinata lo stomaco, o le coronarie, o il fegato. E che restava stecchita da un momento all'altro. Io non avevo bisogno di lavorare troppo. Per me, un lavoro valeva l'altro, purché mi desse da mangiare. E cambiavo lavoro come gli altri cambiano cravatta: senza nessun rammarico. E non ero ambizioso. O, almeno, pensavo di non esserlo. Santonix, invece, un'ambizione l'aveva. Mi rendevo conto, sia pure confusamente, che costruire case, progettarle, studiarle, realizarle minuto per minuto gli aveva sottratto qualcosa. Non doveva mai essere stato un uomo forte, ma in me era nata la strana convinzione che si stesse uccidendo prima del tempo per realizare quella sua ambizione, lavorando come un dannato. Io, invece, non volevo lavorare. Punto e basta. Il la voro non mi piaceva, lo consideravo un male necessario e lo accettavo solo quel tanto necessario per tirare avanti. Il lavoro era una gran brutta cosa, che la razza umana aveva inventato per autodistruggersi. Mi capitava spesso di pensare a Santonix. M'incuriosiva più di qualunque altra persona. La cosa più strana della vita, secondo me, sono i ricordi. O meglio, le cose che si decide di ricordare. Perché è una scelta precisa. Io, ad esempio, avevo scelto come cosa da ricordare Santonix, e la casa che stava costruendo per il vecchio, e il quadro di Bond Street e la mia visita alla casa in rovina, la Torre, e la storia del Campo degli Zingari. Certo, anche la mia era stata una scelta ben precisa. A volte, mi capitava anche di ricordare qualche ragazza, o viaggi che facevo in luoghi sconosciuti coi miei clienti ricchi. Mai i clienti, però. I clienti erano tutti uguali. Noiosi. Scendevano sempre nello stesso tipo di albergo e mangiavano sempre lo stesso tipo di cibo insipido e senza fantasia. Nel frattempo, continuavo a portarmi dietro quella strana sensazione d'attesa. Aspettavo che mi venisse offerto qualcosa, che mi accadesse qualcosa. Non so qual è il modo migliore di descrivere ciò che provavo. Forse, a conti fatti, cercavo solo una ragazza, la ragazza giusta... E con questo non intendo una brava ragazza da sposare, il tipo di ragazza che avrebbe fatto felice mia madre, o mio zio Joshua o alcuni dei miei amici. All' epoca non sapevo ancora niente dell'amore. Quello che avevo conosciuto era stato solo sesso. Tutti gli appartenenti alla mia generazione non sembravano conoscere altro. Secondo me, ne parlavamo troppo, ne sentivamo parlare troppo e lo prendevamo troppo seriamente. Io e i miei amici non avevamo la più pallida idea di come sarebbe stato, quando fosse accaduto... Parlo dell'amore. Eravamo giovani e virili, guardavamo le ragazze dalla testa ai piedi, le soppesavamo, apprezzavamo le loro curve e le loro gambe, interpretavamo gli sguardi che ci lanciavano, e ci chiedevamo: Ci sta o non ci sta? Chissà se perdo il mio tempo o no. E più ragazze portavamo a letto, più ci vantavamo di noi stessi, più eravamo stimati e più salivamo nella nostra stessa considerazione. Non avevo la più pallida idea che l'amore non fosse tutto 11. Penso che poi accada a tutti, un momento o l'altro, e che accada all'improvviso. Non succede come si può pensare. Non ci si chiede: Chissà se è la ragazza per me? Chissà se sarà la mia donna per tutta la vita?. O almeno, a me non accadde cosl. Non lo sapevo, allora, che sarebbe stato come un fulmine a ciel sereno. Che mi sarei detto: Ecco. Questa è la ragazza. Io le ap partengo. E lei appartiene a me. Completamente. Persempre. No. Non mi era mai neanche passato per la mente che potesse accadere cosi. Com'è quella battuta che ho sentito da un comico? Sono stato innamorato una volta, e vi assicuro che se mi accorgo che sta per succedermi per la seconda volta, emigro. E quello che potrei dire io. Se l'avessi saputo, se avessi immaginato ciò che poteva significare, anch'io sarei emigrato! Cioè, l'avrei fatto se fossi stato un tipo saggio. Non dimenticai di aver deciso di andare all'asta. Mancavano ancora tre settimane. Prima dovevo fare ancora due viaggi nel continente: uno in Francia e l'altro in Germania. Fu quando arrivai ad Amburgo che le cose precipitarono. Tanto per cominciare, detestavo l' uomo e la donna che ero costretto a scarrozzare: rappresentavano ciò che maggiormente odiavo al mondo. Erano maleducati, aggressivi, spiacevoli a guardarsi e volgari. A un certo punto decisi che non potevo sopportare più a lungo quella sorta di schiavitù. Ma naturalmente fui prudente. Per quanto convinto di non poter restare alle loro dipendenze un giorno di più, mi guardai bene dal dirlo. E sempre meglio non mettersi in cattiva luce con chi ci passa uno stipendio. Telefonai al loro albergo per dire che ero malato, poi telegrafai al mio padrone di Londra per comunicargli la stessa cosa, aggiungendo che con ogni probabilità mi avrebbero tenuto in quarantena e che quindi era consigliabile mandare un altro autista a sostituirmi. Nessuno poteva farmene una colpa, se mi ero beccato una malattia. E non c'era nessuno tanto attaccato a me da scrivermi per chiedermi come stavo. n mio silenzio, inoltre, sarebbe stato interpretato come una necessità impostami dalla febbre. In seguito, forse, mi sarei fatto vivo di nuovo col mio padrone di Londra e gliel'avrei raccontata lunga su come ero stato male! Ma non credevo che l'avrei fatto: ormai ne avevo abbastanza di quel mestiere e sentivo che era arrivato il momento di cambiare strada. Quella specie di ribellione rappresentò una svolta importante nella mia vita. Per questo - e per altre cose - il giorno dell'asta arrivai puntuale. A meno che non siano intervenute nel frattempo trattative private era stato stampato di traverso sul cartello originale. Ma il cartello era ancora là, il che signifi cava che non era intervenuta nessuna trattativa privata. Ero cosl eccitato che non sapevo neanche quello che facevo. Come ho detto, in vita mia non avevo mai assistito a un'asta pubblica. Ero convinto che dovesse essere uno spettacolo affascinante, ma non lo fu. Neanche un po'. Fu una delle scene più soporifere che mi fosse mai stato dato di vedere. Presi posto in un'atmosfera funebre da fare invidia a un obitorio. Attorno a me c'erano solo sei o sette persone. n banditore era diverso da tutti i banditori che mi era capitato d'incontrare. Quelli erano tipi gioviali, con una riserva illimitata di battute e la voce roboante. Questo aveva la voce fredda ed educata, e descrisse la proprietà e le sue belleze come se si fosse trattato di recitare una sfilza di numeri. Poi i presenti cominciarono le offerte, ma senza troppo entusiasmo. Qualcuno offrl cinquemila sterline. n banditore abbozzò un sorriso stanco, come se gli avessero raccontato una barzelletta per niente divertente. Fece qualche commento, e arrivarono le altre offerte. (2uelli che mi circondavano erano per lo più delle specie di campagnoli. Uno sembrava un agricoltore, un altro doveva essere il rappresentante di un'impresa edile, un altro ancora aveva il vestito stazzonato e gli occhi rossi. Poi due individui che mi avevano tutta l'aria di essere awocati. E, in un angolo, un uomo alto ed elegante, dall'aspetto distinto, che probabilmente veniva da Londra. Non ricordo se quest'ultimo rilanciò. Certo che se lo fece dovette alzare appena un dito, con molta signorilità. Comunque, la cosa finì in niente. Il banditore annunciò con voce stanca che non era stato raggiunto il prezzo minimo e che quindi era costretto a sospendere l'asta. --Piuttosto noioso, come pomeriggio--dissi a uno dei tipi campagnoli che era seduto al mio fianco. --Sono tutte uguali, queste aste--rispose lui, mentre ci dirigevamo all'uscita.--Ci venite spesso? --No. In realtà, questa è la prima volta. --Ci siete venuto per curiosità, vero? Non mi pare che abbiate mai rilanciato. --Infatti. Volevo solo vedere come sarebbe finita. --In genere, la prima volta si chiude sempre con un niente di fatto. Lo si fa solo per tastare il terreno, ~,er vedere chi è veramente interessato all'affare. Lo guardai interrogativamente. --Secondo me, quelli veramente interessati sono in tre--continuò il mio nuovo amico.--Whetherby di Helminster. n costruttore, sapete? Poi Dakham e Combe, che agiscono per conto di una ditta di Liverpool. E un altro tizio, che credo sia un awocato di Londra. Naturalmente può anche darsi che ce ne siano degli altri, ma secondo me questi sono i più interessati. La proprietà verrà via a poco. Lo dicono tutti. --Per via della reputazione che ha?--chiesi. --Oh, avete sentito parlare di Campo degli Zingari? Sono tutte chiacchiere del popolino. n consiglio municipale avrebbe dovuto sistemare quella cuna già da molti anni. E una specie di trappola della morte. --Ma quel terreno ce l'ha una cattiva reputazione, sì o no? --Sl. Ma è pura superstizione. Comunque, come dicevo, l'affare si svolgerà dietro le quinte, d'ora in avanti. Le offerte verranno fatte direttamente. Secondo me, la spunterà la ditta di Liverpool. Whetherby non salirà abbastanza. Gli piace comprare sottocosto. E il più delle volte ci riesce. Al giorno d'oggi ci sono un sacco di immobili che vengono via per quattro soldi. Comunque, anche Campo degli Zingari sarà un affare, per chi lo comprerà. Non c'è molta gente disposta a offrire una cifra ragguardevole per una casa in rovina. Tanto più che la casa è da abbattere e poi bisogna costruirne un'altra. --Già, penso che abbiate ragione. --Solo questione di logica. Nessuno è tanto pazzo da comprarsi una proprietà in campagna, al giorno d'oggi, con le tasse che sono quello che sono e la senitù ta~to 26 Z7 difficile da trovare. No, la gente preferisce spendere i suoi quattrini per un comodo appartamento in città, magari al sedicesimo piano di un edificio moderno. Le grosse ville di campagna non sono più di moda e vengono via per poco. --Ma si potrebbe costruire una casa moderna--ribattei.--Una di quelle case che non richiedono molta . servitù. --E chi volete che la costruisca? Alla gente non piace vivere isolata. E poi, costerebbe troppo. --Magari a qualcuno piace. Lui rise, prima di salutarmi. Proseguii da solo, con la fronte aggrottata, immerso nei miei pensieri. Quasi automaticamente, i miei passi mi portarono sulla strada che si snodava tra gli alberi e saliva su per la collina, verso la brughiera. E cosl arrivai alla cuna oltre la quale vidi per la prima volta Ellie. Era sotto un abete. Non so esprimere ciò che provai, ma ebbi la sensazione che quella ragazza non fosse stata là fino a un attimo prima e che si fosse materializzata nell'aria all'improvviso, come scaturita dall'albero. Indossava un abito a giacca verde scuro, aveva i capelli castano dorati, simili al colore delle foglie autunnali, e in lei c'era qualcosa di delicato, di fragile. La vidi e mi fermai. Lei Ini fissò, socchiudendo appena le labbra. Sembrava sorpresa. Anch'io dovevo avere l' aria sorpresa. Avrei voluto dire qualcosa, ma non trovai niente. Alla fine mi decisi:--Scusatemi. Non volevo spaventani. Non sapevo che ci fosse qualcuno. La sua voce era dolce, esile, simile alla voce di una bimba - ma non proprio - quando disse:--Non importa... Cioè, neanch'io pensavo di trovare qualcuno.--Si guardò attorno e rabbrividl leggermente.--E un posto solitario. Quel pomeriggio spirava un vento gelido. Ma forse lei non aveva rabbrividito per il vento. Non lo so. Mi avvicinai di un paio di passi. --Fa un po' di paura, vero?--chiesi.--Voglio dire... Quella casa diroccata e tutti questi alberi. --La Torre--mormorò lei, pensierosa.--La chiamavano cosi, vero? Ma perché? Non c'è nessuna torre. --Probabilmente per dare importanza alla casa-spiegai.--Spesso gli uomini battezzano le loro case con nomi come la Torre perché sperano di farle sembrare più imponenti di quanto non lo siano in realtà. Emise una risatina.--Sl, forse avete ragione--disse.--Mi sbaglio, o questo posto è in vendita? Mi pare di aver sentito dire che è all'asta. --Sl. Vengo appunto dall'asta. --Oh!--Parve dispiaciuta.--Vi... v'interessa? --Non posso certo permettermi di acquistare una casa, sia pure diroccata, con attorno chilometri di terreno. Non sono cosl ricco. --E stata venduta?--chiese lei. --No. Le offerte non hanno raggiunto la base minima. --Capisco.--Pane sollevata. --Perché, vorreste comprarla voi?--chiesi. --Oh, no. Neanche per sogno.--Ebbi la sensazione che non ne volesse parlare. Esitai, poi detti libero sfogo alle parole che mi erano salite alle labbra. --Non sono stato sincero--ammisi.--No, i quattrini non li ho dawero, ma la casa m'interessa. Mi piacerebbe comprarla. Vorrei avere i mezzi per comprarla. Ridete pure, se ne avete voglia, ma le cose stanno cosl. --Ma è troppo decrepita, troppo... --Sl, è vero--dissi.--Non intendevo dire che mi piacerebbe cosl com'è ora. L'abbatterei fino alle fondamenta. E una brutta casa e sono convinto che dev'essere sempre stata triste. Ma il posto non è né brutto né triste. E splendido. Guardate. Venite qui e guardate attraverso gli alberi. Vedete? La collina, e poi la brughiera. Abbattendo qualche albero, si avrebbe uno spettacolo meraviglioso, insostituibile... Venite qui. La presi per un braccio e la costrinsi a guardare dove dicevo. Anche se pensò che mi comportavo un po' troppo confidenzialmente, non lo dette a vedere. E comunque, nella mia stretta sul suo braccio non c'era niente di intenzionale. Volevo solo mostrarle cia che vedevo. --Di qui--dissi.--Di qui si vedono anche la discesa fino al mare, e le rocce contro l'orizzonte. Tra noi e il mare c'è una città, ma è come se non esistesse, perché è nascosta da quella catena di colline. Se vi spostate appena più a sinistra, poi, c'è lo spettacoló della foresta. Lo capite, ora, che cosa si potrebbe tirare fuori da un posto come questo? Basterebbe allargare lo spiazzo attorno alla casa e abbattere qualche albero, per godere di uno spettacolo eccezionale. La nuova casa, naturalmente, non dovrebbe sorgere al posto dell'altra. Bisognerebbe spostarla di cinquanta, cento metri a destra. Ecco. Là! E sarebbe una casa stupenda, accogliente. Una casa progettata da un genio. --Perché, pensate che esistano dei geni, tra gli architetti?--chiese. --Ne conosco uno. A questo punto cominciai a parlarle di Santonix. Ci sedemmo vicini sul tronco di un albero abbattuto, ed io raccontai. Sl, raccontai tante cose all'esile ragazza che non avevo mai visto prima, e ci misi tutto il fuoco che avevo dentro, in quello che dicevo. Le raccontai di un sogno che non avrei mai potuto realizzare. --Non accadrà--dissi.--Lo so. Non accadrà. Ma provate a pensarci come ci penso io, con tutta voi stessa. Si potrebbero abbattere quegli alberi, laggiù, e allargare lo spiazzo. E poi si potrebbero piantare dei fiori stupendi. Rododendri, azalee... E poi arriverebbe il mio amico Santonix. Santonix tossirebbe dalla mattina alla sera, perché credo che stia per morire di consunzione, ma sono convinto che ce la fareWe. Ce la farebbe, prima di morire. Costruirebbe la più bella casa del mondo. Non immaBnate neppure quanto sono belle le ~asQ che costruisce. Lavora solo per la gente ricca e ~~... Ma forse neanche, a conti fatti. Comunque, pri-~ ?r~ ma avevo avuto una ragazza francese, che è vissuta con~ me per un anno per insegnarmi la lingua. Poi è arrivata Greta dalla Germania, per insegnarmi il tedesco. Ma~ Greta è diversa. Tutto è cambiato, da quando è arriva~ --Le volete molto bene, a quanto pare. --Si, molto. Da quando c'è Greta, la mia vita è di-~ --Scommetto che è stata lei a suggerirvi di andare a vedere Campo degli Zingari. Mi chiedo perché. Non c'è~ molto né da vedere né da fare, in queDa parte di mon~do. La trovo una cosa piuttosto misteriosa. --E il nostro segreto.--Ellie parve leggermenh im~barazzata. ~í --Vostro e di Greta? Parlatemene. Scosse la testa.--Devo pur avere un segreto tutto~ mio, no? --Greta lo sa che ci conosciamo~ --Sa che ho conosciuto qualcuno. Non fa mai do~mande. Ha capito che sono felice. Dopo quel giorno, per una settimana non la vidi. Era~ arrivata la sua matrigna da Parigi, insieme a qualcuno che Ellie chiamava zio Frank. Poi EDie mi disse in tono casuale che di li a qualche giorno avrebbe compiuto gli~ anni, e che avrebbero dato un grande ricevimento per~ lei, a Londra. --Non potrò sottrarmi--disse.--La prossima setti~mana sarò occupata. Ma dopo... sarà tutto diverso. --Perché sarà diverso? --Perché potrò fare queDo che vorrò. --Con l'aiuto di Greta, come al solito? EDie rise. La diverhva il mio atteggiamento nei con 37 fronti di Greta. Disse:--Sembra quasi che siate geloso di lei! Un giorno o l'altro ve la farò conoscere. Vedrete che vi piacerà. --Le ragazze autoritarie non mi sono mai piaciute-ribattei, ostinato. --Perché pensate che sia autoritaria? --Lo intuisco da quello che dite voi. Passa il tempo a organizzare la vita altrui. --E molto efficiente. E bada veramente a tutto. E per questo che la mia matrigna si fida ciecamente di lei. Le chiesi che tipo era zio Frank. Rispose:--Non è che io lo conosca bene, a conti fatti. Era il marito della sorella di mio padre. Quindi è un vero parente, per me. Ho sentito dire che è sempre stato uno scapestrato e che un paio di volte si è messo nei guai,.Sapete come parla la gente di cose del genere: sempre in modo molto vago. --Per concludere, zio Frank è un poco di buono? --No, non credo fino a questo punto. Ma combina continuamente dei guai. Soprattutto economici. E gli awocati e gli amici di famiglia sono costretti a fare i salti mortali per riparare alle sue malefatte. E per pagare i suoi debiti. --Per concludere è la pecora nera della famiglia. Scommetto che andrei più d'accordo con lui che con quell'amazzone di Greta. --Zio Frank sa essere molto simpatico, quando vuole --disse Ellie.--E molto spiritoso. --Ma in fondo non vi piace. Vero?--chiesi, quasi risentito. --No, non è eosi. Solo che a volte.. . Oh, non riesco a spiegarlo. A volte non lo capisco, non capisco che cosa pensa e che cosa intende fare. Dopo una pausa, Ellie ripeté:--No, non lo capisco. Ellie non mi propose mai di farrni conoscere qualcuno della sua famiglia. A volte mi chiedevo se non toccasse a me dire qualcosa in questo senso. Ma non sapevo come la pensava, sull'argomento. Un giorno, le chiesi apertamente:--Senti, Ellie. Pensi che debba conoscere qualc~mo dei tuoi, o preferisci di no? --No, non voglio--ribatté immediatamente. --So di non essere molto... --Non l'ho detto in questo senso! neanche per sogno! Temo solo che farebbero delle storie, e a me piace la tranquillità. --Ho la sensazione che questa faccenda cominci a farsi un po' pesante. Il fatto che ti veda di nascosto mi mette in cattiva luce, coi tuoi parenti. --Sono abbastanza grande per avere i miei amici-disse Ellie.--Ho quasi ventun anni. Quando li avrò compiuti potrò fare di testa rnia, e nessuno potrà fermarmi. Ma per il momento... Be', farebbero un sacco di storie, mi spedirebbero da qualche parte e m'impedirebbero di vederti. Ci sarebbero... Oh, lascia le cose cosi come So!lo. --Per me va bene, se va bene per te--risposi.--Temevo solo di metterti nei pasticci, con questi incontri clandestini. --Non c'è niente di clandestino, nei nostri rapporti. Finalmente ho un amico con cui parlare, al quale raccontare i miei pensieri. Qualcuno che...--sorrise.-Che mi aiuta a credere nei sogni. Non puoi immaginare come sia bello! Sì... In quanto a sogni, ne facevamo parecchi. Il più delle volte, i nostri discorsi finivano cosi. A volte ero io, ma più spesso era Ellie che saltava fuori con frasi come: --Facciamo finta che abbiamo comprato Campo degli Zingari e che abbiamo intenzione di costruire una nuova casa. Le avevo parlato molto di Santonix e delle sue case. E a volte cercavo di spiegarle che tipi di case erano e come la pensava Santonix in proposito. Ma non credo che le mie descrizioni fossero all'altezza della situazione. Non sono mai stato molto abile, nelle descrizioni. Ellie aveva un'idea ben precisa su come doveva essere la casa... la nostra casa. Non dicevamo mai la nostra casa, ma sapevamo che la consideravamo tale. E cosi, per una intera settimana non avrei rivisto Ellie. Avevo ritirato dalla banca tutti i miei risparmi, che non erano molti, e le avevo comprato un anello a trifoglio, fatto con una pietra dura verde. Gliel'avevo rega lato per il suo compleanno; le era piaciuto molto e neera stata immensamente felice. --E bello! Non portava quasi mai dei gioielli, ma le poche volte che gliene vidi addosso non ebbi dubbi sull'autenticità dei brillanti e degli smeraldi. Ma lei preferiva il mio anello a trifoglio. --E il più bel regalo che abbia mai avuto--disse. Poi ricevetti un biglietto tracciato in fretta: Ellie mi comunicava che sarebbe partita con la sua famiglia per la Francia meridionale, subito dopo il suo compleanno. Ma non preoccuparti scrisse. Torneremo tra un paio di settimane, prima di partire per l'America. Ci vedremo e ti dirò tutto. C'è una cosa di cui voglio parlarti in modo particolare. In quei giorni ero irrequieto e a disagio, al pensiero che non potevo vedere Ellie, che era partita per la Francia. Avevo anche delle novità su Campo degli Zingari. A quanto pareva, era stato venduto veramente, anche se non si sapeva bene a chi. Era stato fatto il nome di un awocato di Londra, ma senza troppi particolari. Cercai di saperne di più, ma non ci riuscii. L'awocato in questione era molto risenato. Naturalmente non lo avvicinai personalmente; feci due chiacchiere con un suo impiegato, ma ebbi solo delle informazioni vaghe. Campo degli Zingari era stato acquistato per conto di un ricco cliente che considerava l'affare come un investimento e che avrebbe atteso che i terreni in quella parte della regione salissero di valore. E difficile scoprire quello che interessa, quando si ha a che fare con professionisti riservati come quell'awocato. Sembra quasi che nell'affare fossero coinvolti degli interessi nazionali e che ci fosse sotto lo zampino dell'Intelligence Service! Tutti agiscono immancabilmente per conto di qualcuno che non può essere nominato e del quale non si può parlare! Che razza di gente. La mia irrequietezza cresceva di giorno in giorno. Finché, a un certo punto, decisi di non pensare più a niente e andai a trovare mia madre. Era molto, molto tempo che non la vedevo. Mia madre viveva ancora nella stessa casa in cui abitava da vent'anni, in una strada composta di edifici incolori e molto rispettabili, completamente privi di qualunque bellezza e di qualunque interesse. La porta d'ingresso era stata appena verniciata e aveva la stessa faccia di sempre. n numero della casa era il quarantasei. Suonai il campanello. Mia madre aprl e restò a fissarmi. Anche lei aveva la stessa faccia di sempre. Alta e angolosa, i capelli grigi con la riga in mezzo, la bocca sottile, gli occhi eternamente sospettosi. La mamma aveva l'aria d' essere dura come l'acciaio, ma nei miei confronti aveva un bel po' di dolcezza nascosta da qualche parte. Non la dimostrava mai, o almeno cercava di non dimostrarla, ma m'ero accorto da tempo che esisteva. La mamma non aveva mai smesso di desiderare che diventassi diverso da quello che ero, ma io sapevo che il suo sogno non si sarebbe mai awerato. Tra noi c'era sempre stata una specie di guerra fredda. --Oh!--fece ora.--Sei tu. --Già--dissi.--Sono io. Si tirò leggermente indietro, quel tanto sufficien~r farmi passare, ed io entrai in casa, superai il soggiorno e arrivai in cucina. La mamma mi segùì, senza staccarmi un momento gli occhi di dosso. --E passato molto tempo--disse.--Che cos'hai fatto, in questo periodo? Mi strinsi nelle spalle. --Un po' di tutto--risposi. --Ah!--fece lei.--Come al solito, eh? --Come al solito. --Quanti lavori hai cambiato, da quando ci siamo visti l'ultima volta? Ci pensai su per un momento. --Cinque--dissi poi. --Non crescerai mai, tu? --Sono più che adulto. Ho scelto il mio modo di vivere, ecco tutto. E tu, come te la sei cavata? --Anch'io come al solito--disse la mamma. --Mica male, insomma? Almeno per quanto riguarda la salute, dico. --Non ho tempo di ammalarmi--rispose. Poi, bruscamente:--Perché sei venuto? --Allora escludi che io possa essere venuto solamente per salutarti? --In genere, vieni sempre per qualcosa. --Non capisco perché non ti vada l'idea che giri il mondo. --Al volante di macchine di lusso che non sono tue? E~ questo il tuo concetto di girare il mondo? --Certo. --Non combinerai mai niente di buono, nella vita. Non combinerai mai niente di buono, finché ti darai malato all'improvviso e pianterai i tuoi clienti in una città sconosciuta. --Come fai a saperlo? --Ha telefonato il tuo padrone. Mi ha chiesto se avevo il tuo indirizzo. --E che cosa voleva da me? --Credo che volesse assumerti di nuovo. Anche se non riesco a capire perché. --Perché sono un buon autista e i clienti mi vedono di buon occhio. Comunque, che avrei dovuto farci, secondo te, se mi sono ammalato? --Non lo so. A quanto pareva, era convinta che se l'avessi voluto avrei potuto evitarlo. --Perché non ti sei presentato al tuo padrone, quando sei tornato in Inghilterra? --Perché avevo altro da fare. Inarca le sopracciglia. --Hai cambiato di nuovo idea? Ti sei già stancato di fare l'autista? E prima, che razza di altri lavori hai fatto? --Addetto a un distributore di benzina. Meccanico in un garage. Impiegato con contratto a scadenza. Lavapiatti in un ristorante di lusso. --Naturale. Sempre un gradino più in basso--esclamò lei, con una sorta di cupa soddisfazione. --Neanche per sogno. Fa tutto parte del piano. Del mio piano. Sospirò.--Che cosa preferisci? Tè o caffè? Ho tanto l'uno quanto l'altro. Scelsi il caffè. Ormai avevo perso l'abitudine al tè. Ci sedemmo davanti alle tazze, e mia madre tirò fuori dalla credenza una torta fatta in casa e ne taglia due fette. --Sei cambiato--disse all'improvviso. --Io? Perché? --Non lo so. Sei cambiato. Che cos'è successo? --Mente. Che cosa vuoi che sia successo? --Sei eccitato. --Sto per rapinare una banca. Non era nello stato d'animo adatto per accettare le mie battute di spirito. Si limitò a dire:--No. So che non faresti mai una cosa del genere. --Perché no? Al giorno d'oggi7 è il modo più facile per diventare ricchi. --Richiederebbe troppa fatica. E troppa preparazione. Più lavoro di cenello di quanto tu non sia disposto a fare. E poi, sarebbe troppo pericoloso/. --Sei convinta di sapere tutto di m~ , vero?--chiesi. --No. Non ne sono convinta. Non so assolutamente niente di te, perché noi due siamo divert~come il giorno dalla notte. Ma quando stai per combinarne una delle tue lo capisco. E ora stai per combinarne una delle tue. Di che si tratta, Micky? Una ragazza? --Perché pensi che si tratti di una ragazza? --L'ho sempre saputo che prima o poi sarebbe successo. --Che cosa vuoi dire, con prima o poi? Ho sempre avuto un sacco di ragazze, e tu lo sai. --Non nel senso in cui intendo io. Finora è sempre stato una specie di passatempo, per te. Non avevi molto da fare e ti tenevi occupato con le donne. Ma niente di serio. --Ora, pera, pensi che si tratti di una cosa seria? --E una ragazza, Micky? Non la guardai negli occhi. Distolsi lo sguardo e risposi:--In un certo senso. --Che tipo di ragazza? --Il tipo giusto. --Me la presenterai? --No. --Ah, è cosi. --No, non è cosi. Non voglio urtare la tua suscettibilità, ma... --Non urti proprio niente. Non vuoi presentarmela perché temi che io ti dica lasciala perdere, Micky. Non fa per te. Vero? --Non ti darei certo retta, anche se lo dicessi. --Forse no, ma ti darebbe fastidio. Ti darebbe fastidio perché dentro di te, molto in fondo, dài importanza a quello che dico e a quello che penso. Ho intuito certe cose di te... E le ho intuite giuste, e tu lo sai. Sono l'unica persona al mondo capace di scuotere la tua sicurezza in te stesso. Questa ragazza è una poco di buono che ti ha fatto perdere la testa? --Una poco di buono?--risi.--Se la vedessi! Mi fai ndere. --Che cosa vuoi da me? Vuoi qualcosa. E sempre stato cosi. --Voglio dei soldi. --Non li avrai. Per che cosa ti senono? Per spenderli dietro a questa ragazza? --No Voglio comprarmi un vestito di gran lusso per sposarmn --Hai intenzione di sposarla? --Se accetterà. Questo la colpi. --Perché non mi dici di più?--esclama.--Ci sei dentro fino al collo. Fin qui ci sono arrivata. E la cosa che mi ha sempre fatto più paura di tutte, che tu scegliessi la ragazza sbagliata. --La ragazza sbagliata? Va' al diavolo!--urlai. Ero arrabbiato. Uscii sbattendo la porta. Quando arrivai a casa, trovai un telegramma ad aspettarmi. Era stato spedito da Antibes. Ti aspetto domani alle quattro e mezzo. Solito posto. Ellie era cambiata. Me ne accorsi subito. C'incon~trammo come al solito in Regent's Park, e dapprincipio eravamo lievemente imbarazzati. Avevo qualcosa da~ dirle ed ero disperato perché non riuscivo a trovare il modo migliore per affrontare l'argomento. Credo che capiti a tutti gli uomini del mondo di essere imbarazzati quando stanno per chiedere a una ragazza se vuole spo Eilie era strana. Forse stava cercando il modo piùgentile e più affettuoso per dirmi di no. Ma non ne ero convinto. Tutta la mia fede nella vita poggiava sulla sicurezza che Ellie mi amasse. Ma in lei c'era una nuova indipendenza, una nuova dignità, che non potevano dipendere solo dal fatto che aveva appena compiuto gli ~ anni. Un compleanno non può mutare tanto radical- ~v mente una ragazza. Era andata nella Francia meridionale con la sua famiglia e mi parlò l lél viaggio. Poi, con ;~ una certa timideza, aggiunse: --Ho... ho visto la casa. Quella li cui mi hai parlato. Quella costruita dal tuo amico archit~tto. --Santonix? --Si. Siamo andati a colazione là, un giorno. ~ --Come hai fatto? La tua matrigna conosce l'uomo che ci vive? --Dimitri Constantine? Be'... Non esattamente. Le era appena stato presentato. Be'... Insomma, è stata Greta a organi77are tutto, a sistemare le cose in modo che fossimo invitati a colazione. --Di nuovo Greta!--esclamai, in tono esasperato. --Te l'avevo detto che Greta è abile, quando si tratta ~ ~ di organizzare le cose. ~ }. --E questa volta le ha organizzate in modo che tu e la tua matrigna... --E Zi0 Frank... --Che bella riunione di famiglia! Scommetto che c' era anche Greta. --Be', no. Greta non è venuta perché...--Ellie esi- ~u tò.--La mia matrigna non la tratta come una di noi. --Già, capisco. E una specie di parente povero. Anzi una ragazza au pair. Scommetto che Greta si risente, quando la trattano cosl. --Non è una ragazza ~au pair. Per me è più che un' amica. --Certo. E un'accompagnatrice, un cicerone, una guida, un angelo custode. Ci sono un sacco di terrnini per definire quello che fa per te. --Via, sta' buono. Devo dirti tante cose. Ora ho capito che cosa intendevi, quando parlavi del tuo amico Santonix. E una casa stupenda. E... diversa, ecco. Se Santonix costruisse una casa per noi, farebbe un capolavoro. Aveva usato quel termine del tutto inconsapevolmente. Per noi, aveva detto. Era andata in Riviera e aveva chiesto a Greta di organizzare le cose in modo da poter vedere la casa che le avevo descritto, perché voleva una pietra di paragone per la casa che, nei nostri sogni, ci saremmo fatti costruire da Rudolf Santonix. --Sono contento che ti sia piaciuta--dissi. E lei:--E tu che hai fatto? --Il solito tran-tran. Sono andato alle corse ippiche e ho puntato su un cavallo. Trenta a uno. Ci ho messo sopra fino all'ultimo centesimo, e il mio cavallo ha vinto per una lunghezza. Chi dice che non sono fortunato? --Sono contenta che tu abbia vinto--fece Ellie, ma lo disse senza troppo entusiasmo. Per entusiasmarsi per certe cose bisogna essere un outsider della società che punta su un outsider del mondo ippico. Ellie non poteva capire. I suoi entusiasmi erano diversi dai rniei. --Pói sono andato a trovare rnia madre--dissi. --Non mi hai mai parlato di tua madre. --Perché avrei dowto? --Non le woi bene? Ci pensai su, prima di rispondere.--Non lo so. A volte penso di no. Dopo tutto, quando si cresce ci si stacca dai genitori. In un certo senso, li si supera. --Secondo me, invece, le woi bene--disse Ellie.-Altrimenti non saresti cosl incerto quando parli di lei. --Forse la temo. Mi conosce troppo bene. Intendo dire che conosce il mio lato peggiore. --Qualcuno bisogna pure che lo conosca. 46 --Cioè? --Non ricordo più quale scrittore famoso ha detto che nessuno è un eroe per il suo cameriere. Forse tutti dovrebbero avere un cameriere. E troppo faticoso tenersi continuamente all'altezza della propria fama. --Be', non si può certo dire che ti manchino le idee strane--feci prendendole la mano.--Ellie, tu pensi di conoscere tutto di me? --Sl, penso di sl--rispose con semplicità. --Non ti ho parlato molto di me. --A essere sinceri direi che non me ne hai mai parlato. Ti sei sempre trincerato dietro il silenzio più assoluto. Ma non significa niente. Penso di averlo capito ugualmente, come sei fatto. --Chissà se è vero--morrnorai. Poi:--E terribilmente stupido dirti che ti amo. In un certo senso è troppo tardi. In fondo, lo sai da quando ti conosco, che sono innamorato di te, no? --Sl--ammise Ellie.--~osi come tu hai sempre saputo che anch~io ti amo. --Detto questo, che cosa abbiamo intenzione di fare? Non sarà facile, Ellie. Lo sai bene che cosa sono, che cos'ho fatto, che tipo di vita ho sempre condotto. Sono andato a trovare mia madre, nella squallida strada r rispettabile in cui ha sempre vissuto. Non è lo stesso ti,~ po di mondo in cui ti muovi tu, Ellie. Non riusciremo mai a farli incontrare, questi due mondi --Perché non mi porti a conoscere tua madre'~ --Sì, potrei--dissi--ma preferisco non farlo Senza dubbio mi consideri cattivo, addirittura crudele, ma io e te trascorreremo una strana vita insieme. Non sarà uguale alla vita che hai condotto tu fino a questo momento, ma non sarà uguale neanche alla vita che ho condotto io. Sarà un nuovo tipo di vita, nella quale dovremo trovare una specie di terreno d'incontro tra la mia povertà e la mia ignoranza da una parte e la tua ricchezza, la tua cultura e la tua educazione dall'altra. I miei amici ti considereranno una snob, e i tuoi mi considereranno, a dir poco, impresentabile. Che cosa faremo, allora? --Te lo dico io che cosa faremo--esclamò Ellie.- Te lo dico io che cosa faremo con esattezza. Andremo ad abitare a Campo degli Zingari in una casa... in una casa di sogno... che il tuo amico Santonix costruirà per noi. Ecco che cosa faremo.--Poi aggiunse:--Ma prima ci sposeremo. E questo che vuoi, vero? --Sì, è proprio questo che voglio. O almeno, se anche tu sei d'accordo. --E facilissimo. Potremmo sposarci la settimana ventura. Sono maggiorenne, ormai. Sono libera di fare quello che voglio. Ed è molto importante. Credo che tu abbia ragione, riguardo ai nostri rispettivi ambienti. Vorrà dire che io non lo dirò ai miei e tu non lo dirai a tua madre finché non sarà tutto fatto. Poi potranno farsi venire tutte le crisi isteriche che vogliono. --E meraviglioso--dissi.--Meraviglioso, Ellie. Ma c'è una cosa... Mi dispiace doverti deludere, ma... Non potremo vivere a Campo degli Zingari, Ellie. Anche se ci costruiremo una casa"non sarà là, perché la proprietà è già stata venduta. --Lo so che è stata venduta--disse lei. Rise.--Ma non capisci, Mike? La persona che l'ha comprata sono io! Rimasi seduto sull'erba vicino al rusceDo, tra i fiori, con gli occhi fissi sui viottoli che si diramavano da ogni parte e sulle panchine del giardino. C'era molta altra gente attorno a noi, ma non ce ne accorgevamo. Non la vedevamo neanche. Perché anche noi eravamo identici agli altri: due giovani che parlava no del loro futuro. Guardai Ellie e lei guardò me. Non riuscivo a parlare. --Mike--disse lei.--Mike, devo confidarti una co sa. Una cosa che mi riguarda. --Non è necessario--mormorai.--Non è necessa --Invece no. Devo. Avrei dovuto dirtelo già da mol to tempo, ma ho preferito non farlo perché... perché temevo che tu fuggissi. Comunque devo parlartene, per-~ ` ché in un certo senso spiega anche la faccenda di Campo e~ degli Zingari. --Hai detto che l'hai comprato, no? Ma... come hai~ --Attraverso i miei legali--disse.--Come al solito un ottimo investimento, sai? n terreno salirà di valore ' ~sfattgi de~d~,la~fuaarleche anno. I miei legali sono molto soddi Mi parve strano sentire EDie, la dolce, remissiva Ellie, parlare d'affari aD'improvviso con tanta competenza e con tanta sicureza. --L'hai comprato per noi due?--chiesi --Sì. Mi sono rivolta a un nuovo legale, non a quello della famiglia. Gli ho spiegato che cosa volevo, l'ho por- r~ tato a vedere la proprietà e ho messo in moto le cose '`G:'~ C erano altre due persone interessate all'affare, ma pri I, ma di tutto non cit nevano quanto ci tenevo io, e poi ':~ non erano disposte salire col prezo. L'importante era `~ sistemare tutto in m )do che i documenti fossero pronti ~ per la mia firma non appena fossi stata maggiorenne Ora sono firmati e l'affare è definito --Ma avrai dovuto versare un anticipo, una caparra~ Avevi denaro sufficiente per farlo? --No--disse Ellie.--No, ancora non avevo la possibilità di mettere le mani su una cifra tanto ingente, ma esiste sempre qualcuno disposto ad anticipare il denaro in quesh casi. E quando ci si rivolge a un nuovo studio legale, questo studio ha tutto l'interesse ad anticiparti i soldi che ti occorrono, in modo che una volta entrato in possesso del tuo patrimonio tu continui a servirti di loro. E i miei nuovi legali sono stati ben lieti di correre il rischio che io restassi stecchita prima di compiere i ventun anni. --Come sei sicura di te!--esclamai.--Sono senza --Lascia perdere, ora. Torniamo a quello che volevo L' d~i. In un certo senso, te l'ho già detto, ma credo che tu non l'abbia capito bene. --Non voglio saperlo!--esclamai. Alzai la voce, fi- ~G no quasi a urlare.--Non dirmelo! Non voglio sapere niente di quello che hai fatto, né delle persone che hai amato, né di quello che ti è successo prima di conoscermi! --Non si tratta di questo. Scusami, non avevo capito ehe avessi pensato a questo. Non ti preoeeupare. Non ho nessun segreto sentimentale. Non c'è mai stato nessuno, oltre a te. Il fatto è che... be', che sono ricca. --Questo lo so. Me l'hai già detto. --Sì--mormorò Ellie, abbozzando un sorriso.--E tu commentasti: una povera ragazza ricea. Ma sono qualcosa di più. Mio nonno era ricchissimo. Enormemente ricco. Petrolio, per la maggior parte. Ma anche altre cose. Le mogli alle quali passava gli alimenti sono morte. A un certo punto eravamo rimasti solo io e mio padre, perché gli altri suoi due figli erano stati uccisi. Uno in Corea e uno in un incidente automobilistico. Tutto il patrimonio si è trovato cosi riunito in un unico, enorme malloppo. E quando mio padre è morto all'improvviso, ho ereditato tutto io. Mio padre aveva sistemato la mia matrigna prima di morire, percia ora non le spetta più un centesimo. E tutto mio. Sono... sono una delle donne più ricche degli Stati Uniti, Mike. --Santo cielo!--esclamai.--Non sapevo... Sì, hai ragione, non avevo capito che tu fossi ricca fino a questo punto. --Non volevo che tu lo capissi. Non volevo dirtelo. Ecco perché ti ho detto che mi chiamavo Fenella Goodman... Avevo paura che tu fuggissi. In realtà mi chiamo Guteman. L'ho pronunciato in fretta, poeo chiaramente, in modo da farlo suonare come Goodman.'Temevo che avessi già sentito parlare dei Guteman. --Si, infatti è un nome che ho già sentito da qualche parte. Ma non credo che l'avrei riconosciuto, comunque. C'è un saceo di gente che si chiama cosl. E un eognome comune. --Capisci, ora, perché mi sono sempre eomportata in modo tanto riservato, tanto teso, tanto poco spontaneo? Sono sempre stata sorvegliata da almeno un paio di investigatori privati. E prima che un giovanotto potesse solo rivolgermi la parola, era sottoposto a un'indagine accuratissima. Tutte le volte che conoscevo qualeuno, i miei volevano essere più ehe eerti ehe fosse una persona aeeettabile. Non puoi immaginare ehe razza di galera è stata la mia vita! Ma ora ehe è tutto finito, e se a te non importa... --Perché dovrebbe importarmene?--domandai.-Ci divertiremo, vedrai. Impossibile ehe tu sia troppo ricca, per i miei gusti. Scoppiammo in una risata. Poi lei disse:--Quello che mi piaee, in te, è che riesei a essere sempre cosl spontaneo! --E poi--continuai--scommetto ehe hai un sacco di tasse da pagare. Vero? Io, inveee, sono un privilegiato: tutti i quattrini elte mi verranno in tasca saranno miei e nessuno p~toecarmeli. --Avremo la nostra casa--mormorò Ellie.--La nostra casa a Campo degli Zingari.--Per un attimo, rabbrividi leggermente. --Hai freddo, tesoro?--Alzai lo sguardo verso il cielo. Ma era terso. --No--rispose. In realtà, non faceva freddo. Eravamo molto fortunati, in quanto a stagione. Pareva d'essere nel sud della Francia. --No--ripeté Ellie.--Stavo pensando a quella donna, la zingara che abbiamo incontrato quel giorno. --Oh, dimenticala--esclamai.--E una pazza. --Secondo te, è veramente eonvinta che su Campo degli Zingari pesi una maledizione? --Neanche per sogno. Gli zingari sono tutti uguali. Vivono solo per inventare un saceo di frottole sulle maledizioni e sulla mala sorte. --Li conosci bene, gli zingari? --Neanche un po'--ammisi sinceramente.--Ellie, se non vuoi Campo degli Zingari eompreremo un terreno da qualche altra parte. In cima a una montagna del Galles, o sulle eoste spagnole o su una collina italiana. E Santonix ei eostruirà la casa dove avremo deciso noi --No--rispose Ellie.--Voglio Campo degli Zinga ri. E là che ti ho visto per la prima volta. Sei sbueato dalla curva all'improvviso, mi hai vista e mi hai fissata eon gli occhi sgranati. Non lo dimenticherò mai. --Neanch'io. --Perciò dobbiamo abitare a Campo degli Zingari. E il tuo amico Santonix ci costruirà una casa. --ST)ero che sia ancora vivo--esclamai~ con una fit a fare, a prevedere! --.~Antonix ~ un uomo meravisrlioso. ~nrhP cP mi f~ --Si. Oh, si. Gli ho detto tutto di noi, e di Campo de gli Zingari, e della casa. Mi ha risposto che corriamo urrierhi~ ron lni ~ molto malato E convinto di avere an --Poi ha chiesto se tu sapevi quello che facevi. _ Altro che se lo so! io ero irritato per quello che le aveva detto Santonix Santonix era come mia madre. Anche lui sembrava sa pere di me più di quanto non ne sapessi io stesso. --Lo so benissimo dove vado--dissi.--Vado ner la --Hanno ià cominciato i lavori ii demolizione. su alla Torre--esclamò Ellie. Cominciò a r Arl~rr ~li r~ nr~tirhP --I lavò~i devono procedere spediti, una volta terminato il prog~ Dobbiamo fare in fretta. L'ha detta Santonix. Ci sposeremo il prossimo martedi. Il martedi è un ~iorno che mi ~iace. E cosi, io ed Ellie ci sposammo. Può sembrare un po' troppo precipitoso, dirlo a questo modo. Ma d'altra parte le cose si svolsero precipitosamente. Decidemmo di sposarci e ci sposammo. n nostro matrimonio è una parte del tutto... non semplicemente la fine di un racconto romantico o di una fiaba. E cosi si sposarono e vissero felici e contenti fino alla fine dei loro ~iorni. Sì. il nostro matrimonio ~ ~oln reso conto che non esisteva una sola persona al mondo che si occupasse veramente di Ellie, che si chiedesse dove poteva essere andata a finire. Ellie aveva una matrigna presa esclusivamente dalla sua vita di società e dai suoi amori. Se Ellie si rifiutava di accompagnarla da qualche parte, in qualunque punto del globo, era liberissima di farlo. In fondo, Ellie aveva avuto un'educazione rigorosa, governanti severe, istitutrici che le avevano insegnato quello che si deve e quello che non si deve fare: quindi, ora che era maggiorenne poteva starsene tranquillamente in Europa, se voleva. Così come poteva passare a Londra il suo ventunesimo compleanno, visto che le faceva piacere. Ormai aveva ereditato l' enorme patrimonio del nonno, e quindi, per quanto riguardava il denaro, chi aveva il coltello per il manico era lei. Se desiderava una villa sulla riviera o un castello sulla Costa Brava, o uno yacht o qualunque altra cosa, era sufficiente che lo dicesse, e qualcuno dello stuolo di persone che circondano i milionari avrebbe proweduto immediatamente a soddisfare i suoi desideri. In quanto a Greta, avevo la sensazione che i parenti di Ellie la considerassero una specie di robot tuttofare. Competente, e capace di sbrigare qualunque questione con la massima efficienza. Inoltre, senza dubbio, era deferente e gentile tanto con la matrigna di Ellie quanto con lo zio e i vari cugini. Ellie aveva almeno tre legali ai suoi ordini. Lo capii dalle frasi che lasciava cadere di tanto in tanto nelle conversazioni. Era circondata da una pletora di banchieri, di awocati e di amministratori. Era un mondo che intravedevo di tanto in tanto attraverso le sue parole. E naturalmente Ellie non supponeva neanche lontanamente che io non capissi una sola parola di quello che diceva. Lei ci era cresciuta, in mezzo a quei problemi, e quindi era convinta che tutti gli altri dovessero sapere alla perfezione che cosa significavano, come funzionavano e quali fossero le soluzioni più appropriate. Comunque, la parte più divertente del nostro matrimonio era rappresentata proprio dalle cose inaspettate che scoprivamo continuamente l'uno dell'altra. Per metterla giù piatta - e avevo preso l'abitudine di metterla sempre piatta, per assuefarmi al mio nuovo genere di vita - i poveri non immaginano neanche lontanamente come vivono i ricchi e i ricchi non immaginano come vivono i poveri. Comunque, scoprirlo giorno per giomo era molto affascinante. Una volta dissi, a disagio:--Senti un po', Ellie, pensi che pianteranno molte grane, per questo? Per il nostro matrimonio, intendo. Ellie considerò la mia domanda con molto interesse. --Oh, sì--disse alla fine.--Con ogni probabilità si comporteranno in modo terribile.--E aggiunse:-Spero che non te ne importi. --No, non me ne importa. Perché dovrebbe? Ma... Ti faranno la predica? --Credo di sl. Ma basta non starli a sentire. L'importante è che non possano fare niente. --Tenteranno, però. --Naturale che tenter~no--esclamò Ellie, e sorrise come una bambina s~aisfatta di qualcosa.--Ma forse non hai capito bene: tenteranno di comprarti. Cosl come fecero i genitori di Minnie Thompson. --Minnie Thompson? Quella che chiamano l'ereditiera del petrolio? --Proprio lei. Scappò di casa e sposò un bagnino. --Ellie--dissi, a disagio.--Una volta anch'io ho fatto il bagnino, a Littlehampton. --Dawero? Che bello! Per quanto tempo~ --Per una sola estate. --Comunque, non devi preoccuparti, Mike. --Che cos'accadde a Minnie Thompson? --I suoi genitori dovettero sborsare duecentomila dollari, se non mi sbaglio--disse Ellie.--n bagnino non si accontentò di meno. Minnie era una specie di ninfomane, e per giunta semideficiente. --Mi fai mancaré il fiato, Ellie--esclamai.--Non solo ho trovato una moglie, ma anche un oggetto di scambio, che potrebbe fruttarmi un bel mucchio di contanti non appena mi saltasse in mente. --Proprio cosl. Rivolgiti a un bravo awocato e digli che sei disposto a trattare. Al resto penserà lui: organizzerà il divorzio e fisserà la cifra degli alimenti--spiegò Ellie, continuando la sua lezione sulla vita.--La mia matrigna è stata sposata quattro volte. E ne ha ricavato un bel mucchio di quattrini.--Poi esclamò:--Oh, Mi ke, non fare quella faccia scandalizzata! Lo strano era che ero veramente scandalizzato. Provavo un profondo disgusto per la corruzione dell'alta società. In Ellie c'era qualcosa di infantile, di semplice, qualcosa che quasi mi commuoveva ed ero sbalordito nel rendermi conto di quanto avesse le idee chiare anche su questioni tanto sordide. Malgrado questo, però, ero sicuro di non sbagliarmi per quanto riguardava la sua vera personalità. Lo sapevo benissimo che era una creatura deliziosa. Piena di semplicità, di tenerezza, di slancio. E questo non significava necessariamente che dovesse ignorare certe cose. In fondo, era vissuta in quell'ambiente ed era giusto che ne conoscesse certi aspetti. Cosl com'era giusto che non conoscesse certi aspetti del mio mondo, un mondo fatto di lavori umilianti, di scommesse clandestine, di smercio di droga, di farabutti disposti a giocarsi la propria madre. Tipi in mezzo ai quali avevo passato la vita. Ellie non sapeva che cosa volesse dire essere allevati in una famiglia dignitosa ma modesta, con una madre che si spezzava la spina dorsale a furia di faticare in nome della rispettabilità, e decisa a fare di tutto perché suo figlio crescesse onesto. Non sapeva che cosa significasse guadagnare col sudore fino all'ultimo centesimo, risparmiando anche sul mangiare, e soffrire e piangere giorno e notte perché l'unico figlio si è giocato ai cavalli tutto quello che ha guadagnato, magari~facendo il bagnino. Ellie si divertiva á sentire parlare della mia vita almeno quanto io mi divertivo a sentire parlare della sua. Per entrambi era come esplorare un paese sconosciuto. Ripensandoci, mi rendo conto che quei primi giorni con Ellie furono veramente felici. La felicità ci pareva del tutto naturale. Ci eravamo sposati a Plymouth. Guteman era un nome abbastanza comune, da quelle parti. E poi, né i giornalisti né i cronisti televisivi sapevano che l'ereditiera Guteman era in Europa. In genere, appena potevano le dedicavano qualche articolo descrivendo le sue vacanze sullo yacht di un amico o i suoi viaggi attraverso l'Europa. Ci sposammo con due testimoni sconosciuti: un impiegato e una dattilografa del municipio. Dopo averci impartito un sermoncino sui nostri reciproci doveri coniugali, il funzionario che aveva celebrato il matrimonio ci strinse la mano e ci augurò ogni bene. Poi uscimmo, liberi e sposati. n signore e la signora Rogers! Trascorremmo una settimana in un albergo sul mare, poi andammo all'estero. Tre stupende settimane, che ci portarono ovunque ci saltò in mente d'andare. Visitammo Firenze, poi Venezia, poi la Riviera francese e alla fine le Dolomiti e la Grecia. E ancora decine di paesetti dei quali non ricordo neanche più il nome. Prendemmo l'aereo, o noleggiammo degli yacht e delle macchine di lusso. E mentre noi ci divertivamo un mondo, Greta, almeno da quanto mi disse Ellie, era in amli sul Fronte Familiare a parare i colpi. Si spostava da una città all'altra dell'Inghilterra e spediva le lettere e le cartoline che Ellie le aveva lasciato già pronte. --Naturalmente arriverà il giomo della resa dei conti --disse Ellie.--E quel giomo ci caleranno addosso come awoltoi. Ma finché non accadrà, sarà meglio che ci divertiamo il più possibile. --E Greta?--chiesi.--Se la prenderanno anche con lei, quando scopriranno come sono andate le cose~ --Naturale--disse Ellie--ma Greta non se la pren derà. E un tipo deciso. --Potrebbero fare in modo d'impedirle di trovare un altro impiego. --Perché mai dovrebbe trovare un altro impiego~ Verrà a vivere con noi. --No!--esclamai. --No? Perché no, Mike? --Non voglio nessuno, con noi. --Greta non ci darà nessun fastidio--disse Ellie.- E sarà molto utile. Credimi, non so cosa farei, senza di lei. E cosl brava a mandare avanti la casa e a occuparsi di tutto! Mi accigliai.--L'idea non mi va, Ellie. E poi... la casa, la casa dei nostri sogni, dev'essere solo nostra. --Sì--mommorò Ellie--capisco che cosa vuoi dire. Ma d'altra parte. . .--Esita.--Sarà difficile, per Greta, ricominciare tutto da capo. Non dimenticare che è stata con me per molti anni, che mi ha aiutata in tutti i modi. Pensa come ci è stata utile, quando ci siamo sposati! --Non ho nessuna intenzione di avere Greta fra i piedi dalla mattina alla sera. --Greta non è come pensi, Mike. E molto risenáta. Non la conosci. --No. Lo so che non la conosco, ma... ma non ha niente a che fare con questo. Non ha importanza se è simpatica o no. Voglio restare solo con te, Ellie. --Caro Mike--mormorò lei, con voce commossa. Non ne parlammo più, almeno per il momento. Durante i nostri spostamenti andammo a trovare Santonix, in Grecia. Abitava in una piccola baracca di pescatori, in riva al mare. Rimasi sconvolto, nel vedere com'era ridotto. Era molto peggiorato da quando l'avevo visto l'anno prima. Ci accolse con molto affetto. --E così ce l'avete fatta, voi due--esclamò. --Si--disse Ellie.--E ora voi ci costruirete una casa. Vero? --Ho già pronti i disegni--ribatté Santonix, rivolto a me.--Te l'ha detto che mi è capitata addosso, mi ha aggredito e mi ha dato... gli ordini?--Aveva scelto con cura le parole. --Oh, no! Non ordini--esclamò Ellie.--Vi ho asupplicato! --Sapete che abbiamo comprato il terreno?--chiesi. --Ellie mi ha telegrafato per dirmelo. Mi ha mandato anche decine di fotografie. Rimasi sbalordito. Ellie disse:--Prima, però, dovete venire a vedere il terreno. Può anche darsi che non vi piaccia. --Mi piace. --Come fate a esseme tanto sicuro, se non l'avete visto? --L'ho visto, bambina. Ci sono andato cinque giorni fa, in aereo. Ho conosciuto anche uno dei vostri awocati... Quello con la faccia di corvo, il londinese. --Il signor Crawford? --Appunto. I lavori procedono bene. Hanno già abbattuto la casa, proweduto allo stérramento e al livellamento. Quando tomerete in Inghilterra, mi troverete ad aspettarvi.--A questo punto tirò fuori i progetti e restammo a discutere sulla nostra futura casa. C'era anche uno schizzo ad acquerello, a colori, della casa finita. --Ti piace, Mike? Sospirai profondamente. --Si--dissi.--E la casa che sognavo. E proprio come la sognavo. --Me ne hai parlato molto, Mike. In certi momenti, sono arrivato addirittura a pensare che quel pezzo di terra ti avesse stregato. Eri un uomo innamorato di una casa che forse non sarebbe mai stata sua, che forse non avrebbe mai visto sorgere, che non avrebbe mai potuto costruire. --Invece verrà costruita--disse Ellie.--Verrà costruita, vero? --Se Dio, o il diavolo, lo vorranno--rispose Santonix.--Non dipende da me. --Non... Non state meglio?--chiesi, incerto. --Mettitelo in testa: non starò mai meglio. Anzi, stara sempre peggio. --Sciocchezze--esclamai.--Continuano a trovare nuove cure tutti i giomi. I medici sono sempre pessimisti. Dicono che uno è spacciato, e poi quest'uno fa le coma e campa ancora cinquant'anni --Ammiro il tuo ottimismo, Mike, ma la malattia da cui sono affetto non è di questo tipo. Mi portano all' ospedale, mi cambiano il sangue, esco che sto leggermente meglio e con qualche giorno di più da vivere, ma niente di più. E cosi via. Solo che più passa il tempo, più mi sento debole. --Siete molto coraggioso--disse Ellie. --No, non si tratta di coraggio. Quando una cosa è certa, il coraggio non c'entra più. L'unico modo per af frontare la realtà è riuscire a consolarsi. --Costruendo case? --No, non cosi. Quando si è sempre più deboli, costruire case è sempre più faticoso. Anche se la forza ci abbandona a poco a poco, goccia a goccia, ce né accorgiamo ugualmente. No, non costruendo case. Esistono delle altre consolazioni. Anche strane, a volte. , --Non vi capisco--dissi. --Non puoi capimli, Mike. Ellie, invece, potrebbe,ma non sono sicuro che ci sia arrivata.--Continua, parlando più per se stesso che per noi:--Nella mia vitadue cose procedono a pari passo: la debolezza e la forza. La debolezza della vitalità che si spegne e la forza della personalità. Non ha più importanza quello che faccio, ommai, perché tanto dovrò morire presto. Ma posso fare quello che voglio! Non c'è niente che possa trattenermi, che possa fammi paura. Potrei andare per le strade di Atene con una pistola in mano e ammazzare tutte le persone che mi sono antipatiche. Pensaci. --Ma la polizia vi arresterebbe--dissi. --Certo che mi arresterebbe. Ma che cosa potrebbero farmi? Al massimo, potrebbero togliermi la vita. Ma la vita mi sarà tolta comunque da una forza superiore, e nel giro di poco tempo. Oppure potrebbero mandarmi in prigione per venti, trent'anni. Piuttosto ironico, perché non potra mai scontare una pena tanto lunga. Sei mesi... un anno... diciotto mesi al massimo. No, nessuno pua farmi niente. Ecco perché nel periodo di tempo che mi resta sara un re. Posso fare quello che voglio. A volte è un pensiero esaltante. Solo... Solo che non ho molte tentazioni, perché non esiste niente d'illegale e di strano che desideri veramente fare. Quando ce ne fummo andati, sulla macchina che ci riportava ad Atene, Ellie disse: --E un uomo strano. A volte mi fa paura. --Paura? Rudolf Santoni~ ti fa paura? E perché? --Perché è diverso dagli altri e perché... non so spiegarlo, ma ho la sensazione che di fondo sia un essere arrogante, spietato. Secondo me, tutto il suo discorso mirava a farci capire che la consapevolezza di dover morire presto ha aumentato la sua arroganza. Supponiamo --esclama Ellie, con un'espressione rapita, quasi sognante--supponiamo che costruisca la nostra bella casa sulla collina, in mezzo ai pini, e supponiamo che viva tanto da vederci andare ad abitare in quella casa. Lui ci aspetta sulla soglia, ci dà il benvenuto e poi... --E poi, Ellie? --E poi chiude la porta, lentamente, dietro di noi, e ci sacrifica là, sulla soglia. Tagliandoci la gola, magari. O facendo qualcosa del genere. --Ora sei tu a farmi paura, Ellie. Che razza di cose pensi! --Il guaio mio e tuo, Mike, è che viviamo in un mondo irreale, sognando continuamente cose che possono anche non realizzarsi. --A me, Campo degli Zingari non fa certo venire in mente i sacrifici umani. --A me sì, invece. Colpa del nome, forse, e della maledizione che pesa su quel terreno. --Macché maledizione! ~ esclamai.--Le maledizioni non esistono. Tutte scioccheze. Questo accadeva in Grecia. 10 Se non mi sbaglio, fu il giorno dopo. Eravamo ad Atene. D'improwiso, sui gradini dell'Acropoli, Ellie s'imbatté in una persona che conosceva, una donna di una trentina di anni; la donna si staccò da un gruppo di turisti e scese i gradini di corsa, incontro a Ellie, strillando: --Guarda chi si vede! Ma sei proprio tu, Ellie Gute man? Che fai qui? Non pensavo proprio d'incontrarti da queste parti. Sei in crociera? --No--rispose Ellie.--Sono qui già da un po' di tempo. --Che bellezza! Come sono contenta di vederti. E Cora come sta? E qui anche lei? --No. Credo che sia a Salisburgo. --Guarda, guarda.--La donna mi fissò, ed Ellie dis se con voce pacata:--Ti presento... il signor Rogers. La signora Bennington. --Molto lieta. Quanto ti fermi? --Parto domani--rispose Ellie. --Oh, Dio! Se non scappo non trovo più i miei amici. E poi, non voglio perdere una parola di quello che dice il nostro cicerone. Ci fanno galoppare dalla mattina alla . sera, sai? Quando ritomo in albergo sono sempre stanca morta. Perché non vieni a trovarmi, cosl beviamo qual cosa insieme? --Non posso--rispose Ellie.--Oggi andiamo a fare una gita. La signora Bennington scappò via per raggiungere gli altri turisti. Ellie, che stava salendo al mio fianco i gradini dell'Acropoli, si volta di scatto e tornò indietro. ~-~ --Questo sistema le cose, no?--mi disse. --Che cosa sistema? Ellie non rispose per un paio di minuti, poi sospira. ~;--Stasera devo scrivere. ;~ --A chi? --Oh, a Cora e a zio Frank e a zio Andrew. --E chi è, zio Andrew? Mai sentito. --Andrew Lippincott. Non è mio zio, ma lo chiamo cosl da quando ero piccola. E stato il mio tutore e ora è il mio consulente legale e finanziario. E awocato, sai? Molto noto, anche. --E che cosa scriverai a tutta questa gente? --Che mi sono sposata. Non potevo dire a Nora Bennington: ti presento mio marito.Si sarebbe messa a ~, strillare e a starnazzare come una gallina. Ma non sapevo che fossi sposata! Raccontami tutto, tesoro! Ec 1 cetera, eccetera. E poi, mi sembra doveroso dirlo prima- di tutto a Cora, a zio Frank e a zio Andrew.--Sospira. --Oh, be', finora ci siamo divertiti, almeno. --Che cosa faranno? Che cosa diranno?--chiesi. --Faranno un sacco di storie--rispose Ellie, col suo solito tono placido.--Ma che le facciano o meno non ha importanza, e spero che se ne rendano conto. Natu ~, ralmente dovremo avere un incontro con zio Andrew econ gli altri. Potremmo andare a New York. Ti piacerebbe?--Mi guardò interrogativamente. --No--risposi.--Non mi piacerebbe neanche un $ po'. --Allora verranno loro a Londra. O almeno, verrà `~qualcuno di loro. Non so, però, se sia preferibile. --Se è per questo, l'unica cosa preferibile sarebbe non vederli neanche. n mio desiderio è stare con te e seguire la costruzione della nostra casa. Vederla crescere mattone su mattone, sotto la guida di Santonix. --La vedremo. In fondo, gli incontri con la mia famiglia non ci porteranno via molto tempo. Forse ce la caveremo con un'unica, mastodontica discussione. E poi sarà finita. L'unica cosa da decidere è se andiamo noi in America o se devono venire loro in Inghilterra. --Mi è parso di sentirti dire che la tua matrigna è a Salisburgo. --L'ho detto, infatti, ma non è vero. Sarebbe stato imbarazzante rispondere che non sapevo dov'era. Sl-Ellie sospirò--torneremo in Inghilterra e avremo un incontro con tutti loro. Spero che non ti dispiaccia troppo, Mike. --Che cosa pensi che debba dispiacermi? La tua famiglia? --Sì. Saranno poco cortesi, almeno con te. --Se è il prezzo che devo pagare per averti sposata, lo pagherò. --E poi, c'è tua madre--mormorò Ellie, pensierosa. --Per l'amor del cielo, Ellie! Non vorrai organizzare un incontro con la tua matrigna e i suoi orpelli da una parte e mia madre coi suoi abiti lisi dall'altra! Pensi forse che potrebbero trovare qualcosa da dirsi? --Se Cora fosse la mia vera madre, troverebbero un sacco di cose da dirsi, te l'assicuro. Come vorrei che tu non fossi tanto ossessionato dalle distinzioni di classe, Mike! --Io?--esclamai, incredulo.--Ma neanche per sogno! Come dite, voi, in America? Sono semplicemente nato dalla parte sbagliata, ecco tutto. --Non c'è bisogno che tu te lo scriva in fronte, pera. --Non so quali sono gli abiti giusti da mettere nei momenti giusti--dissi, amareggiato.--Non so trovare il modo più adatto di dire le cose e non me ne intendo né di musica, né di pittura, né di letteratura. L'unica cosa che ho imparato è a dare le mance senza esagerare né in generosità né in spilorceria. --Secondo me, tutto questo dovrebbe divertirti. --Certo che mi diverte--ammisi.--Comunque, non trascinerai mia madre di fronte ai tuoi. --Non pensavo assolutamente di trascinare nessuno di fronte a nessuno. La questione non è in questi termini. Comunque, Mike, penso proprio che dovrò andare a conoscere tua madre, quando torneremo in Inghilterra. --No--esplosi. Mi guarda, sorpresa. --Perché no, Mike? A parte qualunque altra considerazione, non farlo mi sembrerebbe scortese. Le hai detto che ci siamo sposati? --Non ancora. --E perché non gliel'hai detto? Non risposi. --La cosa più semplice sarebbe spiegarle che ci siamo sposati, e andare a trovarla, una volta tornati a Londra. --No--ripetei. Questa volta non lo dissi in tono esplosivo, ma categorico. --Non vuoi che la conosca--mormora Ellie, parlando lentamente. Certo che non volevo. Mi sembrava evidente, ma non le avrei certo spiegato il perché. Non sarei mai riuscito a spiegarglielo. --Dammi retta--dissi.--E molto meglio cosi. E molto meglio che non vi conosciate. Ne nascerebbero solo dei malintesi. --Pensi che non le piacerei? --Come puoi non piacere a qualcuno, Ellie? Ma non sarebbe... Come faccio a spiegartelo? Mia madre ne resterebbe imbarazzata, confusa. Dopo tutto, mi sono sposato fuori dal seminato, tanto per usare una frase fatta. E mia madre non approverebbe. Ellie scosse la testa. --Pensi dawero che esista ancora qualcuno che la pensa cosl, al giorno d'oggi? --Altro che! Altro che se esiste! E sono pronto a giurare che la pensano così anche al tuo paese. --Sì--mormorò Ellie--in un certo senso sl. Ma se una persona nesce a... --A fare un sacco di quattrini? --Non solo questo. --Invece sì--dissi.--E sempre solo questione di quattrini. Se un uomo riesce a fare quattrini, tutti lo ammirano e lo stimano, e non si preoccupano più delle sue ongini. --Be', è cosl dappertutto. --Ti prego--dissi.--Ti prego, Ellie, non andare a trovare mia madre! --Mi sembrerebbe scortese non farlo. --Non lo è. Vuoi che non sappia che cos'è il meglio per mia madre? Ne soffrirebbe. Te l'assicuro. --Ma devi almeno dirle che ci siamo sposati. --E va bene. Glielo dirò. Mi resi conto che sarebbe stato più facile scrivere a mia madre dall'estero. Quella sera, mentre Ellie scriveva a zio Frank, a zio Andrew e alla sua matrigna Cora van Stu~wesant, io scrissi a mia madre. Poche righe. Cara mamma, avrei dovuto dirtelo prima, ma ero imbarazzato. Mi sono sposato tre settimane fa. E stata una cosa improwisa. Mia moglie è molto graziosa e molto buona. E anche molto ricca, e questo, a volte, rende le cose difficili. Ci costruiremo una casa in campagna. Per il momento, però, viaggiamo per l'Europa. Ti abbraccio con affetto, Mike. I risultati della nostra serata dedicata alla corrispondenza furono diversi. Mia madre lasciò passare una settimana, prima di mandarmi una lettera che era tutta lei: aCarO Mike, sono stata lieta di ricevere tue notizie. Spero che sarai felice. Tua affezionata madre. Come Ellie aveva previsto, dalla sua parte ci fu più agitazione. Avevamo veramente svegliato il cane che dormiva. Tanto per comipciare, ci fu l'assedio dei giornalisti, che volevano notizie sul nostro romantico matrimonio; le riviste dedicarono lunghi articoli all'ereditiera Guteman che si era sposata in segreto, e del tutto inaspettatamente, con un giovanotto senza un quattrino. Ricevemmo decine di lettere da avvocati e da banchieri. E alla fine fu organizzato un incontro ufficiale. Prima andammo a Campo degli Zingari, dove Santonix ci aspettava coi progetti della casa e gli schizzi del giardino. Discutemmo quello che c'era da discutere e poi, una volta messe in moto le cose, ci recammo a Londra, prendemmo un appartamento al Claridge e, come ~dicono i vecchi romanzi di cappa e spada, ci preparam ~mo a sostenere l'assedio del nemico. Il primo ad arrivare fu l'awocato Andrew P. Lippin~cott, un uomo anziano, asciutto e controllato. Alto e ~sottile, sapeva essere estremamente cortese. Era origi ~nario di Boston, e dal suo accento non avrei mai detto ~che fosse americano. Ci telefonò e, d'accordo con Ellie,~arrivò nel nostro appartamento a mezzogiorno in punto. ~Ellie era nervosa. Cosl mi parve, almeno, anche se lei ~tentava di nasconderlo. Il signor Lippincott bacia Ellie, poi mi tese la mano e ~mi sornse cordialmente. --Ellie, tesoro, ti trovo in forma perfetta. Sembri ~sbocciata a nuova vita. --E tu come stai, zio Andrew? Come sei venuto? In aereo? --No. Ho fatto una deliziosa traversata a bordo della Queen Mary. E questo è tuo marito? --Sl, questo è Mike. Cercai di essere all'altezza della situazione, ma non so ~$se ci riuscii.--Molto lieto, signor Lippincott--dissi con voce pacata. Poi gli chiesi se voleva qualcosa da bere, e lui rifiutò educatamente. Si mise a sedere su una poltrona dai braccioli dorati e spostò lo sguardo da Ellie a me, sorridendo. --Ragazzi miei--disse poi.--E stata dawero una grande sorpresa. Tutto molto romantico, eh? --Mi dispiace--mormorò Ellie.--Mi dispiace mol to. --Dawero?--disse il signor Lippincott, in tono piuttosto tagliente. --Mi è sembrato il modo migliore--spiegò Ellie. --Non sono della tua opinione, tesoro. --Zio Andrew--esclamò Ellie--lo sai benissimo che se avessi tentato di farlo in qualunque altro modo ci sarebbero state delle storie terribili. --Perché mai avrebbero dovuto esserci delle storie? --Lo sai come si sarebbero comportati. Anche tu!-aggiunse, in tono accusatore. E poi:--Ho ricevuto due lettere di Cora. Una ieri e una stamattina. --Devi ammettere che, considerate le circostanze, una certa agitazione era pressoché inevitabile. --Sono affari miei, se mi sposo. E tocca a me decidere con chi, dove e quando. --Puoi anche pensarlo, se vuoi, ma non credo che troveresti una sola persona disposta a darti ragione. --Cerca di capire, zio Andrew. Ho risparmiato un sacco di fastidi a tutti. --Puoi metterla cosl, se vuoi. --Ma è vero, no? --Quando si combatte con armi come l'ipocrisia e l' inganno non si ha mai ragione. Non dimenticare, poi, che sei stata aiutata da una persona che avrebbe dovuto comportarsi in modo molto diverso. Ellie arrossì. --Intendi parlare di Greta? Ha fatto solo quello che le ho chiesto. Sono molto arrabbiati con lei? --Naturalmente. Né tu né lei potevate aspettarvi~ qualcosa di diverso. Non dimenticare che godeva di una` posizione di fiducia. --Sono maggiorenne. Posso fare quello che voglio. --Sto parlando del periodo in cui non eri ancora~ maggiorenne. L'inganno è cominciato allora, no? i~ --Non dovete dare la colpa a Ellie, signor Lippincott ~ . --intervenni.--Tanto per cominciare, è accaduto tutto molto in fretta. E poi, dato che tutti i suoi parenti erano in America, non sarebbe stato facile per me, mettermi in contatto con loro. --Se non mi sbaglio--continuò Lippincott--Greta ha impostato delle lettere e delle cartoline, facendo in modo che tanto la signora Stuyvesant quanto io stesso ~ pensassimo che Ellie era qui con lei. Devo ammettere~, che ha svolto un lavoro di prim'ordine. Avete conosciu~ to Greta Andersen, Michael? Posso chiamarvi Michael,~ vero, ora che siete il marito di Ellie? --Certo--dissi.--Anzi, chiamatemi Mike. No, non~ ho conosciuto la signorina Andersen. --Dawero? Mi sorprende.--Mi fissò con un lungo~ sguardo intenso.--Avrei giurato che sarebbe stata pre~sente al vostro matrimonio. --No, Greta non c'era--disse Ellie, lanciandomi~ uno sguardo di rimprovero. Io sospirai, a digagio. Il signor Lippincott continuava a fissarmi, pensieroso. Mi faceva stare sui carboni ardenti. Fu sul punto di dire qualcosa, poi cambiò idea. Lasciò passare un paio di minuti e alla fine mormorò:--Temo che voi due dobbiate prepararvi a sostenere l'assalto dei cari parenti. --Ci caleranno addosso come un branco di awoltoi, vero? --Penso proprio di sl--ammise Lippincott.--Comunque, io ho già cercato di smussare qualche angolo. --Sei dalla nostra parte, zio Andrew?--chiese Ellie, sorridendo. --Non è una domanda da farsi a un awocato prudente come me. Ma ho imparato che nella vita bisogna accettare ciò che è ormai un fait accompli. Voi due vi siete innamorati, vi siete sposati e, a quanto mi pare di aver capito, avete acquistato una proprietà nell'Inghilterra meridionale. Inoltre, avete già dato inizio ai lavori per la costruzione di una casa. Devo dedurre che avete deciso di vivere in questo paese? --Vogliamo che la nostra casa sia qui, certo. Avete qualcosa in contrario?--dissi, con la voce incrinata dalla collera.--Ellie è mia moglie, e come tale è cittadina inglese, ormai. Perché non dovremmo vivere in Inghil terra, quindi? . --Siete liberissimi di viverci, per quanto mi riguarda. .Non c'è una sola ragione al mondo perché Fenella non debba vivere in qualunque paese preferisca. Tanto più che ha diverse proprietà, sparse in tutto il mondo. Anche la casa di Nassau è tua, Fenella, ricordalo. --Ho sempre pensato che fosse di Cora. Si è sempre comportata come se lo fosse. --Ma in realtà la casa è intestata a te. Hai anche la villa a Long Island, che è pronta ad accoglierti in qualunque momento tu decida di andarci. Inoltre, sei proprietaria di molti pozzi di petrolio nel Texas.--La sua voce era amabile, cordiale, ma ebbi la sensazione che parlasse più per me che per Fenella. Era forse un tentativo per creare una specie di tensione tra Ellie e me? Non ne ero sicuro. In fondo, non era una mossa astuta, insistere per farmi sapere che Ellie era favolosamente ricca e con proprietà sparse in tutto il mondo. Al con trario, Lippincott avre~bbe dovuto insinuare che il denaro di Ellie era contronato, facendomi capire che non mi sarebbe stato facile metterci le mani sopra. Se, come pareva, mi considerava un cacciatore di dote, doveva pensare che parlandomi delle ricchezze di Ellie non faceva altro che portare acqua al mio mulino. Ma mi rendevo conto che il signor Lippincott era un uomo molto sotti le. Era difficile capire dove parasse, e che cos'avesse in mente, dietro quei modi cortesi, irreprensibili. Forse era il suo modo per mettermi a disagio, per farmi capire che sarei stato tacciato pubblicamente di essere un cacciatore di dote. Disse a Ellie:--Ho portato parecchi documenti che devo esaminare con te, Ellie. Avrò bisogno della tua firma per numerosi affari. --Sl, certo, zio Andrew. Sono a tua disposizione. --Non c'è fretta. Resterò a Londra un'altra decina di giorni, per questioni personali. Dieci giorni, pensai, sono tanti. Avrei preferito che il signor Lippincott si levasse dai piedi molto più alla svelta, anche se nei miei confronti era piuttosto cordiale. Si sarebbe detto che si riservasse di esprimere un giudizio su di me. Nonostante questo, però, mi chiesi se dovevo considerarlo un nemico. Ma anche se lo era, non avrebbe certo scoperto facilmente le sue carte. --Be'--esclamò a un certo punto--ora che ci siamo conosciuti e che abbiamo fatto amicizia, possiamo anche lasciar perdere la forma. Ellie, vorrei fare due chiacchiere da solo con tuo marito. Ellie disse:--Puoi farle anche in mia presenza, zio Andrew.--Aveva tirato su la testa e si era irrigidita. Le posai la mano sul braccio. --Sta' buona, tesoro. Non sei una chioccia che debba difendere i suoi pulcini.--La spinsi dolcemente verso la porta che immetteva in camera da letto.--Zio Andrew vuole prendermi le misure, e ha tutto il diritto di farlo. Quando Ellie fu entrata in camera da letto, chiusi la doppia porta e tornai indietro. Il salotto in cui ci trovavamo era accogliente e molto vasto. Presi una sedia e andai a piazarmi di fronte al signor Lippincott. --Eccomi qui--dissi.--Sparate pure. --Grazie, Michael--fece lui.--Prima di tutto, però, voglio assicurarvi che non sono vostro nemico, in nessun senso. --Bene, mi fa piacere--risposi. Ma lo dissi senza troppa convinzione. --Parlerò chiaramente--disse il signor Lippincott. --Molto più chiaramente di quanto no,n avrei fatto se fosse stata presente quella deliziosa ragazzina che adoro e della quale amministro i beni. Michael, non so se ve ne siete reso completamente conto, ma Ellie è una donna eccezionale, piena di qualità. --Me ne sono reso conto al punto che mi sono innamorato di lei. --Non è la stessa cosa--dichiarò il signor Lippincott, con la sua voce asciutta.--Non è sufficiente essere innamorati di una persona per rendersi conto delle sue qualità, della sua dolcezza e, soprattutto, della sua vulnerabilità. Ellie ha bisogno di essere difesa. --Tenterò di farlo. E non credo che sarà difficile. Ellie è un tesoro. - --Allora procediamo con quello che volevo dirvi. Mettera le carte in tavola con molta franchezza. Non siete certo il tipo d'uomo che avrei desiderato come marito di Ellie. Tanto io quanto i suoi parenti avremmo preferito un giovanotto del suo ambiente, della sua educazione e... --Un riccone, in altre parole. --No, non solo questo. Secondo me, perché un matrimonio riesca è essenziale che i due sposi abbiano avuto uno stesso tipo di educazione e che, soprattutto, condividano gli interessi culturali. E badate che non sto facendo un discorso snob. Il nonno di Ellie, dopo tutto, comincia come scaricatore di porto e finl come uno degli uomini più ricchi di tutti gli Stati Uniti. --Per quanto ne sapete, io potrei fare altrettanto-dissi.--Io potrei finire come uno degli uomini più ricchi di tutta l'Inghilterra. --E possibile--ammise il signor Lippincott.--Avete delle ambizioni in questo senso? --Non si tratta solo di denaro, per quanto mi riguarda--dissi.--Mi piacerebbe. . . Mi piacerebbe diventare qualcuno, fare qualcosa di... d'importante--esitai, m' interruppi. --Allora diciamo che avete delle ambizioni. Bene, mi fa piacere. Lo considero un buon segno. --Comunque, comincio da zero. Dalle briciole-dissi.--Sono una nullità, non ho mai combinato niente di buono, e non fingera il contrario. Fece un cenno d'approvazione. --Vi siete espresso senza mezzi termini e con molta sincerit3. Ve ne ringrazio, Michael. Io non sono parente di Ellie, ma sono stato il suo tutore e ora sono il suo am ministratore e il suo consulente legale. Lo sono per volere di suo nonno, che quando morl m'incarica di occuparmi del patrimonio e della vita di Ellie. Di conseguenza, mi sento responsabile di ciò che le accade. Ecco perché vorrei sapere il più possibile sull'uomo che ha sposato. --Be'--dissi--potete svolgere un'indagine sul mio conto e scoprire tutto quello che volete. Non sarà difficile. --Lo so--rispose il signor Lippincott.--Questo sarebbe un modo per ottenere quello che voglio. E un'utile precauzione. Ma in realtà, Mike, preferisco sapere tutto quello che m'interessa direttamente dalla vostra bocca. Una delle cose che mi interessano, ad esempio, è la storia della vostra vita. Naturalmente la sua richiesta non mi andò. E senza dubbio lui se ne rese conto. Non sarebbe andata a nessuno nella mia posizione. E una seconda natura, nell' uomo, cercare di apparire nella luce migliore. Ed io avevo sempre tentato di farlo, dalle elementari in su, vantandomi delle mie awenture, colorando lievemente la realtà, aumentando leggermente le dosi. E non mi vergogno. Penso che sia naturale. Si è costretti a farlo, se si vuole andare avanti nella vita. Se non siamo noi a parlare bene di noi stessi, chi volete che lo faccia? In ge nere, la gente accetta un individuo per quello che appare, e certo io non vorrei essere come quel personaggio di Dickens, quello che ho visto in televisione. Mi ha fatto molta pena. Si chiamava Uriah-non-so-come e non faceva altro che starsene con la testa china, umile e ser vizievole, anche se in realtà nascondeva molti progeffi,dietro quell'apparente umiltà. Io, invece, sono sempre stato pronto a vantarmi di me stesso, coi miei amici, e a presentarmi nella luce migliore quando si trattava di cercare un nuovo lavoro. Dopo tutto, in noi c'è sempre un lato migliore e un lato peggiore, ed è inutile mostrare quello peggiore, magari insistendoci su. No, io sono sempre riuscito a farmi valere. Non è difficile: basta descrivere le proprie attività con un pizzico di fantasia. Ma ora mi rendevo conto che col signor Lippincott non potevo farlo. Quando avevo detto che poteva svolgere un'indagine sul mio conto, lui aveva assunto un'aria di superiorità, ma niente mi assicurava che invece non la svolgesse. Perciò gli spiattellai la verità senza nessun tentativo di edulcorarla. Inizi squallidi, un padre ubriacone ma una buona madre, che aveva faticato sodo per darmi un'educazione. Non feci un segreto neanche della mia irrequietezza ed ammisi di aver cambiato un lavoro dopo l'altro. Il signor Lippincott era un ottimo ascoltatore. Incoraggiante, se capite cosa voglio dire. Di tanto in tanto, però, mi accorgevo di quanto era astuto. Una domanda lasciata cadere qua, un commento buttato là. Sperando che, nella foga del discorso, ammettessi o negassi qualcosa. Sl, avevo proprio la sensazione che facevo meglio a stare molto attento, con quel tipo. E dopo dieci minuti, quando si appoggiò allo schienale della poltrona, e l'inquisizione ebbe termine, tirai il fiato. L'ho definita inquisizione, ma in un certo senso non fu niente del genere, almeno formalmente. --Avete un atteggiamenta awenturoso nei confronff della vita, signor Rogers... Michael. Ed è una cosa positiva. Ditemi qualcosa di più sulla casa che voi ed Ellie avete deciso di costruire. --E dalle parti di Market Chadwell. --Sl, questo lo so. Sono già andato a dare un'occhiata alla proprietà. Ci sono andato ieri, per essere esatto. Questo mi sorprese e nello stesso tempo mi dimostrò che l'awocato Lippincott era un individuo subdolo, capace di fare cose che era impossibile prevedere. --E un bel posto--dissi, sulla di~ensiva.--E la casa che costruiremo sarà stupenda. L'architetto si chiama Santonix. Rudolf Santoni~. Non so se ne avete mai sentito parlare, ma... --Oh, sl--fece il signor Lippincott.--E un architetto molto conosciuto. --Credo che abbia lavorato anche negli Stati Uniti. --Sl. Un architetto geniale, di grande talento. Sfortunatamente, però, credo che la sua salute lasci molto a desiderare. --Lui è convinto di morire presto, ma io non ci credo. Sono certo che lo cureranno e che guarirà. I medici... be', sapete quante stupidaggini dicono. --Spero che il vostro ottimismo sia giustificato. Siete ottimista, vero? --Sono molto affezionato a Santoni~. --Mi auguro che tutti i vostri desideri possano awerarsi. Comunque, voi ed Ellie avete fatto un ottimo affare, acquistando quella proprietà. Veramente ottimo. Pensai che era stato gentile, a usare il voi, evitando di sottolineare il fatto che in realtà era stata Ellie a fare l'acquisto. --Ho parlato col signor Crawford... --Crawford?--chiesi, perplessd. --Il signor Crawford, dello studio Reece Crawford, uno dei migliori studi legali inglesi. E stato il signor Crawford a perfezionare l'acquisto della proprie tà a un prezzo così basso. Devo confessarvi che sono rimasto stupito, quando ho sentito quanto poco l'ha paga ta. Si dà il caso che sia al corrente dei prezzi dei terreni in questo paese, e la proprietà che avete acquistato è stata venduta veramente per un tozzo di pane. Chissà se sapete come mai è venuta via per cosi poco? Il signor Crawford non ha voluto dirmelo. Anzi, mi è sembrato piuttosto imbarazzato, quando gliel'ho chiesto. --Ve lo dico io!--esclamai.--Una sciocchezza. Dicono che la casa è maledetta. --Scusate, Michael, ma volete ripetere? Non credo di aver capito bene. --Dicono che la casa è maledetta. Sembra che gli zingari, quando vennero cacciati dalla proprietà, abbiano lanciato una maledizione su quel posto. Infatti, local mente, viene chiamato Campo degli Zingari. --Ah, una leggenda. --Sl. Piuttosto confusa, però. Non so fino a che punto sia stata inventata dalla gente e fino a che punto sia vera. Molto tempo fa fu assassinato qualcuno, in quella casa. La solita storia del triangolo familiare: il marito sorprese la moglie con l'amante, li ammazzò e poi si suicidò. O almeno, cosl dicono. Altri hanno una versione diversa. Credo proprio che nessuno sappia con esattezza che cosa accadde, comunque. Sono passati troppi anni. Da allora la casa ha cambiato proprietario quattro o cinque volte. Nessuno si è mai fermato molto, però. --Ah!--esclamò il signor Lippincott, interessato.-Una storia degna della fantasia inglese.--Mi fissò stranamente.--E voi ed Ellie non avete paura della maledizione?--Lo disse in tono leggero, con un sorriso. --Neanche per sogno--dichiarai.--Né io né Ellie crediamo a certe stupidaggini. Anzi, siamo ben lieti che dicano che la casa è maledetta. Per questo siamo riusciti ad averla per cosl poco. A questo punto, mi resi conto di una cosa: con tutti i soldi che aveva Ellie, con tutte le sue proprietà e i suoi investimenti, per lei aveva senza dubbio ben poca importanza che la casa fosse venuta via per un tozzo di pane. Con ogni probabilità sarebbe stata disposta a pagarla anche un piccolo patrimonio, pur di averla. Poi pensai che mi sbagliavo. Dopo tutto, il nonno di Ellie era stato uno scaricatore di porto salito con le sue sole forze al rango di milionario. E tutti quei tipi erano sempre ben lieti di comprare a poco e di vendere a molto. --Neanch'io sono superstizioso--disse il signor Lippincott.--E la vista che si gode dalla vostra casa è stupenda.--Esitò.--Spero solo che quando ci andrete a vivere, Ellie non senta parlare troppo di questa storia della maledizione. --La proteggerò il più possibile--promisi.--Non credo che qualcuno avrà il coraggio di dirle niente. --La gente di paese si diverte a ripetere storie del genere--fece lui.--Ed Ellie non è forte come voi. Non dimenticatelo, Michael. Si lascia influenzare facilmente. Anche se solo da un certo tipo di persone. Il che mi fa pensare...--S'interruppe, senza dire quello che aveva in mente. Lasciò passare qualche secondo, picchiettan do le dita sul bracciolo della poltrona, poi riprese:-Devo parlarvi di una questione piuttosto delicata, Michael. Poco fa, avete detto che non avete ancora conosciuto Greta Andersen. --Infatti non l'ho ancora conosciuta. --Strano. Molto strano. --Perché?--Lo guardai interrogativamente. --Avrei giurato che l'incontro fosse già awenuto.-Aveva un'espressione intenta.--Che cosa sapete di lei? --So solo che è con Ellie da qualche anno. --E con Ellie fin da quando Ellie aveva diciassette anni. Ha occupato un posto di responsabilità ed ha avuto tutta la nostra fiducia. Agli inizi, venne negli Stati Uniti come segretaria e dama di compagnia. Una specie di seconda madre per Ellie, insomrna. Tanto più che la sua vera seconda madre, la signora van Stu~wesant, era sempre in giro per il mondo e non si curava molto di lei. --Lo disse con tono particolarmente tagliente.--Greta Andersen è di buona famiglia, per metà tedesca e per metà svedese, e ha delle ottime referenze. Ellie le è molto affezionata. --Sl, questo l'ho capito. --Scusatemi se lo dico, ma in un certo senso Ellie le è fin troppo affezionata. --Un paio di volte l'ho pensato anch'io, che le fosse troppo affezionata. Greta qua, Greta là. Be'... mi rendo conto che non dovrei preoccuparmene, ma di tanto in tanto mi dà sui nervi. --E malgrado questo, Ellie non ha espresso il desiderio che voi due vi conosceste? --Be', non esattamente. Una volta o due l'ha suggerito, ma senza insistere troppo. Eravamo troppo presi dal nostro amore. Ed io...-be', non so perché ma non avevo nessuna voglia di conoscere questa Greta. Non volevo dividere Ellie con nessuno. --Capisco. Sl, capisco. Ed Ellie non ha lanciato l' idea di voler Greta come testimone alle vostre nozze? --Sl, certo che l'ha lanciata. --Ma... ma voi non avete voluto. Perché? --Non lo so. Sinceramente, non lo so. Avevo la sensazione che questa Greta, questa donna che non avevo mai incontrato, fosse un po' troppo invadente. Avevo la sensazione che la vita di Ellie fosse completamente nelle sue mani. Sapete, è stata lei a organizzare tutta la storia delle cartoline e delle lettere da spedire alla famiglia di Ellie. Ha perfino o~rganizzato tutto un finto itinerario, che ha comunicato a voi, negli Stati Uniti. Insomma, mi pareva che Ellie dipendesse un po' troppo da Greta e che Greta la manovrasse come voleva. Ellie era un po' troppo disposta a fare tutto quello che Greta voleva che facesse. Non... scusatemi, signor Lippincott, non dovrei dire tutto questo... Ma credo di essere stato geloso di Greta. E quando Ellie ha proposto di farla assistere alle nostre nozze mi sono opposto, le ho detto che volevo restare solo con lei, che Greta non c'entrava un accidenti. E cosl abbiamo preso come testimoni due individui trovati per caso. Mi rendo conto di essere stato egoista a impedire a Ellie di chiamare Greta, ma volevo mia moglie tutta per me. --Capisco. Sl, capisco. E penso che siate stato saggio, Mike. --Neanche a voi piace Greta--dissi, sorpreso. --Come fate a usare il termine neanche, Mike? In fondo, voi non la conoscete. --No, non la conosco. Ma quando si sente parlare spesso di una persona, ci si forrna un'idea su di lei, si esprime un giudizio. E comunque, da parte mia c'era una forma di gelosia. Ma a voi, perché non piace questa Greta? --Michael, lo dico senza alwn pregiudizio, e lo dico a voi perché siete il marito di Ellie e perché la felicità di quella ragazza mi sta molto a cuore. Ho la sensazione che Greta abbia un'influenza negativa su Ellie. Fa tutto quello che wole, ed Ellie è incapace di dirle di no. --Pensate che tenterà di creare dei malintesi tra me e mia moglie? --Non credo di avere il diritto di dire niente del genere. Rimase a fissarmi per qualche istante, sbattendo le palpebre. Sembrava una vecchia tartaruga rugosa. A questo punto, non seppi più che dire. Fu lui a rompere il silenzio, scegliendo le parole con molta cura. --Ellie ha mai suggerito che Greta venisse a vivere con voi? --Non ci verrà, se potrò evitarlo. --Ah, è cosl che la pensate. Molto bene. Ma questo significa che l'idea è stata avanzata. --Sl, Ellie ha detto qualcosa del genere. Ma siamo appena sposati, signor Lippincott. E vogliamo la nostra casa tutta per noi. Naturalmente Greta verrà a trovarci, di tanto in tanto. Questo non potrò impedirlo. E naturale. --Appunto, naturale. Vi rendete conto, vero, che per Greta non sarà facile trovare un altro lavoro? Voglio dire, non si tratterà di ciò che Ellie pensa di lei, ma del giudizio che esprimeranno le persone che l'hanno assunta e che le hanno concesso la loro fiducia. --Se non mi sbaglio, state dicendo che né voi né la signora van-come-si-chiama siete disposti a raccomandarla per un lavoro dello stesso tipo. --Appunto. In tutta onestà, non potremmo darle delle buone referenze. --E di conseguenza, pensate che Greta finirà col venire a vivere con noi. --Non voglio creare troppi pregiudizi contro di lei. Dopo tutto, si tratta solo di una mia presa di posizione personalissima, anche se basata su azioni che Greta ha fatto e che non mi sono piaciute. D'altra parte, Ellie è molto buona e resterà sconvolta al pensiero di aver intralciato in qualche modo l'awenire di Greta. E probabilmente insisterà perché Greta venga a vivere con voi. --Non credo che Ellie insisterà--mormorai. Ma lo dissi con voce lievemente preoccupata, e credo che Lippincott lo notò.--Ma non potremmo. . . Cioè, Ellie non potrebbe passarle una pensione? . --Be', non la metterei esattamente così--disse Lippincott, abbozzando un sorriso.--Esistono delle leggi ben precise sull'età delle persone da considerare in pensione, e Greta è una donna giovane. Giovane e molto bella. Bellissima, anzi--aggiunse, con disapprovazione.--E con un grande ascendente sugli uomini. --Allora forse si sposerà--dissi.--Se è tanto bella e tanto attraente, come mai non ha già trovato marito? --Credo che ci siano stati numerosi pretendenti, ma lei non li ha mai presi in considerazione. Comunque, il vostro suggerimento di poco fa può essere attuato senza urtare la suscettibilità di nessuno. Sarebbe del tutto naturale che Ellie, ora che ha raggiunto la maggiore età e che si è potuta sposare solo grazie all'aiuto di Greta, volesse dimostrare la sua gratitudine alla sua amica e le destinasse una certa somma di denaro.--Il signor Lippincott aveva parlato con voce acida come un limone. --Bene!--esclamai allegramente.--Allora è tutto risolto. --Non lo so--mormorò lui.--Mi meraviglierebbe molto, se Greta non accettasse il denaro. Ma questo non toglierà che lei ed Ellie resteranno amiche. --Pensate... Che cosa pensate? --Vorrei che Greta non avesse più alcuna influenza su Ellie--rispose, alzandosi.--Spero che mi aiuterete in questo senso. --Potete giurarci! La cosa che meno desidero al mondo è di avere Greta continuamente tra i piedi. --Potreste cambiare idea, quando la vedrete--ribatté il signor Lippincott. --Non credo. Le donne autoritarie non mi sono mai piaciute, per quanto belle ed efficienti possano essere. --Grazie per avermi ascoltato con tanta pazienza, Michael. Spero che mi concederete il piacere di cenare con me, voi ed Ellie. Martedi sera va bene? Allora saranno già arrivati anche la signora van Stuyvesant e Frank Barton. --Dovrò conoscerli, immagino. --Oh, si. Credo proprio che sia inevitabile.--Mi sorrise, e questa volta il suo sorriso mi parve più sincero di quanto lo fosse stato prima.--Non dovete prendervela troppo. Con ogni probabilità Cora sarà piuttosto rude, con voi. Frank, invece, si limiterà a fare qualche gaffe. Per il momento, Reuben non potrà venire in Inghilterra. Non sapevo chi fosse questo Reuben... Forse un altro parente. Andai alla porta di comunicazione e l'aprii.--Vieni, Ellie--dissi.--L'interrogatorio è finito Ellie entrò in fretta nel soggiorno, spostò lo sguardo da Lippincott a me, poi si avvicinò a Lippin~cott e lo baCi0 sulie guance. --Caro zio Andrew--mormorò.--Vedo che seistato gentile con Mike. --Be', tesoro, se non fossi stato gentile con tuo marito, con ogni probabilità avresti deciso di rinunciare ai miei servizi. Ed invece io voglio continuare ad avere il diritto di darvi dei consigli. Siete cosi giovani, tutti e due! --Ti ascolteremo sempre, zio Andrew--disse Ellie. --Ora, tesoro, se non ti dispiace vorrei fare due chiacchiere con te. --Ho capito, me ne vado--dissi, e mi ritirai in camera da letto. Chiusi ostentatamente le doppie porte, ma una volta in camera da letto riaprii piano la prima. Non avevo ricevuto l'educazione raffinata di Ellie e morivo dalla vo~ia di sentire fino a che punto il signor Lippincott sapeva essere ipocrita. Ma rimasi deluso. Lippincott si limita a dare un paio di consigli a Ellie e fece un elenco succinto di tutte le difficoltà che sarei stato costretto ad af frontare come marito povero di una moglie ricca. Poi passa alla questione Greta e le disse che bisognava prowedere a liquidarla con una cifra sostanziosa. Ellie acconsenti immediatamente e ammise di averci già pensato. Alla fine, Lippincott le consigliò di dare del denaro anche a Cora van Stuyvesant. --Non c'è una sola ragione al mondo perché tu debba farlo--disse.--Cora è sistemata fin troppo bene, con tutti gli alimenti che ha incassato dai suoi sette mariti. E poi, come sai riceve anche una specie di assegno mensile detratto dal patrimonio di tuo nonno. Non è una cifra molto alta, ma è pur sempre qualcosa. --Nonostante questo, però, pensi che debba darle ugualmente una specie di contentino. Giusto? --Si. Ricordati, pera, che non hai nessun obbligo né morale ne legale di farlo. Penso solo che se le passerai dei quattrini, lei sarà meno noiosa nei tuoi confronti e ~non ti stuzzicherà troppo per il tuo matrimonio. Potresti ~aumentarle la cifra mcnsile che percepisce, riservandoti ~il diritto di revocare la cosa quando più ti piacerà. Se Cora saprà che per conservarsi quest'aumento di reddito mensile dovrà tenere la lingua a posto tanto sul tuo ~conto quanto su quello di Michael, starà molto attenta a come parlerà. Altrimenti, col veleno di cui è prowista, ti renderà la vita impossibile e diffonderà chissà quali chiacchiere su voi due. --Cora mi ha sempre odiata--disse Ellie.--Questo lo so.--E poi, con voce ansiosa:--Michael ti piace, vero, zio Andrew? --E un giovanotto estremamente attraente--rispose il signor Lippincott.--Capisco benissimo come tu sia arrivata a sposarlo. Non potevo aspettarmi di meglio. Non ero certo il ti ~po che poteva piacere al signor Lippincott, e lo sapevo. ~Chiusi la porta senza far rumore, e dopo un paio di mi n uti Ellie venne a chiamarmi. Eravamo sulla soglia del soggiorno a salutare il signor Lippincott, quando arrivò un fattorino con un telegram~ma. Ellie l'apri ed emise un'esclamazione di gioia. --E di Greta--esclama.--Arriva a Londra stasera 1e verrà a trovarci domani. Che bellezza!--Guarda me e Lippincott.--Non è una bellezza? e Vide due facce acide e senti due voci che dicevano, la prima:--Si, certo, mia cara.--E la seconda:--Altro che! L'indomani mattina andai a fare delle spese e tornai in albergo più tardi del previsto. Trovai Ellie seduta nel salone dell'albergo, al pianterreno, con davanti una donna bionda. Greta. Chiacchieravano fitto fitto, ridendo. Non sono mai stato molto abile nel descrivere la gente, ma tentera di descrivere Greta. Tanto per cominciare, è impossibile negare che fosse molto bella. L'aveva ammesso perfino il signor Lippincott, anche se con una certa riluttanza. Dire che una donna è bella non significa necessariamente ammirarla. E non credo proprio che il signor Lippincott l'ammirasse. Sta di fatto, però, che quando Greta entrava in un ristorante, o in un bar, o in un qualunque locale pubblico, tutti gli uomini si voltavano a guardarla. Era il tipo di bellezza nordica dai ca pelli color grano maturo, raccolti alla sommità della testa come usava quell'anno, e non sciolti sulle spalle come usa ora. Sembrava esattamente quella che era: un incrocio di sangue tedesco e svedese. Sarebbe bastato un paio di ali, e si sarebbe trasformata in una valchiria. Ammettiamolo: era splendida, con quegli occhi azzurro chiaro e la pelle candida. Mi avvicinai a Greta e a Ellie e le salutai con voce che tentai di far suonare cordiale, spontanea. Devo ammettere che mi sentivo piuttosto imbarazzato. Non sona mai stato molto abile nel recitare la parte del disinvolto. Ellie disse subito: --Mike, finalmente posso presentarti Greta. Risposi, cercando di fare lo spiritoso ma non riuscendoci del tutto: --Ed io, finalmente, posso conoscerla. Ellie ribatté:--Come ben sai, se non fosse stato pe Greta non saremmo mai riusciti a sposarci. --Non esagerare. In un modo o nell'altro ci saremma riusciti ugualmente. --Non è vero, perché la mia famiglia ci sarebbe cala ta addosso con la grazia di un branco d'elefanti. E ti assicuro che sarebbero riusciti a mandare tutto quanto a monte. Ma dimmi una cosa, Greta, sono stati molto cattivi, con te? Non mi hai mai scritto niente e ti confesso che ero molto preoccupata. --Non mi è neanche passato per la mente di disturbarvi con certe sciocchezze. Eravate in luna di miele e dovevate pensare solo a voi stessi. --Ma sono stati cattivi? --Naturalmente. Che altro ti aspettavi? Ma ero pre parata a sostenere il loro assalto. --Che cos'hanno fatto? Che cos'hanno detto? --Tutto quello che hanno potuto--esclamò Greta allegramente.--E naturalmente hanno cominciato col ~licenziamento in tronco. --Sl, temo che fosse inevitabile. Ma tu come hai rea ~gito? Dopo tutto, non possono rifiutarsi di darti dellereferenze. --Sl che possono. Mettiti nei loro panni: dal loro rJ~ ~punto di vista, ho approfittato vergognosamente della ~fiducia che mi avevano concesso.--Dopo un po', ag,~`~giunse:--Devo ammettere che ne ho approfittato con ~molta gioia. ~í _ Ma ora che cosa farai? --Ho già un lavoro che mi aspetta. --A New York? ~;~ --No. Qui a Londra. Come segretaria. `/~ --Ma sei soddisfatta? --Ellie, tesoro, come potrei non esserlo, con quel ~ricco assegno che mi hai mandato in previsione dell'an~dirivieni frenetico che mi avrebbero creato i tuoi cari ~parenti? Greta parlava l'inglese quasi alla perfezione, con un ~lievissimo accento esotico, ma usava molte frasi fatte che spesso non erano costruite nel modo giusto e non c entravano con quello che diceva. --Ho viaggiato parecchio, mi sono sistemata a Londra e ho fatto un sacco di acquisti. --Anche io e Mike abbiamo comprato parecchia ro ~ba--disse Ellie, sorridendo al ricordo. Era vero. Durante i nostri spostamenti sul continenteavevamo fatto spese in lungo e in largo. Ed era stato ~meraviglioso avere dollari a sufficienza per comprare tutto quello che ci passava per la mente. Sete e broccati italiani per la nostra casa. Quadri francesi che avevamo pagato un occhio della testa. Mi si era aperto davanti agli occhi un mondo favoloso, del quale non avevo neppure sospettato l'esistenza e che ora sarebbe stato il mio mondo. --Avete l'aria completamente felice, tutti e due-disse Greta. --Non hai ancora visto la nostra casa--esclamò Ellie.--Sarà meravigliosa. Sarà il nostro sogno che si realizza, vero, Mike? --L'ho vista, invece--ribatté Greta.--La prima volta che sono venuta in Inghilterra ho noleggiato una macchina e mi sono fatta portare là. --Be'?--chiese Ellie. Anch'io chiesi:--Be'? --Be'...--fece Greta, pensandoci sopra. Poi scosse la testa da una parte all'altra. Ellie assunse un'aria sconvolta, come se fosse stata ferita a morte. Ma io non ci cascai. Mi accorsi subito che Greta si divertiva a tenerci sulla corda. Se per un attimo pensai che il suo modo di divertirsi non era certo molto intelligente, il pensiero non fece a tempo a mettere radici, perché Greta esplose in una risata, una lunga risata musicale che fece voltare molte teste dalla nostra parte. --Avreste dovuto vedervi allo specchio--esclamò. --Soprattutto tu, Ellie. Via, volevo solo prendervi in giro. La casa è stupenda, ti dico. E quell'uomo è un genio. --Sl, è veramente un uomo straordinario--esclamai.--Vedrete, quando l'avrete conosciuto. --Ma l'ho conosciuto!--disse Greta.--Era là, quando sono arrivata. Si, è una persona eccezionale. Fa un po' di paura, però. Non credete? --Paura?--chiesi.--In che senso? --Non lo so. E come se scrutasse dentro di noi e .. vedesse cose che neppure noi sappiamo di nascondere. Mette a disagio.--Dopo un po' aggiunse:--Mi è sembrato molto malato. --Si. Lo è. Molto malato. --Peccato. Ma che cos'ha di preciso? Tubercolosi? --No, non credo che si tratti di tubercolosi--risposi. --Mi pare d'aver capito che si tratta di una malattia del sangue. --Oh, vedo. Ma al giorno d'oggi i medici fanno miracoli... Ammesso che prima non uccidano'il paziente mentre tentano di guarirlo. Ma non pensiamo a queste tristezze. Pensiamo alla casa. Quando sarà finita? --Presto, spero. I lavori procedono a una velocità incredibile. Non avrei mai pensato che si potesse costruire una casa tanto in fretta. --Be', è tutta questione di denaro--disse Greta.- Quando il denaro abbonda, l'impossibile diventa possibile. Ellie, scommetto che non ti rendi conto di quanto sia meraviglioso avere tutti i quattrini che hai. Io invece me ne rendevo conto. Eccome! Stavo imparando alla svelta. In poche settimane, grazie al mio matrimonio, ero entrato in un mondo completamente diverso da quello che conoscevo, in un mondo completamente diverso anche da quello che si immagina considerandolo dal di fuori. In vita mia, il massimo della fortuna era stàto azzeccare un cavallo giusto, magari un outsider. E avere un malloppo piovuto dal cielo da spendere e spandere allegramente, nelle cose più impensate. Per poi restare senza il becco d'un quattrino. Ma il mondo di Ellie era diverso. Non certo simile a quello che avevo immaginato, fatto solo di lusso e di orpelli. Non si trattava solo di bagni imperiali, di case enormi, di lampadine in ogni angolo, di pasti più abbondanti e di macchine più veloci. Non si trattava solo di spendere quattrini su larga scala tanto per dimostrare agli altri che si era ricchi. In realtà, era un mondo stranamente semplice. Di una semplicità che si acquistava solo dopo aver superato lo stadio dello spreco di denaro fine a se stesso. Allora non si desiderano più tre yacht, o quattro macchine. Né si possono mangiare più di tre pasti al giorno. E se si compra un quadro veramente bello, ci si accontenta di avere solo quello in una stanza. Qualunque cosa si abbia è la migliore del suo genere, e non perché è la migliore, ma perché si è portati istintivamente a desiderare proprio quella. Non accade mai di doversi dire: No, questo non posso permettermelo. E così si arriva a un'estrema semplicità. E si comincia a desiderare il bello solo perché è bello, e non perché è costoso. Ricordo che a Venezia avevamo deciso di acquistare un quadro impressionista, un Cézanne. Ci avevo messo parecchio a imparare il nome, perché continuavo a scambiarlo con quello di un direttore d'orchestra ungherese. Sta di fatto che mentre passeggiavamo per le strade di Venezia, Ellie si fermò a guardare dei pittori che stavano dipingendo lungo una calle. Quadri orribili, destinati ai turisti, e tutti simili l'uno all'altro. Ritratti raffiguranti donne bionde dalla bocca piena di denti enormi e con i lunghi capelli sciolti sulle spalle. Poi Ellie vide un quadretto piccolissimo e lo comprò: rappresentava lo scorcio di un canale. L'uomo che l'aveva dipinto provò simpatia per noi e ce lo vendette per sei sterline. Lo strano era che ero sicuro che Ellie provasse per il quadretto da sei sterline la stessa attrazione che provava per il Cézanne. Era accaduta una cosa del genere anche a Parigi. All' improvviso, Ellie aveva detto: --Compriamo un filoncino di pane fresco e mangiamolo col burro e con un po' di quel formaggio awolto nelle foglie... pensa come dev'essere squisito! E cosl avevamo comprato il pane, il burro e il formag gio, ed Ellie li aveva gustati più di quanto non avesse gustato la cena della sera prima in un ristorante di lusso, una cena che ci era costata venti sterline. Da principio non ero riuscito a capire, ma poi avevo imparato. E la cosa più strana era che ora mi rendevo conto che essere sposato con Ellie non significava solo passatempi e allegria. Dovevo imparare a comportarmi in un certo modo, a entrare nei ristoranti, a ordinare il pranzo, a dare la mancia ai camerieri. Chissà perché, io ero portato a , dare mance troppo abbondanti. Poi bisogna imparare quali vini vanno bene con certi cibi e quali no. E dovevo fare tutto da solo, osservando gli altri. Non potevo chie derlo a Ellie, perché era una delle cose che non avrebbe capito. Avrebbe risposto:--Mike, tesoro, ordina quello che preferisci. Che cosa vuoi che gliene importi, al cameriere, se con la bistecca bevi un vino piuKosto che un altro? Non aveva importanza, per lei, perché era cresciuta D~ in mezzo a quelle cose e sapeva esattamente che cosa voleva. Ma aveva molta importanza per me. Mi rendevo conto di complicarmi la vita, ma non potevo farne a meno. Lo stesso accadeva con gli abiti. In questo campo, però, Ellie era più disposta a darmi una mano, perché era un problema che capiva maggiormente. Mi accompagnava nei posti giusti e mi consigliava di lasciar fare al sarto. Naturalmente, ancora non ero all'altezza d'ella situazione, né come comportamento né come apparenza, cominciavo a non preoccuparmene più. Se ero cambiato tanto da superare l'esame di un uomo come il vecchio Lippincott, con ogn~probabilità me la sarei cavata bene anche con la matrigna e con gli zii di Ellie. E poi, per quanto riguardava il futuro non aveva nessuna importanza. Una volta finita la casa, saremmo andati ad abitare là e avremmo vissuto lontani da tutti. Sarebbe stato il nostro regno. Guardai Greta, seduta di fronte a me. Mi chiesi che cosa ne pensasse in realtà della nostra casa. Comunque, a me piaceva. Mi soddisfaceva completamente. C'era anche una stradicciola che, attraverso gli alberi, scendeva giù fino a un'insenatura della spiaggia. Un'insenatura tutta nostra, invisibile dalla strada. Sarebbe stato stupendo tuffarsi dalle rocce. Mille volte meglio di una spiaggia di lusso cosparsa di corpi sudati. Non desideravo tutte le cose insensate che possono permettersi i ricchi. Desideravo... ed ecco che i miei sogni riprendevano corpo... Desideravo una casa stupenda e una donna stupenda al mio fianco. Una casa diversa da tutte le altre. E volevo che la casa fosse piena di cose belle. Cose che appartenevano a me. Tutto sarebbe stato mio. --Sta pensando alla nostra casa--disse Ellie. A quanto pareva, mi aveva chiesto per due volte se volevo andare in sala da pranzo e io`non avevo risposto. La guardai con tenerezza. Quella sera, mentre ci vestivamo per uscire a cena, Ellie mi chiese, quasi timidamente:--Mike... Greta ti piace, vero? --Certo che mi piace. --Se non ti piacesse ne soffrirei terribilmente. --Mi piace, ti dico!--protestai.--Perché pensi il contrario? --Non lo so. Forse dipende dal fatto che non la guardi quasi mai in faccia, neanche qua~do le rivolgi la parola. --Be', sai... M'innervosisce. --Greta t'innervosisce? --Sì. Mi mette un po' di soggezione. Aggiunsi che secondo me sarebbe bastato metterle un paio di ali per farla sembrare una valchiria. --Non sarebbe rigida come le valchirie che abbiamo visto a teatro, però!--esclamò Ellie, ridendo. Anch'io scoppiai in una risata. Poi dissi:--Per te è tutto facile perché la conosci da anni. Per me è un po'... Be', è mol- ' to efficiente, pratica e raffinata.--M'invischiai in un~ sacco di parole che non sembravano quelle giuste. _; Mi. mi cPntn i-^~ svantaeQio di frnnte P~ ltei. --Oh, Mikel--Ellie assunse un'espressione colpe- ~ vole.--Lo so, io e Greta abbiamo parlato di un sacco ~ ~, di persone che tu non conosci. E poi abbiamo dissotterrato i ricordi, i vecchi scherzi... Mi rendo conto che non è stato il modo migliore per metterti a tuo agio. Ma vedrai che farete amicizia. A lei piaci. Le piaci molto, anzi.Me l'ha detto questo pomeriggio. --Stammi a sentire, Ellie: te l'avrebbe detto comunque. --Oh, no, neanche per sogno. Greta è molto sincera. L'hai sentita, no? Hai sentito quante cose ha spiattellato, oggi? Sì, era vero, durante la colazione Greta non aveva certo misurato le parole. A un certo punto, rivolta a me più che a Ellie, aveva detto: ~ --Scommetto che avete trovato strano il fatto che io aiutassi Ellie a incontrarsi con voi, quando ancora non vi conoscevo. Ma ero fuori di me... Fuori di me per la vita che la costringevano a fare. La tenevano prigioniera dei suoi quattrini e delle vecchie tradizioni ammuffite. Ellie non aveva mai potuto andare dove voleva, sce gliersi gli amici che preferiva, divertirsi. Avrebbe volut~ ribellarsi, ma non sapeva come. E così... Be', lo ammet to, sono stata io a spingerla alla rivolta. Le ho consiglia to di fare un viaggio in Inghilterra, con la scusa di anda re a dare un'occhiata alle sue proprietà. E poi le ho det to che, una volta compiuti i ventun anni, poteva comprarsi una casa qui e dire addio a tutti. --Greta ha sempre delle idee meravigliose--aveva esclamato Ellie.--Ha sempre pensato per me. Che cos'aveva detto, il signor Lippincott? Ha troppa influenza su Ellie. Mi chiesi se era vero. Strano, ma non ne ero convinto. Secondo me, Ellie aveva un punto fermo, dentro di lei, un punto fermo che Greta non ave va scoperto e del quale ignorava l'esistenza. Ellie, neero certo, era disposta ad accettare le idee degli altri solo quando collimavano con le sue. Greta aveva spinto Ellie a ribellarsi, ma Ellie le aveva dato retta solo perché lei stessa sognava la ribellione, e non sapeva come attuarla. Ora che la conoscevo meglio, ero convinto che Ellie fosse una di quelle persone semplici dotate di riserve inaspettate. Così com'ero convinto che sarebbe stata capacissima di puntare i piedi, se l'avesse ritenuto necessario. Solo che era difficile che Ellie ritenesse necessario puntare i piedi. Dio, com'era complicato capire la gente! Perfino Ellie. Perfino Greta. Forse anche mia madre... E quel suo modo di fissarmi con la paura negli occhi. A questo punto mi era venuto in mente il signor Lippincott. Mentre sbucciavo una pesca enorme, avevo detto:--Mi è sembrato che il signor Lippincott l'abbia preso bene, il nostro matrimonio. Ne sono rimasto sorpreso. --Il signor Lippincott è una vecchia volpe--aveva ribattuto Greta. --Ne sei sempre stata convinta--aveva detto Ellie. --Io, invece, lo considero un uomo delizioso. Onesto, sincero e affezionato. --Continua pure a pensarla cosi, se vuoi--aveva detto Greta.--Io non gli affiderei neanche uno spillo, se stesse in me. --Non ti fideresti di zio Andrew?--Ellie era sembrata sbalordita. Greta aveva scosso la testa. --Lo so, lo so. E un pilastro di rispettabilità e di correttezza. E tutto quello che un buon awocato e un buon tutore devono essere. Ellie aveva riso.--Intendi dire che ha approfittato della sua posizione? Non essere sciocca, Greta. n mio patrimonio è controllato da decine di banche, di società e di amministratori. --Può anche darsi che sia onesto come dici tu--aveva ribattuto Greta.--Ma la gente che approfitta della propria posizione è sempre esistita. E, se ne può approfittare, significa che era considerata degna di fiducia. Infatti, la gente non fa che ripetere: Proprio lui! Cosi onesto! Non l'avrei mai pensato! Già, ma o~rnai è troppo tardi. Ellie aveva commentato che secondo lei era più probabile che fosse suo zio Frank a combinare qualcosa di disonesto. Ma a quanto pareva, una possibilità del genere non la preoccupava eccessivamente. --Oh, be', zio Frank ha l'aria del poco di buono-aveva detto Greta.--E questo gli lega le mani, perché la gente è portata a diffidare di lui, malgrado la sua giovialità e la sua bonomia. Comunque, non sarà mai un farabutto su grande scala. --E il fratello di tua madre?--avevo chiesto a Ellie. Non mi raccapezzavo ancora, con tutti quei parenti. --No, è il marito della sorella di mio padre--aveva spiegato Ellie.--La sorella di mio padre l'ha lasciato, ha spósato un altro e poi è morta, sei o sette anni fa. Ma zio Frank è sempre rimasto molto attaccato alla nostra famiglia. --Sono tre--aveva detto Greta, cercando di rendersi utile.--Tre sanguisughe. I veri zii di Ellie sono stati uccisi, uno in Corea e uno in un incidente automobilistico. E cosi, ora le restano una matrigna alquanto devastata dagli anni, zio Frank, che è un simpaticone buono a nulla, e zio Reuben, che Ellie chiama zio, ma che in realtà è solo un cugino. Poi ci sono Andrew Lippincott e Stanford Lloyd. --E chi è questo Stanford Lloyd?--avevo domandato io, sorpreso. --Oh, un'altra specie di amministratore, vero, Ellie? Uno che si occupa di investimenti e di roba del genere. Solo che, quando si hanno i quattrini che ha Ellie, amministrarli non dev'essere molto difficile. Aumentano spontaneamente, senza che nessuno muova un dito. Il g rosso della famiglia è formato dai personaggi che ho detto--aveva concluso Greta.--Credo che dovrete conoscerli molto presto. Verranno a vedere che tipo siete. Io avevo sospirato, guardando Ellie, ma lei aveva detto con tanta dolcezza, sorridendo:--Non preoccuparti, Mike. Poi ripartiranno. Arrivarono veramente, ma nessuno si fermò a lungo. Non quella volta, non durante quella prima visita. Vennero, come aveva detto Greta, per vedere che tipo ero. Li trovai difficili da capire perché erano tutti americani, tipi ai quali non ero abituato. Alcuni erano simpatici. Zio Frank, per esempio. Ero d'accordo con Greta, riguardo a lui. Un poco di buono, ma non su larga scala. Di tipi così ne avevo già incontrati anche in Inghilterra. Era un omone dal ventre prominente e gli occhi segnati da grosse borse livide, che gli davano un'aria dissipata E dissipato doveva esserlo dawero. Aveva un debole per le donne, così come aveva un debole per il soldo facile. Un paio di volte mi chiese dei quattrini in prestito. Non molto: tanto da tirare avanti un paio di giorni. Sono convinto che non lo fece perché aveva bisogno di soldi, ma per prendermi le misure, per vedere se tiravo fuori i quattrini facilmente. E la cosa mi preoccupò, perché non sapevo qual era il modo migliore di comportarmi. Era meglio rifiutare di punto in bianco e fargli capire che ero un avaro, oppure assumere un atteggiamento d'incurante generosità che ero ben lontano dal sentire? Al diavolo zio Frank. Cora, la matrigna di Ellie, fu quella che m'interessò di più. Era una donna sulla quarantina e, malgrado il giudizio di Greta, devo dire che portava bene i suoi anni: aveva i capelli tinti e modi molto raffinati. Con Ellie, poi, fu tutta miele. --Dimentica le lettere che ti ho scritto, Ellie--disse. --Devi ammettere che il tuo matrimonio, cosl improvviso e così segreto, non è stato certo un gesto di fiducia nei miei confronti. Ma mi rendo conto che è stata tutta colpa di Greta, che è dipeso da lei, se ti sei comportata in modo tanto sconsiderato. --Non devi biasimare Greta--rispose Ellie.--Lei non c'entra. Non credevo di sconvolgerti fino a questo punto. Ho pensato semplicemente che fosse meglio evitare storie... --Be', in quanto a questo hai fatto bene, tesoro. I tuoi amministratori erano lividi. Parlo di Stanford Lloyd e di Andrew Lippincott. Temevano che la gente desse la colpa a loro, accusandoli di non essersi sufficientemente presi cura di te. Ma allora non sapevano ancora che tipo fosse Mike. Non lo sapevo neanch'io, che fosse tanto caro.--Mi sorrise, con tanta dolcezza e con tanta falsità. Mai visto un sorriso così ipocrita! Pensai che se mai una donna aveva odiato un uomo, questa donna era Cora che odiava me. Ma tutta la soavità che riversava su Ellie era comprensibile: senza dubbio, Lippincott le aveva detto che Ellie, avendo deciso di vivere in Inghilterra, aveva intenzione di vendere alcune proprietà in America, ma che in compenso le avrebbe aumentato lo stipendio mensile, in modo che lei potesse vivere dove meglio credeva. Nessuno parlava mai del marito di Cora. Immaginai che se ne fosse andato da qualchc altra parte, e che se ne fosse andato in compagnia. Con ogni probabilità, c'era in vista un altro divorzio. Stavolta, però, Cora non ne avrebbe ricavato dei ricchi alimenti. n suo ultimo marito era un uomo molto più giovane di lei, con maggiori attrattive fisiche che economiche. Cora non voleva certo rinunciare alla cifra che Ellie era disposta a passarle mensilmente. Era una donna di gusti molto raffinati. E senza dubbio il vecchio Andrew Lippincott le aveva spiegato che quella cifra poteva es sere sospesa in qualunque momento Ellie avesse deciso di farlo, soprattutto se Cora si fosse messa a sparare a zero contro il marito di Ellie. Il cugino Reuben, o zio Reuben come lo chiamava Ellie, non venne. Scrisse invece un'affettuosa lettera piuttosto vaga, nella quale augurava a Ellie di essere felice e metteva in dubbio che le sarebbe piaciuto vivere in Inghilterra. Se non ti piacerà, cara Ellie, torna negli Stati Uniti. Non pensare che non saremmo contenti di averti di nuovo con noi, perché lo saremo. O almeno, zio Reuben lo sarà. --E molto gentile--dissi a Ellie. --Sì--rispose lei, sopra pensiero, ma non mi parve molto convinta. --Vuoi bene a qualcuno di loro, Ellie?--domandai. --O faccio male a chiedertelo? --Puoi chiedermi quello che vuoi, Mike.--Ma per un paio di minuti non rispose. Alla fine, con una specie di sforzo, decise:--No, non credo di volere veramente bene a nessuno di loro. Forse perché non sono dei veri e propri parenti. Non hanno il mio stesso sangue. Volevo molto bene a mio padre, a quanto ricordo. Era un tipo piuttosto debole, e mio nonno soffriva perché non aveva la mentalità dell'uomo d'affari: mio padre si rifiuta sempre di occuparsi di investimenti e di problemi finanziari. Gli piaceva andare a pesca in Florida, o da qualche altra parte. Poi sposò Cora, ed io non mi attaccai mai a lei... Come d'altra parte lei non si attaccò a me. Di mia madre non ricordo niente. Zio Henry e zio Joe mi erano molto simpatici. Mi divertivano. In un certo senso, mi divertivano più di mio padre. Quest'ultimo era un uomo molto tranquillo, un po' triste. I miei zii, invece, erano pieni di vita. Zio Joe era uno scatenato, uno di quegli scatenati che si godono la vita approfittando dei soldi che hanno. Rimase ucciso in un incidente automobilistico. Zio Henry, invece, morl in guerra. Il nonno era molto malato, all'epoca, e fu un grande colpo, per lui, vedere morire tutti e tre i suoi figli. Cora non gli piaceva, né gli erano molto simpatici tutti i parenti che aveva sparsi per il mondo. Zio Reuben, per esempio. Il nonno diceva sempre che era impossibile prevedere che cosa stesse per combinare. Per questo vincolò il suo patrimonio, prima di morire. Lasciò anche molti soldi a musei e ospedali. In quanto a Cora, ha di che vivere più che lussuosamente. Il nonno si preoccupò tanto di lei quanto del marito di sua figlia, zio Frank. --Ma la maggior parte del suo patrimonio è venuta a te. --Sl. E credo che questo lo preoccupasse un po'. Ha fatto di tutto per affidarlo in mani sicure. --Le mani di zio Andrew e di Stanford Lloyd. Un avvocato e un banchierè. --Si. Non mi considerava capace di amministrarlo da sola. Lo strano è che volle che ne entrassi in possesso a ventun anni, e non a venticinque, come fa la maggior parte della gente. ~orse perché ero una donna. --Questa poi!--esclamai.--Secondo me, dovrebbe essere il contrario. Ellie scosse la testa.--No, il nonno era convinto che gli uomini giovani fossero come puledri selvaggi, facili prede di streghe bionde dagli artigli acuminati. Secondo lui, gli uomini devono avere il tempo di sbizzarrirsi prima di poter mettere la testa a posto. Prima d'imparare a contare quanti ne hanno in tasca, come dite voi inglesi. Ricordo che una volta mi disse: Se una ragazza ha buonsenso, ce l'ha già a ventun anni. Inutile farla aspettare quattro anni di più. Se invece è una svitata, lo sarà per tutta la vita. Disse anche--e a questo punto Ellie mi guardò sorridendo--disse: Non credo che tu sia una svitata. Non sai ancora niente della vita, Ellie, ma hai sufficiente buonsenso per imparare alla svelta. Per imparare soprattutto a capire la gente. Sì, sarai sempre una ragazza con la testa sulle spalle. --Non credo che gli sarei piaciuto--dissi, soprappensiero. Ellie era molto onesta. Non cercava mai di rassicurarmi con delle menzogne pietose. Era sempre estremamente sincera. --No--ammise.--Credo proprio che sarebbe rimasto scandalizzato dalla mia scelta. All'inizio, intendo. Poi ci si sarebbe abituato. --Povera Ellie--dissi all'improvviso. --Perché mi chiami povera Ellie? --Te l'ho già detto una volta, Acordi? --Sì. Dicesti: povera ragazza Acca. E avevi ragio --Questa volta, però, non l'ho detto in quel senso.Non volevo dire che sei povera perché- sei Acca. Volevo dire...--Ci pensai su per un momento, scegliendo le parole.--Volevo dire che hai troppa gente addosso. Gente che vuole qualcosa da te, ma che non ti ama. Anche questo è vero, no? --Sono convinta che zio Andrew mi sia veramente affezionato--mormorò Ellie.--E sempre stato molto buono, con me, molto comprensivo. Gli altA... Be', hai ragione. Gli altA vogliono solo qualcosa. --Vengono solo per chiederti questo e quello, vero? QuattAni in prestito, favoA... Perché tu li tolga dai guai. Ti stanno addosso, addosso, addosso! --E naturale--disse Ellie, tranquilla.--Ma ora l'ho finita con loro. Vengo a vivere in Inghilterra. Non li vedrò molto. Si sbagliava, naturalmente, ma ancora non me n'ero s reso conto. Stanford Lloyd tornò in ~nghilterra da solo, ~is più tardi, portando con sé fasci di carte e di documen~ti ' che Ellie doveva firmare. E le chiese l'autoAzzazione a fare certi investimenti. Le parlò di azioni, di interessi, di fondi da utilizzare. Per me era come se parlasse in greco. Non avrei mai potuto consigliare Ellie, aiutarla. Non avrei neanche potuto impedire a Stanford Lloyd di ingannarla, se l'avesse fatto. Speravo che n~n lo facesse, ma uno come me come poteva esserne certo? In Stanford Lloyd c'era qualcosa di troppo bello per essere vero. Era un banchiere e aveva l'aAa del banchiere. Per quanto non più giovanissimo, era ancora un uomo attraente. Con me era molto educato, ma mi disprezzava profondamente, anche se cercava di non darlo a vedere. --Be'--dissi, quando si fu congedato.--Questo era 3 l'ultimo del gregge. --Non ti sono piaciuti, vero? ~~ --Cora, la tua matAgna, è la sgualdrina più ipocAta che abbia mai conosciuto. Scusami, Ellie. Forse non avrei dovuto dirlo. --Perché no, se è quello che pensi? Tanto più che hai ragione. --Devi esserti sentita molto sola, Ellie. --Sì. Molto sola. Conoscevo ragazze della mia età, frequentavo una scuola molto elegante, ma non mi sono mai sentita libera. Se facevo amicizia con qualcuno, i I miei parenti tentavano di tutto per allontanarmi da questo qualcuno, e per mettermi vicino qualcun altro. Capisci? Tutto era regolato dall'etichetta. Se mi fossi affezionata a una persona tanto da puntare i piedi... Ma non mi è mai capitato. Non c'era nessuno che mi stesse veramente a cuore. Finché non è arrivata Greta. Allora è cambiato tutto. Per la pAma volta in vita mia, ho trovato una persona che mi voleva veramente bene. E stato meraviglioso. n suo viso si addolcì. --Vorrei...--mormorai, mentre mi voltavo verso la finestra. --Che cosa vorresti? --Oh, non so... Vorrei che tu non fossi tanto succube di Greta. Non è bello essere cosl succubi di qualcuno. --Greta non ti piace, Mike--disse lei. --Non è vero--protestai in fretta.--Non è assolutamente vero. Ma devi renderti conto che... che per me è una sconosciuta. Avanti, supponiamo per un attimo che sia geloso di lei. Geloso perché voi due... be', perché voi due siete tanto legate l'una all'altra. --Non devi essere geloso. Greta è l'unica persona che mi abbia voluto bene, che si sia presa cura di me... finché non ho incontrato te, Mike. --Ma ora mi hai incontrato--dissi--e mi hai sposato.--A questo punto mormorai una frase che già le avevo ripetuto molte volte:--E vivremo felici e contenti fino alla fine dei nostA giorni. Sto facendo del mio meglio, anche se mi rendo conto di non Auscirci, per darvi un quadro delle persone che entrarono nella nostra vita. Cioè, che entrarono nella mia vita, perché in quella di Ellie c'erano già. n nostro errore fu di pensare che sarebbero uscite dalla vita di Ellie. Ma non lo fecero. Non avevano nessuna intenzione di farlo. Ma noi ancora non lo sapevamo, allora. Poi ebbe inizio il peAodo inglese della nostra esistenza. La casa era Snita. Ricevemmo un telegramma di Santonix, che ci comunicava la notizia e ci pregava di restare lontani ancora per una settimana. Poi arrivò un secondo telegramma: Venite domani. Prendemmo la macchina e partimmo. ArAvammo quasi al tramonto. Santonix sentì la macchina e uscl per venirci incontro. Si fermò sulla soglia. Quando vidi la casa finita qualcosa mi sobbalzò dentro come se avesse voluto uscirmi dalla pelle. Era la mia casa... Finalmente l'avevo! Strinsi forte il braccio di Ellie. --Vi piacc?--chiese Santonix. --E stupenda--mormorai. Una frase stupida, ma Santonix capì che cosa volevo dire. --Sì, è la più bella che abbia mai costruito... Vi è costata un patAmonio, ma vale fino all'ultimo centesimo che avete speso. Ho superato qualunque preventivo. Vieni, Mike--disse poi.--Prendila in braccio e portala oltre la soglia. E così che si fa quando si entra nella nuova casa con la sposa. Arrossii, poi sollevai Ellie, che era veramente un peso piuma, e la portai oltre la soglia, come aveva suggeAto Ssntonix. Mentre lo facevo, inciampai e barcol~ai leggermente. Santonix si accigliò. --Eccovi qui--esclamò poi.--Sii buono con lei, Mike. Abbine cura. Fa' che non le accada niente di male. Non è capace di badare a se stessa. E convinta di esserlo, ma non lo è. --Perché dovrebbe accadermi qualcosa di male?- chiese Ellie. --Perché questo mondo è cattivo e pieno di gente malvagia--Aspose Santonix.--Ci sono degli esseA malvagi anche attorno a voi, bambina mia. Ne ho visto qualcuno. Sono venuti anche qui. Sono venuti ad annusare l'aria come segugi sulla pista. Come vipere, anzi. Scusate la mia sincerità,.ma qualcuno deve pur dirvele, certe cose. --Non ci infastidiranno più--disse Ellie.--Tornano tutti negli Stati Uniti. --Pua darsi--fece Santonix.--Ma con gli aerei moderni ci vogliono solo poche ore per tornare. Le pOsa le mani sulle spalle. Mani sottili, diafane. Santonix era molto peggiorato, in quei mesi. --Mi occuperei io di voi, se potessi--disse.--Ma come sapete, non è possibile. Mi resta poco tempo. Dovrete badare a voi stessa da sola. --Finitela di fare il chiromante, Santonix--esclamai.--E mostrateci la casa. Ogni millimetro quadrato. E così girammo di stanza in stanza. Alcune camere erana ancora vuote, ma la maggior parte delle cose che avevamo comprato io ed Ellie, quadA, tendaggi e mobili, erano già stati sistemati al loro posto. --Non abbiamo ancora scelto un nome per la nostra casa--esclama Ellie, all'improvviso.--Non possiamo chiamarla la Torre. E un nome Adicolo. Qual era l'altro nome? Quello che mi hai detto una volta?--mi chiese. --Campo degli ZingaA, vero? --Non la chiameremo così--dissi duramente.-Non mi piace. --Nella zona la chiameranno sempre Campo degli ZingaA--dichiara Santoni~. --Perché nella wna abita un sacco di gente idiota e superstiziosa--dissi io. Poi uscimmo sulla terrazza, ci mettemmo a sedere e ammirammo il paesaggio indorato dal sole che calava. Nel frattempo, cercammo un nome per la casa. Si trasforma in una specie di gioco. Cominciammo seAamente, ma a poco a poco saltarono fuori i nomi più strani. Fine del Viaggio, Delizia del Cuore, e nomi da alberghetto da luogo di villeggiatura: Bellavista, Rifugio, I Pini. Poi si fece buio e l'aAa si raffreddò, e noi tornammo in casa. Non abbassammo le tende, ci limitammo a chiudere i vetA. Avevamo portato delle prov viste con noi. Il giorno dopo sarebbe arAvato un nutAto quanto costoso gruppo di domestici. --Con ogni probabilità diranno che la casa è troppo isolata e se ne andranno--disse Ellie. --E voi sarete costretta a raddoppiare gli stipendi, per farli restare--esclamò Santonix. --Siete convinto che tutti abbiano un prezzo, vero? --chiese Ellie. Ma lo disse Adendo. Avevamo portato del paté en cro~te, pane francese e grossi gambeA rossi. Ci sedemmo a tavola e mangiammo, Adendo e chiacchierando. Perfino Santonix sembrava sano e animato, e nei suoi occhi c'era una strana luce eccitata. E poi accadde all'improwiso. Una pietra frantuma i vetA della porta-finestra e venne a cadere sul tavolo. Ruppe anche un bicchiere, e una scheggia ferì Ellie alla guancia. Per un attimo restammo come pietrificati, poi io balzai in piedi, corsi alla portafinestra, l'aprii e uscii sulla terrazza. Non c'era nessuno. Tornai nella stanza. Raccolsi un tovagliolo di carta e asciugai il piccolo Avolo di sangue che scorreva sulla guancia di Ellie. --Ti sei feAta... Ma non è niente, tesoro. Non è niente. Solo un taglietto superficiale. I mie occhi incontrarono quelli di Santonix. --Ma perché l'hanno fatto?--chiese Ellie. Sembrava sbalordita. --Devono essere stati dei ragazzi--dissi.--Sai come sono fatti i giovani teppisti. Probabilmente ci hanno visti seduti a tavola e si sono voluti divertire. Possiamo considerarci fortunati che si siano accontentati di gettare solo una pietra. Avrebbero potuto essere armati di pistole ad aAa o di aggeggi del genere. --Ma perché ci hanno fatto una cosa simile? Perché~ --Non lo so--Asposi.--Per pura idiozia. Ellie balzò in piedi, dicendo:--Mi hanno spaventata. Ho paura. --Domani scopAremo tutto--la rassicurai.--Ancora non sappiamo niente della gente che abita qua attorno. --L'hanno fatto perché noi siamo Acchi e loro poveA?--chiese Ellie. Non lo chiese a me, ma a Santonix, come se lui conoscesse meglio di me la Asposta a quella domanda. --No--disse Santonix, scegliendo le parole.--Non credo che... Ellie lo interruppe. --L'hanno fatto perché ci odiano... Odiano Mike e me. Ma perché mai ci odiano? Forse perché siamo cosl felici? Di nuovo Santonix scosse la testa. --No--esclamò Ellie, come se fosse stata d'accordo con lui.--No, si tratta di qualcos'altro. Di qualcosa che non sappiamo. Campo degli ZingaA. Chiunque abiti qui sarà odiato. Sarà perseguitato. Forse Ausciranno a farci fuggire... Versai un bicchiere di vino e glielo porsi. --Non fare così, Ellie - la supplicai.--Non dire queste cose. Bevi. E stata una cosa orribile, ma scatuA.ta semplicemente dalla mente esaltata di qualche teppista di provincia. --Non lo so...--mormorò Ellie.--Non lo so...-Mi fissò negli occhi.--Mike, qualcuno vuole che ce ne andiamo di qui, che abbandoniamo la casa che abbiamo costruito, la casa che amiamo. --Ma noi non ce ne andremo. Mi prenderò cura di te, non permetterò che ti accada qualcosa. Ellie guardò Santonix. --Voi dovreste saperne di più di noi--disse.--Siete stato qui per tutto il peAodo in cui è stata costruita la casa. Qualcuno vi ha detto qualcosa? Vi ha minacciato? Che so... ad esempio, hanno buttato delle pietre, hanno tentato in qualche modo di impedire che la casa fosse costruita? --Spesso è impossibile distinguere tra realtà e fantasia--mormorò Santonix. --Ma allora ci sono stati degli incidenti! --Ci sono sempre degli incidenti, durante la costruzione di una casa. Niente di seAo o di tragico, comunque. Un operaio è caduto da una scala, un altro si è lasciato cadere una pietra su un piede, un altro si è feAto a una mano con una scheggia e poi gli è venuta l'infezione. --Niente di più? Niente che possa essere stato provocato? --No--disse Santonix.--No! Ve lo giuro! Ellie si voltò verso di me. --Ricordi quella zingara, Mike? Ricordi come si comportò stranamente? Ricordi quanto msistette per convincermi a non tornare più qui? ~; --Te l'ho già detto. E una matta. Le manca qualche rotella. --Abbiamo costruito una casa a Campo degli ZingaA --disse Ellie.--Abbiamo fatto quello che lei non voleva che facessimo. All'improvviso, picchiò il piede per terra.--Non permetterò a nessuno di mandarmi via di qui! Non lo permetterò a nessuno, vi dico! --Nessuno ci manderà via--mormorai.--Saremo felici nella nostra casa. Mi resi conto che le nostre parole erano una specie di sfida al destino. 14 La nostra vita a Campo degli ZingaA cominciò così. Non cercammo un altro nome per la casa. Quella pAma sera ci restò irnpresso nella mente il nome Campo degli ZingaA. --La chiameremo Campo degli Zingari--disse Ellie.--Così impareranno! Sarà una specie di sfida. E il ~~, ma io mi opposi. Dissi che sarebbe stato molto più bello se solo noi due avessimo saputo dell'esistenza del gazebo. Ellie la considerò un' idea romantica ed acconsentì. --Non vorrai che ci venga anche Cora, spero!-esclamai. Ellie rise, scuotendo la testa. In seguito, quando Cora se ne fu andata, salimmo di nuovo fino al gazebo, e durante il Atorno Ellie, che correva allegramente davanti a me, slittando sugli aghi di pino, inciampò contro un tronco caduto e si slogò una caviglia. Chiamammo subito il dottor Shaw, disse che si trattava di una brutta slogatura, ma che se Ellie si fosse Aguardata si sarebbe potuta alzare nel giro di una settimana. A questo punto Ellie dease di chiamare Greta. Ed io non potei oppormi. Non c'era nessuno, in casa, che potesse prendersi veramente cura di lei. La senitù era formata da persone del tutto incapaci di agire di testa loro. E poi, Ellie voleva Greta. E cosi Greta arAvò. ArAvò e naturalmente fu una vera benedizione, per Ellie. Da un certo punto di vista lo fu anche per me. Prese in mano le redini della casa e organizzò tutto nel migliore dei modi. La senitù aveva già dato le dimissioni, con la scusa della solitudine della casa. Ma sono ancor oggi convinto che erano Arnasti sconvolti da Cora. Greta mise un'inserzione su un giornale e trovò quasi subito una coppia di domestici. In quanto a lei, si occupò quasi esclusivamente di Ellie, le curò la caviglia, le raccontò barzellette, le comprò il tipo di libA che prefeAva, la frutta di cui sapeva che andava matta e via discorrendo. . . Tutte cose delle quali io non sapevo assolutamente niente. Ellie e Greta sembravano felici, insieme. Ellie era senza dubbio contenta di avere Greta in casa. E, non so come, Greta non se ne andò più... Ellie mi disse:--Non ti dispiace, vero, se Greta si ferma per un po'? --Risposi:--No. Neanche un po'. --E così bello averla qui! Ci sono delle cose che si possono fare solo tra donne. A lungo andare, ci si annoia, senza un'amica. Giorno per giorno, Greta s'imponeva sempre di più: dava ordini, organizzava l'andamento della casa, guida va i domestia. Finsi di essere contento di averla con noi, ma un giorno, mentre Ellie era sdraiata sul divano col piede appoggiato a un cuscino, e io e Greta eravamo fuori, sulla terrazza, persi le staffe. Non Acordo con esattezza come cominaò. Greta disse qualcosa che mi irAtò ed io Asposi sgarbatamente. Andammo avanti a dircene di tutti i coloA per dieci minuti buoni. Alzammo la voce. Greta non mi rispármiò i colpi bassi, ed io Acambiai con molto calore. Le dissi che era autoAtaAa, invadente, che aveva troppa influenza su Ellie, che non le avrei permesso di fare la padrona con mia moglie. Stavamo urlando, quando Ellie usà improwisamente sulla terrazza. Ci guarda con aAa addolorata. --Scusami, tesoro--dissi.--Scusami. L'accompagnai in casa e l'aiutai a riadagiarsi sul divano. Lei disse: ` Non mi ero resa conto... Non mi ero resa conto che tu soffAssi tanto ad avere Greta qui. Cercai di tranquillizzarla, le dissi che non doveva badare a quello che era successo, che avevo perso semplicemente le staffe e che non sarebbe più accaduto. Le spiegai che mi dava fastidio l'atteggiamento autoAtaAo di Greta e ammisi di essere stato un po' troppo sgarbato. Alla fine, conclusi dicendo che Greta mi era molto simpatica e che la colpa era stata tutta del mio caratteraccio. Sta di fatto che dovetti pregare Greta di restare. La nostra discussione era stata tanto accesa che l'avevano sentita senza dubbio anche i domestici. Quando mi arrabbio, alzo sempre la voce. Quella volta, poi, l'avevo alzata anche più del solito. Greta sembrava preoccuparsi molto della salute di Ellie, e continuava a consigliarle di Aposarsi, di non fare questo o quello. --Non è molto forte--mi disse una volta. --Ellie sta benissimo--Asposi.--E sana come un pesce. --No, Mike, non è vero. E molto delicata. Quando venne il dottor Shaw, Ellie era ormai guaAta. La caviglia era tornata normale, ma il dottore consigliò a Ellie di non stancarsi troppo e, soprattutto, di non camminare su terreno irregolare, almeno per un po'. Approfittai dell'occasione per chiedere al medico, col solito tono dei maAti preoccupati: --Ellie sta bene, vero, dottore? Non è delicata, voglio dire. --Chi dice che è delicata?--n dottor Shaw era un medico all'antica, di quelli che il più delle volte prefeAscono lasciar fare alla Natura.--A quanto mi Asulta, sta benone. Può capitare a chiunque di slogarsi una caviglia. --Non parlavo della caviglia. Temevo che avesse il cuore debole, o qualcosa del genere. Mi guardò di sopra il bordo degli occhiali.--Non fatevi venire in testa certe cose, giovanotto. Com'è che avete pensato una sciocchezza simile? Non mi sembrate il tipo che si preoccupa inutilmente. --E stata la signoAna Andersen a mettermelo in mente. --Ah. La signoAna Andersen. Che cosa volete che ne sappia? E forse laureata in medicina? --Oh, no--risposi. ~*~ --Vostra moglie è una donna molto rAcca--esclamò ~il medico.--Almeno a quanto dice la gente. Ma spesso .tgli inglesi sono portati a credere che tutti gli americani Si j C~siano Acchi. Mia moglie lo è veramente. ~i --Be', allora Acordatevi una cosa. Le donne Acche `~ ~sono le meno fortunate, coi medici. Il più delle volte, i ~miei colleghi le imbottiscono di pastiglie inutili, tanto per farsi pagare la parcella. Eccitanti, tranquillanti, sonnifeA, e chi più ne ha più ne metta. Tutte cose che possono fare solo male. Le donne povere sono molto più sane, perché nessuno si preoccupa della loro salute a .~ questo modo. r ,~ --Infatti, mia moglie prende delle pillole. --Se volete, le faccio una visita di controllo. Se non altro per scoprire che cosa diavolo la costAngono a ingurgitare. Spesso, sono costretto a dire alla gente: Buttate via quelle medicine e andate a fare una passeggiata, piuttosto. PAma di andarsene, parlò con Greta. --Il signor Rogers rni ha chiesto di visitare sua mo ~,~ glie. La signora sta benissimo. L'unica cosa che le consiglio è un po' di movimento all'~Aa aperta. Che medicine ha preso, fino a oggi? --Delle pastiglie per quando è stanca, e delle pillole per quando non Aesce a dormire. Greta e il dottor Shaw andarono a prendere le botti ~'~ gliette delle pastiglie di Ellie. Ellie abbozzò un sorAso. --Dottor Shaw--disse--non crediate che prendatutta quella roba. Prendo solo le capsule contro l'allergia. Il dottor Shaw esaminò le capsule, lesse il foglietto allegato e disse che poteva prenderle tranquillamente. Poi studiò le pillole contro l'insonnia. --Non Auscite a dormire?--chiese. --Da quando abito in campagna dormo benissimo. Non ho più preso una sola pillola. --Brava. Meglio così--le batté la mano sulla spalla. ~;~--State benissimo, signora Rogers. A volte vi preoccupate un po' troppo per delle sciocchezze, ma niente di più. Le capsule contro l'allergia sono piuttosto leggere. C'è un sacco di gente che le prende, ormai, non hanno mai fatto male a nessuno. Lasciate perdere il sonnifero, invece. --Non so perché mi sono preoccupato tanto--mi scusai con Ellie.--Dev'essere stato quello che ha detto Greta. --Oh!--Ellie scoppiò in una Asata.--Greta continua a logorarsi per la mia salute, ma per la sua non fa mai niente.--Rise di nuovo.--Ma da oggi comincerò una nuova vita, Mikè, e butterò via tutte queste porchene. Ormai Ellie si era fatta amica di quasi tutti i nostA vicini. Claudia Hardcastle veniva a trovarla molto spesso e la portava a cavalcare con lei. Io non sapevo cavalcare, invece. Per tutta la vita mi ero occupato solo di macchine e di motoA. Non me ne intendevo un accidenti, di cavalli, nonostante avessi fatto lo stalliere per un paio di settimane, anni prima. Comunque, decisi che un giorno o l'altro sarei andato a Londra a fissare delle lezioni di equitazione. Volevo imparare a cavalcare. Non potevo restarmene sempre a casa, quando gli altA se ne andavano in giro per i boschi. PAma o poi avrebbero Aso di me. Ellie si divertiva un mondo, quando andava a caval lo. Ed io ne ero più che soddisfatto. Greta la incoraggiava a cavalcare, malgrado neanche lei sapesse reggersi in sella. Ellie e Claudia andarono al mercato di Londra e, su consiglio di Claudia, Ellie comprò un baio che si chiamava Conquistatore. Pregai Ellie di stare attenta, quando cavalcava da sola, ma lei scoppiò in una Asata. --So stare in sella da quando avevo tre anni--disse. E così, Ellie prese l'abitudine di cavalcare almeno due o tre volte alla settimana. Greta, invece, andava spesso a Market Chadwell in macchina, a fare spese. Un giorno, a colazione, Greta disse:--Voi e le vostre zingare! Stamattina ho incontrato una vecchia orAbile. S'era piazzata in mezo alla strada e per poco non l'ho investita. Ho dovuto sterzare di colpo. Per giunta, ero in salita. --Che cosa voleva?--chiesi. Ellie ci ascoltò in silenzio, ma mi parve che fosse preoccupata. --Accidenti a lei, mi ha minacciata!--disse Greta. --Minacciata?--esclamai, con voce dura. --Sì. Mi ha detto di andarmene di qui. Ha detto: Questa terra è degli zingaA. Andatevene al vostro paese, se non volete correre rischi. Poi ha alzato il pugno e me l'ha scosso sotto il naso, urlando: Se ti maledico, non avrai più pace. Avete osato comprare la nostra terra e costruirci sopra una nuova casa! Non vogliamo casa dove dovrebbero sorgere le tende della nostra gente!. Greta andò avanti per un pezzo. Più tardi, Ellie mi disse:--Una stoAa quasi incredibile. Vero, ~ke? --Secondo me, Greta ha calcato un po' la mano. --Una stoAa che faceva acqua da tutte le parti... Forse Greta si è divertita a esagerare. --Ma perché avrebbe dovuto esagerare?--Poi, bruscamente, chiesi:--In questi ultimi tempi hai visto la vecchia Esther Lee per caso? MagaA quando eA in giro a cavalcare? --La zingara? No. --Non ne sembri troppo sicura. --Mi sembra di averla intravista--ammise Ellie.-Sai, nascosta tra gli albeA. Ma non si è mai avvicinata tanto da poterla riconoscere. Ma un giorno, Ellie tornò dalla cavalcata col viso pallido e le mani tremanti. La vecchia era sbucata dal bosco, ed Ellie aveva fermato il cavallo per parlare. Quella aveva scosso il pugno, borbottando qualcosa tra sé. Ellie mi disse:--A questo punto mi sono arrabbiata e le ho gAdato: Che cosa volete? Questa terra non vi appartiene! E nostra. La vecchia aveva Asposto:--Questa terra non è vostra e non vi apparterrà mai. Vi ho awertita una volta e vi awerto la seconda. Non vi awertirò più. Non manca molto, ormai... Vedo la morte. E là, dietro di voi, si affaccia di sopra la vostra spalla sinistra. Il vostro cavallo ha una zampa bianca. Non lo sapete che porta sfortuna cavalcare un cavallo con una zampa bianca? Vedo la morte e vedo la grande casa che avete costruito cadere in rovina! --Dobbiamo fargliela smettere, a quella vecchia pazza!--gndai. Questa volta Ellie non Ase. Tanto lei quanto Greta sembravano sconvolte. Andai diritto in paese PAma passai dalla villetta della signora Lee, ma era chiusa. Al lora proseguii fino alla stazione di polizia. Conoscevo il sergente Keene: era un omaccione massiccio e tranquillo. Mi ascoltò in silenzio, poi disse:--Mi dispiace che abbiate tutti questi fastidi. La signora Lee è vecchia, e a volte sa essere molto fastidiosa. Fino a oggi, però, non ci ha mai creato dei fastidi. Andrò a parlare con lei e le dirò di farla finita. --Ve ne sarò molto grato--dissi Esitò per un attimo, poi mormoro:--Non mi piace dare consigli, in genere, ma... Signor Rogers, vi Asulta per caso che ci sia qualcuno, nei dintorni, che possa avercela con voi o con vostra moglie? MagaA per uno stupido malinteso? --Credo propAo di no. Perché? --In questi ultimi tempi la signora Lee è piena di quattAni... Chissà di dove vengono. --Che cosa intendete dire? --Può darsi che sia pagata da qualcuno... Da qualcuno che vuole costAngervi a fuggire di qui. Molti anni fa vi fu un incidente. La signora Lee accettò del denaro da un t~o del paese, per spaventare un vicino e costAngerlo ad andarsene. Usò gli stessi mezzi... Minacce, awertimenti, apparizioni improwise... La gente di paese è superstiziosa. Esistono innumerevoli paesi, in Inghilterra, che hanno uná loro strega pAvata. Comunque, da allora, la signora Lee non ha più tentato niente del genere, anche perché fu severamente Apresa. Ma va matta per il denaro... Tutti gli zingaA, del resto, amano il denaro. Non potevo accettare la sua ipotesi. Feci presente che io ed Ellie eravamo appena arAvati nella zona e non potevamo avere nemici.--Non abbiamo avuto il tempo di inimicarci nessuno. Tornai a casa perplesso e preoccupato. Quando svoltai all'angolo della terrazza mi giunse il dolce suono della chitarra di Ellie, e un'alta figura che fino a quel mo mento era rimasta a guardare dentro, attraverso la porta-finestra, si gira di scatto e venne verso di me. Per un attimo pensai che fosse la zingara, poi mi rilassai, riconoscendo Santoni~. --Oh--esclamai con un sussulto.--Siete voi! Di dove sbucate? Sono secoli che non vi fate vivo. Non mi rispose direttamente. Mi prese per il braccio e mi porta vicino alla porta-finestra. --E cosi, è arrivata!--disse.--Non mi meraviglia. Lo sapevo che prima o poi sarebbe venuta. Perché gliel' hai permesso? E pericolosa. Dovresti saperlo. --Parlate di Ellie?--chiesi incredulo. --No, non di Ellie. Dell'altra! Come si chiama? Greta. Lo fissai con gli occhi sbarrati. --Lo sapete, sl o no, com'è fatta quella? E venuta, vero? Ha preso possesso della casa! Non ve ne libererete più, ora. E venuta per restare! --Ellie si è slogata una caviglia--spiegai--e Greta è venuta per occuparsi di lei. Credo... Spero che se ne vada presto. ~ --Non t'illudere. Ha sempre avuto intenzionè di . piazzarsi qui. Lo sapevo. L'ho giudicata subito, lo stesso giorno in cui venne a vedere la casa, quando ancora la stavo costruendo. ;~ --Ellie sembra contenta di averla qui--borbottai. ~ --Certo. Hanno vissuto insieme per anni, no? Greta sa benissimo come prendere Ellie. Era la stessa cosa che aveva detto Lippincott. E in questi ultimi tempi l'avevo visto coi miei occhi quanto era vero. --Tu vuoi che stia qui, Mike? --Non posso cacciarla di casa--dissi, irritato.--E una vecchia amica di Ellie. La sua migliore amica. Che cosa diavolo posso farci? --No--rispose Santonix.--Non puoi farci niente. Vero? Mi guarda. Nei suoi occhi c'era un'espressione stranissima. Ma d'altra parte Santonix era un uomo strano. . Non si riusciva mai a capire il vero significato delle sue parole. --Sai dove stai andando, Mike?--chiese.--Ne hai l'idea? A volte, penso che tu non lo sappia. --Certo che lo so--risposi.--Faccio quello che voglio e vado esattamente dove volevo. --Dawero? Chissà. Chissà se ti rendi conto di quello che realmente desideri. Ho paura per te, con Greta. E più forte di te, lo sai? --Non capisco perché mettete la cosa in questi termini. Non e questione di forza. --No? Io credo di sl. Greta è una donna granitica, di quelle che ottengono sempre quello che vogliono. Tu non volevi che venisse qui. Cosi avevi detto, no? Ma è venuta ugualmente, ed ora si è installata in casa. Le ho ossenate, lei ed Ellie, insieme. Chiacchierano, si divertono, hanno confidenza l'una con l'altra. E tu che cosa sei, Mike? Che cosa sei diventato? L'estraneo? Oppure no? Oppure no, Mike? --Ogni tanto dite delle cose assurde! Che cosa significa chiedermi se sono un estraneo? Sono il marito di Ellie, o mi sbaglio? --Sei tu il marito di Ellie, o Ellie è ~~ chiese come mai la signora Lee non era in aula. A quanto gli risultava, era stata chiamata a testimoniare. Gli fu risposto che la donna aveva lasciato i] paese qualche giorno prima. Nessuno sapeva con esattezza quando. Non aveva lasciato nessun indirizzo. Ma non era una cosa insolita: capitava spesso che la signora Lee si allontanasse per lunghi periodi, senza dire niente a nessuno, per poi tornare all'improwiso. Due uomini dichiararono anzi di essere convinti che la donna fosse addirittura partita prima del giorno dell'incidente. r coroner si rivolse di nuovo al vecchio:--Voi, comun que, pensate che la donna che avete visto fosse la signo ra Lee? --Sì, ma non potrei giurarlo. Non l'ho vista bene. Sc solo che era alta, camminava a passi lunghi, come la si gnora Lee, e portava uno scialle rosso. Non l'ho guarda ta con particolare attenzione. Avevo da fare, e poi l~ cosa non m'interessava. Poteva essere lei, ma potev~ anche essere un'altra. Chissà? In quanto al resto, ripeté all'incirca quello che avev~ già detto a me e al maggiore Phillpot. Si era visto passa re Ellie piuttosto vicino. L'aveva già vista cavalcare d~ quelle parti. Non le aveva prestato molta attenzione Solo più tardi aveva visto il cavallo che galoppava senz~ nessuno in sella.--Come se fosse rimasto spaventat~ da qualcosa--aggiunse. E poi:--O almeno, potrebb~ essere cosi. Non saT~eva che ore erano. Potevano essere le undici o più presto. Aveva rivisto il cavallo molto più tardi, i~ lontananza. Sembrava diretto di nuovo verso il bosco. Poi il coroner volle parlare di nuovo con me e mi ri volse qualche domanda sulla signora Lee. La signor~ Esther Lee, domiciliata a~ Vine Cottage. --Voi e vóstra moglie conoscevate la signora Lee d vista? --Sì--risposi.--E piuttosto bene, anche. --Avete mai parlato con lei? --Sì, molte volte. O meglio, è stata lei a parlare cor noi. --Ha mai minacciato voi o vostra moglie? Feci una breve pausa. --In un certo senso sl--dissi alla fine.--Ma non hc mai pensato... --Non avete mai pensato che cosa? --Non ho mai pensato che facesse sul serio. --Vi è parso che nutrisse un rancore particolare ver so vostra moglie? --Una volta mia moglie disse che quella donna ce l' aveva con lei. Che covava dei risentimenti nei suoi con fronti, anche se non riusciva a capire perché. --Voi o vostra moglie l'avevate mai cacciata dalla vo stra proprietà, l'avevate minacciata o bistrattata in qualche modo? --Qualunque atto di ostilità era sempre partito dalla signora Lee. --Avete mai avuto la sensazione che fosse squilibra ta? Ci pensai sopra.--Sl--risposi.--Un paio di volte l'ho pensato. Sembrava convinta che la terra sulla quale avevamo costruito la casa appartenesse a lei, o alla sua tribù, o come diavolo si definiscono. Aveva una specie d'ossessione a questo proposito.--Aggiunsi lentamente:--Credo che peggiorasse di giorno in giorno, che l' ossessione si facesse sempre più radicata. --Capisco. Ha mai minacciato vostra moglie di violenza fisica? --No--dissi, deciso.--Non sarebbe onesto accusarla di una cosa del genere.. Ricorreva semplicemente a... be'. a una ~rt~ w~ mprlto. Come: ~e re~itere te qui, avrete mala sorte. Oppure: Se non ve ne andate, sarete maledetta. --Ha mai usato la parola morte? --Si, mi pare di si. Ma noi non l'abbiamo presa sul serio. O al~neno--mi corressi--io non l'ho mai presa sul serio. --Pensate che vostra moglie ne fosse rimasta impressionata? --Temo di si. Almeno un paio di volte. Quella vecchia sapeva essere orribile, quando voleva. Ma sono convinto che non fosse pienamente responsabile di quello che faceva o diceva. L'istruttoria terminò e il coroner aggiornò l'inchiesta di quindici giorni. Tutto portava a pensare che si fosse trattato di una morte accidentale, ma non c'erano prove sufficienti per stabilire quali erano state le cause dell'incidente. Il coroner aveva aggiornato l'inchiesta perché prima di dichiararla chiusa voleva ascoltare anche la testimonianza della signora Lee. n giorno dopo l'inchiesta andai a trovare il maggiore Phillpot e gli dissi senza tanti giri di parole che volevo la sua opinione. Una persona, che il vecchio contadino aveva preso per la signora Lee, aveva vagato per i boschi proprio la mattina dell'incidente. --Voi conoscete quella vecchia meglio di chiunque altro--dissi.--Pensate che sia capace di causare un incidente, di proposito? --No, Mike, non credo. Per fare una cosa del genere, dovrebbe avere un motivo molto grave. Dovrebbe avere ragione di volersi vendicare di voi o di vostra moglie. Ed Ellie che cosa poteva averle mai fatto? Niente. --Sembra assurdo, lo so. Ma allora perché continuava ad apparire tra gli alberi, a minacciare Ellie, a invitarla ad andarsene? Sembrava nutrire un risentimento contro di lei, ma perché mai avrebbe dovuto? Non aveva mai conosciuto Ellie prima che venisse qui. Per lei, mia moglie non poteva essere altro che una signora americana del tutto sconosciuta. Non esistevano rapporti passati, tra loro, né legami di nessuna sorta. --Lo so, lo so--disse Phillpot.--Ho la sensazione che ci sia sotto qualcosa che non riusciamo a capire. Non so quanto tempo si sia fermata in Inghilterra, vostra moglie, prima di sposarsi. Aveva mai abitato da queste parti? --No, ne sono sicuro. E tutto cosi difficile... A conti fatti, non so quasi niente di Ellie. Non so chi conosceva, dove andava. Ci siamo semplicemente conosciuti e...-M'interruppi, cercando di controllarmi. Poi:--Non lo sapete, vero, come ci eravamo conosciuti? No, non potreste mai indovinarlo.--E poi, mio malgrado, cominciai a ridere. Riuscii a controllarmi solo con uno sforzo. Mi rendevo conto di essere molto vicino a una crisi isterica. Vidi che il maggiore Phillpot aspettava pazientemente che ritornassi in me. Era un uomo molto sensibile. Su questo non avevo dubbi. --Ci conoscemmo qui--dissi.--Qui, a Campo degli Zingari. Avevo letto l'annuncio della vendita all'asta della Torre e avevo deciso di salire fino alla cima della collina, per vedere la casa. M'incuriosiva. Fu là che vidi Ellie per la prima volta. Sotto un albero. La spaventai... O forse fu lei a spaventare me. Comunque, cominciò tutto così. Cosi finimmo col venire a vivere in questa casa maledetta, orribile, sfortunata. --L'avete sentito fin dal principio? Che sarebbe stata sfortunata? --No. Sl. Non lo so neanch'io. Non l'ho mai ammesso. Mi sono sempre rifiutato di ammetterlo. Ma sono convinto che lei lo pensasse, che fosse spaventata fin dall'inizio.--Poi scegliendo le parole mormorai:-Credo che qualcuno l'abbia spaventata deliberatamente. n maggiore Phillpot disse con voce dura:--Non vi capisco. Chi l'ha spaventata deliberatamente, secondo voi? --Con ogni probabilità la zingara. Ma non ne sono sicuro... Aveva preso l'abitudine di nascondersi tra gli alberi in attesa di Ellie, e quando la vedeva le diceva di andarsene, perché questo posto le avrebbe portato sfortuna, perché altrimenti le sarebbe accaduto qualcosa. --Puah!--esclamò, fuori di sé.--Perché non mi avete messo al corrente di tutto questo? Ci avrei pensato io a parlare con la vecchia Esther, a dirle che non poteva fare cose del genere. --Ma perché l'ha fatto? Che cosa può averla spinta? --chiesi. --Come la maggior parte della gente--spiegò Phillpot--anche ad Esther piace rendersi importante. Ha la mania di predire l'awenire a chiunque, promettendo o ~eterna felicità o pene a non finire. Le piace fingere di avere una seconda vista. --E se qualcuno le avesse dato del denaro?--chiesi lentamente.--Ho sentito dire che i quattrini le piacciono. --Sl, è vero. Esther ha un debole per i soldi. E se qualcuno l'avesse pagata... Ma che cosa vi ha fatto venire in mente un'idea simile? --n sergente Keene--risposi.--Io non ci avrei mai pensato. --Capisco.--Scosse la testa con espressione dubbiosa. --Ma non credo--continuò poi--che possa aver tentato deliberatamente di spaventare vostra moglie tanto da provocare un incidente. --Forse non ha previsto che l'incidente potesse essere mortale. Può aver fatto semplicemente qualcosa per spaventare il cavallo, magari cacciando un urlo improvviso, o agitando un pezzo di carta bianca. A volte anch' io ho avuto la sensazione che nutrisse un rancore nei confronti di Ellie, un rancore per una ragione che non conoscevo. --Non è molto credibile. --Questa proprietà non le è mai appartenuta, vero? --chiesi.--Non è mai stata sua? --No. Può darsi che la sua gente sia stata cacciata di qua, un tempo. Gli zingari continuano a essere cacciati dalle proprietà altrui, ma non conservano mai un rancore tanto a lungo. --Sl, avete ragione. Ma ammettiamo per un attimo che esista una ragione che non conosciamo... Che qualcuno abbia pagato Esther.. --Una ragione che non conosciamo? Quale ragione? Ci pensai sopra per un paio di minuti. --Qualunque cosa possa dire vi sembrerà assurda-mormorai alla fine.--Ammettiamo, secondo la teoria di Keene, che sia stata pagata da qualcuno. Che cosa poteva volere questo qualcuno? Diciamo che il suo scopo era quello di farci andar via di qui. E ha puntato su Ellie perché io non mi sarei lasciato spaventare tanto facilmente. Ha spaventato Ellie per costringerla, e con lei costringere me, ad abbandonare questa casa. Il che significa che questo qualcuno aveva interesse che la casa fosse messa nuovamente in vendita. In altre parole, voleva la nostra proprietà.--Mi fermai. --E un suggerimento logico--disse Phillpot--ma non riesco a immaginare una sola ragione perché questo qualcuno potesse desiderare la proprietà con tanta ostinazione. --Mettiamo che esista un importante deposito minerario--suggerii--del quale nessuno conosce l'esistenza. --Mmm, ne dubito. --O qualcosa come un tesoro sepolto. Sl, lo so che suona assurdo. Oppure i proventi di una grossa rapina. Phillpot scuoteva ancora la testa, ma con meno veemenza. --L'unica altra ipotesi--proseguii--è che esista un nemico di Ellie, un nemico che noi non conosciamo e che si è servito della signora Lee per vendicarsi. Ma a quanto mi pare d'aver capito voi non credete che vostra moglie potesse avere dei nemici. --No. Non conosceva nessuno da queste parti. Ne sono sicuro. Non aveva mai avuto nessun rapporto con la gente di qui.--Mi alzai.--Comunque, grazie per avermi ascoltato. --Mi dispiace di non esservi stato maggiormente uti Uscii, giocherellando con l'oggetto che avevo in tasca. Poi, prendendo una decisione improvvisa, girai 151 bruscamente su me stesso e tornai nella stanza. --C'è una cosa che vorrei mostrarvi--dissi.--Avevo deciso di portarla dal sergente Keene, ma vorrei che prima la vedeste voi. Affondai la mano in tasca ed estrassi un sasso rotondo, attorno al quale era legato un pezzo di carta sgualcita, con delle parole scritte a stampatello. --L'hanno buttato in casa nostra una mattina--spiegai.--L'ho sentito fracassare i vetri della porta-finestra mentre scendevo le scale. Era già accaduto che ci buttassero un sasso, la sera in cui arrivammo qui. Non so se è la stessa persona. Tolsi la carta che awolgeva il sasso e gliela porsi. Era un pezzo di carta sporco, sgualcito, con sopra delle lettere tracciate in inchiostro chiaro. Phillpot tirò fuori gli occhiali e si chinò a leggere. Il messaggio era molto breve. Diceva solo: E stata una donna a uccidere vostra moglie. Phillpot inarcò le sopracciglia. --Straordinario--dichiarò.--Anche il primo messaggio era scritto in stàmpatello? --Non ricordo. Era solo un awertimento ad andarcene di qui. Non ricordo neanche le parole esatte. Comunque, quello era stato scritto sènza dubbio da qualche giovane teppista. Non mi pare che il secondo possa essere stato ideato dalla stessa persona. --Pensate che vi sia stato lanciato da qualcuno che sa qualcosa? --Probabilmente si tratta della solita persona maligna che si diverte a mandare messaggi anonimi. Nei paesi certe cose sono all'ordine del giorno. Il maggiore mi restitui il foglio. --Comunque, fate bene a portarlo al sergente Keene --disse.--Se ne intende senz'altro più di noi, di messaggi anonimi. Trovai il sergente Keene alla stazione di polizia. Rimase molto colpito dalla cosa. Molto interessato. --Succedono delle cose strane--mormorò. --Secondo voi, che cosa significa?--chiesi. --Difficile dirlo. Può darsi che si tratti di cafflveria spicciola per fare accusare qualcuno. --In questo caso, per fare accusare la signora Lee. --No, non mi sembra cosl semplice. Può darsi che la persona che l'ha scritto abbia udito o visto qualcosa. Che abbia udito un grido, ad esempio, e poi abbia visto il cavallo correre da solo e, subito dopo, una donna. Ma a quanto pare la donna in questione non è la zingara, perché ormai tutti pensano che la zingara sia coinvolta in qualche modo in questa storia. Quindi il messaggio si riferisce a un'altra donna, a una donna completamente diversa. --E la signora Lee?--chiesi.--Avete avuto notizie di lei? L'avete trovata? Scosse la testa, lentamente. --Sappiamo dove va, in genere, quando si assenta dal paese. Va nell'Anglia. Ha degli amici nelle tribù degli zingari. Non è andata a trovare i suoi amici, però. O almeno, cosl hanno detto. Ma l'avrebbero detto comunque. E gente che sa tenere la bocca chiusa, quando vuole. Comunque, la signora Lee è molto conosciuta da quelle parti, e neppure gli abitanti della zona l'hanno vista. Sono sicuro, però, che non si sia spinta oltre l'Anglia. C'era qualcosa di strano nel modo in cui pronunciò l' ultima frase. --Non capisco--dissi. --Considerate la cosa da questo punto di vista: quella donna ha paura. Ha delle ragioni per avere paura. Ha spaventato vostra moglie, l'ha minacciata, e ora, diciamo, ha causato un incidente che è costato la vita a vostra moglie. La polizia la cerca. E lei lo sa. Quindi, cercherà di mettere molta distanza tra questo paese e se stessa. E si nasconderà con tutti i mezzi possibili. Perché teme di essere riconosciuta da qualcuno. --Ma voi pensate che riuscirete ugualmente a trovarla. --Certo. Prima della fine la troveremo. Queste cose richiedono del tempo. Ammesso che sia andata come pensiamo. --A quanto mi sembra di capire, siete convinto che le cose non siano andate cosi. --Be', lo sapete che cos'ho pensato fin dal principio: . ~ ! il gazebo che sorge m clma alla collina, nella vostr; proprietà? che la signora Lee sia stata pagata da qualcuno, per far~ ciò che ha fatto. --In questo caso, sarà ancor più ansiosa di scompari re--gli feci presente.--Perché avrà paura, oltre ch~ della polizia, anche della persona che l'ha pagata. --~ertamente. Ma a auesto wnto comincerà ad ave re paura anche qualcun altro. Non dobbiE carlo. ~rl~te d~ nerc-.na ~he l~h~ n~ I dimenti AmmPtti~m~ rhP ci~ ct~t~ lln~ 11r,nn~ ~. Pa~are 1E ~;~ .q I ~e --E ammettiamo che qualcuno l'abbia sospettato abbia cominciato a mandare messaggi anonimi. In que sto caso, anche la donna in questione ha cominciato a~ avere paura. Certo non si aspettava che le cose precipi tassero fino a questo punto. Sono convinto che non de siderava la morte di vostra moglie: voleva solo che la si gnora Lee la spaventasse, tanto da costringerla ad ab bandonare la sua proprietà. --Si, avete ragione--mormorai.--La morte di mi~ moglie è giunta inaspettata anche per la persona ch aveva deciso di spaventarla. Di spaventare mia moglie me in modo che ce ne andassimo. --Ma ora chi ha più paura di tutti? La donna che h; causato l'incidente, non la signora Esther Lee. Perch~ teme che la zingara, spinta dal timore di essere accusat; della morte di vostra moglie, venga da noi ad ammette re tutto e, magari, a fare il nome della persona che l'h; pagata. E a questa persona non piacerebbe neanche u] po'. Vero, signor Rogers? --Alludete alla donna che, secondo noi, ha pagato l~ signora Lee? Pua darsi, ma non dimenticate che tutta l; nostra teoria regge solo su un'ipotesi campata in aria Non siamo sicuri di niente. --Uomo o donna, qualcuno ha pagato la signor' Lee. E questo qualcuno vuole senz'altro che la signor, Lee non abbia la possibilità cli parlare. Giusto? --Pensate che la zingara possa essere morta? --E una possibilità--disse Keene. Poi cambiò bru scamente argomento.--Signor Rogers, avete present, --Sì, certo--risposi.--Ma che c'entra? Io e mi; .noglie l'avevamo riattato e di tanto in tanto ci andava mo. Di recente, pera, non ci abbiamo messo più piede Perché? --Be', abbiamo battuto tutta la zona e siamo arrivat fino al gazebo>,. Non era chiuso. --No--dissi.--Non ci siamo mai presi la briga d chiuderlo. Non c'è mai stato niente di valore, dentro Solo qualche poltrona e pochi altri oggetti. --Avevamo pensato che poteva averlo usato la si gnora Lee, ma non abbiamo trovato alcuna traccia. Ab biamo trovato questo, però. Se non foste venuto voi dE me, sarei venuto io a mostrarvelo.--Apri un cassettc ed estrasse un piccolo accendino d'oro. Era un accendi no da donna e aveva un'iniziale in brillanti; La letter2 C.--Non è di vostra moglie, vero? --No. Il nome di mia moglie non cominciava con 12 C. No, non era di Ellie--dissi.--Non aveva niente di questo tipo. Non pua essere neanche della signorina Andersen. Si chiama Greta. --Era lassù. Evidentemente l'ha perso qualcuno. Bell'oggetto, vero? Dev'essere costato parecchio. --C...--ripetei l'iniziale, pensierosamente.--Non riesco a ricordarmi nessuno il cui nome cominci con la C A parte Cora.--Spiegai:--Cora è la matrigna di m1a m~ ~lir T ~ ci~Jnora van Stuwesant Ma nr~n ri~.~rn ~ immaginarla arrampicarsi fino al gazebo, su per que] viottolo pieno di erbacce. E poi, è parecchio che non viene da noi. Circa un mese. Non mi pare di averla mai vista usare quell'accendino. Ma a me certe cose sfuggono. Forse la signorina Andersen se ne ricorda. --Bene. Portatelo con voi e mostrateglielo. --Lo farò. Ma se è cosi, se l'accendino è di Cora, strano che non l'abbiamo visto quando siamo andati su al gazebo. Non c'è molta roba, in giro. L'avremmo notato, se fosse stato sul pavimento... Era sul pavimento? --Sl, vicino al divano. Ma chiunque pua usare que] gazebo. E un Posticino comodo per due innamorati che vogliano incontrarsi di nascosto. Parlo degli innamorati del paese. Solo che è improbabile che qualcuno di qui abbia un oggetto tanto costoso. --C'è Claudia Hardcastle!--esclamai.--Ma non credo che abbia oggetti tanto raffinati. E poi, che cosa potrebbe essere andata a fare, su al gazebo? --Era molto amica di vostra moglie, vero? ~--Sl. Era la sua migliore amica, da queste parti. E sapeva che a noi non sarebbe certo importato se avesse usato il gazebo quando e come le piaceva. --Ah!--esclamo il sergente Keene. Lo guardai duramente.--Non penserete che Claudia Hardcastle fosse una... una nemica di Ellie, vero? Sarebbe assurdo. --D'accordo, apparentemente non esiste una sola ragione perché lo fosse. Ma con le donne non si sa mai. --Credo...--dissi. Ma m'interruppi, perché quello che stavo per dire poteva sembrare a dir poco strano. --Sl, signor Rogers? --Se non mi sbaglio, Claudia Hardcastle è stata sposata con un americano, certo Lloyd. Be', il principale amministratore di mia moglie negli Stati Uniti si chiama Stanford Lloyd. Ma esistono migliaia di Lloyd, in America, e pua darsi che si tratti semplicemente di una coincidenza. E poi, che cosa potrebbe avere a che fare con tutto questo? --Apparentemente niente. Eppure...--S'interruppe. --Lo strano è che mi è parso di vedere Stanford Lloyd da queste parti... E proprio il giorno dell'incidente. Era al George di Bartington... --E non è venuto a salutarvi? Scossi la testa. --Era in compagnia di una donna che assomigliava molto a Claudia Hardcastle. Ma forse mi sono sbagliato. Lo sapete, vero, che l'architetto che ha costruito la nostra casa è fratello della signorina Hardcastle? --La signorina s'interessava molto alla casa? --No--risposi.--Non credo che il tipo d'architettura di suo fratello le piaccia.--Mi alzai.--Non vi fara più perdere tempo. Cercate di trovare quella zingara. --State tranquillo, la cercheremo per mari e monti. Anche il coroner vuole parlarle. Lo salutai e uscii dalla stazione di polizia. Come accade spesso quando si parla di una persona, questa persona appare all'improvviso di fronte a noi. Mentre passavo davanti all'ufficio postale, infatti, mi trovai a faccia a faccia con Claudia Hardcastle, che ne usciva. Ci fermammo. Lei disse, con quella heve traccia d'imbarazzo che ha la gente quando parla con qualcuno che ha appena avuto un lutto. --Mike, sono rimasta sconvolta per la morte di E-llie. Non dira di più. In genere, in questi casi si dicono solo delle sciocchezze. Ma dovevo... dovevo dirvi almeno questo. --Grazie--risposi.--Siete stata sempre molto gentile con Ellie. L'avete fatta sentire a casa, qui. Ve ne sono molto grato. --Volevo chiedervi una cosa, prima che partiste per l'America. Ho sentito che partirete molto presto. --Appena possibile. Ho un mucchio di cose da sistemare laggiù. --Si tratta... Be', se avete intenzione di mettere in vendita la casa, sarebbe meglio che lo decideste prima di andare in America... In questo caso vi sarei grata se mi permetteste di fare la prima offerta. La guardai con gli occhi sgranati. Rimasi molto sorpreso. Era l'ultima cosa che mi sarei aspettato --Intendete dire che sareste disposta a comprarla? Credevo che quel tipo di architettura non vi piacesse. --Mio fratello Rudolf ha affermato che è la casa più bella che abbia mai costruito. E penso che se ne intenda. Suppongo che intendiate chiedere un prezzo molto alto, ma sono disposta a pagarlo. Sl, voglio quella casa. Non potei fare a meno di pensare che era strano. Claudia Hardcastle non aveva mai dimostrato la minima ammirazione per la casa, quando veniva a trovarci. Mi chiesi, come mi ero già chiesto un paio di volte, quali fossero in realtà i suoi rapporti col suo fratellastro. Nutriva veramente una grande devozione per lui? A volte avevo avuto la sensazione che non gli piacesse, addirittura che lo detestasse. Certo che parlava di lui in modo strano. Ma qualunque fosse il sentimento che provava per lui, non era certo indifferenza. No, era qualche cosa d'importante. Scossi lentamente la testa: --Mi rendo conto che pensiate che voglia vendere la casa e andarmene di qui, ora che Ellie è morta--dissi. --Ma in realtà non ho nessuna intenzione di farlo. Abbiamo vissuto qui e siamo stati felici. Quella casa è il posto migliore in cui vivere per ricordare Ellie. Non vendera Campo degli Zingari... E fuori discussionel Mettetevelo bene in testa. I nostri sguardi s'incrociarono. Era come una sfida. Ma fu lei ad abbassare i suoi. --Non sono affari miei--dissi.--Ma un tempo eravate sposata. Vostro marito si chiamava per caso Stanford Lloyd? Mi fissa per un attimo senza parlare. Poi disse bruscamente:--Si. E se ne anda. Confusione... Non riesco a ricordare altro, quando mi guardo indietro. Giornalisti che facevano domande... che chiedevano inteniste... masse di lettere e di telegrammi... E Greta che si occupava di tutto... La cosa che più mi meravigliò, ricordo, fu che i parenti di Ellie non erano in America, come avevamo pensato. Anzi, fu una specie di choc, per me, scoprire che in realtà erano quasi tutti in Inghilterra. In un certo senso era comprensibile che ci fosse Cora van Stuyvesant; era una donna irrequieta, sempre in giro per il mondo, dall'Italia alla Francia, da Londra all'America, da Palm Beach al ranch nel Texas. Qua, là, ovunque. n giorno in cui Ellie era morta, Cora si trovava a meno di sessanta chilometri da noi, ancora alla ricerca affannosa di una casa da acquistare in Inghilterra. Aveva preso l'aereo, si era fermata a Londra per due o tre giorni e si era rivolta a un paio di nuovi agenti immobiliari perché le sottoponessero delle case da comprare. E il giorno della morte di Ellie aveva vagato per la regione, visitando cinque o Risulta che Stanford Lloyd era arrivato con lo stesso aereo di Cora, a quanto pareva per presenziare a una riunione d'affari a Londra. Vennero a conoscenza della morte di Ellie non attraverso i telegrammi che avevamo diramato in tutti gli angoli degli Stati Uniti, ma attraverso la stampa. Vi fu una sgradevole discussione sul luogo di sepoltura di Ellie. Secondo me, era più che naturale che fosse sepolta dov'era morta. Qui dove avevamo vissuto insieme. Ma i parenti di Ellie si opposero violentemente all' idea. Volevano che la salma fosse portata in America per essere sepolta coi suoi ascendenti, vicino a suo nonno, a suo padre, a sua madre e ad altri della famiglia. A ripensarci bene, anche loro avevano ragione. Fu Andrew Lippincott a parlarne per primo con me. Espose la questione in modo molto ragionevole. --Ellie non ha lasciato disposizioni sul luogo della sepoltura--mi fece notare. --Perché avrebbe dovuto farlo?--risposi, fuori di me.--Quanti anni aveva? Ventuno? A ventun Pnni non si pensa certo di poter morire. Non si pensa certo al luogo in cui si vuole essere seppelliti. Se ne avessimo parlato, senza dubbio avremmo deciso di farci seppellire insieme, nello stesso posto, anche se fossimo morti in periodi diversi. Ma chi pensa alla morte nel pieno della nta. --Osservazione più che giusta--disse il signor Lippincott. Poi aggiunse:--Temo che dovrete venire in America. Ci sono innumerevoli questioni di cui dovrete oc~parvi personalmente. --Che tipo di questioni? Che cos'ho a che fare, io, con queste faccende? --Ne avrete a che fare parecchio--esclama lui.-Vi rendete conto che siete il maggiore erede di Ellie? --Intendete dire perché ero suo marito? --No. Per testamento. --Non sapevo che Ellie avesse fatto testamento! --Oh, sì--fece lui.--Ellie era un'accorta donna d' affari. Doveva esserlo. Aveva sempre vissuto in mezzo a questioni del genere. Fece testamento poco dopo aver compiuto i ventun anni. Eravate già sposati, ormai. Lo depositò presso il suo awocato di Londra e lo prega di inviarmene una copia.--Esitò, poi disse:--Se verrete negli Stati Uniti, cosa che vi consiglio, sarà meglio che affidiate i vostri affari nelle mani di qualche valido legale. --Perché? --Perché quando si è proprietari di un patrimonio ingente, con investimenti, immobili, azioni e interessi in varie industrie, si ha bisogno di consulenti di un certo livello. --Io non me ne intendo assolutamente di cose del genere--mormorai.--Non me ne intendo neanche un P'- . .. .. --Me ne rendo cor;to--disse il signor Lippincott. --Non potrei affidare a voi tutta la faccenda? --Sì, certo. --Bene. Allora è fatta. --Un momento. Secondo me, sarebbe meglio che aveste un vostro rappresentante personale. Io sono già consulente di alcuni membri della famiglia, e potrebbe sorgere qualche conflitto d'interessi. Se affidate la cosa nelle mie mani, fara in modo che i vostri interessi siano protetti da un legale fidato e preparato. --Grazie--dissi.--Siete molto gentile. --Mi permettete di essere indiscreto?--Mi parve leggermente a disagio... L'idea che Lippincott potesse essere indiscreto mi divertiva enormemente. --Certo--risposi. --Vorrei consigliarvi di stare molto attento a cia che firmate, soprattutto se si tratta di documenti finanziari. Leggete attentamente, prima di apporre la firma. --Perché, pensate forse che i documenti finanzian avrebbero qualche significato, per me, anche se li leggessi? --Se non vi fossero del tutto chiari, passateli al vostro legale. --Volete mettermi in guardia contro qualcosa o qualcuno?--chiesi, con interesse improvviso. --E una domanda alla quale non mi sento di rispondere--esclama il signor Lippincott.--Mi limiterò a ricordarvi che quando ci sono in ballo grosse somme di denaro, è sempre meglio non fidarsi di nessuno. E così, voleva veramente mettermi in guardia contro qualcuno, ma non era disposto a fare nomi. Che alludesse a Cora? Oppure nutriva dei sospetti - magari da lunga data - nei confronti di Stanford Lloyd, il florido banchiere cordiale e pieno di bonomia che era venuto a Londra di recente, per ~affari? O alludeva a zio Frank, nel timore che cercasse di raggirarmi facendomi firmare dei documenti a suo favore? All'improwiso mi vidi coi suoi occhi: un povero ragazzo innocente che nuotava in una pozza d'acqua circondata da perfidi coccodrilli mascherati da individui premurosi e sorridenti. --Il mondo--disse il signor Lippincott--è un posto pieno di cattiveria. Forse era una cosa stupida da dire, ma all'improvviso gli rivolsi una domanda:--La morte di Ellie porta beneficio a qualcuno? Mi guarda negli occhi, sorpreso. --Strana domanda--mormora.--Come mai vi è venuta in mente? --Non lo so--risposi.--Senza nessuna ragione par ticolare. --Porta beneficio a voi. --Certo--ribattei.--Questo l'ho capito. Ma non parlavo di me. Chiedevo se porta beneficio a qualcun altro. Il signor Lippincott resta silenzioso per qualche minu --Se intendete chiedermi quali sono le altre personeche beneficiano della morte di Fenella, devo rispondervi che praticamente non ne esistono. O almeno, i benefici non sono tali da poter essere considerati notevoli. Fenella ha proweduto a lasciare qualcosa ad alcuni vecchi domestici, alla sua governante e a un paio d'istituti di carità, ma niente di particolarmente sostanzioso. C'è anche un legato a favore della signorina Andersen, ma piuttosto limitato, perché come già sapete Fenella le aveva già consegnato una sornma considerevole. Carson annuncia che c'era un signore, in salotto. Vole va parlarmi. --Non vo~lio vedere nessuno. o~i! Non d~V~vat~ Feci un cenno d'assenso. Ellie mi aveva messo a,l corrente della cosa. --Eravate suo marito, e Fenella non aveva altri parenti veri e propri. Ma ho la sensazione che la vostra domanda volesse parare da qualche parte. --Non lo so neanch'io dové volesse parare--dissi. --Ma non so come, siete riuscito a rendermi sospettoso. Di tutto e di tutti. Non me ne intendo di economia. --Questo è evidente. Vi assicuro, comunque, che non volevo mettervi in guardia contro qualcuno in particolare. Quando muore una persona molto ricca, in genere si è tenuti a presentare i conti ai suoi eredi. Solo che la cosa pua essere effettuata nel giro di pochi mesi, oppure rimandata praticamente all'infinito. --Ho capito. Pensate che qualcuno degli altri amministratori possa tentare di mettermi nel sacco, facendomi firmare un'accettazione, o come diavolo si chiama i~ termini tecnici. --Se gli investimenti di Fenella non erano tutti nelle condizioni ottimali che pensiamo, allora... be', la sua morte prematura pua essere stata provvidenziale pel qualcuno. Non fara nomi, ma questo qualcuno preferirà senza dubbio avere a che fare con una persona sprowe duta come voi, piuttosto che con una donna d'affari co me Fenella. Ma non dira altro sull'argomento. Mi sonc spinto anche troppo oltre. Non sarebbe giusto continua re su questo tasto. n servizio funebre fu molto semplice. Se avessi potutc restare assente l'avrei fatto. Tutta la gente riunita da vanti alla chiesa in attesa del mio arrivo mi dette terri bilmente sui nervi. Mi fissavano con occhi attenti, curio si. Greta mi aiuta a superare i momenti più difficili: Fi no a quel momento non mi ero ancora reso conto d quanto fosse forte, sicura di sé. Aveva pensato a tutto ai fiori, alle partecipazioni, ai ringraziamenti. Ora capi vo come mai Ellie si fosse sempre tanto appoggiata lei. Non esistono molte Grete, al mondo. Le persone ammassate in chiesa erano soprattutt abitanti del paese. Gente che conoscevo appena di vi sta. Ma notai la faccia che pensavo di conoscere e ch~ n~n ri~nrrl~u~ ~1ove avevo visto. Quando arrivai a casa neanche farlo entrare! Man~latel-) via ~ --Scusatemi, signore, ma ha detto che è un parente --Un parente? All'improwiso ricordai l'uomo che avevo visto iI chlesa. Carson mi stava nel frattempo porgendo un bigliett~ da visita. In un primo momento non significò niente, per me William R. Pardoe. Lo girai da tutte le parti, scossi 1 testa e lo porsi a Greta. --Sapete chi sia, per caso?--le chiesi.--La sua faG cia mi è sembrata familiare, ma non sono riuscito a ri cordare dove l'avevo vista F~ rse è nn lfmt:lnr~ n~r~lte di Ellie. Greta prese il biglietto, lo lesse, poi annuì. --Certo. --Chi è? --Zio Reuben. Ricordate? Il cugino di Ellie. Vi ha arlato di lui, no? A questo punto ricordai perché avevo avuto la sensazione di averlo già visto. Ellie aveva sempre tenuto le fotografie dei suoi parenti in camera da letto, appoggiate sui ripiani dei mobili. Ecco perché la faccia di quell' uomo mi era parsa tanto familiare. Avevo avuto la sua fotografia sotto gli occhi per parecchio tempo. --Vengo subito--dissi a Carson. Poco dopo entravo nel soggiomo. Il signor Pardoe si alzò, dicendo: --Michael Rogers? Forse non conoscete il mio nome, ma vostra moglie era mia cugina. Mi chiamava zio Reuben. Spero che vi abbia parlato di me, anche se non abbiamo avuto la fortuna di conoscerci. E la prima volta che ho occasione di venire in Inghilterra, dopo il vostro matrimonio. --Certo che mi ha parlato di voi. Non è facile descrivere Reuben Pardoe. Era un omaccione corpulento dalla faccia carnosa e gli occhi perennemente distratti, come se pensasse semPre a oualcos' altro. Ma dopo aver parlato con lui per qualche minuto ci si rendeva conto che era tutt'altro che distratto, e molto più intelligente di quanto non sembrasse a prima vista. --Non so dirvi quanto sia rirnasto sconvolto e addolorato dalla morte di Ellie--disse. --Preferisco non parlarne--risposi.--Non sono ancora in me. --Certo, certo, me ne rendo conto. Aveva una certa carica di simpatia, ma nonostante questo c'era qualcosa, in lui, che mi metteva lievemente a disagio. Dissi, mentre entrava Greta: --Conoscete la signorirla Andersen? --Natural nente. Come state, Greta? --Abbastanza bene. Siete in Inghilterra da molto? --Un paio di settimane. Ho fatto un viaggetto. Poi ricordai. E dissi impulsivamente: --Vi ho visto l'altro giorno. --Dawero? Dove? --A una vendita all'asta, in un posto chiamato Bartington Manor. --Ricordo, ora--esclamò.--Si, si, ricordo di avervi notato. Eravate in compagnia di un uomo sulla sessantina. Un tipo coi baffi grigi. --Proprio cosi. n maggiore Phillpot. --Eravate molto allegri. Tutti e due. --E vero. Non mi ero mai sentito cosl felice...--E ripetei, con la strana sorpresa che continuavo a provare: --Non mi ero mai sentito cosi felice. --Naturale... Ancora non sapevate quello che stava per accadere. Era il giorno dell'incidente, vero? --Si. Ellie avrebbe dovuto raggiungerci per fare colazione con noi. --Tragico--disse zio Reuben.--Veramente tragi co. --Non sapevo che foste in Inghilterra--dissi.--Neanche Ellie lo pensava, credo.--Aspettai per sentire che cos'aveva da dire. --No--rispose.--Non le avevo scritto. Non avevo idea di quanto mi sarei fermato. Ma siccome avevo concluso i miei affari prima di quanto mi fossi aspettato, cominciavo a chiedermi se non mi sarebbe rimasto un ritaglio di tempo per venire a trovarvi. Dopo l'asta, naturalmente. --Siete venuto dagli Stati Uniti per affari?--domandai. --Be'... Sl e no. Cora aveva bisogno del mio consiglio su un paio di questioni. Una riguardava la casa che aveva intenzione di comprare da queste parti Fu allora che mi disse che anche Cora era in Inghilterra. Di nuovo commentai: --Non lo sapevamo. --Anzi, Cora abitava poco lontano di qui. --Poco lontano di qui? In albergo? --No, era ospite di un'amica. --Non sapevo che Cora avesse degli amici da queste parti. --Una donna che si chiama... Come diavolo si chiama? Hard... qualcosa. Hardcastle. --Claudia Hardcastle?--Ero so~preso. --Si. E molto amica di Cora. Cora l'aveva conosciuta quando era negli Stati Uniti. Non lo sapevate? --Mi rendo conto di sapere molto poco--mormorai. --Molto poco, su tutti voi. Guardai Greta. --Voi lo sapevate che Cora conosceva Claudia Hardcastle? --Non mi pare di averla mai sentita parlare di lei-rispose Greta.--Ecco perché Claudia non si è fatta viva, quel giorno. --E vero!--esclamai.--Dovevate incontrarvi a Market Chadwell... per andare insieme a fare spese a Londra. --Si. Ma non è venuta. Ha telefonato qui subito dopo che io ero uscita e ha lasciato detto che era arrivata una sua amica dall'America, illaspettatamente, e che non poteva uscire. --Chissà se l'amica era Cora. ..~--chiesi --Certo che era lei--disse Reuben Pardoe. Scosse la testa.--Che confusione!--esclamò. Poi:--A quanto ho sentito, l'inchiesta è stata aggiornata. --Si--risposi. Scosse la testa e si alzò. --Ora vi lascio, perché penso che preferiate restare solo--disse.--Se avete bisogno di qualcosa non fate complimenti. Mi troverete all'Hotel Majestic di Market Chadwell. Risposi che purtroppo non poteva fare niente e lo ringraziai. Quando se ne fu andato, Greta disse: --Chissà che cosa vuole. Perché è venuto?--Poi, con voce tagliente:--Vorrei tanto che se ne tornassero di dove sono venuti! --Mi chiedo se l'uomo che ho visto al George era veramente Stanford Lloyd... Non ho avuto modo di osservarlo bene. --A quanto pare, era con una donna che assomigliava a Claudia, quindi non poteva essere che lui. Forse è venuto per parlare con Claudia, e Reuben è venuto per parlare con Cora. Che pasticcio! --Non mi va... Non mi va di avere tutta questa gente continuamente per i piedi. Greta commentò che spesso la vita è fatta di comphcazioni, ma che non bisogna prendersela... Come al solito, fu ottimista ed equilibrata. 22 Ormai non avevo più niente da fare a Campo degli Zingari. Affidai la casa a Greta e partii per gli Stati Uniti, dove mi sarei occupato dei miei affari e avrei presenziato alle esequie funebri di Ellie. Temevo che sarebbero state le esequie più pacchiane e più orribili che avessi mai visto. --Quando si va nella giungla--mi mise in guardia Greta--bisogna stare molto attenti, se non si vuole essere spellati vivi. Aveva ragione. Mi trovai veramente in una specie di giungla. Me ne accorsi appena arrivato. Ero fuori dal mio elemento e me ne rendevo conto. Non ero il cacciatore, ma la preda. Ero circondato da persone che mi sorvegliavano di nascosto, che mi puntavano i fucili addosso da ogni parte. Ma forse, a volte, era tutto frutto della mia fantasia. Altre, invece, i miei sospetti erano giustificati. Ricordo che andai dall'awocato procuratomi dal signor Lippincott, un individuo molto educato, che mi trattò con rispetto ed estrema educazione. Mi avevano consigliato di liberarmi di certe miniere, le cui azioni non erano del tutto solide. L'awocato mi chiese chi me l'aveva consigliato, ed io risposi che era stato Stanford Lloyd. --Allora dobbiamo prendere in considerazione la cosa--disse.--Se un uomo come Stanford Lloyd dà consigli del genere, bisogna se non altro approfondire la questione. E un intenditore. Invece più tardi mi disse: --Le vostre azioni sono solidissime e non c'è nessun bisogno di sbarazzarvi delle miniere in tutta fretta, anche se Stanford Lloyd dice il contrario. Tenetevele care, anzi. Cominciai ad avere la sensazione di averci visto giusto: tutti tentavano di farmela. Sapevano benissimo che ero un sempliciotto, nel campo degli affari. Il funerale fu grandioso e, almeno secondo me, orribile. Pacchiano, come avevo temuto. Al cimitero, montagne di fiori. Il cimitero stesso, poi, sembrava un immenso parco. E lo status della defunta era espresso in migliaia di dollari di marmo pregiato. Ero sicuro che Ellie avrebbe detestato tutta quella pompa. Ma a conti fat ti i suoi parenti avevano il diritto di esprimere il loro dolore come meglio credevano. Quattro giorni dopo il mio arrivo a New York, ebbi notizie da Kingston Bishop. Il cadavere della signora Lee era stato trovato in un crepaccio, dall'altra parte della collina. La zingara era morta da almeno quattro giorni. C'erano già stati degli incidenti, in quel crepaccio, e da tempo si parlava di far mettere un recinto, ma ancora non era stato fatto niente. Il verdetto era stato di morte accidentale, e il Consiglio Comunale era stato sollecitato a far recintare al più presto la zona. Nella villetta della signora Lee erano state trovate tremila sterline nascoste sotto le tavole del pavimento, tutte in banconote da una sterlina. n maggiore Phillpot aveva aggiunto un post scriptum: Vi dispiacerà sapere che Claudia Hardcastle è caduta da cavallo, ieri, ed è rimasta uccisa. Claudia... uccisa? Non riuscivo a crederci! La notizia mi sconvolse. Due persone uccise per una caduta da cavallo nel giro di quindici giorni. Una coincidenza quasi impossibile. Non voglio soffermarmi sul periodo che trascorsi a New York. Ero uno straniero in un'atmosfera ostile. Sentivo di dover stare continuamente attento a quello che facevo o dicevo. La Ellie che conoscevo, la Ellie che íni era appartenuta in modo quasi totale, era molto diversa. Non la ritrovai, a New York. Ora la vedevo solo come una ragazza americana, erede di un enorme patrimonio, circondata da amici, conoscenti e lontani parenti, membro di una famiglia che viveva là da cinque generazioni. Era giunta nel mio paese come una cometa, di passaggiio. Ora era tornata per farsi seppellire tra la sua gente, nel paese in cui si trovava la sua vera casa. Ero contento di vederla sotto questa nuova luce. Non sarebbe stato facile, per me, saperla nel piccolo camposanto tra i pini, a Campo degli Zingari. No, non sarebbe stato facile. Torna coi tuoi, Ellie dissi tra me. Di tanto in tanto mi tornava in mente la canzone che Ellie amava cantare, accompagnandosi con la chitarra. Ricordavo le sue dita esili che pizzicavano dolcemente le corde. Ogni giorno, a tutte l'ore nasce un uomo che al dolore... E pensavo: E vero per te. Eri nata per il fulgore della gioia. Sei stata fulgidamente felice, a Campo degli Zingari. Ma non è durata molto. Ora è finita. Sei tornata dove forse non esiste molta gioia, dove non sei stata felice. Ma sei "a casa". Sei tra la tua gente. Mi chiesi all'improwiso dove sarei stato io, quando fosse arrivato il momento della mia morte. A Campo degli Zingari? Forse. Mia madre sarebbe venuta ad assistere al mio funerale... se non era già morta. Ma non riuscivo a pensare a mia madre morta. Mi era più facile pensare a me stesso morto. Sì, sarebbe venuta al mio funerale. E forse la durezza che le irrigidiva i lineamenti si sarebbe addolcita. Distolsi la mente da lei. Non volevo pensare a lei. Non volevo più vederla, non volevo più starle vicino. Non volevo più vederla? No, non è esatto. Con mia madre non era mai questione di vederla. Era sempre lei che vedeva me, con quegli occhi che mi trapassavano da parte a parte, emettendo una specie di forza magnetica che mi paralizzava. Pensai: Le madri sono diaboliche! Perché continuano a preoccuparsi per i figli? Perché sono convinte di sapere tutto dei loro figli? Invece non è vero. Non è vero! Dovrebbe essere fe]ice per me, orgogliosa di me, felice per la vita stupenda che sono riuscito a raggiungere. Dovrebbe.... A questo punto mi sforzai di non pensare più a mia madre. Quanto restai negli Stati Uniti? Non riesco neanche a ricordarmene. Fu come un'eternità, comunque. Un' eternità fatta di prudenza, di cautela, di individui che mi scrutavano continuamente, con le labbra atteggiate al sorriso e gli occhi pieni di inimicizia. Tutti i giorni mi ripetevo: Devo uscirne... Devo superare questa prova. E pOi.... Erano come un toccasana, quelle due parole. Le ripetevo continuamente. Tra me, s'intende. Me le ripetevo giorno per giorno. Le due parole del mio futuro. E poi... Le usavo così come fino a qualche tempo prima avevo usato la parola voglio. Tutti si davano un gran daffare per essere gentili con me, perché ero ricco! Grazie al testamento di Ellie, anZi, ero un uomo estremamente ricco. Che strana sensazione. Avevo investimenti dei quali non capivo niente. E azioni, proprietà, depositi. Non sapevo neanche da che parte cominciare ad amministrarli. Il giorno prima di ripartire per l'Inghilterra ebbi un lungo colloquio col signor Lippincott. Quando pensavo a lui lo chiamavo sempre così: il signor Lippincott. Non era mai diventato zio Andrew, per me. Gli dissi che avevo intenzione di non usare più Stanford Lloyd come amministratore. --Dawero?--Mi fissò con le sopracciglia grigie inarcate, gli occhietti astuti fissi su di me, la faccia ine ~ ~A spressiva. Mi chiesi che cosa volesse dire, in realtà, queldawero. --Pensate che faccia bene?--gli chiesi ansioso. --Avrete le vostre buone ragioni, immagino. --No--risposi.--Nessuna ragione. Una sensazione, niente di più. Credo di potervi dire tutto quello che mi passa per la testa... --Tutto quanto mi direte resterà tra noi. --E va bene--mi decisi.--Ho la sensazione che Stanford Lloyd sia un farabutto. --Ah!--il signor Lippincott sembrava molto interessato.--Sì, forse il vostro intuito non sbaglia. E così capii che avevo ragione. Stanford Lloyd aveva fatto il furbo ed aveva approfittato in lungo e in largo del patrimonio di Ellie. Preparai una delega e la porsi a Lippincott. --Siete disposto ad accettarla?--chiesi. --Per quanto riguarda le questioni finanziarie potete fidani ciecamente di me--rispose.--Farò del mic meglio per proteggere i vostri interessi. Non credo che avrete mai ragione di lamentarvi del mio operato. Mi chiesi che cosa intendesse dire con esattezza. M~ certo intendeva dire qualcosa. Con ogni probabilità, ch~ non gli piacevo, che non gli ero mai piaciuto, ma ch~ siccome ero stato il marito di Ellie avrebbe fatto del suc meglio per aiutarmi finanziariamente. Firmai tutti i do cumenti necessari. Alla fine mi chiese come avevo in tenzione di tornare in Inghilterra. In aereo? Risposi d no. Avrei preso la nave. --Ho bisogno di restare solo con me stesso--dissi --Credo che un vlagglo per mare ml Iara Den --Vi siete già scelto una residenza? --Sì. Campo degli Zingari. --Ah! Intendete continuare ad abitarè là --Pensav(> che avreste deciso di venderla --No.--E lo dissi con voce più tagliente di quantl ,n ~v~ i int.-n7if)ne. Non ci nensavo ne~ure lontanz mente di dividermi da Campo degli Zingari. Campo de gli Zingari aveva fatto parte dei miei sogni, dei sogni n~ quali mi ero cullato fin da quando ero ragazzo. --Chi si occupa della casa durante la vostra assenza? - domandò. Risposi che liavevo affidata a Greta Andersen. --Ah!--esclamò il signor Lippincott.--Già, Greta. Il modo in cui disse Greta sottintendeva qualcosa, ma non capii con esattezza che cosa. Che gli fosse antipatica erà evidente. Gli era sempre stata antipatica. Vi fu una pausa imbarazzata, poi mi resi conto che dovevo dire qualcosa. ---E stata molto buona con Ellie--dichiarai.--L'ha curata quando era malata, è venuta a vivere con noi e si è occupata di lei. Le sono... le sono molto grato per tutto quello che ha fatto. Vorrei tanto che lo capiste. Non potete immaginare quanto mi sia stata utile. Ha pensato a tutto, si è preoccupata di tutto, dopo la morte di Ellie. Non so che cos'avrei fatto, senza di lei. --Me ne rendo conto, me ne rendo conto--mormorò il signor Lippincott. Aveva parlato con voce dura. Non l'avrei mai immaginato capace di tanta freddezza. --Devo molto a quella ragazza--insistetti. --Capisco. E molto efficiente. Mi alzai, lo salutai e lo ringraziai di tutto. --Non avete niente di cui ringraziarmi--disse lui, ancor più gelido. E aggiunse:--Vi manderò una breve lettera. La indi rizzerò a Campo degli Zingari. Se prendete la nave, con ogni probabilità la troverete già a casa, al vostro arrivo. --Poi aggiunse:--Buon viaggio. Gli chuesi, con una certa esitazione, se aveva conosciuto la moglie di Stanford Lloyd... una certa Claudia Hardcastle. --Ah, intendete parlare della sua prima moglie. No, non l'ho mai conosciuta. Credo che il matrimonio sia durato molto poco. In seguito, Stanford Lloyd si è risPosato ma anche il secondo matrimonio è fallito. Chiesi alle linee marittime di annullare la mia prenotazione e di rimandarla per la nave successiva, e presi l' aereo per San Francisco.Santonix non era ancora morto, ma si spegneva alla svelta. I medici dissero che temevano che non riprendesse conoscenza, prima di morire. Ma qualche giorno prima aveva chiesto insistentemente di me. Rimasi seduto nella stanza d'ospedale a guardarlo, a guardare l'ombra dell'uomo che avevo conosciuto. Aveva sempre avuto l'aria malata e una sorta di trasparenza strana, una delicatezza, un'esilità particolari. Ma ora sembrava una figura di cera. Rimasi seduto a pensare: Come vorrei che aprisse gli occhi e mi parlasse. Come vorrei che dicesse qualcosa, prima di morire. Qualunque cosa. Mi sentivo cosi solo, cosi orribilmente solo! Ero riuscito a sfuggire ai nemici ed ero arrivato al fianco di un amico. Il mio unico amico. Era la sola persona al mondo che avesse capito tutto di me, oltre alla mamma.Ma non volevo pensare alla mamma. Un paio di volte parlai con un'infermiera, le domandai se non potevano fare qualcosa, ma lei scosse la testa e rispose vagamente di no, senza darmi ulteriori spiegaziom. --Potrebbe riprendere conoscenza. Ma non ne siamo sicun. Rimasi al mio posto. Poi, alla fine, Santonix si mosse, sospirò. L'infermiera lo sollevò delicatamente sui cuscini. Lui mi guardò, ma non capii se mi aveva riconosciuto. Mi fissava, ma era come vedesse qualcosa oltre di me. Poi, all'improwiso, vi fu un mutamento nel suo sguardo. Pensai: Mi ha visto! Mi ha riconosciuto!. Sussurrò qualcosa con voce flebile. Mi chinai sul letto per sentire. Ma erano parole senza alcun significato. Poi il suo corpo ebbe una violenta contrazione, un sussulto. E a questo punto Santonix urlò: --Idiota!... Idiota, perché non hai scelto l'altra strada? Poi ricadde e mori. Non so che cosa volle dirmi, né se sapeva lui stesso che cosa stava dicendo. Fu l'ultima volta che vidi Santonix. Oggi mi chiedo se mi avrebbe sentito, se gli avessi detto qualcosa. Avrei voluto ripet~rgli che la casa che aveva costruito per me era la cosa più bella che avevo al mondo. La cosa che più aveva importanza, per me. Strano che una casa po tesse significare tanto. Doveva essere una specie di simbolo. Qualcosa che si desidera, che si desidera al punto da non sapere con esattezza che cosa sia. Ma lui l'aveva capito, che cos'era, e me l'aveva donata. E ora era rnia. E ora stavo per tornarci. Torno a casa. Quando salii sulla nave non riuscivo a pensare ad altro. Un solo pensiero e un'infinita stanchezza... E poi un'immensa ondata di felicità, scaturita dalle radici del mio essere. Tornavo a casa. Tornavo a casa... Torna a casa il 7narinaio a casa torna dal rnare. Torna a casa il cacciatore a casa torna dal bosco... 23 Si, ecco che cosa facevo. Era fatta, ormai. L'ultima tappa del viaggio. Mi sembrava che fossero passati secoli, dall'epoca della mia irrequieta giovinezza. Dai giorni del voglio, voglio. Ma non era passato molto. Meno di un anno... Ripensai a tutto ciò che era successo, restando sdraiato sulla cuccetta, nella cabina della nave. L'incontro con Ellie, le ore che avevo tascorso in Regent's Park, il nostro matrimonio. La casa... Santonix che la costruiva... la casa pronta ad accoglierci. Mia, tutta mia. Ero me stesso, finalmente... Me stesso, me stesso, me stesso, come avevo sempre desiderato. Ave vo tutto quello che desideravo e stavo tornando a casa a godermelo. Prima di lasciare New York avevo scritto una sola lettera, che avevo spedito via aerea perché arrivasse prima di me. Avevo scritto a Phillpot. Non so perché avevo la sensazione che solo Phillpot potesse capire. Gli altri no. Ed era più facile dirglielo pèr lettera che a voce. Tanto più che doveva saperlo. Tutti dovevano saperlo. Qualcuno, con ogni probabilità, non avrebbe capito. Ma lui sì. Ne ero sicuro. Aveva visto coi suoi occhi quanto erano state vicine Ellie e Greta, quanto Ellie si era appoggiata a Greta. Ora si sarebbe reso conto senza dubbio che anch'io dovevo appoggiarmi a lei, che non mi sarebbe stato possibile vivere solo nella casa in cui avevo vissuto con Ellie, che avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse. Non so se riuscii a esprimere tutto que sto: so solo che feci del mio meglio. Voglio che siate il primo a saperlo scrissi. Siete stato molto gentile con noi. Sono certo che solo voi potete capire. Non riesco a sopportare l'idea di vivere da solo a Campo degli Zingari. Ci ho pensato per tutto i] periodo in cui mi sono fermato in America e ho decisa che appena arriverò a casa chiederò a Greta se vuole sposarmi. El'unica persona con la quale potra parlare di Ellie. Greta mi capirà. Non so se accetterà di sposarmi ma credo di si. Sarà come se fossimo di nuovo tutti e tre insieme. Scrissi la lettera tre volte, prima di riuscire a mettere giù quello che volevo dire. Phillpot l'avrebbe ricevut~ almeno un paio di giomi prima del mio arrivo. Quando la nave si avvicina all'Inghilterra salii su ponte. Guardai la terra che si faceva sempre più distin ta, pensando: Come vorrei che Santonix fosse qui COI me. Lo desideravo veramente. Desideravo che assi stesse alla realizzazione dei miei sogni. Tutto quello ch~ avevo desiderato... tutto quello che avevo pensato.. tutto quello per cui mi ero battuto. Avrei dimenticato l'America, avrei dimenticato que branco di avidi arruffoni che mi detestavano e che io de testavo. Quei poco di buono che mi guardavano dall'al to in basso solo perché avevo delle origini misere. Tor navo in trionfo! Tomavo al bosco di pini e alla pericolo sa strada tutta cune che saliva verso Campo degli Zin gari, fino alla casa sulla collina. La mia casa! Tomav~ alle due cose che più desideravo al mondo: la casa ~ quella donna meravigliosa... L'avevo sempre saputo ch un giomo avrei incontrato una donna stupenda. E l'ave vo incontrata. Una donna di sogno. L'avevo capito ap pena l'avevo vista che era la mia donna, che lo sarebbe sempre stata. E che io sarei stato il suo uomo. Ed ora finalmente, tomavo da lei. Nessuno mi vide arrivare a Kingston Bishop. Era quasi buio, quando scesi dal treno. M'incamminai lungc una stradetta secondaria, perché non volevo incontrare qualcuno. Non quella sera... Il sole era ormai completamente tramontato, quanda raggiunsi la strada che saliva verso Campo degli Zingari. Avevo detto a Greta che era arrivato il momento, e lei mi aspettava a casa. Finalmente! Era finita, ormai, coi sotterfugi e con le finzioni... La finzione che Greta non mi piacesse. Ora risi tra me, ripensando alla parte che avevo recitato con tanta cura fin dal principio quando avevo assunto un atteggiamento ostile nei confronti di Greta, facendo capire che non mi piaceva, che non volevo che venisse a stare con noi. Sl, ero stato molto abile. Ci avevano creduto tutti, al mio atteggiamento. Ricordai anche la discussione che avevamo avuto quel giorno sulla terrazza: anche quella era stata prestabilita, perché Ellie potesse sentirci. Greta aveva capito com'ero fatto fin dal primo momento in cui mi aveva conosciuto. Non avevamo mai nutrito stupide illusioni l'uno sul conto dell'altra. Lei aveva il mio stesso tipo di mentalità, desiderava le stesse cose che desideravo io. Volevamo il Mondo, e non ci saremmo accontentati d'altro. Volevamo tutto cia che-la vita poteva offrirci. Volevamo soddisfare qualunque ambizione. Volevamo avere tutto, non volevamo negarci niente. Ricordo ancora fino a che punto le aprii il mio cuore il giomo in cui l'avevo conosciuta, ad Amburgo Come le raccontai tutti i miei sogni, come le spiegai ii desiderio irresistibile che mi spingeva a desiderare tante cose. Non avevo avuto bisogno di nasconderle la mia disordinata avidità, perché lei nutriva lo stesso tipo di avi Aveva detto:--Per avere tutto cia che desideri dallavita, hai bisogno di quattrini. --Sl. E non so come fara a procurarmeli. --Non certo col lavoro. Non sei il ti~o. --Lavoro!--avevo esclamato.--Dovrei lavorare per anni, e non sono disposto ad aspettare tanto. Non voglio ottenere ciò che vo~lio quando avra cinquant'anni! La conosci la storia di Schliemann, no? Ha lavorato, faticato e si è fatto una fortuna per realizzare il sogno della sua vita: andare a Troia e organizzare degli scavi per rintracciare le rovine della città. Ha realizzato il suo sogno, certo, ma l'ha realizzato quando aveva ormai quarant'anni. Io non voglio aspettare tanto. Quarant' anni! A quarant'anni si è vecchi, ormai. Si ha un piede nella fossa. Voglio godermi la vita finché sono giovane e pieno di energie. Anche tu lo vuoi, vero? --Si. E conosco il modo per realizzare i nostri sogni. E facile. Strano che tu non ci abbia già pensato. Piaci alle donne, vero? Sono convinta di si. Lo vedo. Lo sento. --Pensi forse che le donne m'interessino? Che mi abbiano mai interessato? C'è una sola donna al mondo che voglio: te. E tu lo sai. Ti appartengo. L'ho capito appena ti ho vista la prima volta. Lo sapevo che prima o poi avrei incontrato una ragazza cosi. E l'ho incontrata. Ti appartengo. --Sl--aveva mormorato Greta.--E vero. --E tutti e due vogliamo le stesse cose dalla vita. --Ti dico che è facile. Facilissimo. Basterà che sposi una ragazza ricca, una delle ragazze più ricche del mondo. Sono in grado di aiutarti. --Non essere assurda! --Non sono assurda. E la verità. --No--avevo ribattuto.--Non è questo che desidero. Non voglio essere il marito di una donna ricca. Non voglio che sia mia moglie a comprarmi cia che desidero, non voglio essere tenuto in una gabbia d'oro. No, non voglio questo. Una moglie ricca mi terrebbe come uno schiavo. --No. Ti sbagli. Una cosa del genere non deve necessariamente durare a lungo. Le mogli muoiono. L'avevo fissata, sbalordito. --Sei scandalizzato, vero?--aveva chiesto lei. --No. Neanche per sogno. --Lo sapevo che non ti saresti scandalizzato. Anzi, ho addirittura pensato che tu avessi già... Mi aveva fissato interrogativamente, ma io non avevo risposto. No, non avrei mai risposto a una domanda del genere. Avevo ancora sufficiente spirito di conservazione. Esistono dei segreti che nessuno deve conoscere, oltre a noi. Non che i miei segreti fossero importanti, ma non volevo pensare soprattutto al primo. Mi rendeva conto che era puerile, che non significava gran che, ma preferivo non parlarne. Quando ero ragazzo avevo fatto una malattia per un orologio automatico che un mio compagno di scuola aveva avuto in regalo per il suo compleanno. Lo volevo. Lo volevo a tutti i costi. Era un orologio di lusso, che doveva valere un piccolo patrimonio. Al mio compagno era stato regalato da un padrino molto ricco. Sì, lo volevo, ma non riuscivo a immaginare come sarei mai riuscito a ottenerlo. Poi, un giorno, eravamo andati a pattinare insieme. Il ghiaccio non era tanto spesso da poterci reggere. Era accaduto all'improvviso, senza che ce ne accorgessimo: il ghiaccio si era rotto e il mio compagno era precipitato nell'acqua. Ero corso accanto a lui e lo avevo trovato con le mani aggrappate ai bordi frastagliati del ghiaccio. Naturalmente ero accorso per aiutarlo, ma quando mi ero chinato su di lui avevo visto lo scintillio dell'orologio. Avevo pensato: E se andasse sotto e affogasse?. Sarebbe stato molto facile... Quasi senza rendermi conto di quello che facevo, avevo slacciato il cinturino dell'orologio, m'ero impossessato dell'oggetto e avevo appoggiato la mano sulla testa del mio compagno, in modo da cacciargliela sott'acqua, invece di salvarlo. Non c'era voluta molta forza, perché lui non poteva reagire, impacciato com'era dal ghiaccio. Poi era arrivata della gente di corsa, e tutti avevano pensato che io fossi accorso in aiuto del mio amico. Con una certa fatica erano riusciti a tirarlo fuori, poi gli avevano praticato la respirazione artificiale. Ma ormai era troppo tardi. Avevo nascosto il mio tesoro in un posto che conoscevo solo io, dove mettevo tutti gli oggetti che non volevo far vedere alla mamma, perché lei mi avrebbe chiesto senz altro dove li avevo presi. Un giorno, però, la mam ma aveva trovato l'orologio, mentre metteva a posto i miei calzini nel cassetto. E mi aveva chiesto: Non è l' orologio di Pete, questo?. Avevo risposto che si sbagliava, che avevo fatto un cambio con un mio compagno di scuola. Ero sempre nervoso, quando ero con la mamma. Avevo la sensazione che sapesse troppe cose su di me. Mi ero innenosito anche quando aveva scoperto l'orologio e mi ero chiesto se avesse sospettato qualcosa. Non poteva esserne certa, naturalmente. Nessuno poteva esserne certo. Ma la mamma aveva cominciato a fissarmi in un certo modo, da quel giorno. Un modo strano. Tutti erano convinti che io avessi fatto di tutto per salvare Pete. Ma sono sicuro che la mamma non l'ha mai pensato. Sono sicuro che abbia capito. Avrebbe preferito non intuire niente, ma sapeva troppe cose di me. Per un po' provai un lieve senso di colpa, ma ben presto me ne dimenticai completamente. Poi c'era stata l'altra volta, quando ero sotto le armi. Un certo Ed era venuto con me in una specie di bisca. Io non avevo avuto fortuna e avevo perso fino all'ultimo centesimo. n mio amico Ed, invece, aveva vinto un bel malloppo. Dopo aver cambiato le fiches con tante banconote fruscianti, era uscito con me dal locale. Aveva le tasche piene zeppe di quattrini. A questo punto, ci erano saltati addosso due teppisti, sbucati all'improvviso da un androne. Erano armati di coltelli a serramanico e li manovravano con molta abilità. Mi avevano preso a un braccio, di striscio. n mio amico Ed, invece, si era beccato un bel colpo, che l'aveva fatto crollare a terra. A questo punto avevamo sentito dei passi che si avvicinavano di corsa. I due teppisti avevano tagliato la corda. Io avevo pensato che se ero svelto... E lo ero stato! Ho sempre avuto i riflessi molto veloci. Mi ero awolto un fazzoletto attorno alla mano, avevo estratto il coltello dalla carne di Ed e l'avevo piantato in un altro paio di punti migliori. Il mio amico aveva emesso un gemito ed era morto. Naturalmente avevo avuto paura, per un minuto o due, ma poi mi ero calmato, rendendomi conto che sarebbe andato tutto bene. Ed ero stato orgoglioso di me stesso, orgoglioso per come avevo agito in fretta e per come avevo saputo sfruttare l'occasione. Avevo pensato: Povero Ed, è sempre stato un idiota. Mi ci erano voluti solo un paio di secondi per trasferire i quattrini dalle sue tasche alle mie. Nella vita basta avere i riflessi pronti e il cervello che funziona come un meccanismo ben oliato. Certa gente si spaventa, quando ammazza qualcuno, e la paura l'accompagna per tutta la vita. Io, invece, avevo riacquistato la calma quasi immediatamente. A conti fatti, era una cosa che non capitava tutti i giorni. Bisogna uccidere solo quando ne vale veramente la pena. Non so come avesse fatto Greta a intuire il mio segreto, ma aveva capito. Con questo non intendo dire che avesse capito che avevo ucciso due persone, ma che l'idea di uccidere non mi avrebbe né spaventato né scandalizzato. Io avevo chiesto: --Spiegami che cos'hai in mente, Greta. Sembra una favola. Aveva risposto:--Sono in condizioni di poterti aiutare. Posso metterti in contatto con una delle più ricche ereditiere americane. In un certo senso, sono la sua tutrice. Vivo con lei e ho molta influenza su di lei. --E pensi che potrebbe interessarsi a un tipo come me?--Non ci credevo. Perché mai una ragazza ricca, che poteva scegliere tra uno stuolo di uomini affascinanti, avrebbe dovuto interessarsi a me? --Sei dotato di molto sex-appeal--aveva detto Greta.--Se vuoi, puoi conquistare qualunque donna. Avevo sorriso, commentando che in fondo non potevo lamentarmi. --La ragazza di cui parlo non ha mai avuto esperienze, in questo campo. E stata sorvegliata fin troppo bene. Gli unici giovanotti che le è stato permesso di frequentare sono tutti tipi poco pericolosi: figli di banchieri, figli di magnati di questo e di quello. E stata allevata in modo che debba sposare un uomo della sua stessa classe sociale, pieno di quattrini. I suoi parenti hanno il terrore che possa incontrare uno squattrinato cacciatore di dote. Ma naturalemnte lei ha un debole per gli spostati. Non ne ha mai conosciuti da vicino, ma sono sicura che si lascerebbe tirare nella rete con molta facilità. Dipende da te, saper giocare bene le tue carte. Devi fin gere di essere rimasto folgorato a prima vista e devi farle perdere completamente la testa. Sarà facile. Nessuno ha mai tentato di prenderla dal lato del sesso. E comu~que, pUOi sempre provarci. --Sl, certo--avevo mormorato, dubbioso. --Allora dobbiamo tentare di organizzare la cosa. --Ma la sua famiglia intenerrà, cercherà di mettermi i bastoni tra le ruote. --Neanche per sogno. Non sapranno neanche niente, finché non sarà troppo tardi. Finché tu non l'avrai sposata in segreto. --La tua idea è questa, allora? E cosl ne avevamo discusso insieme. Avevamo preparato il piano. Non nei particolari, naturalmente. Greta era tornata in America, ma si era tenuta in contatto con me. Io avevo tirato avanti passando da un lavoro all'altro. Poi avevo scritto a Greta parlandole di Campo degli Zingari e del mio desiderio di avere una casa là. Lei aveva risposto che era il luogo adatto per imbastire una storia romantica. E avevamo organizzato le cose in modo che il mio primo incontro con Ellie awenisse là. Greta avrebbe convinto Ellie che sarebbe stato stupendo che lei avesse una casa in Inghilterra, in modo da potersi allontanare dai suoi parenti non appena diventata maggiorenne. Oh, sl, avevamo studiato il piano com molta cura. Greta era abilissima, in queste cose. Non credevo che sarei riuscito a escogitare un piano simile da solo, ma ero sicuro di essere in grado di sostenere la mia parte. Mi aveva sempre divertito spacciarmi per quello che non ero. Era stato cosl che avevo conosciuto Ellie, che era cominciato tutto. Mi ero divertito dal principio alla fine. Divertito come un matto perché c'era sempre un certo pericolo. Le uniche volte in cui m'innervosivo era quando vedevo Greta. Dovevo stare molto attento a non tradirmi, quando la guardavo. Cercavo di non guardarla. Ci eravamo messi d'accordo anche su questo punto: dovevo fingere di provare antipatia per lei, di detestarla, addirittura. Di esserne geloso, perfino. Ed io avevo interpretato la mia parte veramente alla perfezione. Ricordo il giorno in cui avevamo litigato ad alta voce, E in modo da farci sentire da Ellie. Non so, forse esagerammo leggermente. Ma non lo credo. A volte temevo che Ellie potesse intuire qualcosa, che potesse indovinare almeno in parte quello che nascondevo. Ma non credo neanche questo. O meglio, non lo so. Non lo so davvero. Con Ellie non ero mai sicuro di come la pensasse. Era facile l'amore con Ellie. Ellie era molto dolce. Sì, molto dolce. Solo che a volte mi faceva paura perché prendeva delle iniziative senza dirmi niente. E sapeva delle cose che non avrei mai supposto che sapesse. Ma mi amava. Sl, mi amava. E a volte... be', credo che an ch'io l'amavo. Scrivo tutto questo perché è quello che pensavo la sera in cui tornai dall'America. Quando arrivai nel mio eden, dopo aver ottenuto tutto quello che desideravo malgrado i rischi, malgrado i pericoli, malgrado avessi commesso un omicidio. A volte mi dicevo che qualcuno poteva insospettirsi, tirare delle somme. Ma nessuno poteva essere sicuro di ciò che pensava, vista l'abilità con cui l'avevamo attua ~ to. Ora i rischi erano finiti, i pericoli erano finiti, ed iotornavo a Campo degli Zingari. Salivo su per la strada cosl com'ero salito il giorno in cui avevo visto l'annuncio della vendita all'asta e avevo deciso di andare a vedere la vecchia casa diroccata. Su per la salita, oltre la curva... E poi... fu allora che la vidi. Intendo dire che fu allora che vidi Ellie. Appena superata la curva pericolosa dove erano accaduti tanti incidenti. Ellie era là, nel punto in cui l'avevo vista la prima volta, all'ombra dell'abete. Ed era identica ad allora, quando, vedendomi, aveva sussultato leggermente, ed io, vedendo lei, avevo sussultato a mia volta. Era stato là che ci eravamo guardati negli occhi per la prima volta, ed io mi ero awicinato per parlarle, recitando la parte del bravo ragazzo rimasto improvvisamente folgorato dall'amore. E devo dire che non me l' ero cavata male. Niente male. Sono un ottimo attore, quando voglio. Ma non mi ero aspettato di vederla, ora... Cioè, non era possibile che la vedessi, vero? Invece? Invece la vedevo... Mi guardava... mi guardava diritto negli occhi. Solo... solo che c'era qualcosa che mi faceva paura... che mi faceva molta paura. Era... come se non mi vedesse. Voglio dire: lo sapevo che non poteva essere là, lo sapevo che era morta. Eppure la vedevo! Era morta e il suo cadavere era sepolto nel cimitero americano. Eppure era sotto l'abete e mi fissava. No, anzi, non guardava me. Fissava il vuoto come se si aspettasse di vedermi comparire da un momento all'altro, e nei suoi occhi c'era tanto amore. Lo stesso amore che avevo visto un giorno, un giorno in cui lei pizzicava le corde della chitarra. Il giorno in cui mi aveva detto: Che cosa stavi pensando?. E io avevo risposto: Pensavo alla prima volta che ti ho vista... sotto l'abete. E lei aveva ribattuto: Mi guardi come se mi amassi. Ed io avevo detto qualcosa di sciocco, come: Certo che ti arno. Rimasi immobile. Come pietrificato, in mezzo alla strada. Tremavo dalla testa ai piedi. Gridai:--Ellie! Non si mosse. Rimase dov'era, a guardarmi... A guardare oltre il mio viso. Ed era questo che mi faceva paura, perché sapevo che se mi fossi soffermato a pensarci per un attimo l'avrei capito perché non poteva vedermi. E non volevo saperlo. No, non volevo saperlo. Ero sicuro di non volerlo sapere. Fissava il punto in cui mi trovavo, senza vedermi. Scattai a correre, e corsi come un vigliacco fino in cima alla strada, finché non riuscii a scrollarmi di dosso quell'assurdo panico, finché non vidi la casa con tutte le finestre illuminate. Era il mio trionfo. Ero tornato a casa. Ero il cacciatore che rientrava dai boschi. Ero tornato a casa e all'altra cosa che avevo desiderato più di ognl altra al mondo, alla donna stupenda che desideravo con la carne e con l'anima. Ora ci saremmo sposati e avrernmo vissuto nella Casa. Avevamo ottenuto tutto quello che volevamo. Avevamo vinto! Vinto su tutta la linea. La porta non era chiusa a ch~ave. Entrai, a passo sicuro, e oltrepassai la soglia della libreria. E là vidi Greta, in piedi vicino alla finestra, ad aspettarmi. Era stupenda. Era la cosa più bella e più affascinante che avessi mai visto. Era simile a Brunilde, a una superba valchiria dai capelli biondi come miele. Profumava di sesso, sapeva di sesso, era tutta sesso. Ci eravamo negati l'uno all' altra per molto tempo, a parte qualche incontro occasionale su al gazebo. Mi buttai tra le sue braccia, come un marinaio che torna a casa dal mare. Sì, fu uno dei momenti più stupendi della mia vita. Poi tornammo sulla terra. Mi misi a sedere, e Greta mi porse un plico di lettere. Ne scelsi una meccanicamente: aveva un francobollo americano. Era la lettera speditami via aerea da Lippincott. Mi chiesi perché mi avesse scritto, che cosa voleva dirrni. --Be'--disse Greta, con un profondo sospiro soddisfatto.--Ce l'abbiamo fatta. --Sì. E il giorno della vittoria--risposi. Scoppiamrno in una risata irrefrenabile. Sul tavolo c' era dello champagne. Stappai la bottiglia, ed io e Greta bnndammo. --Questa casa è meravigliosa--dissi, guardandomi in giro.--E ancor più bella di quanto la ricordassi. Santonix... Ma non te l'ho ancora detto! Santonix è morto --Oh, no !--esclamò lei.--Che peccato! Allora era realmente malato. --Certo che era malato. Non ho mai voluto crederci, ma lo era. Sono andato a trovarlo in ospedale. Era g~à moribondo. Greta ebbe un brivido. --Io non avrei avuto la forza di farlo. Ha detto qualcosa? --Sl, ma non ho capito che cosa intendesse dire. Ha detto che sono stato un idiota, che dovevo prendere l'altra strada. --Come? Quale altra strada? --Non ho capito neanch'io. Probabilrnente delirava. ~ Credo che non si rendesse conto di quello che diceva. - --Be', questa casa è un bel monumento alla sua memoria--disse Greta.--Credo proprio che non ce ne y disferemo. Vero? ~ La fissai con gli occhi sbarrati.--Certo che non ce ne disferemo! Pensi che potrei vivere da qualche altra parte? --Comunque non possiamo certo vivere qui continuamente, per tutto l'anno. Sepolti in un buco come questo paese! --Ma è qui che voglio vivere... Che ho sempre voluto vivere. --Sì, certo. Ma, Mike, abbiamo tutti i quattrini del mondo! Possiamo andare dove vogliamo, viaggiare per l'Europa, partecipare ai safari in Africa. Possiamo avere delle awenture stupende! Possiamo girovagare per tutto il mondo e cercare le cose più belle... Quadri, per esempio. Andremo ad Anglor Wat. Non hai voglia di vivere awenturosamente? --Sl... Forse si. Ma poi torneremo sempre qui, vero? Avevo una strana sensazione. La strana sensazione che qualcosa non fosse come avevo sognato. Fino a quel momento avevo pensato solo alla mia casa e a Greta. Non avevo desiderato altro. Ma lei sì. Ora me ne rendevo conto. Cominciava. Cominciava a volere delle cose diverse. Cominciava a chiedere, sapendo che l'avrebbe vinta. All'improwiso ebbi una specie di presentimento. Fui scosso da un brivido. --Che ti succede, Mike? Mike, tremi... Hai preso freddo? --No, il freddo non c'entra. --Che cos'è successo, Mike? --Ho visto Ellié. --Che stai dicendo? Che hai visto Ellie? --Stavo venendo su per la strada, ho svoltato a una cuna e lei era là, sotto un abete, e mi guard... cioè, e guardava verso di me. Greta spalancò gli occhi. --Non essere ridicolo. E uno scherzo della fantasia. --Può anche darsi che sia uno scherzo della fantasia. Dopo tutto, questo è Campo degli Zingari. Comunque Ellie era là e aveva l'aria... Be', sì, aveva l'aria felice. La stessa aria felice di quando l'ho conosciuta, come se... come se fosse sempr~e stata là e non dovesse più andarsene. --Mike!--Greta mi afferrò per le spalle, mi scosse. --Mike, non dire cose del genere! Hai bevuto, prima di venire? --No. Ho aspettato di arrivare qui. Sapevo che avresti tenuto in fresco lo champagne. --Bene. Allora non pensiamo più a Ellie e beviamo alla nostra salute. --Era Ellie--dissi, ostinato. --Ma neanche per sogno! E stato uno scherzo del buio... o qualcosa del genere. --Era Ellie ed era là, sotto l'abete. Aspettava... aspettava me, guardava la strada in attesa di vedermi comparire. Ma non poteva vedermi. Greta, non poteva vedermi!--Alzai la voce.--Ed io so perché. So perché non poteva vedermi. --Che stai dicendo? Fu allora che sussurrai per la prima volta, con voce appena udibile: --Perché non ero io. Io non ero là. Ellie poteva vedere solo il buio. Il buio, Greta. Io, io sono il buio!-Poi mi misi a urlare, con voce rotta dal panico:--Nasce un uomo che al dolore, al dolore è destinato! Io, Greta, io! Poi, più piano:--Greta, ricordi quando si sedeva sul divano? Cantava spesso questa canzone, con la sua voce dolce. Devi ricordarla. "Ogni giorno a tutte l'ore nasce un uomo che al doI lore, al dolore è destinato" cantai con voce soffocata. "Ogni giorno a tutte l'ore nasce un uomo che al fulgore della gioia è destinato." E questa era Ellie, Greta. Era nata per il fulgore della gioia. "Nasce un uomo a tutte l' ore per la gioia ed il dolore." Ecco che cos'ha sempre saputo la mamma di me.Che ero nato per il dolore. Anche se ancora non l'avevo raggiunto. Ma lei lo sapeva. Anche Santonix lo sapeva. L'aveva capito che avevo scelto questa strada. Ma avrebbe anche potuto non accadere. C'è stato un attimo, un attimo solo, quando El ' lie cantava questa canzone. Avrei potuto essere felice,al fianco di Ellie. Vero? Avrei potuto continuare a vivere con lei. --No, non avresti potuto esserlo--disse Greta.- Non avrei mai pensato che tu potessi perdere la testa fi no a questo punto, Mike.--Mi scosse con violenza, dinuovo.--Svegliati, Mike. Sbarrai gli occhi, fissandola. --Scusami, Greta. Che cos'ho detto? --Devono aver messo a dura prova i tuoi nervi, negli Stati Uniti. Ma non hai commesso errori, vero? Voglio dire, la questione economica è sistemata, no? --Certo, certo che è sistemata--dissi.--E tutto pronto per il futuro. Il nostro futuro glorioso. --Parli in modo strano, stasera. Vorrei sapere che cosa dice Lippincott nella sua lettera. Tirai la lettera verso di me e l'aprii. Dentro c'era solo un ritaglio di giornale. Non un ritaglio nuovo, ma un pezzetto di carta sgualcito e stranamente consunto. Lo fissai, sbalordito. Rappresentava una strada. Riconobbi la strada, che aveva un edificio grandioso sullo sfondo. Era una strada di Amburgo, con della gente che veniva verso il fotografo. E davanti a tutti c'era una coppia. Un uomo e una donna che avanzavano sottobraccio. Io e Greta. E cosi, Lippincott aveva sempre saputo! L'aveva sempre saputo che io e Greta ci conoscevamo già. Qualcuno doveva avergli mandato quel ritaglio, probabilmente senza intenzioni cattive. Magari divertito di aver riconosciuto la signorina Greta Andersen che passeggia va per le strade di Amburgo sottobraccio a uno sconosciuto. Lippincott l'aveva sempre saputo che io e Greta ci conoscevamo già. Ricordai che durante il nostro primo incontro Lippincott mi aveva chiesto se conoscevo Greta Andersen, ed era rimasto stranamente perplesso quando avevo risposto di no. Avevo dovuto negarlo, naturalmente, ma lui sapeva che mentivo. E aveva cominciato a sospettare di me. All'improvviso ebbi paura di Lippincott. Certo non poteva sospettare che avevo ucciso Ellie. Ma qualcosa sospettava. Forse sospettava anche questo. --Senti--dissi a Greta.--Lippincott sapeva che ci conoscevamo. L'ha sempre saputo. L'ho sempre odiato, quel vecchio ficcanaso, e lui ha sempre odiato te. Quando saprà che abbiamo intenzione di sposarci, sospetterà.--Ma, a questo punto, mi resi conto che con ogni probabilità Lippincott l'aveva già pensato che io e Greta ~i saremmo sposati. Forse aveva immaginato anche che eravamo amanti. --Mike, finiscila di comportarti come un coniglio spaventato! Sl, un povero coniglio spaventato. Ti ammiravo. Ti ho sempre ammirato. Ma ora stai cadendo a pezzi. Hai paura di tutti. --Non dirmi cose del genere! --E vero. --Nato per il dolore... Non riuscivo a dire altro, anche se ancora mi chiedevo che cosa significasse in realtà. Significava notte senza fine. Significava buio. Significava che ero come un lembo di notte. Io potevo vedere i morti, ma i morti non potevano vedere me, anche se ero vivo. Non potevano vedermi perché in realtà non esistevo. L'uomo che aveva amato Ellie non esisteva. Era entrato per sua scelta a far parte del buio. --Notte senza fine...--sussurrai. --Finiscila di dire stupidaggini!--urlò Greta.--Alzati! Sii uomo, Mike. Non abbandonarti a certe assurde superstizioni! --Non posso farne a meno--sussurrai.--Ho venduto l'anima a Campo degli Zingari, no? Campo degli Zingari è sempre stato pericoloso. E sempre stato pericoloso per tutti. E stato pericoloso per Ellie ed è pericoloso per me. Forse è pericoloso anche per te. --Che stai dicendo? Mi alzai. Andai verso di lei. L'amavo. Sl, l'amavo ancora e la desideravo come un pazzo. Ma amore, odio, desiderio... non sono forse la stessa cosa? Sono tre in uno e uno in tre. Non avrei mai potuto odiare EDie, ma odiavo Greta. E godevo di quest'odio. La odiavo con tutto il cuore e con una profonda gioia trionfante... Non potevo aspettare la sicurezza, la tranquillità. Non potevo. Mi avvicinai ancor più a Greta. --Lurida sgualdrina!--dissi.--Odiosa, stupenda, lurida sgualdrina bionda! Non sei al sicuro, Greta. Non sei al sicuro da me. Capisci? Ho imparato a divertirmi... a divertirmi a uccidere la gente. Ero eccitato, il giorno in cui Ellie è- uscita per quella cavalcata, diretta verso la morte. Mi sono divertito tutta la mattina perché stavo per commettere un omicidio. Ma non mi sono mai awicinato realmente al vero omicidio. Ora è diverso. Voglio sapere che cosa significa fino in fondo. Non è sufficiente sapere che qualcuno morirà perché a colazione ha inghiottito una pastiglia. Non è sufficiente spingere una vecchia in un crepaccio. Voglio usare le mani! Ora Greta aveva paura. Lei, che avevo amato fin dal primo giorno che l'avevo vista, ad Amburgo. Lei, per la quale avevo abbandonato il lavoro, per la quale avevo rinunciato a me stesso, pur di restare al suo fianco. Si, allora le ero appartenuto con il corpo e con l'anima. Ma ora avevo ritrovato me stesso. Stavo per entrare in un impero diverso da queDo che avevo sognato. Aveva paura. Mi piaceva vedere il terrore nei suoi occhi. Misi le mani attorno al suo coDo. Si, anche ora che sono seduto a scrivere tutto di me, anche ora che sento di fare una cosa importante come queDa di raccontare tutto di me, dei miei pensieri, della mia vita, di come ho ingannato chiunque... Si, anche ora riprovo una gioia profonda, al ricordo di aver ucciso Greta. Fu una cosa stupenda, esaltante. 24 Dopo di questo non c'è molto altro da dire. Fu allora che la mia vita raggiunse il suo culmine. In genere non si pensa che a un certo punto si è avuto tutto, che non c'è altro da scoprire. Rimasi seduto per molto tempo. Non so quando arrivarono gli altri. Non so neanche se arrivarono tutti insieme... Ma non è possibile che fossero sempre stati là, altrimenti mi avrebbero impedito di uccidere Greta. Ricordo, però, che prima di tutto vidi dio. Non intendo Dio... sono confuso... intendo il maggiore Phillpot. Mi era sempre stato simpatico, anche perché con me si era sempre comportato in modo perfetto. In un certo senso era come Dio... Cioè, come sarebbe Dio se fosse un essere umano, e non qualcosa di soprannaturale su nel cielo. Il maggiore Phillpot era un uomo molto buono. Molto buono e molto gentile. Si occupava sempre di tutti, e faceva del suo meglio per aiutare i suoi simili. Non so fino a che punto avesse capito di me. Ricordo come mi aveva guardato stranamente, quella maKina alla vendita all'asta, quando aveva parlato del furetto. Mi chiedo ancora come mai aveva pensato che la mia felicità potesse essere il preludio a una tragediá. Poi, quando eravamo arrivati vicino a quel mucchietto di abiti che era Ellie... chissà se Phillpot aveva capito che avevo avuto qualcosa a che fare con la morte di mia moglie. Comunque, dopo la morte di Greta rimasi seduto davanti al mio bicchiere di champagne. Era vuoto. Tutto era vuoto. Completamente vuoto. C'era una sola luce, quella che io e Greta avevamo acceso, ma era in un angolo. E non era sufficiente a illuminare tutta la stanza. Tanto più che il sole... Si, il sole doveva essere tramontato da molto tempo. Cosi mi pare, almeno. Rimasi seduto a chiedermi che cosa sarebbe accaduto, ora. Me lo chiedevo con una curiosità stranamente distaccata. Poi cominciò ad arrivare la gente. Forse arrivarono molti insieme. Entrarono senza far rumore, ne sono certo, altrimenti li avrei notati. Forse, se fosse stato vivo Santonix, mi avrebbe detto che cosa dovevo fare. Ma era morto. Aveva imboccato una strada diversa dalla mia, e ora non poteva più aiutarmi. Nessuno poteva più aiutarmi Dopo un po' notai il dottor Shaw. Era entrato tanto silenziosamente che in un primo momento non mi ero neanche accorto della sua presenza. Era seduto vicino a me, come in attesa di qualcosa. Dopo un po' pensai che aspettasse che io parlassi. Dissi:--Sono tornato a casa. Dietro di lui c'erano un paio di persone, che si muovevano in punta di piedi. Anche loro sembravano aspettare qualcosa, qualcosa che dipendeva dal dottor Shaw. --Greta è morta--dissi.--L'ho uccisa io. Sarà meglio che portiate via il cadavere. Qualcuno fece esplodere un flash. Doveva essere un fotografo della polizia che fotografava il cadavere. Il dottor Shaw voltò la testa e disse con voce tagliente:-Non ancora. Riportò lo sguardo su di me. Mi chinai verso di lui e dissi:--Ho visto Ellie, stanotte. --Dawero? Dove? --Fuori. Era sotto un abete. Nel posto in cui l'avevo vista la prima volta.--Feci una pausa, poi aggiunsi:-Ma lei non mi ha visto... Non poteva vedermi, perch6 non c'ero.--Un'altra pausa, più lunga. Alla fine mormorai:--Questo mi ha sconvolto. Mi ha sconvolto profondamente. n dottor Shaw chiese:--Era nella capsula, vero? Cianuro nella capsula? E questo che avevate dato a Ellie quella mattina? --Era per la febbre da fieno--spiegai.--Prendeva sempre una capsula contro l'allergia, prima di andare a cavalcare. Io e Greta aprimmo due o tre capsule; ci mettemmo dentro il veleno e poi le incollammo di nuovo. Lo facemmo su nel gazebo. Intelligente, vero?-E risi. Ma fu una risata strana. Me ne accorsi io stesso. `Più un chioccio che una vera e propria risata. Dissi:-Avevate esaminato tutte le medicine di Ellie, quando eravate venuto a visitarla per la caviglia slogata. Sonnifero, pillole contro l'allergia... Ed era tutto normalissimo, no? Non c'era niente di strano. --Infatti--disse lui.--Tutto normalissimo. --Siamo stati intelligenti, eh? --Si, siete stati intelligenti, ma nòn a sufficienza. --Non capisco come abbiate fatto a scoprire che c' era qualcosa sotto. --L'abbiamo scoperto quando c'è stata una seconda morte, una morte che non avevate previsto. --Claudia Hardcastle? --Sl. E morta allo stesso modo di Ellie. E caduta da cavallo, su nel bosco. Claudia era una ragaza sanissima, eppure è caduta da cavallo ed è morta all'istante. Solo che questa volta abbiamo trovato il cadavere poco dopo. L'hanno raccolta quasi subito dopo la caduta, e l' odore de~ cianuro non si era ancora dissolto. Claudia non è rimasta all'aperto per qualche ora, come Ellie, quando non c'era più niente da odorare, da trovare. Non riesco a capire come abbia fatto Claudia a procurarsi la capsula, però. A meno che non ve ne foste di -~menticata una nel agazebo. Claudia andava lassù, qualche volta. Abbiamo trovato le sue impronte, nel ; ~ gazebo. Aveva perso anche un accendino. ~- --No--dissi.--Dev'essere stata Ellie a darle le ca~- ' psule. Soffriva anche lei di allergia, ed Ellie le aveva of ~- ferto le sue capsule, quel giorno a casa vostra. s ~ ,. Poi dissi: --L'avevate sospettato che avevo avuto a che fare ; ` con la morte di Ellie, vero? tutti voi?--Guardai le figu~t,~ re indistinte che affollavano la stanza.--Forse tutti voi. --Spesso si capiscono certe cose. Ma non sapevo come fare a dimostrarlo. --Dovreste farmi la predica, ora--dissi, in tono di , rimprovero. --Non sono un ~unzionario di polizia. --Che cosa siete, allora? ; ~ ~ --Sono un medico. --Ma io non ho bisogno del medico! --Questo resta da vedersi. ~ ~ ` A questo punto guardai il maggiore Phillpot.--E voi x ~i~ che cosa farete?--chiesi.--Siete venuto per giudicars~ ` mi? Per farmi un processo? ` --Sono semplicemente giudice di pace--rispose lui. - No, sono qui come amico --Amico mio?--chiesi. --Amico di Ellie. Non capivo. Tutta quella storia non aveva senso, per ;! me, ma non potevo fare a meno di sentirmi importante. ~Tutta quella gente! Polizia e medici, Shaw e Phillpot. ~Tutta gente che senza dubbio aveva molto da fare e che ~si era scomodata per me! Tutto era molto complicato. ~ Cominciavo a perdere il contatto con la realtà. Ero molz~; o s anco. Fu allora che cominciai a stancarmi all'improwiso e -i ;~ ad addormentarmi da un momento all'altro. ~ E che andirivieni! Gente che veniva apposta per par`~lare con me. Gente di tutti i tipi. Avvocati, e poi il rap,~presentante della pubblica accusa, e poi un altro awo '~cato ancora, in compagnia di alcuni medici. Molti medi ~ci, anzi. Erano irritanti, ed io non avevo nessuna voglia,~di rispondere alle loro domande. ~ ' I Uno di loro mi chiese se deside~avo qualcosa. Risposi di si. C'era una sola cosa al mondo che desideravo. Volevo una penna a sfera e tanta carta. Volevo scrivere tutto, raccontare com'era cominciato. I medici... o meglio, uno di loro... parve pensare che era una buona idea. Dissi: --Chiedete sempre alla gente di fare una deposizione. Bene, perché io la mia non posso scriverla? Un gior no, forse, tutti potranno leggerla. Mi permisero di farlo. Non riuscivo a scrivere molto a lungo, però. Mi stancavo presto. Qualcuno usa una frase come <~parziale infermità mentale e qualcun altro nega che fosse vero. Quante cose s'è costretti a sentire! A volte, la gente pensa che non la si ascolti, ma non è vero. Poi dovetti presentarmi in tribunale; volli che mi portassero il mio vestito migliore, perché volevo fare bella figura. Salta fuori che da un po' di tempo mi facevano sonegliare da due investigatori. I due nuovi domestici. Mi pare di ricordare che era stato Lippincott ad assumerli, perché mi tenessero d'occhio. E a quanto pare avevano scoperto un sacco di cose interessanti su me e Greta. Strano, da quando era morta non pensavo più a Greta... Di tanto in tanto cerco di ricordare la sensazione di trionfo che provai quando la strangolai, ma anche quella si è dissolta. All'improwiso, un giorno, venne a trovarmi mia madre. Si fermò sulla soglia e mi fissa. Non aveva più l' espressione ansiosa di sempre. Ora era solo triste. Non disse molto, cosl come non dissi molto io. Si limita a mormorare:--Ho tentato, Mike. Ho tentato con tutte le mie forze di salvarti. Ma non ci sono riuscita. E l'ho sempre temuto che non ci sarei riuscita. Risposi:--Lascia perdere, mamma. Non è colpa tua. Me la sono scelta da solo, la mia strada. E all'improwiso pensai: E quello che ha detto Santonix! Anche lui aveva paura per me. E neanche lui ha potuto fare niente. Nessuno avrebbe potuto fare nienS~ te... tranne io, forse... Ma non lo so. Non ne sono sicuro. Ma di tanto in tanto ricordo... ricordo il giorno in `' c ui EDie mi chiese: "Perché mi guardi in quel modo, Mike?". Ed io: ~Come ti guardo?" "Come se mi amassi." ~;~ Be', in un certo senso l'amavo dawero. Avrei potuto amarla, almeno. Era cosi dolce, E~ie. Cosi tenera... , ~ Era il fulgore della gioia. n guaio, con me, era che avevo voluto sempre troppe ~- cose, e le avevo volute con avidità e senza essere disposto a rinunciare a niente ` ~ Quella prima volta. La prima volta che andai a Campo degli Zingari e conobbi EDie. Mentre scendevamo lungo la strada incontrammo Esther. Fu allora, quando ~ la zingara lesse la mano a EDie, che mi misi in mente di '~ 'f pagarla. Sapevo che era il tipo disposto a fare qualun q~ ; que cosa per il denaro. Sl, l'avrei pagata. Avrebbe cominciato a minacciare Ellie, a spaventarla, a farle senti 1 r e che era in pericolo. Così sarebbe risultato più credibi -~ le che Ellie era morta per collasso cardiaco. Ma quel , ~` i primo giorno, ed ora ne sono sicuro, Esther era spaventata. Spaventata per Ellie. Tant'è vero che le consigliò i` di andarsene, di allontanarsi da Campo degli Zingari, di non averci niente a che fare, ma naturalmente le consigliava di non avere niente a che fare con me. Allora non lo capii. Non lo capì neanche Ellie. Ellie aveva paura di me? Sono certo di sl, anche se lei stessa non se ne rendeva conto. Sapeva che c'era qualcosa che la minacciava, sapeva di essere in pericolo. Santonix, invece, aveva intuito il male che si nascondeva in me, come l'aveva intuito mia madre. Forse tutti e tre avevano capito. Ellie l'aveva capito, ma non gliene importava. Non glien'era mai importato. E strano; mol to strano. Ora lo so. Eravamo stati felici insieme. Sì, molto felici. Come vorrei averla capita prima, quella felicità... Mi era stata offerta una possibilità. Forse a tutti viene offerta una possibilita, nella vita. Solo che io le P voltai le spalle. Strano, vero, che Greta non abbia più nessuna impor~; tanza? Non ha più nessuna importanza neanche la mia bella casa. Solo EDie... Ed Ellie non può ritrovarmi... Questa è la fine della mia storia... ~Nella mia fine è il mio principio... La gente non fa che ripeterlo. Ma che cosa significa, in realtà? E qual è il principio della mia storia? Devo sforzarmi, pensare... r~ .7 ~