luciana littizzetto... la principessa sul pisello... Qualche giorno fa mi sentivo molto Perla di Labuan, cosi' ho mandato un sms al mio Sandokan personale. "Ti amo" ho scritto. Un po' scontato, ma sempre attuale. Bastava che mi rispondesse: "Anch'io". Son poi sei lettere. Lui no. La mia tigre di Mompracem mi ha risposto: "Prendo atto". Ieri ci ho riprovato: Gli ho scritto: "Grazie di esistere". E lui mi ha risposto: "Prego". Zotico. Poi si e' accorto di aver un tantino esagerato. La sera e' arrivato a casa con una poesia. Scritta apposta per me. Mi ha specificato che era in stile futurista, ha cominciato a declamare: "Non bulloni! / non pistoni! / Centomila megatoni / tengo dentro ai pantaloni!". Ecco fatto. La mia idea dell'inferno e' piu' o meno questa." Perfida, comica, travolgente: la Littizzetto scrittrice di costume, la vendicatrice delle single che tanto ci ha divertito con Sola come un gambo di sedano, stavolta si scatena su coppia e dintorni. Tanti lui e tante lei ma anche tante ridicole manie e riti d'oggi. Il kamasutra. La pasta di sale. L'utero in affitto. Lo spirito guida. I saldi. Le vacanze a Miami. E ancora: i maschi che assistono al parto (e magari lo riprendono con la web-camera), i pronto-chi-pirla, i masochisti a dispense, le fanatiche dell'aura ("Molly sostiene di avere un blocco energetico. Pensavo fosse solo sfiga"). Eccovi il diario di una Principessa sul Pisello come tante, che non si fa piu' illusioni sul Principe azzurro ma non smette di sognarlo. Che oetenta cinismo ("tutti hanno una bestia o due in casa. Piu' il fidanzato, ovvio") ma anela a sentire parole d'amore. Che alla fine pero', quando impugna la penna, diventa cattivissima, prende di mira sia le Principesse sia i Piselli. Copertina: foto di Marina Alessi. Biblioteca Umoristica Mondadori. Luciana Littizzetto. LA PRINCIPESSA SUL PISELLO. MONDADORI. Dello stesso autore nella collezione Biblioteca Umoristica Mondadori: Sola come un gambo di sedano. Gli abiti di copertina sono di Paola Frani. Grazie per i costami ad Esther Marcovecchio e Roberta Beolchini. http://www.lucianalittizzetto.it http://www.mondadori.com/libri ISBN 88-04-49508-1 (c) 2002 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., I edizione novembre 2002 VI edizione gennaio 2003 Indice 11 Le finte felici 13 I fidanzati delle altre 15 II principe azzurro 17 Guardami 19 Dietro una grande donna 21 Siamo fritte? 23 Amore in tubetto o amore in vasetto? 25 Femmine a quattro ruote 27 Jam session di parolacce 29 Uteri a equo canone 31 Prendila bassa 33 II bel tenebroso 35 Donne fiore o donne verdura? 37 Pinzimonio femminile 42 Assorbenti volanti 44 II pallino 46 Sei ore con Sting 48 L'eterno figlio 50 All'antica, non antichi 52 Uffa che noia 54 Amori da cuocere in umido 56 Fissati con le fi'sse 58 Passioni flambe' 60 Trapani e mimose 62 Gli allergici mi danno l'allergia 64 Mani di fata 66 Lo scaldacapezzoli 68 Nei di donna 70 Si sposano tutti. Persino i Cardinali 72 Uomini balsamici 74 Che satisfescion 76 Amori borderline 78 Giorni storti 80 Pronto? Chi pirla? 82 Pentola-party 84 L'importante e' opacizzare 86 Santissima Barbie 88 Casalingaggine 90 Spirito guida senza patente 92 Son doni del ciclo 96 Diverse specie dell'animale suocera 98 Mamme full time 100 I mostruosi premaman 102 Parto scordato 104 Non nominare invano 106 Naturisti col grano 108 L'orgoglio dei puffi 110 L'energia e l'aura 112 Lo shopping da edicola 114 Masochismo a dispense 116 Le riviste ciccione 119 Letterina di Natale 121 Conciati per le feste 123 II morbo del calendario 125 Mississima 127 Si saldi chi puo' 129 Boiate col brevetto 131 L'eroina dell'orrore 133 Vaniglia taxi 135 L'assemblea di condominio 137 La Fata dei cassetti 139 Via che si va 141 II vermino della Grande Mela 143 Guarda che cosi' la allunghi 145 Cara Donna Letizia 147 Niente calze, siamo a settembre 149 Salutami a tua sorella 151 Perche' io valgo 153 Goldrake col trilama 155 Compagni pennuti 157 Amici e bugie La principessa sul pisello A tutte le Principesse e a tutti i Piselli Le finte felici E vissero tutti felici e contenti. Vorrei scrivere una storia che parta cosi'. E che magari finisca anche, cosi'. Una storia dove non succeda nulla. Che stia bloccata sul tasto pausa. Dove tutti vivano quieti, senza crucci e senza impicci. E invece passiamo giorni che iniziano con "ma crepassi" e si concludono con "allora crepa". Giornate che finisci per sentirti a pezzi, segata in quattro come nel famoso numero di Silvan. Certo, si puo' fare finta. C'e' gente che vive la vita facendo finta. Tu la incontri per strada, chiedi: "Come va?". E parte il disco. "BENISSSIIIMOOOO. Guarda, ti dico: un incanto. Mai stata meglio". E il lavoro? "BENISSSIIIMOOOO. Ho trovato un lavoro fantastico che mi da tante soddisfazioni, credimi." E l'amore, invece? (Aggiungi l'invece nella speranza che almeno qualcosa vada storto anche a lei.) Macche'. "L'amore va BENISSSIMOOOO. Guarda, stella, ho incontrato un principe completamente azzurro che mi ha sfondato il cuore e gonfiato l'utero. Partorisco a Natale." Ah, si'? E com'e' che ti va tutto benissimo, ma negli occhi io leggo che schiatti di furia, vorresti riempirti le tasche di nespole e buttarti a testa in giu' dal pinnacolo di piazza Benefica? Povera Biancaneve... salutami i sette nani. Chi credi di fare fesso? Siamo tutti nella stessa barca, che'rie... e la marea ci porta su e poi giu', quando e dove vuole lei. Lo conosco, il tuo principe azzurro. Lo chiamano l'intrombabile. E` alto come un torcetto e storto uguale. Un principe che e' stato azzurro fin quando non hanno cacciato l'Italia dai Mondiali e lui ha dovuto levarsi la maglia di Nesta. Una conversazione con quel lemure equivale a una dose di morfina sparata direttamente in vena. Molly, che e' un capolavoro di inettitudine, una vera gallina in piume e ossa, ha trovato il modo. La sua personale ricetta della felicita': darla via. Sta gia' sperimentando il trattamento ed e' abbastanza soddisfatta. Dare via, ma non la vita. La porzione di se', quello scampolino di corpo che gli uomini accettano volentieri. Una terapia che dopo anni di analisi inutile si e' autoprescritta. Io, che sono una damina dell'Ottocento, le ho suggerito di non arrendersi alla bufera dei sensi e praticare un po' di castita' involontaria. Il randagismo sentimentale non e' mai stato un toccasana. Ma lei mi ha rassicurato. Non e' che la da proprio via. La impresta. Qui e la'. Due o tre giorni, massimo una settimana. Come un libro della biblioteca. Non chiude neanche per ferie. Il servizio e' garantito soprattutto nella bella stagione. I fidanzati delle altre In confidenza. Parlandovi proprio da imbecille a imbecille. Care Sheherazade che non avete ancora trovato uno straccio di sultano a cui raccontare uno straccio di storia che vi faccia passare la notte, non disperatevi. Smettete di affogarvi in cisterne di Fiori di Bach e datemi retta. Quando vi sentite sconfinatamene single, quando la malinconia di essere sole vi blocca il gozzo e non riuscite a mandar giu' neanche un goccio di succo di frutta, fate cosi'. Guardate i fidanzati o i mariti delle vostre amiche. Guardateli bene. E poi domandatevi se c'e' ancora da piangere perche' siete da sole. Pensate a Marcella che sta con un insetto da almeno vent'anni. O a Bea che ha un marito che fa il galante, la chiama "la mia signora" ma da anni a tavola la costringe a rosicchiare il pane secco come i conigli. Certo, perche' "il suo signore" tutti i giorni le fa comprare il pane fresco, ma prima le fa mangiare quello vecchio, datosi che lui combatte la crociata contro gli sprechi. Pensate che cosa significa dividere il talamo con Ettore che russa come un trattore. Elvira, prima ha tentato di ovviare all'inconveniente mettendosi i tappi nelle orecchie, ma visti i risultati scadenti ha pensato di fare di piu'. Li ha infilati nel naso a lui. Prima uno e poi l'altro. Tragedia. Ettore dopo qualche secondo di apnea li ha sparati come proiettili terra-aria contro Fernet, il gatto di casa, che dallo spavento si e' cacciato nel cesto della roba sporca e da giorni fa lo sciopero della fame e della sete. E pensate a Molly. Tanto brava e tanto sfortunata. Si e' innamorata di un uomo-formaggino che fa il sarto e si chiama Grazio. Ma purtroppo e' gia' scattato l'allarme... Pare che l'abbia sentito dire a un cliente, mentre gli prendeva le misure dei calzoni, questa frase inquietante: "Da che parte lo tiene il disturbo?". A Molly e' partito un embolo che e' ancora in circolazione adesso. Disturbo? In trentacinque anni di vita e in diciannove di attivita' abbastanza costante, per lei quella roba li' non e' mai stata un disturbo. Tutt'altro. E dire che qualche dubbio l'aveva avuto. Gia' la prima notte d'amore Grazio le aveva confessato che lui considerava come preliminari guardare insieme al partner i dibattiti di "Porta a porta" a tarda sera. Il principe azzurro E` che noi donne siamo fastidiose. Ci abbiamo la fastidiosita' inserita proprio nel DNA. Sara' che il cuore ci batte piu' veloce e diventiamo insofferenti. Abbiamo bisogno che il nostro Re mogio ci dica delle robe. Ma non robe qualsiasi, tipo: "Guarda che ti scade il bollo dell'auto". Parole d'amore, dannazione. Agogniamo l'assoluto. Vogliamo credere che siamo fatti proprio uno per l'altra. Qualche giorno fa mi sentivo molto Perla di Labuan, cosi' ho mandato un SMS al mio Sandokan personale. "Ti amo" ho scritto. Un po' scontato, ma sempre attuale. Bastava che mi rispondesse: "Anch'io". Son poi sei lettere. No. Lui no. La mia tigre di Mompracem mi ha risposto: "Prendo atto". Ho dovuto alzare il gomito con la Soluzione Schoum per liberarmi dalle scorie emotive. E io che una volta credevo nel principe azzurro. Coi capelli di polenta e gli occhi a lago. Due. Bolsena e Bracciano. Che mi citofonava al portone posteggiando il cavallo bianco di lato al cassonetto. Son passati trentotto anni e ancora non l'ho trovato. O son cretina o comincio a dubitare che sia una specie protetta. Magari si e' estinto da anni. Ho trovato svariati uomini che mi piacevano, con i quali ho fatto anche un pezzo di strada. Principini, principastri, principuzzi. Non tantissimi per la verita'. Con qualcuno ho giusto fatto due passi. Mai a cavallo. Sempre a piedi. Ma nessun principe azzurro. E allora me ne sono fatta una ragione. E son cambiata io. Il tempo mi ha trasformata. Mi si e' allargato il punto vita, ho perso altri due decimi di vista e mi e' crollato il sottomento come ai pellicani. Solo le tette resistono. In decenni di rispettabile carriera ancora non si sono sottomesse alla forza di gravita. Col tempo ho anche imparato a conoscermi. Mi so a menadito. Riesco persino a mettermi il rossetto a memoria. E ho imparato anche a fare a meno del principe azzurro. Pero' le parole d'amore le esigo. Ieri ci ho riprovato. Gli ho scritto: "Grazie di esistere". E lui mi ha risposto: "Prego". Zotico. Poi si e' accorto di avere un tantino esagerato. La sera e' arrivato a casa con una poesia. Scritta apposta per me. Mi ha specificato che era in stile futurista. Poi ha cominciato a declamare: "Non bulloni! / Non pistoni! / Centomila megatoni / tengo dentro ai pantaloni!". Ecco fatto. La mia idea dell'inferno e' piu' o meno questa. Guardami I maschi son cosi'. Passano la vita a non accorgersi. Non si accorgono mai di niente. Zompano tra le nuvole con fette e fette di pancetta coppata sugl occhi. Quando si tratta di hi-fi, aggeggi meccanici, baracche ad alta precisione e' diverso. In quel caso diventano linci. Sfoderano occhi a cannocchiale. Occhi al laser che notano le minuzie. Poi arrivano a casa e si trasformano in talponi. Il classico e' quando la donna va dal parrucchiere. Mettiamo che noi, dopo mesi e mesi di dibattiti cosi' solitari da rasentare il monologo (perche' il taglio o non taglio dei nostri capelli gli interessa meno dell'estinzione del coccodrillo del Nilo), decidiamo di potarci la criniera. Via. Via le trecce morbide dall'affannoso petto e avanti col taglio alla maschietto. Orgogliosissime arriviamo a casa, rasate come chihuahua, con giberne di speranza in petto. Lui ci guarda, ci parla anche e non fa una piega. Niente. Manco un pieghino piccolo piccolo. Allora noi, che siamo tolleranti come dame di San Vincenzo, gli diamo un aiutino. Cominciamo a passeggiargli sui iedi nella speranza che un incontro ravvicinato di questo tipo sortisca qualche frutto. Macche'. Allora proviamo a prendere a testate il citofono, cosi', per attirare l'attenzione. Nulla. Anche se ci sentiamo un po' come San Sebastiane martiri di Mantegna, zeppe di frecciate, non demordiamo. Passiamo a qualcosina di un po' piu' concreto. Magari una domanda. La classica: non noti niente? E lui': "Ti e' spuntata una verruca sul mento o e' un pezzo di Corn Flakes?". Col cuore gonfio d'amarezza allora confessiamo: ma tesoro... mi sono tagliata i capelli, non vedi? E lui: "Ah si'... MA POCO". Ma come poco? Ho tagliato via venti centimetri di doppie punte! Come dovevo tornare a casa? Pelata come Demi Moore nel Soldato Jane perche' tu te ne accorgessi, immane balengo? Perche' non ti cuci sul gilet una bella iniziale come nella Lettera scarlatta! Ma invece di cucirti la A di adultero ricamati una bella P di pirla. Cosi' chi ti incontra risparmia la fatica di scoprirlo. Ma in fondo che cosa posso pretendere da uno che, quando gli ho detto di comprarmi un vestito da sera, e' arrivato a casa con un pigiama, sul telefonino tiene la suoneria di Jeeg Robot d'Acciaio e il giorno del nostro anniversario mi ha regalato una torta con su decorata la nave di Titanic spezzata in due? Dietro una grande donna Dicono che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna. Puo' darsi. E dietro una grande donna? Be', dietro una grande donna di solito ci sono un marito che brontola, dei figli che si lagnano e una casa che va a ramengo. Altro che "gli uomini e le donne sono uguali" come sbraita quello dei Lu'napop... Manco per sogno. Quello che chiediamo e' soltanto un po' di collaborazione. Una parolina buona di tanto in tanto, un palpito di misericordia... tutto li'. Persino Mirella, mamma e moglie esemplare, maestra di buon senso, mai stanca, sempre disponibile, e' finita knock-out. Prima delusione: la suocera. Il peggior Hannibal Lecter che abbia mai conosciuto. Una settimana fa, per un guaio ai polmoni, si ammala. E addirittura finisce in coma. La povera Mirella non la lascia sola un momento. Passa lunghissime notti al suo capezzale e in piu' continua a lavorare, a seguire i bambini e a occuparsi di quella tarma di suo marito. Grazie al cielo l'antenata resuscita e quali sono le sue prime parole da rediviva? Nessun grazie, zero carezze, nemmeno una lacrima. Siamo mica in una telenovela. La nonnetta si risveglia e nel pieno delle sue facolta' dice: "E Bin Laden? A l'han ciapalu?". In quel momento Mirella si e' sentita come se le avessero diluito il cervello nella trielina. Ma non finisce qui. Dopo qualche giorno porta il suo pargoletto di quattro anni a mangiare un gelato in centro. Cornetto-premio per il piccolo Mattia che ha fatto giuringiuretta. Ha promesso solennemente di non obbligare mai piu' il suo compagno d'asilo a farsi lo shampoo col Vinavil. Com'e' come non e', Mirella ha un calo di pressione, forse ancora per lo stress nonnifero. Sviene e batte una sonora craniata sul gradino di una cre'perie. Per fortuna il suo cucciolo mantiene un fair play invidiabile, chiede soccorso e arriva l'ambulanza. E questa volta e' Mirella a risvegliarsi in barella, gli occhi traboccanti di lacrime. Il suo marmocchio la guarda, scuote il capino e borbotta: "Ho capito. Anche oggi niente gelato". E adesso si e' messo pure il marito. Un pistolero che tutti chiamano Robiola perche' e' di Alba ed e' gia' piuttosto stagionato. Quell'uomo li' a me fa lo stesso effetto che alle zanzare fa lo spray al geranio. Lunedi' lo operano di emorroidi. Ha gia' fatto testamento e adesso pretende che Mirella assista all'operazione come fanno i mariti con le mogli in sala parto e che possibilmente gli tenga anche la mano. Santa donna. "E Bin Laden, l'hanno preso?" Siamo fritte? Il bilancio e' allarmante. Due separazioni in sole tre settimane: Beatrice e Lucio, Rosabella e Cinger. Una disfatta di Caporetto. Da giorni Beatrice zampilla lacrime come un putto della fontana di Caserta e non parla. Muggisce. Rosabella al contrario ha tentato il suicidio. Si e' strangolata con quattro toast mortadella-gorgonzola (e' un po' debole negli abbinamenti e non ha mai avuto molto coraggio) e poi si e' rasata le sopracciglia. Ora se le disegna come quelle del pagliaccio Popov, cosi' la gente le vede lo sguardo allegro e non le fa domande. Le ho consolate dicendo che anche la vita di Battiato "fugge in diagonale", che "l'uomo non e' pietra di tungsteno e cambia spesso proprieta', uccide sempre a tradimento col veleno di invidia e d'infedelta'". Insomma potevo regalare il cd, facevo prima. Ma Beatrice non sente ragioni. Anche se lui l'ha mollata in Africa, durante un safari, mentre gli scimpanze' le facevano ciao ciao con la manina arrampicati ai vetri della corriera, e' comunque riuscita a trasformare l'abbandono in un atto di amore infinito. Lucio l'ha lasciata perche' la amava troppo. Certo. E com'e' che al ritorno si e' portato via il boiler, le calamitine del frigo e persino i Tupperware salvafreschezza? Ricordi. E come mai sta gia' con un'altra e non l'ha piu' chiamata? Ma e' evidente. Come faccio a non capirlo? Lucio non le telefona perche' soffre ancora troppo. Povera coniglietta Tippete... Non posso dirle che la sua era una relazione a prognosi riservata, che il suo ex marito e' spietato giusto un filo meno di un Tirannosaurus Rex e che io un giorno per caso l'ho visto anche lavarsi i denti col dito. La povera Rosabella pure lei ci ha il cuore spelacchiato. Siccome Cinger non ci aveva il coraggio di lasciarla, ha convinto l'amante a farlo al posto suo. "Cinger ti lascia perche' non ti ama piu'" le ha detto al telefono la sua rivale in amore. Lei prima ha lanciato con la fionda la fede sui tetti del condominio vicino e poi ha fatto fagotto, dimenticando purtroppo lo smalto rouge turbulence (che, oltre a essere introvabile, era mio) nella burriera del frigo. Ora sta male. Continua a essere impanata in quell'amore pesante e appiccicoso come la pastella. Ed e' convinta che alla sua eta', ormai, e' anche fritta. amore in tubetto o amore in vasetto? La coppia e' come la maionese. A chi riesce al primo colpo e a chi non riesce mai. Ed e' un casino quando impazzisce. Hai voglia a rimescolare. E, se alla fine riesci a non farla colare giu' dal lavandino ma a recuperarla in extremis, non sara' mai una maionese che vale un granche'. E neanche una coppia. Che vale un granche'. Io la maionese la compro in tubetto. La spremo finche' ce n'e' e poi la butto via. Non mi va il barattolo di vetro. Perche' quando sta per finire devo raschiare il fondo e mi vengono i nervi. Il tubetto e' piu' pratico. Quando e' quasi tutto spremuto succhi un po' e se vien su solo aria che sa di plastica capisci che e' ora di buttarlo. Facile. La mia amica Margherita e' sempre stata una schiappa in fatto di maionese. Troppo olio. Troppe uova. A un certo punto, per non stare senza, la comprava addirittura all'ingrosso in confezioni maxi, tipo quelle per le mense. Ma adesso si sposa. Incredibile. Marghe non sai mai dove aspettarla. E` un po' come i pezzi della stazione spaziale Mir che possono cadere da qualsiasi parte. Si sposa un'anima persa, alto come una tibia di vacca ma di faccia carino. Lo chiamano Ikea, per via dei tratti svedesi. Bello suonato. Se ti avvicini alla sua testa senti proprio i rintocchi del campanile. Batte la mezzanotte. Marghe mi ha fatto vedere il suo abito da sposa. Con quel coso addosso sembra una bomboniera in vetro di Murano. Soffiata a caldo. Un enorme avocado. Una gigantesca pastiglia Valda. Dice che cosi' assomiglia a una delle tre fatine della Bella addormentata nel bosco. Ma non si ricorda se e' Fauna, Flora o Serenella. L'abito bianco era troppo. Marghe ha due certezze nella vita e una e' che non e' piu' vergine. Una cosa le invidio. La lista nozze ai casalinghi. Quei meravigliosi servizi di piatti. Quei deliziosi bicchieri colorati. E anche la pentola a pressione. Di quelle tedesche che scoppiano solo se ci cuoci dentro una bomba. Io mi sposerei soltanto per avere finalmente dei bicchieri che non siano quelli della Nutella. E per evitare che un giorno, chissa' come, mi salti in testa di farlo, quando spazzo per terra mi do sempre una scopatina ai piedi. Cosi'. Per precauzione. Femmine a quattro ruote Diciamocela tutta. Gli uomini non la smetteranno mai di trattare la macchina meglio della fidanzata. Anche perche' non rompe le palle, la macchina, e' muta, se vuoi dirti qualcosa accende le lucine, invece la morosa parla, non e' dotata di cruscotto, purtroppo. Guai a sbattere la portiera un po' piu' forte del solito, perche' e' come se gli staccassimo tutte le valvole dal cuore. E niente grissino in macchina, guai a spazzolarti i capelli, attenta a non salirci sopra in una giornata di pioggia senza prima esserti infilata le pantofole. La sua auto e' un tempio. E sottolineo la sua. Ci avete mai fatto caso? Siamo in giro con la nostra auto e cerchiamo di parcheggiarla. E lui fa: "Ma sbattila li'!" (la sua auto si posteggia, la nostra si sbatte). Ma questo e' il posteggio riservato all'ambasciata del Burkina Faso. Mi arrestano per divieto di sosta. "Allora sbattila li'." Li' ci sono le strisce. "Ficcala la', allora." Dove? "La', fra i due tir." Ma c'e' mezzo metro! La appendo al muro come si fa con la bici in garage? "Mettila a pettine." METTITI TU A PETTINE, grandissimo beduino. La prossima volta prendiamo la tua. E viene la prossima volta. E i modi e i toni cambiano. Ci vuole una piazza d'armi per posteggiare la sua. Un circo massimo. Un'arena deserta. E poi dev'esserci l'ombra, otto metri di distanza da una parte e dall'altra, nessun piccione in volo e nessuna castagna pronta a cadergli sul cofano. Per posteggiare la sua auto bisogna prendersi un giorno di ferie. E poi noi donne abbiamo una dote meravigliosa che per loro e' un'onta imperdonabile: non riusciamo mai a distinguere i modelli delle auto. Visto che hanno tutte mediamente quattro ruote, una manciata di fari e un volante, per noi una vale l'altra. Tu prova a chiedere a una donna che macchina ha suo fratello Geronimo. Lei ti rispondera' piu' o meno cosi': "Ma... l'ha comprata due anni fa... ci ha una macchina nera, grossa, lunga". "Ma una berlina?" chiederai allora. "No, non credo sia tedesca" (per noi berlina vuoi dire che viene da Berlino). L'automobile per le donne non e' mai una Golf, una Me'gane, una Delta, una Marea. Per noi un'auto e': lunga, grossa, piccola, alta, bella, brutta. E volendo anche rossa, nera, bianca, verde o carta stagnola. Stop. Il nostro infinito automobilistico si ferma qui. Jam session di parolacce Ci vorrebbe un coeur simple, come dicono i francesi. Che sappia vivere con semplicita'. Che la faccia facile, insomma. Di qui il bene, di la' il male. Qua i buoni e laggiu' i cattivi. E poi bianco e nero. Ma la vita e' un marasma... basta poco perche' i cuori si ingarbuglino e facciano cilecca. Forse darsi una bella calmata non guasterebbe. Guardate solo come la gente, alle otto del mattino, guida la macchina. I soldati nelle guerre puniche erano meno bellicosi. Ma cosa suoni, minchione? Cos'e' 'sta jam session di clacson e parolacce? C'e' traffico? Ah si'? Sotto la gonna di tua sorella c'e' molto piu' traffico, credimi. Son le otto del mattino... ma lo sai che la giornata dura ventiquattro lunghissime ore e se cominci a spremerti cosi' presto stasera mi stai tutto in un cucchiaino da caffe'? I cantieri ci sono per chiunque, mica solo per te, pirla. Che poi ti lamenti che a Milano e' meglio perche' c'e' la metropolitana. Cosa sei? Un toro alla corrida che se vedi rosso prendi tutti a cornate? Ma placati. Goditi 'sto minuto di ferie al semaforo e pensa a qualcosa di bello. Magari all'ultima volta che hai fatto l'amore con tua moglie che, vista l'isteria, dev'essere stato tantissimo tempo fa. I piu' indiavolati in auto sono i munsu'. I signori di una certa eta'. Magari in pensione, con la Uno topo metallizzato, la maglia dentro il pantalone e il baffo da mira el dito. Quelli che ci han le palle che gli girano piu' veloci della cinghia del motore. Loro, appena vedono una femmina al volante, cominciano a strombazzare. Cosi'. A prescindere. Forse perche' ormai e' l'unico modo che gli e' rimasto per strombazzare una femmina, dato che la moglie le fattezze muliebri le ha perdute da tempo. Si sa che la legittima sposa e' un pezzo di antiquariato. Le mancano solo le zampe di leone e poi e' tale e quale una credenza in noce del Rinascimento. Ma fammi passare, miserabile... Se ti faccio perdere trenta secondi, son poi mezzo minuto in meno che ti rimane per fare il pistola al mondo. E` un beneficio per la societa'. Tu l'hai vista la guerra... dovresti aver imparato che non porta da nessuna parte. Aspetta che faccio l'inversione di marcia... ecco. Dirsi grazie con la mano non e' meglio che dirsi stronzo con le corna? A onor del vero anche noi ciamporgne non scherziamo per niente. Altroche' se ci siamo emancipate. L'auto ci da forza. Il volante ci avvelena. Sulle nostre turbo ci trasformiamo in perfide Alexis di Dynasty. Belve isteriche. Senza sforzo, per altro. Lo sanno tutti che la mutazione genetica ci ha regalato ormai i nostri bei ventotto giorni di nevrastenia premestruale. Uteri a equo canone Certe volte mi va di traverso la vita. Come un sorso di aranciata che sbaglia percorso. Allora guardo in alto, il ciclo, alla ricerca di un uccellino, un passerotto, un piccione striminzito in bilico su una grondaia. Sto a testa in su per un po' e poi mi passa tutto. Questa volta non c'e' verso. L'ultimo strangolamento risale alla notizia dell'utero artificiale. Ma la smettiamo o no? Vogliamo lasciare 'sto utero dov'e'? Qui qualcuno ha fatto un po' di confusione. E` il cuore che e' uno zingaro e va. Non l'utero. L'utero non e' nomade, e' un organo stanziale, un bougia nen. Abbiamo cominciato dandolo in prestito. Pensa te. Io non presto i libri, figuriamoci l'utero. Perche' lo so come vanno 'ste cose. Presti a uno, presti all'altro, poi non ti ricordi a chi l'hai prestato e alla fine non ti torna piu' indietro niente. Oppure ti ritorna tutto rovinato. I libri con le orecchie, i dischi rigati, l'utero in frantumi. Passi per il romanzo, passi per il cd, ma se ti presto l'utero, santo cielo, fa' attenzione. Tienilo bene, mettici una foderina, non me lo restituire tutto sgualcito che fai pure una brutta figura. Qualcuna per ovviare al problema ha pensato bene di affittarlo. Anime da imprenditrici. L'utero si affitta solo a non residenti, a equo canone per periodi non piu' lunghi di nove mesi. Se vuoi, metti l'annuncio sul giornale o fai che rivolgerti alle nuove agenzie immobiliari: Tecnoutero, Grembocasa, Ventralmarket. Io, quasi quasi, il mio che e' piccolino me lo faccio mansardare e lo affitto ammobiliato. Speriamo che almeno paghino regolarmente e, quando e' ora, si riesca a mandarli via. E soprattutto che non mi spacchino niente. Per fortuna da qualche giorno e' arrivata anche la novita' dell'utero artificiale. Tu donna metti l'uovo, prendi da tuo marito un fantasmino Sbirulicchio, metti tutto sotto vetro e aspetti che sbuchi tuo figlio come fa il fagiolo dal cotone. Nel frattempo puoi continuare tranquillamente a tenere l'ombelico cabriolet, fare un corso di salto in lungo e sfondarti di salame crudo. Un figlio in barattolo. L'ultima frontiera della modernita'. Le ricche spenderanno qualcosa in piu' e si faranno l'utero di design, firmato Giugiaro. Le poveracce si accontenteranno di un utero di vetro della Bormioli. E poi ci tocchera' anche risolvere il problema della disoccupazione delle cicogne. Prendila bassa lo i taxisti li invidio. Perche' ci hanno il tempo per fare dei pensieri. Guidano e pensano. Pensano e guidano. Poi tu sali, parte il tassametro e loro ti spiegano come stanno le cose. Tu al taxista paghi i pensieri, mica la corsa. L'altro giorno uno mi ha detto che nella vita bisogna "prenderla bassa" se no ti partono le valvole. Giusto. Sara' una nuova corrente di new age da taxi: la PB. Prenderla bassa. A me non dovrebbe risultare cosi' difficile, visto che non parto tanto dall'alto. Bon. Comincio a regolare la libido al minimo, giusto che non si spenga ai semafori. E metto anche gli occhiali da sole. Perche' gli occhi parlano. Meglio buttarci sopra una coperta scura come si fa con le gabbie dei canarini. Prenderla bassa. Ok. Il mio fidanzato, quando mi chiama al cellulare, non mi dice mai cose carine. Nella telefonata piu' romantica che mi ha fatto ultimamente mi ha chiesto la distanza tra le due viti che tengono su lo stendibiancheria in bagno. Che romantico. Voleva farmi un regalino. C'e' chi ti piomba in casa con una lunghissima rosa Baccarat e chi con un lunghissimo stendibiancheria. Basta prenderla bassa e farsene una ragione. I miei genitori, per dire. Mia madre ha sempre messo il rosmarino nel risotto e mio padre da quarant'anni toglie a una a una le foglioline prima di mangiarlo. Si mette li', con la perizia di un orologiaio svizzero, tic tic, tic tic, e spulcia il risotto. Son quarant'anni che glielo dice. Ma lei niente. Ci butta dentro delle fronde gigantesche. Interi alberi di Natale di rosmarino. Dice che se no il riso non sa di niente. Lei lo mette e mio padre lo toglie. Cosi' da quarant'anni. E si amano ancora. Io, fossi stata al posto di mio padre, l'avrei lasciata. Sarebbero bastate due righe. "Ti lascio per il rosmarino nel risotto. Ho capito che preferisci lui a me. Ciao per sempre. Ricordati solo di dare la pastiglia per la filaria al cane. Adieu." E invece no. Lui l'ha presa bassa e sono ancora li', con un amore lungo che corre sul filo del rosmarino. Un mio amico, in una discoteca del Canavese tempo fa invito' una tipa a ballare. "Balli?" le chiese. E lei: "No, sun si che guerno la gaseus*". Lui si sedette accanto e fece insieme a lei la guardia alla gazzosa. E adesso si amano. Molto. Prenderla bassa. E` questo il segreto. * Sono qui che faccio la guardia alla gazzosa. Il bel tenebroso "lo non posso stare fermo con le mani nelle mani..." Ah, come ti capisco, Ricky. Anch'io, sai? Ogni tanto mi vien proprio voglia di piazzarle con una certa violenza sul grugno di qualcuno. Ma quale ottimismo e quale profumo della vita. Sono rimasti Tonino Guerra e quegli altri rhe vendono le lavatrici a crederci. E a dire il vero anche Adelaide. La mia amica frollata che vende merletti. Capelli color champagne e testa doppio del normale per via di una permanente scolpita nel marmo. Culo di ricotta e carica sessuale della Signora in giallo. Le ferie l'hanno redenta. In mezzo secolo di vita non si era mai accoppiata, cinquant'anni di onorata castita'. Assolutamente volontaria. Sfranta e pura. Una vera civetta sul como'. Ha varcato il traguardo del 2002 senza aver mai baciato nessuno. Ne' lauto meno accettato di farsi baciare. "E` perche' non digerisco la saliva altrui" mi confidava. Ci vuoi talento anche a inventarsi le nevrosi. Poi e' partita. Soprattutto di testa. E il 14 luglio, presa della Bastiglia, hanno messo a ferro e fuoco anche lei. Su un traghetto di Amsterdam finalmente ha avuto la sua epifania. Come Befana se la meritava. Da allora e' coperta di dermatite. Secca come uno di quegli stoccafissi che appendono fuori dalle gastronomie. Secca ma felice. Li' in Olanda si sara' fumata i tulipani. "Guardalo... non trovi che sia un uomo bellissimo?" L'unica cosa che mi viene in mente guardandolo e' che forse da piccolo si sarebbe dovuto mettere l'apparecchio per i denti perche' adesso e' molto tardi. Comunque, il lui di lei rappresenta a tutti gli effetti il must dell'uomo da evitare: il bel tenebroso, il dannato, il maledetto. Caratteristiche della specie: stropicciato e taciturno, pelo ispido, sguardo magnetico da mulo, aria da redentore martire. Il reginetto della notte, oltre a essere un campionario di difetti assortiti, e' anche un artista. Pero' incompreso. C'e' da dire che nessuno lo comprende mica per cattiva volonta'. Semplicemente perche' non capisce quello che dice. Il dannato scrive poesie che nessuno ha mai avuto il coraggio di pubblicargli e nei ritagli di tempo e' anche pittore di brutture su cartongesso e impastatore di ceramica a capocchia. E poi canta. Male. Si e' gia' autoprodotto e soprattutto autoacquistato tre album. Essere devote a una purga del genere significa garantirsi raffiche e raffiche di colite spastica. L'unica e' lasciarlo nuotare nella sua bagna. O al limite usarlo come soprammobile. Per appoggiarci sopra le chiavi di casa o il guinzaglio del cane. Donne fiore o donne verdura? Facciamocene una ragione. Gli uomini son piu' fortunati. Possono tenersi i peli, farsi crescere i baffi, stare spettinali come lo Yeti, guardarsi in faccia e continuare a parlare mentre fanno pipi' negli orinatoi delle stazioni e persino trasudare come provole stagionate di Battipaglia perche' tanto l'omo ha da puzzare. E non di bergamotto. Per noi e' il contrario. A noi tocca essere fighe sempre. Caschi il mondo. Ma per essere tali bisogna possedere una dote essenziale: non patire il freddo. Io personalmente non ce la faccio. Tengo il piumone nel letto fino a Ferragosto, pensa se riesco a resistere vestita come una rollata di vitello solo di bretelline. Mi faccio addirittura crescere i capelli perche' patisco il freddo alle orecchie... Eppure ci sono donne che viaggiano con minigonne alte come cerotti e salvabuchi copricapezzolo anche nei giorni della merla. O hanno il sangue freddo come i pitoni reticolati o una copertura antibiotica perenne. E agli uomini piacciono da matti. Vanno pazzi per quelle vestite solo di rossetto che agli incroci fanno fermare le macchine perche' le scambiano per semafori. Quelle sono le tipiche donne fiore. Si'. Perche' esistono due tipi di donne. Le donne fiore e le donne verdura. Le donne fiore sono belle. Straordinariamente belle. Eleganti e piene di stile da far schifo. Vanno guardate e ammirate. Toccate poco, senno' si guastano. Se gli sciogli un'aspirina nell'acqua durano di piu'. Da lontano sembrano profumatissime, ma se le annusi spesso non sanno di niente. Pero', qualunque sia l'occasione, fanno sempre una gran bella figura. E poi ci sono le donne verdura. Che non sono tanto belle, ma danno sapore. Ci sono le donne sedano, pallide e allampanate, quelle finocchio, basse e tonde, le donne patata americana, che puoi tenere per anni in cucina e piantarci addosso anche gli stuzzicadenti e loro germogliano lo stesso. Le donne verdura sanno di qualcosa. Sempre. Alcune sono addirittura afrodisiache. Se poi le metti nel barattolo, conservano il gusto e durano per anni. Quelle fiore, quando appassiscono, fanno solo tristezza. Pinzimonio femminile Vademecum per uomini LA DONNA SEDANO. Altissima e allampanata. Tutte le volte che in auto sale dietro, poi ci vogliono minimo dieci minuti per disincastrarla e tirarla fuori. Di carnagione chiara, in inverno tendente al verde campus, la donna sedano mostra uno stile e uno charme invidiabili. Anche vestita di stracci fa sempre la sua porca figura. E` l'unica donna verdura che puo' permettersi gioielli vistosi e anelli da piu' di tre etti. Meglio se di antica tradizione maya. L'unico neo: la criniera, costantemente in tumulto, domabile soltanto a suon di chignon e abili incastri di matita. Se frullata da sapienti mani d'amante sa essere molto afrodisiaca. LA DONNA CIPOLLA. Pallida e decisamente fuori taglia, sprovvista totalmente del punto vita, piange da anni sulle sue miserie. Ed e' per questa tendenza alle lacrime che molti uomini non riescono a digerirla. Il maschio predilige la donna cipolla di Tropea, meridionale, sana e saporita. La donna cipolla patisce il freddo e si veste a strati. Se non si ha molto tempo a disposizione, meglio evitare di chiederle lo spogliarello. E` tenera, ha qualche problema di alito, e' affezionata alle sue radici e usa da sempre lo stesso profumo. Un filino impegnativo, per la verita'. LA DONNA CARCIOFO. Capello corto, energica, pugnace, senza fronzoli, temprata dalle bufere della vita, sembra fatta solo di gomiti. Reginetta dello stile minimal, principessa del tailleur e del de'collete' tacco basso, richiede accanto a se' un uomo temerario e paziente. Che non abbia paura di pungersi. Se spogliata della sua ispida corazza mostra un cuore di femmina tenero e affettuoso. Non chiedetele di depilarsi. La sua intimita' e' irsuta e selvaggia. Cruda lascia l'amaro in bocca, allappa i cuori degli amanti, ma cotta al lento fuoco della passione, con un po' d'aglio e soprattutto a testa in giu', diventa morbida come burro. Le carciofe romane sono le migliori. LA DONNA PATATA. La donna patata e' un po' pirla. Diciamocelo. Sara' che ha la pelle sottile e ci vuole un niente a ferirla. Se si innamora e' fritta. O bollita. Dipende dai momenti. E` una fuoriclasse in materia di cotte. Puo' levarsi la pelle, per amore. Quando si incapriccia di un maschio si abbandona ciecamente tra le sue braccia, si sottomette, diventa arrendevole ed e' in grado di farsi schiacciare fino a ridursi a purea. Le donne patata americana sono le piu' resistenti. Le puoi ferire, disprezzare, abbandonare. Ma loro son tenaci. Con un po' di luce e un po' d'acqua sono in grado di germogliare per tutta la vita. LA DONNA FINOCCHIO. Precisiamo. Esistono al mondo donne finocchio-femmina e donne finocchio-maschio. Ecco. Quest'ultimo e' un caso che non ci riguarda (chiedete a Platinette). La donna finocchio-femmina e' spesso incinta. Ed e' un'ottima madre. Solida e protettiva. Devi avere pazienza se vuoi arrivarle al cuore. Ma niente smancerie. Tocca toglierle con calma tutte le difese, strato dopo strato. Non e' fatta per i sentimenti focosi e le notti calienti. Va amata cruda. Mordicchiata un po' alla volta. Pur essendo grassoccia, e' tosta e tonica. Non ci ha un filo di cellulite. Amare una donna finocchio fa bene alla salute. Libera dalle scorie e non appesantisce lo stomaco. LA DONNA RAVANELLO. Piccola di statura, veloce di pensiero, disillusa di cuore. In qualsiasi situazione trova il modo di arrangiarsi. E` spiritosa e sagace. Disordinata, non ama le convenzioni e detesta le interminabili sedute dal parrucchiere. Per fare prima si tinge la chioma in casa, da sola, a suon di henne. Vista l'imperizia, il risultato e' spesso una stravagante nuance ravanello pallido. Gli uomini la credono fragile e indifesa, e pensano di portarsela a letto facilmente. Illusi. Basta un morso per capire quanto e' forte. Non sa cosa siano le cotte, lei. LA DONNA CAROTA. Non bellissima ma a suo modo affascinante, alta e snella, si abbandona difficilmente alle lusinghe dell'amore. E` timida, riservata e un po' paurosa. Detesta le mondanita' e preferisce stare rintanata in casa... ne ha viste di cotte e di crude... non vorrebbe fare la stessa fine. E` necessario raschiarle di dosso con amore tutte le schifezze della vita perche' si conceda in tutta la sua bonta'. Se con costanza si riesce a grattugiarle il cuore, diventa deliziosa. La donna carota si abbronza facilmente e ci ha dieci decimi di vista. Non fatela ardere tanto prima di divorarla. Troppo cotta sa di poco. LA DONNA ZUCCHINA. Alta o bassa, lotta sovente con problemi di cervicale o ernie del disco. E` cresciuta storta, colpa della cattiva postura e delle cattive compagnie. Da giovane era un fiore. S'e' fatta sbattere e farcire in tutti i modi, e cosi' e' appassita presto. Rimane una donna tenera, ma tocca ammettere che non sa di tanto. E` tormentata dall'ansia ed e' costretta a ripetute visite alla toilette per veloci pipi'. Deve tuffarsi in un amore denso e pesante come la pastella per riacquistare sapore. O friggere nell'olio. Completamente panata. LA DONNA POMODORO. Altro che femmina senza sapore. La donna pomodoro e' piena di sugo. E` un concentrato di gioia allo stato puro. Morbida e soffice, sembra fatta di materasso. D'estate da il meglio di se'. E poi col tempo si conserva. Anzi. Vecchia vecchia e secca secca, se condita con gli ingredienti giusti dell'amore, diventa appetitosa e sfiziosissima. Non e' fatta per i lunghi corteggiamenti. Dev'essere cotta e mangiata. O cruda e mangiata. Va bene ugualmente. Le donne pomodoro migliori sono quelle dal cuore di bue, portate per le storie d'amore imponenti e durature. Solo talvolta si inacidiscono. Colpa del cattivo tempo... si sa che le donne pomodoro sono meteoropatiche... Ma non e' un problema. Basta un cucchiaino di zucchero e tornano dolci come sempre. LA DONNA PEPERONE. Non e' una donna normale. E` quel che si dice un bel donnone. Grande e grosso. Piedoni, manone, tettone. E culo monumentale. Roba da meritarsi il codice di avviamento postale. Buona, per carita'... ma pesante da reggere. Soprattutto nelle storie d'amore. Solo uomini con lo stomaco di ferro sono in grado di digerirla. E` testona, ostinata, invadente. E persin troppo fedele. E` difficile liberarsi di lei. Abbandonarla al suo destino. Perche' lei ritorna sempre. Ritorna e ritorna. Non c'e' modo di cacciarla via. Le cugine piccole, le peperoncine, sono piu' brillanti. Loro, si', che son capaci di godersi la vita... a letto fanno fuoco e fiamme. Sanno pizzicare nel giusto modo i palati maschili, ardono di passioni brucianti e di attrazioni fatali. LA DONNA INSALATA. Frivola e anche un po' superficiale, della donna insalata ci si innamora facilmente. Perche' e' la quint'essenza della femmina. Carina, volubile, spensierata, capricciosa. Ma e' meglio non fidarsi... E` infedele per natura. Passa da un letto all'altro con una leggerezza invidiabile. Basta un po' di calore per renderla tenera. Forse perche' e' una femmina con poca sostanza. O forse perche' ha scoperto che nella vita e' meglio fermare gli istanti migliori senza farsi troppe domande. Di solito la donna insalata va molto d'accordo con la donna pomodoro. Sono amiche per la pelle. Di tutt'altra risma, la donna insalata belga. Come dire... la classe non e' acqua... L'eta' le ha, si', imbiancato i capelli, ma le ha donato uno charme quasi magnetico. Sara' quel suo retrogusto amaro, di chi ha conosciuto gli inganni della vita, a renderla cosi' desiderabile. Assorbenti volanti Grazie. Davvero. Adesso che mi hanno inventato l'assorbente col filtrante-ricamo sono piu' tranquilla. Mi sento finalmente una donna a spasso coi tempi. D'altronde ci mancava. Sono anni che mi chiedo: ma quand'e' che mi fanno un assorbente col filtrante-ricamo che cosi' non posso piu' andare avanti? Insomma. Ieri l'ho comprato ed e' stata una delusione cocente. Perche' io me l'aspettavo da ricamare veramente. In tela Aida con il kit completo di fili colorati. Da fare a punto croce davanti alla tv. No. Ma dico? Vuoi mettere la bellezza di un assorbente con su la cifra a punto pieno? Anche solo un mazzo di viole a punto erba, per ingentilire. O addirittura una bella natura morta con uccelli, propiziatoria. Ma su, impiegati geniali che di mestiere inventate assorbenti geniali! Gia' che ci siete, liberate la vostra idiozia. Non e' difficile. Basterebbe una linea nuova di pannolini professionali. Per la donna che lavora. Adatti a ogni mestiere. Adesivo fronte-retro per le paracadutiste, che sta immobile anche se ti butti a pelle d'orso giu' dal Cervino, in legno Stradivari per le violiniste, totalmente invisibile per le assistenti dei maghi, perche' non e' bello che quando spariscono loro non sparisca anche lui, ventiquattr'ore per le manager, fotocopiabile per le studentesse universitarie, con il filo da tirare a salvagente per le assistenti di volo, con l'airbag per le taxiste, estivo/invernale che si puo' girare come i materassi per le casalinghe, e rilegato in pelle con su una frase di Cicerone per le professoresse di latino. Mi avete inventato l'assorbente tanga per ballare il tango? Siete cretini. Allora fatelo anche per ballare il valzer. In pizzo e crinolina. O per rock and roll, in pelle nera e borchie. Ma quali ali? E` un assorbente, non e' mica un condor... Mettiamoci degli spoilerini come alle macchine dei truzzi o dei bei manici di rafia e, perche' no?, un paio di specchietti retrovisori. Io personalmente inventerei un assorbente con una taschina chiusa da una zip. Per metterci dentro i soldi. Quello, si', che e' un posto sicuro. Cosi' lo scippatore invece di strapparmi la borsetta deve levarmi l'assorbente. E andiamo a ridere. Il pallino In una coppia che si rispetti prima o poi ci si deve scontrare con l'annoso problema del balin. Il pallino. Cioe' quella fissa, quella frenesia, quella smania che a turno invade un componente della coppia costringendolo a comprare. Il balin e' una forza sconosciuta che si impossessa di te, disattiva i tuoi circuiti cerebrali e ti obbliga come in trance a buttar via i soldi. Ma comprando cosa? Di solito qualcosa che non serve ma di colpo diventa indispensabile. Non se ne puo' piu' fare a meno. E non vale la sottomarca o, ancor peggio, il tarocco. La tragedia del balin e' che, una volta soddisfatto, tempo qualche giorno lo si dimentica, lo si ripone e non lo si usa piu'. Passa una settimana e ne parte un altro. Ci sono due forme di balin. Il balin di lei e il balin di lui. Quello di lei e' molto meno grave. La testa delle donne e' piena di balin. Anzi. Azzarderei l'ipotesi che sia fatta proprio di balin: 10% materia grigia / resto balin. E` una testa simile alla vasca di palle colorate dove ci butti i figli prima di entrare all'Ikea. Quindi, essendo milioni, sono piccoli balin. Pacchettini e pacchettini di incensi, forniture millenarie di fanghi del Mar Morto, reggiseni ad aria, a olio, a energia solare, portacipria in piume di cigno, mollette in corno d'alce, nacchere in madrcperla, umidificatori da borsetta. Ciarpami che poi alla fine del mese, sommati uno all'altro, fanno la cifra di mezzo stipendio. Il balin di lui e' assai piu' pericoloso. Perche' e' sempre costosissimo. Una macchina fotografica digitale, uno scanner per il computer, un trapano multifunzione. Una volta al mese, a lui e solo a lui, prende anche il Gran Balun. Che non e' un comune pallino, ma proprio un grande pallone. Da far tremare il conto in banca. Nella fase Gran Balun il tuo lui e' in grado di comprarsi una canoa, una vecchia roulotte, un'enorme scacchiera in porfido, un purosangue in prepensionamento, un navigatore satellitare, un acquario da cinquantamila litri e, quando esagera, persino una comoda baita sulla cima del Nivolet. Purtroppo il balin e' una malattia che cronicizza ed e' incurabile. Come l'herpes. Sembri guarito, ma poi basta un calo di anticorpi e ti ritorna. E solo il vecchio incatenamento alfieriano, a qualcosa, di molto pesante, puo' dare qualche frutto. Sei ore con Sting Mi e' venuta un'idea. Un elisir fai-da-te contro la malinconia. Facile da trovare ed economico. Una collana di polpette dell'Ikea. Ma non un diadema. Un girocollo normale. Volendo, col braccialetto coordinato. Da smangiucchiare, pallina dopo pallina, quando il magone ti stringe il pomello d'Adama. Anche una parure di mutande con su scritti i giorni della settimana non e' male. Tira subito su di morale. O un libro da colorare, di quelli dell'asilo. Uno si mette li' coi pastelli e senza pensare a niente riempie le figure, con l'unica preoccupazione di non uscire dai contorni. Anche la terapia dell'orecchino fa tantissimo. Uscire e comprarsi un paio di orecchini fa meglio di una seduta di psicoterapia. Ci sono giorni in cui io vorrei avere la coda. Per poter parlare senza parole, solo muovendo quel tocchettino di roba appeso dietro. Zitta. Come le vallette di Biscardi, che diranno si' e no una decina di parole in tutto l'anno. Ahhh... ci vorrebbe Sting. Lui si'. Lui ti fa l'amore per sei ore consecutive. Non so se mi spiego. Vedi come ti passa la malinconia. Guarda che sei ore sono tante. In sei ore capisci gia' se viene bene la stagionatura di una fontina. In sei ore col pendolino vai fino a Roma e ti danno la colazione e il giornale. In sei ore fai freddare una bavarese di cachi e non ti rimane che portarla in tavola. A me, se sto li' sei ore, si addormenta il nervo sciatico. Mi si ferma la circolazione e divento tutta blu come una susina. E poi, a pensarci bene, anche a fare tutto il Kamasutra, dalla posizione dei frutti di bosco nello yogurt dell'Imperatore, alla figura dell'asparago nel giardino del Puciunin, per concludere con quella della farfalla obesa che ti devi appendere per le tonsille mentre lui ti passa il Sidol sulle caviglie, di sei ore ne avanzi. E che ci fai? Giochi a briscola? Mah. Le zanzare per fare l'amore ci mettono due secondi. Mica come Sting. E ti cantano sempre la stessa canzone. Proprio come Sting. L'eterno figlio Uffa. Che. Afa. Per fortunissima ci sono gli esperti con i loro strepitosi segreti: non stare al sole, bere molta acqua, mangiare frutta e verdura. Ma va'? Che strano. Di solito noi, quando fa cosi' caldo, aspettiamo le due del pomeriggio per piazzarci sul balcone col passamontagna a mangiare polenta concia e bere sugo di costine d'agnello. Razza di cretini instupiditi dal sole. Mai che ci consiglino qualcosa di originale. Non so... sessioni di pisolini in cantina, toupet di sogliole surgelate o lunghi pediluvi al chinotto fresco. L'unica su di giri di questi tempi e' la Rory. Maria Rosa. Si fa chiamare Rory perche' e' dalle elementari che le cantano "brava brava Maria Rosa qui la vita e' sempre rosa solo quando ci sei tu" e lei ha profuso interi stipendi in corsi di yoga e canto karmico per riuscire a controllare l'impulso di sputare in faccia al mondo. Pur essendo quindi un donnino perbenino, questa volta ha preso la vita per la coda e ha piantato l'altra sua squilibratissima meta' della mela, cioe' il marito, Adolfo. Ora e' risorta, gira con tacchi a stalattite e spacchi molto spaccati, nonostante quel niente di gamba sifula che ogni tanto la fa inciampare sui suoi stessi piedi. E non e' un bel vedere. Adolfo, che non e' mai stato capace di intendere ne' tanto meno di volere, ha il cuore sciolto e tira avanti a pane e Valium. Dice che si sente inutile come quelli che suonano i bonghi nei complessi rock. E` alto un metro e largo un frigo, e nudo sembra lo sponsor del dottor Gibaud, quindi non e' che puo' pretendere. Ha cominciato a collezionare complessi di inferiorita' gia' dalle elementari. Non solo aveva lo stesso nome di Hitler, che e' francamente fastidioso, ma in piu', siccome faceva Canale di cognome, i compagni bastardi lo chiamavano "Bialera"*. In terza media si fece tatuare il nome della fidanzata Samankta (con la kappa) sul polpaccio. Due giorni dopo lei lo mollo'. E da allora tiene il gambaletto destro sempre, anche in piscina. Insomma, fa parte di quella categoria di maschio da evitare come la grandine. L'eterno figlio. Che e' nato lamentandosi e ha continuato a farlo in ssecula sxculorum. L'eterno figlio e' anche pieno di fobie. La psicanalisi ne elenca quattrocento? Bene. Lui ne ha qualcuna in piu'. Ha paura dei tuoni, delle correnti d'aria, di Satana, degli occhi delle bambole, della fine del mondo, del buio, dorme col Salva-lavita sempre acceso e non e' in grado di curarsi nemmeno un eritema. Non e' fatto per nidificare. Ma state tranquilli. Comunque se la cavera'. Ci sara' sempre mamma'. O qualcun'altra che fara' le veci di mamma'. * Fiumiciattolo di poco conto. All'antica, non antichi D'altronde Maurina, pur essendo una donna incerta, una certezza l'ha sempre avuta: cercarsi un uomo che assomigliasse a suo padre. Dai e dai, finalmente ci e' riuscita. Peccato che PierVito abbia trentacinque anni piu' di lei, cioe' settanta. Quattro piu' di suo padre. Un discreto rin-co-boy. In piu' la pressione alta, un set completo di ernie - iatale, inguinale e del disco - e ventisei capelli in tutto. E lei lo ama. Pazzamente. Fa bene. L'amore e' cieco. Piu' per lui che ci ha la cataratta che per lei che ci ha dieci decimi. Solo che, diciamocela tutta, il padre di Maurina e' praticamente il fratello gemello di Kevin Costner mentre PierVito e' la fotocopia di Topesio, il topo vanesio. Comunque, insieme son da vedere. Sembrano Stanlio e Ollio, Si', perche' Maurina e' leggermente sovrappeso. Sono anni che lotta con un problema di ritenzione idrica. Piu' che una donna e' una diga. Una centrale idroelettrica. Ma adesso e' felice. Mi ha detto che con PierVito si sente protetta, di nuovo un po' bambina. Lui la accompagna a scuola, che poi sarebbe l'Universita' della terza eta', le legge Harry Potter per farla addormentare e, quando perde una capsula, la mattina le fa trovare sotto al tavolo cinquanta euro e le dice che e' stato il topino. Domenica le ha anche insegnato ad andare in bici senza rotelle. L'unica cosa e' che non la porta mai ai mercatini dell'usato. Forse ha paura che a lei venga la tentazione di venderlo tra le anticaglie insieme alle abat-jour. Anche a me gli uomini all'antica piacciono. All'antica. Non antichi. Mi piace che respirino ancora, ecco. Che non facciano le camole come una poltrona Luigi XVI, che non dormano col piegabaffi e che non siano iscritti al club Amici della Prostata. Mi piacciono quelli che portano con classe la loro eta'. Senza fare i giovani a tutti i costi. Quelli, si', che mettono tristezza. Fanno il bagno nel Vetiver, tengono il cache-col anche in agosto, si fanno la coda di cavallo con due capelli in tutto, magari anche unti. A meno che non prediligano il riportino che a ogni bava di vento parte come un boomerang. E poi si mettono i jeans consumati proprio li'. Ma piantala. Cosa credi di consumare ancora con la tua lumaca senza guscio? Al massimo consumi il pannolone. Uffa che noia Quando dividi il tuo letto a baldracchino da un bel po', quando la barchetta del tuo amore da qualche anno veleggia giuliva nel mare aperto del "per sempre", puo' capitarti sulla rotta uno scoglio non previsto. Un colossale faraglione che se non sei piu' che abile al timone rischia di sfondarti la prua e di farti affondare. Parlo della noia. Quel sentimento appiccicoso col quale tutte le coppie prima o poi si scontrano. E` una botta dura e il suo rinculo ti catapulta inesorabilmente sul divano davanti alla tv. Tu spalmata sui cuscini a mezzo punto con l'occhio fisso da alligatore e lui appisolato sul suo stesso mento con una pappagorgia degna di un cardinale. D'altronde, dopo un considerevole numero di pizze, paelle, churra-scharias e sushi bar, anche i fegati hanno fatto la loro parte e non gli si puo' chiedere piu' di tanto. La musica e' finita, gli amici hanno levato le tende, cosa rimane? Una partita a tressette come nelle bocciofile? No. Meglio il cinema. Che fa fine e non impegna. Basta solo mettersi d'accordo. Il bello e' che si parte sempre con una certa tolleranza. "Guarda, a me va bene tutto purche' non sia un western" dice lei. Capirai lo sforzo. Saran vent'anni che di cow-boy, ombre rosse e case nella prateria non se ne vedono in circolazione. Ma poi comincia la giaculatoria. Lui: "Stuart Little?". Lei: "No, mi fanno schifo i topi. Harry Potter?". Lui: "No, mi fanno impressione le civette. // Signore degli anelli?". Lei: "E` troppo lungo. Mi si addormentano anche le piante dei piedi". Lui: "La vera storia di Jack lo squartatore?". Lei: "Johnny Depp e' un tronco di pino, pero' e' un film dove squartano le donne e sono contraria politicamente. Serendipity?". Lui: "Combinazione, mi fanno schifo le storie d'amore". Lei: "Chocolat?". Lui: "No. Che poi mi vengono i brufoli. La maschera di scimmia?". Lei: "Guardo te e risparmio i soldi del cinema". Lui: "L'ultimo bacio?". Lei: "Me l'hai dato al matrimonio di Giorgetta". Lui: "No, dicevo il film". Lei: "Non tollero che una che non sono io baci Accorsi. L'ultimo di Sandra Bullock?". Lui: "Quella li' morire se ha azzeccato un film. Magari quello nuovo con Jim Carrey". Lei: "No, ci ha troppi denti. Sembra che abbia in bocca una tastiera di pianoforte senza diesis e bemolle". La ridda finisce che sono le 23, e' cominciata la quarantesima replica di Ghost a ReteQuattro, Patrick Swayze sta gia' limonando con la Moore da piu' di dieci minuti e il lieto fine della giornata almeno questa volta e' assicurato. Amori da cuocere in umido Se discutere col vostro fidanzato e' un po' come sbattere la testa contro il muro di Berlino, non preoccupatevi: prima o poi crolla. Cindy mi ha dato retta. La mia cara amica Tiziana di Pomaretto. Dai e dai con le testate, alla fine ce l'ha fatta. Peccato che nella foga si sia rotta la testa. Game over. Inconvenienti dell'azzardo. Si era sposata con Walter tre anni fa. E adesso divorziano. Il tempo vola. E dire che Cindy e' stoica. Coriacea. Mette i tacchi anche quando nevica, figuriamoci se si fa spaventare dalle ripide di un matrimonio, pensavo. Invece non ha retto al supplizio. Con i condotti lacrimali pronti a scoppiare si e' involata. Al diavolo i dolori del giovane Walter. Aveva solo da pensarci prima. Quell'uomo li' ci ha proprio il quoziente intellettivo di una spora. E il coefficiente di furbizia? Non pervenuto. Il suo pezzo forte e' raccontare di quando da piccolo stiro' i 45 giri che aveva dimenticato al sole. Si erano tutti ingobbiti, gli sembrava una cosi' bella idea. Somaro. Si vanta anche di essere riuscito a mangiarsi le unghie dei piedi fino alle medie. E lo fa soprattutto quando si esce a cena con gente nuova. Forse da grande doveva fare il contorsionista, non l'impiegato al catasto... a quest'ora almeno sarebbe in giro con Moira Orfei. Pensa che bello. La squisitissima Cindy, anche se sarebbe volentieri partita sull'Enterprise col capitano Spock, l'ha sempre sopportato. Detentrice incontrastata del Guinness dell'ottimismo, si e' ripetuta per anni lo stesso mantra: prima o poi lo cambiero'. Infatti l'ha cambiato. Ma solo fisicamente. A suon di paste al forno. Puoi stabilire gli anni di matrimonio di Walter contandogli le maniglie dell'amore come si fa con gli anelli nei tronchi delle sequoie. Tre. Indubitabilmente tre. Per il resto e' rimasto com'era. Sai cos'e'? E` che gli amori hanno bisogno di combustibile. Non di pacate rassegnazioni. Con quelle i cuori si fanno di amianto. Nocivi come i tetti. Cuori che poi tocca bonificare con i divorzi e gli abbandoni. Gli amori in riserva diventano improvvisamente secchi. Amori-lenticchia e amori-cecio. Da loro sembra che non ci puoi cavare piu' nulla di nulla. Ma se hai il coraggio di metterti li', con pazienza, ce la fai. Se hai la costanza di tenerli a bagno, farli cuocere lentamente con i pomodori in umido e condirli sempre con sale e pepe, acquisteranno un gusto e un sapore che non avresti mai creduto. Fissati con le fisse In primavera gli amori diventano anemici. Affaticati, pallidi, smorti. Forse hanno solo bisogno di un po' di mare. Una settimanina a Ceriale magari. D'altronde dopo un ragguardevole numero di giorni di tu e lui, lui e te, l'orribile peso della ripetitivita' comincia a farsi sentire. E cosi' si arriva al livello di tolleranza zero. Son le fisse che sfiancano le coppie. Quelle abitudini bizzarre e insensate con le quali ci flagelliamo a vicenda. Parliamo di Arturo. Non riesce a mangiare l'uva senza prima sbucciarla togliendo i semini. Media di tempo per ogni acino: otto minuti circa. Per il prosciutto opera col bisturi asportando il grasso. Se per caso gli capita l'incombenza del panino, si va alle calende greche. I pezzettini che sbucano fuori dalla michetta si tolgono uno per uno sistemandoli nel punto dove manca. Ci va il tempo che ci va. Intanto alla moglie e' venuta una faccia che non ha nulla da invidiare a una ciotola di Ciappi. E` una natura morta che parla. Ma neanche lei scherza. Tutte le volte, dopo aver parcheggiato, le prende la fissa di tornare indietro per controllare se ha chiuso la macchina. Sempre. Anche se nel frattempo si e' inerpicata per dieci minuti in salita sul sentiero di Belmonte. Clotilde e' ossessionata dall'ordine. Casa sua e' tutto un coordinato. Ci ha persino il copri water in tinta col copriletto. E` cosi' suonata che quando fa l'amore ogni tanto si ferma e rifa' il letto. Tiene anche i biscotti in dispensa per ordine alfabetico: Abbracci, Baci, Baiocchi e Stelline. Il suo compagno, dopo quarant'anni di fidanzamento e milioni in agopuntura, ancora non si e' deciso a sposarla. Dice che non si sente tanto pronto. Orietta. Ha il vizio di ottimizzare gli spazi. Soprattutto col cibo avanzato. Se rimangono una forchettata di spaghetti e due cucchiaiate di brodo di gallina, mette tutto insieme in un unico tegame. Per risparmiare spazio. Suo marito non e' piu' un uomo: e' un Labrador. Abituato com'e' a trangugiarsi quelle sbobbe. Milly litiga con Nello perche' il rotolo della carta igienica va sistemato col foglietto che scende dall'alto e lui si ostina a metterlo con lo strappo che sbuca da sotto. E` per questo che lei non lo ama piu'. Prima o poi seguira' le orme di Brigida. Che dopo quindici anni ha lasciato Teodoro. Motivo? Tutte le volte che andavano in pizzeria lui mangiava la pizza tutta dentro e poi con la crosta intera faceva il volante della macchina. Brum, brum. All'inizio Brigida lo trovava esilarante, poi dopo tre lustri di repliche ha pensato che poteva farne a meno. E si e' messa sai con chi? Col pizzaiolo. Passioni flambe' Ho preso fuoco. Niente a che vedere con la passione. Mi sono proprio incendiata. Al diavolo le cene a lume di candela. Non mi sono accorta che un ricciolo selvaggio mi era scivolato dritto dritto sulla fiamma. Cosi' fttttttttttt... si e' levato un fil di fumo... e non sull'estremo confine del mare. Sull'ultimo tirabaci dello chignon. Un inferno di puzza. Un afrore di faraona spennata sul gas. Mi ha spenta lui, sbattendomi il tovagliolo sulla testa. Voleva rovesciarmi addosso anche un bicchiere di Arneis, ma l'ho fermato in tempo. "Cosi' posso dire di essere stata la tua ultima fiamma" gli ho detto a incendio domato. Ha riso. Ma poco. Pazienza. E` che all'inizio si fan tanti salamelecchi. E candele, e regalini, e dichiarazioni strappacuore. Ci si adatta persino ai gusti del partner, anche se sotto sotto li si detestano. Poi, passato un po' di tempo, basta. Finito. Si butta la maschera alle ortiche e ci si mostra in tutta la propria miseria. All'inizio lui, prima di addormentarsi, leggeva Eco, Kundera, persino qualche pagina della Recherche. Adesso legge solo PaperIncas. Normale. Nei primi mesi di passione sulle riviste cercavate per primo il suo oroscopo. Adesso non vi ricordate neanche piu' quando compie gli anni. Assolutamente normale. Prima lui vi spiegava come il formaggio a fine pasto fosse un lusso per palati sopraffini, adesso rosicchiando la crosta dell'Asiago borbotta: "La buca l'e' nen straca se sa nen d'vaca". Che delizia. Prima lui raccontava le barzellette e il fatto che si dimenticasse i finali vi suscitava tenerezza. Adesso lo prendereste a mazzate con la clava di gomma, quella che fa quik quik. Prima vi toccava le tette continuamente. Adesso solo qualche volta, nello stesso modo in cui si tastano i meloni per sentire se sono maturi. Gnec gnec, col pollicione. Prima, quando lui stava male, lo curavate con l'abnegazione di una missionaria. Ora gli girate alla larga per paura che i virus vi saltino addosso. Prima lui era attivo e decisionista. Adesso e' un pezzo di plancton che si sposta solo con la corrente. Tanto poi si sa come va a finire. Con la dentiera nel bicchiere. Eh certo. Non facciamoci illusioni. La dentiera nel bicchiere, sul comodino, a portata di mano, vicino alla abat-jour. Altro che lume di candela. Trapani e mimose Prima o poi arriva, l'8 marzo. Auguri megere. Abbiamo un giorno all'anno per festeggiarci. Che dite? Non sara' un po' pochino? Dovremmo chiedere anche il 9. E magari il 10. Una bella festa del 10 marzo e lode. Che giornata... non sappiamo piu' dove metterci le mimose. Ce le hanno regalate tutti: panettiere, lattaio, giornalaio, verduriere. Tranne lui, ovviamente, il nostro minus habens, che non ha avuto tempo. Lui non ha mai tempo. Ma non importa. L'amore non si conta mica in palline di mimosa. Ci vuoi ben altro. APPENDIMI QUELLA MENSOLA CHE SON SEI MESI CHE TE LO CHIEDO, CRETINO INDOMABILE! Convincetevi maschi. A noi non interessa piu' l'uomo bello, intelligente o ricco. Vogliamo quello che sappia usare il trapano. Ma non il trapano metaforico. Proprio quello con le punte. Un uomo primitivo che costruisca la capanna per la sua femmina che altro non fa che aspettarlo in cavernetta con la clava in mano. Invece dobbiamo fare i conti con dei mastri bricoleur del borgo che fanno danni piu' della grandine. Con loro una certezza ce l'hai. Tutto quel che toccano scassano. Se devono piantare un chiodo stai pur certa che non fanno un buco. Scavano proprio la galleria del Frejus. E in molto meno tempo, peraltro. Cambiano la lampadina e spaccano il lampadario. Spostano la cassapanca e si fanno scendere l'ernia. Schiacciano una mosca? Macchiano il muro. Provano a ripulirlo? Lo rimacchiano. Ma di piu'. E allora, siccome sono geni, per coprire il paciocco ci appendono sopra un bel quadro. Peccato solo che un paesaggio con Tour Eiffel a quindici centimetri da terra dia un po' nell'occhio. La lavatrice perde acqua? Niun problema. Ghe pensi mi. In primis si pigliano una scossa da duecentoventi che gli ravviva la permanente e gli scuote i padiglioni auricolari, poi van di cacciaviti e svitoli e la smontano tutta. E alla fine non sanno piu' rimontarla. Niun problema. E` tutta colpa di quella vite che manca. Si smona la radiosveglia, che pero' funziona, per recuperare la vite vitale. Cosi' e' tutto demolito... lavatrice e radiosveglia. Un danno via l'altro come fa la valanga con le baite in montagna. Ma loro non fanno un pieghino. Si credono maghi della sega e pontefici del bullone. L'unica in questi casi e' distrarli. Magari col Lego. O coi cestini di pongo del Dido'. Gli allergici mi danno l'allergia Prima o poi mi verra' il cimurro. Come ai cani. Cosi' anch'io potro' dire la mia. Piu' invito a cena e piu' scopro che, intorno a un desco qualsiasi, di cristiani normali ne posso trovare al massimo due. Il resto e' composto da allergici e intolleranti. Quasi mai nati con questo cruccio ma diventati tali col tempo. Perche' dopo un po' di anni di vita mediamente sana, il fissato, che fra l'altro sta benissimo, va dall'allergologo per scoprire come mai se mangia otto chili di polenta e gorgonzola e quattro piatti di melanzane alla parmigiana poi gli viene una leggera acidita' di stomaco. Sara' mica che ha esagerato coi dosaggi? "No, no. Mi ha detto l'allergologo che sono allergico alla farina di granturco. E non solo. Anche al glutine, al grano, al latte, ai latticini, alle proteine della carne, ai pomodori e alle melanzane." Ma ci hai quarant'anni. Te ne accorgi adesso? E come mai non sei mai morto prima? Mistero. E poi l'ospite rincalza: "Ti offendi mica se non mangio il tuo brasato al Barolo? Gradirei, se ti e' possibile, delle gallette di riso sbramato pakistano". Guarda, tesoro, combinazione le ho finite ieri. Adesso vado un attimo in Pakistan e torno. Tu intanto prenotami una visita guidata all'interno del tuo cervello, cosi' capisco se e' cavo come le grotte di Toirano. Ma perche' non prendono te per fare gli esperimenti scientifici e lasciano in pace i ratti? "Ti prego, non mi trattare male che ho tanto bisogno di affetto." No, caro, tu hai solo bisogno di affettato. E` un goccino diverso. La mia amichetta Pina, a forza di mangiare tutti i giorni la bagnacauda per levarsi di dosso il nugolo dei corteggiatori (dice che con le sbafate di aglio li stermina), ha ritirato gli esami del sangue e ha scoperto di avere il colesterolo a 380. Cosi' e' andata in catalessi. Le ho detto che per curare l'esubero di colesterolo c'e' una regola semplicissima: smettere di mangiare tutto quello che e' buono. Ma lei non mi ha dato ascolto ed e' andata dall'allergologo. Lui l'ha piazzata sulla bilancia ed e' sbottato: "Ma signorina, lei pesa ottantaquattro chili. E` ora che si metta a dieta!". Non glielo avesse mai detto. Pina ha cominciato a barrire: "Ma come si permette, maleducato! Si guardi lei che e' un bidone di trigliceridi" gli ha risposto. Poi ha abbrancato la borsetta, infilato le de'collete' mezzo tacco e sulla porta ha ancora puntualizzato: "E lo so che peso ot tantaquattro chili, cosa crede? Ma cinque sono di tette, poi ci ho le ossa pesanti e il resto e' massa muscolare! Caprone!". Mani di fata Ci sono quelle brave. Portate. Quelle che hanno le famose mani di fata. Con abilissime dita rammendano calzini, cuciono gilet, ricamano tendine, sferruzzano maglioni, compiono miracoli col chiacchierino. E poi ci sono le impedite. Le inette. Che capaci non sono ma non si rassegnano. Morire se posano quell'uncinetto. Se si limitassero a qualche sciarpa storta come la strada di Superga, andrebbe gia' bene. Macche'. Vanno oltre. Ai confini della realta'. Si cimentano con portagrissini all'uncinetto, portarotolo di carta igienica a punto croce, centrotavola fatti a cigno col becco arancione. Che son gia' oggetti abominevoli quando son fatti bene, figurati se son fatti male... E` proprio il crimine che si impossessa del mondo delle cose. In questi ultimi anni sono andati molto di moda anche la pasta di sale e il de'coupage. Ho delle amiche che hanno passato inverni ed estati a impastare gnoccoloni duri di pasta di sale, si son fatte venire braccia da lottatore di sumo, tutto per fare delle orrifiche bamboline coi chiodi di garofano al posto degli occhi. Perche'? Cosa muove una allegra comare a impastare la pasta di sale? Ma fai una torta pasqualina. Un pan di Spagna. Una sbrisolona. Qualche compleanno fa ho avuto la fortuna di ricevere come regalo un'enorme chiave di violino tutta in pasta di sale. Sara' pesata piu' di un quintale. Se avessi deciso di appenderla al muro, avrei dovuto infilare al soffitto almeno un paio di putrelle per evitare crolli. Per fortuna si e' spaccata in due quando hanno acceso il riscaldamento. E poi c'e' il de'coupage che, se posso dire, e' un filino peggio. Il de'coupage consiste in questo: tu prendi un bell'oggetto qualsiasi e lo rovini appiccicandoci sopra dei pezzi di carta. Praticamente passi le serate a ritagliare e incollare carta su tutto quello che ti capita a tiro tranne il marito. Come fanno fare nelle scuole materne ai bimbi di quattro anni. La soddisfazione che si prova mi e' ignota. Ma quel che e' peggio e' che chi fa 'sti lavoretti mica se li tiene. No. Anzi. Li regala. Peggio. Li fa apposta per te. Pensa che culo. Le piu' sfrontate hanno il coraggio addirittura di mettere il banco al mercatino e di vendere le loro porcate. Chi le compra? Se le comprano tra di loro. Per copiarsi. Roba da centro di igiene mentale. Lo scaldacapezzoli Parbleu. Al gran gala della cretinita' gli ospiti non mancano mai. Dopo l'assorbente col filtrante-ricamo che, diciamolo, ha dato una svolta epocale alla nostra vita, ecco che ci arriva dalla Nuova Zelanda un aggeggio di cui francamente non si poteva fare a meno: lo scaldacapezzoli in pelo di opossum. Grazie al cielo qualcuno ci ha pensato. Il problema dei capezzoli congelati e' uno dei drammi della donna moderna. Nei giorni della merla, se si va sottozero, ci si formano delle vere e proprie stalattiti in pieno petto come succede nei soffitti dei freezer. Ma c'e' il lato positivo: che possiamo infilare i capezzoli negli aperitivi al posto dei cubetti di ghiaccio. Siamo alle solite. Escludo categoricamente che l'idea di questo capino sia sgorgata da mente femminile. Perche' le donne lo sanno. Il capezzolo sta li', tranquillo, come un bottone su un tailleur, un pulsante su una consolle, come un campanello che si fa sentire se lo schiacci. Meglio ancora se te lo schiaccia qualcun altro. Ma vi ricordate quando ci avevano inventato il conetto per far pipi' in piedi come i maschi? Ma pensa un po' se l'emancipazione della donna si misura nel modo in cui sta in bagno. Dicevano che serviva per i servizi pubblici, per evitare di sedersi in posti poco puliti. Capisco. Ma noi non siamo abituate. Non ci abbiamo la mira. Metti che ci scappi in treno. Basta uno scambio di rotaia e ci facciamo pipi' sulle scarpe di camoscio. E poi il problema del bagno pubblico l'abbiamo risolto da anni. Ci son venuti degli addominali che neanche i fratelli Abbagnale. Siamo in grado di fare delle piramidi umane in piedi sul water. Siamo ottime equilibriste. Riusciamo a far pipi' in bilico su un piede solo con una mano alla maniglia della porta e l'altra a reggere la salopette. Delle funambole del gabinetto. Comunque proveremo anche lo scaldacapezzoli in pelo di opossum. Per carita'. Trovo deliziosa l'idea di coprirsi il de'collete' con ciuffi di pelo di roditore. E` cosi' femminile... Ci spiegano che dobbiamo metterlo dentro al reggisene. Grazie per l'informazione, altrimenti l'avremmo messo sopra il loden. A quando il tanga in squame d'acciuga? Nei di donna Certo che in molte cose noi belinde siamo proprio straordinarie. Teniamo i tacchi tutto il giorno, siamo in grado di farci crescere le unghie non solo al mignolino ma a tutte e dieci le dita, siamo capaci addirittura di digerire silenziosamente e non a bocca larga come fanno i nostri deliziosi consorti... ma rimangono due piccoli nei a offuscare il sole grande del nostro progresso sociale. E cioe': noi belle addormentate in quel posto fatichiamo ancora a fare benzina ai distributori automatici e non siamo tanto portate per la lettura delle carte stradali. Io, quando faccio benzina da sola, vivo uno strano fenomeno: sento proprio che mi si sbullona il cervello e sono in grado di procedere solo e soltanto per gesti inconsulti. Passo dei lunghi quarti d'ora nel tentativo disperato di ricacciare i soldi in gola alla maledetta macchina. E le parlo anche. Sempre ammesso che riesca a staccare la pompa dal portapompa. Che non e' affatto un problema da niente. Perche' intanto sento come pompa, la pompa. E considerato che abbia sistemato il mio turbo-trabiccolo nel verso giusto, se no mi tocca fare il giro del globo per trovare il buco. Gli uomini sono benzinai nati. Bravissimi. Sara' che, essendo intimamente cow-boy, godono a invadere le riserve? Oppure ritrovano una sorta di affinita' con il loro ruolo sessuale. Sganciare, introdurre e riestrarre, tutto in tre minuti (a volte purtroppo anche meno), e' un'azione che in fin dei conti ripetono da anni. E veniamo alla cartina. Le cartine per noi donne sono sempre state un bel mistero. Per questo le teniamo gelosamente custodite nel vano oggetti, strizzate nel loro lenzuolino di cellofan fino alla rottamazione del mezzo. Ad aprirle ci riusciamo ma poi finisce li'. Le cartine sono ingombranti, levano l'aria, tolgono la visuale e sono un po' come le donne: non si sa mai da che parte prenderle. E anche richiuderle e' fatica, tanto che per evitare le botte di nervi le si piegano a caso riducendole a mantici per il camino. Noi in macchina preferiamo fare di testa nostra. Andare cosi'... a caso. A intuito femminile. Tanto tutte le strade portano a Roma, no? Basta sapere solo quanto tempo abbiamo a disposizione e fissare per precauzione tutti gli appuntamenti al Colosseo. Si sposano tutti. Persino i cardinali Bon. I miei criceti Boscodirovo e Fiordimelo continuano a figliare. L'esatto contrario della loro padrona. Gli ho dato una spifferata magica e gli ho detto di piantarla li'. Che nella vita non c'e' solo il sesso. Che bisogna coltivarsi altri interessi. Uscire, andare a teatro, al cinema, leggere. Mi hanno risposto che in gabbia, a parte la ruota e il provolone, non c'e' altro da fare che amarsi. Capisco. E cosi' siamo a quota nove. Nove minuscole noccioline pelose. Vorra' dire che, quando mi sposero', al posto delle bomboniere distribuiro' criceti. No, perche' qui bisogna darsi una mossa, care le mie vispeterese. Si sposano tutti. Persino i cardinali. Oh. Si e' sposato Milingo che non e' esattamente Brad Pitt. Ci ha settanta primavere sul groppone, il fisico di Gambarotta e la bocca come una zucca di Halloween. Non so se mi spiego. E poi fa l'esorcista. Mica l'imprenditore con la fabbrichetta nel Bergamasco. No. E` uno che di mestiere si mette li' e spaventa i diavoli. La mattina beve il caffe', da un bacetto alla moglie e uscendo le dice: "Ciao amore, oggi ho un appuntamento con Rosemary Baby, poi levo un paio di Poltergeist da una villa in collina e rientro a mezzogiorno. Mi faresti mica la trippa?". Pensa che coppia serena. E` che il matrimonio e' una questione da prendere di petto. Molly ha seguito il mio consiglio alla lettera. Siccome e' convinta che il suo vero problema con gli uomini siano le tette troppo grosse, se l'e' pesate. Prima una e poi l'altra. Circa un chilo e mezzo l'una. Un tre chili buon peso. Adesso le conta come tara. Dice che il suo peso netto e' quarantotto piu' tre di tara-tette. Milly, invece, ha fatto la dieta punti e adesso bisognerebbe darle dei punti. Di sutura. E tirarla su. Perche' e' crollata. Sprofondata giu' come Venezia. Sai cosa? Ci vorrebbero un Chiamparino e soda e delle belle liste-fidanzati del Comune. E perche' no? Tu vai in municipio, fai un po' di coda e alla fine ti assegnano il fidanzato. Certo, ti devi accontentare. Magari ti arriva un fidanzato in periferia, un fidanzato a schiera, un po' fuori, nella cintura. Le rifiniture non sono un granche'. Se vai a vedere le tubature ti metti le mani nei capelli. Ma pazienza. L'importante e' avere un fidanzato sulla testa. Uomini balsamici Ogni tanto a me, che sono esperta fabbricatrice di pensieri inutili, capita di incontrare esseri umani balsamici. Curativi. Quelli che ti sciolgono i nodi del cuore e ti aiutano a respirare meglio. Loro, si', che sanno diserbare la vita, strappandoci via l'inutile che ruba l'aria e la luce. E` che si fa fatica. A fare a meno. E cosi' ci si intossica di superfluo, di paura e di ossessioni. Il mio amico Remo non si muove piu' di casa perche' e' terrorizzato dall'idea di non trovare parcheggio. La bellezza di un luogo per lui e' proporzionale alla facilita' di scovare un posto per metterci la macchina. "Sono stato ai Caraibi" mi ha detto. "Bellissimo. Si posteggiava benissimo!" Un idiota superlativo. Maria Neve ha paura di fare il bagno da sola. Si lava solo in presenza di testimoni. Molly divide i cotton fioc per sfumatura di colore, scende dal letto solo col piede destro e quando passa un'ambulanza tocca ferro. Anche quaranta volte al giorno visto che abita a due passi da un ospedale. E prima di andare a letto controlla miliardi di volte se e' chiuso il gas. Se potesse, sradicherebbe il contatore dal muro, giusto per stare piu' tranquilla. Bea e' ossessionata dai ladri e sta cementata in casa anche in piena estate. Dice che quelli ti entrano da tutte le parti. Prendono il calco della serratura infilandoci il cicles nel buco. Poi entrano e ti rubano tutto. Anche un rene. E senza che tu te ne accorga. Camelia non sopporta gli ascensori. Va sempre a piedi. Centinaia di gradini al mese. Quando non si fa la ceretta, non distingui il suo polpaccio da quello di un terzino sinistro che gioca in serie A. E poi c'e' Candida che fa la ginecologa e ha paura di tutto. E` una di quelle creature, rare per fortuna, che non vedono il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. No. Lei il bicchiere lo vede decisamente rotto. Candida non dice: "S'e' fatto buio". No. Dice: "Calano le tenebre". Per lei non piove, diluvia. Non si sdraia sul prato perche' poi le formiche le entrano nelle orecchie e le fanno il nido nel cervello. Non beve mai dalle fontane perche' una l'ha fatto, ha distrattamente inghiottito un uovo di serpe, quello le si e' schiuso nello stomaco ed e' morta tra atroci sofferenze. E non corre mai al parco della Pellerina col Walk-man sulle orecchie perche' se i maniaci le arrivano da dietro magari non li sente. Magari. Che satisfescion Ai chen ghenno'... satisfescion... Michele Gieggher? Saran trent'anni che ci strilli dalle nostre radio che non riesci a trovare un cavolo di soddisfazione nella vita... Perche', invece di continuare a tambussare i maroni, non impari ad accontentarti? Guarda che lo facciamo tutti. Apprezza i piccoli miglioramenti. Vedi che poi ne trovi, di satisfescion. Io ultimamente mi sento molto migliorata, sai Michelone. Riesco a farmi stare quattro polpette intere in bocca mentre fino a qualche anno fa me ne stavano solo tre. Poi mi crescono i peli in mezzo ai nei, come candeline sulle torte, sono diventata campionessa olimpionica di patate fritte e purtroppo non mi e' ancora cresciuto il cervello, ma mi e' spuntato un brufolo grosso come un bigne'. Vedi? Un sacco di satisfescion. Solo una cosa non l'ho ancora imparata. Come comportarmi con l'amica in rotta col fidanzato. Arriva lei portata da un uragano di pianto. Il dolore l'ha trasformata in una specie di mustelide furibondo. Perche' il suo moroso, mi dice, e' un supremissimo porco, un energumeno, un pezzo di cacca di cane secca. Che fare? Piano n. 1: minimizzare. Tranquilla, saranno i prodromi della menopausa. Che ingrata. E` ovvio che il colpevole e' lui, quello stegosauro. Piano n. 2: ok. Ammetto che il suo moroso e' sempre stato un carico pesante. Da appendergli sulle scapole il cartello come si fa coi tubi di eternit che viaggiano sui tir. Troppo poco. Lei ha bisogno di alleate vere. Piano n. 3: d'accordo. Allora ti dico la vera verita', Fraulein. Il tuo fidanzato e' un monumento vivente all'idiozia. La prima volta che l'ho conosciuto pensavo fosse stato imbalsamato. Ha la carica erotica di una betoniera. E poi si mette quelle orribili camicie bianche col colletto cosi' alto che da lontano non lo distingui da un collare ortopedico per i colpi di frusta. Ti basta, querida? Le basta. Col naso fa trombetta e ti saluta soddisfatta. L'indomani fa la pace col fidanzato. E ritornano insieme. Melensi come Romeo e Giulietta prima dell'avvelenamento. Con un'unica novita'. Che lui ti odiera' a morte per il resto dei suoi giorni. Perche' lei, quella foca della tua amica, ha aperto il suo cuore sanguinante e gli ha raccontato tutto. Parola per parola. Tutte le cose mostruose che vi siete dette. Capito le amiche? E adesso e' anche inutile piangere sul latte macchiato. Amori borderline E ora ci raccontano che per dare una sferzatina al rapporto di coppia bisogna rinverdire la sessualita' inventandosi mille modi diversi per fare l'amore. Per prima cosa scordarsi il letto. Troppo banale. Esageratamente de'mode'. Meglio sperimentare uno per uno tutti gli anfratti della maison. Contro lo spigolo del como', dentro la vasca, fuori dal frigo, appesi allo stendibiancheria, sotto al sofa', sopra al gas, spento possibilmente. E fin li' ok. Ma da questa nuova tendenza spuntano anche sapientini esperti nell'arte del ciupa che ti consigliano invece di fare l'amore in posti veramente alternativi. "Impara da me che l'ho fatto sulla lavatrice." Complimentissimi. E che cosa ti sei slogato? Cos'ha di meglio una Candy da incasso rispetto a un buon materasso ortopedico con copriletto in lana merinos? La lavatrice vibra, sbatte e con la centrifuga balla la macarena. Credevo che la vibrazione e lo sbattimento rendessero piu' difficile lo sbattimento. Ammonticchiati su di un elettrodomestico, le manovre si fan piu' complicate. Ti scivola tutto, mutande, calzoni, calzini e consorte. Ma cos'e'? Si fa l'amore o Giochi senza Frontiere? E quelli che dicono di aver fatto sesso in ascensore? Valli a capire. Prima di tutto, a che piano abitano? Se ci hanno l'alloggio al primo piano son panati. Conviene che salgano a piedi fino all'ottavo e poi prendano l'ascensore per scendere. Poi gli ascensori son soffochevoli, puzzano sempre un po' di piede, non si respira certo l'aria frizzante di Courmayeur. C'e' chi l'ha fatto nella toilette del treno. Dannatamente romantico. Sul materassino al largo. In compagnia delle orche marine. In tandem sulla statale dello Stelvio. Taaaanto comodo. Ma perche' non provare la vera trasgressione? Tipo baciarsi con la rughetta in mezzo ai denti, sfregare la bic sulle tibie del consorte fino a fargli diventare i peli elettrici, oppure, per chi ama l'azzardo, riempirsi a vicenda la bocca di morositas sperando che non si stacchino le otturazioni. Dite che ho la mente offuscata dall'idiozia? Puo' darsi. D'altra parte, in campo sentimentale il mio riferimento di coppia sono sempre stati Mork e Mindy. Nano-nano. Non e' che posso pretendere. Giorni storti Ci sono giorni che non c'e' verso. Niente va come deve andare. Scendi dal letto che sei gia' un fascio di nervi e la giornata ti appare come un'illustrazione dell'Inferno di Gustave Dore'. In piu' ti e' spuntato sul naso una specie di Ferrero' Rocher. Il tipico brufolo sotterraneo duro e testardo che cresce in una notte come una piccola collinetta di marmo rose'. Potresti andar tu a fare la pubblicita' dei cioccolatini al posto di quella gatta morta della figlia della marchesa. Lei e il suo tailleur zabaione. La maliarda, per placare i suoi audaci languorini, ha scommesso con le sue amiche ciospe un viaggio a Sharm-el-Sheik se riusciva a farsi tutti gli ex amanti della madre (che non sono pochi) compreso quel braccobaldo di Ambrogio che fa il furbo ma ci ha un diabete che tempo due anni se lo porta via. E non basta. Qualcuno ti ha finito i frollini della colazione, il gatto ha vomitato sul cd nuovo di Max Gazze' e quella strega del piano di sopra ti ha scopato una tonnellata di misto capelli-briciole sulle lenzuola appena stese. Che fare? Di solito, in caso di gran nervosone porco, la vittima prediletta per il sacrificio e' lui. Il partner. Non si sa come ma ti viene da strangolarlo. Perche' in fondo e' colpa sua. E` sempre colpa sua. Anche per la targa che e' pari invece che dispari, per l'avvento dell'assorbente nero e per la tapparella che avete spaccato voi. Il solo fatto che sia nato, che abbia impestato con la sua presenza la crosta terrestre, vi fa gia' incazzare. Pero' quello e' un problema da sempre. Da ieri, da un mese fa, da un anno fa. Per essere precisi da trentotto anni fa. Quindi non vale prendersela col pirla di sempre. Tocca scaricare il nervoso. Eccovi, in esclusiva, alcuni segreti: lavare una per una le collane, chiudersi in bagno, sedersi sulla tazza e mettere a mollo i piedi nel bidet per Almeno due ore, sputare dalla finestra del cortile senza guardare chi c'e' sotto, sbattere tutte le porte compresa l'anta del portacontatore, prendere a calci il mobiletto di ferro del balcone, che piu' rumore fa meglio e', allestire il presepe anche se e' meta' giugno, farsi le foto nelle macchinette facendo bleee, e magari anche leccare le ruote della bici da trial che teniamo in garage. Cosi' almeno ci spaniamo la lingua e non parliamo piu'. Pronto? Chi pirla? Fiammetta ha deciso di smettere. Due sedute di ipnosi, un paio di graffette alle orecchie come i vitelli e ce l'ha fatta. Ora non fuma piu'. Le sigarette. Ha cominciato col Chilum. E ti dico che la vedo molto piu' serena. Pero' le e' presa l'ossessione del telefonino. Invece di accendersi una Camel fa una telefonata a casa. Ha un bailamme di cellulari che tutti insieme non fanno un chilo. E ciascuno gnaula in modo differente. Roba da spedirla all'inferno senza ricevuta di ritorno. Per adeguarsi al nuovo trend il suo arcifidanzato, che non ha testa ma solo testicoli, in un empito di furore amoroso l'altra notte le ha sussurrato: "Sei una grandissima Gnokia...". Lei ha mollato gli ormeggi e lui le e' planato addosso piegandola come un origami. Al contrario Cindy da anni detiene un telefonino solo, d'epoca, lungo come il Mississippi e pesante come una fetta di Leerdammer. Ma lei ci e' affezionata. Lo usa sempre. Anche da scarico, come ferma porta. Un telefonino efficientissimo con qualche problema di ricezione nelle gallerie. Infatti, se ti capita di telefonare a Cindy mentre e' infilata in un tunnel, la sentirai latrare dall'altra parte: "Parla piu' forte che sono in una grotta!". Cindy ha una proprieta' lessicale decisamente primitiva. Lunedi' il suo beniamino si e' guastato. Irrimediabilmente. Una malatti'a fulminante e impietosa. Con l'anima spezzata in due lei si e' fatta coraggio e l'ha portato dal prano. Giuro. Ha portato il telefonino dal pranoterapeuta che con la sua energia l'ha ricaricato. E da allora anche Cindy emana colore. La nonna di Eleonora l'altro giorno telefona alla nipote: "Pronto? Ma lo sai che ogni volta che ti chiamo pago sedici centesimi di scatto alla risposta?". Ovviamente Eleonora risponde: "Be', si' nonna, ma che ci posso fare io?". Ma l'antenata rincalza: "Come, cosa ci puoi fare? Quando ti chiamo scatta! Scatta velocemente da quel divano, cosi' paghiamo meno!". La nonnetta dal cuore candido pensava che lo scatto alla risposta corrispondesse allo sprint con cui ci si avventava sulla cornetta. lo, dei telefonini, non reggo le suonerie. Sambe, barriti, I rombe del giudizio universale, sinfonie intere che ti vien pena di interrompere a meta'. Ma perche' non tentare una rivoluzione? Il telefonino che puzza. Puzza invece di suonare. Un fetore improvviso, panico tra gli astanti e il responsabile che ammette: "Si', scusate, c'e' una chiamata per me". Presto fatto. Basta anche un ventaglio ridotto di odori: letame, gorgonzola, piede di marito e puzzetta di cane. E voglio vedere se qualcuno ha ancora il coraggio di tenere acceso il cellulare al ristorante o in coda al museo. Pentola-party Uffa. Sempre uffa. Fortissimamente uffa. Con le creme antirughe non ci siamo. E no che non ci siamo. Mi sa che l'unica e' provare con l'ibernazione. Quotidiana pero', senno' non serve. Una volta al giorno tac la testa dentro al freezer insieme alla Zuppa del casale. Basta coi suggerimenti delle amiche: "Prova la mia crema, te la consiglio. E` formidabile". Dici? "Guarda, fa miracoli." Trovi? Ma se ci hai in faccia piu' righe di una fantasia di Missoni! Ti sarai scazzuolata non meno di 4,13 euro di concentrato fluido di glicoproteina di carota, alfa bisabololo e vitamina C, e il risultato e' che ci hai la pelle tonica come quella di un bulldog. Solo la Protezione animali potrebbe fare qualcosa per te, mia cara. Il segreto e' arrendersi al rilassamento cutaneo e trovarsi delle altre soddisfazioni. Non so. Andare alle dimostrazioni delle pentole, per esempio. Ti van via i pomeriggi come niente. Questa settimana ci siamo trovate da Mary. L'eta' media oscillava intorno ai sessant'anni. Una scarambola di ciamporgne assetate di conoscere i prodigi del triplo fondo. Molly, espertissima in vaporiere e affini, in prima fila vicino alla finestra. Con l'inverno e il riscaldamento le si seccano le fauci e soffre d'asma. Rantola. La chiamiamo Ponte dei Sospiri. Con queste pentole, ci diceva il venditeur, sei l'ultima ad andar via dalla spiaggia. Ci metti cosi' poco tempo a cucinare... Be' si', se passi dal Pronto Pizza, pero' ce ne metti ancora meno. Con queste pentole fai la frittata senza olio, senza sale, senza uova. Anzi no. Le uova ci devono essere, mi ero un po' fatta prendere la mano... Nell'assemblea pentolifica ogni bernufia diceva la sua. E ciascuna condivideva soltanto le proprie opinioni. Gia', perche' dimenticavo... alle dimostrazioni delle pentole ci vanno solo quelle che le pentole in questione ce le hanno gia'. E si trovano per giocare a La sai l'ultima?. "Mi butu su la pulenta 'n 'tla casarola, butu il gas cit cit e vadu a messa. Rivu a ca' che la pulenta l'e' coita."* E l'altra: "Co mi"**. Capito? Una pletora di dementi che va a messa lasciando il gas acceso. E poi ci chiediamo perche' esplodono i condomini. L'unica e' sperare che almeno i preti facciano durare la predica non piu' di mezz'ora, se no si scuoce la polenta. "Metto su la polenta nella pentola, metto il gas basso basso e vado a messa. Arrivo a casa e la polenta e' cotta." "Anch'io." L'importante e' opacizzare Se si parla di cosmetici la parola d'ordine di questi tempi e' una sola: OPACIZZARE. Levigare visibilmente. Satinare. Insomma, togliere quell'unto di patatina, quel naso lucido che sembra fatto di silverplate. Una volta che ti sei opacizzata per benino, devi dare un po' di luce al viso. E allora siete bastardi. O ci accendiamo o ci spegniamo, dannazione. E un po' di volume alle labbra, non glielo diamo? Ma cerrrrto. Ci sbattiamo sui denti il cucchiaio di legno per il sugo? Ma no che basta una mano di lucido, quello collosissimo. Praticamente Vernidas. Se per disgrazia il tuo moroso ti bacia, ti rimane incollato alle labbra come un piercing perenne. Dopo due ore sei come prima. Pero' un po' piu' fane'. A chiazze, come i muri quando c'e' una perdita. Te lo dice sempre il tuo fidanzato: "Non truccarti, stai acqua e sapone". Poi gli compari davanti e inorridisce urlando: "Minchia che faccia! Sembri un ripieno di Giovanni Rana!". Non parliamo dei cosmetici naturali. Qualche giorno fa mi sono comprata la saponetta all'olio d'oliva. Sognavo una pelle morbida, soffice, liscia. Una mazza. Mi e' venuta la pelle di un'iguana. Presente la striscetta grutuluta per sfregare il cerino di legno che trovi nelle scatole dei fiammiferi svedesi? Uguale. Se qualcuno mi accarezza, vien su un attrito che faccio le scintille. I capelli li ho lavati con lo shampoo al miele e limone. Stoppa. Sembrano frange per le mantovane. Forza. Mettiamo una pietra sopra a questa ossessione della cura del corpo. Tanto non cambieremo. Se siamo fatte a pera, a godet, a pino di Natale, difficilmente ci trasformeremo in clessidre col punto vita di un'ape regina. Al limite saremo pere un po' meno peroidi, non troppo panciute, come quelle che crescono nelle bottiglie della grappa. Perche' si tratta di costituzione. E la costituzione non si cambia, anche se di questi tempi ci provano un po' tutti, dagli estetisti ai politici. La riprova classica ce la danno i capelli quando decidiamo di cambiare il taglio. Basta con 'sta riga in mezzo da Lucia Mondella. Meglio di lato. E le punte vanno in sotto, a caschetto, tutti lisci. Come Renato Zero. Scuci il tuo bel settanta euro e tempo due giorni tutto ritorna come prima. La riga si sposta nella notte, le punte sbaffano all'insu' e ritornano i boccoli sparagnati come se avessi messo la testa dentro la gabbia degli scoiattoli. Ma c'e' una consolazione. Il fatto che le due donne piu' arrapanti del momento si chiamino una Salma e l'altra Lessa, non so come, mi tranquillizza. Santissima Barbie ×a va sans dire. Tu prova a chiedere a una donna un dato qualsiasi che esiga un briciolo di sforzo di memoria. Domandale qual e' il suo gruppo sanguigno, per esempio. La vedrai lentamente naufragare in una giaculatoria di ipotesi certe quanto la temperatura su Marte. E adesso prova invece a domandarle come si chiamava la sua bambola di quand'era piccola. Ti sparera' su una concione di venti-venticinque minuti minimo. Se e' vero che la memoria seleziona i ricordi che vuole lei, in quella landa desolata che e' il cervello femminile la bambola tiene da sempre la pole position. La mia si chiamava Petula. Le altre amichette avevano Serafina, Cipollina, Fragolina, Serenella, la Teresa. Io: Petula. Gia' da allora c'era qualcosa che non andava. Il nonno di Mirella aveva vinto Luciana alla Fiera del Tappo. Un trumeau di bambola parlante coi capelli rossicci alta un metro e venti. Praticamente me a trentotto anni. Elvira che gia' allora aveva la mamma no-global passava le giornate ad aspettare che asciugassero le sue bambole di pezza candeggiate in lavatrice e stese per le trecce. Dallo choc tiene ancora oggi i capelli piu' corti delle unghie. Bea ci aveva Shirley, Susanna e Silvia. Tre bambole odiose, brutte come le Sorelle Bandiera, che infatti usava come clave. E di cui si era anche mangiata i piedi. Per punizione. La Molly, che non e' mai stata una donna capace di gran voli pindarici, giocava coi tir telecomandati e dormiva con un orso peloso che aveva chiamato Orso. Appunto. Ma nessuna poteva vantare un Cicciobello e quasi nessuna una Barbie. Veri. Si', perche' erano gli anni Sessanta, gli originali costavano troppo e quindi a noi son toccati i tarocchi. Io ci avevo la Tanja al posto della Barbie. Un mostro castano pettinato come Nicoletta Orsomando. E Cristoforo. L'unico bambolotto in commercio che non faceva niente. Non strillava, non piangeva e non pisciava. Non vedevo l'ora di farlo fuori. Quando giocavo alla maestra lo riempivo di ceffoni forti e lo ammazzavo di punture. Niente. Alla fine ho dovuto dimenticarlo apposta in ovovia. E da allora non smetto di sognare il catamarano di Barbie, il Dolce forno e la Maglieria magica. Casalingaggine "Che sia bela, che sia brava, che staga en casa e che tasa." Queste le doti che deve avere una pollastra in cerca di marito da impalmare. Me l'ha detto un'anziana signora veneta in latteria. Capito, care baiadere? BELLA, BRAVA e ZITTA. Poi ci stupiamo dell'Islam. I tacchi in Veneto a quanto pare sono concessi. Vediamo se passo il check-up. Bella? Oggi ci ho una faccia che sembra abbia dormito sotto un sasso. Brava? Non sono proprio la strega di Hansel e Gretel. Sto in casa? Si'. Ma solo quando ci ho l'influenza. Taccio? Manco morta. Manco se mi legano la glottide con una strisciolina di kebab. In cosa potrei migliorare? In casalingaggine, per esempio. Ecco potrei imparare a cucinare. Alt. Riflessione. Non e' che le donne di oggi non sappiano cucinare. E` che non fanno la spesa. Sembra un pensiero cretino, ma e' difficilino cucinare solo con le pentole. Al momento nel mio frigo c'e': una discreta quantita' di ghiaccio e delle patate che hanno un germoglio piu' alto di me. In dispensa trovo: un tubetto di pasta d'acciughe e degli antibiotici. Cosa vuoi cucinare? Al massimo ti curi una faringite. Non ho neanche la maionese. Pero' ho un tubetto di Lasonil: eventualmente posso provare a spalmarlo sul pane, chissa' che non mi rimetta a posto il cervello storto che mi ritrovo. Comunque, in cucina, quando mi ci metto, do delle belle soddisfazioni. Faccio molto bene bollire l'acqua e come brucio io lo spezzatino non lo brucia nessuno. Domenica ho fatto una torta margherita che a vederla a Nonna Papera sarebbe venuto un collasso cardiocircolatorio. Granito. Impossibile tagliarla. Ho provato a scaldare il coltello, ma ci voleva una motosega professionale. Me ne sono messa una fettina in borsetta. Non si sa mai. Metti che qualcuno mi importuni per strada gli tiro un pezzo di 'sta torta e lo tramortisco. Ma adesso Willy che e' di Carmagnola mi ha insegnato a fare la peperonata. Niente coltello, per carita'. I peperoni si strappano a mano come lettere d'amore di fidanzati abbandonati. Mi ha detto anche che la cottura esatta di un uovo alla coque dura il tempo di tre Avemarie. Pensavo comunque che in casi di emergenza potrei fare come la mantide religiosa che si mangia il fidanzato. Ma il mio e' difficile da digerire. Vorra' dire che mi accontentero' di un piattino di bresaola. Spirito guida senza patente Sono costernata per lei. Molly. La sua cellulite ha superato da un pezzo il livello di guardia, cosi', prima di informare la protezione civile, si e' rimessa a stecchetto. Ha fatto la dieta a zone ed e' ingrassata di tre chili. Tutti sulle caviglie. Ci ha il collo del piede di un'elefantessa. Il malleolo svasato anni Settanta. Sembra fatta di purea. Un arsenale di lipidi, poveretta. In amore non va certo meglio. Ha avuto qualche collisione sentimentale, tamponando un paio di anime qua e la', ma poi si e' risolto tutto in un fidanzamento-lampo con un ubriacone-mostro di un'idiozia lancinante. Insomma, e' affranta dalla sfiga... e pensare che qualche mese fa era persino andata da una medium per conoscere il suo spirito guida. Seduta spiritica. La medium stramazza in trance, parla a spizziconi e la informa che il suo spirito guida e' un capo indiano e che lei nella sua vita precedente e' stata apache. Anzi. Per la precisione pellerossa. Credibile visto che Molly e' sempre leggermente bordeaux per via di un eczema topico che la costringe a grattarsi tutto il giorno. Comunque, l'incontro e' folgorante. Molly, animata da un'autosuggestione da Oscar, comincia a parlare con la malvarosa, va nei giardinetti ad abbracciare le gaggie, fa amicizia con un paio di pini marittimi e si trattiene a fatica dal bere a colazione il concime per le piante Crescita Miracolosa. In piu' si convince che qualche segnale della sua anima apache l'ha sempre avuto. Primo: le piace molto camminare scalza (capirai), e secondo: sono anni che fa sbadigli sonori mettendo a intermittenza la mano davanti alla bocca cosi': "Ah...! Ah... ! Ah...!". Succede pero' che qualche giorno fa decide di tornare dalla medium, perche' la sua vita, a parte aver preso altri tre chili e gli afidi dalla camelia, non e' cambiata un gran che'. La tipa non la riconosce, ricade in trance, informandola questa volta che il suo spirito guida e' un cortigiano del Cinquecento e che lei nella vita precedente e' stata una strega bruciata sul rogo. Nientemeno. Doppio salto mortale carpiato in avanti. Spiazzante. Ho dovuto intervenire io. Le ho regalato una scopa di saggina alta fin quasi al soffitto e poi le ho dato il colpo di grazia: il primo maggio l'ho invitata a una grigliata. E lei? Be', dal momento che adora le salsicce e il barbecue, non ha saputo dire di no. Si e' portata anche lo spirito guida. Mah. Visto come butta, mi sa che il suo per ora ci ha solo il foglio rosa. Son doni del cielo Pur essendo una donna tanto approssimativa, una cosa l'ho imparata: che le madri sono come i senatori a vita. Una volta elette, che tu lo voglia o no, continuano a governarti per sempre. Dal seggiolone fino alle soglie della demenza. Tua, naturalmente. Con una tenacia invidiabile. "E stai dritta con la schiena, e mettiti la canottiera, e tagliati la frangia che se no ti rovini la vista, e te l'avevo detto, e assaggia prima di dire che non ti piace, e mastica bene, e bevi piano che e' fredda, e non sporgerti dal balcone che la testa e' piu' pesante e cadi giu'." Questi i capisaldi della loro politica sociale. Per le madri delle femmine si aggiunge: "Ma quand'e' che ti compri un bel tailleur?". Mia madre, nonostante io abbia diciannove anni per gamba, quando incontriamo qualcuno per strada riesce ancora a dirmi: "Saluta!". Resta inteso che sia la donna moderna, sia il maschio del 2002 alla madre vogliono comunque un sacco di bene. Le madri son doni del cielo, come i fulmini, i tornadi e la grandine. Ci sono madri poi che, quando esauriscono le raccomandazioni classiche, si cimentano con avvertimenti che sfiorano la supplica, pericolosamente vicini a patologie della sfera maniacale. Tipo: "Non scendere dall'aereo prima che sia veramente fermo". Oppure: "Vai pure a giocare a calcio, ma mi raccomando: non correre e non sudare". O ancora: "Non aprire il frigo senza il golf addosso che ti prende la polmonite e non stare vicino al camino dalla parte della schiena che ti cuoce il midollo". Il mio amico Marcello, che tutti i giorni per lavoro e' costretto a farsi Milano-Bologna in auto, si deve sorbire quotidianamente la preghiera disperata della madre che gli raccomanda: "Attento nelle gallerie!". Peccato che quel tratto di autostrada ne sia sprovvista. E poi aggiunge: "E non posteggiare la macchina dove te la rubano". Che pazienza... La madre di Elvira e Rosella, ossessionata dalla verginita' delle figlie, quando sa che escono col fidanzato le minaccia cosi': "Mi raccomando: aprite gli occhi e stringete il culo". Che classe. E quando c'e' una mamma, c'e' sempre nei paraggi una figlia migliore di te con la quale fare laceranti paragoni. Il mio confronto costante era una certa Giosetta, antipatica come la merda. "Guarda Giosetta che s'e' fatta i codini!" "Guarda Giosetta che ha gia' finito i compiti delle vacanze!" "Guarda Giosetta che balla sulle punte!" Poi verso i sedici anni Giosetta ha cominciato a farsi le pere e mia madre miracolosamente ha smesso di fare paragoni. Anzi no. Quando cambio fidanzato mi dice: continua cosi' che fai la fine di Bruc (quella di Beautiful, per capirci). Poi le madri sono tutte un po' stregone. Fanno diagnosi e prescrivono cure con la sicurezza e la professionalita' di un primario delle Molinette non indagato. Mia madre riusciva a sentire se avevo l'alito di acetone a distanza di otto metri e ancora adesso mi dice che quando prude guarisce e mi urla che il naso si soffia prima un buco e poi l'altro. La madre di Bea, quando lei le disse che non rimaneva incinta per via di una tuba otturata, le rispose: "E sturatela!". Formidabile. Poi c'e' la mamma dei miei amici Linuccia e Saverio che e' un monumento all'ironia involontaria. Un donnone pugliese vecchio stampo che cucina tutto il giorno. Ventiquattr'ore su ventiquattro. E la sua unica soddisfazione e' che i figli mangino. Basta. Linuccia fa la dieta ormai dal giorno della sua prima comunione, ma la madre pur avendo sotto gli occhi il fisico della figlia, che e' sinuoso come un pezzo di torrone Sebaste, non puo' fare a meno di raccomandarle sempre e quasi in lacrime: "Linu' non dimagrire troppo che poi ti scende il rene". Saverio invece ha gettato la spugna. A oggi pesa centodieci chili. Meta' muscoli e meta' dolci al cucchiaio. Ma la mamma Zita comunque davanti alle sue betoniere tanto amate, che sono ciccia della sua ciccia, continua con le sue folli raccomandazioni: "E mangia l'insalata che tanto e' solo acqua". Che fin li' puo' anche essere. "E mangia la verdura che tanto e' solo acqua." Come faccia la caponata a essere solo acqua, e' veramente un mistero. "E mangia il pesce che tanto e' solo acqua." Ora, a rigor di logica, una volta che il pesce e' pescato, l'acqua non c'e' piu'. E poi lei cucina fritto di mare, mica sogliola al vapore. Quando invece ti serve la carne e si rende conto che dire "e' solo acqua" e' un po' un azzardo, allora temeraria ripete: "E mangia la carne che tanto e' solo carne". Un genio. E quando il figlio la fa arrabbiare? Gli grida cosi': "Io ti ho dato la vita e io te la tolgo! Era meglio che mi compravo un maiale invece di comprare a te. Almeno a Natale l'ammazzavo e ci facevo i salami". Insomma. Qualcosa di culinario c'e' sempre. Diverse specie dell'animale suocera Ammettiamolo. Quando si parla di suocere le cose non viaggiano sempre nello stesso modo. Per esempio puo' capitarti un fidanzato pessimo con un'orribile mamma oppure un moroso magnifico con una fantastica madre. Pero' molto piu' spesso le categorie si mescolano e puo' toccarti in sorte un boyfriend adorabile con una madre insostenibile o ancora un marito stronzo con una mamma meravigliosa. Io sono stata fortunata. Con le suocere. Coi fidanzati meno. A volte mi spiaceva di piu' lasciare mia suocera che non suo figlio. Ma non va sempre cosi'. E il cielo puo' regalarti brandelli di inferno. Ecco le quattro tipologie di suocera peggiori. La piu' comune e' la suocera "tromba d'aria". Quella che ti piomba tra capo e collo e ti rivolta la casa. Fa il letto, stacca le tende, prepara le polpette, rampogna il figlio e, mentre fa questo, parla. Parla e ancora parla. Apre una parentesi dopo l'altra. Il segreto per capire quel che dice e' appuntarsi subito il soggetto del discorso sull'angolo del grembiule. E poi pregare che passi. Come tutte le calamita' naturali. Tutt'altra solfa e' la suocera "lagna". Che ne ha sempre una. Dice che muore, ma non muore mai. L'unico guizzo di vita le viene parlando di malattie. "Pensa Fernanda della merceria che le han sfilato la vena safena e da allora pende a sinistra. O Signur. E il povero Pierino? Proprio adesso che e' andato in pensione e poteva star tranquillo ha scoperto che a suo figlio piacciono i maschi." Sempre meglio questa della suocera "strega merdaccia". Una rospa gonfia di odio che fa finta di amarti. Falsa come un anello da cartoleria. Il suo sogno nel cassetto? Che si apra una voragine al centro della terra e inghiottisca la nuora cosi' che il figlio torni tra le sue braccia. Persino il giorno del matrimonio non e' riuscita a fare gli auguri alla coppia. Mentre lanciava il riso in faccia alla sposa gridava a squarciagola: "W lo sposo!". E per finire la migliore. La suocera "uccel di bosco". Che non c'e' mai. E' una specie di spirito, un fantasma, un ologramma. Viaggia, gioca a bingo, fa l'universita' della terza eta', esce con le amiche, nuota e va al cinema. Pero' non ti tiene il bambino perche' non ci ha piu' l'eta'. Comunque ti adora. Sta sempre dalla tua parte. E sai perche'? Perche' ci ha il sacrosanto terrore che tu pianti suo figlio e lui torni al mittente. E lei se lo ritrovi di nuovo a pesarle sulle croste. Mamme full time Ho trovato il rimedio. Quando mi piglia il solito tramestio ormonale, il familiare richiamo alla nidificazione, mi ripeto la vecchia storia della signora Rosanna di Viterbo che ha partorito alla veneranda eta' di sessantatre' anni. Il pensiero di avere ancora venticinque anni di bonus, non so come ma mi calma. Credo di non essere tanto portata a fare la mamma sempre. Lo farei volentieri otto ore al giorno, esclusi sabati e domeniche. Invece le mamme vere sono costantemente in attivita'. Ventiquattro ore su ventiquattro. Come le centrali dell'Enel. Come i distributori automatici di benzina aperti anche la notte. Ci vogliono tempre d'acciaio e papa' che non facciano solo da scenografia. Il massimo sono le coppie cooperativa, come Paolo e Gilda per esempio. Perfetti. Cinque figli allevati senza il minimo problema. Quando lei ha partorito il sesto, a lui, non si sa come, tiravano i punti. Per dire l'intesa. Clotilde invece non si capisce se ha fatto un figlio o stia scontando una pena agli arresti domiciliari. Fa tutto da sola perche' da quando suo marito e' svenuto in sala parto non si e' piu' ripreso. Marisa e' diventata indovina. Riesce a leggere il futuro scrutando la cacca di sua figlia e Lorella ieri e' corsa al pronto soccorso perche' il suo bimbo si e' riempito il naso di pane. La settimana prima, per dovere di cronaca, aveva bevuto la colla di Winnie The Pooh, ingoiato un euro e tentato con una forchetta di farsi una cicatrice in fronte come Harry Potter. La bimba di Teresa continua a scambiare in tv Bin Laden per Padre Pio e, quando piange, spalanca talmente tanto le fauci che sembra una copia del Grido di Munch. L'altro giorno, tornata dall'asilo, ha chiesto alla mamma: "Michele mi ha detto ti amo. Cosa vuoi dire?". E la mamma: "Vuoi dire che ti vuole bene". E lei: "No, secondo me vuole un figlio". Capito? Altro che beata ingenuita'. Anche Lucilia, maestra elementare da ben quindici anni, ha avuto un leggero scricchiolio psicologico. Prima delle vacanze ha domandato ai suoi allievi di terza elementare: "Bambini? Come si chiama il nostro continente?". E un frugolino dall'ultimo banco si e' alzato in piedi e le ha gridato: "Ma maestra! Non si chiama piu' Continente*! Si chiama CARREFOUR!". * Catena piemontese di supermercati. I mostruosi premaman Agata non sta piu' nella pelle. Proprio nel senso fisico del termine. E` incinta di sette mesi e pesa come Giuliano Ferrara. Pur essendo alta piu' o meno come Magalli. Potrebbe andare nelle discoteche e farsi assumere come ragazza cubo. Nel senso geometrico del termine. E dire che fino a qualche mese fa sembrava che la vita le riservasse unicamente degli assolo di pernacchie. Colpa di Arnaldo, l'ex marito, di cui si e' innamorata, credo, dopo aver preso un'insolazione. Un massacratore professionista di balle. Ma lei si tormentava. Nessuno e' mai morto d'amore, le ripetevo... al massimo ti viene la gobba. Come a Leopardi. E infatti le e' venuta. Ma sul davanti. E ora ci ha un coraggio nella pancia, come canta Bersani. L'inseminator e' un veterinario di Pont che la ama tantissimo e che proprio qualche giorno fa ha festeggiato le nozze d'argento con la moglie. Ma Agata, che il nuovo moroso double-face chiama Gatty, forse per via delle sue abitudini lavorative, non ha nessuna intenzione di fare Cime tempestose. Ha deciso che sara' una brava madre. Si e' tolta il piercing dall'ombelico che era grosso ormai come un anello per le tende e ora viaggia con dei premaman che le danno l'aspetto di un wagon-lit. E adesso qualcuno mi spieghi perche' gli abiti per le donne incinte devono essere cosi' mostruosi. Cominciamo dai colori. Roba che sfini? Manco a parlarne. Solo fucsia, bluette, viola cardo o fantasie gialle e nere da salamandra. Ma, visto che 'ste povere donne gia' si sentono dei mammut, delle energumene, delle orchesse, e' proprio il caso di imballarle in metri e metri di volant? Non sono mica dei gazebo. Sarti sadici che non siete altro. Sai chi si veste cosi'? Soltanto gli scimpanze' nei circhi, e non di loro iniziativa. Se il vostro obiettivo e' devastare l'amor proprio delle femmine gravide, disegnate una linea di premaman direttamente in polistirolo, magari accessoriata di adesivo Bimbo a Bordo da appiccicare alle chiappe. Mammina, ci hai il pancione e ti ostini con la spiaggia? Allora toh! Un bel costumone giallo fluorescente con gonnellino a balza, girovita a smerlo e spalline di frappa, cosi' sei uguale sputata a un dirigibile della Solero Algida precipitato inavvertitamente sul bagnasciuga. Marinella ha partorito proprio ieri. L'ha fatto in acqua come gli squali e adesso e' distrutta da dieci ore di salamoia. "Giuro che se una cicogna mi si avvicina ancora una volta la prendo a manate..." mi ha detto. E` un po' preoccupata, la capisco. D'altronde in tutti questi anni l'unica cosa che Marinella e' riuscita a far crescere in casa sua e' stata la muffa sui muri. Parto scordato Tutte le volte che le donne parlano tra loro dell'esperienza del parto, il concetto piu' comune e ripetuto e' il seguente: si', il parto e' un evento molto doloroso ma e' un dolore che si dimentica. Ripeto. Un dolore che si dimentica. Poi, com'e', come non e', le ex puerpere, ora madri, cominciano a raccontartelo. Ma non nel modo che ti aspetti. Cioe' quello di chi ha dimenticato e fa fatica a ricordare. Che accatasta immagini confuse ravanando in una memoria nebulosa. Neanche per sogno. Le descrizioni sono nitide e meticolose. E assolutamente orripilanti. L'Esorcista fa meno paura. Venti ore di travaglio, il bambino piegato come un origami, voltato di culo con otto giri di cordone ombelicale al collo, una specie di Grace Jones in tenuta da concerto, un florilegio di collassi, l'ostetrica che ti salta sulla pancia a ginocchia unite, tu che ti strappi in due come la fodera di una poltrona vecchia e gli occhi ti si riempiono di reticoli di sangue come a Wile Coyote. Ecco. Che figata. Ma tanto e' un dolore che si dimentica. E come no. Altro dilemma: la moda maschile dell'assistenza al parto. Dunque. Una volta il parto era un momento della vita della donna assolutamente privato. Il marito stava fuori. Incatramandosi i polmoni nell'attesa del lieto evento. Ora il papa' sta dentro. E assiste al parto. Io non ho esperienza e quindi come sempre parlo a vanvera. E mi chiedo: che utilita' ha il marito in sala parto? Gia' ne ha poca nella vita normale quando ci balla sui piedi mentre facciamo il sugo, figuriamoci mentre siamo spatarate in due come quaglie da farcire. Mi fa perdere la concentrazione uno che, mentre sono sul difficile, o sviene o ancora peggio mi dice: "Respira!". E cosa vuoi che faccia, messa come sono, grandissima scimmia antropomorfa? Hai idea di come sto male? No. Loro, i maschi, non ce l'hanno. Se no non starebbero li' a riprendere l'ambaradan con la telecamerina digitale. A zoomare nel macello. Perche' va di moda anche quello. Giocare alla vita in diretta facendo il filmino. E non solo. C'e' gente che poi ha il coraggio di invitarti a cena e invece di flagellarti con le solite diapo delle vacanze in Corea fa partire il video del parto della moglie con la patata in primo piano. Che bei momenti. Non nominare invano Adesso piange. La balenga. Quanto cervello sprecato... Allo spiedo li farei, con le patatine tonde... lei e suo marito, quel plantigrado. Hanno chiamato il figlio Leone e adesso che fa la prima elementare piangono perche' i compagni di classe gli fanno tutto il giorno grrr grrr. Ma pensa. Lunedi' giocando agli esploratori l'hanno anche catturato e chiuso nel gabinetto. E adesso piangono tutti. Mamma, papa e figlio re della foresta. Siccome non posso sempre farmi i fatti miei, vi chiedo un piacere. Personale. Cari bandoleri stanchi e care Lady Marian. Quando decidete di unire l'utero al dilettevole, mi fate un pochinino di attenzione? Potete mica chiamare la vostra creatura con un nome decente? Non che Leone sia brutto, ma e' piu' da papa che da scolaro di prima elementare. Io penso che il primo vero atto di responsabilita' dei genitori nei confronti del figlio sia la scelta del nome. Non del nido, della culla o del ciripa'. Vi prego: non infierite. La vita e' gia' cosi' complicata. Non mi dite che quello che avete appioppato al pupo e' semplicemente il nome del nonno materno. Non e' affatto una giustificazione. Se il povero nonno ha gia' avuto la sfiga di chiamarsi Sulpicio, perche' vogliamo continuare a far soffrire il nipote? Il mio amico Stefano di Roma ha chiamato il figlio Manfredi Galeazzo. Che non fa rima con niente. E la sorellina? Erbaluce. Almeno fossero di Caluso. Ma ci sono anche i genitori temerari. Che azzardano il nome storico o mitologico. Bravi. E se poi vostro figlio che avete battezzato Marcantonio vien su una mezza sega? A chi deve dire grazie? A voi due che vi chiamate Franca e Piero. Deficienti. E quelli che danno il nome della ricorrenza? Mia zia e' nata a Natale e l'han chiamata Natalina. Se fosse nata a Pasqua l'avrebbero chiamata Pasqualina. Ma se fosse venuta al mondo il giorno dei morti come l'avrebbero chiamata? Mortisia o Mortali'? Vorrei inventare una legge che permetta ai figli, raggiunta l'eta' della ragione, di cambiare il nome ai genitori. Cosi' chi e' stata chiamata Savana ribattezzera' sua madre Calcutta e saranno pari. Ma e' inutile sognare. Qui in Italia sono anni che chiamiamo un prosciutto Gran Biscotto e nessuno fa una piega. Naturisti col grano Ho bisogno di purificarmi. Pero' il digiuno mi sa che non lo reggo. Magari faccio una bella dieta a base di pellicine delle dita... Devo chiedere a Molly se le pellicine rientrano nella categoria dei cibi biologici. Lei lo sapra', visto che si e' iscritta da poco a un gruppo naturista: "II mondo delle pippe". Dice che finalmente ha trovato il suo equilibrio, a parte i soliti attacchi di labirintite. Ora si nutre solo di cibi biologici, dorme su una specie di panca da stazione che chiama futon, si rilassa col canto delle orche e gli incensi al gelsomino che pero' sanno di grigliata, e al posto del bidet ha piazzato una fontanella di pietre e quarzi rosa. E poi gira solo in bici. Cosa che fanno tutti i naturisti. Ma io dico. Bevi pure il latte di capra delle nevi, ingozzati di radici di tubero selvatico della Cappadocia e magari sfondati anche di gallina santa del Suriname, ma ricordati pur sempre che vivi a Torino, Milano, Roma o Viterbo e respiri tutti i giorni truciolato di piombo. Se proprio vuoi vivere sano, continua pure a mangiare locuste e carrube ma trasferisciti almeno a Ceresole Reale. Macche'. A Ceresole dove lo trovi il riso biodinamico? Eh si'. Perche' i naturisti hanno bisogno delle loro botteghe. Mica di mercati qualsiasi. No. Loro vogliono: L'angolino del pidocchio, II pistillo che ride, II paradiso del mungo... dove entrano, abbrancano il loro carrello di legno e comprano. Bevande di cicoria, centrifugati di mirtillo, farina di pigna, yogurt gusto polistirolo, spinaci molli, bistecca di seitan (che somiglia a quel pannospugna che usano i camerieri per pulire il bancone del bar), olio di girasole delle Ande, preservativi di soia ma non modificata. Carne pochissima. Solo coniglio che si e' suicidato o nasello depresso che ha deciso di farla finita da solo. Poi vanno alla cassa e pagano. Un miliardo. Di euro. Pero' son contenti. Caricano tutto nel cestino della bici, si piazzano in testa un berretto di bava di bruco e un giubbotto di muffa e partono con davanti un tir che spetezza gasolio puro. Felici e smorti con una fame da lupi. Alla faccia di quegli sciocchi che si ostinano a ingurgitare veleni e robe modificate. Loro, si', che hanno scelto. Capirai. E` facile permettersi una vita piu' sana quando si ha il grano. E non inteso come cereale. L'orgoglio dei puffi E` giunta l'ora del cimento. Compagni! Diciamo basta alle ingiurie! Scendiamo in campo! Se non per attaccare, almeno per difenderci! Fondiamo anche noi la nostra associazione. La LIDB. Lega Italiana per la Difesa dei Bassi. L'inno gia' ce l'abbiamo: "Lidibi, lidibiiiiii...". Sulle note della famosa canzone dei Beatles, ovviamente. Siamo nati bassi. Sara' mica colpa nostra? Per anni ci siam sentiti chiamare: bignamino, puffo, champignon, terrore dei sette nani, invasione dell'ultracorto... ne abbiamo le tasche piene. Forse voi, amici tr«nes des dieux, cugini cicognoni, non sapete che la bassa statura porta un sacco di vantaggi. Per esempio, io che sono alta come un cellulare con l'antenna tirata giu', fino a diciotto anni non ho pagato il cinema. Poi, a un certo punto mi son cresciuti i baffi e non ho piu' potuto mentire. Noi nanoidi siamo molto piu' maneggevoli, ricercatissimi per il rock acrobatico e molto ambiti come proiettili umani da sparare coi cannoni da circo. Sugli aerei non dobbiamo stare con le gambe piegate a compasso ma possiamo distenderle tranquillamente senza nemmeno toccare il sedile davanti. Noi pigmei, siccome siamo piu' vicini alla terra, vediamo meglio le radici delle cose che sono le piu' importanti e quando cadiamo non ci facciamo tanto male, a meno che non cadiamo da un'impalcatura. Noi lillipuziani consumiamo meno. Mangiamo meno, spendiamo meno in cerette e per vestirci abbiamo bisogno di meno stoffa. Con la minigonna di una stangona ci facciamo un abito da sera con lo strascico, e con l'orlo avanzato dei suoi jeans un top con le spalline e due tasche applicate. Noi piccole poi, in amore, portiamo la felicita' perche' facciamo sentire un gigante qualsiasi uomo che ci sta vicino. E poi riflettiamo: tutti i grandi conquistatori, tutti i personaggi che hanno fatto la storia, hanno avuto questo leggero difetto di fabbricazione. Napoleone era piccolo, Attila era piccolo, Don Lurio e' piccolo e Giulio Cesare non era dei piu' alti. Nel caso mi venga un complesso, al limite mi faccio fare un tatuaggio. Mi faccio stampare sul fondoschiena un culo, ma un po' piu' alto. L'energia e l'aura Lo so. Sono sicurissima. Sono matematicamente certa. Se riuscissi a sommare tutti i minuti che perdo a cercare dove ho posteggiato la macchina, potrei vivere una seconda vita. E` che mi sparisce la memoria, come succede ai protagonisti delle telenovelas. Cosi'... pif... da un momento all'altro. E siccome la mia auto lo sa, perche' ci ha la sua intelligenza artificiale e mi conosce, per rincarare la dose si sposta nella notte. La conosco, sono anni che la semino qua e lei spunta di la'. E io cerco, cerco, faccio lunghi safari nell'isolato e spreco un sacco di tempo. Se c'e' una cosa che non sopporto nella vita e' perdere tempo. Non potrei mai fare la prostituta. Perche' non sopporterei l'idea di aspettare, mica per altro. Star li', avanti e indietro, sotto quel lampion, magari al freddo, a respirare gli scarichi delle auto... No, no. Pur di far qualcosa organizzerei tornei di rubamazzo, sfilate di pre't-a'-porter da marciapiede o mi concederei gratis, piuttosto. L'attesa e' una gran perdita di energia. Che non so bene cosa voglia dire ma va un casino di moda. Di questi tempi si fa un gran parlare di energia. Chi la prende, chi la da, chi se la ritrova nel proprio ombelico, chi la ruba addirittura. Io ho sempre pensato che l'energia avesse a che fare con dighe o pannelli solari... macche'. Ciascuno ha la sua e tocca tirarla fuori. Molly sostiene di avere un blocco energetico. Pensavo fosse solo sfiga. Ce l'ha incastrato tra il pancreas e il piloro. Le ho proposto di sfondarle un paio di chakra a testate. Lei mi ha ringraziato molto ma dice che prima preferisce provare con il kundalini. Bea e' andata a farsi pulire l'aura. Ci sara' voluta un'impresa di quelle da condominio. Pesa ottanta chili, avra' come minimo un'aura di una trentina di etti. Marcella fa un corso di danza sacra e tribale, dipende dal giorno. L'energia per uscirle le esce, ma le si slogano a turno polsi e caviglie. Dipende dal giorno. Maddalena detta Mandy mi ha consigliato l'urinoterapia. La sposa di Dracula beve la sua pipi'. Dice che fa benissimo. Ma, santo cielo, se facesse bene la terremmo dentro invero di farla fuori. Mah. "La gente sono pazzi. Nessuno siamo perfetti. Ognuno ci abbiamo i suoi difetti": me lo dice sempre Ida che ci ha ottant'anni e di energia ne ha da vendere. Lo shopping da edicola Ma come mi fa bene lo yoga. Mi son bastate due sedute. Adesso sono placida. Serena. Presente Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia? Uguale. Mi manca solo il cric in mano e sono a posto. E` che non sono incline alle ricerche di mercato. Nel senso che non posseggo quella dote prodigiosa di girellare tra i banchetti, sfarfugliare tra i mucchi e scoprire tesori. Molly ci riesce... e pensare che ha dato solo due esami di Economia... Va al mercato, si apposta come le poiane, punta glaciale la sua preda e con un'abile mossa da rapace acchiappa l'affare. Anch'io mi apposto, ma poi il commesso mi vede, mi prende per il naso e mi fa fare due giri della morte. Cosi' compro solo vestiti che non mi stanno bene. Non e' che son cretina. Cioe', anche. Ma non e' questo il punto. E` che io compro gli abiti che mi piacciono. Che trovo belli da vedere. Poi come mi stanno e' un problema che sul momento non mi sembra cosi' importante. Mi piacciono i bermuda? Li compro. Poi li metto e sembro un gianin. Un vermino da pesca. Nell'armadio conservo cataste di salopette. Se mi chiamassero a fare un remake di Biancaneve, nel ruolo di un nano ovviamente, saprei cosa mettermi. L'ultimo acquisto che ho fatto al mercato e' stato un acchiappamosche a forma di testa di Titti (detesto Titti e i suoi irrisolti problemi di miopia) e un paio di scarpe da ginnastica col contapassi a cristalli liquidi. Come potevo stare senza? Ma adesso ho trovato la soluzione ai miei problemi. Oh yeeee... Basta col mercato. Se voglio rifarmi il guardaroba scendo in edicola. Non c'e' giornale che non mi regali qualcosa. Ho gia' dodici parei, quattro berretti, due camicette, una canottina mimetica, sei borse, una gonna di finto pitone, una di finto giaguaro e quattro rossetti molli. Persino una confezione di pasta liofilizzata dietetica. Dovessi perdere qualche taglia... Chissa' che prima o poi non mi regalino anche l'armadio. Non dico tutto in una volta. A pezzi. Settimanali. Da montare. Oppure una busta con dentro dei soldi. Come ti fanno le zie a Natale. Anche solo dieci euro. Cosi' uno si compra quello che vuole. Masochismo a dispense Sono assolutamente annichilita. Hanno avuto il coraggio di scagliare sul mercato l'ennesima dispensa. Il milionesimo volumino cellofanato nella sua classica parete di cartongesso quattro metri per quattro che gia' varrebbe la pena di lasciarlo dal giornalaio visto l'ingombro. Il bello della dispensa e' che tu sganci qualche moneta (tanto non le distingui ancora) e ti infliggi da solo una pena che durera' mesi. Quindi, acquistare il primo numero di una dispensa e', a tutti gli effetti, un atto masochistico. Oggi in edicola troviamo: "Costruisci anche tu un villaggio medioevale". Ecco. Chiediamoci insieme: perche' mai uno dovrebbe costruirsi nel suo minialloggio di Vimercate un villaggio medioevale? Quale mostruoso sentimento puo' spingere un essere umano sano di mente a mettersi li' con la pinzetta delle sopracciglia a tirar su micromattoncini di un villaggio piu' finto del Valentino? E, soprattutto, se ci riesce dove lo mette? Nel piatto della doccia? Meglio orientarsi sull'Enciclopedia dell'universo. Anche perche' vanta un eccezionale allegato: un vero frammento di meteorite. Che sarebbe poi quel pezzo di stella cadente precipitata in testa all'inventore intronandolo a tal punto da fargli concepire un'idea del genere. Eh si'. Perche' io son convinta che le idee per i temi delle dispense non nascano da normali sinapsi del cervello. Ci dev'essere un disturbo qualsiasi. Anche solo passeggero. Che so, l'inventore va al ristorante cinese, di notte sogna i draghi che gli mangiano i piedi e la dea Cali' con un post-it in ogni mano su cui sono scritti gli argomenti delle nuove dispense: tazzine mignon, orsetti di peluche, bambole d'epoca, armi napoleoniche... insomma tutto quel che serve al mondo. "Ho sempre adorato le scatole di latta" ci informava Catherine Spaak in uno spot di qualche mese fa. Certo, Caterina, ci crediamo tantissimo. Con Impariamo la mitologia ci regalano anche la miniatura di Giove. Che va bene tutto, ma la miniatura di Giove no! La suprema divinita' dell'Olimpo ridotta a un nanerottolo di plastica avorio non la posso vedere. Piuttosto mi sparo l'imperdibile Kit del restauro per il mobile antico, anch'esso corredato di valigino nero del perfetto restaurateur. Hai in casa un mobile rotto? Fantastico. Non ce l'hai? Rompilo. Dagli dentro una testata e scassalo. Se no, che cosa ti sei comprata a fare il kit? Cretina! Le riviste ciccione Dev'essere un complotto e siccome io sono una donna socialmente utile non posso tacere. Spiegatemi una volta per tutte perche' negli ultimi mesi le riviste femminili sono ingrassate, sono lievitate in maniera sconcertante. Non esiste piu' un rotocalco da donne che contenga meno di ottocento pagine. E pensare che a Virgilio ne sono bastate cinquecentoventicinque per raccontarci tutte le disgrazie di Enea, che non son state neanche poche... Una volta, quando dovevi farti un viaggio in treno, andavi all'edicola della stazione e ti compravi un paio di riviste. Cosi', per passare il tempo tra una dormita a bocca aperta e l'altra. Adesso prova a comprarti un giornale di questi e poi dimmi quante maledizioni sei costretta a tirare. Ti ci vuole la carriola per portarti dietro 'sti faldoni. Un gancio traino da attaccare alla cintura comprensivo di un piccolo rimorchio. Io, che non sono affatto sana di mente, ieri sono piombata all'edicola con la mia bilancia da cucina. Mi son messa li' e ho pesato le riviste. Una per una. Una denuncia seria ha bisogno di prove scientifiche, mi sono detta. Ed ecco qua. "Marie Claire" pesa due chili e quattrocento grammi, "Elle" due chili e mezzo, "Vogue" due chili e due, "Amica" solo un chilo e sette. Segue "Glamour" che in versione compatta di pesa un chiletto. Ma se anche lui ti casca di punta su un piede ti cade l'unghia di sicuro. Ah, per dovere di cronaca, l'orario completo dei treni su tutta la rete italiana pesa soltanto un chilo e mezzo. Bazzecole. E adesso riflettiamo. Come facciamo a leggere 'ste livelle da muratore? Sollevarle e' gia' un'impresa. Ci vuole un supporto che le sostenga. Se allegassero alla rivista anche una piccola mensola, sarebbe tutto meno complicato. Leggere a letto non se ne parla. Prova ad appoggiarti sullo sterno uno di quei tomi. Ti si sfonda la cassa toracica e le tette si riducono a due piadine. E se ti assopisci e perdi il controllo dei bicipiti? Stok! Una botta di "Vogue" e precipiti nel sonno. Ma eterno. E dopo tutta 'sta fatica crederai mica di capire cosa ti propina la moda quest'anno? Le modelle son tutte stravaccate, intorcinate di qui e di li', coi reggiseni sopra i cappotti, al buio, con una carogna negli occhi da far paura. Che nostalgia, che rimpianto, per quei "Burda" con i marmittoni di modelle tedesche sempre sorridenti. La novita' di questi ultimi anni e' che anche i quotidiani si sono ingelositi e per pareggiare i conti hanno sfoderato i loro inserti settimanali. Tutt'altro che maneggevoli. Il mio giornalaio, che tutte le mattine fa le consegne in bici, a forza di inserti nel cestino l'altro venerdi' momenti si capotta. A questo punto, esagerare per esagerare, perche' non ideare anche inserti federalisti? Diversi per ciascuna regione. Come i "Tg3" delle venti. Una parte nazionale uguale per tutti e poi l'allegato regionale: Per il Piemonte un bel: "Mi fumna", per la Lombardia il classico "Mi sciura", "Mi tusa" tradizionale per il Veneto e, perche' no?, un sensualissimo "Io fimmina" per la Sicilia. Letterina di Natale Caro Babbo Natale, io vorrei che quest'anno per Natale tutti diventassero piu' buoni e io piu' figa. Se ti avanza tempo, vorrei anche che facessi diventare un po' piu' furbo il mio fidanzato, ma se pensi che anche per te, che sei Babbo, esaudire quest'ultimo desiderio sia proprio una mission impossible, buttami pure giu' dalla canna fumaria un attaccante giovane di venticinque anni che mi accontento. Uno tipo Tacchinardi va gia' bene. Se per caso, Babbone caro, nel tuo lungo andare lassu' sulle montagne, tra boschi e valli d'or, ti capita di incrociare a un autogrill i Re Magi, avvertili che sto aspettando anche loro. E mi raccomando: avvisa la stella cometa che siccome piazza Statuto e' un carnaio, indichi pure il cammino da via San Donato, quella strada stretta e intasata, dove i pullman sono costretti a viaggiare sui muri come fanno i gechi. Visto che non ho il camino, appendero' tre calze al termo del tinello. Una contenitiva per l'oro, che a riempirla anche tanto non si sfonda, una autoreggente per l'incenso, cosi' i bastoncini profumati stanno su belli dritti e non si spezzano, e un fantasmino da mocassino per la mirra. E` piccino ma basta. Mi risulta che la mirra sia un antibiotico. Quindi mi bastano cinque capsule, ciclo completo, due o tre non servono... faglielo sapere a Baldassarre. Mio caro Babbo, non vedo l'ora di farti un po' di coccole. Se vuoi ti preparo la vasca da bagno e la riempio di schiuma. Darti una bella ripassata non ti fara' male. Da che ti conosco ci hai sempre lo stesso vestito e in piu' vai in giro con sei renne... non profumerai certo di mughetto. Sotto le ascelle mi sa che ti cresce il muschio da mettere nel presepe. Ora ti lascio, caro Babbo Natale. Se non puoi passare da me, fa niente. Mi han detto che la felicita' e' dietro l'angolo, tu dimmi solo in quale isolato. E se puoi, mandami comunque un pensiero, magari due cri cri e salutami tanto quella Befana di tua sorella. P.S. Ah, dimenticavo. Se ti riesce, mandaci un po' di neve che qui di bianco ci e' rimasta solo la forfora. Conciati per le feste Con un paio di miccette e qualche calice di vinaglia frizzante abbiamo fatto fuori anche il 2002. E adesso, come canta Zucchero, ci tocca ripartire, "lasciandoci un po' andare. .. senza accelerare... piano piano...". Mica facile. Soprattutto quando la congrega dei deficienti, di cui tu sei la regina incontrastata, decide di andare a festeggiare il Capodanno proprio in quell'unico ristorante che nessuno conosce. Tranne, perche' c'e' sempre un tranne nella nostra miserrima vita, lui. L'amico di nessuno. Il proprietario della Mondialpirla, l'azienda leader nel mondo nella produzione di coperchi da battere. Lo chaperon neoeletto purtroppo non possiede nessuna regione del cervello ancora attiva se non quella che presiede allo schiacciamento dell'acceleratore. Quindi ingrana la marcia, sgomma e va. E tutti dietro, ai cento-cinquanta all'ora, in strada sterrata, in un cirrocumulo di sassi e polvere. All'inseguimento del fenomeno. Del Nembo Kid di borgata Parella. Del vil cojone che fa bip bip. E se il semaforo e' rosso meglio ancora. Fa cosi' tanto Natale. L'unica e' raccomandarsi a un santo qualsiasi e giurare di essergli devota minimo per tutta la vita. Ma parliamo di regali. Il dono piu' bello che ho ricevuto e' stata una macchina fotografica giapponese. Rarissima. Infatti i rullini li vendono solo a Osaka. Da Torino e' un attimo. Molly ha trovato sotto l'albero un coprisedilc da water con su una ghirlanda di filo spinato e gli infissi per le finestre in alluminio anodizzato. Bea un paio di orecchini di tolla che le hanno fatto subito andare in cancrena le orecchie e mia zia Elvira ben due macchinette per la pressione. Una da ogni figlio. Se c'e' una cosa che non sopporto sono quelli che, mentre ti danno il regalo, ti dicono gia' quello che c'e' dentro. Come mia madre. Prepara fior di pacchetto con nastri e coccarde e, mentre te lo porge con un sorriso a banana orizzontale, si premura di dirti: "Tieni va', e' solo un pigiama". Grazie. Che bella sorpresa. Un'altra volta risparmia sul pacchetto. E fai che mettere la confezione nel bidone della raccolta carta. E quelli che prendono il tuo regalo e non lo scartano? Perfidi. Li odio. Ma dateci una soddisfazione... cribbio. E scarta 'sto pacco, asino! Il morbo del calendario Apriti cielo. Questa e' a tutti gli effetti un'epidemia. Non grave ma per il momento incurabile. Stanno ancora studiando il vaccino. Si chiama "morbo del calendario". Il contagio e' fulminante. Basta che due soubrette stiano vicine per qualche minuto e se l'attaccano. E va a finire cosi', come adesso, che ci sono piu' calendari in edicola che mirtilli in montagna. Non ci bastano i muri per appenderli. E` per questo che fanno il censimento. Certo. Per sapere quanti muri ciascun abitante abbia a disposizione e regolarsi cosi' nella produzione dei calendari dell'anno prossimo. L'hanno chiesto persino a me. La societa' fognaria. Per iI mese di marzo, festa della donna. Io, a tutta pagina, vesti ta solo con un tombino. Ho detto che ci devo pensare, preferirei fare febbraio. Vestita da vitello tonnato. O maggio. Da tarma. Almeno una volta i calendari servivano per segnare gli appuntamenti. Ci stavano le righe, cosi' ci scrivevi l'appuntamento dal parrucchiere, l'anniversario di matrimonio, la visita dall'urologo. Adesso non c'e' piu' un millimetro di posto. Sei costretto a scrivere la scadenza delle tasse sul culo di qualcuna. Io ci ho la ricotta delle quaglie al lunghetto sulla coscia della Colombari. E poi non capisco. Si fanno fotografare nude e si coprono li'. Con la mano. Ma cosa copri? Qualcuna e' arrivata a metterci su una palettata di sabbia. Ma che impressione! Scusa se te lo dico, mia bella maja patanuta: tieniti le mutande che fai prima. Non e' artistico? Fatti fare da un falegname un paio di culottes in legno massello. E com'e' che te ne stai appesa per una gamba a testa in giu' con i gomiti a penzoloni e i capelli in faccia come alghe del Mar Morto? Non stai scomoda? Che posa e'? Quella di un pipistrello devastato dagli incubi. E se non sono appese come salami in cantina, sono di sicuro appoggiate da qualche parte. Come se il fotografo le avesse messe li' un attimo e poi dimenticate. Contro un albero, uno scoglio, un palo. Mah. E concludo. E` mica possibile scegliere posti un po' meno ventosi? Un cicinin piu' riparati. Sono nude. Dai. Non hanno neanche la canottiera. Mississima Come un uovo cinese. Che qualcuno mi sotterri a testa in giu' e mi lasci li' per anni a stagionare. Non voglio piu' vedere. Datemi un sacchetto del pane. Di quelli marrone scuro. Me lo metto in testa, ma non ci faccio i buchi per gli occhi. Perche' non voglio vedere ancora. Spegnete quelle stramaledette telecamere. E lasciateci il silenzio. Ci hanno eletto di nuovo Miss Italia, col suo scettro e il suo diadema da mezzo metro. Una bella ottantina di centimetri di coscia, occhi da gatta e bocca da baci. Ci son volute quattro puntate di diretta tv per scovare tra cento bone la piu' bona. Una ragazza bellissima, elegantissima, giovanissima, timidissima, ingambissima, fidanzatissima e innamoratissima. E meno male che c'erano i superlativi assoluti perche', senza, la trasmissione non sarebbe potuta andare in onda. Una ragazza come tante, dicevano. Ma tante chi? Semplicissima. Ma quale semplicissima? Quella e' un tronco di gnocca. Un pezzo di strafiga da ricredersi sulla clonazione. Le semplicissime son fatte diverse. Ci hanno fisici da dingo australiano e carnagioni compatte come frittate. Le semplicissime sono alte come macinapepe da pizzeria, ci hanno due pallini di caviale Beluga al posto delle tette e giberne di trippa degne dell'Italgelatine. Le semplicissime per farsi notare devono riempirsi le tasche di petardi o almeno farsi il bagno in un Niagara di colonia Avon. Cercavamo l'emblema della bellezza italica? L'abbiamo trovato. Chissenefrega di cosa pensano tutte quelle fate. Non ci interessa un tubo sapere cosa facciano nel tempo libero e se hanno o meno trovato l'amore. Quella e' un'altra storia. La bellezza non ha bisogno di essere sostenuta dalle parole. E men che meno dalle baggianate. E` rara e deve splendere. Al massimo suscitare qualche OHHHH di ammirazione... quell'esubero di esse da superlativo assoluto usiamolo per ssss... fare sss... sss... Si saldi chi puo' "Amore caro, dobbiamo parlare." Designerei questa come la frase tipica delle donne. E volete sapere invece la risposta classica degli uomini? "Ah si'? Dobbiamo parlare cosa? Perche' di solito cosa facciamo? Comunichiamo a gesti come gli oranghi? Grattandoci la zucca con la mano a coppetta?" Fine del dialogo. Per fortuna e' cominciata la stagione dei saldi, non ci resta che consolarci con quelli. All'apertura della caccia all'affare la prima tappa sono le scarpe. E la prima preda gli stivali. Alt. Fermi tutti. Quest'anno gli stivali sono assolutamente strepitosi, peccato che non ci sia verso di infilarli. Gli scarpari pensano forse che col tempo le donne abbiano perso per strada i polpacci per una sorta di mutazione genetica? Mi dispiace deluderli. Purtroppo i polpacci resistono e soprattutto non sono sottili come quelli delle giraffe. Allarghiamo 'ste cerniere, per cortesia, prima che ci scoppino i gambaletti. Andiamo avanti. Vogliamo dare al saldo quello che e' del saldo? Cioe' lo sconto? Che ne so... Un cappotto da trecento euro tirato dietro a quindici, per dire. Nel caso io sarei disposta a comprarne anche una dozzina. E mettermeli tutti addosso subito. Perche' a me, quando compro prende all'istante la fregola del mettimento. Non sono dell'esercito dei mettitori del giorno dopo. Quelli che appena acquistato un cappotto lo ripongono nell'armadio per non guastarlo. Cosi' conservano gli abiti per stagioni intere, e quando finalmente si decidono a usarli sono gia' fuori moda. Io no. Io mi compro le scarpe? Ottimo. Pago e me le metto subito, immediatamente, e, diro' di piu', torno anche a casa a piedi per mostrarle a tutta Torino a costo di farmi venire vesciche ai talloni grosse come biove. Trovo la pelliccia ecologica che fa per me proprio il giorno di Ferragosto? Non c'e' problema. La indosso con nonchalance a costo di evaporare passo dopo passo. Eviterei solo di indossare subito l'abito da sposa, sarebbe quello l'unico caso in cui aspetterei il momento giusto. Al diavolo le attese, l'occasione indicata, la stagione perfetta, al diavolo il domani. Anzi. Un suggerimento. Chi non trova il fidanzato potrebbe automettersi in saldo. Liquidarsi a prezzo scontato. In offerta speciale. Datemi retta: di questi tempi, si saldi chi puo'. Boiate col brevetto Sara' che mi mancano gli alti sistemi speculativi, sara' che la mia e' solo bigiotteria di pensiero, sara' che continua a piovere... comunque non ne posso piu'. Ci ho incastrate tra le crepe del cervello dosi considerevoli di perche' e ho finito le risposte. Prendiamo la dolcevita senza maniche. D'estate e anche d'inverno. Perche'. Una dolcevita smanicata e' una contraddizione bella e buona. Perche' mai mi devo cacciare addosso una roba che se fa caldo mi fa sudare il collo e se fa freddo ghiacciare i gomiti? E` una moda riservata o a quei disgraziati che ci hanno sempre la laringite e le braccia coperte di orticaria oppure ai deficenti. Adesso mi metto li' e comincio anch'io a brevettare cazzate: faccio dei bikini in lana d'angora, una bella collezione di impermeabili in carta assorbente e dei modernissimi guanti in pura brina. Altro mistero. Quelli che assumono la colf e poi puliscono la casa prima che lei arrivi. Cioe' pagano apposta una che viene a casa loro per non fare una mazza. Arrivano persino a passare la cera sull'asse del water pur di non fare brutta figura. Cosi' arriva la signora delle pulizie, contenta come un fringuello, si infila le ciabatte, si fa il caffe' e poi telefona tutto il tempo al cellulare della cugina, assunta anche lei da un avvocato per pulire un attico sempre pulito. E per finire il misterioso caso del lavaggio delle strade. Perche'? Io non me lo sono mai spiegato. E` come mettersi a lavare le suole delle scarpe. Perche' lavare le strade dove tutto sommato passiamo in auto e non lavare i marciapiedi dove passano i cristiani e che sono fogne a cielo aperto? Dai. Facciamo un bel bucato serio. Scopa, acqua e sapone, sia chiaro. Certo. Perche' vorrete mica dirmi che per togliere questi diabolici oli inquinanti basta bagnare la strada con quegli spruzzini sbirgoli? Davvero? Allora e' meraviglioso. Ma come mai questi maledetti oli nocivi si depositano soltanto nel centro? Le altre vie sono immuni? Qualcuno le ha vaccinate di nascosto? Scusate la polemichina. Ma se l'auto posteggiata impedisce il lavaggio perche' mi date la multa e poi la lasciate li' e lavate lo stesso? Se potevate lavare lo stesso cosa mi avete dato la multa a fare? Ah. Capisco. E` per castigo. Avete fatto bene. Ho la lingua troppo lunga. L'eroina dell'orrore Ho un desiderio. Profondo. Almeno una volta nella vita poter vedere un film dell'orrore in cui l'eroina non sia una demente. Non dico un horror interpretato da Rita Levi Montalcini, mi accontento di un film in cui la protagonista non ragioni come un celenterato. In una pellicola classica il mostro assassino comincia a perseguitare la disgraziata dopo pochi secondi. E noi, senza essere discepoli di Lombroso, lo identifichiamo gia' dal primo fotogramma. Lei invece, l'ottusangola, non se ne accorge. E dire che non e' difficilissimo. Il maniaco, combinazione, ha tre mani, le sopracciglia cespugliose come il Parco della Rimembranza, due canini esagerati e quasi sempre insanguinati, ha amici licantropi e sviene tutte le volte che sente pronunciare il nome Maria. La protagonista ovviamente si chiama Maria. Che te lo dico a fa'. E` passata mezz'ora e la scimunita, ignorando in che guaio si stia cacciando, accoglie con fervore lo psicopatico in casa, a braccia aperte. "Ma fermati a cena che faccio la pizza..." "Perche' non vieni alle nozze di diamante di mia prozia...?" "Porta pure mia figlia di sei anni al catechismo." Intanto gli indizi terrificanti si moltiplicano: quando passa il maniaco il cactus perde le spine, il persiano comincia ad abbaiare, si ferma la pendola e i tappeti volano. Al novantesimo minuto scovano la colf strangolata con le mutande a brandelli. La sciagurata, esalando l'ultimo respiro, ha pronunciato una sillaba: ERN. Notare che il maniaco si chiama Ernesto. Niente. Tutti pensano che sia perche' la vittima e' morta per un attacco d'ernia. L'unica che ha capito l'antifona e che possiede almeno un cucchiaino di cervello e' Priscilla, la cugina da parte di madre, che purtroppo e' muta. Nel frattempo l'eroina, invece di togliersi le ragnatele che le imbozzolano i neuroni, trasloca in una villa isolata nel bosco, con le pareti di vetro e le porte senza serratura. Il maniaco intanto non perde tempo. Ha il suo bel da fare a impiccare il cocker all'altalena, cucinare i bengalini con la polenta e appendere la suocera al parafulmine. A questo punto la protagonista ha un lieve sentore. C'e' qualcosa che non va. E a chi confida i suoi sospetti? Ma naturalmente all'assassino. E quale luogo sceglie? Tendenzialmente l'orlo di un burrone, l'ultimo piano di un grattacielo senza balaustra o la riva di un fiume infestato dai piranha. L'importante e' che da qualche parte ci sia almeno un'ascia. Altrimenti non ne vale neanche la pena. Vaniglia taxi Certo che la nostra vita pullula di mistero. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perche', se e' lui a mettere i jeans in lavatrice, poi escono di legno? Due tavole da snowboard? E ancora. Supremo arcano della nostra esistenza: chi e' l'inventore di quell'aggeggio meraviglioso e diabolico che prende il nome di Arbre Magique? Chi e' quel genio che ha inzigato nella misera mente umana la convinzione che la macchina puzzi e abbia assoluto bisogno di una profumatina? Che follia. Le automobili sanno di automobile. E` normale, mi pare. Come e' normale che le panetterie sappiano di pane, le cartolerie di cartone, i piedi di piede. Pensa se un piede si mettesse improvvisamente a profumare di tamarindo. Non sarebbe destabilizzante? Solo le profumerie sanno di profumo. D'altronde sta scritto nella loro natura di profumerie. Qui si tratta di alta speculazione intellettuale. Per cortesia, fate attenzione. E allora perche'? Perche' la mia macchina deve profumare di pino d'Islanda, dal momento che sta posteggiata in San Salvario? O di macedonia? Una Panda che sa di macedonia. E innaturale. Le Pande sanno di muffa. Se no non sono vere Pande. Sono imitazioni. E magari ritrovassimo a naso soltanto aromi conosciuti, come pesca melba, mela verde o gelsomino. Ci sono profumatori da macchina al gusto oceano. Ci prendono proprio per il culo... Ma che ne sappiamo noi del profumo dell'oceano? Al massimo ci ricordiamo l'odore che c'e' al lago di Viverone. Poi un tempo dovevamo fare i conti solo con il dannato pino, arnese che doveva essere estratto a poco a poco dal suo porta-albero, a parte gli asini che lo denudavano completamente rendendolo una spugna di tanfo. Ora no. Ora abbiamo la cenere puzzolente, il dispensatore adesivo, il gel assorbente all'aroma papaja. Tu entri in macchina e vomiti. Sei ostaggio della nausea. Contagiato dalla pestilenza. Io, quando salgo sul taxi, voglio entrare in un taxi, non in un bigne'. Porca di quella oca. La vaniglia si mette nelle torte non nei cruscotti. Cribbio. E se ti capita di fare viaggi lunghi? Be', li' e' la fine: scendi dall'auto con lo stesso colore e lo stesso odore della crema chantilly. l'assemblea di condominio Perche' il mondo va cosi'. A quelli del primo piano non interessa dell'ascensore rotto. Tanto loro vanno a piedi. E a quelli del quarto non interessa dei bidoni sotto le finestre. Tanto la puzza non arriva fino al tetto. Ecco fatto. E poi ci parlano di solidarieta' sociale. Ma se non siamo neanche in grado di occuparci del nostro dirimpettaio, cosa vuoi che ci freghi di uno che tira le cuoia nel terzo mondo. Per fortuna che ci sono le assemblee di condominio. Io le adoro, le assemblee di condominio. Piuttosto mi perdo la prima della Traviata, ma il summit condominiale non me lo lascio scappare. E` come assistere a una seduta di psicanalisi collettiva dove ciascuno tira fuori il peggio di se', il Mister Hyde che alberga nelle sue mutande. Perche' poi una prerogativa delle assemblee condominiali e' che tutti arrivano gia' scazzati. Uno odia l'altro a prescindere, qualsiasi cosa poi succeda, e tutti insieme appassionatamente odiano l'amministratore. Il nostro e' una specie di vescovo senza mitra. Uno tipo Vespa ma senza nei. Che poi e' un po' la stessa cosa. Ascolta le confessioni di tutti, fa sempre si' con la testa e poi da la benedizione. Che consiste in un "ok, vai in pace. Tutto rimane come prima. E sempre sia lodato". Le tipologie di inquilino invece sono svariate. C'e' il sordido. L'inquilino stronzino. In camiciotto di terital, braghette blu aviazione e sandalo tortora con pedalino. E` quello che viene alle riunioni con il preciso intento di inzigare il dubbio che i conti non quadrino. Il classico disonesto che dubita degli onesti. Passa le ore a smanettare con la sua calcolatrice da fustino... Come se le vite fossero fatte di millesimi... Poi c'e' il pirla. Che di solito viene con la moglie. La pirla. Nella corsa all'idiozia sono come Barrichello e Schumacher. Lui tira la volata, ma al momento buono si fa da parte e fa vincere lei che in quanto a cretinita' e' sempre la prima sul podio. Poi c'e' il furioso, il clone di Maurizio Mosca ma col cimurro. Schiuma rabbia dall'inizio alla fine. Una volta o l'altra gli parte la valvola mitrale e ciao Ninetta. E infine il signor Menefrego. Che non viene alle assemblee e fa come vuole. Mica scemo. Rimangono le giulivissime oche come me. A noi va bene tutto. Ma si'... rifacciamo la facciata, tinteggiamo le scale, lucidiamo i pianerottoli, restauriamo le finestre. L'importante e' non chiedersi mai quanto costa. Si arrivi solo alle varie ed eventuali. Parliamo o no del colore della buca delle lettere, degli zerbini sui pianerottoli e dei fiori finti dell'androne? Quello, si', che e' importante. E a proposito di varie ed eventuali... gia' che siamo una cosi' bella compagnia... eventualmente qualcuno sa dirmi come togliere la sabbia alle vongole che quando le mangi non facciano cric crac? La Fata dei cassetti Si opran gli armadi, si levin le trapunte. Le felpe e i giubboni fuori dai maroni. E` ora del cambio di stagione. I mariti o i fidanzati credono che esista una Fata dei cassetti, parente prossima del Topo dei dentini, che magicamente sostituisce calzettoni con bikini. Mi spiace deluderli, ma non ci sono fate in circolazione. Solo un fiume di befane in attesa dell'unita' coronarica. Io vado cosi' a rilento che di solito finisco il lavoro nell'attimo esatto in cui ricambia la stagione. Ma perche' non mi inventano dei guardaroba capovolgibili come le boules de neige? Fiocca la neve? Tric, lo giro di qua. Spuntan le primule? Trac, lo giro di la'. E nulla mai, per nessun motivo al mondo, sparirebbe dal computo. Perche' si sa. Gli indumenti negli armadi a turno entrano nella terza dimensione e svaniscono. Si dileguano. Per delle stagioni intere. E ritornano improvvisamente in circolo quando meno te l'aspetti, di solito al momento sbagliato. Tipo i doposci' che ricompaiono quando stai per partire per Lampedusa. Le vecchie mamme sono delle fuoriclasse in materia di cambi di stagione. Velocissime. E ti credo. Ci avranno otto gonne, estate inverno tutto compreso. E mica per scelta. No. Perche' non ci sono piu' negozi di abbigliamento normale per mamme attempatelle. A meno che non mettano mano al portafogli e scialacquino la pensione in tailleur da bernarde savoiarde che, piu' che a donne, le fanno somigliare ad armadi portascope da balcone. Le mamme imbiancano ma sempre donne rimangono. Perche' dimenticarsi di loro? Adesso la disegno io una collezione di moda per mamme vecchiotte. La chiamo "II bello delle nonne". Ci metto gonne al ginocchio con fantasie di "cit fiurelin bianc en sel bleu* tipo provenzale" o giacchini "a cit pua' noir cun 'na stofa tipo chiffon**". Perche' per le nostre mamme, quelle che han visto la guerra, e' tutto "tipo". Si permettono cosi' poco, basterebbe poco. Magari anche una linea di mutande decenti. Mirabella dice che si puo' fare l'amore fino a tarda eta'. Certo. Ma non con le mutandone che si trovano in circolazione. Con quelle lo escludo. * Piccoli fiorellini bianchi su fondo blu. ** A piccoli pois neri con una stoffa tipo chiffon. Via che si va Ftttttt...!!!! Si parrrrteeeeee! Mi raccomando: via i cattivi pensieri. Quelli sono come le patatine che si vendono nel tubo. Uno tira l'altro. Mai cominciare. La valigia e' pronta? Non dimenticate la gue'pie're di pizzo nero con su applicate le ciliegie di pannolenci! Se lui da un po' di tempo ha la verve di un asino morto e voi non avete alcuna intenzione di portarvi in vacanza un defibrillatore, quella del pizzo e' l'unica chance che vi rimane. E solo libri con la copertina rigida. Pesano di piu', ma sistemati sulle camicette sono impareggiabili nel tenerle stirate. Niente crema protezione 20.000 e niente ombrellone. Se temete il sole quanto un vampiro, potete starvene a casa a far compagnia alle tarme delle trapunte. Le giornate in spiaggia vi annoiano? Neanche schiacciare i punti neri del partner vi da le soddisfazioni di un tempo? Se avete il fisico di Demis Roussos e su per giu' l'eta' di Nefertiti, vi sconsiglierei comunque i de'file' sul bagnasciuga. Pero' ho qualcosa che fa per voi. Il nuovo gioco dell'estate: SCOPRI ANCHE TU LA TETTA RIFATTA. Un passatempo facile e divertente. Le tette vere le sgami subito, tendono pericolosamente verso il basso, piovono giu' come le cascate Vittoria. Le tette finte invece stanno su sempre, come due tartarughine nel loro carapace, in qualsiasi posizione si metta la proprietaria. Testa in su, testa in giu', a candela, di lato a fettuccina, sparapanzata a stella di mare. Loro rimangono sull'attenti. Due rosette appena lievitate. Quando ho detto al mio amico Tosco che mi fa impressione pensare a un seno farcito di silicone, lui mi ha risposto: "Che mi interessa quello che c'e' dentro? Io le adopero da fuori". Se invece amate il rischio e avete in progetto di passare le ferie a cercarvi rogne tra le bande paramilitari del deserto della Besula mangiando solo frittelle di cactus impastate con orina di cammello, spero che un tuareg vi prenda a schiaffoni forti da farvi partire tutte le capsule. Se il rischio e' il vostro mestiere, fate prima a buttarvi di testa da uno scoglio di Spotorno senza guardare sotto, lasciando in pace i consolati. Io comunque sono a posto. Ho scoperto di avere le misure classiche 90-60. Ma non di seno e fianchi. Per adesso solo di pressione. II vermino della Grande Mela Altro che American dream. Vado in ferie finalmente. Dove? Ai Tropici. Molto verinais. Peccato che ad agosto ai Tropici ci vadano solo gli imbecilli. Molto uanderful. In piu' Miami e' una specie di Rimini, ma piu' brutta, a soli ottomila chilometri da Milano, con gli squali al posto della mucillagine. Temperatura? Quarantacinque gradi all'ombra. Come passare le ferie sotto un casco da permanente. L'umido infatti mi arriccia i capelli. Sembro Lola Falana. Per evitare l'insolazione bevo un calice di vibrioni e mi schianto nel fisico. Perfetto. "Perche' non sono andata a Chiomonte?" penso tra me and me. Niente sole per un po'. E io che volevo tanto abbronzarmi, diventare cosi' negra da arrivare a Torino e provare cosa vuoi dire sentirsi discriminati. Poi non so l'inglese. Posso solo contare su Cindy. Cindy e' la mia amica Tiziana di Pomaretto, soprannominata cosi' da un portoricano che voleva farsela al bancone del mango. Lei, l'inglese, l'ha studiato. Ha fatto cinque anni in uno di Assistente per comunita' infantile. Ce l'ha sulla punta della lingua. Tutto un po' accatastato alla rinfusa. Fa le domande, ma non capisce le risposte. Verament biutiful. Ok. Mangio banane, bevo acqua distillata e parlo con le zanzare che qui son grosse come merli. The scio' mas go on. Traduzione: se zes en bai tuca che t' bale. In italiano: quando sei in ballo devi ballare. Siccome non sono mai stata tanto portata per la danza, prendo baracche e burattini e mi trasferisco nella Grande Mela. Ma l'aereo purtroppo non puo' atterrare a New York e mi scodella in Virginia. Anche il mio senso dell'ironia e' in riserva fissa. Finalmente arrivo a Topolinia. Salgo su un taxi mezzo scassato che in autostrada sbanda, perde il cofano e il tutto mi precipita sul naso passando dal parabrezza. Grazie al cielo non mi sfiguro come il fantasma dell'opera, ma dall'ansia mi si seccano irrimediabilmente le coronarie. Eccomi New York! Sono qui. Il vermino della Grande Mela. Il gianin del Grande Pum. Preda dei crampi, su una panchina di Central Park, penso che se il nostro e' un paese di santi, poeti e navigatori, escludendo con una certa sicurezza che io possa essere santa e considerando che sono una pessima navigatrice, forse non mi resta che sperare di diventare, in un futuro non troppo lontano, almeno un po' poeta. Statemi bene evribady. Guarda che cosi' la allunghi Comunque, ho risolto il mio problema di relazione con i bacilli. C'e' voluto l'intervento di mio cugino Dario che di mestiere fa il guaritore. E` un po' come Sai Baba'. Solo che Sai Baba' impone le mani e lui invece impone gli antibiotici. Dettagli. D'altronde noi della nostra famiglia siamo tutti figli di un dio minore, non e' che possiamo pretendere. Come previsto, quindi, ci sono volute un paio di settimane di sano stress lavorativo per superare i danni del riposo. Francamente mi chiedo come facesse Gulliver. Forse e' solo questione di statura e sul tema non mi resta che tacere. Adesso viene il tempo di ricucire le amicizie, visto che la vacanza e' servita anche a questo, a rovinare relazioni che duravano da anni. Superati i primi momenti di entusiasmo, infatti, che durano al massimo fino all'imbocco della tangenziale, gia' ci si prenderebbe amorevolmente a badilate. La prima discussione scoppia sul tema strada. Passa di li', no passa di la', col cavolo io passo di qua. Guarda che cosi' la allunghi, ti sbagli cosi' la accorcio. La classica discussione tra imbecilli che alla fine non porta a niente se non all'imbocco dell'autostrada. Almeno quello. Nel dibattito, la voce sale di due ottave sopra la media e li' ci rimane per il resto della vacanza. Si discute su tutto. Su quanto vada frullato il gazpacho, su chi abbia piu' ragione, Sensi o Moggi, su quante volte alla settimana sia giusto farsi lo shampoo, su a chi tocchi buttar via la spazzatura e, ancora, se sia meglio affittare il moscone o il pedalo'. E` tutto un vivamaria di persone che ti spiegano quale sia la verita'. Peccato che prima di partire non sapessero neanche trovarsi il culo con le mani. Se e' vero che chi sa ascoltare prima o poi impara qualcosa, visto lo specifico, nessuno impara un micron di piu' del poco che gia' sa. Chi si salva? Forse solo gli appena fidanzati. Gli ancora innamorati. Intrecciati in un perenne abbraccio dissaldabile solo con un intervento di raffinata chirurgia. I pochi che riescono a tollerare tutto questo meritano davvero un immediato processo di beatificazione. Cara Donna Letizia E' passato anche agosto in un trionfo di sole, cuore, amore e baci alla mononucleosi. Ci resta solo da strappare la quintultima pagina del calendario da carrozziere che il nostro boy ha sapientemente occultato nel vano pantofole del ripostiglio. Comunque in ferie non abbiamo certo sofferto di malinconia d'amore, perche' purtroppo il partner ce lo siamo caricati in macchina insieme al materassino. Nella buona e nella cattiva sorte, abbiamo giurato, al mare e in montagna, in salute e in dissenteria, fino a che morte non ti separi. Brrr... L'idea che dopo il matrimonio solo la morte ci possa separare da lui e' orribile. Allora sposarsi e' come contrarre una malattia cronica. Non guarisci mai. Ti passa se muori. Pensa che bello. Donna Letizia sostiene che, se vuoi conservare una serena intesa amorosa col tuo partner, devi conoscere ogni giorno qualcosa di nuovo su di lui. Niente di piu' facile. Non c'e' giorno che non scopriamo in quanti modi puo' essere cretino. Ti dico di Laila. La tapina, in vacanza a Tropea, a Ferragosto si e' presa l'influenza e il suo fidanzato, siccome non trovava farmacie aperte, le ha fatto il vin brule'. Capito? Ti ripeto alcuni dati: 15 agosto, Calabria, febbre a quaranta. Laila ha preso una ribollita che per smaltire il caldo dorme ancora adesso sul balcone insieme al basilico. Ma si puo'? Il marito di Gisella, la mia amica over cinquanta che al mare viaggia in shorts e codini come Dorothy nel Mago di Oz, ha scovato la moglie che stipava slip e reggiseno nel freezer insieme con i filetti di platessa. "E` l'unico modo per rimediare alle vampate di calore della menopausa" si e' giustificata lei. Se lui sapesse che Gisella e' pure diplomata in simulazione di orgasmi, sarebbe la fine. Altro che Donna Letizia. Bisogna fare come Molly. Lei per le ferie ha lasciato a casa l'aureola e al suo posto si e' portata un set di mutande con l'elastico molle, quelle che scendono con facilita'. Non e' certo extravergine come l'olio, la mia amica. Purtroppo e' ingrassata di altri due chili e ora pesa come un dinosauro adulto. Pero', a smangiucchiar lupini sulla promenade di Nizza, ha conosciuto un bel pezzo di gnomo francese e si e' rovinosamente innamorata, pur non avendo nessuna confidenza con la lingua. Intesa non || anatomicamente ma linguisticamente. Da allora tra lei e Manfred e' stato tutto un turbinio di messaggini telefonici. Lui le scriveva "Je t'aime" e lei gli rispondeva "Ancmua'". La notte di San Lorenzo, con la pioggia negli occhi nell'ostinata ricerca di un cavolo di stella cascante, gli ha persino cantato a gola spietata una scalcagnata versione della Vie en Rose che faceva piu' o meno cosi': "II me prande dans le bras, me parie bas bas, je vua' la cuperose...". Niente calze, siamo a settembre Speravo almeno che 'sto monsone tenace mi portasse qualche beneficio. Un paio di centimetri in piu' da innaffiatura, per esempio. Macche'. In compenso mi son venuti dei capelli a crespo-nuvola che non hanno niente da invidiare a quelli di Branduardi. Infiacchiscono le surfinie, crescono i funghi sui tappetini delle Pande, ci esonda il malumore e un'incipiente voglia di polenta ci ammorba le giornate. Qualcosa mi dice che e' arrivato l'autunno. Senza passare dall'estate. Col suo carico di reumatismi. Ma niente paura. C'e' gente che riesce a trovare tutti i modi possibili per far durare l'estate. Primo: non mettere le calze. No. No e no. Siamo a settembre e devo gia' mettere le calze? Ma scherziamo? Siamo a settembre, amore mio deflagrato nel cranio, ma ci sono quindici gradi come in aprile, quando vai a raccogliere i narcisi col piumino e le Timberland... All'alba ci saluta gia' la nebbia e uscire di casa fa lo stesso effetto che buttarsi in un bicchiere di orzata. Ci abbiamo l'acqua sotto al ginocchio... Levati 'ste infradito, per cortesia, e infilati i gambaletti che ci hai i piedi della stessa temperatura del ghiacciaio della Marmolada. E fai veloce prima che ti crescano le stelle alpine sui pollicioni. Secondo: far durare l'abbronzatura. Conservarsi nere nere come suore cadute nel catrame. Se e' il caso, riappiccicandosi le pellette morte una per una col Vinavil. E` difficile illudersi che sia ancora estate con questa umidita' che ci ammuffisce gli zigomi. Conviene cuocersi la ghirba a suon di raggi uva. Li distingui in un attimo i geni delle lampade. Somigliano in maniera impressionante a delle ratevuloire*. Pipistrelle con molta piu' pelle che ossa. Abbronzate, per carita'... ma con dei tratti distesi che sembra quasi che abbiano appena piantato gli incisivi in un limone. E da ultimo il tanga. Fa cosi' tanto estate che ormai non lo si toglie piu'. Si viaggia col perizoma anche la notte di Natale con le chiappe a stalagmite. Abbiamo passato anni a levarci l'esubero di mutanda dal luogo indesiderato e adesso paghiamo fior di euro per fettucce fatte per incastrarsi. Congratulazioni. Io metto il tanga solo quando voglio garantirmi una copertura di nervoso giornaliera. Pero' col perizoma mi sento tanto sensuale e attraente. E anche tanto cretina. * Ratti volanti. Salutami a tua sorella Ormai non si puo' piu' mentire. L'unica salvezza e' ammettere l'atroce verita' e confessare: "Nonna cara, so che la mia cartolina non ti e' ancora arrivata e ho fondatissimi dubbi che non ti arrivera' mai. E sai perche'? Perche' non le l'ho mai spedita. Fattene una ragione. Sempre tua... eccetera eccetera". Che questa purga delle cartoline cessi (mai due parole hanno fatto piu' pendant). La questione e' che ogni anno chi va in ferie si scolla di dosso amici e parenti pronunciando una frase rischiosa: "Stammi bene, ti mando una cartolina". Poi parte e la promessa gli evapora dalla mente. Perche' la vacanza e' un allenamento a scordare. Si fa il possibile per allungare le gomene e allontanarsi dal tedioso quotidiano. E tutto procede per il meglio fino a che non si raggiunge il capolinea e si piomba inesorabilmente nell'inferno della cartolina da mandare. Che poi anche li'. Se la cartolina la spedisci appena arrivato, ha un senso. E cioe': ti mando il mio saluto caro perche' sono lontano e, nonostante tutto, ti penso. Ma se la spedisci alla stazione prima di salire sul treno sei un emerito pirla. Fai prima a salutare di persona e risparmi pure i soldi. Poi la cartolina e' un impegno mentale e si sa che in vacanza la testa serve solo per tenere separate le orecchie. In spiaggia i neuroni si riducono visibilmente, nuotano solitari nel cervello come particelle di sodio nell'acqua Lete e persino scrivere due righe con il soccorso dei compagni di merengue richiede uno sforzo ciclopico. E` vero anche che le cartoline sono di una bruttezza urticante. Le piu' gettonate sono quelle anatomiche dove ci trovi piogge di culi, ombelichi del mondo, pettorali bisunti, piedi piatti che tra i due occhi di pernice portano scritto "Saluti da Riccione". Altrimenti puoi optare per le cartoline tristi che di solito sono divise in quattro quadratini, ciascuno con uno scorcio di paesaggio: la stazione, il municipio, la fontana degli alpini e il tramonto sul palazzo dell'Enel. Oppure per quelle artistiche. Con paesaggi e tramonti, grosse piu' o meno come la cartina dell'Africa, con un costo che potrebbe risolvere il debito pubblico dell'Africa medesima. E tutto questo spreco di soldi e di energia, per che cosa? Devo dire che mia madre, che in fatto di riciclo la sa lunghissima, ha scovato per la cartolina un uso strepitoso: la adopera come paletta per raccogliere le briciole appena scopate. E tanti saluti da Riccione. Perche' io valgo Ottobre. Tempo di marroni rotti. Se tutto fila liscio, fra una ventina di giorni arriva l'allegro novembre. Col suo corredo di crisantemi. Che bella prospettiva. E` in un periodino cosi' cupo che a me tocca persino compiere un anno in piu'. E fanno trentotto. Alla faccia. Invecchiare non e' mai confortante. Persino Cicciobello ha compiuto quarant'anni. Devo dire che lui li porta benissimo. Sembra sempre un bambino. Invece, per chi come me non ha mai avuto un corpo da reddito questi sono anni durissimi. Ieri mi son comprata la crema Extraordinaire Extreme. Dopo quella c'e' il baratro. Non mi rimane che suicidarmi con un'overdose di Fonzies. Altro che quella della pubblicita' che si spatara la crema e dice: "PERCHE' io VALGO". Grazie al cavolo. Tu vali perche' sei una modella e costi un occhio della testa. Io, valgo, ci ho solo il ginocchio. "PERCHE' voi VALETE." Ah si'? E quanto? Fai una stima approssimativa. Adesso provo ad andare al monte dei pegni, vedo quanto mi danno. Se mi faccio rottamare rischio che non mi scalino neanche cinquecento euro. Molly, per confondere l'eta', ha optato per un look piu' aggressivo. Gira costantemente leopardata. Sembra appena uscita dal Libro della Giungla. Anche Marina Cocconato, una discreta gallina amica mia soprannominata per l'appunto Marina Coco', non si abbatte. E` sempre stata animata da un'imponente dose di amor proprio. Si e' sempre voluta tanto bene. Praticamente non ha le tette. Be', l'ho sentita con le mie orecchie sorvolare il dramma dei suoi due nocciolini di Chivasso dicendo: "Ho poco seno ma ho tanto torace". Come se a una donna tutto 'sto torso potesse tornar utile in qualche modo. Ci ha dei reggiseni con elastici cosi' lunghi che sembrano fatti per il bungee jumping. E` praticamente orba, ma trova questo un delizioso segno del destino e, foderata di entusiasmo, cinguetta: "Meno male che sono astigmatica, cosi' vado piano in macchina". Lei fa parte della categoria dei "belli venuti male". Non so se avete presente. Sono quelli che teoricamente avrebbero tutte le carte in regola per essere dei gran fighi. Occhi azzurri, capelli biondi, magri, alti... Pero', non si sa come, sono dei cessi. Una robetta in piu', una cosetta in meno e trac. La spietata slot machine della vita, per colpa di un dettaglio, non ha fatto jack pot. Gira che ti rigira ha toppato. Ha mischiato male gli addendi e il conto non torna. Deludente. Meglio per noi. Che tanto sapevamo gia' dall'inizio di essere emblemi di una volonterosa normalita'. Goldrake col trilama Strano. Non so se ci avete fatto caso. La maggior parte dei calvi si fa crescere la barba. Quando il cranio si dirada si rinfoltisce il mento. E` un gioco di vasi comunicanti, lo credo che sia una questione di tranquillita' psicologica. Forse i pelati si vogliono convincere che i loro sono capelli anarchici. Come dire: non crescono nel posto giusto ma crescono. Magari coltivarsi un bel paio di baffoni aiuta. Tipo a pensare un giorno non lontano di pettinarli in alto e rimediare una bella frangia. Certo che farsi la barba tutti i giorni deve essere una discreta rottura di scatole. Ma la maggior parte dei maschi ormai si e' attrezzata col trilama. Non so come mai, ma io ho sempre pensato che l'inventore del trilama sia un insicuro. E` cosi' poco convinto che basti una delle sue lamette che per precauzione ne aggiunge altre due. La prima lama stordisce il pelo, la seconda lo rade al suolo, la terza lo convince con le cattive a non crescere piu'. Chissa' che cosa ci riservera' il futuro. Forse un pentalama, un dalailama o direttamente Goldrake che viene di persona a sterminare le barbe con le sue lame rotanti. Ci sono dei disgraziati poi che ci hanno i peli fin sulle orecchie come i lupi mannari. Poverini. Per risolvere il problema alla radice potrebbero tagliarsene via un pezzetta come si fa coi dobermann. Poi io dico. Se farsi la barba e' cosi' tanto una noia, perche' adesso va di moda il pizzetto disegnato? Cos'e', una forma di masochismo tricologico? Ci si mette piu' tempo a sagomarsi il barbino che a pelare le anguille per il pranzo di Natale. C'e' chi si scortica il naso per farsi gli angolini col goniometro. Mah. Comunque una delle poche cose che ho imparato dagli uomini e' che e' vietatissimo farsi la barba dopo mangiato. Tutti lo sanno ma ne avessi trovato uno che mi abbia spiegato il perche'. Sara' un mistero svelato in qualche centuria di Nostradamus. Tanto alla fine si scorticano sempre. Il mio boy quando finisce di farsi la barba sembra che abbia spaccato a testate una vetrina di via Roma. Il bello e' quando si tampona le falle con la carta igienica. Sembra una maschera del Carnevale di Viareggio. Mi viene da tirargli addosso i coriandoli. Compagni pennuti Si sono trasferiti proprio qualche giorno fa. Li ho contati. Uno, due, tre, quattro. Famiglia media italiana. Mamma, papa piu' due pargoletti. Tutti volatili. Corvi, per la precisione. E dire che abito a Torino, mica sulle pendici del Vesuvio come Amelia la strega che ammalia. Hanno occupato l'unico comignolo ancora disponibile e da allora sono sempre in concerto. Anche la notte. Dei rave di cra cra che ti demoliscono i timpani. Il maschio e' un baritono. Come Figaro. La femmina e' una soprano di tutto rispetto. Ciccionissima. Di profilo e' tale e quale alla Ricciarelli. Io pero' l'ho battezzata Cornelia, madre di tutti i Gracchi. Mi ci sono gia' affezionata. Diciamo che li ho adottati a distanza. Di qualche metro. Il loro vero problema e' il repertorio. Troppo stantio. Ripetitivo da morire. E io come madre ho delle ambizioni. Visto che non posso portarli a nuoto, gli do almeno lezioni di canto. Ieri ho spalancato le finestre e gli ho sparato a tutto volume l'ouverture della Gazza ladra. Cominciamo dalle aste. Rossini, mi sono detta... per Verdi ci sara' tempo. Ormai tutti hanno una bestia o due in casa. Piu' il fidanzato, ovvio. Tranne la mia amica Paola che ogni tanto si prende il verme solitario, lo tiene per un po' e poi lo abbandona. Donna senza cuore. L'altro giorno ho conosciuto un taxista di Milano che, infilato nel taschino della giacca, teneva un minuscolo pappagallino verde e giallo. Da non crederci. Appena l'ho visto son partita con una sessione di smancerie. Che cariiiino, amooore, picciiiino, tesoriiino... Ho fatto anche i complimenti all'autista. Che uomo dall'animo nobile che e' lei. E lui mi fa: "Eh si'. Sono anche l'unico taxista con due uccelli". Impertinente. Io da piccola avevo una compagna di classe con la quale facevo i compiti al pomeriggio. Suo padre lavorava in casa. Artigiano pittore. Di mestiere dipingeva le fasce per le corone da morto. E aveva la passione dei pappagalli. Ne avra' avuti almeno quattro o cinque. Che parlavano. Dei veri pennuti parlanti. Solo che avevano una prerogativa. Unica nel genere. Quei pappagalli non dicevano le classiche parole tipo: "Loreto, urra', ciao". No. Loro col becco spalancato ripetevano a nastro: "I tuoi cari, i tuoi cari, i tuoi cari". Amici e bugie Adesso ci tocca un argomento spinoso. Le verita' agli amici. Cosa dire e cosa non dire? Meglio mentire pinocchiando sulle cose o preferire sempre la verita', tutta la verita', nient'altro che la verita'? Mah. Forse e' il "momento" quello che fa la differenza. Una certa verita' detta al momento giusto e' terapeutica, detta fuori tempo rompe il ritmo dell'anima e fa soltanto male. E poi, quando si parla di verita' detta o taciuta, e' fondamentale porsi una domanda e cioe': serve? E` una verita' necessaria? E` una verita' che puo' davvero cambiare in meglio le cose? Forse a volte e' preferibile una piccola bugia. Ancor di piu' un'assenza, un non detto, un'omissione. Perche' dire alla tua amica che quel vestito che si e' comprata non e' solo brutto, e' ributtante, quando lei pensa di aver fatto l'acquisto migliore della sua vita? Serve? Direi di no. Lei ha sempre avuto gusti barbari. Che stia avvolta nella sua tappezzeria fiorata e vada felice. La solfa cambia se, conciata da bambola tirolese, pensa di andare a un colloquio di lavoro. Ecco. In questo caso la verita' e' d'obbligo. Indispensabile quanto l'aria che si respira. Nelle verita' e' importante anche il punto di vista. Guardare con gli occhi dell'altro e' un esercizio mica tanto facile. Ma quale "lo dico per te"? Ma cosa ne so io di lui? Sono forse medium? Veggente? Leggo il futuro negli avanzi di spezzatino? Non posso sderenargli il cuore a fin di bene. Il cuore non si sderena mai a fin di bene. La tua amica si e' fidanzata da un mese con un essere spregevole. E` proprio il caso di avvelenarle l'anima dicendoglielo? Senti, Molly, ti sei accorta che passi il tempo con un disinvolto imbecille, vestito da nostromo del tonno, un pisquanone che si vanta di avere l'auto con la marmitta "paralitica" e legge "Tuttosport" tenendo il segno delle righe col dito? Visto che la poverina e' felice, si e' fidanzata da una manciata di giorni dopo anni di tregenda, azzarderei il no. Forse e' meglio aspettare. Dandole, se e' il caso, qualche spintarella illuminante verso lo squarciamento della mantovana che l'amore le ha calato sugli occhi. Lo capira' da sola di essersi accoppiata con un decerebrato che al posto della testa ci ha una pentola a pressione colma di vapore e condensa spessa. Verra' il tempo. E quando verra' tu dovrai essere li', pronta, con il mocio Vileda ad asciugarle le lacrime. Ringraziamenti Molte grazie a: papa e mamma', il grande Bang, l'imprescindibile Tosco e la Bella Bertola, il Caschettume al completo, il tenace Ferraris e tutti i lettori di "Torino Sette", Griffa e grifoni, le Antiche Boberie del borgo, Geli e Acerbi, Yoghi e Alessandra, Cindy Suburba, La Pilly, La Pona, mia zia Natalina, l'Urologo e la sua consorte, mio cugino Massimo, Sabrina Sempre, I soliti Morando, la famiglia Ciro Ferrara, Stefano di Roma, la mamma di Michele, Gabriella, Marco, Lydia e Nadia di Mondadori, i preziosi frequentatori del sito, Paoletta e tutti gli ascoltatori della "Bomba". Veramente tenchiu. "La principessa sul pisello" di Luciano Littizzetto Biblioteca Umoristica Mondadori Arnaldo Mondadori Editore Finito di stampare nel mese di gennaio 2003 presso Arnaldo Mondadori Editore S.p.A. Stabilimento N.S.M. di Cles (TN) Stampato in Italia - Printed in Italy Luciana Littizzetto (Torino 1964), ex professoressa di Educazione musicale e di Lettere, e' oggi una delle figure di culto nel panorama della comicita' italiana. Dopo una dura gavetta tra radio, cabaret e televisione, ha raggiunto il successo con le sue partecipazioni a Cielito lindo (1993), Letti gemelli (1994), Tivvucumpra' (1996), Facciamo cabaret (1997), Ciro (1998), Mai dire gol (1998-2000) e Quelli che il calcio (2000-2001). Nel 2001 e' uscito il suo film Ravanello pallido. Ha pubblicato nel 2001 per Mondadori il bestseller Sola come un gambo di sedano (trentuno edizioni). Attualmente conduce insieme a Paoletta "La Bomba" su Radio DEEJAY.