Menico Caroli Mia Martini Il mio canto universale Collana: Ingresso libero - Storia dell'Italia che fa spettacolo Copyright 1999 Tarab Edizioni, Firenze Tarab INDICE Ringraziamenti Guida alla consultazione Una nota di lettura Introduzione PARTE PRIMA: LA CARRIERA Capitolo 1: Una ninna nanna al Bambino Gesù (1947-1970) Capitolo 2: È importante lasciare i ricordi dietro la collina (1971) Capitolo 3: All'apice del successo (1972-1975) Questo libro vuole rendere omaggio a Mia Martini e costituisce un primo tentativo di lettura di una carriera lunga e contrastata. Il filo conduttore è rappresentato dall'emozionante patrimonio musicale che la cantante ha costruito negli anni, avvalendosi di un repertorio quanto mai vicino alla sua personalità di donna e di artista. In ogni capitolo figurano testimonianze di personaggi a lei vicini. Dagli amici cantautori agli art directors, fino ai tecnici del suono, gli arrangiatori e i musicisti: tutti i fautori del suo successo si sono prestati a rievocare i ricordi più belli di quelle collaborazioni. Ricordi teneri e affettuosi, ma a volte implacabili nel mettere a fuoco i meccanismi perversi del mondo dello spettacolo. Il tutto si rapporta al «film fotografico» della sua carriera, con oltre cento fotografie realizzate da musicisti, amici e familiari dell'artista. Completano il lavoro una rassegna di rarità e memorabilia, compreso il catalogo illustrato della sua quotatissima discografia internazionale. Mia Martini è infatti l'artista più amata dai collezionisti italiani secondo un recente sondaggio promosso dal mensile specializzato Raro!, che l'ha vista trionfare su illustri colleghe come Mina e Patty Pravo. La morte, insomma, non ha sminuito la popolarità di quest'artista grande e sfortunata, che ora è possibile conoscere da vicino in questo lavoro realizzato dall'autore in collaborazione con Gordon Faggetter, Ivano Fossati, Maurizio Fabrizio, Roberto Rocchi, Luciano Tallarini e molti altri ancora. Menico Caroli è nato nel 1972. È laureato in Lettere classiche e attualmente svolge il dottorato di ricerca in filologia greco-latina presso l'Università degli Studi di Bari. Collabora con le riviste specializzate Musikbox e Raro!. Questo è il suo primo libro. Questo libro è dedicato a Carlo Alberto Rossi, Alberigo Crocetta, Giovanni Sanjust e Roberto Galanti. Ringraziamenti Desidero ringraziare quanti hanno contribuito a ricordare Mia Martini, accogliendo le mie richieste. Sono grato ad Alba Calia, Angela Cutò e Antonella Paci per il prezioso e costante supporto, a Ivano Fossati e Adele Di Palma per la disponibilità, a Franca Evangelisti e Maurizio Piccoli per i continui incoraggiamenti. Grazie a Roberto Bargero, Pippo Bruno, Fernando Fratarcangeli, Enzo Pirina, Mauro Schrott, Marco Seregni e Franco Vichi per le rarità messemi a disposizione. Per la collaborazione nelle ricerche d'archivio sono riconoscente a Paolo Piccioli (Retequattro), Tommaso Ricci (Raidue), Leandro Leandri e Guido Di Toma (Bmg-Ricordi). Grazie a Luciano Tallarini per l'amore con cui ha ideato e realizzato la copertina, a Francesca Cerri per la professionalità che la contraddistingue, a Trade Home Entertainment che ha concesso la pubblicazione dell'articolo di R. Galanti «Gnomi e Giganti», a Musikbox, a Lino Patruno e Giuseppe De Grassi de La Gazzetta del Mezzogiorno e Ciao 2001 per il materiale fotografico concesso. Ringrazio di cuore tutta la famiglia Bertè e, in particolare, il professore Giuseppe Bertè e sua moglie Virginia Milani, che hanno seguito ogni fase di questa mia avventura editoriale, spronandomi a portarla a termine. Un particolare ringraziamento a Davide Giorgetti, senza il cui apporto questo libro non sarebbe stato così completo. I manifesti e gli inserti pubblicitari sono quelli apparsi, nel corso degli anni, sulle pagine del mensile specializzato Musica & Dischi. Questo materiale promozionale è stato realizzato dagli uffici grafici delle varie case discografiche o per conto di studi qualificati. Gli autori delle fotografie e i curatori della grafica non sono mai indicati sugli originali, ma di solito corrispondono agli stessi autori delle copertine discografiche, ovvero: ufficio grafico RCA (foto di Lucky; grafica U. Pinto-Campi), ufficio grafico RICORDI (foto di Roberto Rocchi e Caesar Monti; grafica di Mauro Piccini), ufficio grafico COME IL VENTO e FONIT CETRA (Studio Tallarini, foto di Mauro Balletti e Guido Harari), ufficio grafico WEA (foto di Caesar e Wanda Monti). Le fotografie appaiono per gentile concessione di: Archivio della Biblioteca «A. Gambalunga» di Rimini, Fondo D. Minghini (nn. 5, 6), Copertine discografiche Bmg-Ricordi, foto di Roberto Rocchi (nn. 33, 41, 45), Archivio di Ciao 2001 (nn. 14, 15, 17, 19, 20, 21, 22, 23, 26, 27, 32, 47, 72), Archivio de La Gazzetta del Mezzogiorno (nn. 36, 39, 51, 52), Roberta Barone (nn. 92, 93, 95, 100), Aida Cooper (n. 102); Angela Cutò (nn. 77, 81, 82, 83), Giorgio Dolce (n. 12), Tiziana Ferretti (nn. 74, 75, 76, 85, 86, 87, 88, 90, 94, 96, 97, 99), Roberto Galanti (n. 69), Davide Giorgetti (n. 84), Maurizio Piccoli (nn. 42, 43, 98), Archivio «Promovideo», foto di M. De Luca (n. 80), Mauro Russo (n. 101), Mauro Schrott (nn. 78-79), Ernesto Verardi (nn. 44, 65). La fotografia n. 103 è stata realizzata da Armando Seclì. Guida alla consultazione Il volume è diviso in due parti. La prima è interamente dedicata alla carriera di Mia Martini ed è suddivisa in cinque capitoli, in ordine cronologico. La seconda parte, denominata «Appendici», contiene una serie di cataloghi relativi alle sue collaborazioni nei dischi di altri artisti, oltre alla videografia e alla discografia italiana ed estera. A conclusione, una rassegna delle principali copertine dedicate all'artista dalla stampa italiana, oltre a una selezione dei manifesti più belli e delle rarità più interessanti. Com'è noto, Mimì Bertè e Mia Martini sono due nomi della stessa artista, in periodi cronologici differenti. Una nota di lettura Dopo la tempesta, la quiete, il sereno, la luce - quella che dà calore e conforto - dopo tante sofferenze morali derivate dalla pochezza di quanti si sono dati a pubblicare vere miserie solo per ostentazione di se stessi, è arrivato finalmente il volume Mia Martini - Il mio canto universale. Quest'opera presenta delle caratteristiche di fondo che la distinguono dalle altre pubblicazioni fatte su Mia Martini per la serietà d'impegno, per l'onestà di intenti, per le eccezionali capacità di analisi e di interpretazione che l'autore ha saputo esporre in forma semplice e piana. Questo lavoro darà certamente un grandissimo contributo per la conoscenza di Mia Martini, sia come artista (profonda interprete della crisi sociale che affligge la donna contemporanea), sia come femmina che vive di persona il disagio sociale. Grazie, Menico, per l'omaggio che hai voluto fare con la tua opera alla Mia. Grazie anche a nome di Lei per essere stata presentata da te nella sua vera dimensione umana. Con affetto, Giuseppe Bertè, il papà Premezzo, 16 Luglio 1999 «Quello che so di me è che sono una donna sola. Chissà, quando avevano scritto Donna sola, tanti anni fa, già avevano capito tutto di me. Sola, ma in grado di trovare una motivazione per vivere rilassata, in maniera non frustrante, facendo quello che amo, cioè cantare, e riuscendo a rimanere "dentro la musica". Niente mi dà la gioia che provo quando canto. Impazzisco di felicità, quando vedo la gente che se ne sta là, attaccata a me. In quei momenti, tutta quella folla mi ama, mi appartiene. La musica è la vera ragione della mia esistenza...» Introduzione Questo libro vuole rendere omaggio a Mia Martini e costituisce un primo tentativo di lettura di una carriera lunga e contrastata. Il filo conduttore è rappresentato dalla vasta discografia: un emozionante patrimonio musicale, che Mia Martini ha costruito negli anni, avvalendosi di un repertorio quanto mai vicino alla sua personalità di donna e di artista. Come interprete, è stata proprio lei, in Italia, la prima a simbolizzare un cambiamento determinante nella cosiddetta «esecuzione d'autore». Le sue interpretazioni, supportate da una voce potente e suggestiva, hanno costituito un prezioso modello per gli interpreti della generazione più recente, dimostrando che non è affatto vero che chi scrive una canzone la canta e la «sente» più di chiunque altro. Da qui ha avuto origine l'appellativo che alcuni critici hanno coniato per lei, definendola «la voce della canzone d'autore italiana», a conferma di una capacità interpretativa che, tranne le dovute eccezioni, ha avuto pochissimi confronti possibili nel nostro Paese. Questo lavoro possiede diverse chiavi di lettura, nel senso che non racconta solo la vita di un'artista, ma raffigura anche uno spaccato su uno dei periodi più esaltanti della nostra canzone d'autore. Infatti, Mia Martini ha intuito e valorizzato per prima le capacità ancora insospettabili di cantautori emergenti come Claudio Baglioni, che per lei ha scritto quasi tutte le canzoni del suo primo album, intitolato Oltre la collina. Massima sostenitrice del primo Antonello Venditti, riceve da quest'ultimo delicatissime canzoni come Ruba (purtroppo rimasta inedita), o la più scioccante Ma quale amore, che resta uno dei punti di riferimento nel suo primo repertorio degli anni '70. Ed è proprio durante questo decennio che Mia Martini intuisce le potenzialità di validi artisti destinati al successo. È fra le prime a sostenere un giovanissimo cantautore lucano, Mango, che per lei scrive la suggestiva Se mi sfiori, ancora oggi annoverata fra i vertici della sua produzione. Nello stesso periodo duetta con Amedeo Minghi, che le dona una canzone degna del miglior Pirandello, Ma sono solo giorni. Infine, approda al magico universo musicale di Ivano Fossati, che per lei rappresenta l'inizio di un nuovo modo di rapportarsi alla musica, ai testi e all'interpretazione. Da questa collaborazione, che è prima di tutto un'intesa umana molto forte, nasceranno autentici capolavori come La costruzione di un amore, una canzone che per molti versi sembra una sintesi della sua intensa vita di artista. La costruzione di un amore - scrive Fossati - spezza le vene delle mani@ mescola il sangue col sudore@ ... se te ne rimane. E questo amore, questo sangue, questa disperazione Mia Martini li ha messi a servizio della musica e del pubblico, dimensioni che per lei hanno sempre costituito un'autentica ragione di vita. Un'altra chiave di lettura è la scoperta di alcuni volti inediti della nostra artista. Infatti, il pubblico italiano ha conosciuto molte Mia Martini (tutte diverse l'una dall'altra, a seconda del periodo e del repertorio), ma alcuni aspetti della sua personalità artistica sono rimasti sconosciuti o, comunque, poco valutati. Tra gli aspetti meno noti, si possono citare le canzoni che lei stessa scriveva come autrice. Brani in alcuni casi stupendi, da cui emerge il ritratto di una donna sola, segnata dalla vita, ma tornata sempre alla ribalta, con forza ed entusiasmo. Senza citare le decine di canzoni inedite (alcune delle quali la inseriscono nel ruolo di autrice «progressive», uno dei generi più complessi della musica leggera contemporanea), tutte rigorosamente chiuse in un cassetto, per chissà quali motivi. La storia di questa cantante è piena di chiaroscuri, di controsensi, di paradossi. Il più determinante è stato il contrasto, acutissimo, tra l'amore tributatole dal pubblico e le assurde cattiverie ricevute da alcuni personaggi del cosiddetto star-system. Un mondo pronto ad accogliere benevolmente chi accetta i compromessi del successo, ma incredibilmente spietato («con metodi che rasentano il codice penale», per dirla con Fabrizio Zampa) nell'emarginare chi lavora con coerenza, operando scelte artistiche a volte in contrasto con le leggi della commercialità. Ora che Mia Martini non c'è più restano le sue canzoni, che stanno al cantante come i quadri stanno al pittore. Muore la persona, ma non l'artista che ha saputo rendere immortale il suo repertorio, con un canto che lei una volta definì «universale», proprio perché senza tempo, ancora qui per tutti. PARTE PRIMA: LA CARRIERA (1947-1995) Capitolo 1: Una ninna nanna al Bambino Gesù Dall'esordio al periodo discografico come Mimì Bertè (1947-1970) L'avventura musicale di Domenica Bertè inizia molto presto: ha solo sei anni quando viene scelta fra le alunne della Scuola elementare di Porto Recanati per cantare in diretta nazionale una Ninna nanna al Bambino Gesù. Ma, quando la radio diffonde la sua voce, nessuno dei familiari la riconosce: forse a causa della distorsione creata dall'altoparlante sulla voce della bambina. Così, al suo ritorno a casa, tutto l'entusiasmo viene spento da un'accoglienza non diversa dal solito, ma conclusa con una frase di questo genere: «Oggi abbiamo sentito alla radio una bambina che cantava con voce meravigliosa. Tu dici sempre che vuoi fare la cantante, ma quella è veramente una bambina che può cantare...». Dunque l'esordio artistico di Domenica Bertè si lega indissolubilmente a questo cocente dolore di non essere stata riconosciuta. Seconda delle quattro sorelle Bertè, nasce a Bagnara Calabra il venti Settembre 1947, esattamente lo stesso giorno e lo stesso mese (ma tre anni prima) di sua sorella Loredana. Questa curiosa coincidenza costituisce solo il primo segno di un destino che si diverte a incrociare spesso - e non solo dal punto di vista professionale - le vite delle due sorelle. Due donne dai caratteri molto diversi, ma accomunate da una grande passione per la musica, una dimensione che, per entrambe, diventerà una grande ragione di vita. E infatti per Mimì (questo il suo diminutivo «ufficiale») l'amore per la musica si rivela innato, essendole trasmesso dalla passione di sua madre per il pianoforte e la fisarmonica, strumenti che la signora Maria Salvina Dato, insegnante di Scuola elementare, suona con trasporto. A soli cinque anni viene già considerata una leader nei cori organizzati dalle sue maestre d'asilo. Per il giorno della prima comunione, il padre l'avvia ufficialmente al bel canto, iscrivendola in un coro di professionisti. Da allora, passa diversi anni a cantare da una chiesa all'altra. Battesimi, comunioni e cresime si susseguono a ritmo serrato, inoltre sono numerosi i matrimoni che vengono celebrati con il sottofondo delle sue meravigliose Ave Maria, tratte dal repertorio di Schubert e di Gounod. Anche in casa, ogni ambiente si rivela adatto per improvvisare uno spettacolo. D'Inverno, la piccola cantante sale abitualmente sulle sedie della cucina per cantare le canzoni che ascolta alla radio. D'Estate, il palcoscenico è rappresentato da un enorme giardino, con il cane Clito come unico spettatore. In fatto di repertorio, la bambina ha già delle predilezioni: Nilla Pizzi, che spopola alla radio, diventa uno dei suoi idoli. Poi viene conquistata da una canzone, Bandiera rossa, che per la famiglia si trasforma in una vera ossessione. Mimì la canta in continuazione e questo a papà Bertè non piace, per il timore che il paese possa pensare che sia lui a insegnare alla figlia quella tendenziosa canzoncina. «Mio padre dava lezioni private di greco e latino. Io mi estraniavo, tappandomi le orecchie. Non sentivo loro e mi illudevo che loro non sentissero me. Mi mettevo dalla finestra a urlare a squarciagola Avanti popolo alla riscossa e mio padre mi veniva a tappare la bocca, ma io mica sapevo quel che cantavo: mi piaceva solo il ritmo...». Intanto il professore Giuseppe Bertè, docente di greco e latino nei licei, non vede nel futuro di sua figlia la carriera della musicista e, per lei, spera in una laurea, magari in medicina. Ma si tratta di un progetto irrealizzabile, nonostante la spiccata propensione di sua figlia per lo studio e la ricerca. Per qualche anno, si applica alla danza con il professore Cordier; successivamente, intraprende un rapporto più «serio» con la musica e il canto. Inizia a prendere regolari lezioni di pianoforte, mentre nel canto viene indirizzata alla lirica come mezzo soprano. Musica leggera e musica lirica si confondono nel suo immaginario di bambina come in un complesso caleidoscopio. Solo il tempo metterà ordine nelle sue idee musicali. Infatti, ormai adolescente, si dedica a tempo pieno alle tecniche della musica leggera. Le variegate dissonanze monkiane costituiscono il primo sconvolgimento «tellurico» dei suoi gusti musicali. Più avanti, si appassiona a Frank Sinatra, Etta James e Mahalia Jackson, fino a quando non scopre il jazz, che si rivela l'esperienza più determinante della sua formazione come autodidatta. Nel 1958, già padrona di un repertorio di oltre sessanta canzoni, si esibisce nei dintorni di Ancona con una delle tante orchestrine che fanno il giro delle balere. Il gruppo di strumentisti che l'accompagna si chiama «La Mela» ed è un complesso in cui suonano anche un macellaio e un impiegato di banca. Tutti in divisa, con i bordi blu. Mimì ha talento da vendere, così passa repentinamente dalle sale da ballo alle prime feste di piazza. Per il suo primo concerto, riceve dal sindaco del paese una casetta di legno con sessanta caramelle: una per ogni canzone che ha cantato. Col tempo, arrivano i primi guadagni: circa duemila lire a sera da dividere con una specie di tutrice che, vista la sua minore età, la scorta nei vari paesi, facendole anche da impresario. Tutto bene, fino a quando la signora non pretende anche la cena offerta dagli organizzatori della serata. Così, per non rinunciare ai suoi concerti, Mimì salta regolarmente i pasti, accontentandosi della sola metà del cachet. «Era la musica - dichiarerà molti anni dopo - a costituire il mio unico pane quotidiano». Nel 1960, a tredici anni, si iscrive a un concorso per voci nuove: il Festival del dilettante. Supera, come in un gioco, tutte le fasi eliminatorie. Arriva in finale: è ormai certa della vittoria, ma ha una brutta sorpresa quando viene decretata seconda. La delusione è enorme e l'organizzatore si ritiene in dovere di spiegarle che la vincitrice era stata appoggiata da persone molto influenti. «Ma pensai - beata ingenuità di tredicenne - che cose simili avvenissero soltanto in un festival così, strapaesano. Solo più tardi avrei avuto modo di accorgermi che quel primo festival era stato tutto sommato tra i più onesti. Ero molto demoralizzata, ma fu proprio in quell'occasione che giurai a me stessa che sarei diventata una cantante professionista. Fu uno choc e provai un disgusto profondo: non potevo sopportarlo. Dissi a mia madre: basta, in questa città non voglio fare più niente...». Effettivamente, ad Ancona nessuno era diventato un divo della canzone, e la prospettiva di rimanere l'enfante prodige delle piazze marchigiane non la diverte. Il grande sogno è quello di raggiungere Milano, la capitale della discografia italiana, dove migliaia di giovani talenti sognano una nuova possibilità di vita, alla ricerca - quasi disperata - di una scrittura. Solo questo passo le permetterà di separarsi dall'ambiente provinciale, dove il nome di Mimì Bertè inizia a costituire un'attrattiva di richiamo nelle feste di piazza. Sognando di raggiungere la metropoli, si informa sugli indirizzi delle più note case discografiche e, quindi, parla del progetto alla madre. Con disarmante ingenuità, Mimì pensa che per diventare una cantante professionista sia sufficiente recarsi a Milano, presentarsi a una casa discografica e firmare un contratto. Sua madre la pensa diversamente e, a ragion veduta, non si stanca di darle buoni consigli. Ma lei non cede. Vuole raggiungere il suo obiettivo a ogni costo e arriva persino ad attuare lo sciopero della fame. Dopo quattro giorni che è chiusa in camera a digiunare, la signora Maria Salvina decide di accontentarla e, nell'Ottobre del '61, l'accompagna a Milano, dando inizio alla sua fantastica avventura artistica. Scesa dal treno, prende la guida del telefono e inizia a chiamare tutte le case discografiche segnate. Ma le risposte sono deludenti e tutte le richieste di audizione si concludono con una serie di promesse del tipo: «Ci scriva, ci mandi un nastro con la sua voce e le sapremo dire qualche cosa». Il tempo passa e Mimì è terrorizzata dall'idea di non combinare niente. «Ero avvilita, umiliata, spaventata. Quella notte non dormii e il mattino dopo seguii, mogia, mia madre in stazione. Il treno partiva alle 7 e 35 ed erano appena le 7 e 25». Senza convinzione, si avvicina al telefono e compone l'ultimo numero segnato sull'agenda. Assonnato, le risponde il musicista Carlo Alberto Rossi, proprietario e fondatore dell'etichetta discografica CAR-JUKE BOX. «Mi disse se ero matta a tirarlo giù dal letto alle sette del mattino. Io gli raccontai quello che era accaduto il giorno prima e come poche ore fossero bastate a spezzare le mie speranze. Così, lo implorai di farmi un provino». Vinto dalla commozione (o più semplicemente dal sonno), il Maestro Rossi le fissa un'audizione per la stessa mattinata. Presa per mano alla madre, si precipita in via Barletta 11, dove ha sede la FONORAMA, una sala di registrazione che costituisce anche il domicilio della CAR-JUKE BOX di Carlo Alberto Rossi, una delle più importanti etichette discografiche di quegli anni. Nella saletta delle audizioni, madre e figlia vengono accolte dal pianista Maraviglia, che a quei tempi è l'accompagnatore di Luciano Tajoli. «Vediamo cosa sai fare» esordisce Rossi, e Mimì ha finalmente l'occasione di esibirsi dinanzi a un vero discografico. Mette tutta l'anima nel cantare quella sua canzone, tanto che il Maestro rimane così positivamente impressionato da voler sentire tutto il repertorio. Dopo mezz'ora di esibizione, firma il primo contratto discografico della carriera. Infatti, Carlo Alberto Rossi la scrittura per la stagione estiva come cantante di punta di un suo locale riminese. Un rodaggio necessario - assicura il Maestro - per approdare, in Autunno, in sala d'incisione. «È tutto vero» conferma Carlo Alberto Rossi. «In quel centro di registrazione e doppiaggio, io facevo decine di provini, ma ero sempre poco disponibile ad avallare i desideri delle ragazze che mi si presentavano per tentare una professione strana e difficile qual è quella della cantante. Non solo le scoraggiavo, ma, se concedevo loro un provino, le mettevo in condizioni di difficoltà. Ad esempio, non le facevo cantare vicino al pianoforte, ma molto lontano; inoltre, non permettevo che prendessero accordi preliminari con il maestro che le accompagnava. Dicevo: "La musica è questa? Bene, il mio maestro legge a prima vista". Insomma, il provino con me era una prova davvero tremenda. Quando sentii Mimì, però, notai subito che era diversa dalle altre, perché aveva quello che alle altre mancava: un marchio di unicità. Non imitava nessuno, tutt'al più avrebbero potuto imitarla le altre già da allora. Qualche giorno dopo, il ricordo di quel provino così favorevole mi indusse a sottoporla a un secondo esame. Volevo definire l'impressione che mi aveva dato e devo dire che non tardai a ricevere la conferma che speravo di ottenere». «Ce ne sarebbe voluto di tempo prima di "arrivare", ma mentre il treno mi riportava ad Ancona sognavo a occhi aperti. Vedevo grandi titoli sui giornali, migliaia di ammiratori che mi attorniavano, i muri tappezzati di manifesti con la mia immagine. Toccavo il cielo con un dito...». Il locale riminese di Carlo Alberto Rossi è il WHISKY-JUKE BOX, un piano-bar attivo dal primo Luglio al trenta Agosto, dove Mimì canta per tre stagioni (dal '62 al '64), con un complesso formato da Victor Bacchetta, Piergiorgio Farina e il futuro regista Pupi Avati. Nello stesso periodo, si esibisce anche alla CASINA DEL BOSCO, un locale a cento metri dal WHISKY, dove Rossi la fa cantare per farle maturare ulteriore esperienza. Infatti, questo periodo si rivela molto utile per sottoporla alla prova del contatto quotidiano col pubblico: un uditorio più esigente e desideroso di ascoltare repertori che spaziano dal rock al melodico, dal jazz al blues. La bravura della cantante viene subito premiata da un'incredibile affluenza di pubblico. In più, anche la stampa locale inizia a occuparsi di lei, e Italo Cucci, all'epoca inviato de Il Resto del Carlino, la contatta per una prima intervista. «Aveva gonne corte da bambina su due gambe lunghissime, le treccine, due occhi enormi ed era timidissima. Cantava come era vestita: da bambina. Aveva quattordici anni, credo, ma la voce si sentiva che era un'altra cosa: bellissima, profonda, voce jazz». Le esperienze riminesi si rivelano esaltanti e, nell'Autunno del '63, la rendono finalmente matura per entrare in sala d'incisione. Da Ancona si trasferisce stabilmente a Milano, ospite della madre di Carlo Alberto Rossi, la signora Fernanda. Da allora, quella casa e l'annesso studio di registrazione diventano le uniche mete delle sue giornate milanesi. Di lei Carlo Alberto Rossi ricorda la perseveranza con cui restava in sala per ore, provando nuovi pezzi e sviluppando le sue idee musicali. Cantava e ricantava, registrava e cancellava, lasciandosi guidare dai suggerimenti del Maestro, che per l'Autunno del '63 decide di farla esordire su vinile. Suggestionato dalla moda canzonettistica internazionale, Rossi tenta di lanciarla come ragazzina yé-yé, sul modello delle varie girls che stanno per spopolare nel nostro Paese, a iniziare da Silvie Vartan. In questa direttiva, le fa incidere le traduzioni di alcuni successi esteri: una formula molto sfruttata dagli esordienti, che, riprendendo un pezzo già famoso, avranno maggiori possibilità di sfondare il muro dell'indifferenza. Le sue prime incisioni vengono ospitate su due 45 giri confezionati con identiche copertine. Lo slogan che si legge su queste ultime è molto semplice. «Questa è Mimì Bertè» indica la scritta, annunciando la nascita di un piccolo grande talento. Il primo disco comprende le canzoni Lontani dal resto del mondo e I miei baci non puoi scordare, traduzioni di I want to stay here (un brano di Jerry Goffin e Carole King già portato al successo da Steve Lawrence ed Eydie Gorme) e You can never stop me loving you, tratta dal repertorio di Johnny Tillotson. La promozione viene affidata ad alcuni importanti rotocalchi. Il primo ad accorgersi di lei è il settimanale Bolero Film, che il 10 Novembre 1963 segnala l'uscita del suo primo disco, definendola «un'esordiente destinata a "esplodere" entro l'anno». Poco dopo, è la volta di Tuttamusica TV, un periodico per i giovani di allora, che la inserisce in un club di cantanti esordienti denominato LA GREFFA. Meno ottimista è l'articolista del settimanale Grand'Hotel, che paragona il suo esordio a quello dell'ennesimo clone di Rita Pavone. Il secondo singolo comprende un brano tipicamente adolescenziale, Insieme (televisione con mamma e papà), accoppiato a Let me tell you. Ancora una volta, i brani sono tratti dal repertorio estero. Insieme è la traduzione di In Summer, un brano portato al successo da Billy Fury. Let me tell you costituisce la sua prima incisione in lingua originale: una prova particolarmente impegnativa per un'interprete di appena sedici anni. Tutto questo le fa meritare la prima recensione da parte di TV Sorrisi e Canzoni, che vede nelle sue interpretazioni «uno stile incisivo e graffiante, da futura leonessa». A questo punto, Carlo Alberto Rossi la iscrive ai festival di maggiore richiamo, presso i quali la giovane cantante ottiene una serie di vittorie consecutive. A Luglio, partecipa al Torneo della canzone di Pesaro, che vince clamorosamente, pur essendovi approdata in maniera assolutamente anomala. Infatti, gli organizzatori la convocano solo il giorno prima del concorso, perché alla manifestazione Mimì parteciperà in sostituzione di un cantante che aveva dato forfait. «Mi piombò in casa il Maestro Carlo Alberto Rossi per chiedermi se me la sentivo di cantare l'indomani sera al Festival di Pesaro. Accettai con molto entusiasmo, ma subito dopo fui presa dal panico. Di questo patema feci partecipi alcuni miei coetanei, i quali l'indomani vennero in blocco a Pesaro per assistere al mio "franamento". Ma io ero già tranquillissima. Loro non mi nascosero che ne dubitavano: "Se tu stasera sei disinvolta e non stecchi per la fifa, piove". Era Luglio, il tempo bellissimo. Be' andò tutto ottimamente a giudicare dalle accoglienze del pubblico, del maestro Rossi e dei giornalisti. Alla fine dello spettacolo, ritrovatami in mezzo ai miei amici che stavano per ritornare ad Ancona, non potei fare a meno di dir loro: "Avete visto che non è piovuto?" E poi, alzando per istinto lo sguardo al cielo, che era stellatissimo, mi venne istintivo di aggiungere "No, stasera, semmai, in cielo c'è una stellina in più. Piccola, piccola, magari, ma tutta mia..."». Nello stesso mese, partecipa al famoso Cantastampa, una rassegna non competitiva in cui cantanti esordienti o già affermati interpretano canzoni inedite, con testi scritti da giornalisti e musicati da noti compositori. Per lei, scrivono Giorgio Martinelli (un giornalista de Il Resto del Carlino) e lo stesso Carlo Alberto Rossi, i quali firmano la canzone You are my boy, mai apparsa su disco. I contenuti adolescenziali del testo (Che noia tutti i giorni questa lingua studiar@ che m'importa l'inglese imparar@ la pronuncia mi fa disperar...) non le impediscono di rivelare doti interpretative superiori alla media. Anche la televisione, che ha ripreso le fasi salienti del Cantastampa, si accorge di lei e Mimì passa per la prima volta sul piccolo schermo, tenuta a battesimo da Corrado. A questo punto, realizza una serie di servizi fotografici per le riviste specializzate. Il più importante è quello pubblicato a Dicembre da Tuttamusica TV, nel quale Mimì posa al fianco del calciatore Gianni Rivera. La piena affermazione coincide con l'incisione del suo terzo 45 giri. Il brano di punta è Il magone, un lento twist scritto da Rino Icardi e Gianni Guarnieri, pubblicato nel Maggio del '64. Per spiegare l'inusuale titolo, l'ufficio stampa della CAR-JUKE BOX definisce Il magone «una canzone giovane per i giovani e per tutti coloro che, stupiti, intendono interpretare e capire le cose più vere che nasconde il moderno linguaggio dei giovani d'oggi». Per il lato B, registra inizialmente Come puoi farlo tu, canzone che lei stessa firma come autrice. Ma il brano, pur interessante dal punto di vista musicale, risulta troppo affine (soprattutto nell'incipit) alla famosissima Cuore, portata al successo da Rita Pavone. Così, rimane discograficamente nel cassetto, anche se la giovane cantante la interpreta regolarmente nei concerti. Inoltre, proprio grazie a Il magone e Come puoi farlo tu, si aggiudica la terza edizione del Festival di Bellaria (9 Maggio 1964), rassegna che due anni prima aveva lanciato Gianni Morandi. Questa vittoria le permette di ampliare la sua notorietà a livello nazionale. Infatti, la finale viene trasmessa dalla televisione e, dopo pochi giorni, la rubrica TV 7 le dedica un reportage intitolato «Voglio essere un cantante». Al cronista che la intervista parla per la prima volta del suo personale concetto di interpretazione, che - come lei stessa spiega - consiste nel «vivere» i testi delle canzoni, come se fossero storie della sua esistenza. Estromessa dal 45 giri lanciato a Bellaria, Come puoi farlo tu viene sostituita da una canzone di tutt'altro stampo, Se mi gira l'elica, ispirata al tamourè, il ballo del momento. In sala di registrazione, Mimì prepara due versioni di questa canzone. La prima, più veloce e ricca di brio, è quella che appare sul 45 giri, con un andamento vivacissimo, preannunciato da un attacco strumentale di tamburi. Nella seconda versione, che rimane inedita, l'introduzione è affidata a un ribattuto di tam tam e pianoforte, quasi a sottolineare il ritmo più moderato rispetto a quello della precedente edizione. La recente affermazione di Bellaria le permette di esportare i suoi primi 45 giri anche all'estero, per la precisione in Giappone. Inoltre, Carlo Alberto Rossi le propone un ambizioso progetto discografico. «A giudicare dai comunicati stampa di quel periodo - commenta l'esperto di rarità discografiche Italo Gnocchi - credo che non sia azzardato ipotizzare che la CAR-JUKE BOX avesse deciso di dare a Mimì l'opportunità di incidere un primo long-playing, così da misurarsi con un discorso musicale più vasto rispetto alle brevi performance offerte dai 45 giri». Questa ipotesi è stata recentemente suffragata dalla scoperta di sei brani inediti, che proprio Italo Gnocchi ha rintracciato negli archivi dell'ex CAR-JUKE BOX, (1) dopo una serie di accurate ricerche. «La difficoltà principale - commenta Gnocchi - è stata quella di distinguere gli inediti di Mimì da quelli di un'altra nota cantante degli anni '60, Marisa Terzi. In passato, alcuni collezionisti avevano diffuso la notizia (rivelatasi poi infondata) secondo cui Mimì avrebbe inciso in quegli anni anche brani come Hully Gully, Federico e Sono cotta, che invece appartengono al repertorio della Terzi. L'unico brano in comune alle due cantanti è Ombrello blu». Una volta pubblicati, questi inediti hanno costituito una vera sorpresa per gli appassionati. Infatti lo spessore qualitativo di certe canzoni lascia attoniti e porta a interrogarsi sui motivi che permisero di ignorare una prova di talento così genuino. Un talento che si univa a una maturità notevole, visto che due brani, Come puoi farlo tu ed Evviva il Surf, erano stati scritti dalla stessa Mimì in collaborazione con Carlo Alberto Rossi. La pubblicazione di Evviva il Surf, un brano tipicamente estivo da gettonare sulle spiagge, era prevista per il Giugno del '64, come rivela un articolo apparso sul settimanale Annabella. (2) Ma sono altre le interpretazioni che fanno pensare alla cantante che avrebbe potuto emergere e affermarsi fin da allora. Ad esempio, La prima ragazza (di cui resta anonima l'identità dell'autore), Samba d'una nota (una prova di virtuosismo vocale, già nota per l'interpretazione di altri cantanti), la già citata Come puoi farlo tu e la superba Mi dicono, che secondo la critica è l'inedito che ha preannunciato fra le righe le potenzialità della futura vocalist «di razza». Al progetto del long-playing fa invece pensare la vera «chicca» di questo repertorio di inediti: un bellissimo medley fra i brani Solai, Desafinado e Ombrello blu (3) che, per la lunga durata dell'esecuzione (oltre cinque minuti), avrebbe potuto essere ospitato solo all'interno di un 33 giri. A questo punto, Carlo Alberto Rossi decide di intensificare al massimo il lancio di Mimì. Il vertice di questa promozione viene raggiunto nell'Estate del '64, dopo una nuova serie di servizi giornalistici, come quello di Tuttamusica TV del 2 Maggio, in cui lei posa in un servizio di moda assieme al cantante Don Backy. Non meno interessante è il reportage pubblicato dal settimanale Annabella, (4) in cui Mimì compare fra le giovani promesse della CAR-JUKE BOX. Nello stesso periodo, Rossi inizia a preparare il lancio del suo nuovo disco attraverso il mezzo promozionale più potente dell'epoca: la televisione. In vista di questo obiettivo, la mattina del sei Maggio 1964 viene convocata nella sede RAI di Milano per sostenere un provino. L'esito dell'esame è positivo e la commissione esaminatrice la ritiene idonea alla radio e alla televisione, scritturandola nel cast dei cantanti «dallo stile moderno, tipo urlatori, alla Celentano». Dopo pochi giorni, viene chiamata dalla direzione artistica di Teatro 10, il varietà più famoso del Sabato sera, condotto da Lelio Luttazzi. Questa importante vetrina (siamo negli anni del doppio canale televisivo, con audience di oltre venti milioni di spettatori a serata) le permette di lanciare in trasmissione il brano di punta del suo nuovo 45 giri. Per il debutto televisivo, incide due nuove traduzioni di brani esteri di successo. La canzone lanciata a Teatro 10 si intitola Ed ora che abbiamo litigato ed è un vivace surf d'importazione adattato all'italiano da Gian Pieretti, un noto cantante degli anni '60. Nel disco, la canzone viene introdotta e conclusa con applausi a mo' di esecuzione dal vivo: un modulo stilistico assai diffuso nelle incisioni di quegli anni. Per la seconda facciata, incide la traduzione della famosa Chain Gang di Sam Cooke, adattata da Vito Pallavicini con il titolo Non pentirti dopo. Proprio questa risulta una delle sue realizzazioni migliori, soprattutto nella resa vocale degli incisi. La partecipazione a Teatro 10 accresce la sua popolarità, anche grazie alla promozione effettuata da riviste specializzate come il Radiocorriere TV, che in un servizio datato 26 Luglio 1964 la ritrae al fianco dei protagonisti della prima puntata: Mina, Bobby Solo e Sergio Endrigo. Per l'Autunno, viene programmato un nuovo 45 giri, che tuttavia non verrà mai realizzato. Per l'occasione, Laura Binacchi e Gianni Guarnieri scrivono, rispettivamente, il testo e la musica di Solai, un brano che ricorda le atmosfere crepuscolari della migliore canzone d'autore. Il lancio avviene a Venezia, durante i tre giorni della Ribalta per Sanremo, una rassegna di voci nuove paragonabile all'odierna Sanremo giovani. A questa manifestazione si lega anche un aneddoto divertente. Durante la Ribalta per Sanremo, si innamora di Leo Sardo, un giovane cantante che partecipa con lei al concorso. Ed è per lui che riceve un solenne rimprovero da Carlo Alberto Rossi. «Ero entrata in finale e perciò c'era un premio anche per me. Quando venni chiamata sul palcoscenico per ritirare il premio io non mi presentai e Carlo Alberto Rossi dovette salire sul palco a ritirarlo per me, giustificandomi in qualche modo: disse che ero svenuta. Invece ero andata a passeggiare sul lido con Leo Sardo, mano nella mano come gli innamorati di Peynet, dimentica di tutto. Quando tornai, Carlo Alberto Rossi, furente, mi rimproverò. Ma non era capace di essere cattivo e vedendo che ero scoppiata in lacrime mi portò, per consolarmi, a mangiare la pizza». A partire da questo momento, inizia un periodo piuttosto critico per lei. La sua giovane età non le permette di aggiudicarsi le canzoni più belle, che gli autori preferiscono assegnare a cantanti già affermati. Solai viene infatti incisa da Johnny Dorelli ed Emilio Pericoli, mentre Carlo Alberto Rossi preferisce assegnare a Mina la bellissima E se domani, che diviene uno dei suoi cavalli di battaglia. Ma il brano viene inizialmente proposto a Mimì, come confermano numerose fonti giornalistiche. Il titolo della canzone compare ad esempio nel servizio discografico che il settimanale Grand'Hotel le dedica in occasione della partecipazione a Teatro 10. «Con E se domani - dichiarerà molti anni dopo - credetti d'aver trovato finalmente "la mia canzone". "Con questo pezzo sfonderai" mi diceva il Maestro, facendomelo provare con l'accompagnamento di pianoforte e fischio. Poi la canzone andò a Mina, ma forse fu meglio così, anche perché io, a quell'età, non potevo capire l'importanza di quel testo». Questo episodio non la priva dell'entusiasmo e, a Dicembre dello stesso anno, partecipa al Festival di Malta, l'ultimo concorso sostenuto sotto la direzione artistica di Carlo Alberto Rossi. Nel frattempo, una nuova ospitata televisiva - questa volta a Studio Uno - chiude definitivamente il suo periodo discografico CAR-JUKE BOX. Il brano presentato è, ancora una volta, Ed ora che abbiamo litigato, proposto nel contesto di una gara canora, che contrappone le nuove alle vecchie leve della canzone italiana. Questo piccolo concorso televisivo costituisce il suo ultimo momento di gloria come Mimì Bertè. A questo punto, lascia la CAR-JUKE BOX ed emigra alla DURIUM, dove, a partire dall'Estate del '66, viene seguita dal musicista Puccio Roelens e dal manager Mario Minasi. La separazione da Carlo Alberto Rossi avviene in maniera serena e i suoi rapporti col Maestro resteranno sempre amichevoli. «Oltretutto - commenta Rossi - fui proprio io che la esortai a tentare con un'altra casa discografica un percorso canzonettistico diverso da quello compiuto con me. Avevo notato che non riuscivo a gestirla come meritava. Il ruolo di ragazzina yé-yé non le si addiceva, perché la sua vocalità possedeva qualcosa di palesemente "drammatico" già da allora. Coniugare questa sua magnifica peculiarità con le esigenze della moda canzonettistica dei giovani era decisamente arduo. Così le nostre strade si divisero». Ma il cambio della casa discografica non opera mutamenti significativi. Infatti, l'unico 45 giri inciso per la DURIUM la restituisce al precedente cliché artistico, animato da noiose e insulse covers d'oltreoceano. Come brano di punta, registra Non sarà tardi, che Alberto Testa adatta all'italiano da un originale di Tony Hatch, intitolato Call me. Il beat anglo-americano riecheggia nella ritmata Quattro settimane, registrata come lato B e firmata da Roelens assieme a Giancarlo Guardabassi. Eccettuando qualche sparuta recensione, il 45 giri passa praticamente inosservato sulla scena del mercato discografico. Intanto Mimì continua a lavorare sodo, anche perché la DURIUM preferisce impiegarla in sala di registrazione come vocalist. Grazie alla duttilità con cui riesce ad affrontare i vari repertori, lavora come voce-guida nella preparazione degli arrangiamenti relativi ai numerosi cantanti della scuderia. «La conobbi proprio durante una di queste prove - commenta Eugenio Carrozzini, ex chitarrista di un complesso all'epoca sotto contratto con la DURIUM: "Paolo e i Crazy Boys" - e rimasi molto impressionato dalla sua bravura, al punto da intuire quello che poi lei sarebbe diventata: una grande Artista. La conobbi personalmente e trascorsi un'intera giornata in sua compagnia, rimanendo conquistato dalla sua timidezza e dalla sua assoluta mancanza di "malizia". Mi pareva strano che la casa discografica non riuscisse a valorizzarla come meritava...». Una possibilità di riscatto arriva nell'Estate del '66, quando Mimì si prepara a incidere la canzone Riderà, di cui realizza un provino stupendo. Ma anche questo sogno svanisce, perché Riderà viene ceduta a Little Tony e s'inserisce con successo nella colonna sonora dell'Estate 1966. A questo punto, inizia a prendere coscienza della situazione. Non più bambina, capisce che l'entusiasmo dei primi tempi stia lasciando il posto a un'amara insoddisfazione di sé. Consapevole di non venire a capo di niente, inizia a declinare le chiamate che continuano ad arrivarle per cantare nei paesi più sperduti d'Italia. «D'altra parte, c'era chi mi ripeteva: "non ti illudere: cambia mestiere!". Ma io non mi arrendevo e, intanto, non disdegnavo il lavoro. Feci per un periodo la segretaria al sindacato dei cantanti, lavoravo all'uncinetto: golf, minigonne, hot pants. Vendevo quei lavori alle boutiques e mi ricordo che la mia prima acquirente fu Annarita Torsello, allora moglie di Mike Bongiorno...». La delusione le consiglia una fase di silenzio che dura fino al 1968, quando - più consapevole sulla strada da percorrere - decide di riprovarci. A questo periodo dovrebbe appartenere il tentativo di creare una formazione artistica a tre, assieme alla sorella Loredana e all'inseparabile fraterno amico Renato Zero. «Io, Loredana e Renato in quel periodo abbiamo condiviso tutto: dai sogni alle speranze, alle disillusioni di un mondo difficile come quello dello spettacolo. Ricordo che una volta credevamo di aver trovato la strada giusta per fare i dischi e sperare in un successo. Eravamo riusciti a incontrare un produttore discografico che era interessato a noi (in realtà si trattava di un'elegante e gentile signora che organizzava anche spettacoli per la tv italiana). Ci credeva a tal punto che per alcuni giorni ci aveva sistemati presso un elegante albergo alle spalle del Duomo e vicinissimo alla Galleria del Corso, che all'epoca raccoglieva tutta l'organizzazione discografica milanese. In attesa di avere un incontro con i dirigenti di qualche casa discografica, la signora ci teneva tutto il giorno segregati in questo hotel. Non è che non ci mostrava agli altri per il timore della concorrenza. Il fatto è che la signora, pur gentilissima, si vergognava a farsi vedere in giro con noi; perciò noi passavamo tutto il giorno al bar dell'albergo, chiacchierando con i clienti "normali": tutta gente con giacca e cravatta, per intenderci... In più, non avevamo una lira e, per evitare di saltare i pasti, era importantissimo aspettare il rientro della produttrice. Sapessi quanti pasti, noi così giovani, magri e affamati, abbiamo saltato... Il nostro motto era veramente "tutti per uno" e così, quando Loredana fu convocata da un fotografo per posare al salone dell'automobile a Torino, ci imbarcammo tutti e tre per Torino. Non vi dico i battibecchi con i soldati che viaggiavano nel nostro vagone... Renato è rimasto, col tempo, l'artista che conoscevo allora. Anche all'epoca scriveva canzoni, aveva un suo mondo particolare e viveva coerentemente con la sua personalità. Era ed è un "animale da palcoscenico", col vantaggio che ora lo sanno tutti in Italia e lo apprezzano. Lo stimo e lo amo; potremmo anche discutere violentemente, ma - se poi me lo chiedesse - andrei di corsa in sala a fare i cori per le sue canzoni, così come abbiamo fatto tante volte nella nostra comune esperienza di amicizia e lavoro». (5) Nel 1969, accantona l'idea del trio, lascia scadere il contratto triennale con la DURIUM e si lega a una piccola etichetta milanese, la ESSE RECORDS. Di questa fase artistica esiste pochissima documentazione, e la stessa Mimì, in qualche intervista d'epoca, parla molto sommariamente delle cause che portarono all'annullamento del contratto discografico, avvenuto nell'Estate del 1969. La direzione artistica della ESSE RECORDS apprezza le sue doti di interprete e, ancor più, quelle di cantautrice. Così, decide di farle registrare alcune canzoni nate dalla collaborazione con giovani musicisti di allora. Viene programmata per l'Estate l'uscita di un 45 giri incentrato su Coriandoli spenti e L'argomento dell'amore, brani che lei stessa compone in collaborazione con gli autori Costantini e Thomas. A questo punto, entra in sala d'incisione, dove l'orchestra del Maestro Alberto Angelini registra le basi delle due canzoni. Particolarmente riuscita risulta la resa acustica di Coriandoli spenti, che raggiunge il momento più suggestivo grazie a un inciso recitato di grande effetto. L'argomento dell'amore è invece un brano più veloce, in cui la cantante si mette alla prova con un testo articolato e privo di pause. Come un esercizio vocale (purtroppo «macchiato» da un uso eccessivo dell'eco), che ricorda in alcuni passaggi il virtuosismo di Mina alle prese con le strofe più legate di Brava. Tutto è pronto per la stampa del vinile e della copertina, che la raffigura - sorridente - all'interno di un parco milanese. Ma i problemi personali che la cantante deve superare nell'Estate del '69 finiscono per annullare l'uscita del 45 giri, a testimonianza del quale restano pochissime copie della copertina e altrettante lacche viniliche in possesso di alcuni collezionisti. Sull'etichetta di uno di questi reperti è stata arbitrariamente aggiunta l'intestazione, «Mia Martini e La Macchina», e la data del primo Marzo 1971. Ma si tratta di un anacronismo, perché questa formazione artistica avrebbe avuto vita due anni dopo. Superata la crisi, si trasferisce a Roma, dove frequenta un ambiente più stimolante per lei. Di giorno lavora e la sera «si ricrea» proprio grazie alla forza della musica. Entra in contatto con i musicisti più geniali del giro romano e vive una serie di magici incontri artistici. Il primo è quello con il cantautore Herbert Pagani, col quale inizia a collaborare nei programmi di Radiomontecarlo, prendendo poi parte ai cori di Megalopolis, uno dei dischi più importanti di Pagani tratto dal libro di Roberto Vacca Il Medioevo prossimo Venturo. Quasi contemporanea è l'amicizia con Toto Torquati, eccellente pianista e organista romano, assieme al cui complesso inizia a esibirsi come cantante solista. Stando alle testimonianze degli amici, uno stimolo fortissimo, per quel cambio di rotta musicale, fu costituito dall'assistere a un concerto di Julie Driscoll e Brian Auger. «Dopo quella serata - dichiarerà molti anni dopo - cominciai a cantare le canzoni che piacevano a me, dato che ero una ragazza qualsiasi che cantava per il gusto di dire qualcosa attraverso la musica che sentiva più congeniale». Con Torquati dà vita a un bellissimo progetto artistico. Infatti, riserva al jazz le sue ultime risorse economiche, allestendo un gruppo regolarmente motorizzato, con tutti gli impianti necessari a realizzare dei concerti. L'attività del complesso viene intanto pubblicizzata sui muri della Capitale, dove compaiono grandi manifesti che reclamizzano l'inusuale denominazione del gruppo: DOMENICA... E TOTO TORQUATI TRIO. La bravura del quartetto è tangibile, al punto che la PHILIPS decide di sponsorizzarlo, offrendo la possibilità di effettuare delle incisioni. Il repertorio è quello dei grandi miti della musica internazionale. Suonano i Beatles, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Aretha Franklin e soprattutto Etta James, che a Mimì ispira sempre la stessa visione. «Sognavo di cantare con la sua voce davanti ai dirigenti discografici e questi impazzivano per me...». Con questo song-book, danno vita ad alcuni memorabili concerti nei locali più giovani della Capitale. Suonano al TITAN di via della Meloria, al PIPER di via Tagliamento e nella relativa succursale viareggina del PIPER 2000, locale in cui «nascerà» Mia Martini. A questo periodo risale anche la sua collaborazione con i CHETRO & CO., un complesso rock-psichedelico formato da quattro ragazzi romani: Ettore De Carolis, Franco Coletta, Gianni Ripani e Gegè Munari. Affascinata dal loro discorso musicale, che è tra i più originali del momento, Mimì è la prima sostenitrice del gruppo, con il quale tiene alcuni concerti accompagnata da Renato Zero e dalla sorella Loredana. A questo punto, tenta di inserirsi fra le nuove leve dell'etichetta romana PARADE, ma il provino appena registrato (che contiene brani tratti dal repertorio di Aretha Franklin) non ottiene i risultati sperati. Va meglio ai CHETRO & CO. che per la PARADE registrano un 45 giri con le canzoni Danze della sera e Le pietre numerate. Per la copertina del disco (che in realtà è un mini album costituito da otto facciate), il leader del complesso realizza un bellissimo puzzle con personaggi di estrazione piuttosto eterogenea. Fra gli altri, compaiono: i Rolling Stones, Totò e Aldo Fabrizi sul set del film Guardie e Ladri, Pierpaolo Pasolini, Federico Fellini e anche Mimì, della quale è visibile la parte inferiore di un profilo fotografico in bianco e nero (vd. Curiosità e Memorabilia). Intanto, cresce l'angoscia per la mancanza di un lavoro vero, l'avvilimento d'aver speso inutilmente gli ultimi soldi e la paura di un futuro avaro di speranze. Una buona occasione discografica arriva nel 1970, quando - grazie alla sorella Loredana - partecipa ai cori di Per un pugno di samba, l'unico long-playing inciso in Italia da Chico Buarque De Hollanda. Questa possibilità lavorativa costituisce l'occasione per vivere una serie di incontri artistici molto importanti. Infatti, oltre a Chico Buarque De Hollanda, conosce due validi artisti italiani: il musicista Ennio Morricone e l'autore Sergio Bardotti, rispettivamente arrangiatore e traduttore dell'album. «In verità - commenta Sergio Bardotti - non fu quella la prima volta che io e Mimì ci incontravamo. L'avevo conosciuta diversi anni prima, quando lei - ancora ragazzina - partecipava con il nome di Mimì Bertè alla Ribalta per Sanremo, rassegna che io seguivo come direttore artistico della ARC. Poi, la persi di vista per alcuni anni, fino a quando non ebbi modo di riscoprirla - completamente diversa dalla ragazzina yé-yé de Il magone - durante la registrazione dell'album di Chico Buarque de Hollanda. Il nostro incontro fu mediato da Loredana, che all'epoca era molto amica del cantante Michele, del quale io ero produttore. Mi ricordo che eravamo all'HOTEL RAPHAEL di Roma, che in quegli anni veniva considerato il quartier generale dei più grandi cantautori brasiliani. Michele desiderava conoscere Chico Buarque e io lo accontentai, invitandolo in albergo per il pomeriggio. All'appuntamento lui si presentò con Loredana, che quando entrò nella stanza - bella più che mai - lasciò letteralmente ammutolito il povero Chico Buarque. Quando finalmente si riprese dallo "shock", mi disse: "A questa dobbiamo far fare almeno i cori...". E così fu. Naturalmente Loredana rimase molto lusingata dalla richiesta e ci propose di coinvolgere nel progetto anche Mimì. Così venne fuori questo magnifico coro a cui Chico diede il nome di "duo Mimì e Lolò, sorelle brave e belle". Devo dire che le sorelle Bertè se la cavarono benissimo, perché riuscirono ad adattarsi perfettamente alle atmosfere brasiliane che permeavano il disco. Ancora oggi, riascoltando canzoni come Funerale di un contadino oppure Tu sei una di noi, riconfermerei il mio giudizio. Insomma rimanemmo tutti soddisfatti e anche Morricone si complimentò con le sorelle Bertè. Naturalmente, per le capacità di Mimì quella fu un'occasione capace di valorizzarla solo in parte. Il meglio doveva ancora venire. E infatti io ebbi modo di ascoltarla circa un anno dopo, durante una serata organizzata da Alberigo Crocetta al TEATRO BRANCACCIO di Roma. Fu in quell'occasione che Mimì mi conquistò definitivamente, tanto grande fu la sua bravura. Lei cantava mentre Loredana e Renato Zero, che avevano dato vita al duo "One and two", creavano una suggestiva coreografia. Rimasi letteralmente conquistato dalla sua energia, dalla sua estensione vocale. Capii che qualcosa di grande, nel mondo della musica leggera italiana, era accaduto. Era "nata" Mia Martini...». Note al capitolo 1 (1) Attualmente, proprietà della LORD S.A.S. di Milano. (2) N. 20 del 17.05.1964, p. 38. (3) Della cui incisione si trova menzione nel profilo bio-discografico, allegato alla stampa giapponese dell'album Il giorno dopo, inciso da Mia Martini per la RICORDI nel 1973. (4) N. 20 del 17.05.1964, pp. 38-41. (5) Da un'intervista a Giorgio Brittoni, in Grand'Hotel del 27.08.1978, p. 7. Capitolo 2: È importante lasciare i ricordi dietro la collina Il periodo RCA: «nasce» Mia Martini (1971) Nel Febbraio del '71, capita assieme ai ragazzi del complesso al PIPER 2000 di Viareggio, uno dei locali più esclusivi e rinomati della penisola. Sembra una normale serata di fine-carnevale e, invece, è proprio in questa occasione che la sua vita cambia radicalmente. Tutto accade per un curioso imprevisto: per noie meccaniche, l'orchestra del PIPER ha dato forfait, lasciando gli organizzatori della serata nel panico più totale. Il locale è pieno di giovani scalmanati, che desiderano divertirsi e non vogliono comprendere le motivazioni di quel disguido. Fortunatamente, la situazione si risolve in un momento, perché Mimì si presenta con il gruppo al gestore della discoteca e ottiene da questi l'autorizzazione a occupare il posto che spetterebbe all'orchestra. Dopo pochi minuti di prove, il quartetto dà vita a un'eccezionale performance. Il pubblico balla scatenato, ma - quando canta lei - si ferma ad ascoltare la voce meravigliosa di quella stralunata ragazza dall'abbigliamento quasi clownesco. La serata è un trionfo di applausi e bis, alla fine dei quali Mimì viene avvicinata da un signore coi capelli bianchi e un bicchiere d'aranciata in mano. Un individuo - come lei stessa lo descriverà - che dava l'impressione di aver assistito a un evento prodigioso. Era l'avvocato Alberigo Crocetta, talent-scout di successo, inventore del mitico PIPER di Roma, oltre che artefice del successo di Patty Pravo e Mal. Affascinato dalla sua voce, Crocetta la avvicina entusiasta, fino a proporle di tentare il salto nell'attività professionale. Ma lei, ancora scottata dalle recenti delusioni, non s'illude e, contro ogni aspettativa, gli risponde con un secco e inaspettato: «No, grazie, non m'interessa». Crocetta non insiste, ma in cuor suo sa già che tornerà a occuparsi di quella strana ragazza dalla voce meravigliosa. Pochi giorni dopo, si informa sulla sua storia, la riavvicina con fare più prudente e, alla fine, si conquista la sua fiducia. «Di lei - commenterà l'Avvocato - apprezzai subito la drammaticità interpretativa e il rifiuto di ogni tipo di banalità». Come un fiume in piena, Crocetta dà subito forma ai suoi progetti. Senza usare eufemismi, fa un commento poco lusinghiero sul suo primo nome d'arte, che definisce «una caricatura, un nome da diva del café-chantant». Poi, risolve la situazione in modo semplice ma efficace. Le fa capire l'importanza di un nome d'arte familiare anche alle orecchie più straniere («deve essere italiano - dice - e non deve creare problemi per la pronuncia») e le suggerisce di chiamarsi «Martini», come l'aperitivo che lui inserisce nell'elenco dei nomi italiani più conosciuti all'estero, oltre a «spaghetti» e «pizza». «Mia» viene invece scelto come omaggio a un'attrice internazionale, Mia Farrow, ma anche perché rimane un nome affine a Mimì. È a questo punto che inizia ufficialmente l'avventura artistica di Mia Martini. Crocetta la lancia inizialmente come cantante di punta del PIPER 2000 di Viareggio, dove il successo personale è pari a quello avuto alcuni anni prima al WHISKY JUKE-BOX di Rimini. Risale a questo periodo la sua amicizia con Joe Vescovi, eccellente tastierista ligure a capo dei Trip, uno dei gruppi più importanti del filone underground di quegli anni. Il rapporto con Vescovi si rivelerà determinante per la formazione di un gusto musicale di genere «progressive». Sarà lui a farle scoprire il piacere della contaminazione fra i generi musicali più disparati, assieme al gusto della rielaborazione di repertori classico-sinfonici. La stessa Mimì si unisce varie volte con i Trip per prendere parte alle varie jam-sessions che la «inizieranno» a un tipo di musica molto stimolante per lei. Un repertorio assai suggestivo, proprio come quello proposto in quegli anni dal gruppo di Joe Vescovi. A questo punto, Crocetta le mette a disposizione un primo complesso di professionisti formato da quattro ragazzi di Viareggio. In questa formazione, che si chiama «I Posteri», militano ottimi musicisti. Il batterista Daniele Cannone si è formato con Pick Whiters, percussionista dei Primitives e successivamente dei Dire Straits. Gli altri componenti - il vocalist e tastierista Riccardo Caruso, il bassista Giovanni Baldini e il chitarrista Giorgio Dolce - non vengono meno alle premesse, essendo già stati i supporters dei Procol Harum in Italia. Questa formazione dura circa nove mesi, un periodo di grande affiatamento durante il quale «Mia Martini e I Posteri» eseguono il meglio della musica internazionale. Il repertorio, a metà strada fra il rock e il jazz, il beat e il pop, comprende brani di Steve Winwood, dei Jethro Tull, dei Deep Purple e, soprattutto, dei Beatles, che a Mimì danno l'occasione di offrire il meglio di sé in We can't work it out, Help e Paperback writer. In questo song-book, non mancano Cat Stevens, di cui lei esegue Father and son, e i Doors dei quali riprende Light my fire. Più importante ancora è Julie Driscoll, della quale Mimì adora la celebre Save me, che restituisce in maniera così vicina all'originale da essere definita il corrispettivo italiano della brava cantante anglosassone. Questo appellativo viene testimoniato dai primi manifesti della formazione, sui quali compare uno slogan molto accattivante: «Questa sera, direttamente dal PIPER, non perdetevi "I Posteri e Mia Martini", la Julie Driscoll italiana». Il complesso suona nei locali più alla moda della penisola, come il GIPSY di Collegno e lo SCOTCH di Finale Ligure. Ma il concerto più insolito lo tengono per il ROTARY di Roma, dove eseguono il meglio delle canzoni di Mina e Lucio Battisti, dinanzi a un pubblico molto diverso da quello a cui sono abituati. L'affiatamento del gruppo - a cui Crocetta ha nel frattempo cambiato il nome, trasformandolo in «Mia Martini e la Macchina» - aumenta giorno dopo giorno. Di lei i ragazzi del complesso ammirano soprattutto una dote rara: l'umanità. Ancora oggi, la ricordano come «una persona solare e simpaticissima. Una ragazza con la quale era piacevole stare insieme». «Ricordo un aneddoto divertente - commenta Riccardo Caruso - relativo all'imbarazzo che le derivava dal fatto di essere l'unica donna in un complesso di soli uomini. In quel periodo, suonavamo al CAMP D'ARBY di Livorno, dove c'era un campo militare americano con, annessi, i vari club degli ufficiali, dei soldati e dei teenagers. Una sera, scritturati per il club dei soldati, ci presentammo con la formazione ufficiale, inserendo Mimì come vocalist. Sapevamo che, tra il pubblico, ci sarebbero stati molti militari di colore, i quali avrebbero sicuramente apprezzato quel suo modo unico di interpretare i classici del rithm and blues. Però, non avevamo considerato che Mimì sarebbe stata l'unica donna in mezzo a centinaia di soldati, molti dei quali alticci. Per farla breve, il concerto andò benissimo (Mimì fu applauditissima), ma lei rimase così atterrita da tutta quella folla "al maschile", che non riuscì nemmeno ad andare in bagno e dovette "trattenersi" per tutta la serata... «Un altro episodio divertente accadde a Roma, in un locale in cui suonavano i CIRCUS 2000. Ci fu un parapiglia generale fra due gruppi di persone e la cantante del complesso svenne. Noi eravamo presenti assieme a Mimì e all'allora sconosciuto Renato Zero. Mi ricordo che passammo tutto il resto della serata a ridere come matti nel vedere Renatino che faceva il verso alla cantante svenuta... Insomma si era creata una bella amicizia». «Anche dal punto di vista musicale - continua Giovanni Baldini - l'affiatamento era notevole. Ricordo, in particolare, l'intesa che lei aveva stabilito con Giorgio Dolce. Infatti, le piaceva molto l'idea, tipica dell'ambiente musicale jazzistico, del "dialogo", dell'interazione fra vocalist e chitarrista. Con Caruso, poi, il feeling era perfetto. Diedero vita a duetti indimenticabili. Le piaceva l'improvvisazione e adorava creare performance ogni volta diverse: era indubbiamente una grande artista». Grazie all'affiatamento che si è creato con i componenti de «La Macchina», Crocetta fissa per loro un'audizione nella sede romana della RCA. Quando comunica la notizia a Mimì, quest'ultima nutre delle perplessità sul buon esito dell'audizione, dal momento che, proprio alla RCA, un precedente provino non aveva conseguito i risultati sperati. Ma la storia della canzone era già da allora piena di aneddoti come questi e Crocetta non le diede molta importanza. Infatti, a Maggio, la convince a ritornare in via di Sant'Alessandro (sede romana della major) per registrare un nuovo provino. Questa volta, la fiducia dei dirigenti in Alberigo Crocetta è illimitata e, vista la sua fama di infallibile talent-scout, l'ingresso di Mia Martini nella scuderia della RCA può dirsi un fatto scontato, prima ancora di realizzare il provino. Le sue parole furono, a questo proposito, esplicative: «Cantai le stesse cose che avevo cantato due mesi prima, allo stesso modo, davanti alle stesse persone, le quali, questa volta, balzarono in piedi gridando al miracolo e vennero a stringermi la mano commosse. Passai subito agli uffici amministrativi e firmai il contratto». (1) «Per il provino - ricordano i ragazzi del complesso - Crocetta ci consigliò di preparare un repertorio di rithm and blues. Lavorammo per diverse settimane, alternando la preparazione in studio con le serate tenute al BEAT 77 di Roma e con i concerti che ci venivano procacciati da un impresario amico di Crocetta, un certo Paoli. Quando ci sentimmo pronti per sostenere il grande "esame" alla RCA, Crocetta organizzò tutto il resto. L'atmosfera di quel pomeriggio la ricordiamo perfettamente: noi eravamo emozionatissimi e, dunque, tesi. Il nervosismo fu accentuato da un ingiusto rimprovero che ricevemmo dal tecnico del suono, il quale ci aspettava alle 14.00, benché da Crocetta avessimo ricevuto l'appuntamento per le 16.00. Preparammo la strumentazione assieme a Gianni Oddi e mi ricordo che registrammo in un piccolo studio al piano terra della RCA di Roma. I tecnici volevano farci registrare prima le basi e, poi, sovrapporre la voce della stessa Mimì. Ma lei rifiutò, scegliendo la diretta, con tutti i pregi e i difetti che questo sistema comporta. Infatti, inizialmente avemmo un po' di difficoltà a regolare il volume degli strumenti. Non eravamo abituati alla sala d'incisione, quindi dovevamo suonare a volumi molto bassi... Registrammo quattro pezzi. Due li traemmo dal repertorio dei Beatles ed erano We can work it out (che eseguimmo in una versione a metà strada tra quella incisa dai Beatles e quella riproposta da Stevie Wonder) e I've got a feeling. Inoltre eseguimmo No sugar tonight, dei Guess Who, e Funk 49, un pezzo della James Gang». Ormai scritturati dalla RCA, «Mia Martini e La Macchina» entrano in contatto con un ambiente di lavoro giovane e stimolante. Una delle massime sostenitrici del gruppo è la giornalista Donatella Raffai, che, all'epoca, lavorava alla RCA come assistente alla produzione artistica dei nuovi cantanti. Il primo musicista a seguirli da vicino è Gianni Oddi, che li prepara alla sala d'incisione, assistendo a lunghe e scatenate jam-sessions. A questo punto, i ruoli del cast artistico si definiscono meglio. Crocetta è il loro fedelissimo «Pigmalione»: l'amico, il consigliere, l'ideatore. Ma, dal punto di vista musicale, il gruppo viene gestito da Tony Mimms e, soprattutto, da Antonio Coggio, un giovane musicista che per anni è stato il pianista personale di Gino Paoli. La fortuna vuole che, proprio in questo periodo, Coggio stringa uno dei sodalizi artistici più importanti della nostra musica leggera, producendo e componendo per Claudio Baglioni, all'epoca poco meno che sconosciuto. Il cantautore romano - che sta incidendo il suo primo album, Un cantastorie dei giorni nostri - conosce Mimì e, affascinato dalla sua personalità, scrive per lei alcune tra le canzoni più indimenticabili del suo repertorio. «A quei tempi - commenta Coggio - Mimì era entusiasta, amava la musica, la vita e ironizzava con il suo look, talvolta stravagante... Assieme a Baglioni nacquero pezzi indimenticabili come Gesù è mio fratello, Lacrime di Marzo, Ossessioni e quella struggente poesia che dava il titolo all'album che qualche mese dopo avremmo realizzato. Non posso dimenticare la sua voce commossa che scandiva tutto rimane là, dietro la collina...». (2) Il primo brano che Baglioni scrive per Mia è Amore amore un corno!, un grido di rabbia e dolore contro l'amore fisico che finisce all'alba e non lascia traccia. La stessa matrice protestataria costituisce la cifra di Padre davvero, che il maestro Pintucci compone sul testo di un giovanissimo autore romano, Antonello De Sanctis. All'inizio di Giugno, la RCA pubblica queste due canzoni sul primo 45 giri attribuito al complesso «Mia Martini e la Macchina». Di questo singolo colpisce subito l'enigmatica copertina, sulla quale non compare nessuno dei ragazzi del complesso, ma solo la cantante, ripresa a mezzo busto, con la faccia visibile a metà, tra due mani da cui pende una catenina con la miniatura di un'automobile. Un modo piuttosto contorto per simbolizzare il recente sodalizio col complesso «La Macchina». Tuttavia, è proprio la realizzazione di queste canzoni che provoca un certo attrito tra la casa discografica e i ragazzi del gruppo. Infatti, in vista dell'Estate ormai alle porte, il disco viene registrato e assemblato nel giro di una sola settimana. Per affrettare i tempi, la RCA decide di affidare la parte musicale all'orchestra di Piero Pintucci, esonerando dalle registrazioni i componenti de «La Macchina», che - delusi - non apprezzano il contentino consistente nella citazione del loro nome sulla copertina del disco. Padre davvero si afferma al primo Festival della musica d'avanguardia e nuove tendenze, che viene organizzato nella pineta di Lago Mare a Viareggio. Dal 29 Maggio al primo Giugno, questa meravigliosa località viene trasformata in una gigantesca pop-city, con inusuali viali e piazzette tipo «Jimi Hendrix Avenue», «Johan Baez Square» e «Beatles Road». Un'occasione irripetibile per i giovani che vogliono rivivere le magiche atmosfere dell'isola di Wight. Al festival partecipano ventotto complessi musicali (esordienti o già affermati) più due sole donne: Mia, accompagnata dai ragazzi del complesso, e Szabò, una giovanissima vocalist di origine ungherese, che a soli diciannove anni vanta già il ruolo di vedette fissa al night DON CAMILLO di Parigi. Il primo Giugno, si arriva al momento conclusivo del festival, che sancisce la vittoria di Mimì (osannata dal pubblico, al punto che Crocetta deve far ciclostilare centinaia di copie del testo di Padre davvero), seguita a ruota dalla Premiata Forneria Marconi e dagli Osanna. «Su quel palco - ha scritto Gianni Borgna (3) - apparve una figurina esile che pareva uscita di peso da un film di Fellini: bombetta, trucco esasperato e un lungo scialle che la ricopriva dalla testa ai piedi: non era nemmeno chiaro se fosse una donna o un uomo. Ma non appena quello strano clown si era messo a cantare, era apparso evidente che si trattava di una cantante, bravissima per giunta». Il Festival di Viareggio, trasmesso anche dalla televisione, costituisce la prima tappa importante della carriera. La rassegna viene seguita da vari organi di stampa, come Pop City Time (un giornale diretto da Eddy Ponti, che esordisce proprio in quei giorni con la cronaca delle giornate del festival), TV Sorrisi e Canzoni e Qui Giovani, che in un servizio dedicato a «La novità Mia Martini» la definisce «l'unica debuttante inseritasi fra i big in un'Estate che non ha visto la consacrazione di nuovi idoli». Tutto questo prepara il terreno per un lancio definitivo, su scala nazionale. Notata da Ezio Radaelli, viene scritturata fra i big del Cantagiro, opportunità che coincide con la separazione dalla prima formazione de «La Macchina». Infatti, il vocalist maschile del gruppo, Riccardo Caruso, ha le carte in regola per mirare alla carriera solistica (oggi è un apprezzatissimo cantante lirico) e dunque viene spaventato dal contratto propostogli dalla RCA, che vorrebbe legarlo a «La Macchina» per una durata minima di cinque anni. Purtroppo, i ragazzi non riescono a raggiungere un accordo e Crocetta è costretto a rinnovare completamente la formazione del complesso, all'interno del quale inserisce gli ex-supporters di Patty Pravo, i «Cyan Three». Il nuovo gruppo è formato da Gordon Faggetter alla batteria, Roger Smith al basso e George Sims alla chitarra. Presentandola ai ragazzi del complesso, Crocetta si rivela profetico, perché la definisce «la futura stella dell'OLYMPIA di Parigi», un obiettivo che Mia Martini raggiungerà veramente nel corso della sua carriera. Anche in questo caso, l'affiatamento che si instaura tra lei e i nuovi membri della formazione è notevole. «Viveva le canzoni come se fossero proiezioni della sua personalità» commenta Gordon Faggetter. «Di lei ricorderò per sempre la grande umanità, la schiettezza con cui gestiva i rapporti d'amicizia: mai un pettegolezzo, mai un malinteso... Nella nostra formazione non esisteva il rapporto del tipo "il cantante e il gruppo d'accompagnamento". Eravamo un tutt'uno, non il boss e i discepoli; s'era instaurato un rapporto molto umano». La fiducia di Radaelli in Mia Martini è totale al punto che questi affida proprio a lei il compito di inaugurare il Cantagiro, nella tappa di Montesano Terme. Il ventidue Giugno 1971, la introduce sul palco l'impeccabile Nuccio Costa, che la presenta al pubblico come «una cantante dal grande temperamento, che ha una visione molto personale dei fatti della vita». La fiducia concessale dall'organizzatore viene subito premiata da una performance mozzafiato. Interpreta tre brani: le due facciate del 45 giri appena inciso più una canzone dei primi anni '60, Ooh pooh pah doo, tratta dal repertorio di Etta James e Tina Turner. Tutto procede per il meglio, anche se Padre davvero e Amore amore un corno! s'impigliano nelle maglie della censura radiotelevisiva. In quegli anni, infatti, il vocabolario della televisione bandisce termini come «amante» (parola-simbolo dell'amore illegale) e «letto», che risultano nei testi delle canzoni che lei interpreta. Più comprensibile è la censura applicata al tema del suicidio, ma veramente assurda è la modifica del verso che rievoca l'immagine di una madre «piena», ovvero gravida di sua figlia. L'anonimo censore appone a questo punto il suo veto, reputando che, in un'epoca di autentica rivoluzione dei costumi sessuali, il pubblico creda ancora alla leggenda dei bambini nati sotto i cavoli. Così, non trova migliore soluzione che parlare di una madre che «gioca» con suo marito al chiarore della luna «piena». Nonostante questo incidente, le sue performance conquistano la critica e l'apprezzamento di cantanti già affermati, come Lucio Dalla e Donovan, che, intervistati dal mensile Musica & Dischi, la definiscono «un'artista straordinaria, con un fascino incredibile dentro e fuori la scena». Per la prima volta, la critica parla di un'interprete capace di realizzare autentiche «esecuzioni d'autore». Infatti, pur non essendo autrice dei brani, Mimì li interpreta con uno stile «da cantautore», ottenendo dal critico del quotidiano l'Unità l'appellativo di «interprete dell'anno». Intanto, lei conferma le sue doti grazie a un concerto organizzato da Crocetta per la stampa specializzata. Un recital molto intenso che il giorno dopo le farà meritare una delle critiche più belle della carriera, firmata da Alba Calia con il titolo «È "nata" Mia Martini: nuova regina del Piper». Una nuova affermazione l'attende al VIGORELLI di Milano, dove lei fa da spalla ai Led Zeppelin, conquistandosi il favore di un pubblico che fischia quasi tutti i big della serata, compreso Gianni Morandi. Nello stesso contesto, realizza un sogno, conoscendo di persona Aretha Franklin e il suo tastierista King Kurtis, che, dopo averla sentita cantare, vorrebbe portarla con sé in America. Intanto, Padre davvero conquista il favore dei giovani, che vedono in questo testo un manifesto programmatico del gap generazionale tra padri e figli. Inguaiata in una vicenda giudiziaria, la protagonista si scaglia contro il genitore, che decide di incontrarla solo per ripeterle le sue «sentenze». E lei, cosciente di non essere stata quella figlia modello che il padre avrebbe desiderato, lo respinge con dolorosa ironia. A questo punto, è molto difficile distinguere la finzione dalla realtà e sono in molti a vedere in questo testo la trasposizione di un pezzo di vita vissuta. Chi conosce la storia umana di Domenica Bertè parla di Padre davvero come di una canzone autobiografica, anche contro le smentite della stessa Mimì, che a un certo punto dichiara: «Ho cercato di spiegare a mio padre che metà delle cose che aveva letto non erano mai state dette da me, che erano inventate sulla base di questa canzone cattiva che però non era diretta contro di lui... Era una canzone scritta da Pintucci e De Sanctis, che neanche mi conoscevano». (4) «Infatti - commenta Piero Pintucci - avevo ricevuto il testo della canzone diversi mesi prima di conoscere Mia Martini. De Sanctis, che all'epoca era uno sconosciuto "giovinetto" che cominciava a lavorare nel mondo della musica, mi mandò vari testi (fra i quali, vi era anche la prima stesura di Tesoro ma è vero, una canzone che Mimì avrebbe inciso pochi mesi dopo), chiedendomi di musicarli. Probabilmente fu uno dei primi casi di collaborazione artistica in cui il paroliere sottoponeva al musicista una "storia" da musicare. I testi, come dicevo, li avevo avuti da De Sanctis alcuni mesi prima di conoscere Mia: naturalmente non avevano ancora la fisionomia definitiva che ricevettero dopo esser stati musicati, ma posso dire che al novanta per cento la materia era quella. Poi la sentii cantare alla RCA e mi fu chiesto di proporre dei brani per il suo primo disco. Feci sentire Padre davvero a Coggio, che immediatamente se ne innamorò, decidendo di fargliela incidere come brano d'esordio». Il periodo d'oro continua con i concerti di Gualdo, Torvajanica e Fregene. Poi, tiene nuovi recital al PIPER 2000 di Viareggio. Uno di questi concerti viene recensito dal giornalista Carlo Tumbarello, che traduce con queste parole l'atmosfera di quelle magiche serate estive. «Il pubblico seguiva con meditazione il suo spettacolo: le sue non erano le solite canzoni d'amore, ma appelli disperati alla società. Quando cantava lei un brivido si diffondeva nella platea e tutti la seguivano in religioso silenzio». Queste esibizioni accrescono ulteriormente la sua popolarità, al punto che la stampa specializzata la definisce «l'unico esempio credibile di cantante rock all'italiana». Di lei si innamora artisticamente Lucio Battisti, il quale la scrittura per un grande happening musicale realizzato per la RAI assieme a Mogol. Il programma, che si intitola Tutti insieme, viene trasmesso a Settembre e contiene anche una nuova versione censurata di Padre davvero. Inoltre, Mia partecipa, assieme agli altri ospiti, ai cori delle canzoni interpretate da Lucio Battisti (E penso a te e Pensieri e parole), oltre a quelli dell'impetuosa Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival, con cui lo spettacolo si chiude. Per l'Autunno, Crocetta ha in mente grandi progetti. Inizialmente, pensa di farla partecipare alla sezione «giovani» della Mostra di musica leggera di Venezia, ma lei opta per il Canteuropa, un tour gemellare al Cantagiro (quasi il suo prolungamento autunnale), che le darà la possibilità di misurarsi con un pubblico internazionale e indubbiamente diverso da quello del nostro Paese. La tournée, che si prolunga dal 15 al 30 Novembre 1971, le fa meritare l'apprezzamento della critica europea, che vede in Mia Martini «un'artista che ha le carte in regola per diventare una star internazionale». La RCA coglie l'occasione per esportare i suoi dischi anche all'estero. Infatti, il 45 giri con Padre davvero e Amore amore un corno! viene stampato anche in Germania ed Angola, con copertine quasi identiche alle edizioni originali. Intanto, l'etichetta romana pubblica il singolo autunnale, che sulla copertina presenta solo il nome della cantante, a conferma della sua separazione dal complesso «La Macchina». Testi e musiche sono firmati da Claudio Baglioni e Antonio Coggio, che scrivono per lei la bellissima Lacrime di Marzo, storia di un suicidio, che le permette di misurarsi con un'interpretazione grandiosa e commovente. Soprattutto per questa incisione, le è vicino Claudio Baglioni, che - modificando il testo dalla prima alla seconda persona - la ripropone, quasi contemporaneamente, nel suo primo long-playing: Un cantastorie dei giorni nostri. Più importante è Gesù è mio fratello, che Coggio e Baglioni firmano sul testo di un non meglio identificato «Oremus». La canzone, che è uno splendido esempio di composizione «progressive», fa dell'originalità tematica la sua forza. Si tratta di un brano di alta spiritualità laica, con un testo che dipinge il Cristo non come un essere inavvicinabile, ma come un fratello, un esempio di pace e fratellanza per tutti i giovani. Notevole è anche la componente biografica che il testo sembra accogliere fra le righe. Tre versi, in particolare (così fu il vuoto intorno a noi e dentro noi@ soli restammo chiusi fra la noia e la paura@ abbracciati a paradisi artificiali trovati in una stanza di luce nera), descrivono uno dei periodi più difficili e formativi della giovinezza di Mimì: un'esperienza che, a prescindere dalle cronache scandalistiche lanciate da alcuni periodici dell'epoca, va ricordata per il cammino di profonda ricerca interiore che scatenò in lei, rafforzato dall'appoggio di un prete straordinario, Don Fresi. «Era un sacerdote povero - così lo ricorderà Mimì - ma ricco dentro. Mi ricordo le sue mani screpolate dai geloni... Grazie a lui ho imparato ad apprezzare una giornata di sole, mi sono accorta di com'è bello alzarsi la mattina e andare fuori, fra la gente, vedere il cielo, gli alberi: tutte cose che prima di allora non avevano importanza, non sapevo quanto valessero...». A questa esperienza spirituale, e a questo nuovo modo di «vedere» e «sentire» la vita, sembrano collegarsi altri versi di Gesù è mio fratello: ... e abbiamo ritrovato te nell'occhio delle stelle@ nel sapore del mattino@ fra l'erba tenera dei prati@ e nel dolore di chi soffre@ nel sorriso di chi ama@ nella fame di chi ha fame@ nei sospiri di un amore e nei colori dell'arcobaleno... Non sappiamo in quale misura lei sia stata la vera ispiratrice di questi pensieri, ma ci piace pensarlo, anche perché questo non toglie nulla all'incredibile bravura di Claudio Baglioni, che, come osserva Antonella Paci, «sembra in questa canzone nient'altro che un fidatissimo mezzo di scrittura per Mimì: un'interposta persona che riesce a non far minimamente da schermo, da diaframma, ai pensieri della donna». Un altro verso aneddotico di Gesù è mio fratello è quello in cui si inneggia alla bellezza spirituale della musica in ogni sua manifestazione. Baglioni aveva espresso questo concetto parlando della musica di Bach come manifestazione di un dono divino. Ma Tony Mimms, arrangiatore del pezzo, legò questo verso a un inciso classico, per soli archi, di paternità mozartiana. Insomma, un vero e proprio contrasto musico-testuale, che Mimì correggerà, vent'anni dopo, registrando una nuova versione di Gesù è mio fratello. Un'edizione destinata a un disco live per la FONIT CETRA, (5) in cui il riferimento testuale a Bach verrà seguito dall'inserimento di un brano dello stesso compositore tedesco tratto dai famosi Concerti Brandeburghesi. Nonostante le premesse, l'accoglienza del disco è poco favorevole alle vendite. Ma questo non la intimorisce. Infatti, in tutte le sue serate, dopo aver cantato canzoni d'amore e di passione, termina con Gesù è mio fratello, che il pubblico ascolta in silenzio, tributandole lunghi applausi. «Io sono convinta - dice - che i giovani non hanno acquistato il disco perché si vergognano di portarsi a casa questa preghiera, ma quando uno gliela fa sentire l'ascoltano con interesse, perché il tema religioso è sempre vivo nel cuore dell'uomo». (6) Egualmente convinta della sua scelta è la casa discografica, che ignora il tiepido riscontro commerciale, programmando la trasferta di Mia Martini in terra anglosassone. La RCA inglese si dichiara interessata al lancio di Jesus, my dear brother, perché ritiene che in Inghilterra l'atmosfera culturale giovanile possa riservare un'accoglienza migliore alla splendida «preghiera» di Claudio Baglioni. Tuttavia, bisogna dire che, qualche anno dopo, anche in Italia Gesù è mio fratello verrà riscoperta, diventando uno dei classici del filone musicale laico-spirituale degli anni '70. Lo stesso Baglioni, da cantautore ormai affermato, la riprenderà nell'album Solo, col titolo rinnovato di Gesù caro fratello, una denominazione che avrà soprattutto una funzione pratica, dovendo distinguere l'incisione di Mimì (con un testo in italiano) da quella di Baglioni, cantata in romanesco con un testo completamente diverso. Per l'Inverno, Crocetta valuta attentamente gli avvenimenti della stagione televisiva. Inizialmente, vorrebbe farla partecipare a Canzonissima, che secondo lui potrebbe costituire l'occasione per proporsi a un pubblico decisamente più vasto. Infine, opta per il Festival di Sanremo, con tutte le conseguenze che può implicare l'eliminazione effettuata dalle giurie durante le selezioni. Infatti, Mimì viene inaspettatamente bocciata dalla commissione di ascolto, nonostante Claudio Mattone e Franco Migliacci le abbiano affidato una canzone molto intensa (si tratta di Credo), che la RCA pubblicherà nel Settembre del 1972, dopo il suo passaggio alla RICORDI. La delusione viene stemperata dalla partecipazione ad altre trasmissioni televisive, come Stelle di Natale e Stasera Little Tony, dove presenta Gesù è mio fratello al fianco di ospiti come Jeremy Faith, Le Orme e i Delirium. Ma la soddisfazione più grande arriva dalla pubblicazione del suo primo album, Oltre la collina, ancora oggi ritenuto «uno degli album più belli in un'ipotetica classifica della discografia italiana d'interprete». (7) Per tutta la durata delle registrazioni, lavora a stretto contatto con Claudio Baglioni ed altri giovani autori che l'aiutano come si aiuta un'amica. «Insieme - dichiara - abbiamo visto nascere le nuove canzoni e io sentivo che finalmente trovavo la mia vera dimensione! Per me, è stato come trovare una strada conosciuta che ormai credevo persa. Correvamo insieme su questa strada tenendoci per mano, scambiandoci le nostre anime... È stato meraviglioso. E per me questo è il vero successo». (8) Subito colpisce la suggestiva copertina dell'album, che in realtà è una rivisitazione delle fotografie apparse lo stesso anno su un disco dei Nirvana, intitolato Local Anaesthetic. In questo caso, gli scatti sono arricchiti dalla presenza della stessa Mimì (che è l'angelo biondo che compare in prima pagina) e persino di Claudio Baglioni, che si intravede in una delle fotografie interne. In quanto al repertorio, il disco comprende undici canzoni incorniciate dall'omonima lirica finale: una poesia difficile e intensa, che le permette di offrire il meglio di sé in un'autentica interpretazione da brivido. La poesia, che chiude l'album, viene recitata sul sottofondo della musica di Tesoro ma è vero, brano che apre la compilation. Questa specularità non è casuale, ma rispecchia l'impronta «tematica» che gli autori hanno voluto dare al lavoro. Oltre la collina è infatti uno dei primi album concept realizzati in Italia, ovvero una raccolta di brani che, pur scritti da autori diversi, risultano tematicamente legati, come i capitoli di un ipotetico libro musicale. La stessa poesia è una specie di sommario dell'album, in quanto contiene una serie di parole-chiave («la mia verginità», «le mie lacrime», «la mia fede», «le mie ossessioni» e «la mia prigione») che richiamano esplicitamente i titoli più significativi della raccolta. Come album concept, affronta un tema preciso, che in questo caso è quello della solitudine e della disperazione giovanile. Protagonisti sono i ragazzi in difficoltà. Giovani che, ricalcando le parole di Oltre la collina, «fuggono, correndo, camminando, zoppicando, strisciando per terra», alla ricerca della fede e di un amore che chiede soltanto di essere un amore, come nell'ultimo verso della lirica. Fra i nuovi brani inseriti, spicca il titolo d'apertura, Tesoro ma è vero, introdotto da un inciso poetico accompagnato dai morbidi accordi del pianoforte. Il testo affronta un tema decisamente inusuale per l'epoca, in quanto è incentrato sulle vicende di una ragazza innamorata e non vedente. Anche in questo caso, il tema predominante è l'amore, che però non fa rima con cuore, ma con dolore, ovvero con un itinerario più esistenziale, in perfetta simmetria con la complessa psicologia della protagonista. Due brani di matrice autobiografica, Prigioniero e Nel rosa, riprendono due noti successi internazionali. Prigioniero, che è la versione italiana di Stop, I don't wanna hear it any more, (9) viene adattato all'italiano dalla stessa Mimì, che lavora in stretta collaborazione con Bruno Lauzi. «Anche questa - dichiara - è una canzone nata da una mia diretta esperienza, perché l'ho scritta quando mi trovavo in carcere... Ho riportato esattamente le parole che dicevo alle detenute che si tormentavano e si ribellavano. Spiegavo loro l'inutilità delle loro proteste, perché rimanevano circoscritte a quelle celle, al perimetro del carcere. Nessuno, al di fuori di lì, se ne sarebbe interessato». (10) Meno gravemente autobiografica è la traduzione della celebre Into white di Cat Stevens, che Mimì ribattezza con una lieve modifica cromatica, intitolandola Nel rosa. Il testo esprime uno dei desideri accarezzati fin da bambina: avere una casa piccola piccola, un piccolo rifugio da cui poter guardare l'orizzonte del mare e l'infinito del cielo. Una terza traduzione, Ossessioni, riprende la famosa Taking off di Nina Hart. La versione italiana, a cura di Antonello De Sanctis, è tematicamente incentrata sulla disperazione di una donna che sta per essere abbandonata dal suo uomo. Ma il testo finisce con l'essere ostico, vuoi per il ritmo serrato di alcune strofe, vuoi per una serie di immagini (la guerra, la fame, il peccato, la disperazione, il suicidio) che si affacciano ossessivamente nella mente della protagonista. La gravità del testo è, solo alla fine, stemperata da un catartico richiamo all'amore: unica salvezza che la donna contrappone alla sua disperazione. La tensione narrativa dei primi cinque titoli si scioglie con l'esecuzione di The lion sleeps tonight, celeberrimo hit dei Tokens, che Mimì incide assieme ai «Four Kents» (George Chandler, Rudy Rollins, Charles Cannon e Stanley Evans), un gruppo vocale formatosi in Italia nel 1966 e più volte presente al PIPER di Roma. L'hit dei Tokens chiude la sezione dedicata alla canzone angloamericana per aprire quella incentrata sulle traduzioni del cantautore francese Matalon. Si inizia con La vergine e il mare, storia di una violenza sessuale tratta dal brano Tous les amants sont des marins. Di questa canzone sono da notare la forza espressiva di ogni parola e l'efficacia della struttura narrativa. L'inizio e la fine del testo, perfettamente sovrapponibili, sono concepiti con una tecnica quasi cinematografica, con tre scene che si susseguono a ritmo incalzante: gli occhi di lui, il grido di lei, la violenza. Quindi il finale, ad andamento circolare: il gufo che canta, la porta che si apre e il protagonista che svanisce nel mare in tempesta. Una piccola pièce teatrale, non si sa bene se tragica o a lieto fine, visto che la storia si conclude - un po' sarcasticamente - col compiacimento della vittima. Dello stesso Matalon è Testamento (in origine Au voleur), in cui la protagonista detta le sue ultime volontà con incredibile cinismo e ironia. Particolarmente efficace si rivela la resa acustica, con basso chitarra e pianoforte all'unisono, che diventano i protagonisti di un arrangiamento quasi funky, con parti di fiati veramente difficili. Baglioni si rivela straordinario nella resa italiana del testo, che, per la violenza delle parole e lo sfondo pungente delle situazioni, viene paragonato a un sonetto del noto poeta Cecco Angiolieri: s'i' fosse morte, andarei a me' padre;@ s'i' fosse vita, fuggirei da lui:@ similmente faria da mi' madre. Sulle peculiarità tecniche di questo disco scrivono vari critici, tra cui Cesare Romana, che lo ritiene ancora oggi una straordinaria testimonianza di come la vocalità di Mia Martini potesse costituire il punto d'incontro tra generi e tecniche diverse, portando a sintesi l'esperienza del rock, del rithm and blues e della musica leggera. «Erano gli arrangiamenti - spiega Gianni Oddi - a costituire uno dei punti più forti dell'album. Il fatto che Tony Mimms fosse un trombettista fece sì che la parte dei fiati fosse particolarmente elaborata: ad esempio si potrebbe citare l'intervento delle trombe in Testamento o i flauti in Padre davvero. Anche la sezione ritmica, solitamente affidata all'improvvisazione, venne puntigliosamente definita da Mimms. Credo che in Testamento la parte della batteria fu addirittura annotata in partitura. Un impiego particolarmente vasto lo ebbe il classicissimo quartetto d'archi accompagnato, con discrezione, dall'arpa nell'incipit di Tesoro ma è vero e nell'assolo aforistico di Gesù è mio fratello, canzone che si apre, cupa, su un silente mormorio di voci costellato dai rintocchi delle campane tubolari. Fu soprattutto l'alta qualità degli esecutori a rendere possibile la realizzazione di una così complessa serie di arrangiamenti. Gli archi, eccellenti, erano stati reclutati dalle parti del Teatro dell'Opera e dall'Orchestra di Santa Cecilia. I Fiati facevano parte dell'Orchestra di Musica leggera della RAI: alla tromba c'era Al Corvin (Alberto Corvini, già prima tromba dell'Orchestra di Musica leggera della Televisione) assieme a Oscar Valdambrini. Altri nomi potevano essere quelli di Ciro Cicco alla batteria, Silvano Chimenti alla chitarra elettrica e Giuliano Guerrini al basso». Questo disco, troppo avanti musicalmente, non ottiene il successo sperato e, soprattutto per il contenuto dissacrante dei testi, viene bocciato dalla commissione di censura radiotelevisiva. Il caso viene anche rilevato dalla stampa, al punto che un noto settimanale intitolò: «Mia Martini: piace al pubblico, fa paura alla TV». (11) Questo veto impedisce una regolare promozione dell'album, a favore del quale restano soltanto poche, incoraggianti recensioni. Ma il riscatto non tarda a venire. Infatti, verrà riscoperto nel periodo di maggiore successo di Mia Martini, comparendo in catalogo fino ai giorni nostri. Recentemente, è stato rivalutato anche all'estero, come conferma l'edizione koreana realizzata nel 1995 assieme a un opuscolo con la storia del disco. La stessa Mimì l'ha sempre paragonato al lavoro più emozionante della sua carriera, definendolo l'unico disco veramente conforme al suo «credo» di artista. Oltre la collina chiude uno dei periodi più determinanti della sua carriera. Crocetta le ha finalmente dato l'opportunità di rivelare a tutti il suo talento e la critica più attenta ha già intuito che queste potenzialità appartengono a un'artista valida, sulla quale è giusto puntare. «Credo - scrive Antonio Scaroni sul periodico Ciao 2001 (12) - che in Mia Martini ci sia molto da scoprire. E se il successo non la modificherà "dentro", questa giovane cantante può "rappresentare" una generazione che, uscita dal travaglio di dolorose esperienze, non vuole restare ancorata a certi aspetti della vita, ma ha deciso di mettere la propria forte umanità nella vita di ogni giorno. Lottare, reagire per costruirsi un domani migliore. Direi che, proprio per questa sua disperata speranza, merita di essere seguita, incoraggiata». Note al capitolo 2 (1) Da Gente, n. 34 (1979), p. 72. (2) Da Il Giornale, 16.05.1995, p. 11. (3) In Storia della canzone italiana, Mondadori 1992, pag. 344. (4) Da Gente, n. 39 (1972), p. 18. (5) Album, in verità, mai pubblicato. (6) Da Gente, n. 36 (1973), p. 12. (7) Fernando Fratarcangeli, in Raro!, n. 6 (1989). (8) Da Intrepido, n. 37 (1973), p. 40. (9) Un brano scritto e lanciato da Melanie Safka. (10) Da Gente, n. 20 (1974), p. 136. (11) Grazia, 10 Settembre 1972. (12) N. 41 (1971), p. 26. Capitolo 3: All'apice All'apice del successo Il periodo RICORDI (1972-1975) Per il 1972, la direzione artistica della RCA le fa registrare alcuni brani destinati a un nuovo long-playing da lanciare presumibilmente nel corso dell'Estate. Prosegue la sua collaborazione con Coggio, Baglioni e Pintucci, artisti ai quali si aggiunge anche Lorena Bernini, una giovane autrice romana che per lei scrive due bellissime canzoni destinate a rimanere inedite. Le più importanti risultano Cosa c'è di strano (1) (che costituisce l'approdo verso tecniche vocali più «vellutate» come l'addolcimento del vibrato) e la più scioccante Così sia, che Mimì registra il ventotto Dicembre 1971. Più importante ancora sembra E l'amore va, una specie di gospel introdotto da un assolo di chitarra elettrica registrato con la tecnica dei backward tapes. (2) Inoltre - ma questo è un dato che non viene confermato dagli archivisti della BMG-RICORDI - pare che anche Lucio Battisti le abbia proposto di incidere una sua canzone, Il mio bambino, che verrà lanciata qualche tempo dopo da Iva Zanicchi. Queste canzoni restano per sempre nel cassetto, in seguito all'improvviso cambiamento di programma che, nel giro di poche settimane, porterà Mia Martini fra gli artisti di un'altra etichetta discografica, la RICORDI di Milano. Alberigo Crocetta ha infatti interrotto la sua collaborazione con la RCA, lasciandola in una situazione piuttosto delicata. Ennio Melis, allora direttore generale della major, si rivela uno dei più fervidi sostenitori del suo talento e le consiglia di rimanere fedele all'etichetta romana, anche senza la guida di Crocetta. Ma Mimì non ha nessuna intenzione di separarsi dall'Avvocato («è stato lui - dice - a insegnarmi a comunicare con il pubblico, a imporre la mia personalità. Se lo abbandonassi, tornerei in fretta nell'anonimato»), (3) così decide di seguirlo a Milano, firmando un contratto biennale con la RICORDI. Ad Aprile, il mensile specializzato Musica & Dischi comunica il suo ufficiale inserimento fra i nuovi artisti dell'etichetta milanese, segnalando, contemporaneamente, la sua partecipazione al secondo Festival d'avanguardia e nuove tendenze, che quell'anno si svolge nella Capitale. Per l'occasione interpreta l'autobiografica Karma 2426, l'ultima canzone registrata alla RCA, che lei stessa ha firmato come autrice, di ritorno da un viaggio in India. Il tema è quello della morte e della reincarnazione, visto attraverso la teoria religiosa del karma. La protagonista è infatti una ragazza che confessa di aver vissuto già duemila volte e chiede a Dio di morire, di arrivare finalmente a Lui. Inizia proprio a Roma il suo rapporto d'amicizia con i fratelli La Bionda, poco più che esordienti al Festival d'avanguardia ma destinati a inserirsi fra gli autori più importanti del suo nuovo periodo discografico. Il contratto con la RICORDI provoca la reazione legale della RCA, un incidente che tuttavia non la priva dell'entusiasmo. Infatti, nella nuova casa discografica, il clima è dei migliori e l'incontro con Giovanni Sanjust rappresenta il passaggio da un'attività quasi clandestina, nell'ambiente «progressive», al grande successo di classifica. Negli studi milanesi della RICORDI Mia Martini inciderà ben dodici dischi del suo repertorio: grandi successi più volte ristampati e a tutt'oggi in catalogo in versione compact disk. A dimostrazione di uno dei suoi periodi artistici più belli, costellato da splendide canzoni ormai definitivamente acclamate fra i classici della musica leggera contemporanea. Giovanni Sanjust decide di farle incidere subito un primo 45 giri da lanciare nel corso dell'Estate. Come brano di punta sceglie un pezzo scritto da un eccezionale trio di autori (Dario Baldan Bembo, Bruno Lauzi e i fratelli La Bionda), che si intitola Piccolo uomo. Alla realizzazione di questa canzone si lega tutta una serie di curiosi aneddoti. I ricordi degli amici sono discordanti. C'è chi dice che Mimì era felice di interpretare questa canzone, altri giurano che non ne era entusiasta. Ma Sanjust aveva fatto «carte false» per aggiudicarle questo brano, anche a costo di imporre la sua scelta all'autore della musica, che vorrebbe cedere la canzone a un interprete magari più affermato. «Ero assolutamente convinto - commenta Giovanni Sanjust - che Piccolo uomo fosse il pezzo ideale per tentare il lancio di Mia Martini nella fascia del pubblico più giovane. Ma dovetti scontrarmi con il parere sfavorevole di Dario Baldan Bembo, che aveva già indirizzato la canzone ai Camaleonti. I timori di Dario erano comprensibilissimi. Temeva di bruciare "un successo sicuro", come lui lo definiva, affidandolo a una cantante brava, ma ancora poco conosciuta. Ricordo, come fosse ieri, il tenore di quella nostra discussione. Io gli dicevo: "Guarda che canta benissimo!". E lui ribatteva: "Può cantare come la Fitzgerald, ma è poco conosciuta e rischia di bruciare un pezzo che funziona". Alla fine la spuntai io, ma ricordo che Dario rimase così contrariato dalla mia decisione che mi "stirò" persino il nastro del provino, pur di renderlo inutilizzabile. La sua "vendetta" non finì lì, perché - dovendo allestire la base per un nuovo provino - si rifiutò di suonare l'organo HAMMOND, costringendoci a chiamare un turnista di sala. A quel punto, anche Mimì iniziò a complicare le cose e, quando provò per la prima volta il ritornello, mi disse: "Ma senti come suona male: piii, piii, piccolo uomo... Non funzionerà!". Fortunatamente, il risultato finale mise tutti d'accordo. Infatti, Piccolo uomo fu un enorme successo e soprattutto ebbe il merito di avvicinare Mimì a Dario Baldan Bembo, che da quel momento divenne il suo autore più importante». L'incisione di Piccolo uomo la mette in contatto con l'editore Michele Del Vecchio, che da questo momento le fornisce i più grandi successi della carriera. Inizia così la sua collaborazione con gli autori più valenti della COME IL VENTO (questo il nome della società gestita da Del Vecchio): Maurizio Fabrizio, Dario Baldan Bembo, Bruno Lauzi e molti altri ancora. «Per quanto mi riguarda - commenta Bruno Lauzi - tutto ebbe inizio tra il '69 e il '70. Dopo aver portato a Venezia Moustaki con Lo straniero e Johnny Halliday con Quando ti amo, conobbi due giovani fratelli, Maurizio e Popi Fabrizio, che avevano partecipato alla Gondola d'argento con la canzone Come il vento, un pezzo così intenso che mi fece commuovere fino alle lacrime. Affascinato dai due fratelli, iniziai a frequentare la COME IL VENTO di Milano: un gruppo di autori che aveva preso il nome proprio dalla canzone dei fratelli Fabrizio e che faceva capo all'editore Michele Del Vecchio. La COME IL VENTO era una specie di "caffè letterario" in cui si respirava un'aria magica che stimolava la voglia di scrivere, di comporre. Eravamo tutti amici: in una stanza nasceva una canzone, in quella affianco se ne componeva un'altra e, nel frattempo, aumentava il desiderio di creare nuove trame artistiche e personali. Nacquero così le mie collaborazioni coi fratelli La Bionda (all'epoca, miei chitarristi), coi fratelli Fabrizio e con Dario Baldan Bembo. In questo scenario ideale, ricordo che venne fuori la scrittura di Piccolo uomo, una canzone che, nei crediti d'autore, non ha mai registrato il nome di una persona che in realtà fu determinante per la riuscita del pezzo. Si tratta di Giovanna Coprani, mia moglie, alla quale appartiene l'idea del "piccolo uomo", epiteto con cui, in un'occasione, mi apostrofò...». Il lancio di Piccolo uomo avviene nel contesto di un nuovo festival d'avanguardia, il Pop, Beat, Western Express, che si tiene a Londra il 26 Maggio 1972. Al ritorno in Italia, la canzone viene iscritta ai concorsi più importanti dell'Estate, ottenendo risultati diametralmente opposti. Inizialmente, viene proposta al Disco per l'Estate, dove risulta bocciata alle selezioni; quindi ottiene un discreto successo al Cantagiro e, infine, si afferma clamorosamente al Festivalbar, dove le canzoni sono votate dai giovani, che esprimono le loro preferenze attraverso le gettonature dei juke-box. Nonostante la presenza di cantanti già molto quotati, come Ornella Vanoni e Patty Pravo, Mia Martini si conquista il favore del pubblico e si contende assieme ad Adriano Pappalardo e i Dik Dik i posti alti della classifica. Il disco, intanto, è già da tempo nell'hit parade dei singoli più venduti e, in piena estate, ne raggiunge il vertice, rimanendo cinque mesi di seguito fra le prime venti posizioni. Il clamoroso successo le fa meritare il primo disco d'oro della carriera, oltre al lancio del singolo in vari Paesi del mondo. Per il mercato israelita viene anche allestita e commercializzata un'edizione speciale con copertina rinnovata. La grande affermazione è vicina. Infatti, il diciannove Agosto 1972, viene dichiarata vincitrice del Festivalbar. «Il successo - dichiarerà molti anni dopo - mi era piovuto dal cielo e io lo stavo vivendo superficialmente, senza capirlo e senza alcun desiderio di analizzarlo. Camminavo per strada e sentivo i juke-box con la mia canzone; entravo in un bar e ne sentivo dalla radio il ritornello. Non ero abituata al successo da hit parade. Poi qualcuno mi ha detto: "sei prima in classifica" e qualcun altro "hai vinto il Festivalbar". Il successo era una cosa a cui non ero abituata. Mi vergognavo di firmare autografi: non credevo di valere tanto da lasciare una mia firma a una persona che ritenevo simile a me. Invece ero consapevole di avere una voce stupenda, che però costituiva la mia croce perché era essa a dare qualsiasi vestito alla musica. Io non c'entravo, ero soltanto voce...». La popolarità raggiunta in questi mesi è impressionante e l'interesse della stampa intorno alla sua vita quasi ossessivo. Ciao 2001, uno dei periodici musicali più diffusi tra i giovani, le dedica la prima copertina della carriera, seguita da quella del settimanale Qui Giovani. A questo punto, l'opinione pubblica inizia ad attendere con morbosità i nuovi capitoli di quella strana vita da romanzo. Infatti, i memoriali si sprecano, anche contro il suo volere. Intanto Crocetta le organizza un'intensa promozione sul piccolo schermo. La RAI, dopo l'ostracismo dell'anno precedente, la scrittura per numerosi programmi televisivi, come Chissà chi lo sa, Tutto è pop e Adesso musica. Ma la vera consacrazione coincide con la partecipazione a Senza rete, il programma numero uno del Sabato sera, che le fa meritare favorevoli consensi da parte della critica specializzata. Lo stesso Pino Calvi (direttore dell'orchestra di Senza rete) la definisce l'artista giovane che più l'ha colpito in tutta la stagione televisiva, anche se esprime qualche riserva sui contenuti dei testi, che reputa un po' banali. In verità, questa critica non sarà isolata in questo periodo. Infatti, il paragone dei nuovi testi con quelli dell'anno precedente rivela una differenza contenutistica quasi abissale. La critica fa presto a definirla una cantante un tempo anticonformista, che rinnega certi vecchi atteggiamenti, scegliendo la più semplice via della commercialità. Anche in questo dibattito, le sue risposte non si fanno attendere e a un giornalista del settimanale Gente (4) dichiara: «Non dico che Piccolo uomo sia la più bella canzone da me cantata in questi anni. In ogni caso, qui ci sono le parole di "un certo" Bruno Lauzi, uno tra i pochi compositori e parolieri italiani che riesca a fare un certo discorso col pubblico. Lauzi sa trovare ancora lo spunto originale per portare in musica, nelle parole di una canzone, uno stato d'animo. Piccolo uomo cosa è, se non uno stato d'animo, il grido di una donna che non vuole perdere l'uomo che ama? Il pubblico l'ha accettata perché è una canzone vera. L'hanno accettata i giovani, quelli che comprano i dischi e mettono le cinquanta lire nei juke-box. I giovani vogliono cose vere, autentiche, genuine, sono stanchi delle sofisticazioni, delle ipocrisie, stanchi di ascoltare cose stucchevoli». Non mancano i confronti con le altre protagoniste della nostra musica leggera. In più, si sprecano i tentativi di crearle una serie di ipotetiche, quanto inesistenti, rivalità artistiche sul confronto con Patty Pravo gioca una curiosa coincidenza numerica. La Strambelli era stata definita «la ragazza del Piper», mentre Mia Martini era stata ribattezzata «la ragazza del PIPER 2000», un numero che faceva presto a divenire sinonimo di modernità e futuro. Non si voleva certo dire che Patty Pravo fosse una cantante «in naftalina», ma si voleva semplicemente esaltare quello che, a molti, apparve come un curioso ricorso storico della canzone, mediato da Alberigo Crocetta, comune scopritore delle due cantanti. La vittoria al Festivalbar costituisce anche la sede di un'assurda montatura giornalistica. Un settimanale dichiara che Mia è così allergica a Orietta Berti da rifiutare una fotografia con lei per la copertina. Mimì smentirà tutto, definendo il fattaccio «una sciocca montatura». L'Autunno la pone di fronte alla necessità di incidere un nuovo disco. È in questa occasione che Mia Martini entra in contatto con nuovi autori, fra i quali spicca, per bravura, Luigi Albertelli, che da questo momento diventa uno dei suoi collaboratori più fidati. Bissare il successo di Piccolo uomo pare difficile, ma Giovanni Sanjust ha già le idee chiare su come rinnovarlo. «Infatti - commenta il musicista romano - mi ero letteralmente innamorato di un bellissimo pezzo di Dario Baldan Bembo, che il sassofonista Gianni Bedori (in arte Johnny Sax) aveva inciso in Inverno con il titolo di Processione ("un titolo - aggiunge Dario Baldan Bembo - che mi venne suggerito dal coro interno alla melodia: un coro molto suggestivo che mi faceva pensare a un corteo di fedeli disperati, in cammino dal buio verso la luce"). Come dicevo, ero rimasto incantato da quella musica e pensai che, sposandola con un testo, potesse dar vita al seguito ideale di Piccolo uomo. Affidai l'incarico a Luigi Albertelli, che stava già scrivendo alcuni testi per l'album autunnale di Mimì. Ma la strada per arrivare alla versione definitiva era ancora lunga...». Albertelli scrive un testo intitolato Sola, un pezzo che lei registra immediatamente. Tuttavia questa versione non viene mai incisa su disco. Pare che Mimì non ne sia soddisfatta, al punto da chiedere a Bruno Lauzi una nuova stesura del testo. Nascerà così la versione definitiva, intitolata Donna sola, che in verità iniziava con una strofa poi modificata in fase di incisione (tu, tu non sai cos'è sentirsi da sola@ ma qualcosa dentro me@ sta cambiando... ma cos'è?). «Del testo di Albertelli - commenta il cantautore ligure - mantenni unicamente l'aggettivo "sola", che in origine costituiva anche il titolo del brano. Leggendo quel testo, ebbi l'impressione che Albertelli aveva inserito l'aggettivo nel punto esatto in cui andava messo, così non lo modificai e, in nome di questa sua intuizione, gli riconobbi metà del testo. Dopo la morte di Mimì, molti hanno cercato di farmi individuare in questa canzone qualcosa che possa essere ricondotto alla sua vita di "donna sola". Ma io ho scritto questo testo non perché lei fosse più sola di tante altre donne. In verità, ognuno di noi è un impasto di bene e male, di sofferenza e gioia e questo andirivieni tra gioia e dolore può spesso portare alla morte...». Una preparazione così travagliata viene compensata da un enorme, rinnovato successo. Finalmente, Mia Martini dimostra di non essere una meteora e si aggiudica la Mostra di musica leggera di Venezia, un'importante rassegna musicale che, per gli artisti esclusi o non partecipanti a Canzonissima, costituisce l'ultima occasione per promuovere in televisione le nuove emissioni discografiche. Questo disco, musicalmente eccellente, le fa guadagnare la stima dei più affermati colleghi. Ornella Vanoni, intervistata da un noto settimanale, la definisce «la cantante giovane più entusiasmante della Mostra», mentre la critica paragona Donna sola a «una canzone dove la qualità della stoffa predomina sui colori». Queste premesse anticipano un successo commerciale altrettanto strepitoso, dato che il 45 giri entra subito in classifica, raggiungendo in poche settimane la vetta. A tutt'oggi, rimane uno dei dischi più venduti di Mia Martini, assieme a Piccolo uomo e Minuetto. La RCA, spiazzata dalla sua inaspettata «migrazione» alla RICORDI, decide di utilizzare alcuni dei brani originariamente destinati a lei, affidandoli a nuovi interpreti. Ma anche queste versioni finiscono curiosamente col rimanere inedite. «Cosa c'è di strano - commenta l'autrice Lorena Bernini - fu provinata da una giovanissima esordiente scoperta da Pintucci, anche se questa versione (di cui io possiedo una vecchia lacca) non uscì mai su disco». A questo punto, l'etichetta romana decide di pubblicare alcuni suoi inediti. Inizialmente, viene programmata la realizzazione di un extended-playing assemblato con le quattro covers registrate nel '71 con la prima formazione de «La Macchina». La bassa qualità del sonoro ne impedisce la pubblicazione e favorisce il recupero della canzone Credo, che Mattone e Migliacci avevano composto per la (mancata) partecipazione di Mia al Festival di Sanremo del 1972. Di questo brano la RCA tenta un primo recupero affidandolo all'interpretazione di una anonima vocalist anglosassone, che la registra sulla stessa base utilizzata da Mimì. L'interpretazione rivela chiarissime analogie con la prima versione e questo fa pensare a un'edizione posteriore alla medesima e mai più utilizzata. Infatti, nel Settembre del 1972, l'etichetta romana pubblicherà la versione registrata da Mia su un 45 giri che ospita pure la canzone Ossessioni, tratta dall'album Oltre la collina. Su Credo, l'autore del testo, Franco Migliacci, ricorda: «Sono un talent-scout, perché ho sempre avuto la passione di scoprire le stelle. Mia Martini, quando l'ho incontrata io, era già una stella di prima grandezza. La sua luce era abbagliante, ma a tratti, perché il suo cielo non era sempre sereno. Ogni tanto la perdevo di vista, poi all'improvviso la vedevo risplendere più di prima. Fu durante uno di quei periodi di offuscamento che io e Claudio Mattone decidemmo di scrivere una specie di credo. Un disperato canto di speranza. Fu una grande emozione e a riascoltarla oggi si capisce perché la stella di Mimì risplenderà per sempre. Il suo cielo sarà eternamente sereno. Io... ci credo». «All'epoca - aggiunge Claudio Mattone - ero convinto che il pezzo non fosse concluso e avesse bisogno di una nuova parte musicale, perché mi sembrava che andasse avanti in maniera troppo parallela. A risentirlo oggi ho ricevuto l'impressione contraria: mi sembra invece un brano molto ricco di suggestione». In effetti, Credo è un esemplare a suo modo unico nel panorama canzonettistico italiano. Brano di notevolissime intuizioni timbriche, e dalla raffinata strumentazione, incastona un testo particolarmente sentito su un'orchestrazione che risente delle pennellate coloristiche di Debussy, tanto nell'organico strumentale (si veda l'ampio uso dell'arpa, che fu strumento prediletto dal grande compositore francese, o gli inusitati accordi affidati agli ottoni gravi) quanto, a voler operare una disamina strutturale più approfondita, nei frammenti di scale esatonali o per toni interi, un caso pressoché unico nel mondo della musica cosiddetta «leggera». Al fianco di queste preziosità, il brano assume una piega sottilmente sensuale grazie all'intervento di percussioni afro che rendono ancor più caratteristica questa rara canzone. Ma, nonostante le premesse, Credo ottiene scarsi riscontri di vendita, fatto più che normale per un disco che - essendo Mimì legata contrattualmente alla RICORDI - non poteva ottenere dall'artista alcuna promozione diretta. L'unico veicolo pubblicitario è costituito da un manifestino promozionale, che la casa discografica distribuisce ai negozianti per segnalare agli acquirenti l'esistenza del disco. Questo, tuttavia, non basta a incrementare le vendite, tanto che la RCA, scoraggiata dall'inaspettato flop, si limita a stampare pochissime copie del disco, oggi ricercatissimo da fans e collezionisti. In occasione della Mostra di Venezia, realizza con Cesare Montalbetti un nuovo servizio fotografico destinato al long-playing Nel mondo una cosa, che la RICORDI mette in commercio in Autunno inoltrato. Per questa copertina, l'art-director fonde pittura e fotografia, facendo apparire le immagini sullo sfondo di un cielo all'imbrunire, con nuvole, stelle e arcobaleni. «Le fotografie interne - commenta Montalbetti - le scattammo in un'alba di fine Estate sulla spiaggia di fronte all'HOTEL EXCELSIOR al Lido di Venezia. Come si può notare, molte furono realizzate in controluce. Le foto di prima e di quarta di copertina le scattammo a Milano, nel nostro studio. Di queste ultime non ricordo molto, se non per il particolare dell'aeroplanino che Mimì teneva nella mano destra. Si chiamava "Pippo" ed era il pezzo preferito della mia collezione d'aeromodelli in balsa, un oggetto che, con la mente, mi ha sempre riportato all'infanzia. Non ricordo il motivo per cui decidemmo di inserirlo, ma credo che ci fosse un collegamento con lo sfondo di cielo su cui le fotografie sarebbero apparse». Il quattro Settembre del '72, completata la parte iconografica, Mia torna negli studi della RICORDI per iniziare le registrazioni del suo primo album prodotto dall'etichetta milanese. Con lei, nella registrazione delle basi, figurano Dario Baldan Bembo alle tastiere, i fratelli Fabrizio e La Bionda alle chitarre acustiche e Ruggero Stefani (ex componente dei Fholks e della Nuova Equipe '84) alla batteria. Con questo musicista, la cantante fonda assieme a Franco Ventura, Claudio Barbera e Franco Giambanco il gruppo «Fish & Chips», col quale realizza la tournée 1972-73. Tutte le canzoni dell'album le registra nella storica sala RICORDI di via dei Cinquecento, a Milano. «Una sala veramente insolita - come ricorda il tecnico del suono Dino Gelsomino - dal momento che non era altro che il cinema d'oratorio annesso alla chiesa di San Michele e Santa Rita. La sala era adibita alle proiezioni nel solo fine settimana: dopodiché liberavamo la platea dalle poltrone, trasformandola in un vero e proprio studio di registrazione. Ho cominciato a lavorare con Mia Martini fin dal provino di Piccolo uomo, che registrammo sicuramente con un apparecchio a quattro piste. La versione definitiva, invece, fu registrata su un avveneristico otto piste della 3M: un apparecchio che la RICORDI ebbe per prima, in Italia, e che inaugurò con la registrazione di un album dell'Equipe 84, Stereoequipe. Dopo il provino di Piccolo uomo venne l'incisione ufficiale, che - lo ricordo bene - riuscimmo a concludere nell'arco di una sola giornata con la partecipazione ai cori di moltissimi autori della RICORDI. «Da allora, ho preso parte assieme a Carlo Martenet e Walter Patergnani alle registrazioni di tutti i suoi dischi lanciati dalla RICORDI. Le registrazioni avvenivano sempre di sera: in genere, iniziavamo tra le ventuno e le ventidue e, spesso, raggiungevamo la mezzanotte, effettuando turni di tre ore. «Dal punto di vista tecnico, ricordo che Mimì registrava con due soli tipi di microfoni: il "Neumann 87" e il "Neumann 77", modello - quest'ultimo - che, nonostante i suoi difetti (temeva l'umido e quindi poteva "impallarsi" con facilità), lei preferiva di gran lunga al primo. Quale ricordo ho della sala d'incisione con Mia Martini? Sicuramente un ricordo bellissimo, perché ogni volta che incideva un brano, tutti - in sala - vivevamo una nuova emozione. Ricordo che arrivava sempre assieme a Sanjust, il quale, oltre ad essere il suo direttore artistico, era (ed è tuttora) un musicista di prim'ordine, quindi un consigliere molto prezioso per Mimì. «Di lei, come persona, conservo delle impressioni variegate. Ricordo la sua riservatezza, la sua precisione, la sua professionalità... Nei miei confronti, poi, aveva una specie di "debole", se così possiamo definirlo. Magari veniva una volta a settimana a registrare una canzone e, ogni volta che arrivava, mi regalava una quantità enorme di giornali femminili: "Portali a tua moglie - mi diceva - perché so che li legge volentieri". E ogni volta che tornava, il simpatico rito si ripeteva. Anche in questi piccoli gesti, insomma, si rivelava per quello che era: una ragazza semplice e amabile che non dimenticherò mai...». Per questo long-playing si ispira a un repertorio meno generazionale, rispetto a Oltre la collina, ma più raffinato. La scelta è delle più felici. Infatti, dopo l'uscita dell'album, la critica parla di «un generale rinnovamento del suo concetto di interpretazione» e loda il recente mutamento di stile favorito dalla collaborazione col musicista Giovanni Sanjust. Incide canzoni assolutamente prive della «rabbia» insita nelle incisioni dell'anno precedente, ma non meno belle e intense di quelle. Questa metamorfosi viene favorita da numerosi fattori, ma soprattutto dal suo nuovo stato d'animo. Il successo, il calore della gente, la soddisfazione personale l'hanno addolcita parecchio ed è quasi scomparsa l'amarezza subita in tanti anni di gavetta. A conferma di questo felice stato d'animo, dichiara: «Ho incominciato a cantare canzoni d'amore, più normali, proprio perché non sentivo più il bisogno di esternare la mia rabbia che era, in effetti, abbastanza sfumata, anche perché cominciava il successo ed ero molto più soddisfatta di prima... Le canzoni di Oltre la collina le "sentivo" in quei momenti, oggi non riuscirei a cantarle con lo stesso spirito, né a scriverne altre simili. Io canto quello che sono. E adesso ho superato la crisi mistica, il trauma della reclusione e l'astio per mio padre...». Ragioni diverse l'avvicinano a musiche quasi all'antitesi con il rock suonato fino all'anno precedente col complesso «La Macchina». «In questo senso - spiega - è stato fondamentale il mio incontro con Joe Vescovi: devo ringraziare lui se ho potuto prendere contatto con un nuovo mondo musicale più suggestivo di quello che credevo di amare. Joe amava molto la musica classica e sinfonica e, grazie a lui, senza nemmeno accorgermene, si è verificato il miracolo: i complessi stranieri non li reggevo più e cominciavo a preferire la musica classica, che mi ha avvicinato a un altro tipo di musica e di interpreti. È strano, ma la musica classica mi ha allontanato dal rock elettronico facendomi scoprire una musica più delicata, che fa venire la pelle d'oca, che arriva al cuore. Il resto è venuto da sé: a Milano, ho conosciuto parecchi giovani che come me amano le chitarre acustiche al posto di quelle elettriche e che hanno tanta voglia di chiudersi in una cantina per mesi e mesi, lavorare in gruppo, scrivere canzoni, fare gli arrangiamenti, e tutto ciò disinteressatamente, solo perché amano la musica...». ( INDICE PARTE PRIMA: LA CARRIERA (continuazione) Capitolo 3: All'apice del successo (1972-1975) (continuazione) Capitolo 4: Andare via per poi tornare (1976-1985) PARTE PRIMA: LA CARRIERA (1947-1995) (continuazione) Capitolo 3: All'apice All'apice del successo Il periodo RICORDI (1972-1975) (continuazione) Difficile si rivela il lavoro di selezione dei brani da inserire nell'album. E almeno quattro canzoni vengono escluse all'ultimo momento, rimanendo per sempre inedite. Registra, fra le altre, Mondo nuovo, di cui si parlerà più avanti, A poco a poco e Mare aperto. Soprattutto, realizza una meravigliosa Suite della durata di dieci minuti, che costituisce l'ultimo episodio «progressive» della sua discografia. Questo piccolo gioiello consiste in una rielaborazione della già citata Karma 2426, scritta nel 1971. La nuova versione differisce da quella precedente per molti particolari. Infatti, il brano è stato rielaborato (e questo giustifica il titolo) in forma di «suite», ovvero in più tempi, ciascuno dei quali è caratterizzato da un tipo di musica, ora vivace e allegra ora lenta e solenne, con un'alternanza ritmica di particolare effetto. Le prime strofe - cantate più lentamente rispetto alla versione del '71 - sono accompagnate dalle sole chitarre acustiche, protagoniste - più avanti - di altri due tempi della «suite»: uno per sola chitarra e uno per piano, batteria e chitarra. Il resto della canzone si snoda con eguale andamento, alternando tempi solo strumentali a tempi cantati, con parti di testo anche modificate rispetto alla versione del 1971: una strofa contiene addirittura un'allocuzione a Maria e un bellissimo duetto con un anonimo vocalist. I brani editi risultano opera di autori giovanissimi: quasi tutti ventenni e, proprio perché giovani, capaci di imprimere alle loro canzoni un'impronta sognante, che fortunatamente non aveva niente di stucchevole o manierato. Luigi Albertelli scrive alcuni fra i testi più delicati del suo repertorio («vedevo in lei la parte femminile che è in ognuno di noi: per questo ho scritto canzoni estremamente ispirate, quasi mai costruite a tavolino»). Il primo frutto di questa collaborazione è Amanti, che Albertelli scrive in collaborazione con Maurizio Fabrizio, compositore che Mimì definisce subito «un imperdibile compagno di viaggio, dotato di classe e meravigliosa raffinatezza musicale». Il paroliere valorizza la musica con piccole finezze in fase di scrittura: infatti, è proprio Albertelli a ideare il prologo per sola voce, con cui la canzone si apre. Eccezionale è il risultato finale, che premia la bravura degli autori e dell'interprete per mezzo di recensioni come quella firmata da Enrico De Angelis, il quale scrive: «La musica è tanto connaturata ai versi che non la si nota nemmeno più: restano le parole, soavemente "conversate" come in una pièce teatrale». «Questa canzone - ricorda Maurizio Fabrizio - rappresentò l'inizio della mia collaborazione artistica con Mia Martini. Inoltre fu uno dei primi brani che realizzai nella mia carriera di musicista e arrangiatore, nonché il primo, in assoluto, ad essere tradotto anche all'estero. (5) Avevo un'esperienza molto limitata alle spalle, così mi lasciavo guidare da quelli che allora erano i miei principali referenti, cioè l'editore Michele Del Vecchio e lo stesso Albertelli. A quest'ultimo sottoposi la musica di Amanti e lui scrisse un testo bellissimo, senza che io gli fornissi alcun suggerimento sulla storia che poi venne fuori. Infatti, lascio che i miei parolieri si facciano trasportare da quello che la musica comunica, qualcosa che è insito nella musica e che gli autori dei testi, soprattutto quelli bravi, riescono a trasformare in una storia... Oltre ad essere una delle mie prime composizioni, Amanti fu anche una delle prime canzoni che contribuii a incidere in studio come chitarrista. Mi trovavo a Milano durante un periodo di licenza militare: in quei giorni Mimì stava registrando il pezzo e io, che già figuravo nel long-playing come autore, partecipai come chitarrista alla realizzazione del brano, cosa che avrei fatto, assieme a mio fratello, per tutti gli altri album incisi da Mia per la RICORDI». La delicata scrittura di Albertelli risalta anche grazie alle musiche di Massimo Guantini, un eccellente compositore (attualmente musicista della «Scala» di Milano) che scrive per Mia Martini la melodia di Questo amore vero, di cui lei registra anche una versione alternativa intitolata Mare aperto. Altrettanto suggestiva si rivela La Nave, una canzone che Dario Baldan Bembo compone ispirandosi alla celeberrima With a little help from my friends e che, nello stesso periodo, Caterina Caselli lancia in una versione alternativa intitolata Meglio morire che perdere te. Gli ultimi brani vengono scelti in base a requisiti più precisi. Alcuni titoli costituiscono un nuovo tentativo di rapporto con la canzone d'autore internazionale. Traduce e incide Mother di John Lennon, già pubblicata come lato B di Piccolo uomo, e propone gli adattamenti italiani di tre successi internazionali. Sergio Bardotti cura la traduzione di Valsinha, (6) un pezzo di Vinicius De Moraes e Chico Buarque de Hollanda, che Mimì indicherà più volte come la canzone più amata di tutto il suo repertorio. Maurizio Piccoli realizza l'adattamento di Sing a song (7) (un pezzo di Gary Wright che in italiano diventa Il tuo cuore di neve) e della più celebre Border song di Elton John, che lui traduce come Io straniera. «Avevo appena preso contatti con la RICORDI - commenta Maurizio Piccoli - e fatto ascoltare del materiale a Giovanni Sanjust. Il fatto che facessi il magistero di lingua inglese (all'Università di Cà Foscari a Venezia) stimolò lo stesso a richiedermi le versioni prima di Border song e poi di Your song da far eseguire a Mimì. Prima del suo arrivo alla RICORDI, avevo sentito qualcosa di lei e mi stupii, visti i precedenti "arrabbiati", della svolta "romantica" impressa da Giovanni Sanjust alla nuova produzione, sicuro però che la sua grande sensibilità anche stavolta avrebbe fatto centro. Non ricordo un primo incontro con Mimì. So solo che aveva uno strano fascino dato da una qualche insicura bellezza e un vestire, all'epoca, tra una "figlia dei fiori" e lo zingaresco. Eravamo pressoché coetanei ma mi è sempre sembrata la sorella maggiore... Riguardo alle versioni "eltoniane", devo dire che furono scelte per molte ragioni. Anzitutto erano successi: amavamo tutti Elton John e si disponeva di un pianista come Dario Baldan Bembo, che sapeva eseguire i brani con lo stesso gusto e la stessa bravura dell'artista inglese. Con Io straniera volevo raccontare di un profondo disagio, della stanchezza di soffrire, della ricerca di una pace che, purtroppo, arriva solo dopo un volo dalla scogliera, quando l'anima diventa un gabbiano dormiente senza meta, ma finalmente "leggera"... Tutt'altra ispirazione ebbi per Il tuo cuore di neve, dove affrontavo il tema dell'accoglienza, nel proprio, di un "cuore sconosciuto" e, quindi, del gesto d'amore spontaneo e disinteressato. È un altro tema che mi ha sempre stimolato...». Le restanti canzoni (Neve bianca, Un uomo in più e Tu che sei sempre tu) propongono un repertorio decisamente più trasgressivo. Infatti, pur scritti da autori diversi, questi brani affrontano un tema comune - quello della verginità perduta - in tempi in cui il dibattito su questo argomento non viene accolto con disinvoltura. Ovviamente, nessuno dei testi affronta il tema in maniera esplicita: il linguaggio abbonda di metafore o rimane circoscritto al generico, ma alcuni versi risultano inequivocabili nel loro significato. Particolarmente diretto è il refrain di Neve bianca, (8) che rielabora ironicamente la favola di Biancaneve, con la protagonista nei panni di una ragazza moderna che sfida tabù, pregiudizi e ipocrisie, sbandierando al mondo intero il canto della sua verginità perduta. Il tema della «prima volta» ritorna nei testi di Un uomo in più e Tu che sei sempre tu, anche se con toni più intimistici rispetto a Neve bianca. Tecnicamente importante è Un uomo in più, che le fornisce la possibilità di affrontare una delle interpretazioni più impegnative di tutto l'album, grazie ai repentini salti di ottava che caratterizzano l'inciso. Anche questa è una canzone dalla storia lunga e, in parte, inedita. Infatti, come direttore artistico, Giovanni Sanjust era solito proporre le musiche ancor prive di testo a diversi parolieri, così da poter scegliere in un secondo momento il testo più bello fra tutti quelli a disposizione. In questo caso, la musica di Baldan viene sottoposta a due autori: Michelangelo La Bionda, che scrive il testo intitolato Un uomo in più, e Sergio Bardotti, che ne scrive uno intitolato Mondo nuovo. Lei registra entrambe le versioni, ma solo Un uomo in più viene inserita nell'album e più tardi lanciata anche in Spagna, Argentina e America latina col titolo di Un amor mas. La versione intitolata Mondo nuovo rimane inedita: perlomeno quella registrata da Mimì. Infatti Dario Baldan Bembo e Nicola di Bari la recupereranno nel corso degli anni '70, inserendola nei loro lavori discografici. Di nuovo incentrato sul tema della «prima volta» è il testo di Tu che sei sempre tu, uno dei più belli di Maurizio Piccoli. (9) In questo caso, il testo risente di una delle tecniche compositive più ricorrenti nella scrittura di Piccoli: quello dell'accostamento per immagini. Si tratta di una tecnica che rinuncia a uno stile espositivo tradizionale (con soggetto, predicato e complementi), in favore di una narrazione che concepisce le strofe come una serie di sequenze cinematografiche. Esemplare è, da questo punto di vista, l'attacco (l'odore dell'erba bruciata@ la gru che faceva paura@ l'incanto accendeva la sera), che gioca ad accostare tre immagini (o, meglio, tre sensazioni che investono la sfera olfattiva e visiva), riuscendo a coinvolgere l'ascoltatore, come se a questi fosse dato di assistere alla scena. «Tu che sei sempre tu - commenta Maurizio Piccoli - mescola paesaggi e sensazioni di giovanili esperienze amorose (il luogo "della gru che faceva paura" all'epoca, nei primi anni '70, era riconoscibile: si trattava dello spiazzo erboso nei pressi della "curva della morte" in località Malamocco al Lido di Venezia, dove alla sera ci andavano le coppiette in macchina per amoreggiare e dove, per lungo tempo, ha stazionato una gru dismessa) e la presa di coscienza dell'uso sessuale subìto dall'interprete da parte di un amore che la "allevava con cura" per sfruttarla nel migliore (sarebbe meglio dire peggiore) dei modi. All'abbandono di un amante così spregevole non corrisponde, però, una totale liberazione dai ricordi che si alimentano di tutte le felici incoscienze passate. Da qui quel "non si fa sera più" e cioè il non riuscire più a trovare la poesia e la misteriosità di quei momenti comunque d'amore». L'originalità, che costituisce l'aspetto qualitativo migliore di Nel mondo una cosa, fa sì che la critica lo premi a fine stagione come migliore long-playing del 1972. Finalmente, il riscontro commerciale coincide con l'approvazione della critica, gettando le basi di un successo che inizia a brillare anche all'estero. Infatti, Mia viene scritturata nei più importanti show della televisione francese e tedesca, senza contare i frequenti interventi alla televisione svizzera, che in Autunno le dedica un lungo reportage a colori intitolato Incontro con Mia Martini. Altrettanto numerose risultano le ospitate televisive italiane, fra le quali menzioniamo una splendida performance al Disco D'oro '72 (dove, contro il parere della RICORDI, ripropone Gesù è mio fratello) e una curiosa interpretazione in stile circense di Donna sola, la sua ultima apparizione dell'anno, tratta dallo spettacolo natalizio Auguri Auguri. Il 1973 si apre con una magnifica notizia: tra Marzo e Aprile, la SIAE le comunica che Donna sola può essere già ritenuta la vincitrice della Gondola d'oro, avendo venduto più dischi fra tutte le canzoni partecipanti alla rassegna veneziana. Per la nuova stagione, Giovanni Sanjust non smentisce la sua fama di infallibile hits-maker e le aggiudica la bellissima Minuetto, una melodia dal sapore antico, che Franco Califano valorizza con un testo incentrato sul racconto «al femminile» di un amore difficile e degradante. Il titolo - scelto proprio da Baldan con riferimento al tipico basso albertino che apre la canzone - non ha alcun nesso con l'omonima danza del XVII secolo, ma serve come espediente per suggerire, anche nel titolo, i «ritmi» di una quotidianità difficile, vissuta con rassegnazione, nella triste consapevolezza del tempo che fugge. Avari di felicità passano i mesi e le stagioni, lasciando nella protagonista un senso di vuoto e solitudine incolmabili (e la vita sta passando su noi@ orizzonti non ne vedo mai@ ne approfitta il tempo e ruba, come hai fatto tu,@ il resto di una gioventù@ che ormai non ho più...). Ancora una volta è Giovanni Sanjust a difendere la validità di un brano di Baldan, contro i titoli proposti dagli autori più accreditati della RICORDI. «Mimì - commenta il musicista romano - era ormai una cantante di successo e gli autori facevano a gara per farle incidere le loro canzoni. Per il disco dell'Estate ricevetti varie proposte. Riccardi e Albertelli, ad esempio, mi chiesero se a Mimì potesse interessare una canzone come Vado via, che alla fine fu incisa da Drupi. Per Mimì, invece, mi aveva convinto subito una bellissima musica di Dario Baldan Bembo, Minuetto, che tuttavia era ancora priva di un testo. Per completarla, convocai nel mio ufficio di via Berchet i più fidati autori di Mimì (Bruno Lauzi, Maurizio Piccoli e Luigi Albertelli) e Franco Califano, che per il suo repertorio costituiva una novità. A quel punto, bandii una specie di gara d'appalto. Dissi chiaramente: "Ognuno scriva un testo e il più bello verrà inciso". Tutti e quattro si misero al lavoro, ma il risultato migliore mi sembrò quello di Califano, che ancora oggi ritengo un capolavoro assoluto. Mi ricordo che, per la registrazione delle parti corali, Mimì fu aiutata da tutto il clan della COME IL VENTO: nel coro sono infatti riconoscibili Maurizio Fabrizio, i fratelli La Bionda, Bruno Lauzi e persino Loredana Bertè e Adriano Panatta». Nonostante Sanjust abbia optato per il testo di Franco Califano, lei registra anche le versioni dei testi firmati da Bruno Lauzi, Maurizio Piccoli e Luigi Albertelli. Più cauto è Bruno Lauzi, il quale ricorda di aver proposto per la musica di Minuetto un testo intitolato Angeli e diavoli, che tuttavia non fu preso in considerazione e tantomeno provinato. Di un'edizione certamente registrata è invece noto il titolo: Salvami. «La sera in cui Baldan concluse la stesura di Minuetto - ricorda il batterista Andy Surdi - c'era una strana elettricità nell'aria. I tempi si erano ristretti notevolmente e alla casa discografica erano molto tesi, perché gli autori non erano ancora riusciti a trovare il brano più giusto per l'Estate musicale di Mimì. Così, non appena Dario terminò di perfezionare la melodia di Minuetto, chiamò subito l'editore Del Vecchio per comunicargli la notizia. Ascoltai il brano in anteprima e, la sera stessa, lo eseguimmo per la prima volta al CAPOLINEA di Milano: Dario all'organo HAMMOND, io alla batteria e Mimì che ci faceva da voce guida. Pochi giorni dopo registrammo un provino, bellissimo, e quando lo riascoltammo avemmo chiara la percezione di aver suonato un pezzo incantevole. Insomma, intuimmo subito che si sarebbe trattato di un grande successo». Quel provino doveva aver soddisfatto veramente Dario Baldan Bembo, al punto che questi - dopo aver ascoltato la versione registrata da Mia per il 45 giri - pronunciò una frase ormai storica: «Non ne venderemo una copia». Ma si sbagliava, dal momento che Minuetto risulterà, assieme a Pazza idea di Patty Pravo, il 45 giri più venduto in Italia nel 1973 e, in particolare, il disco di maggiore successo di tutta la discografia di Mia Martini. Il lancio viene affidato alla rubrica settimanale Adesso musica, dove lei rivela una presenza televisiva di grande effetto. Intanto, il 45 giri viene commercializzato dalla RICORDI con una suggestiva copertina ambientata nel famoso CAFFÈ GRECO di Roma. Il vinile entra nella classifica dei singoli più venduti e vi rimane sette mesi di seguito, facendole meritare un nuovo disco d'oro. Il successo di Minuetto è infatti clamoroso, al punto da farle ripetere la vittoria al Festivalbar, un risultato che soltanto lei, in tutta la storia di questo concorso, è riuscita a ottenere assieme a Lucio Battisti. Intanto, la stampa scandalistica le crea un'antagonista su misura. «A questo punto - commenta Mimì - hanno voluto crearmi una nuova rivale e la prescelta è stata Marcella, che con Io domani ha diviso con me la vittoria al Festivalbar. A ogni manifestazione dicono che siamo l'una contro l'altra, che ci odiamo, che ci rifiutiamo di farci fotografare insieme, ma non è assolutamente vero. Marcella è una cara amica e, in più, una cantante che io stimo molto». Lo strepitoso successo di classifica stimola la RICORDI a esportare il 45 giri in vari Paesi del mondo. Così Minuetto viene conosciuta anche in Spagna, Jugoslavia, Brasile e Giappone. Dal punto di vista collezionistico, le edizioni più interessanti sono quelle realizzate per il Brasile (dove Minuetto compare come lato B della canzone di punta Tu sei così) e il Giappone. Questa stampa si differenzia da tutte le altre per la seconda facciata (che in questo caso corrisponde a Piccolo uomo) e per l'inedita copertina apribile ad album. Intanto, in Giappone viene anche esportato l'album Nel mondo una cosa, che i collezionisti chiamano «il disco della Gioconda», per la somiglianza della foto di copertina col celebre quadro di Leonardo da Vinci. A questo punto, la RICORDI decide di ampliare il suo successo su scala internazionale. In vista di questo obiettivo, Mia inaugura una serie di incisioni in lingua francese, spagnola e inglese. Prima meta di questo progetto è la Francia, «un punto obbligato - spiega Alberigo Crocetta - perché un cantante italiano non può approdare direttamente a Londra o in America con un "volo diretto" senza correre rischi». Il discografico Eddie Barclay si accaparra l'esclusiva della produzione francese, mentre la direzione artistica viene affidata a Leo Missir e il perfezionamento della pronuncia alla cantante francese Patricia Carli, già nota in Italia per l'exploit conseguito al Sanremo del '64 in coppia con Gigliola Cinquetti. Tutto questo fa da prologo al lancio francese di Piccolo uomo, tradotto col titolo di Tout petit homme e ufficialmente lanciato dai microfoni di Europa Uno. Diversi anni dopo, la canzone verrà ripresa anche da un gruppo pop d'oltralpe, che la inciderà con lo stesso testo della versione lanciata dalla nostra artista. Il singolo ospita come lato B la versione italiana di Border song, che lei aveva già inciso per l'album Nel mondo una cosa. Tuttavia, il progetto originale prevedeva l'accoppiata di Tout petit homme alla versione francese di Donna sola, intitolata Femme seule e rimasta a tutt'oggi inedita. La stessa sorte tocca alle sue prime incisioni tedesche. Infatti, dalle pagine di un noto settimanale specializzato, Mia annuncia per la Primavera del '73 l'uscita delle traduzioni tedesche di Piccolo uomo e Donna sola, mai comparse nei negozi della Germania. Tuttavia, l'avvenuta incisione di Piccolo uomo in tedesco è stata recentemente confermata dalla trasmissione televisiva Serata pop, che ha proposto il seguente frammento tratto dal ritornello di Auf der Welt (questo il titolo della versione): Einmal wieder lachen kann@ du, frage ich mich immer wieder...@ Oh, auf der Welt gibt es ein Herz für mich@ Welt... auf dieser Welt reicht mir die Hand@ und sagt mir seine Liebe dachaus dagegen... «...potessi almeno ridere di nuovo@ io che mi chiedo sempre@ se c'è un cuore per me in questo mondo@ se c'è qualcuno in questo mondo che mi prenda per mano@ e mi dichiari il suo amore...»). Dopo la Francia, è la volta della Spagna, il cui mercato punta sulle traduzioni di Piccolo uomo e Donna sola, riunite su un unico 45 giri. Di questo singolo vengono stampate due edizioni, una standard e una promozionale, dotate di copertine fotografiche. Per i collezionisti, va inoltre segnalata un'edizione argentina (stampata su etichetta RCA VICTOR, con copertina standard forata), che si differenzia da quella spagnola per il fatto di essere accoppiata alla canzone Mi piace, presente sul lato B con il sottotitolo di Me gusta. Dopo le incisioni estere, ritorna in Italia, dove il successo di Minuetto ha creato una grande aspettativa sull'album estivo, che Mia intitola Il giorno dopo, in omaggio a quello che lei stessa definisce «il suo credo della speranza». «Si pensa sempre - dice - che il giorno dopo sia migliore di quello precedente e io sono convinta che la speranza sia la molla indispensabile per tenersi su, per fare di più e meglio. Per questo, ho scelto un titolo che inneggia alla speranza e alla sopportazione del presente, invitando a quel futuro immediato che è, appunto, il giorno dopo, l'alba che spunta dopo un giorno di tempesta». Per le illustrazioni dell'album, Alberigo Crocetta commissiona numerosi servizi fotografici ad altrettanti ritrattisti del settore. Elisabetta Catalano realizza un bellissimo reportage giocato sulla somiglianza della cantante con Greta Garbo. Guido Harari, che in futuro firmerà alcune fra le sue copertine più belle, realizza un servizio fotografico ambientato sul palcoscenico del GEO, un locale della riviera adriatica. Roberto Rocchi, che da ultimo si aggiudica l'appalto, allestisce un meraviglioso servizio di foto antichizzate, che vengono inserite nell'opuscolo allegato a Il giorno dopo. Invece, per la foto di copertina, si ispira al manifesto di un celebre film con Marlene Dietrich, Shanghai Express. «Alberigo Crocetta - commenta Rocchi - dava molta importanza ai servizi fotografici, perché li riteneva indispensabili per valorizzare, sia pure esteriormente, il prodotto discografico. Era infatti lui che mi spiegava l'atmosfera che dovevo creare nelle copertine, suggerendomi "l'idea" che l'immagine avrebbe dovuto rendere. Tra l'altro fu proprio Crocetta ad ambientare tutte le fotografie utilizzate per Il giorno dopo. Ricordo che lo scatto di copertina (quello in cui Mimì apre la porta) lo realizzammo all'interno del suo studio di Roma, mentre le foto dell'opuscolo furono ambientate sulla sua terrazza. Di lei e di questi servizi fotografici conservo dei ricordi molto piacevoli. Il nostro era un rapporto basato prevalentemente sull'umanità, sulla complicità che può esserci tra due giovani poco più che ventenni. Dal punto di vista tecnico, devo dire che non era un soggetto "facile" da fotografare: la sua era una bellezza che andava scoperta piano, prendendo i giusti tempi e creando le dovute atmosfere. In compenso, sapeva essere molto intensa ed espressiva...». Alla registrazione dell'album partecipano musicisti quasi del tutto nuovi rispetto al precedente. Infatti, oltre che dal solito quintetto-base, (10) le musiche vengono registrate da Andy Surdi e Furio Bozzetti (batteria), Massimo Luca (chitarre acustiche) e Mino Fabiano (basso). Un'altra novità è costituita dai «Grimm», un trio stabile di coristi, formato dai fratelli Carlo, Enzo e Pino Romano. Con un team di collaboratori così validi, il risultato finale si rivela eccellente. E Il giorno dopo viene confortato da un ottimo riscontro commerciale e dall'apporto di incoraggianti recensioni. L'album rivela caratteristiche molto diverse da quelle preannunciate nelle interviste. Infatti, nei mesi che precedono l'uscita, la cantante parla di questo disco come di un lavoro progettato in maniera simile a Oltre la collina: vale a dire un album a tema unico, concepito come un'opera divisa in due parti. Non sappiamo quali motivi provochino un cambio di rotta così evidente, ma Il giorno dopo risulta un album molto diversificato, in fatto di musiche e testi, ma omogeneo per gli arrangiamenti di Natale Massara e Gianfranco Lombardi. Come nel lavoro precedente, varie canzoni sono tratte da originali esteri di grande successo. Una di queste versioni è Señora, che Mia Martini desume dal repertorio del poeta spagnolo Juan Manuel Serrat. (11) A questo punto, tributa un nuovo omaggio a Elton John, riprendendo il suo capolavoro, Your song, che Maurizio Piccoli ha adattato all'italiano con il titolo di Pic-nic. L'adattamento si discosta dal tema originale e inventa una nuova, suggestiva situazione testuale. Le parole suggeriscono dalle prime battute l'ambiente naturale che fa da sfondo al testo: un verde querceto sulla riva di un fiume, nella cui pace la protagonista ricorda (in un racconto a metà strada tra il sogno e la visione) le immagini più malinconiche del suo amore passato. «In questa canzone - commenta Maurizio Piccoli - volevo raccontare della continua frequentazione dei sentimenti passati in quelli presenti e viceversa. È un tema che mi è carissimo, specialmente quando parlo d'amore». La realizzazione musicale è particolarmente curata, anche perché al pianoforte si siede lo stesso arrangiatore, Natale Massara. «Avevo trascritto scrupolosamente l'arrangiamento della versione originale - dice il musicista - ma registrando il provino mi ero accorto che il pianoforte doveva creare delle sfumature sonore che, essendo inscrivibili nella partitura, solo io, come arrangiatore, potevo conoscere. Così, piuttosto che spiegare al pianista l'effetto che volevo dare all'esecuzione (ammesso che si possa esprimere con le parole quella che rimane una pura "sensazione" musicale), mi sedetti al piano di persona». Quest'album testimonia anche una delle sue amicizie più recenti e importanti. Infatti, proprio in questo periodo conosce Antonello Venditti, cantautore ancora poco noto al grande pubblico. Venditti rimane subito affascinato dal suo carisma e, per lei, scrive la musica della canzone Ma quale amore, che Franca Evangelisti, l'autrice forse più valida della cosiddetta scuola romana, perfeziona con un testo dominato da due registri interpretativi: uno dolce e sognante, l'altro dolente e arrabbiato. Questo dualismo, che si risolve in una delle sue migliori interpretazioni, rivela uno stile unico, una voce particolare, che ora accarezza e ora graffia, in piena sintonia con le situazioni offerte dal testo. La critica è entusiasta e Renzo Arbore recensisce Ma quale amore come «la canzone in cui si può ascoltare la più vera Mia Martini grazie a un testo spregiudicato e sentito». La storia è quella di una donna che ricerca la sua dignità in un rapporto amoroso naufragato per la rozzezza e l'opportunismo dell'uomo. «A Mimì - commenta Franca Evangelisti - piacque subito la musica di Antonello Venditti, che, all'epoca, frequentava assieme a me la IT di Vincenzo Micocci. Antonello era proprio agli inizi della sua carriera e aveva inciso un solo disco, Theorius Campus, in collaborazione con un altro celebre esordiente come Francesco De Gregori. Iniziai a lavorare sulla sua musica (Antonello, all'epoca, era molto affascinato dalle sonorità di Elton John) e, quando il pezzo fu completato, lo facemmo ascoltare a Mimì. Lei, avendo già cantato un brano come Amore amore un corno!, ne rimase entusiasta, al punto da definirla una canzone "a misura" della sua psicologia femminile. Il mio testo, infatti, affrontava un tema molto sentito da lei come donna. Raggiunto l'accordo, iniziò ad attendere il provino definitivo, ma la IT non si decideva a mandarle il nastro, rischiando di farci perdere questa occasione. Una bella mattina mi chiamò Giovanni Sanjust, all'epoca suo direttore artistico, chiedendomi i motivi di quel ritardo: alla RICORDI avevano quasi terminato la selezione dei brani dell'LP e i tempi erano ormai stretti. Indispettita dal disguido, reagii immediatamente: "...Aspetta pochi minuti e vedrai che la canzone te la porto io stessa" gli dissi e, col nastrino su cui avevo lavorato (quello suonato e cantato da Venditti nel solito inglese maccheronico), lo raggiunsi. Nel suo ufficio trovai anche Mimì, che - ancora lo ricordo - indossava una delle sue famose gonne zingaresche. Ci accovacciammo a terra, vicine, e finalmente le feci ascoltare dalla mia voce la versione definitiva della canzone. Lei confermò il giudizio favorevole del primo ascolto e, pochi giorni dopo, entrò in sala di incisione. Naturalmente, registrò il brano in maniera superlativa, ma al di là dello spessore interpretativo, rimasi colpita dalla bravura con cui aveva registrato il finale della canzone, che diventava difficile per via di un articolato controcanto: un gioco fonetico (come quello della paronomasìa tra "scena" e "scema") ispiratomi dallo stesso provino di Venditti, in cui lui aveva impiegato dei suoni molto particolari che io trasformai in un testo di senso compiuto». Anche i fratelli La Bionda non deludono le aspettative, scrivendo la canzone Mi piace, che si rivelerà uno dei brani più giovani e accattivanti della raccolta. «Avevo pensato di fare una canzone "nuova" - commenta Carmelo La Bionda - un pezzo giocato sullo stile di Joni Mitchell, ma soprattutto "nuovo" nel modo di gestire il ritmo delle parole rispetto alla metrica tradizionale. Venne fuori questa canzone, che io ho sempre amato molto, pur sapendo che, per il suo carattere sperimentale, non avrebbe mai potuto essere una canzone "da 45 giri", un pezzo di consumo, insomma. Ma non mi importava... Avevo grande stima di Mimì e sapevo che, come Artista, lei poteva dare di più con canzoni slegate dagli schemi tradizionali (sia pur validissimi, dal punto di vista musicale), in cui si era introdotta con gli ultimi successi. Di conseguenza, la misi alla prova con questo pezzo. Mi ricordo che il testo doveva essere fresco, cercando di affrontare il tema del sesso senza aura di peccato, con semplicità e immediatezza; ma la cosa fondamentale fu l'uso di una ritmica melodica diversa dal solito. Un modo molto legato di esprimere le frasi, con una marcata irregolarità sillabica che in alcuni punti rasentava lo scioglilingua. Il ritornello invece rientrava negli schemi lineari della melodia: una specie di compromesso con la tradizione». Un altro pezzo di taglio giovanile è La discoteca di Maurizio Piccoli, il cui testo è il ricordo dei primi approcci sentimentali, della speranza che l'amore - visto qui come tenerezza - riesca a vincere la solitudine ma soprattutto la contraddizione, spesso irrisolvibile, tra l'amore fisico e quello spirituale. Molto interessante è la resa acustica del brano, merito di un arrangiamento altrettanto originale. Alla prima strofa, che contiene un'introduzione vocale scandita da alcune note di basso, segue la seconda, che si arricchisce di un flauto e di un lievissimo sottofondo d'archi, per concludersi - all'inizio della terza - con l'ingresso dell'intera sezione ritmica, organo e batteria. Una particolare menzione la meritano i brani firmati da Albertelli e Guantini: Tu sei così (che descrive una delicata storia d'amore tra una donna e un ragazzo molto più giovane di lei) e Dimmelo tu, un raffinato slow che Dario Salvatori annovera in una recensione fra i titoli più interessanti dell'album. Superiore a tutte risulta Dove il cielo va a finire, una canzone che Maurizio Fabrizio scrive in memoria di un amico scomparso. Chiara è la metafora predominante, che paragona la morte a un viaggio ai confini dell'infinito, con l'anima che percorre le inesplorate regioni dell'universo, fino ad approdare a un magnifico regno di cose perdute. Quell'aldilà in cui è quasi paradossalmente possibile «rinascere». Questo stupendo inno alla vita oltre la morte trova la sua ideale continuazione ne La malattia di Maurizio Piccoli, una canzone che, oltre al fascino della musica, vanta anche un testo indefinito dal punto di vista tematico. Infatti, la «malattia» contro la quale lotta il protagonista potrebbe essere il mal di vivere, cioè la depressione, o anche la tossicodipendenza. Il resto dell'album non viene meno alle premesse e contiene canzoni, come Bolero e Il guerriero, che si collocano ai primi posti di un ipotetico song-book di Mia Martini. Bolero nasce da un'iniziativa di Loredana Bertè. È infatti lei a intuire le potenzialità della bellissima musica di Dario Baldan Bembo (un vero e proprio bolero, come indica il titolo) e a far scrivere il testo a Maurizio Piccoli e Leonardo Ricchi, i quali elaborano con eccezionale sensibilità il tema dell'amore lontano, perduto o mai avuto. Ma, contro ogni aspettativa degli autori, il testo incontra subito un problema di censura. Una strofa (poi modificata) inneggia alla libertà di pensiero e d'azione con un verso (lo sai che il pensiero è un gesto libero se vuoi) che in anni di terrorismo può sicuramente essere male interpretato. (12) Più tranquilla è la gestazione de Il guerriero, che è la versione al femminile di un brano lanciato dal suo stesso autore, Maurizio Piccoli, al Disco per l'Estate del '73. «All'epoca - commenta il cantautore veneziano - peccavo certamente di inesperienza, di poca commercialità, di "concretezza". Per migliorare il testo (la musica piaceva già così com'era, specialmente al maestro Gianfranco Lombardi) fu chiamato Franco Califano, autore più esperto e maturo. In effetti, non ci furono molte variazioni rispetto al testo originale ma un qualche miglioramento sicuramente si avvertì... Il brano è alquanto chiaro nel testo ed è nato dai momenti di stanchezza e di noia in un rapporto amoroso. La quasi totalità dei brani che ho scritto e scrivo hanno avuto e hanno proprietà curative del mio equilibrio psicologico. In un momento in cui l'abitudine e la noia stavano per distruggere un mio rapporto importante, cantare "che l'amore ha il diritto di averlo soltanto chi spera" era alquanto tonificante e mi stimolava a credere in positivo». Il giorno dopo ottiene il meritato successo e arriva fino al quinto posto nella classifica degli album più venduti. Lo stesso risultato viene raggiunto in Giappone, dove il disco è stato nel frattempo esportato, mantenendo inalterate le caratteristiche grafiche dell'edizione originale. A Settembre, partecipa alla Mostra di Venezia con Il guerriero e Bolero, brani che la RICORDI vorrebbe lanciare con un apposito 45 giri. Viene allestita la copertina, ma il disco non viene mai commercializzato. (13) Probabilmente perché Ravera, organizzatore della Mostra, ha nel frattempo cambiato la formula del concorso, al quale non si partecipa più con un disco singolo, ma con un intero long-playing. A Venezia, riceve la GONDOLA D'ORO per le vendite di Donna Sola, mentre Il guerriero viene iscritta dall'etichetta milanese a Pokerissimo, un concorso organizzato dalla RAI. È in quest'occasione che Il guerriero esce finalmente su 45 giri, accoppiata alla canzone Stealin' degli Uriah Heep. Con i brani de Il giorno dopo, partecipa alle trasmissioni televisive più importanti della stagione. Minuetto e Signora vengono presentate a Senza rete, Il guerriero a Under 20, Bolero e La malattia a Venti minuti con Mia Martini, uno speciale a colori che la televisione svizzera trasmette nel mese di Luglio. Infine, incanta il pubblico europeo con Dove il cielo va a finire, che le permette di rappresentare il nostro Paese nel musical Appuntamento Italiano, una trasmissione edita dai maggiori networks europei. In Autunno riceve parecchie soddisfazioni, anche in ambito giornalistico, e Il Resto del Carlino la premia, assieme ad Antonello Venditti, come migliore artista dell'anno. A Ottobre, il settimanale Il Monello le dedica un'intera monografia a colori inserita nella collana degli speciali intitolati IO PROPRIO IO. Poco dopo, è la volta di un lungo memoriale in tre puntate, che lei stessa scrive per uno dei settimanali più letti in Italia. Tutto questo dimostra la grande attenzione rivolta nei suoi confronti dalla stampa italiana. Da Giugno a Settembre sono stati ben dieci i periodici che l'hanno avuta in copertina, a conferma di una popolarità in forte ascesa. Infatti, poco più di un anno di attività alla RICORDI le ha fruttato la pubblicazione di cinque dischi di successo (tutti dischi d'oro), per un totale di oltre un milione e mezzo di copie vendute. Il 1974 è un anno di vera metamorfosi per Mia Martini, anche a livello di look. Lei, che fino a questo momento non è riuscita a rendere un'immagine di sé ufficiale e duratura (da qui, l'appellativo della «cantante senza volto»), si trasforma in una «sophisticated lady» dai colori sfumati e i vestiti eleganti. A un tale mutamento di immagine corrisponde anche il tentativo di infondere una svolta importante nell'attività concertistica. Così, pensa di disertare le platee tradizionali in favore di uno spettacolo a metà strada tra il concerto vero e proprio e il teatro militante. «Farò pochissime serate - dichiara - in tutto venti all'anno. Organizzerò al più presto un vero spettacolo musicale, accompagnata dagli stessi strumentisti che suonano le basi dei miei dischi, con un allestimento scenico semplice. Niente balletti, niente show, perché io sono una cantante e non una show-girl...». Sulla base di queste premesse, organizza inizialmente una tournée teatrale con Cochi e Renato. In seguito, opta per un musical con i New Trolls e, infine, accenna a una collaborazione con Alighiero Noschese, al cui fianco dovrebbe esibirsi in uno spettacolo itinerante sotto il tendone di un circo. A un certo punto, si fa più insistente la notizia di una collaborazione teatrale con Lucio Dalla. Ma nessuno di questi progetti giunge in porto e lei si trasferisce nuovamente in Francia per registrare la prima versione estera di Minuetto. Per la traduzione di un testo così intimistico viene interpellata Vline Buggy, una delle migliori autrici locali di musica leggera, che scrive per Mia Martini un bellissimo adattamento intitolato Tu t'en vas quand tu veux. La sua voce perfeziona il tutto e l'interpretazione risulta così bella da superare l'intensità della versione originale. Il trampolino di lancio è rappresentato dal MIDEM di Cannes, la mostra internazionale del disco. La critica francese si rivela generosa, al punto che l'artista che per la stampa italiana era rimasta «la rivale di Orietta Berti» viene rivestita di entusiasmanti complimenti, arrivando a essere paragonata ora a Edith Piaf e ora a Billie Holiday. Tanto successo viene confermato dai numerosi inviti a partecipare alle più importanti trasmissioni televisive europee. La tv belga le dedica un intero spettacolo musicale di un'ora, mentre la televisione svizzera la ospita in Cordialmente dall'Italia, un programma condotto da Corrado. La vera affermazione televisiva avviene in Francia: prima nel contesto di un importante show condotto da Omar Sharif e, successivamente, nel famoso programma Top à Jacques Dutronc, che qualche tempo dopo ospiterà anche Lucio Battisti. Più intenso è l'impegno discografico per la Spagna, dove Mia incide in lingua tutte le canzoni dell'album Nel mondo una cosa, a eccezione di covers già adattate all'italiano come Io straniera e Valsinha. Le traduzioni vengono ospitate nel long-playing Mia Martini en español, edito in Primavera e lanciato dal 45 giri con la relativa traduzione di Minuetto. Le stesse canzoni, con i titoli in alcuni casi rinnovati, (14) circolano anche in Argentina, Venezuela e Brasile, incise nell'album Mi cantar enamorado, che si differenzia dal precedente per la foto di copertina. Il successo riscosso dai due album è notevole, soprattutto in Argentina, dove Mi cantar enamorado, oltre a ricevere un buon riscontro commerciale, viene anche notato dagli addetti ai lavori e, in particolare, dalle più apprezzate vocalist locali, che iniziano a «coverizzarne» il repertorio. I risultati migliori sono raggiunti da Valeria Lynch (cantante presente anche al nostro Festival di Sanremo, nel 1990), che incide Donna sola in spagnolo proponendo in concerto varie canzoni tratte dall'album di Mia. È proprio la musica brasiliana a coinvolgerla in un nuovo progetto artistico di carattere internazionale. Infatti, partecipa in Primavera alla realizzazione della compilation Samba do Brasil, lavoro in cui il suo nome figura nei cori di canzoni di Vinicius De Moraes, Toquinho e Jobim, oltre che nella famosa Corazon di Carole King. In seguito a questa esperienza, dichiara di volersi dedicare alla realizzazione di un disco interamente incentrato sulle sonorità e le atmosfere musicali del Brasile: un progetto, in verità, rimasto nel cassetto. Intanto, rinnova fino al 1978 il contratto discografico con la RICORDI, dedicandosi immediatamente alla ricerca di nuove canzoni. Numerosi brani vengono registrati e mai più utilizzati. Fra gli altri, provina una stupenda versione di Chi (è più solo di così), lanciata dai fratelli La Bionda al recente Festivalbar, e le canzoni Adesso vai e Incontro al sole. Nel frattempo, inaugura una nuova formazione internazionale, MIA MARTINI E GLI EXPO 80, con i quali tiene una serie di memorabili concerti in Italia, Francia e Canada. Con questo gruppo - formato da quattro uomini e due donne che eseguono un sound a metà strada fra il blues, il pop e la musica brasiliana - incide in Italia l'album È proprio come vivere, da cui viene estratto il singolo estivo incentrato su Inno ed E stelle stan piovendo. Inno è una canzone musicalmente diversa dalle precedenti, che Dario Baldan Bembo paragona a tutt'oggi a «un quadro incompiuto», in quanto non riuscì mai a trovare un refrain, cioè un'alternativa melodica, al tema portante. Infatti, Inno è una canzone anomala, poiché quella che appare come la prima strofa del pezzo è in realtà il ritornello, reiterato per tutta la durata dell'esecuzione con un salto di ottava. Per immaginarsi l'atmosfera che suggerì il testo di Maurizio Piccoli, basterebbe pensare a una fresca serata estiva, alla spiaggia deserta del Lido di Venezia e a un grande falò con un gruppo di ragazzi ventenni, intenti ad ascoltare le melodie accattivanti che la chitarra di uno di loro sta magicamente evocando tra il calore del fuoco, la luce della luna e lo scenario delle stelle. «In questa canzone - commenta Maurizio Piccoli - si ritrova il tema dell'amore che viene, che va, che si brucia e si ricrea e del tenerlo vivo sperandoci e cantandolo... C'è molta fisicità dietro l'apparente poesia della felicità che si trasforma in un fiume sotterraneo (l'impeto amoroso) poi "bevuto" dal partner». Nonostante le premesse, Inno non ricalca i precedenti successi estivi. Pur essendo un brano molto raffinato, gli nuoce la mancanza di un ritornello facilmente memorizzabile: l'assenza della «frase» che resta nella memoria. Tutto questo causa un fenomeno molto particolare nelle vendite del disco. Infatti, è il suo lato B, intitolato E stelle stan piovendo, a superare in classifica Inno, facendo sì che lo stesso singolo (caso molto raro nella storia italiana dell'hit parade) figuri in classifica con due canzoni diverse, cioè come se fosse costituito da due facciate A. Per questo motivo, la Ricordi si affretta ad effettuare una veloce ristampa del 45 giri, invertendo l'ordine di inserimento dei brani e riconoscendo a E stelle stan piovendo il ruolo che avrebbe meritato fin dall'inizio della promozione, ovvero quello di brano-leader dell'Estate 1974. Si dice che Mimì fosse molto attratta da questa canzone e, particolarmente, dal suo titolo. «Le stelle - dichiarerà in un'intervista - mi affascinano, perché mi danno il senso dell'infinito, ma senza incutermene lo sgomento e l'angoscia. Ci sono le stelle nelle mie canzoni, ci sono le stelle nei miei ricordi e quando posso contemplarle, mi sento felice». «Il tema di E stelle stan piovendo - aggiunge Maurizio Piccoli - è quello dei primi rapporti amorosi ("hai rotto tu il mio ramo"), conditi di poesia e di un felice consumarsi. Il testo abbonda di metafore: "le navi affondate" simboleggiano gli insuccessi dei miei trasporti amorosi, "le reti perdute" le mie braccia aperte all'amore... Qui, come in altri miei brani, uso l'espressione "stasera ho bevuto anch'io" con il significato di inebriarsi, ma più importante ancora è "soffiare nel cuore", che io intendo nel senso di "dare dimensione dal nulla" come avviene nell'arte del vetro di Murano. La frase sta dunque per "hai dato la vita al mio cuore"». Queste canzoni sono anche comprese nell'album È proprio come vivere, un titolo che riflette il suo concetto di interpretazione. «In quasi tutte le mie canzoni - dice - io vedo una parte di me e le canto come se fossero pezzi della mia vita... Cantare significa essere protagonista, sentire le storie che canto come se fossero mie, proprio come se le stessi "vivendo". Purtroppo nella mia vita l'amore mi ha spesso lasciata sola e io sono una donna che ha paura della solitudine e che ha tanto bisogno d'amore... un amore che il più delle volte io canto soltanto». Di questo long-playing colpisce anzitutto la bellissima copertina, ispirata ancora una volta al manifesto di un famoso film con Marlene Dietrich, Angel, girato nel 1937. Anche in questo caso, la copertina viene ideata da Alberigo Crocetta e realizzata da Roberto Rocchi con la grafica di Mauro Piccini. L'album rivela caratteristiche molto diverse da quelle preannunciate nelle interviste. Infatti, nei mesi che precedono l'uscita, Mia parla di questo disco come di un lavoro «a dimensione cantautorale», con i testi scritti dal poeta Roberto Roversi, che in quegli anni è il fedele braccio destro di Lucio Dalla. Particolarmente complessa si rivela la scelta dei brani, al punto che Mia registra parecchie canzoni, molte delle quali restano inedite. Fra i titoli esclusi compaiono: Altissimo verissimo, nato dalla collaborazione di Maurizio Piccoli e Pino Donaggio, Eppure stiamo insieme, che riprende il dialogo di due innamorati in crisi, e, infine, Che settimana, un pezzo molto divertente, che verrà inciso più tardi dai PUFF, un complesso che prendeva il nome (leggendolo così come si pronuncia: «paf») dalle iniziali dei suoi tre componenti: Popi Fabrizio (autore, insieme a Luigi Albertelli), Andy Surdi e Furio Bozzetti. (15) Tuttavia, l'esclusione più clamorosa riguarda la canzone Ruba, di Antonello Venditti, che la stessa Mia interpreta in diretta nazionale durante l'anteprima radiofonica (16) dell'album È proprio come vivere. Non sappiamo quali motivi ne impediscano l'inserimento; sta di fatto che questa esclusione costituisce a tutt'oggi un vero enigma per gli appassionati. Oltre a Venditti, un altro nome celebre che partecipa alla stesura dei brani è Maurizio Vandelli dell'EQUIPE 84. È infatti lui che scrive, assieme a Piccoli e Baldan, la canzone Un'età, storia di un amore ormai finito che il protagonista cerca a tutti i costi di rivivere, nell'impossibilità di dimenticare «quella lei» che il tempo non potrà mai cancellare. «Se ricordo bene - commenta Maurizio Piccoli - avevo scritto questo testo riferendomi a una situazione realmente vissuta da un amico, che tentava di "rientrare" in una situazione amorosa precedentemente vissuta». Albertelli non smentisce le sue doti di eccelso paroliere e, per lei, scrive il testo della splendida Domani, che ancora oggi viene ritenuto uno dei vertici del suo repertorio. La musica di Giancarlo Colonnello e il raffinato arrangiamento di Natale Massara fanno di questa canzone un piccolo capolavoro di raffinatezza e buon gusto. La voce, quasi sussurrata, introduce la prima strofa «a cappella», poggiandosi fino alla fine su un tappeto sonoro per soli archi e chitarra. Sembra che Mimì amasse particolarmente questo brano e soprattutto il suo testo, che in un'occasione lei paragonò a «una poesia che pare uscita dalla penna di Luigi Tenco: una sorta di Vedrai vedrai dei giorni nostri». La stessa raffinatezza contraddistingue le canzoni Alba (con un testo ricco di citazioni letterarie: dall'Omero del primo verso fino al Garcia Lorca delle strofe centrali), Luna bianca e Ritratti della mia incoscienza. Questi brani, insieme con la precedente Un'età, sono connotati da un comune denominatore. Infatti, anche se risultano scritti da autori diversi, gravitano attorno allo stesso tema: il passato che si sovrappone al presente (Un'età), scatenando conflitti fra stati d'animo (Luna bianca) e atteggiamenti contrastanti (Ritratti della mia incoscienza). Si tratta, cioè, di canzoni che esprimono un percorso mentale ben radicato in ogni uomo: la mente libera che rincorre il passato, lasciando che il cuore ricerchi (non senza dolore) ciò che è già stato e non potrà più essere. Tecnicamente notevole è Luna bianca, che, oltre a testimoniare una nuova collaborazione del trio Baldan-Piccoli-Ricchi (già autori di Bolero), rivela una delle prove migliori di Dario Baldan Bembo all'organo HAMMOND. Con Ritratti della mia incoscienza, la musica e il testo sono incentrati sui toni evocativi sospesi nel ricordo. L'esecuzione esalta sonorità inedite (di fatto limitate a un crescendo acustico di chitarre ed archi) messe insieme da un arrangiamento quasi «onirico». L'arrangiamento è funzionale al testo, che Alberto Salerno concepisce in maniera simile a una sequenza cinematografica girata con la tecnica del flou, che realizza riprese ovattate, dai contorni poco nitidi, per esprimere l'idea di una situazione che appartiene al ricordo del protagonista. E in una dimensione atipica, fra il sogno e il ricordo, ritornano alla mente gli episodi più teneri di un'età ormai passata, con gli interrogativi del cuore che il tempo ha lasciato senza risposta. Oltre a Ritratti della mia incoscienza, Maurizio Fabrizio firma anche la musica de Il viaggio, una canzone molto diversa dalla precedente. Il testo di Albertelli esprime due opposte situazioni, giocate sul contrasto tra la soavità della musica e il contenuto della situazione testuale. Alla prima strofa, sognante e delicata, fa eco un inciso di forte contrasto, in cui Albertelli descrive il rapporto uomo/donna in maniera decisamente innovativa rispetto agli schemi. È infatti la donna a dettare al partner il decalogo comportamentale della loro relazione, anticipando all'interlocutore i potenziali pericoli del rapporto. Questo inusuale rovesciamento dei ruoli, se oggi può far sorridere i più smaliziati, all'epoca rendeva Albertelli uno dei pochi autori capaci di rappresentare, in una canzone, i macroscopici mutamenti di costume registrati, negli ultimi anni, nel rapporto fra uomo e donna. Un rapporto, ormai paritario, che talvolta si concludeva col predominio dell'iniziativa femminile. Proprio come nel testo di Gentile se vuoi, un'altra canzone firmata da Albertelli sulla musica dei fratelli La Bionda. Anche la promozione discografica intraprende una nuova direttiva. Infatti, Mia decide di prendersi un anno di pausa dal Festivalbar, partecipando solo alla serata finale per passare il testimone all'amico Claudio Baglioni (che si aggiudica la rassegna con il brano E tu) e per tenere a battesimo l'esordio canoro della sorella Loredana, che al Festivalbar partecipa con la canzone Volevi un amore grande. Il singolo estivo viene intanto lanciato dalle numerose trasmissioni televisive alle quali Mia Martini partecipa come ospite: Adesso musica, La caravella dei successi e, soprattutto, L'orchestra racconta, dove esegue una stupenda versione di Breve amore, una canzone scritta da Alberto Sordi e Piero Piccioni (che in questo contesto dirige l'orchestra) per la colonna sonora del film Fumo di Londra. Anche la radio la scrittura per programmi come Gran Varietà (dove esegue Luna bianca con un montaggio diverso rispetto alla versione del disco), Batto quattro e Supersonic. RADIOMONTECARLO le affida inoltre due rubriche fisse: LA POSTA DEL CUORE e MIA SATELLITE, che conduce assieme a Carlo Campanini e Teo Teocoli. Nuove soddisfazioni l'attendono alla Mostra di Venezia, dove propone Inno e Agapimu, una vivace ballata che Dario Baldan Bembo scrive in omaggio ai ritmi tradizionali della musica greca. Per la stesura del testo, viene interpellato Giorgio Conte, fratello del cantautore Paolo Conte. Ma anche la stessa Mimì si cimenta come autrice, dedicando il testo a Cat Stevens, uno dei suoi artisti preferiti. Viene fuori una prima stesura della canzone, interamente scritta in italiano e intitolata Amore mio. Poi, durante una prova di registrazione, uno dei turnisti, che aveva vissuto per molti anni in Grecia, le suggerì di corredare la matrice ellenica della musica con un testo che lui stesso tradusse in greco moderno, facilitato dalla musicalità della lingua greca. Dal punto di vista musicale, Agapimu si sviluppa intorno a un'unica strofa, che è poi quella rivelata nell'introduzione dal pianoforte. «Ricordo - dice Natale Massara - che la registrammo in brevissimo tempo, divertendoci come matti nello sperimentare le migliori soluzioni ritmiche con l'aiuto degli EXPO 80 ai cori e alle percussioni». Questo brano ha avuto una fortuna notevole, visto che è stato l'unico, fra quelli firmati da Mia Martini come autrice, ad aver avuto successo anche all'estero. In Spagna, infatti, Agapimu verrà incisa e portata al successo da Ana Belén e, successivamente, da James Last. Un particolare curioso di queste versioni è il fatto che sui credits del disco il nome di Mimì, nel ruolo di autrice, non corrisponda - come invece accade in Italia - a quello della cantante «Mia Martini», ma al suo vero nome: Domenica Bertè. Alla versione spagnola si aggiungerà una terza edizione di Agapimu, voluta dalla stessa Mimì per Martini Mia, l'album «della rinascita», edito nel 1989. Intanto, l'agenda artistica si riempie di prestigiosi appuntamenti. In Autunno, la RAI la scrittura come ospite fissa della rubrica radiofonica Ciao Domenica, della quale canta le sigle iniziali e finali: Non c'è ragione, Pronto amore e Donna fatta donna. Più importante ancora è Un'ora per voi, reportage a colori che le viene dedicato a Dicembre dalla televisione svizzera italiana. È proprio come vivere replica il successo dei lavori precedenti, facendole aggiudicare l'ennesimo disco d'oro della carriera. Inoltre, l'album viene menzionato nella classifica che TV Sorrisi e Canzoni pubblica a fine anno per premiare i dischi migliori della stagione. A Giugno inaugura la tournée estiva, che si conclude a Dicembre con uno dei concerti più insoliti della sua carriera. Infatti, canta assieme a uno stranissimo complesso, la P.F.D., per i militari di Gradisca, un piccolo centro vicino a Udine, nella cui caserma sta svolgendo il servizio di leva l'amico-autore Maurizio Piccoli. La P.F.D., ovvero la PREMIATA FANTERIA D'ATTACCO, non è altro che un complesso di militari fondato per l'occasione dallo stesso Piccoli e denominato in maniera tale da riecheggiare il nome della più famosa P.F.M., la PREMIATA FORNERIA MARCONI. «In questa occasione - ricorda Maurizio Piccoli - Mimì rivelò tutta la sua generosità e mi diede una prova d'amicizia che non ho mai dimenticato. Subito dopo le nozze, ero partito per il servizio militare ma, un giorno - per problemi familiari - avevo necessità di tornare a casa per qualche tempo. Ero demoralizzato, perché difficilmente mi avrebbero concesso una licenza, sia pur breve. Allora Mimì, per aiutarmi, mi raggiunse a Gradisca e cantò gratuitamente per i militari della caserma. Venne fuori una serata bellissima, di cui si occupò anche la stampa locale, mentre io riuscii a ottenere una licenza-premio. Ho ricordato questo aneddoto perché credo che possa contribuire a chiarire uno degli aspetti (forse il più importante) della sua personalità. La gente ha conosciuto un'immagine falsata di Mia Martini. Un'immagine cupa, favorita indubbiamente da un certo tipo di stampa. Invece, io voglio ricordare la generosità, la solarità e l'amicizia con le quali gestiva i rapporti umani. Tra noi non esisteva il rapporto del tipo "il cantante e l'autore". Eravamo prima di tutto due amici: due persone che si parlavano "alla pari" e che avevano capito tante cose l'una dell'altra...». Il 1975 si rivela un anno così determinante da cambiare molti aspetti della sua dimensione artistica. Anzitutto, decide di migliorare la qualità delle esibizioni dal vivo, fondando un complesso nel quale figurino gli stessi musicisti che suonano in studio per incidere le basi dei dischi: Andy Surdi alla batteria, Luigi Cappellotto al basso, Massimo Verardi alla chitarra e Oscar Rocchi alle tastiere. «Mimì - commenta Cappellotto - si trovò subito a suo agio con i turnisti della RICORDI e, in particolare, instaurò un feeling molto intenso con Andy Surdi, il sottoscritto, Massimo Verardi e Oscar Rocchi. Era affascinata (al ricordo di Cappellotto si unisce anche quello di Andy Surdi) dal modo in cui suonavamo e ricordo che le piaceva venirci a trovare in studio, anche quando registravamo le basi dei dischi. Amava seguire la "costruzione" delle sue canzoni fin dalla preparazione delle basi e, spesso, ci aiutava a perfezionare il sound facendo da voce-guida. Insomma, con Mimì si lavorava in grande armonia e, in virtù di questa intesa, ci propose di seguirla anche in tournée, sostituendo il suo gruppo precedente. Accettammo volentieri, anche se eravamo consapevoli di assumere un incarico piuttosto impegnativo, per via delle numerose serate che lei teneva in tutt'Italia. Formammo questo quartetto di musicisti e devo dire che, in partenza, pensavamo che le probabilità di resistere a lungo fossero minime, trattandosi di un complesso formato da elementi molto eterogenei. Invece andò tutto per il meglio: con lei l'affiatamento aumentò mese dopo mese, tanto che, pur con qualche cambiamento, la formazione si mantenne integra fino al 1978. (17) Mimì ci volle con sé anche per quella meravigliosa esperienza che fu il suo sodalizio artistico con Charles Aznavour. Lavorammo in studio per tutti i dischi che lei registrò alla RICORDI e, più avanti, ci chiamò a suonare anche alla COME IL VENTO (dove registrammo l'album Per Amarti) e alla WEA (dove suonammo le basi di Vola). Di Mimì, come persona e artista, conserviamo delle impressioni molto precise. Della persona ricordiamo una rara dote, l'umanità, unita a una generosità al di fuori del comune. Basti pensare che ricordava a memoria i compleanni di tutti noi musicisti. Sin dal primo momento, avemmo l'impressione che fosse una persona estremamente timida, ma capace di donare grandi emozioni. Ciò che colpiva di più era il rispetto che aveva per noi musicisti, la passione con cui accoglieva i nostri suggerimenti. In più, non si pronunciava mai su questioni tecniche relative ad argomenti che non le competevano: insomma, era molto umile. Ci piacque subito la persona, il rispetto che aveva del prossimo. Ci colpiva il suo fidarsi ciecamente degli altri e questa è stata, in fin dei conti, la sua limitazione. Troppe volte ha visto le brave persone in quelle che non lo erano... Per la capacità di regalare emozioni, crediamo che non avesse eguali in Italia: quindi la consideriamo, in assoluto, l'interprete più grande della nostra musica leggera. Dal punto di vista artistico, va detto che i suoi momenti migliori furono quelli gestiti da Giovanni Sanjust: dunque il periodo RICORDI e quello "del ritorno", scandito da canzoni come Almeno tu nell'universo, un pezzo che noi conoscevamo fin dall'epoca delle sue incisioni milanesi degli anni '70. La figura di Sanjust è stata fondamentale per Mia Martini, che lui è riuscito a valorizzare nel migliore dei modi. Mai un litigio, mai un disaccordo tra loro: l'intesa era perfetta. Sanjust ha avuto il merito di avvicinarla agli autori e ai musicisti migliori di quel momento. Era un periodo in cui pullulavano grandi fermenti artistici: iniziavano ad affermarsi importanti musicisti come Maurizio Fabrizio, Dario Baldan Bembo, Maurizio Piccoli, i fratelli La Bionda, e Mimì riuscì a ottenere il meglio anche da loro. Riguardo alla realizzazione dei brani, dobbiamo dire che c'era poco di studiato e di premeditato. Quasi tutto nasceva al momento. La voglia di sperimentare non ci mancava e questo, unito alla grande professionalità di arrangiatori come Natale Massara e dello stesso Dario Baldan Bembo, ci portò a realizzare piccoli capolavori come Minuetto o Al mondo. Tutto il resto era Mimì e la magia della sua voce a crearlo...». Questa nuova formazione artistica la stimola a lavorare con grinta alla stagione discografica del 1975, che - a livello di riconoscimenti - si rivelerà come una delle più importanti della sua carriera. Le canzoni registrate in questo periodo costituiscono il frutto della sua collaborazione con autori del tutto inediti per il suo repertorio. Infatti, Dario Baldan Bembo e Maurizio Piccoli stanno incidendo in questi mesi i dischi più importanti della loro carriera (18) e, di conseguenza, non possono seguirla, come in passato, nella nuova produzione artistica. Alla ricerca di autori che possano momentaneamente sostituire Piccoli e Baldan, è la prima ad accorgersi di Umberto Tozzi. Il cantautore, ancora sconosciuto al grande pubblico, conosce Mimì quasi per caso, partecipando alla registrazione del suo singolo invernale, per il quale incide i cori di Al mondo, una bellissima canzone composta da Damiano Dattoli, ex bassista dei FLORA FAUNA E CEMENTO. È Albertelli a scrivere il testo, dal quale emerge una nuova e più matura concezione dell'amore, descritto come stimolo al coraggio del vivere e del resistere insieme. La protagonista si rivolge all'uomo che ama. Lui l'ha arricchita, l'ha completata, le ha insegnato, nell'atto d'amore, a sentirsi viva, a capire il bene e il male, il pianto e l'allegria. Al mondo non c'è che lui, al mondo non c'è che questo rapporto tra uomo e donna che possa rendere la vita comprensibile e degna di essere vissuta. Il destino di ciascuno di noi è prigioniero in quello d'un altro: ma è in questa «prigionia» che si tocca l'assoluto. Al mondo anticipa l'uscita di Sensi e controsensi, album dalle sonorità raffinate che Mia Martini registra nei nuovi studi RICORDI di via Barletta, a Milano. (19) Piuttosto inusuale è la copertina, realizzata in cartoncino martellato senza alcuna fotografia esterna. Anche il suo nome è a malapena visibile sul frontale, di forma rotonda, che ha il titolo in rilievo, leggibile in controluce. Solo internamente compare una bellissima fotografia di Roberto Rocchi: uno scatto dai colori tenui, che la riprende in primo piano attraverso il filtro di un vetro appannato dalla pioggia. Per la realizzazione dell'album, gli autori collaborano a stretto contatto, dando vita a un vero e proprio lavoro di gruppo. Durante la lavorazione, lo scambio di idee e i suggerimenti si rivelano importantissimi. Testi e musiche vengono discussi insieme e, per la prima volta, anche lei partecipa all'arrangiamento di alcune canzoni, a iniziare da Al mondo. Mutano anche le sonorità predominanti, che negli album precedenti si identificavano nelle tastiere di Dario Baldan Bembo. In questo caso, trionfano gli archi e, soprattutto, le chitarre, come si evince dall'ascolto di Al mondo o della stessa title-track, Controsensi. Tutto questo comporta una modifica radicale del suo «stile», con risultati apprezzabili, che vengono favoriti da una resa acustica decisamente più vicina al suo raffinato concetto di interpretazione. Anche i testi vengono scelti con maggiore attenzione. Quasi tutti sono firmati da Albertelli, che fa di Sensi e controsensi una sorta di forma alternativa al disco «d'autore» propriamente detto. Molti di più sono i firmatari delle musiche, in maggioranza inediti per il suo canzoniere. Fra gli altri, compare anche Natale Massara, che - oltre a realizzare gli arrangiamenti dell'album - risulta autore di due canzoni, delle quali una strumentale. Il vertice di questa collaborazione è simbolizzato da Nevicate, con la quale Mia Martini rappresenta l'Italia al Festival internazionale di Palma di Maiorca, dove riceve il premio della critica europea. «Nevicate - commenta Natale Massara - è il brano del repertorio di Mimì al quale sono più legato. Ormai lavoravo con lei da molti anni e avevo arrangiato quasi tutte le sue canzoni. Insomma, come artista la conoscevo molto bene e, già prima di sottoporle un pezzo, potevo prevedere quali melodie e quali atmosfere musicali avrebbero potuto colpire la sua sensibilità. Intorno al '74, iniziai ad alternare il mio ruolo di arrangiatore a quello di autore e uno dei primi brani che proposi a Mimì fu proprio Nevicate. Non era una composizione che avevo - come si suol dire - "nel cassetto". Infatti, l'avevo composta durante un week-end trascorso in montagna con la mia famiglia. L'attività frenetica di quegli anni non mi concedeva molto tempo libero per le vacanze, così - se volevo svagarmi - dovevo portarmi in vacanza anche una parte del lavoro da svolgere. Durante uno di questi fine-settimana (una mattina in cui nevicava abbondantemente), i miei familiari andarono a sciare e io rimasi solo in casa col mio lavoro. Suggestionato dal meraviglioso spettacolo che mi offriva la natura imbiancata dalla neve, mi misi al piano, accennando il motivo della canzone. Sviluppai l'idea a tavolino, ritornando al pianoforte per cercarvi dei miglioramenti armonici: nel giro di poche ore era nata Nevicate. Tornato a Milano, chiamai Albertelli per chiedergli di scrivere le parole. Tuttavia, non volevo che sviluppasse il testo senza conoscere le sensazioni che mi avevano ispirato la musica. In verità, bastarono poche parole: "Arrivo dalla montagna dove m'è venuta questa idea, vedendo la neve che cadeva, gli alberi piegarsi, ecc.". Non aggiunsi altro, anche perché sapevo che Albertelli, da esperto paroliere, avrebbe saputo dare forma alle mie idee. Ricordo ancora l'emozione di quando ascoltai per la prima volta il provino: Albertelli era riuscito a tradurre in versi quello che io avevo vissuto in quel tranquillo week-end di montagna. Soprattutto, aveva dato un valore simbolico alla neve: partendo dalla contemplazione di un evento naturale, aveva metaforizzato la neve come la "dolce copertura" che l'esperienza e la maturità riversano sulle "impronte", cioè sulle "ferite" più profonde della vita. Da questo tema era scaturito uno dei suoi versi più riusciti, quello che riassume anche il senso della canzone: "cosa vuoi...@ son cose che accadono e poi@ le impronte lasciate@ ormai son già state cancellate@ da mille nevicate@ e tu sei una in più...". Questa canzone ci regalò grandi soddisfazioni artistiche, perché Mimì la presentò al Musical Mallorca del '75, un festival internazionale di musica leggera dove lei ricevette il premio della critica internazionale, per l'interpretazione, mentre io e Albertelli, come autori, un premio per la qualità. La nostra soddisfazione fu enorme, perché tali riconoscimenti provenivano da una giuria formata dai nomi più importanti della scena musicale internazionale. C'erano Helmut Zacharias, Sammy Cahn, Bert Kaempfert, Astor Piazzolla e molti altri ancora. Senza citare il Presidente della giuria, Henry Mancini, che invitò me e Mimì a una festa in suo onore che si tenne a Palma proprio in quei giorni». Occhi tristi, un altro brano della raccolta, segna il rientro di Bruno Lauzi nel song-book di Mia Martini. Il testo, nel quale il cantautore riversa molti elementi autobiografici, delinea i contorni di un rapporto impossibile e ostacolato, che si risolve con la separazione dei due amanti. Il brano viene registrato praticamente in diretta (come vedremo, non sarà l'unico caso in Sensi e controsensi), con il raffinato arrangiamento di Claudio Fabi, che in un secondo momento elaborò l'esecuzione con la sovrapposizione di tre chitarre acustiche, sei viole e il flauto traverso suonato da Giorgio Pretto. Del tutto inconsueta risulta la durata di Controsensi: quasi sei minuti d'esecuzione per una canzone di cui colpisce la perfetta simmetria esistente tra la musica di Maurizio Fabrizio e il testo di Albertelli, concepito nella forma del monologo interiore. Si cerca disperatamente l'amore assoluto, autentico, quello che si crede non debba finire mai. Ma l'esperienza quotidiana ci insegna che non esiste, che è tutta un'illusione, e che per essere felici bisogna accettare il compromesso. Oltre a canzoni molto intense, per l'interpretazione e i testi, quest'album contiene alcuni episodi a sé stanti, come Tutti uguali (una sorta di inno anti-maschilista inserito vent'anni dopo nella colonna sonora del programma televisivo Non è la Rai) e l'ironica Principessa di turno in cui Maurizio Piccoli affronta il tema del tradimento dal punto di vista di chi lo subisce. Lo stesso argomento, analizzato dal punto di vista di chi il tradimento lo compie, anima il testo di Amica, firmata da Albertelli sulla musica dei fratelli La Bionda. Il titolo disattende il contenuto ironico del testo, che descrive i rituali di un tradimento appena consumato e durato un solo giorno. Infatti, la vittima è la migliore amica della protagonista, alla quale quest'ultima ruba inaspettatamente il fidanzato. Dal punto di vista stilistico, il testo di Albertelli risulta perfetto: le frasi descrivono la storia, i personaggi e la vicenda con felicissima leggerezza, con un linguaggio descrittivo e spunti di dialogo ricchi di quotidianità. «Era la stessa storia - commenta Carmelo La Bionda - a essere tratta dal quotidiano. Quante volte abbiamo ascoltato storie di questo tipo: "...una lei che si innamora del fidanzato della sua migliore amica ascoltando le confessioni di quest'ultima...". Ci tenevo molto a questa canzone, che tra l'altro è stata anche l'ultima che io e mio fratello abbiamo realizzato per Mimì. Si discostava molto dal cliché al quale lei si era legata fino ad allora, interpretando canzoni d'amore splendide dal punto di vista musicale, ma tutto sommato tradizionali nei testi. Invece, con Amica, o con la già citata Mi piace, noi La Bionda abbiamo cercato di far emergere il lato anticonformista di questa artista, quello forse più vicino alla sua personalità umana e professionale». La seconda facciata dell'album perde il comune denominatore dei testi di Albertelli e offre una serie di canzoni incentrate sugli aspetti più complessi della psicologia femminile. Al centro dei testi è il rapporto della donna con l'uomo-padrone e traditore (Padrone, Principessa di turno) o, al contrario, il rapporto con l'uomo idealizzato, capace di donare nuova vita (Donna fatta donna) e risvegliare antiche emozioni (Notturno). In Padrone, la protagonista esprime due opposti stati d'animo (la volontà di ribellarsi all'uomo-padrone e l'incapacità di spezzare le catene di questo assurdo servitium amoris) messi in risalto dal sofferto e malinconico «no» che introduce il ritornello. «Scrissi Padrone - commenta Massimo Cantini - in un periodo molto ispirato della mia attività. Mimì è sempre stata un personaggio di grande riferimento per noi autori, forse ancor di più negli ultimi anni: sia per l'intensità emotiva raggiunta, sia perché rimaneva sempre più sola nel desolato panorama discografico popolato quasi esclusivamente dai "cantautori", veri o presunti... Nel '75 fui chiamato a Milano per sottoporre Padrone all'ascolto dell'amico Sanjust per Mimì; seppi solo successivamente che sarebbe entrata nell'album Sensi e controsensi e ne ascoltai, forse un po' deluso, la realizzazione. Al riguardo debbo chiarire che l'autore (forse il sottoscritto in particolare) è generalmente molto esigente e vorrebbe che dal proprio brano trasparisse qualcosa che forse solo lui può dare, e quindi se non partecipa alla realizzazione resta quasi sempre scontento!...». «Per il testo - aggiunge Franca Evangelisti - ritornai su un tema che avevo già affrontato alcuni anni prima con Ma quale amore: un argomento che, come ho già detto, investiva a pieno la psicologia femminile di Mimì. Lei era una donna perdente in amore e in questo testo volli rappresentare gli stati d'animo più caratteristici della donna che aspetta, che perdona e alla fine cede: quella che non ce la fa più ad andare avanti e grida tutta la sua disperazione e il suo rifiuto... Proprio per il tramite di questa canzone, iniziai la mia lunga attività di autrice per Renato Zero. Mi ricordo che lo incontrai nei corridoi della RCA (io ancora non lo conoscevo), subito dopo l'uscita di Padrone. Come amico di Mimì, Renato aveva seguito (e anche molto amato) le cose che in passato avevo scritto per lei e mi disse che sarebbe stato felice di poter incidere i miei testi, cosa che effettivamente avvenne, perché, da quel momento, iniziai a scrivere regolarmente per lui». Una dimensione tematica «al femminile» contraddistingue anche il testo della canzone Donna fatta donna, nata come sigla finale del programma radiofonico Ciao Domenica. Di questa canzone Mia Martini registra due versioni, diverse per l'arrangiamento e per alcuni particolari del testo. Inedita su disco rimane la prima versione, ovvero quella utilizzata per la radio. Legato alla registrazione della versione ufficiale è un aneddoto assai curioso. Nell'ultimo secondo di esecuzione del brano (precisamente, sull'eco del verso che recita «...e presi a vivere»), una voce maschile si rivolge alla cantante con un entusiasmante Brava!. Questo complimento, seppur in maniera poco percettibile, venne inglobato negli ultimi secondi dell'esecuzione ufficiale e quindi è ancora oggi udibile su disco, specialmente nella ristampa digitale. «Poteva accadere - commenta il tecnico del suono Dino Gelsomino - che la cantante si facesse accompagnare in sala da un amico (in questo caso, la voce dovrebbe essere quella di Giovanni Sanjust, n.d.a.) e che quest'ultimo, senza che noi ce ne accorgessimo, sull'onda dell'entusiasmo rivolgesse un complimento all'artista prima della chiusura dei microfoni...». Anche la trama di questa canzone è molto suggestiva, e particolarmente efficace si rivela l'idea del passato che rincorre il presente in un gioco di voci incrociate. Voci che - per ricalcare le parole del critico Gianfranco Salvatore - sembrano dar vita a una vera e propria «polifonia della coscienza». L'interprete, infatti, doppia la sua voce, cantando due testi diversi che culminano nel verso finale del ritornello, con un effetto sonoro e psicologico molto suggestivo. «Questo testo - commenta l'autore Sergio D'Ottavi - nacque da alcune confidenze che aveva voluto farmi una mia adorabile amica. Era una splendida ragazza, molto più giovane di me, che, in un incontro fortuito - confidando in un'amicizia nata spontanea, ma estremamente sincera - si era lasciata andare e mi aveva voluto raccontare una sua recentissima esperienza. Sicuramente uno sfogo, forse un modo per liberarsi da un ricordo opprimente... Sta di fatto che poi nacque la canzone... Né Mimì né il compositore hanno mai saputo tutto questo, tanto che potei gloriarmi di aver avuto un'ispirazione felice. La ragazza è scomparsa, la canzone evidentemente resta... In fondo, almeno in questa occasione, posso considerarmi un autore fortunato». «Dovevamo fare la sigla di Ciao Domenica - continua Vito Tommaso - e io pensai immediatamente a Mia Martini, perché era un'artista che ammiravo molto. Realizzai questo pezzo che era articolato in due voci e devo dire che Mimì rivelò tutta la sua bravura. Presi a cuore la realizzazione di questo brano e, per registrarlo, mi recai a Milano, dove mi trovai a contatto con musicisti che non lavoravano abitualmente con me. Questo, però, non costituì un problema: ci impegnammo a fondo e il risultato, a risentirlo ancora oggi, mi sembra notevole. Ricordo che un unico problema insorse a lavoro ultimato, precisamente nell'incrocio di alcune sillabe pronunciate dalle voci in contrappunto. Infatti, l'una creava fastidio nell'incrocio dell'altra. La parola "pentimenti" veniva disturbata dalle due sibilanti del verso "le corse senza fiato" e ciò creava un po' di cacofonia. Sul piano del missaggio, il tecnico esaltò esageratamente la voce con la esse, per cui la parola "pentimenti" veniva disturbata parecchio dalle sibilanti della voce in background. Ma, al di là di questa annotazione, devo dire che rimanemmo molto soddisfatti del lavoro realizzato. Inoltre, la struttura delle voci in contrappunto costituiva un passo in più per quegli anni: credo che l'unico precedente era stato quello di Mogol e Lucio Battisti, che avevano impiegato la stessa struttura nella famosa Pensieri e parole». «Per la chiusura del disco - commenta Sergio Bardotti - accogliemmo il suggerimento di Leone Piccioni, uno dei massimi cultori italiani di Vinicius De Moraes. Fu infatti lui che consigliò a Mia la realizzazione di un meraviglioso brano, Ai quem me dera, che io tradussi in italiano col titolo di Volesse il cielo. Devo dire che, appena ascoltai questo pezzo, anch'io pensai subito a Mimì come ideale interprete, perché era, secondo me, una delle poche artiste italiane, oltre a Ornella Vanoni, a poter interpretare, con la giusta sensibilità, questo piccolo gioiello di Vinicius De Moraes. Senza considerare che, anche dal punto di vista tecnico, Volesse il cielo presupponeva un'interprete dotata di un grande volume vocale anche nelle note gravi, come quelle che caratterizzano il finale della prima strofa». «Dovendo scrivere un arrangiamento importante per Volesse il cielo - conclude Natale Massara - pensai che sarebbe stato giusto introdurre il pezzo in maniera raffinata, con un'introduzione per soli archi, in cui misi in evidenza la mia predilezione per tutto quello che si suol dire "classico". Composi un cappelletto, ma non ne rimasi soddisfatto, perché esso non aggiungeva nulla di veramente significativo al brano. Allora decisi di scrivere un'introduzione più lunga, che, alla fine - d'accordo con Mimì e Giovanni Sanjust - meritò un titolo e una collocazione a sé stante. Nel disco, invece, riuscimmo a unificare i due brani, riducendo a un solo secondo la pausa che intercorreva tra la fine di Sensi e l'attacco "a cappella" di Volesse il cielo». «Credo - commenta il bassista Luigi Cappellotto - che la registrazione di questa canzone rimarrà scolpita per sempre nella memoria di quanti, quel giorno, erano presenti negli studi milanesi della FONORAMA. Sessanta elementi d'orchestra che registravano simultaneamente alla voce: una cosa che non s'era mai vista; un lusso che non tutte le interpreti potevano permettersi... La cosa più incredibile fu la bravura di Mimì nel riuscire a registrare la canzone al primo tentativo. Ricordo che lei avrebbe voluto rifarla, mentre Sanjust era convinto del contrario e riuscì a portare su disco la versione che era stata incisa in diretta. Alla fine dell'esecuzione avevamo tutti gli occhi lucidi. Mimì non lo sapeva, ma incidendo quella canzone ci aveva regalato una delle emozioni più forti che avessimo mai provato nella nostra lunga attività di musicisti. Per questo, Volesse il cielo è una canzone che non dimenticheremo mai...». Grazie alla promozione televisiva, Sensi e controsensi entra nella classifica dei dischi più venduti, assieme ad Al mondo, che costituisce un buon successo discografico per la Germania. Sensi e controsensi viene intanto esportato in Giappone, dove è messo in commercio con una stupenda copertina totalmente rinnovata nella grafica. A questo punto, Mia non trascura il mercato estero e incide Himno e Y estan lloviendo estrellas per il circuito discografico spagnolo. Queste canzoni sono le versioni iberiche di Inno ed E stelle stan piovendo, brani che vengono commercializzati in Spagna anche in versione originale. Più interessante sembra l'operazione discografica che la riporta, dopo due anni, in Francia. Anche qui registra le versioni in lingua di Inno ed E stelle stan piovendo, che tuttavia restano inedite. In Italia, la promozione viene prevalentemente affidata al piccolo schermo. L'appuntamento di maggiore rilievo risulta lo speciale televisivo Mia, che la RAI trasmette a Febbraio in prima serata. Nel cast, figurano anche Lino Capolicchio e la bravissima Gabriella Ferri, con la quale Mimì duetta in un repertorio di canzoni tradizionali. La trasmissione si apre sulle note di famosi successi internazionali come Desafinado, di Mendonca e Jobim, e When I fall in love di Nat King Cole. In Primavera, torna in sala d'incisione per registrare il singolo estivo. Il brano pilota è Donna con te, un pezzo molto raffinato che Mia valorizza con un'interpretazione assolutamente straordinaria. Sulla composizione di questa canzone ci informa l'autore del testo, Vito Pallavicini. «Intorno al 1972, pur trovandomi benissimo in Italia, intuii che si stava avvicinando un momento abbastanza critico per la nostra musica leggera. Così decisi di trasferirmi in Francia, dove partecipai alla realizzazione di molti successi discografici, il primo dei quali fu proprio Une femme avec toi, che Mia Martini incise col titolo di Donna con te. In Italia, nessuno ha mai saputo che questo brano costituiva la traduzione di un mio successo estero. In generale, non mi piaceva che le canzoni che scrivevo per la Francia venissero riprese anche in Italia. Dunque, si può dire che l'incisione di Mia costituì una specie di eccezione alla regola. Per quanto riguarda la fase compositiva, devo dire che l'ispirazione arrivò in maniera piuttosto inconsueta. Mi trovavo con Omar Sharif a Milano per seguire l'incisione di Cinque fiori per Giuliana. Arrivato in sala d'incisione, notai al pianoforte la presenza di un famoso compositore americano. Mi fece una strana impressione: non era molto bello, indossava degli occhiali pesanti e si sforzava di cantare un brano in una tonalità che non gli si addiceva. Insomma, mi sembrò un tipo molto goffo, un po' complessato e tutto l'insieme mi portò a fare una riflessione. Fra me e me, pensai: "Chissà se una donna si innamorerebbe mai di un uomo così, che si sforza, che ce la mette tutta, nonostante i difetti". Immaginai proprio una situazione del genere: una lei che dopo aver amato uomini (almeno all'apparenza) belli e vincenti, trova il suo punto di riferimento in un uomo che è l'opposto dei suoi precedenti amanti. Un uomo diverso, non bello fisicamente, ma capace di regalarle grandi sicurezze. Scrissi il testo di getto e, nella stessa mattinata, lo diedi a Fred Ferrari, pregandolo di musicarlo. Registrammo un provino (ricordo che lo cantai io stesso) e lo proponemmo a Claude Pascal, uno dei più importanti editori francesi. Poi andammo in Francia, dove la canzone fu offerta con esito positivo a Nicole Croisille, che - per intenderci - era la vocalist del famoso "shabadabada" di Un uomo e una donna. Il pezzo fece subito colpo sugli addetti ai lavori, i quali apprezzarono l'originalità della struttura: l'assenza dell'inciso, il fraseggio, le modulazioni, ecc. Non avevamo ancora deciso se fare di Une femme avec toi un "lato A" (cioè un brano di punta) o altro, ma in sala d'incisione ricevemmo dai musicisti la risposta che inconsciamente volevamo ottenere. Infatti, accadde una cosa che ci colpì molto. Nicole Croisille registrò la canzone praticamente in diretta e gli orchestrali si emozionarono a tal punto che, finita la registrazione, la omaggiarono con una standing-ovation. Allora capimmo che Une femme avec toi aveva le carte in regola per raggiungere il successo. Infatti, poche settimane dopo, era già balzata ai vertici dell'hit parade e, in poche settimane, vendette svariati milioni di copie. Ancora oggi, Une femme avec toi viene considerata dalla critica d'oltralpe come un simbolo della psicologia femminile. Infatti, il successo riscosso da questa canzone destò molta curiosità nei mass-media. Io stesso partecipai a Europa 1, dove mi si chiedeva come mai, nell'epoca dell'amore e del sesso libero, le ragazzine francesi avessero premiato col successo quella donna di 44 anni (questa era, all'epoca, l'età di Nicole Croisille) e la sua bellissima "storia d'amore". Così concludemmo che, pur vivendo nell'epoca dell'amore libero, le donne francesi erano desiderose di riscoprire "il punto fermo" in mezzo a tanta banalità, l'uomo "diverso", tenero e forte, capace di dare qualcosa di più...». Pochi passaggi in radio e in televisione (soprattutto grazie al lancio fornito dalla trasmissione Senza rete) trasformano Donna con te in un grande successo dell'Estate 1975. Infatti, per tutta la durata del Festivalbar, è proprio Donna con te a essere indicata dalla critica come la canzone migliore della rassegna. Tuttavia, proprio a conclusione del concorso, questo successo viene disturbato da un'inaspettata decisione della RAI, che la estromette dalla serata finale, come esempio di par condicio televisiva. Infatti Mimì è stata già inserita nel cast de La compagnia stabile della canzone, programma autunnale che la RAI ritiene sufficiente per una promozione adeguata dell'artista. In ottemperanza a questo provvedimento, Mia rinuncia anche alla Mostra di musica leggera di Venezia, dove È proprio come vivere viene fino all'ultimo momento annoverato fra i probabili vincitori della rassegna. L'Estate del '75 si rivela una delle più belle di tutta la carriera. I recital, le premiazioni e le registrazioni per la radio e la televisione si susseguono a ritmo incalzante, inaugurati dalla recente affermazione al Premio nazionale dello spettacolo, l'ex Torneo della canzone che la tv trasmette a Luglio con il titolo di Gala di mezza Estate. Nello stesso mese, viene chiamata per inaugurare la nuova edizione di Senza rete, lo spettacolo televisivo più importante dell'Estate. In programma, brani di repertorio come Agapimu, Signora e Volesse il cielo, più l'anteprima dell'album autunnale, da cui viene estratta Veni sonne di la muntagnella, una ninna nanna in dialetto calabrese. Ai vari festivals si aggiungono le ovazioni raccolte nelle serate della tournée italiana. Mia è corteggiatissima da managers e impresari, e un reportage pubblicato dal settimanale Epoca la annovera, assieme a Ornella Vanoni, fra le regine delle serate estive degli italiani. In questo periodo, la sua popolarità è enorme, al punto che un referendum promosso da TV Sorrisi e Canzoni la premia come «cantante più popolare dell'anno», assieme a Claudio Baglioni e Federico Monti Arduini. In nome di questo successo, il regista Enzo Trapani la sceglie assieme a Gigliola Cinquetti come protagonista femminile del più importante spettacolo televisivo del Sabato sera: La compagnia stabile della canzone, con variété e comica finale. «Chi faceva le scelte per il cast degli spettacoli - dice uno degli autori, Alberto Testa - era lo stesso regista Enzo Trapani. Sono certo, però, che Maurizio Costanzo - che in quell'occasione si occupò soprattutto della partecipazione allo show di Christian De Sica - se avesse dovuto scegliere i cantanti, avrebbe senza dubbio chiesto la partecipazione di Mimì. Cosa ricordo di quella esperienza? Mimì sapeva cantare bene tutto... curava molto il "sound" dell'orchestra... era una professionista seria e pignola... pronta a tentare anche esecuzioni strane di pezzi di genere diverso da quello che gli altri ritenevano fosse il suo... Si divertiva alle invenzioni sceniche di Enzo Trapani: era preziosa, proprio come si rivelò, tre anni dopo, a Stryx, un'altra trasmissione che io firmai come co-autore. Comunque, ho avuto Mimì ospite di molte altre trasmissioni televisive da me firmate. Ogni volta ha offerto splendide prestazioni e ogni volta gli spettacoli hanno guadagnato in gusto, qualità e prestigio. Altro non saprei aggiungere, salvo il rimpianto e il dolore di non avere Mimì ancora qui...». Assieme agli altri protagonisti dello spettacolo (Gigliola Cinquetti, Gianni Nazzaro, Riccardo Cocciante) Mia instaura un rapporto di profondo affiatamento, che tuttavia raggiunge l'apice con un altro illustre componente della «compagnia», Gino Paoli. La stampa scandalistica vede in questo rapporto qualcosa di più serio. Nulla di vero, ovviamente, anche se i due artisti accettano ironicamente l'accaduto e sanno stare al gioco, fingendosi amanti. La stessa Mimì offre in trasmissione alcune covers tratte dal repertorio dei suoi colleghi: Sassi, in omaggio a Gino Paoli, Quando finisce un amore, dedicata a Riccardo Cocciante, e Il primo sogno proibito, tratta dal canzoniere di Gianni Nazzaro. Ma, fra i duetti realizzati con Gino Paoli (Menestrello Vagabondo, La Ronda, ecc.), il più riuscito risulta quello relativo alla ripresa della celebre Mon Homme, con Mia nei panni della «passeggiatrice» e Paoli nel ruolo dello schiaffeggiatore. Fra i concerti italiani, il più importante è quello organizzato alla BUSSOLA di Viareggio il tre Agosto 1975. La serata si rivela un trionfo che l'esigente pubblico della BUSSOLA premia con un'ovazione a scena aperta, un coro ininterrotto di applausi e varie richieste di bis. La soddisfazione è tale che Mia idealizza questo concerto come massimo esempio dei paradossi emozionali a cui sono condannati gli artisti. «Serate come queste - dice - sono incredibili e solo a ricordarle mi vengono i brividi. Applausi pazzeschi, la gente che ti salta addosso anche solo per sfiorarti. All'improvviso, ti rendi conto che tutta la nostra fatica è in fin dei conti finalizzata a questo: il contatto con il pubblico, la gioia di un applauso. Poi finisce tutto. Torni in albergo, ti trovi da sola e ti viene la voglia di sbattere la testa contro il muro...». Il concerto alla BUSSOLA costituisce anche l'occasione per un incontro, umano e artistico, molto importante per lei. Infatti, a questa magica serata collabora anche Aida Cooper, una delle vocalist più valenti a livello internazionale. Da questo incontro scaturirà una collaborazione professionale durata praticamente fino all'anno della scomparsa di Mimì. «Quando la conobbi - commenta Aida Cooper - ebbi subito l'impressione di trovarmi di fronte a una persona molto discreta e riservata. In poco tempo riuscii a instaurare con lei un legame molto profondo, al punto che, in uno dei momenti più brutti della sua vita, la ospitai a casa mia - a Milano - come avrei potuto fare per una sorella. Andammo subito d'accordo e avemmo modo di aprirci molto l'una con l'altra, ridendo come matte di fronte alle sventure della vita... Da allora Mimì è diventata un punto di riferimento molto importante per me. Artisticamente, c'era molta affinità tra noi e, oltre alla sua bravura, ricorderò per sempre la sua precisione, ai limiti della pignoleria... Con Mimì ho cantato in numerose manifestazioni, ma non dimenticherò mai il primo concerto veramente importante che feci con lei. Capitò in occasione del suo sodalizio artistico con Jeorge Ben al SISTINA di Roma. Mi ricordo che Mimì era talmente emozionata che, dovendo raggiungere il teatro, non riuscì più a orientarsi per le strade di Roma. Girammo in lungo e in largo Piazza del Popolo, ma non riuscivamo a imboccare la via giusta. Alla fine, per farla breve, fui proprio io, che non ero di Roma, a farle da guida, riuscendo a portarla a destinazione... Un'altra occasione artistica indimenticabile avvenne a Parigi, quando - assieme a Dario Baldan Bembo - registrammo per la televisione francese un concerto intitolato Recital de Mia Martini. Anche delle tournée italiane mi ritornano in mente alcuni aneddoti divertenti. Mi ricordo, ad esempio, di una serata in Calabria, a Centracche, dove alcuni ragazzi ci fecero uno scherzo terribile, versando della birra in uno degli altoparlanti presenti sul palco. Quando iniziammo a cantare venimmo travolte da una cortina di fumo micidiale... Un fatto ancora più divertente si verificò quando, durante un concerto, i nostri amplificatori captarono i segnali di due radioamatori e Mimì si ritrovò, nel bel mezzo del canto, con un imbarazzante coretto di "Pronto pronto?"@ "Ricevi, ricevi?"... Almeno su disco, la nostra collaborazione non confluì mai in un vero duetto. Io mi limitavo a partecipare ai cori, come accadde in Per amarti o nella più recente La musica che gira intorno, ma abbiamo accarezzato più volte l'idea di registrare insieme una canzone. C'eravamo quasi riuscite all'inizio degli anni '80, quando prendemmo in considerazione la possibilità di incidere, in duo, un brano di Paul Simon, di cui avevamo adattato il testo all'italiano. Purtroppo, non riuscimmo mai a realizzare la canzone, che dunque rimase il nostro sogno nel cassetto...». Questo magico periodo artistico si interrompe all'inizio dell'Autunno, in seguito alla pubblicazione dell'album Un altro giorno con me, che l'artista indicherà in futuro come la causa della sua rottura con la casa discografica milanese. «A un certo momento, anche alla RICORDI le cose cambiarono. Venni chiamata dai dirigenti, i quali mi imposero di rompere la collaborazione con Michele Del Vecchio. Dovevo interpretare solo canzoni edite dalla RICORDI. Protestai, cercai di spiegare le mie ragioni, ma inutilmente. Loro avevano rotto con Del Vecchio e se volevo stare alla RICORDI, dovevo adattarmi. La RICORDI, allora, aveva importanti autori di successi, ma lontanissimi dalla mia mentalità e dal mio modo di cantare. Cercammo di fare qualcosa insieme, litigando continuamente. Alla fine uscì un album che mi sembrò la cosa più brutta che avessi mai fatto nella mia vita. Alla RICORDI dicevano che avevo una voce stupenda e "qualunque schifezza avessi cantato" sarebbe andata bene. Ma era una presa in giro del mio pubblico e di me stessa. Perciò, dopo l'uscita di quel disco, cominciai a pensare di andarmene». (20) In effetti, Un altro giorno con me risulta l'album meno riuscito della sua carriera. Anzitutto, presenta una scelta di brani piuttosto strana, che - ad esempio - non comprende nessuna delle canzoni recentemente incise su 45 giri. Il discorso testuale è inoltre discontinuo a causa dei numerosi brani che poco hanno a che vedere con i titoli migliori della raccolta. Anche dal punto di vista sonoro, predomina una dispersione causata dai troppi generi musicali affrontati. I brani passano, senza una coerenza di fondo, dall'easy listening alla musica etnica, mentre più di una canzone la inserisce nel filone hard-core, con risultati discutibili. Numerosi sono i brani esclusi e rimasti a tutt'oggi inediti. I titoli più interessanti sembrano Aiutami (poi incisa da Loredana Bertè), Ancora, Blue's e Io, più due canzoni molto raffinate come Meglio se... (incisa con la tecnica delle voci in contrappunto) e Dire no, incentrata sul protagonismo di voce e chitarra, assieme al particolare movimento ritmico creato dal chitarrista colpendo la cassa armonica dello strumento. Fra le canzoni edite, le migliori sembrano Le dolci colline del viso, di Maurizio Piccoli, e Come artisti, brano nel quale il cantautore veneziano dipinge in modo assai efficace le aspirazioni, i sogni e le emozioni vissute dall'artista nel passaggio tra palcoscenico e vita reale (come se fossimo anche artisti@ ad aspettarci almeno bravi...@ e si spengono anche i riflettori@ sulla scena ritorniamo soli...). Una piccola perla è Questi miei pensieri, originariamente scelta per dare il titolo all'album. Con questo brano, che Albertelli scrive ispirandosi a La luna e i falò di Cesare Pavese, continua il discorso iniziato con i testi di canzoni come Al mondo e Donna con te. Un discorso che intende ritrarre il rapporto di coppia nei suoi aspetti più felici ed esaltanti, lontano dalle «solitudini» su cui erano incentrati i temi del suo primo repertorio. Da questo punto di vista, il testo di Questi miei pensieri risulta ideale: si tratta infatti di una canzone squisitamente «primaverile» (quasi «solare» per certe immagini che rievoca), che esalta quello stato di leggerezza e stupore che accompagna la nascita di un nuovo amore. In antitesi, si pone il testo di Io ti ringrazio, una canzone scritta da Maurizio Piccoli, Damiano Dattoli e Umberto Tozzi, che ritrae, tra amarezza e nostalgia, l'ultimo incontro amoroso di due amanti che decidono di separarsi per sempre. Dopo l'incisione in lingua greca dell'anno precedente (Agapimu), si cimenta in una nuova, originale interpretazione in lingua straniera. Registra così Milho verde di Gilberto Jil: un omaggio al compagno del magico concerto tenuto a Roma all'inizio dell'anno. Un ulteriore tributo, dedicato questa volta alla sua terra natale, la Calabria, giustifica l'incisione di Veni sonne di la muntagnella, una ninna nanna di Bagnara rivisitata con eccezionale dolcezza interpretativa. Più ampio è il catalogo delle canzoni meno in sintonia con i titoli precedenti. A questo proposito, vanno citate: Sabato (traduzione di un hit inglese lanciato da Barry Blue e Lynsey De Paul), Tu uomo, io donna (della quale salviamo l'ottima performance di Natale Massara al sassofono), Tenero e forte e La porta socchiusa. Un nuovo cambio di registro avviene con La tua malizia, una canzone nata dalla collaborazione dell'ex-leader dei PROFETI, Renato Brioschi, e Popi Minellono. «Era sicuramente un pezzo autobiografico - commenta Renato Brioschi - perché ricordo che il testo fu suggerito a Minellono da una situazione che io avevo realmente vissuto, come nella famosa canzone dei Pooh La donna del mio amico. In un primo momento la proposi a Fausto Leali, che ne registrò un provino, ma all'ultimo momento decise di non pubblicarla. Intanto il pezzo iniziò il giro delle case discografiche e arrivò a Giovanni Sanjust, che la fece incidere a Mimì. Ricordo che il testo, passando da un interprete uomo a una donna, avrebbe dovuto subire delle modifiche, a iniziare dalla prima strofa che avrebbe dovuto dire "l'uomo di un'amica è sacro". Ma tutto venne lasciato come nella stesura originale, anche perché il contesto non dava luogo a interpretazioni equivoche. Era una canzone molto "spinta" per l'epoca, ma, ancora oggi, la ricordo con grande emozione, anche perché Mimì seppe valorizzarla con un'interpretazione raffinata». La continua ricerca di nuovi autori la porta a incidere Un altro giorno con me, un brano composto da Massimo Verardi, uno dei suoi migliori chitarristi. Di questa canzone, ripresa molti anni dopo da Stefania La Fauci, (21) va notata la semplicità e, insieme, la forza espressiva del testo, la soavità della musica e, naturalmente, la capacità interpretativa di Mimì. «Una composizione - commenta Verardi - non assume un carattere definitivo fino a quando il paroliere non ha completato il testo. Purtroppo può capitare che l'autore della musica associ alla melodia una determinata idea, "un sentire" tutto suo che può differire da quello del paroliere. Questa canzone, invece, è la conseguenza dell'ottima intesa che si instaurò tra me e Albertelli. Quest'ultimo, infatti, intuì subito lo stato d'animo da cui scaturiva il mio pezzo (un senso drammatico e malinconico, sia pur permeato da una certa idea di speranza) e ha "tradotto in versi" quello che io avevo "sentito in musica". Anche il titolo della canzone, che rivisitava il famoso "domani è un altro giorno", costituì una sua felice intuizione, che oltre a riflettere la "positività" del testo, mi sembrò un augurio che io facevo a lei come persona: fu il mio modo di dirle: "domani è un altro giorno, non mollare mai...". Per quell'album furono prese in considerazione altre quattro mie canzoni, a tutt'oggi rimaste inedite: brani che, quasi per caso, le avevo fatto ascoltare durante le prove per una tournée. Un pomeriggio, accennai alla chitarra alcune mie composizioni, fra cui anche la musica di quella che poi sarebbe diventata Un altro giorno con me. Suonando questi brani, attirai inconsapevolmente la sua curiosità. Mimì infatti volle subito ascoltare quelle mie composizioni e, ritornando a Milano, le propose al suo direttore artistico Giovanni Sanjust. Da lì all'incisione il passo fu breve. Ho accompagnato Mimì in tournée fino al 1979: lei, con noi musicisti, non ha mai assunto atteggiamenti da diva, se mai era antidiva per eccellenza. Era in nostra compagnia dalla mattina alla sera, rivelandosi sempre negli aspetti più sinceri del suo carattere: proprio come succede tra amici. Sul palco, invece, si trasformava e diventava una grandissima artista: sicuramente quella che mi ha emozionato di più nella mia lunga attività di musicista...». Grazie al lancio fornito da LA COMPAGNIA STABILE DELLA CANZONE, anche Un altro giorno con me entra nella classifica dei dischi più venduti e viene esportato dalla RICORDI anche in Germania e in Giappone. Ma a differenza di queste edizioni, solo la stampa italiana è dotata di una particolare copertina scomponibile, a forma di casetta. Un particolare che ha fatto salire sensibilmente la quotazione di questo disco nel circuito dei collezionisti. Alcune canzoni dell'album riecheggiano inoltre in Argentina, grazie alle covers in lingua spagnola lanciate da Valeria Lynch, che incide su disco La tua malizia e propone in concerto brani come Io ti ringrazio, Tu uomo io donna e Un altro giorno con me tradotti da Gerardo Scriboni con i titoli Yo te agradezco e Un dia mas junto a tì. Per il nuovo anno, la RICORDI pianifica una serie di progetti piuttosto interessanti nelle premesse. Inizialmente, viene presa in considerazione la possibilità di farle incidere un album con le canzoni tratte dalle più belle musiche da film. Il disco avrebbe dovuto contenere alcuni dei brani già provinati da Mia per trasmissioni come L'orchestra racconta e C'è un'orchestra per lei. Fra i titoli scelti, compaiono: Mai, tratta dalla colonna sonora del film Così dolce, così perversa, e alcune celeberrime composizioni di Piero Piccioni come Breve amore (tratta dal film Fumo di Londra) e la più impegnativa Revelation, (22) di cui esiste un provino per voce e orchestra, della durata di dieci minuti. Il progetto naufraga e la RICORDI tenta di coinvolgerla nel lancio dei nuovi artisti della scuderia. Infatti, è proprio Mia Martini che produce l'album d'esordio del gruppo pop LES GRILLONS. Successivamente, collabora con artisti già affermati, nell'intento di realizzare un antico sogno: registrare dischi in collaborazione con i colleghi più sensibili e stimati. La prima cantante che si aggiudica la sua disponibilità è Ornella Vanoni, per la quale Mia incide i cori di Uomo mio, bambino mio. Più impegnativa è la collaborazione con Sergio Endrigo, che duetta con lei in due splendidi canti tradizionali del Veneto intitolati Cecilia e O dona lombarda. (23) Note al capitolo 3 (1) Solo di recente, un breve passaggio di questa canzone è stato proposto dalla trasmissione televisiva Canzoni segrete, realizzata da Michele Bovi per TG Due Dossier e trasmessa da RAIDUE il sette Agosto 1998. (2) Letteralmente, «nastri al contrario», una tecnica inventata e impiegata in studio dai Beatles. (3) Da Gente, n. 36 (1973), p. 10. (4) N. 35 (1972), pp. 12-5. (5) In spagnolo, col titolo di Amante. (6) Questa canzone verrà incisa pochi mesi dopo anche da Patty Pravo, nell'album Sì... incoerenza. La stessa Mimì ne inciderà una nuova versione nell'album dal vivo Miei compagni di viaggio, edito nel 1983. (7) Di cui già Demetrio Stratos - indimenticabile voce solista degli Area - aveva registrato una versione italiana (a tutt'oggi inedita) intitolata Voglio amore. (8) Con un testo completamente diverso, questa canzone era stata incisa, l'anno precedente, dall'allora esordiente Ivana Spagna, che l'aveva lanciata con il titolo Hari hari. Anche in questa versione, gli autori sono Bruno Lauzi e i fratelli La Bionda. Mia Martini la inciderà due anni dopo anche in lingua spagnola, con il titolo di Nieve blanca. (9) Anch'essa tradotta e lanciata in Spagna col titolo di Tu seras siempre tu. (10) Dario Baldan alle tastiere e i fratelli Fabrizio e La Bionda alle chitarre. (11) Nel 1983, una nuova versione di Signora verrà inserita nell'album dal vivo Miei compagni di viaggio: in entrambe le versioni viene utilizzata la traduzione italiana di Paolo Limiti. (12) Dunque, il ritornello originale era: stare insieme non è chiudersi lo sai@ che il pensiero è un gesto libero se vuoi. La parola «pensiero» fu censurata in «sorriso», mentre il ritornello cambiò completamente ambientazione, trasformandosi in una suggestiva veduta notturna (cala il sole e poi la notte sveglierà@ qualche stella che ragione mi darà). (13) In alcune discografie, come quella realizzata da Mario Balvetti per un opuscolo dell'editore CURCIO, si fa menzione di questo 45 giri, in verità inesistente. (14) Sola, ad esempio, compariva come Mujer sola, mentre No me dejes fu ribattezzata come Pequeño hombre. (15) Solo di recente, un breve passaggio di questa canzone è stato proposto dalla trasmissione televisiva Serata Pop, realizzata da Michele Bovi e trasmessa da RAIDUE il ventotto Giugno 1999. (16) Trasmessa il 15 Febbraio del '74 da RADIORAI, nel contesto dei Concerti di Supersonic. (17) Quando Cappellotto si stacca dal gruppo e viene sostituito da Paolo Donnarumma. (18) Baldan Bembo registra l'album Aria, mentre Maurizio Piccoli incide Pace, il suo primo long-playing come cantautore. (19) Studi ben conosciuti da Mia Martini, in quanto corrispondono allo stabilimento FONORAMA di Carlo Alberto Rossi, recentemente acquistato e rinnovato dalla RICORDI. (20) Da Gente, n. 34 (1979). (21) Che la inserirà nell'album Corsi d'acqua, inciso nel 1989. (22) Dal film, con Alberto Sordi, Bello, onesto, emigrato, Australia, sposerebbe compaesana illibata. (23) Brani inseriti nell'LP di Sergio Endrigo Canzoni venete. Capitolo 4: Andare via per poi tornare Il periodo COME IL VENTO-WEA-DDD (1976-1985) Il 1976 si rivela un anno «di transizione» e di grandi cambiamenti, ma anche una stagione ricca di collaborazioni artistiche notevoli. Molto importante è l'avvicinamento di Mia a Franco Fontana, uno degli impresari più benemeriti dello show-businness italiano, che la inizia al teatro, iscrivendola nel cast dei famosi Lunedì del Sistina, in coppia con Jeorge Ben, uno dei nomi aurei della musica brasiliana. Nello stesso periodo, viene annunciata tra i partecipanti al Festival di Sanremo con la canzone L'amore è il mio orizzonte, un pezzo molto gradevole che Ninni Carucci ha scritto appositamente per lei, in stretta collaborazione con Claudio Daiano. Passano alcune settimane e già viene comunicato il suo ritiro dalla manifestazione, per motivi mai chiariti fino in fondo. Tuttavia, la RICORDI decide di assemblare egualmente il 45 giri, inserendovi come lato B la canzone Sabato, tratta dal recente long-playing autunnale. Ma il singolo non riscuote alcuna fortuna e risulta l'unico 45 giri del periodo RICORDI a non essersi affacciato in classifica. Mia si convince a promuoverlo e partecipa con L'amore è il mio orizzonte ad alcune trasmissioni televisive di punta come Adesso musica e Musica Expo '76. Dopodiché non se ne ha più traccia. Il disco viene ben presto dimenticato nei negozi e, successivamente, ritirato, causa - questa - della difficile reperibilità del vinile, divenuto con il tempo una rarità per fans e collezionisti. A distanza di poche settimane, la RICORDI inizia lo sfruttamento del materiale d'archivio, pubblicando la sua prima antologia ufficiale, intitolata Mia. La raccolta contiene i maggiori successi del passato, ma - contro le aspettative degli appassionati - non include nessuno degli inediti rimasti negli archivi. L'unico elemento interessante è costituito dalla copertina priva di fotografia, che i grafici della RICORDI realizzano con un unico foglio di cartoncino col disegno di un alberello. Il rapporto con l'etichetta milanese si incrina definitivamente nella Primavera del '76. La rottura coincide con l'arrivo di una buona offerta contrattuale da parte della RCA, che la scrittura come cantante di punta di una nuova etichetta-satellite, denominata COME IL VENTO. (1) Le premesse editoriali sono ottime: infatti le viene assegnato un cospicuo premio d'ingaggio assieme alla massima libertà di scelta in fatto di repertorio. Tuttavia, questo periodo sembra iniziare sotto i peggiori auspici, perché la RICORDI ottiene il sequestro cautelativo di tutti i suoi beni e la cita in tribunale per inadempienza dei termini di contratto. (2) Il rientro alla RCA costituisce una sorta di ritorno alle sue origini musicali. È Antonio Coggio, direttore artistico ai tempi di Padre davvero, a occuparsi di lei nel tentativo di reinserirla in un discorso musicale più in linea con la sua personalità di donna e d'artista. Per l'occasione, rinnova anche il legame con Dario Baldan Bembo, autore dei più grandi successi del periodo RICORDI. Baldan premia la sua fiducia scrivendo una bellissima canzone, Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto, che realizza in collaborazione con Amerigo Cassella. Al meglio delle sue capacità interpretative, Mimì la presenta al Festivalbar e alla Mostra internazionale di Venezia, ottenendo lusinghieri risultati. Per l'occasione, la CIV pubblica il relativo 45 giri che la cantante ha realizzato con i musicisti abituali del vecchio cast RICORDI. Oltre a Baldan, suonano in questo disco anche Andy Surdi, Maurizio Fabrizio e Gigi Cappellotto. Ancora più importante artisticamente è Io donna, io persona, una canzone che Mia Martini decide di realizzare ben un anno prima della sua incisione. Autore del testo è il cantautore Gianfranco Manfredi, che racconta tre storie di donne - una cover-girl, una madre e una vedova - che difendono i loro diritti in una società maschilista, descritta nei suoi connotati peggiori. Molto forte è il linguaggio del testo, inizialmente censurato dalla RAI per il riferimento a tematiche allora avversate come la pornografia e l'aborto. Vanno invece smentiti quanti affermano che la canzone fosse stata scritta appositamente per lei, con un testo ricco di riferimenti biografici. «In verità - commenta Gianfranco Manfredi - lo spunto per il testo era venuto dopo la lettura di un volantino incentrato sul tema dello sfruttamento femminile. Vi erano accenni alla figura della donna-oggetto e un'analisi di modelli femminili ruolizzati come la madre esemplare (tutta casa e famiglia), la vedova austera e via dicendo. Riflettendo su questi temi, ed elaborandoli poeticamente, è venuto fuori questo testo, nel quale ho cercato di portare avanti un discorso non "militante" in senso stretto, ma "più universale". Ricordo che è nato prima il testo e poi è venuta la musica. Infatti Ninni Carucci lavorò su un testo quasi definitivo e non avemmo problemi conseguenti all'applicazione di questo metodo (com'è noto, la maggior parte degli autori preferisce scrivere su una musica pre-esistente). Ninni, infatti, era ed è tutt'ora un compositore molto valido e, anche in quella occasione, riuscì a creare una musica perfettamente aderente alla metrica. Vorrei invece smentire l'interpretazione che alcuni critici diedero alla prima strofa del testo (sono stata una cover-girl@ preoccupata di tenere i seni spinti bene in fuori), sostenendo che il riferimento alla cover-girl nascondesse una polemica nei confronti di Loredana Bertè, la quale, sulla copertina del suo primo album, si era fatta ritrarre in atteggiamenti spregiudicati. Io ho scritto il testo di Io donna, io persona senza conoscere Mia Martini e senza pensare a lei come destinataria del testo. Di conseguenza, riferimenti biografici non ce ne possono essere». Grazie al successo italiano, la CIV distribuisce il 45 giri in vari Paesi del mondo. Le canzoni vengono esportate sia nelle versioni originali (commercializzate in Francia, Portogallo e Germania con copertine in alcuni casi rinnovate) che nelle relative versioni in lingua estera. Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto diventa My life goes on per gli inglesi e Quien lo diria per gli spagnoli; mentre Io donna, io persona viene adattata nelle due lingue come I'm a woman, I'm a person e Yo hembra, yo persona. Il singolo italiano anticipa l'uscita dell'omonimo long-playing, che la CIV distribuisce anche in Francia e in Canada con copertine rinnovate. (3) Molto suggestiva è la resa grafica della stampa italiana: tutta in blu con, al centro, una fotografia virata in giallo e azzurro che pare richiamare l'immagine di un famoso quadro di Dante Gabriele Rossetti, la «Beata Beatrix». Per realizzare queste copertine, Mia conosce Luciano Tallarini, futuro amico e consigliere, nonché art-director di splendidi servizi fotografici effettuati in collaborazione con Mauro Balletti. «Fra me e Mimì - ricorda Tallarini - si instaurò subito un'ottima intesa, perché cercammo di anteporre il rapporto umano a quello professionale. La nostra era una comunicazione "alla pari", come quella che possono avere due amici. Infatti, l'ho sempre considerata, assieme a Mina, come una delle poche artiste "umane" che abbia mai conosciuto in tanti anni di attività. All'epoca, vedendoci insieme, non avresti riconosciuto l'artista e l'art director, ma due persone che si erano magicamente incontrate e che avevano capito tante cose l'una dell'altra. A volte la perdevo di vista, ma rispettavo i suoi silenzi, che ho sempre reputato silenzi di grande pudore... Poi decidevo di chiamarla, ascoltandola nelle appassionate descrizioni che faceva della sua campagna umbra. Mi parlava della tranquillità che aveva trovato lontano dal mondo dello spettacolo. Qual è il ricordo delle nostre sessioni fotografiche? Raramente ci davamo appuntamenti ufficiali. Magari era lei che, dovendo fare un servizio per un disco o un giornale, mi telefonava, dicendomi: "Senti, Talla (era così che mi chiamava, abbreviando scherzosamente il mio cognome), vieni a casa che facciamo le foto e poi ti fermi a cena". Oppure "Vieni che parliamo un po'" e così si finiva per unire l'utile al dilettevole, effettuando le fotografie in un'atmosfera rilassata e giocosa. È importante sottolineare questo aspetto perché per Mimì (o meglio, per il senso di spiccata autocritica di cui era dotata) quelle foto costituivano davvero un "gioco" e non un modo di esternare la sua vanità. Tanto più che diceva di non essere bella. Io invece credevo il contrario e glielo ripetevo spesso, facendola arrabbiare. "Ma non sono bella!" diceva. E io: "Sì che lo sei: sei bella dentro e fuori!". Secondo me, era dotata di una bellezza che lei stessa mortificava, magari con un trucco sbagliato o con certi abiti assurdi... Per non parlare delle sopracciglia! Tante volte l'ho pregata di assottigliarle, perché le aveva foltissime, ma lei ha sempre rifiutato perché diceva che le aveva così anche suo padre e quindi costituivano un qualcosa che la legava ancora di più a lui. Una volta le dissi: "Ti prego, sfoltiscile perché sono sproporzionate rispetto alla dimensione del volto". Riuscii a convincerla, ma, a lavoro finito, si guardò allo specchio, sparì per un attimo in bagno, ritornando dopo pochi minuti tutta pimpante. Con la matita, le aveva rese più alte di prima... A quel punto era pronta per sottoporsi alle torture (come lei le chiamava) del trucco e del servizio fotografico. Ed era allora che iniziava il vero divertimento... Infatti, Mimì non sapeva fingere: quindi se doveva apparire sorridente in una foto, dovevo farla ridere veramente, raccontandole gli aneddoti e le barzellette più divertenti. Quando si spazientiva, dovevo essere io a convincerla nel modo giusto e, di solito, lo facevo stuzzicando la sua golosità. Così il nostro dialogo era del tipo: "Ma quando finiamo?". E io: "Ancora due scatti e poi andiamo a mangiare". Insomma, la dovevo convincere facendole promesse di ogni tipo, come si fa con i bambini. In fondo Mimì è sempre stata una bambina: tenerissima e giocherellona, romantica e innamorata, ma soprattutto incapace di difendersi da tutto il male che le è stato fatto... Oggi si fa presto a dire: "Basta con le lacrime, ricordiamola col sorriso". Ma sarebbe troppo facile: io non posso accettarlo! Dico invece che il sentimento che provo oggi nel ricordare Mimì è un sentimento di profonda vergogna: vergogna per quanti l'hanno lasciata morire di solitudine, voltandole le spalle e pugnalandola con la menzogna, cioè nel modo più vigliacco che esista...». Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto rappresenta, dopo l'esperienza di Oltre la collina, un nuovo tentativo di rapportarla alle firme migliori del cantautorato italiano. Infatti, sono tutti di prim'ordine gli autori che scrivono per lei: Amedeo Minghi, Dario Baldan Bembo, Mango, Stefano Rosso, Gianfranco Manfredi, Amerigo Cassella e Memmo Foresi. Grandi personalità artistiche, delle quali lei, assieme a Coggio, apprezza subito il valore. Dal punto di vista musicale, Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto cerca di fondere una scrittura colta e raffinata assieme al linguaggio più schietto e popolare della canzone propriamente detta. Ma non manca qualche ingenuità. Ad esempio, nell'utilizzo pletorico di effetti sonori che riproducono suoni naturali come il gocciolìo della pioggia, il sibilo del vento e il cinguettio degli uccelli. Più apprezzabile è l'idea di concatenare i brani gli uni agli altri, come per un'unica, lunghissima narrazione. Per la registrazione delle basi, si avvale dei componenti della «Libra», un ottimo complesso formato da Sandro Centofanti (suo futuro arrangiatore), Nicola Di Staso, Dino Cappa e Walter Martino. Anche gli arrangiamenti sono «d'autore», essendo affidati al pianista argentino Luis Enriquez Bacalov, futuro vincitore dell'Oscar con la colonna sonora del film Il Postino. Altrettanto validi sono i vocalist che collaborano alla registrazione dei cori, fra i quali figurano anche Amedeo Minghi e le «Baba-Jaga», un trio vocale molto richiesto nell'attività di studio di quegli anni, composto da Isabella Sodani, Rita Mariano e Patrizia Neri. Amerigo Cassella firma quasi tutti i testi dell'album, a iniziare dalla stupenda Ma sono solo giorni, che testimonia un magnifico duetto di lei con Amedeo Minghi. Il testo, d'ispirazione pirandelliana, è una malinconica descrizione dei quotidiani ruoli che ognuno di noi recita a soggetto. Tutti indossiamo una maschera, che offusca la nostra personalità, condannandoci alla solitudine. Nei lunghi tempi della vita, la felicità è fatta di pochi istanti (ma sono solo giorni, come dice il titolo), vissuti senza maschere, senza bugie né formalità. Altri testi di Cassella costituiscono il frutto della sua collaborazione con giovani musicisti della nuova scuola romana. Uno di questi è Memmo Foresi, ex partner artistico di Fiorella Mannoia, che proprio a quest'ultima fa provinare i brani poi incisi da Mia nell'album. (4) Di queste canzoni colpisce l'equilibrio stilistico esistente tra pezzi di tendenza, come In Paradiso e Una come lei, e melodie più raffinate come quella di Fiore di melograno, che ripropone la formula del monologo interiore, con un delicato gioco di voci in contrappunto. La stessa suggestione permea le melodie di Noi due (una canzone che ritrae il disagio di vivere e l'incomunicabilità di una coppia) e di Elegia, un brano che il compositore Carucci ricorda a tutt'oggi come il pezzo più bello del suo repertorio. Se mi sfiori porta la firma di Mango, un altro giovane cantautore di cui lei intuisce subito il valore. Questa canzone, che viene ancora ricordata come uno dei vertici della sua produzione, si avvale nell'inciso iniziale e intermedio del solo accompagnamento pianistico di Bacalov. Un accompagnamento in cui l'uso di nuances equilibrate, come pure il sapiente dosaggio del pedale, esaltano al meglio i toni intimistici della sua vocalità, la quale raggiunge punte di struggente interiorità nei frequenti cambi di timbro realizzati nel corso dell'interpretazione. Adattissimo a questo ricamo vocale si rivela il testo, particolarmente aderente al percorso a climax della musica: tanto delicato, quando la parte musicale è affidata al solo canto col pianoforte, e tanto evocativo quando ad accompagnare le aperture della voce sono il pianoforte e tutta l'orchestra d'archi. La chiusura è invece affidata a Preghiera, una stupenda canzone di Stefano Rossi («il suo capolavoro», per riprendere la definizione di Paolo Limiti), che riesce ad amalgamare insieme tutti gli elementi che contribuiscono al successo e alla qualità di una canzone: musica, testo, interpretazione e arrangiamento. INDICE PARTE PRIMA: LA CARRIERA (continuazione) Capitolo 4: Andare via per poi tornare (1976-1985) (continuazione) Capitolo 5: Dove il cielo va a finire (1986-1995) PARTE PRIMA: LA CARRIERA (1947-1995) (continuazione) Capitolo 4: Andare via per poi tornare Il periodo COME IL VENTO-WEA-DDD (1976-1985) (continuazione) Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto la riporta in classifica dopo la traumatica separazione dalla RICORDI. Molto intelligente si rivela la successiva promozione, che per la prima volta usufruisce di apposite videoclip a colori trasmesse dalla televisione. Le riprese, realizzate dal regista Ruggero Miti, vengono ambientate in parte in esterni e in parte al TEATRO OLIMPICO di Roma. Le sequenze esterne la ritraggono in vari atteggiamenti: lei infatti cammina anche sotto la pioggia, siede al bar, parla a un telefono pubblico e siede accanto al guidatore di un'auto che compie acrobazie su due ruote. Le più grandi soddisfazioni arrivano dall'attività in concerto. Infatti, è durante l'Estate che offre il meglio di sé in una serie di concerti tenuti nei locali più esclusivi della stagione. Canta da OLIVIERO, in Versilia, e bissa il successo allo SPORTING CLUB di Montecarlo, uno dei locali più esclusivi del mondo. Il vertice di questa affermazione coincide con l'esibizione al Festival de la rose d'or di Cap d'Antibes, in Costa Azzurra. L'indomani, il quotidiano Nice Matin definirà il suo recital «merveilleux», scrivendo che la più bella sorpresa della serata era venuta dall'Italia e si chiamava Mia Martini. In Autunno, è impegnata in una particolarissima tournée teatrale. La RCA, incoraggiata dai risultati degli spettacoli itineranti di Francesco De Gregori e il Volo, la inserisce in uno show, denominato TRIO, assieme alla Schola Cantorum e Adriano Pappalardo. Nel frattempo, la RAI la scrittura per alcune trasmissioni di punta, dedicandole un concerto radiofonico in esclusiva, trasmesso a Ottobre dall'Auditorium di Torino. A Novembre, ritorna in Francia, dove Felix Maruani la chiama per uno spettacolo televisivo di un'ora e mezza intitolato Recital de Mia Martini. Nella conferenza stampa che anticipa la messa in onda, l'impresario dichiara: «Erano anni che non mi emozionavo fino a questo punto. L'ultima volta è stato con Maria Bethañia. Questa ragazza italiana ha una voce straordinariamente moderna e affascinante». «Per un'occasione così speciale - commenta il pianista Oscar Rocchi - Mimì volle accanto a sé i musicisti abituali del vecchio cast RICORDI: c'eravamo io, Massimo Verardi, Gigi Cappellotto e Andy Surdi. Ricordo che in quella circostanza Mimì fu particolarmente generosa con noi musicisti. Infatti, oltre a ricompensarci con cachet altissimi per l'epoca (quasi il doppio della cifra normalmente pattuita), si adoperò affinché non subissimo alcun disagio economico a causa della trasferta. Comprò lei stessa gli smoking per noi musicisti e ci mise a disposizione persino una macchina per i nostri spostamenti. Possono sembrare particolari irrilevanti, ma in realtà non lo sono perché contribuiscono a rafforzare l'immagine di un'artista che, oltre ad essere eccezionalmente brava, era anche particolarmente generosa, una caratteristica, questa, assai rara nel mondo dello spettacolo». Il 1977 amplia la sua fama a livello internazionale. Infatti, il Recital de Mia Martini la avvicina a Charles Aznavour, inaugurando uno dei periodi artistici più prestigiosi della sua carriera. Dopo aver assistito a questo concerto, il cantante armeno la contatta per chiederle di accompagnarlo in una lunga tournée mondiale che si concluderà, nel Gennaio del 1978, con un mese intero di repliche all'OLYMPIA di Parigi, il tempio della canzone mondiale. Lo scrittore Nantas Salvalaggio testimonierà con queste parole l'esordio italiano dell'inedito duo. «Ero andato al TEATRO MALIBRAN per intervistare Aznavour. Egli aveva fatto tappa a Venezia dopo un giro trionfale nei teatri italiani, al fianco di Mia Martini. La prima cosa che ho chiesto ad Aznavour, quando a piedi ci siamo diretti verso San Marco, è stata questa: "Come mai ha scelto proprio Mia per fare coppia sul palcoscenico?" Aznavour mi ha fissato con quei suoi occhi furbi e ironici: "Ma, mio caro, dica una cosa" ha sospirato: "lei è del mestiere? Beh, se è del mestiere la sua domanda non sta in piedi. Mia è fra le due o tre voci di donna che mi danno un vero piacere". Qualunque altra persona - attrice, cantante o ballerina - alle parole di Aznavour si sarebbe alzata sulle punte dei piedi, avrebbe messo un po' d'aria, e sculettato superbamente tra la folla. Invece, niente. Mia è stata quasi sempre in silenzio, come una scolaretta affascinata, a seguire i racconti dell'"Istrione" che parlava dei suoi giri del mondo». I concerti italiani e francesi danno vita a una serie di bellissimi duetti, come quelli di Dopo l'amore e L'amore è come un giorno, canzoni così belle da ottenere numerosi bis in ogni serata. Il successo è strepitoso al punto che la RAI trasmette in prima serata il concerto romano che i due artisti hanno tenuto al TEATRO SISTINA nella Primavera del '77. Sembra l'inizio di una collaborazione duratura, ma a fine stagione Aznavour non riesce a farle rinnovare il contratto per la nuova tournée mondiale. La rinuncia di Mimì annulla anche un progetto discografico di notevole valore artistico: l'incisione di un long-playing in duo con Aznavour, che avrebbe dovuto contenere una serie di brani cantati in italiano e in francese. Al centro di un'autentica crisi umana e artistica, dichiara: «Saremmo anche dovuti andare a Londra, alla ROYAL ALBERT HALL, ma rifiutai. Non era il mio mondo: ogni sera un trionfo, il camerino sommerso di fiori. Ma mi sentivo un'estranea. Soprattutto, mi sentivo sola...». A conferma della sua popolarità, la RAI la sceglie per rappresentare l'Italia all'Eurofestival, organizzato quell'anno a Wembley, in Inghilterra, nel Maggio del '77. Gli autori della CIV fanno a gara per sottoporle un pezzo da presentare alla rassegna europea. Tra i brani presi in considerazione, figurano: Libera (di Popi Fabrizio e Luigi Albertelli), Per amarti (di Maurizio Fabrizio e Bruno Lauzi) e due brani scritti da Carla Vistarini, Gigi Lopez e Fabio Massimo Cantini: Appassionati e Sognare è vita. Alla fine, la scelta cade su Libera, che Mia Martini incide assieme al gruppo vocale dei «Pandemonium». Di questa canzone vengono registrate almeno due versioni. «Infatti - commenta Popi Fabrizio - la musica originale era molto lenta, perché volevo realizzare una specie di gospel, un qualcosa di simile a quello che parecchi anni dopo sarebbe stata We are the world. Alla fine ci facemmo influenzare dai ritmi musicali più in voga del momento (fondamentalmente la disco-dance) e quindi ci mettemmo a lavorare in una nuova direttiva. Ma devo dire che la versione che mi è rimasta nel cuore è proprio quella che non realizzammo, ovvero quella pensata in origine». Anche col nuovo arrangiamento, Libera stenta a soddisfare gli autori e, soprattutto, Maurizio Fabrizio, che è l'arrangiatore. Il trio ritorna a studiare il pezzo e, dopo alcune modifiche, la canzone raggiunge finalmente la stesura definitiva. Tuttavia, la vecchia registrazione non cade nel dimenticatoio e viene impiegata come sigla dello speciale televisivo Incontro con Mia Martini, trasmissione tratta dal concerto romano al SISTINA con Charles Aznavour. Più che buono è il risultato finale e, anche nella versione definitiva (così apparentemente lontana dalla prima idea di Popi Fabrizio), Libera mantiene una forte aderenza con quella concezione «entusiastica», gioiosa e ricca di stimoli, che è tipica dei gospels. Inoltre, il testo di Albertelli si rivela adattissimo alla musica, sviluppando il tema della libertà d'azione e di pensiero, con un richiamo al tema della libertà di aborto (libera di provare@ libera di esser madre@ peccare o non peccare@ e di pagar da me), uno dei più censurati dell'epoca. I risultati dell'Eurofestival sono poco incoraggianti, (5) ma il singolo che ne deriva costituisce un successo internazionale. Infatti Libera viene prima esportata in Canada, Germania, Giappone, (6) Francia e Grecia e, successivamente, viene tradotta in tre lingue. Freedom is today e Libre sono le versioni inglesi e spagnole, che vengono commercializzate in varie nazioni, fra cui Inghilterra, Spagna, Portogallo, Svezia, Canada, Belgio, Bolivia e Perù. A queste versioni se ne aggiunge una terza, registrata in francese. Si tratta di Libre comme une femme, che tuttavia rimane inedita, nonostante TV Sorrisi e Canzoni annunci l'avvenuta distribuzione del disco nei negozi d'oltralpe. Intanto, le canzoni originariamente candidate all'Eurofestival intraprendono strade diverse. Appassionati verrà incisa poco tempo dopo da Rita Pavone, Per amarti diventerà il brano leader dell'album autunnale di Mia, mentre Sognare è vita viene inserita come seconda facciata del 45 giri italiano di Libera. «Sognare è vita - commenta uno degli autori, Gigi Lopez - ha pagato forse il fatto di essere una canzone troppo raffinata per sperare di avere successo in un mercato in cui imperava la legge della commercialità. Ma, a differenza di altri autori, io e Carla Vistarini abbiamo scritto le nostre canzoni dietro una pulsione totalmente emotiva, ragion per cui non abbiamo permesso che i nostri pezzi imboccassero le facili strade della commercialità. Il testo di questa canzone lo ritengo straordinario, come tutte le cose scritte in quel periodo da Carla Vistarini. Infatti, lei è riuscita a coniugare la poesia dei suoi versi con la più schietta semplicità dei sentimenti. Devo dire che la dimensione del sogno inteso come "desiderio vitale" ci affascinava molto in quegli anni. Infatti, nello stesso periodo scrivemmo per Ornella Vanoni una canzone che si intitolava La voglia di sognare. Ciò che ricordo con sicurezza di Sognare è vita è che, per quanto riguarda il testo, l'ispirazione di massima nacque nell'isola di Stromboli, dove abbiamo trascorso momenti meravigliosi. Era veramente bello tradurre in musica le sensazioni che ci venivano regalate dall'isola. Così, molte descrizioni di Sognare è vita appartengono di diritto alla vita quotidiana di Stromboli. Il mare calmo, le reti piene e lo scampanio sono come "fotografie" di questo magico luogo, sensazioni visive che, contemporaneamente, trasferimmo anche nel testo di Un'isola, una canzone che scrivemmo per Alice, il cui inizio era la notte s'è fatta limpida@ il mare è un velluto nero@ s'accendono come lampade milioni di stelle in cielo. In entrambi i casi, è evidente la suggestione esercitata in noi dal mondo marinaresco di Stromboli: un mondo che ci piaceva osservare soprattutto di notte, nelle ore in cui i pescatori gettavano le reti in un mare che veramente sembrava "un velluto nero"...». In Autunno, viene invitata in Giappone per rappresentare l'Italia al prestigioso World Popular Song Festival Yamaha di Tokyo. Per l'occasione, Carla Vistarini, Gigi Lopez e Massimo Cantini scrivono la canzone Ritratto di donna, prendendosi una bella rivincita sulla mancata partecipazione di Sognare è vita all'Eurofestival. Infatti, Ritratto di donna si afferma come canzone più bella della rassegna giapponese, facendo aggiudicare a Mia Martini il premio della critica internazionale come migliore interprete. (7) Le incisioni estere non le impediscono di inserirsi nella produzione discografica italiana. Infatti, conclude prima di Natale le registrazioni dell'ottavo album della carriera, un lavoro che la critica ritiene addirittura superiore al precedente. Dal disco viene estratto il singolo incentrato su Per amarti, una canzone di Maurizio Fabrizio e Bruno Lauzi da cui prende il titolo lo stesso long-playing. Anche per questi dischi la CIV realizza un lancio a livello internazionale e sia il 45 giri che l'album vengono esportati in varie nazioni, come la Spagna, la Francia e il Giappone. Tutta la produzione CIV si rivela molto raffinata per le copertine firmate da Luciano Tallarini e Mauro Balletti. Ma è per questo long-playing che vengono realizzate alcune fra le fotografie più belle della sua discografia più recente. «Infatti - commenta Tallarini - credo che la copertina di Per amarti abbia sintetizzato al meglio la bellezza di Mimì, mettendo in risalto una dolcezza espressiva mai avuta prima. L'immagine di copertina nacque in maniera piuttosto casuale. Un giorno andai a sentirla in concerto; ero abituato a vederla con il suo solito look informale, invece mi apparve tutta vestita di bianco, con i capelli tirati all'indietro e fermati con un fiore. Rimasi molto colpito da quell'immagine, che mi sembrò delicata e raffinata nello stesso tempo. Così decisi di trasferirla nel servizio fotografico che stavamo allestendo per il nuovo album. Un particolare curioso è che per la copertina di questo disco furono utilizzati gli scatti che realizzammo nel camerino del trucco. Cioè non ricorremmo a un'ambientazione "costruita". Di questo servizio ricordo perfettamente la data di realizzazione (Marzo 1977), suggerita dalla presenza di un fiore tipicamente stagionale qual è la mimosa. Il ramo che compare nelle foto glielo avevo regalato io stesso. In quel servizio volli mettere in risalto la sua immagine più raffinata di donna, e le mimose, che della femminilità sono il simbolo assoluto, sottolinearono bene quell'aspetto. Bellissima era anche la sua acconciatura, impreziosita da una reticella imperlinata che me la fece immaginare nel ruolo di una raffinata ballerina classica...». Per amarti, originariamente destinata a Ornella Vanoni, (8) le offre la possibilità di dedicarsi a un'interpretazione grandiosa e particolarmente sentita. Il canto, dolente ma liberato da incisi di grande effetto, rispecchia l'andamento della vicenda scritta da Bruno Lauzi: storia di un amore ormai finito, che la protagonista cerca in ogni modo di rinnovare, nonostante la presenza di quell'altra lei, alla quale sono rivolte le strofe più toccanti del testo. Una canzone così bella vede la luce in maniera piuttosto insolita e Bruno Lauzi la ricorda ancora oggi come il risultato di una «sfida» lanciatagli da Mia, ma vinta dal cantautore ligure. «Ci incontrammo a Roma - ricorda Lauzi - all'ingresso della sala in cui Mimì registrava le sue canzoni. Ci salutammo con l'affetto di sempre ma, durante la conversazione, mi fu rivolta una frase poco piacevole. "...C'è un pezzo di cui abbiamo già cambiato quattro testi e non ne siamo soddisfatti... Se vuoi provarci anche tu...". Rimasi molto ferito da quell'"anche tu", perché non mi sembrava corretto che, pur avendole regalato grandi successi come Piccolo uomo e Donna sola, venissi consultato per ultimo, come "l'ultima ruota del carro". Tuttavia non me la presi più di tanto e mi impegnai a fondo, perché - lo ripeto - mi sembrò una vera e propria sfida quella che mi era stata lanciata. Così venne fuori questo testo, che a Mimì piacque immediatamente e che a me diede molta soddisfazione, anche perché servì a rivitalizzare un periodo artistico che purtroppo non era dei più brillanti per lei». Per l'album vengono registrate parecchie canzoni, ma solo una parte entra ufficialmente nel vinile. Di alcune si ignorano anche i titoli definitivi. Un primo brano, provvisoriamente intitolato Stavolta è proprio no, gioca sui ritmi della neonata disco-dance e contrappone un testo piuttosto originale, in cui l'interprete immagina di rivolgersi al suo ideale autore di canzoni, suggerendogli i temi più adatti alla sua personalità d'artista. Meno bella risulta Io ti..., un bolero in chiave moderna, che riprende il dialogo di due innamorati alle prese coi problemi della quotidianità. Ma le esclusioni più incredibili riguardano i titoli Quando ne avrò abbastanza e Io andrò, canzoni molto intense di cui Mia realizza degli splendidi provini. Alla realizzazione dell'album partecipa, quasi per intero, il cast degli ultimi long-playing incisi alla RICORDI. Fra i nuovi musicisti suonano il batterista Tullio De Piscopo e, soprattutto, il cantautore-polistrumentista Ivano Fossati, grazie al quale la cantante inaugura il periodo discografico più determinante della sua carriera. Fra le coriste, va segnalata la presenza di Aida Cooper, vocalist fissa, nei concerti, assieme a Rossana Casale. L'avvicinamento di Fossati a Mia Martini viene favorito da Antonio Coggio, che in quegli anni è produttore comune ai due artisti. Mentre Fossati incide La casa del serpente (il suo primo album prodotto dalla RCA), Coggio gli presenta Mimì, la quale rimane letteralmente stregata dalle eccelse qualità artistiche del cantautore genovese. «Quando la conobbi - racconta Ivano Fossati - rimasi subito conquistato dalla sua energia. Come artista la seguivo già da molti anni. Se non sbaglio, ci incontrammo per la prima volta nel 1971, al Festival d'avanguardia di Viareggio. In quel contesto non ci fu nessun contatto, anche perché i vari gruppi (Mimì si esibiva in formazione, con il complesso "La Macchina") suonavano a distanza di molte ore gli uni dagli altri. Ma ricordo che c'era molta aspettativa nei suoi confronti. Nel giro di un anno, approdò al successo, raggiungendo uno status artistico invidiabile. Ricordo che riuscì a conquistare il cuore del grande pubblico, senza perdere credibilità nel giudizio degli specialisti. Era una delle poche cantanti italiane veramente stimate dai musicisti: una delle rare interpreti, insomma, di cui i musicisti (e, fra questi, anch'io) comperavano i dischi. Infatti, quando parlavamo, fra giovani, delle nostre preferenze musicali, si poteva accostare il suo nome a quello - per fare un esempio - dei Led Zeppelin, senza correre il rischio di "sfigurare". Dopo il Festival d'avanguardia, lavorammo insieme per uno dei famosi concerti di Supersonic, una trasmissione radiofonica che la RAI mandava in onda nei primi anni '70. In quell'occasione, mi ricordo che c'era molta tensione fra gli artisti, perché ci esibivamo "senza rete", suonando e cantando in diretta. Mimì invece fu bravissima e, quando cantò lei, tutti rimasero in silenzio ad ascoltarla... Il nostro primo contatto artistico avvenne con l'incisione, in duo, di Anna di Primavera, un brano che avevo inserito nell'album La casa del serpente. Fui molto felice di quella collaborazione, che per me equivaleva a una sorta di iniziale e significativo riconoscimento come cantautore. Mi faceva quasi impressione che un'artista così importante partecipasse a un mio disco e, per questo motivo, scrissi sulla copertina: Ringrazio Mimì per essersi spontaneamente, gentilmente e seriamente compromessa nella realizzazione di questo album. In definitiva, posso dire che la prima impressione che ebbi di lei corrispose anche all'ultima. Un'impressione che non si è mai alterata con il passare del tempo. Mi colpiva la forza e l'entusiasmo con cui entrava nelle cose. Ma, soprattutto, fui conquistato (anche se questo aspetto della sua personalità l'avrei capito fino a fondo solo con gli anni) dal fatto che lei era una "monomaniaca" della musica. Voglio dire che tra uomini e donne, tra musicisti e artisti in genere, è stata una delle persone più unicamente interessate alla musica che io abbia mai conosciuto. Con questo non voglio dire che la musica costituisse l'unica ragione della sua vita, perché sarebbe riduttivo. Mimì era piena di curiosità verso tutto ciò che la circondava: amava scrivere, leggere, era ricca di interessi culturali. Tuttavia, aveva per la musica la stessa dedizione che può avere un grande musicista». Intanto, Per amarti si apre proprio all'insegna di Fossati, che firma l'adattamento italiano del brano scelto per dare l'avvio all'album. Si tratta di Se finisse qui, un famoso hit lanciato dai Supertramp col titolo originale di Give a little bit. La canzone riceve un'ottima promozione, visto che, oltre ad essere eseguita in famosi programmi televisivi, viene utilizzata come sigla della rubrica settimanale Tutta musica. Oltre agli inediti citati, nella scelta dei brani vengono inspiegabilmente escluse le canzoni lanciate dal singolo primaverile dell'Eurofestival. Queste esclusioni favoriscono l'inserimento di una lunga serie di covers cantate in lingua originale (è il caso di Shadow dance) o tradotte in italiano. Infatti, oltre a Give a little bit, vengono inserite When I need you di Albert Hammond (che diventa Se ti voglio) e la celeberrima Somebody to love dei Queen, che Mia traduce in Un uomo per me, avvalendosi di Fossati per la registrazione dei cori. Poche le canzoni appositamente scritte per lei. La delicata Da capo, firmata da Marco Luberti e Riccardo Cocciante, non costituisce una canzone in esclusiva, essendo stata incisa anche da Mina. (9) La stessa cosa dicasi per Ritratto di donna, che Mimì ha già lanciato al Festival di Tokyo. «Con Maurizio Fabrizio - commenta Bruno Lauzi - scrissi per quell'album anche Innamorata di me e Canto Malinconico. Mi piace ricordare soprattutto quest'ultima canzone, perché la ritengo una delle più belle del mio repertorio. Per questo testo ho avuto una specie di visione in stile "western", immaginando un'atmosfera "alla Dimitri Tiomkin". Ammetto di aver elaborato in essa un'immagine più "pittorica" che "sentimentale": diciamo che il sentimento è venuto fuori dal senso di solitudine profonda che le parole evocano, sottolineato magistralmente dalla melodia di Maurizio Fabrizio, che è ormai uno dei pochi musicisti che riesce puntualmente a emozionarmi con le sue melodie». A Fossati si torna nuovamente con Sentimento, la prima canzone che il cantautore genovese scrive appositamente per Mia. La raffinatezza di questo brano conferma il momento particolarmente felice che Fossati stava vivendo tra il 1977 e il 1978. Lui stesso, ricostruendo i percorsi fondamentali della sua carriera, ha recentemente dichiarato: «Fino a quel momento le mie erano canzoni di un musicista che, casualmente, sapeva anche scrivere... I testi erano funzionali alla musica... mi preoccupavo che le parole cadessero sul battere o sul levare e che i testi fossero ritmici, segni inequivocabili che l'approccio era quello del musicista... Solo in un secondo momento ho unito le due facce in un'unica medaglia, una volta affinata la tecnica e compreso che era di me che dovevo parlare, se davvero volevo dire qualcosa». (10) Sentimento è una canzone dalla storia lunga e, in parte, inedita. Infatti, oltre alla versione incisa in questo long-playing, Mimì ne registra una seconda, con un testo di matrice autobiografica. Lei stessa firma il testo come autrice, ma non gli assegna un titolo ufficiale. Infatti la canzone è nota ai più esperti con due nomi: Sono mia, che è un titolo tratto dal ritornello, oppure Sotto i jeans, titolo desunto dal verso iniziale. Alla fine del '77, la RCA inglese la contatta per commissionarle un ambizioso progetto: l'incisione di un intero long-playing in lingua inglese, da realizzare entro l'anno per sfruttare il riscontro ottenuto in Inghilterra da Freedom is today. La cantante lavora a pieno ritmo e decide di inserire nell'album alcune registrazioni rimaste inedite. La scaletta prevede l'inserimento di My life goes on e I'm a woman, I'm a person (versioni di Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto e Io donna io persona), più le canzoni Shadow dance, Gipsy, che è la traduzione inglese di Sognare è vita, e Listen me, versione anglosassone di Sentimento. Tutte queste covers - ad eccezione di Shadow dance, che viene inserita nell'album Per amarti - rimangono inedite. Infatti, il progetto non si concretizza più in seguito alla rottura del contratto discografico con la COME IL VENTO. All'inizio del '78, la RCA pubblica Incontro con Mia Martini, un'antologia della collana economica «Linea tre», che raccoglie le sue migliori incisioni del periodo 1971-77. Questo disco viene messo in commercio quando Mia Martini è già ufficialmente passata a una nuova casa discografica, la WEA, per la quale lavorerà solo un anno e mezzo. A questo punto, si affida completamente alla guida musicale di Ivano Fossati, che le permette di intraprendere un nuovo corso umano e artistico. «Da questo momento - dichiara - ho cominciato a decidere della mia vita, ribellandomi all'immagine preconfezionata che gli altri avevano di me. Fossati mi ha donato una chiave preziosa e nuova di interpretare la musica: la consapevolezza che una canzone possiede mille volti che non necessariamente coincidono con le classifiche. Il suo modo di concepire la musica ha rappresentato uno sconvolgimento tellurico per me. Sono cambiati i miei pensieri, la mia testa...». Il periodo WEA inizia col riavvicinamento di alcuni tra gli autori più importanti del suo passato. Dario Baldan Bembo, Maurizio Piccoli e Sergio Bardotti tornano a scrivere per lei, proponendole una serie di canzoni che, pur bellissime, restano in gran parte inedite. A questo illogico spreco sfugge l'intensa Tu no, scritta da Pippo Caruso e Sergio Bardotti per la colonna sonora del film Porca società. (11) Questa canzone, che meriterebbe di essere riscoperta, costituisce a tutt'oggi uno dei brani più belli e intensi che Mia Martini abbia mai interpretato nella sua carriera. Inoltre, il testo di Bardotti contiene una frase, canto per non morire, che sintetizza quello che è il senso della vita di ogni artista. Essere artisti - e in questo caso cantare - significa non morire, lasciare qualcosa di sé agli altri, un ricordo perenne che il tempo non potrà cancellare. Letteralmente innamorata di questa canzone, ne registra una seconda versione, in previsione di una futura pubblicazione. Questa volta il canto è arricchito, nell'inciso, da un dialogo tra il coro e la protagonista del ritornello, che interpreta una serie di strofe escluse dalla precedente edizione. Ma anche questa versione rimane inedita, come gli altri brani registrati alla WEA con la collaborazione di vari autori. Due bellissime canzoni, Bene e L'ultimo ballo, portano la firma di Maurizio Piccoli. Molti elementi fanno pensare a una pubblicazione imminente di Bene, che la cantante lancia in anteprima durante una puntata della trasmissione televisiva STRYX. Tutto è pronto per la stampa, ma all'improvviso il progetto sfuma. La stessa sorte tocca a L'ultimo ballo, che alla fine viene incisa da Tony Maggio su un singolo della PDU pubblicato nel Febbraio del 1979. Più incredibile ancora è che venga ignorata la bellissima Canto universale, (12) che Mia scrive in collaborazione con Dario Baldan Bembo. Lei, che è autrice del testo, realizza in questi versi una descrizione molto elegiaca della sua vita di donna e d'artista. La campagna, i luoghi dell'infanzia, le presenze e i sogni che hanno costellato la sua giovinezza la inducono a pescare sempre più giù, nel pozzo del passato, fino a ritrovare le sue radici. «In queste parole - dice - c'è il ritratto di me bambina e molti scenari che ho descritto sono tratti dai luoghi dove ha abitato la mia famiglia. Sognavo, abitavo ad Ancona, ma scappavo per arrivare a vedere il mare, oppure andavo a tuffarmi nei campi pieni di lucciole dietro casa mia. C'è poi un ricordo di Bagnara: il tetto della casa di mia nonna, un tetto decrepito sul quale veniva distesa l'uva zibibbo perché seccasse al sole. Io riuscivo a salire sul tetto e me ne stavo delle ore, mangiando l'uva e guardando i treni che passavano sulla strada ferrata. Ricordo quelle estati lontane, seduta sulle tegole, col sapore dello zibibbo tra le labbra, le cicale che frinivano e qualcuno che suonava la chitarra poco lontano...». Queste canzoni, rimaste per sempre nel cassetto, permettono a Ivano Fossati di occuparsi del primo singolo inciso da Mia Martini per la WEA. Come titolo di punta viene scelta la canzone Vola, di cui Patty Pravo ha già provinato alcune versioni, lanciandone una nella puntata inaugurale della trasmissione televisiva Stryx. La Strambelli non arriva mai a incidere Vola su vinile. (13) Infatti, per Ivano Fossati è solo Mimì la vera destinataria di questa canzone. «Si è detto più volte - commenta il cantautore genovese - che Vola era originariamente destinata a Nicoletta, ma non è vero. Fu la RCA, che possedeva un mio provino, a farle registrare una versione che, tuttavia, a me non piacque, per il modo decisamente "stranito" con cui era stato interpretato il testo. Inoltre Vola l'avevo già indirizzata a Mimì. L'avevo scritta da pochissimo tempo: quattro o cinque giorni prima che ci rivedessimo per organizzare le sue nuove emissioni discografiche. Lei cercava un brano con cui inaugurare il contratto WEA e io le parlai di questa mia nuova composizione, che nel giro di una settimana riuscimmo a perfezionare e a registrare». Dunque, Vola ritorna alla sua prima destinataria e compare su 45 giri, associata alla canzone Dimmi, che la stessa Mimì ha adattato all'italiano sul modello di un originale inglese intitolato Dreaming. Intanto, la sua versione di Vola sorprende il pubblico che ha già ascoltato dalla televisione la versione registrata da Patty Pravo. Dal confronto, emergono due canzoni quasi diverse, a conferma dell'importanza che assume l'interprete nel valorizzare i temi affrontati nel testo. Infatti, Patty Pravo esaspera il riferimento alla pazzia con un'interpretazione bizzarra (se pur originale), mentre Mia propone un canto più sofferto, tutto incentrato sul tema della malinconia. La gente vola, l'amore vola, come la realtà che fugge sempre via, lasciandoci dentro un senso di amara solitudine. Entrambi i brani vengono registrati assieme ai musicisti più abituali del vecchio cast RICORDI. La realizzazione viene curata da Natale Massara, il quale registra le basi con alcuni musicisti che avevano già lavorato con lei nella prima metà degli anni '70. «Fui chiamato all'ultimo momento - commenta il musicista milanese - per arrangiare questa bellissima canzone di Ivano Fossati, ma purtroppo avevo già preso una serie di impegni che mi era impossibile disdire. Per non lasciare Mimì in difficoltà, decisi di occuparmi egualmente del disco, curandone la realizzazione. L'arrangiamento di Vola lo affidai a Danilo Vaona, mentre quello di Dimmi spettò a Pinuccio Pirazzoli. Per l'organico strumentale andai "sul sicuro", chiamando musicisti già conosciuti da Mimì: amici di vecchia data coi quali sarebbe stato più semplice creare il feeling giusto: convocai di sicuro Gigi Cappellotto al basso, Massimo Luca alla chitarra e Gianni Dall'Aglio alla batteria, ma alla registrazione delle basi partecipò anche Mario Lavezzi, che più tardi si avvalse della sua collaborazione per i cori dell'album Filobus». Intanto il disco viene presentato al Festivalbar e, contemporaneamente, viene lanciato da una singolare iniziativa della casa discografica, che offre trentacinquemila copie del vinile come veicolo promozionale per il lancio di una nuova rivista, Music. Questo disco, musicalmente eccellente, le restituisce la grinta e l'entusiasmo di un tempo. Inoltre, vari riconoscimenti vengono tributati a lei e a Fossati per incoraggiare lo splendido sodalizio artistico. Il mensile Euroflash la premia come il «personaggio numero uno della canzone italiana», mentre TV Sorrisi e Canzoni assegna a Ivano Fossati il «Telegatto» come migliore compositore della stagione. Alla fine di questa esperienza, dichiara: «Per la prima volta, sono veramente soddisfatta di quello che canto. Non sono più soltanto una cantante, ma un'artista che interviene in prima persona alla realizzazione dei motivi che le vengono affidati. Il successo non ha senso, se non lo senti tuo, scaturito soprattutto dalla tua anima». Il rinnovato entusiasmo la stimola a lavorare con serenità alla realizzazione di un 45 giri da utilizzare come veicolo promozionale per il lancio di Danza, l'album più importante della sua carriera, messo in commercio all'inizio del 1979. Anche in questo caso, è Ivano Fossati a occuparsi delle canzoni scelte per il singolo. Infatti, il disco ospita due nuovi brani firmati dal cantautore genovese: l'omonima leader-track assieme alla suggestiva Canto alla luna. Lanciata in varie trasmissioni televisive e - in Estate - al Festivalbar, Danza gioca un ruolo fondamentale nella presentazione di una nuova Mia Martini. Da questo momento, il pubblico ammira un'artista che ha abbandonato il repertorio tradizionale per rimettersi in gioco con una musica contemporanea e innovativa, come ai tempi di Oltre la collina. Il senso di questo cambiamento viene sintetizzato dalla bellissima copertina del singolo, ideata da Cesare Montalbetti e, poi, riutilizzata per l'album. In primo piano, compare uno stivale giallo che scalcia contro una coppa di champagne: un'allegoria per rappresentare un mondo vuoto d'apparenze - lo champagne - mandato in frantumi dallo stivale giallo, simbolo di concretezza, di semplice «quotidianità». Quasi soffocata da un repertorio che non riconosce più come il suo, Mia dà un calcio al suo recente passato e si rimette completamente in gioco, inserendosi in una nuova dimensione umana e musicale. «Nel corso di questi anni - dice - ho finito per impersonare il tipo della cantante sofisticata per pochi eletti, che cantava all'OLYMPIA e che sembrava snobbare il pubblico che le aveva dato il successo, per ricercare chissà quali traguardi più elevati... Non è vero niente di tutto ciò, e il significato degli stivali è proprio questo: voglio ritornare accessibile a tutti e "normale": per questo dò un calcio alla coppa di champagne nella quale non mi riconosco... Il messaggio è scuotersi, scuotermi soprattutto...». «Le copertine di questi dischi - commenta Cesare Montalbetti - le ricordo molto bene, soprattutto per le difficoltà di ordine tecnico che dovetti superare per la famosa foto del calcio al bicchiere. Il risultato lo ottenni in due momenti. La foto del bicchiere la realizzai in studio, scattata su un fondale nero, mentre mia moglie Wanda, che indossava il famoso stivale giallo, scalciava contro il bicchiere. Sono poi tornato indietro con la pellicola e ho realizzato la fotografia con lo sfondo di Milano. La foto è stata scattata in Piazza della Repubblica: ad angolo rispetto alla stazione centrale. Quello che si vede di fronte è l'ex Palazzo della "Pirelli"». Finalmente, all'inizio del '79, esce l'album Danza, di cui Fossati cura la scrittura e l'orchestrazione di quasi tutte le canzoni. Mai come in questo caso, gli arrangiamenti rivelano una delle caratteristiche migliori del suo status di musicista. Ogni brano denota la sua passione per il crossover, quella capacità unica di fondere le tendenze musicali più diverse con arrangiamenti in cui predominano o sonorità inedite e innovative o melodie quanto mai classiche. Malgrado le premesse, un album così avanzato musicalmente non riscontra un grande successo commerciale e, per oltre un decennio, non viene più ristampato, (14) iniziando a riscuotere buone quotazioni nel circuito dei collezionisti. Naturalmente, la rivalutazione del lavoro non si è fatta attendere. Osannato dalla critica, fin dalla sua uscita, Danza è stato col tempo rivalutato da un pubblico sempre più ampio, che ne ha isolato gli episodi più belli, come La costruzione di un amore, canzone particolarmente difficile, che Mia sublima con un'interpretazione struggente. Fin dalle prime recensioni, la critica si affretta a definirlo un lavoro che getta le basi per un nuovo corso artistico della cantante. Ma, in un'ottica retrospettiva, Danza costituisce solo un ulteriore capitolo di un discorso musicale più ampio (quello dei dischi d'autore) che aveva avuto come precedenti gli LP Oltre la collina e Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto. Importantissimo, per la riuscita di quest'album, risulta il lavoro di gruppo compiuto tra autore, interprete e musicisti. Tutti lavorano a stretto contatto, scambiandosi idee, intuizioni e suggerimenti. L'idea del lavoro d'équipe viene messa in evidenza dalla fotografia interna al disco, dove interprete, autore e musicisti (15) vengono ritratti insieme, come se formassero una band. (16) «Effettivamente - commenta Ivano Fossati - per la realizzazione di Danza, lavorammo in maniera alternativa agli schemi. Ci chiudemmo in studio per due mesi, avendo a disposizione un gruppo di musicisti tutto nostro. Eliminammo i turnisti (cioè i musicisti provvisori che entrano in sala, suonano e se ne vanno) per creare una band che potesse seguire tutte le fasi della lavorazione. Le musiche e gli arrangiamenti venivano discussi insieme, perché predominava lo spirito di gruppo ed era importante che ognuno esprimesse la sua idea. Il nostro motto era "lavorare, provare e sperimentare insieme", come se Mimì fosse la vocalist di un gruppo affiatato. E devo dire che era molto bello avere questa grande artista circondata da musicisti che suonavano per lei, per promuovere la sua realizzazione... Ritengo che in Danza ci siano dei pezzi molto riusciti (e cito anzitutto La costruzione di un amore, una canzone che ha navigato fino a oggi, perché possiede una forza straordinaria, che né io né Mimì immaginavamo allora) e altri che mi soddisfano di meno. Ma, in definitiva, penso che lo spirito da cui questo disco nasceva è attualmente salvo, intatto. Le canzoni - al di là dei difetti o delle ingenuità che io, come autore, posso scorgervi - trasmettono ancor oggi quella che era la nostra idea di gruppo. Il sentirci tutti uniti come in una band; la voglia di ideare, inventare e dare il meglio per Mimì. Oltretutto ricordo quel periodo come uno dei più "divertenti" che abbia mai vissuto nella mia carriera. In genere, questo mi succede quando realizzo i dischi lavorando in maniera alternativa agli schemi, inventandomi giorno per giorno qualcosa di nuovo. Ogni volta che ciò è accaduto sono venuti fuori dischi che mi sono rimasti "dentro", come Ventilazione, di cui Danza costituisce per molti aspetti l'antenato, una sorta di prototipo. Insomma, è stato un album decisamente importante per me e per Mimì. Rimanemmo molto legati a quella esperienza...». In quanto ai testi, la scrittura di Fossati si articola in maniera eterogenea. Ma una cifra tematica ritorna ed è quella che troviamo in canzoni come Danza, La luce sull'insegna della sera e Ci si muove, nelle quali c'è l'esaltazione del dolore inteso come un'esperienza non inutile e fine a se stessa, ma esaltante e foriera di un arricchimento interiore. Proprio come può esserlo la costruzione di un amore (tema e titolo centrale nell'album), che Fossati idealizza come un'esperienza che non ripara dal dolore, ma che è capace di donare emozioni sovrumane, quasi prossime all'assoluto (e intanto guardo questo amore che si fa più vicino al cielo@ come se dopo tanto amore bastasse ancora il cielo). Stesso discorso vale per il brano intitolato Di tanto amore, (17) il cui testo è concepito nella forma del monologo interiore, con la protagonista che interroga la sua coscienza: quella che fa i conti con le infelici esperienze del passato, valutando il peso dei falliti amori, l'incapacità di abbandonarsi senza più riserve a un amore totalitario, che, come tale, può portare anche alla morte. Lo stesso flusso di coscienza anima il testo di E parlo ancora di te, uno dei brani più delicati di Fossati, registrato in presa diretta, con un arrangiamento volutamente essenziale (di fatto ridotto alla voce e al pianoforte di Zanaboni), ma non privo di sottili connotazioni espressive. È infatti la voce, e non la musica, a sottolineare il taglio fra i due piani psicologici della protagonista, dilaniata tra la voglia di continuare a inseguire l'ombra di chi non c'è più e il desiderio di recuperare una normalità perduta, in una vita che non riesce a dissipare i fantasmi del passato. Lo stesso arrangiamento essenziale domina Buonanotte dolce notte, (18) un inno alla pace e ai sentimenti che costituisce, assieme alla già citata Anna di Primavera, (19) l'unico episodio musicale in duo tra Mia Martini e Ivano Fossati. Molto diversa, musicalmente, è La luce sull'insegna della sera, storia di una depressione (il tema va letto fra i versi della prima strofa: vedi, tu corri su una terra che non vedi@ aspetti un altro giorno e non ci credi@ normale se il tuo giorno non va più) narrata in seconda persona, tra metafore (la porta della sera è approdo al «buio della mente») e riferimenti di un passato - neanche così lontano - in cui va a collocarsi l'origine del mal di vivere: quella quasi inguaribile ferita attorno a cui gira tutto il senso della storia. «In realtà - commenta Ivano Fossati - ho rappresentato in questo testo un disagio, più che una depressione: un tema che io ho posto anche al centro di altre mie canzoni come Panama. Esprimevo il senso della difficoltà di arrivare a qualche cosa, anche se devo ammettere che ne La luce sull'insegna della sera ho rappresentato questo tema in maniera più visionaria e difficile, immaginando la luce come guida e speranza contro il giorno che sta volgendo alla sera, contro il buio che sta arrivando. Anche lessicalmente mi piaceva molto la contrapposizione tra i due termini, "luce" e "sera", già presenti nel titolo». La tematica amorosa permea, sia pur in maniera meno diretta, le restanti canzoni dell'album: brani originalissimi, ma meno «immediati» dei precedenti a causa delle ricercate allegorie impiegate da Fossati per dar forma ai suoi pensieri. Ricco di simbologie è ad esempio il testo del brano-leader, Danza, ispirato a una metafora che ritroveremo alcuni anni dopo nel testo di Non è facile danzare, del 1986. «Nessuno di noi è il solista. Balliamo come in uno stage. Ci sembra di essere da soli, ma siamo sempre in compagnia, in mezzo agli altri, su di un palcoscenico immenso... E non è una contraddizione. La nostra danza ha senso solo con gli altri...». (20) Se Danza anticipa un tema che sarebbe stato ripreso in futuro da Fossati, quest'album riprende allegorie e temi già elaborati dal cantautore nella precedente discografia. Alquanto rappresentativo è, da questo punto di vista, C'è un uomo nel mare (di cui Fossati aveva registrato per la RCA una stupenda versione per sola voce e piano, rimasta a tutt'oggi inedita), che riconduce a temi e metafore ricorrenti nel suo primo long-playing: Il grande mare che avremmo traversato. Fossati infatti si identifica volentieri con le figure del marinaio, del viaggiatore viaggiante (per rimanere in tema di citazioni), e accarezza spesso l'idea del viaggio intesa come metafora di vita faticosa ma esaltante, occasione che è sicuramente dolorosa ma ricca di esperienze emozionali, proprio come si evince da una delle strofe più significative del nostro testo: e il mar della Cina attraversò@ e il mare dell'odio@ e il Mare del Nord@ e in tutti fece naufragio@ e da tutti si salvò. Straordinario è lo stile narrativo, che riecheggia quello delle leggende cantate dagli antichi rapsodi. Alternando il discorso diretto e indiretto, il richiamo di epiteti e di espressioni tipiche della gnomica popolare, il brano racconta la storia di un amore (manco a dirlo) infelice, perché vilmente comperato al prezzo di quattro sudicie monete (la trovò con un altro dopo un mese da lì@ per quattro monete non poteva andare che così). Tutt'altra impostazione rivela Canto alla luna, che si discosta dai precedenti, in quanto ci catapulta in un background di esperienze vissute in prima persona dalla stessa Mimì. «Nel rapporto con un uomo - dichiara (21) - ci possono essere momenti di grande conflittualità che causano vere e proprie crisi d'identità e perdita di stima verso noi stessi. Io mi sono domandata in questi momenti se la mia vita e la mia musica avessero un senso; la domanda era sempre la stessa: perché continuavo a cantare? Tutto questo è stato interpretato e tradotto da Ivano Fossati in Canto alla luna». È significativo che sia stata questa l'unica canzone del repertorio di Mia Martini ad aver avuto un seguito (sia pur ideale) nel corso del tempo. Infatti, ascoltando due anni dopo le parole di E ancora canto, si sarebbero colte, in filigrana, molte risposte potenzialmente riconducibili agli interrogativi di Canto alla luna. «Effettivamente - commenta Ivano Fossati - quelli non erano momenti felicissimi della sua vita: c'erano indubbiamente delle difficoltà... Per quanto riguarda l'ipotetico riflesso di questi problemi nella scrittura di Canto alla luna, bisogna fare qualche precisazione. Bisogna anzitutto chiarire che non esiste nulla di più "spugnoso" della scrittura di un lavoro musicale. Tutto quello che c'è all'esterno filtra all'interno: ma filtrano anche le interpretazioni. Dunque, non mi stupisce che Mimì abbia dato una lettura così personale di questa canzone. È come se, tra l'interprete e l'autore, si verifichi una profonda osmosi: parole mie che diventano più sue, che acquistano maggiore significato nell'essere ritrasmesse dal cantante. Questo succedeva spesso con Mimì e, più in generale, con gli interpreti più profondi: quelli che hanno uno spessore umano tale da arricchire o completare il significato dato alle parole degli altri». Anche il contratto con la WEA viene interrotto prima della scadenza naturale, a causa di una serie di divergenze insorte con la direzione artistica della major. Segue una pausa durata alcuni mesi, che la porta a cercare serenità lontano dalle persone e dai luoghi di quella che lei stessa definisce «un'assurda professione». «A un certo punto - dichiara - ho avvertito che le mie esigenze stavano cambiando. Mi sono chiesta: perché tanto correre, perché tanto affanno per inseguire il successo... Un aereo e una canzone, una corsa in macchina e un'intervista: tutto di fretta, senza mai avere il tempo di approfondire le amicizie. Volevo ritrovare il gusto e l'amore per la musica e, come persona, non sentirmi un pacco postale, ma una donna. Mi sono rimessa a studiare, con più impegno e con più consapevolezza. E ho cominciato anche a scrivere, decidendo di cantare... per me stessa». A questo punto, rimane discograficamente ferma per oltre un anno, dedicandosi solo ai concerti e alla ricerca musicale. Ma anche in un periodo così critico, non mancano le occasioni per fare nuove conoscenze ed instaurare rapporti che si riveleranno basilari per il futuro. Tra il '79 e l'80, conosce il cantautore Mimmo Cavallo, col quale instaura uno splendido rapporto umano e professionale. «Mi trovavo in studio - ricorda Mimmo Cavallo - per registrare con Antonio Coggio l'album Siamo meridionali. A un certo punto vidi arrivare uno strano personaggio con un cappellino, gli occhiali da sole e un cagnolino fra le braccia. Vidi che Coggio la salutò affettuosamente e, insieme, notai che si dirigevano verso di me. "Conosci Mia Martini?" mi disse Coggio. E io rimasi senza parole - tra l'imbarazzato e l'emozionato - perché non avevo riconosciuto uno dei "miti" della mia fanciullezza: la cantante di Padre davvero, che io avevo così tanto amato... La prima impressione che colsi, parlandole, fu quella di avere dinanzi a me un'artista decisamente "fuori dal giro". Infatti, Mimì stava attraversando un periodo molto delicato della sua vita professionale. Proprio il giorno in cui la conobbi stavo registrando Ninetta, un brano inserito in Siamo meridionali. Mimì, che era sempre animata da grande curiosità, volle assistere alla registrazione del pezzo, rimanendo conquistata dalla sua atmosfera. Così partecipò alla registrazione dei cori, con mia enorme soddisfazione. Rimasi subito affascinato dalle sue qualità artistiche, perché - anche senza conoscere un pezzo - era capace di interiorizzarlo in tempi brevissimi. Possedeva una musicalità innata e riusciva a entrare in sintonia con situazioni musicali che anche il più esperto arrangiatore avrebbe avuto difficoltà a gestire, se non dopo uno studio molto approfondito. Da quel momento, si instaurò fra noi una profonda amicizia, durata praticamente fino all'ultimo dei suoi giorni. Io iniziai a scrivere per vari artisti, come la Vanoni e la Mannoia, e mi piacque riservare qualcosa anche a Mimì, soprattutto perché lei - fra l'81 e l'82 - tornò prepotentemente alla ribalta. Col tempo, il nostro rapporto si rafforzò: eliminammo gli intermediari e iniziammo a parlarci "a due", instaurando un feeling veramente particolare... Mi ricordo che una sera ci incontrammo a Roma: andammo a cena ed avemmo modo di aprirci molto l'uno con l'altra. Più passava il tempo, più ricevevo l'impressione di aver conosciuto Mimì da sempre. A mano a mano che il nostro rapporto si rafforzava, avvertivo dentro di me una sensazione strana, veramente difficile da spiegare. Non vorrei chiamarla "premonizione", ma è come se a livello inconscio io abbia sempre saputo che lei avrebbe fatto parte della mia vita artistica, che sarebbe stata una persona importante per me». Una situazione professionale così incerta viene aggravata dalla perdita di una buona occasione artistica (rinuncia alla produzione di Pino Daniele per un nuovo long-playing) e dall'insorgere di seri problemi di salute. La formazione di noduli alle corde vocali la costringe all'intervento chirurgico e, naturalmente, a un periodo di prolungata inattività. Ma, anche in questa circostanza, Mimì cerca di valutare gli aspetti positivi della situazione. Infatti, la convalescenza le permette di avere molto tempo libero da dedicare allo studio della musica e alla scrittura di nuove canzoni. Chiusa nella piccola casa di San Felicino, alle porte di Milano, si dedica alla ricerca musicale, riprendendo lo studio del pianoforte e della chitarra, con regolari lezioni di dettato musicale, armonia e composizione. Più importante ancora è il suo scrivere: il registrare su nastro le idee musicali che, nel frattempo, si affollano nella mente. Inizia a raccogliere alcuni spunti su un diario, in forma poetica e, qualche tempo dopo, i versi vengono rivestiti di note. Suoni, prima semplicissimi, che diventano col tempo melodie sempre più complesse. «Dar vita e forma a una propria idea musicale - dichiara - è una sensazione sublime e dolce allo stesso tempo». La riabilitazione vocale, guidata dalla cantante lirica Ginetta Tarenzi, dura circa un anno, periodo dopo il quale Mia Martini consegue una nuova dignità artistica grazie all'interessamento di Roberto Galanti e Lando Lanni Della Quara. Sono infatti loro i titolari della DROGUERIA DI DRUGOLO, (22) una giovane casa discografica per la quale Mimì lavorerà per cinque anni: dal 1980 al 1985. «Avevamo fondato da poco la DDD - commenta Roberto Galanti - ed eravamo in cerca di artisti da inserire nella nostra scuderia. Avevamo già concluso dei contratti con Le Orme e Fausto Leali, quando Ennio Melis (allora direttore generale della RCA) mi chiamò da Roma consigliandomi di contattare anche Mimì, che lui stimava moltissimo. Riuscimmo a concludere un contratto, avendo a che fare con un'artista che fortunatamente aveva ancora molte cose da dire al suo pubblico. Riuscimmo a stabilire con Mimì un rapporto di fiducia, grazie al quale lei divenne la cantante di punta della nostra etichetta. Mimì è stata una vera artista: grandissima interprete dalla musicalità innata, dotata di sensibilità straordinaria, scriveva testi bellissimi. Non le interessavano i problemi quotidiani, non dava nessun valore al denaro: le bastava ascoltare una bella canzone per accendersi di una luce interiore che la rendeva invincibile. Sono orgoglioso di aver fatto dischi con lei...». In Estate, tutto è pronto per la pubblicazione del singolo incentrato su Ti regalo un sorriso, una canzone che la stessa Mia Martini firma come autrice (il titolo originario era C'è qualcuno qui per te), rivolgendosi a chi vuole uscire dall'angoscia («il tunnel», come lei lo chiama), per ritrovare il sorriso nelle piccole emozioni della vita quotidiana. La promozione del disco viene condotta in maniera piuttosto originale, perché le nuove incisioni vengono sponsorizzate prima a bordo di un tram cittadino, a Milano, e successivamente per mezzo di una promozione più ufficiale. Ti regalo un sorriso partecipa alle rassegne canore più importanti dell'Estate, facendola rientrare anche in hit parade. La soddisfazione più importante arriva dalla giuria del Disco per l'Estate, che inserisce Ti regalo un sorriso nella classifica delle canzoni migliori della stagione. Il riconoscimento più inaspettato giunge invece dall'America, dove un famoso impresario la invita a esibirsi in un musical gestito da Cassius Clay. Anche la seconda facciata del singolo contiene una canzone firmata da Mia come autrice. Ma per la scrittura di questo brano, che si intitola Ancora grande, è risolutivo l'apporto di Dick Halligan, ex fondatore e tastierista del gruppo rock-jazz dei Blood Sweat and Tears. Halligan gioca un ruolo determinante nella realizzazione del suo primo album prodotto dalla DDD. Per l'occasione, incide canzoni formalmente semplici, ma assai interessanti per il senso di «umanità» da cui scaturiscono. «Fossati mi disse che ero una stupida, che ero solo una voce senza cervello e che se gli altri non avessero scritto delle cose per me, non sarei stata nessuno. Questo mi toccò profondamente nell'orgoglio, tanto che dentro provai una sorta di ribellione... Volevo che lui pensasse fossi alla sua altezza, non tanto in fatto di bravura, quanto nel non essere quella cosa così vergognosa che lui reputava io fossi... Allora diciamo che ho iniziato a scrivere canzoni con continuità, soprattutto per amore. Poi, invece, ho scoperto nuovi orizzonti, tanto da dimenticare ben presto il fine per il quale avevo iniziato. Così sono entrata in un nuovo, affascinante mondo, rendendomi conto di tante cose: soprattutto ad interpretare meglio le canzoni degli altri. È come ascoltare un'opera sinfonica non solo con l'emozione, ma con la consapevolezza di saper interpretare quello che i musicisti propongono. È tutta un'altra cosa. Scopri un mondo di nuovi colori...». (23) Con queste premesse, incide le dieci canzoni di un album interamente scritto da lei e, sintomaticamente, intitolato Mimì. Questo disco si rivela una vera opera prima per una «Miamartini» (proprio questa è la firma che la segnala nel ruolo di autrice), che si rimette completamente in gioco, scrivendosi musiche e testi che parlano di lei, donna segnata dalla vita e tornata prepotentemente alla ribalta, con forza e tenacia. Per quest'album, Galanti allestisce un progetto di carattere internazionale: sottopone i provini dei pezzi a Garey Mielke dei Supertramp, il quale, tornato in America, li consegna all'amico Dick Halligan. Quest'ultimo, che ne rimane affascinato, contatta Mimì dicendole di aver scorto in quelle melodie atmosfere molto vicine alla sua sensibilità musicale. Così, si dichiara interessato al lavoro di produzione, realizzazione e arrangiamento dell'album, ma suggerisce alla DDD di realizzare il lavoro interamente in America. Le registrazioni iniziano nel Settembre del 1980 al QUEEN STUDIO di Los Angeles, proseguono al BELL SOUND di Hollywood e vengono terminate allo STONE CASTLE di Carimate nel Maggio del 1981. Il cast dei musicisti è costituito da Joel Di Bartolo al basso, Paul Leim alla batteria, Garey Milke all'oberheim, Dick Halligan alle tastiere, Mitch Holder alle chitarre, Tom Peterson al sax e Vera Halligan agli archi. Alla fine delle registrazioni, dichiara: «Con questi musicisti ho vissuto una bellissima esperienza discografica. Ho lavorato con degli splendidi professionisti, dei "mostri sacri" che invece di dare dei consigli a me stavano ad ascoltarmi, con molta voglia di capire e con molta umiltà. Una grossa lezione, un bagno di professionismo che augurerei a molti miei colleghi». (24) Mimì è il frutto di un lavoro lungo e paziente, ma soprattutto sofferto. Altrettanto chiara è la carica di ottimismo di cui questo album - che rimane una delle pagine più «personali» della sua discografia - si nutre, canzone dopo canzone. «Che cosa penso dei testi che canto, oggi, come cantautrice? Canto essenzialmente per me e per gli altri: per me è un modo di esprimere me stessa, di darmi fuori; ho bisogno di farlo per sentirmi viva, vera, utile; è come lanciare un messaggio che mi dà la possibilità di avere un contatto con la gente, di unirmi ad essa per mezzo di questo filo magnetico, invisibile ma forte, che io sento quando canto col pubblico... Ora tocca proprio al pubblico valutare questo mio lavoro. Il pubblico è un giudice che non sbaglia mai. Io non posso far altro che aspettare, cosciente di aver fatto quello che volevo: un disco che sa di giornate passate a parlarsi senza bugie...». La prova più personale dell'album è costituita da E ancora canto, un pezzo di matrice autobiografica, con un testo che è il ritratto della sua sensibilità, ma soprattutto una dignitosa risposta per giustificare le sue repentine fughe lontano dal mondo della canzone. Il testo di Sono tornata è concettualmente legato al precedente e contiene una dichiarazione fortemente programmatica e personale (sono tornata@ torno a volare@ io sono pronta a ricominciare@ sarò più forte@ sarò più vera...). Assieme ai brani già lanciati dal singolo estivo, compaiono altre canzoni incentrate sulla tematica amorosa: Senza te (di cui esiste anche una versione inedita addirittura superiore all'edizione ufficiale), Stai con me, Il viaggio (scritta con Zanaboni e Puzzolu) e, infine, Del mio amore, la vera perla dell'album. Per concludere, il disco propone un episodio strumentale, Nanneò, registrato con l'apporto della sua voce in background. Un giudizio su tutti riesce a definire il valore artistico di quest'album. È il giudizio del suo amico-autore Andrea Lo Vecchio, che una volta ha scritto: «Mimì è una donna dal mondo interiore vastissimo che, a malapena, scopri nei suoi testi, quelli che scrive lei; quasi una sorta di pudore le impedisce di esprimersi fino in fondo, creando immagini poetiche a mascherare una realtà che è solo sua, che le appartiene di diritto». (25) Per promuovere la partecipazione alla Vela d'oro, la DDD estrae dall'album un nuovo singolo dalle caratteristiche interessanti, almeno nelle premesse. Per questo disco, Mia decide di sperimentare la formula del singolo-live (il primo, nella storia della discografia italiana), inserendovi due nuove versioni di E ancora canto e Stai con me, registrate dal vivo durante la tournée estiva. In vista di questo obiettivo, viene preparata una copertina ad hoc, che la ritrae durante lo svolgimento di un concerto. Tutto è ormai pronto per la stampa, ma il furto delle matrici determina una modifica radicale del progetto. Infatti, rinuncia al singolo-live e offre al pubblico due nuove registrazioni delle canzoni prescelte, modificate nel missaggio delle basi e nella resa vocale. Nonostante questa peculiarità e un lancio promozionale ben curato, il vinile passa quasi inosservato e la casa discografica, per la bassa richiesta del disco, si limita a stamparne pochissime copie, circostanza che rende questo 45 giri l'esemplare più raro in assoluto della discografia DDD di Mia Martini. L'ultima produzione la fa ritornare a livelli di raffinatezza ormai universalmente riconosciuti. Nel frattempo, continua a comporre e realizza i provini di alcune canzoni che tuttavia non verranno mai pubblicate. Si tratta di Sirene, Ma come sto e della versione con testo di Nanneò. I mass-media ritornano a offrirle nuovi spazi e, tra l'Estate e l'Autunno, la RAI le dedica alcuni servizi incentrati sul repertorio del nuovo album. Il TG1 trasmette un reportage girato a Fiumicino, mentre la sede calabrese della RAI allestisce uno special di un'ora intitolato Io sono Mia. Gli stimoli per lavorare con nuovo entusiasmo non mancano e, infatti, l'anno ormai alle porte si preannuncia ricco di esperienze artistiche di rilievo. Per il 1982, Galanti sogna di farla partecipare al Festival di Sanremo, rassegna che da questo momento in poi testimonierà i momenti più felici della sua carriera. È sempre Fossati a occuparsi di lei, facendole incidere E non finisce mica il cielo, canzone che ancora oggi viene ritenuta come uno dei vertici della sua produzione. «In origine - commenta Ivano Fossati - tentammo di proporre questa canzone a Mina. Ma poi con Galanti ascoltammo il provino, per sola voce e pianoforte, che avevo realizzato assieme a Mimì e decidemmo di indirizzarla unicamente a lei. Per l'arrangiamento mi rivolsi a Roberto Farinatti, un bravissimo direttore d'orchestra che, pur avendo deciso di non lavorare più nel campo della musica leggera, orchestrò la mia canzone in maniera molto raffinata. Ricordo che nelle partiture degli archi inserì delle citazioni di carattere romantico, riconducibili al tardo ottocento e ai primi del novecento. Io rimasi molto soddisfatto del risultato, perché la musica riusciva a caratterizzare bene l'atmosfera del brano, rendendo il suo arrangiamento quasi un "unicum" in una stagione musicale già dominata dalla musica elettronica. Questa canzone ci diede grandi soddisfazioni, perché piacque sia agli intenditori che al grande pubblico». «E infatti - commenta Roberto Galanti - devo dire che ho sempre considerato E non finisce mica il cielo la canzone più bella che Mimì abbia inciso per la nostra etichetta. Il suo approdo al Festival di Sanremo avvenne in maniera, per così dire, "concitata". Noi eravamo in attività da appena un anno ed eravamo già riusciti a inserire nel cast di quel festival il gruppo de "Le Orme". Per un'etichetta giovane come la nostra, ciò costituiva già un'enorme soddisfazione: dunque, non pensavamo di proporre altri artisti per il Festival. Senonché, proprio sotto Natale, mi telefonarono Mimì e Ivano per parlarmi del loro progetto sanremese. Mi raggiunsero a casa, dove mi fecero ascoltare, al pianoforte, E non finisce mica il cielo, una canzone bellissima, che mi lasciò letteralmente senza fiato. Da lì all'idea di partecipare a Sanremo il passo fu brevissimo, anche perché il 31 Dicembre scadevano i termini per presentare a Ravera i nuovi brani da ammettere alla rassegna. I tempi erano molto stretti, ma l'entusiasmo non ci mancava. Infatti, Mimì e Ivano registrarono in sala un bellissimo provino, mentre io stesso, la mattina del 31 Dicembre, mi recai a Roma per consegnare a Ravera la cassetta con la canzone. Devo dire che Ravera, già telefonicamente, si mostrò molto disponibile verso Mimì. Quando gli consegnai il nastro, gli bastarono pochi minuti per capire di avere fra le mani un autentico capolavoro. Infatti, non arrivò ad ascoltare neanche la metà della canzone che mi disse: "La prendo sicuramente". Dunque, onore a Gianni Ravera, che fu uno dei pochi direttori artistici dell'epoca a valutare Mia Martini senza lasciarsi influenzare da quelle cattiverie disumane che resero la sua vita un inferno...». Sanremo si rivela un successo, perché la giuria della critica premia E non finisce mica il cielo come brano migliore della rassegna, inventando per l'occasione il «Premio della critica giornalistica», oggi meritatamente intitolato «Premio della critica Mia Martini». «Ricordo l'emozione a quel Sanremo - commenta il suo amico-cantautore Andrea Lo Vecchio (26) - quando, in mezzo a tanta banalità, arrivò Mimì con una sicurezza impressionante. Io stavo parlando con un americano e ci fermammo ad ascoltarla, tanto era brava... Là, sulla scena, Mimì si trasformava, tirava fuori le unghie, si batteva con un coraggio da leone contro l'idiozia e la banalità». Intanto, il singolo sanremese consegue buoni risultati commerciali, al punto da essere esportato anche in Spagna. Sulla facciata B, compare Voglio te, una canzone ricca di suggestione, che la stessa Mimì firma come autrice, presentandola, nel Gennaio dell'82, al Premio Nazionale del Paroliere. Questo disco sintetizza la sua nuova dimensione artistica e fa combaciare, senza sbavature, due figure apparentemente inconciliabili come l'interprete e la cantautrice: un caso praticamente unico nel panorama «al femminile» della musica leggera di quegli anni. Il Festival di Sanremo getta le basi per un rilancio che raggiunge il vertice nell'Estate dell'82, quando con la produzione di Shel Shapiro (ex cantante dei Rokes) incide il singolo incentrato sulla canzone Quante volte, un soft-funky ricco d'atmosfera, alla cui incisione partecipa anche Jeremy Meek dei Live Wire e lo stesso Shapiro, come autore della musica. Dopo il lancio fornito dalla rassegna estiva di Saint Vincent, il 45 giri entra in hit parade, inducendo la DDD (che inizialmente aveva stampato il disco in poche migliaia di copie) a effettuarne una ristampa, con numero di catalogo invariato e copertina rinnovata. Il vinile viene esportato anche in Germania, dove il successo conseguito da Quante volte le fa incidere la relativa versione tedesca, che però rimane inedita. Il ritrovato successo fa sì che le vecchie case discografiche ripropongano il suo back-catalogue in due raccolte antologiche, con relative monografie illustrate. I due lavori vengono distribuiti, quasi contemporaneamente, nel circuito di vendita destinato alle edicole: uno si intitola Profili Musicali ed è edito dalla RICORDI; l'altro Superstar ed è realizzato dalla RCA in collaborazione con l'editore Curcio. Shapiro si rivela una figura determinante per la realizzazione dell'album Quante volte ho contato le stelle, che Mimì incide in uno dei periodi più intensi della sua carriera, partecipando negli stessi mesi alla registrazione degli album di Loredana Bertè e Mimmo Cavallo. Per il disco della sorella, Traslocando, scrive la canzone Notte che verrà (27) e registra il controcanto di Non sono una signora. Con l'amico Mimmo Cavallo dà invece vita al bellissimo duetto della canzone Tutto quello che farai, inserita nell'album Stancami, stancami musica. «Con Quante volte ho contato le stelle - commenta Roberto Galanti - tentammo un'operazione di restyling della sua immagine. Avevo notato che intorno a lei si era creato un atteggiamento ostile, che inizialmente avevo sottovalutato. Così tentammo di favorire una svolta, cercando di restituirle anzitutto un'immagine più solare e gioiosa di quella che il pubblico conosceva. Io e Shel Shapiro passavamo intere giornate a riprenderla con la telecamera: la facevamo cantare e poi, assieme a Mimì, rivedevamo i filmati, cercando di consigliarla al meglio. In verità, il consiglio era sempre lo stesso: "sorridi, sorridi, sorridi...". Anche dal punto di vista estetico, tutto fu curato fin nei minimi dettagli: dall'acconciatura, al trucco, fino ai più piccoli accessori del suo abbigliamento. Credo che per la prima volta, in Italia, si tentasse uno studio dell'immagine così minuzioso per una cantante. Loredana le aveva portato da New York alcuni capi d'abbigliamento che riproducevano la tastiera di un pianoforte e questo motivo grafico divenne un po' il simbolo del long-playing, proprio come le spillette a forma di chitarra che avevamo fatto realizzare per l'album "Mimì". Il resto dell'immagine fu curato dallo staff di Luciano Tallarini, con la professionalità e il buon gusto di sempre. Devo dire che i risultati di questo disco furono molto confortanti, perché il long-playing ottenne buoni consensi di critica e di pubblico. Infatti, anche la realizzazione artistica fu molto valida: Shel e Mimì entrarono subito in sintonia, al punto da scrivere insieme bellissime canzoni, come Quante volte e Bambolina...». «Per la foto di copertina - aggiunge Luciano Tallarini - ebbi un'idea piuttosto insolita. Infatti, invece di realizzare il classico servizio fotografico in studio, le diedi appuntamento nella sede della DDD, al secondo piano di uno stabile milanese. Senza darle troppe spiegazioni, le dissi: "ora scendi per strada e passeggia, come se nulla fosse, sotto le finestre dello studio, ma - soprattutto - senza mai guardare in alto". Lei stette al gioco e noi potemmo fotografarla dall'alto, ottenendo un risultato molto particolare, perché Mimì, che non rivolse mai lo sguardo verso il fotografo, venne ripresa in un atteggiamento quasi di straniamento, come se effettivamente passeggiasse come una persona qualsiasi, confusa fra la gente». In Quante volte ho contato le stelle - il suo quarto album «d'autore», dopo Oltre la collina, Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto e Danza - incide, oltre a canzoni sue e di Mogol, brani di grandi cantautori come Ivano Fossati, Riccardo Cocciante, Maurizio Piccoli, Mimmo Cavallo e Gianni Bella. Anche dal punto di vista musicale, questo disco raggiunge livelli qualitativi eccellenti, grazie alla presenza di cinque musicisti fissi (Chris Whitten alla batteria, Phil Cranham al basso, Maurizio Preti alle percussioni e Karl Wallinger alle tastiere), ai quali si aggiungono numerosi solisti ospiti, chiamati per personalizzare i singoli episodi dell'album. L'affiatamento dei musicisti è tangibile, anche perché Shapiro - mutuando una tecnica tipica degli States - li riunisce con molto anticipo in lunghe jam-session d'affiatamento. Il sound risulta in molti casi innovativo, grazie all'utilizzo di tecniche e strumentazioni all'avanguardia. È, ad esempio, in questo disco che si verifica l'impiego della batteria elettronica SIMMONS, che compare per la prima volta in uno studio di registrazione italiano. Un organico artistico di questa portata stimola la curiosità degli artisti che, tra il Maggio e il Luglio dell'82, fanno capolino al Castello di Carimate, dove avvengono le registrazioni. Fra i frequentatori più assidui, si ricorda il nome di Antonello Venditti, mentre si racconta che Mina, capitata in studio una sera di Giugno, si trattenne con Mimì fino a tarda notte, per ascoltare tutti i provini dell'album. Pare che rimase letteralmente conquistata da una delle canzoni scritte da Mimì: Io appartango a te. Va infine ricordato il cantante americano Richie Havens, il quale, dopo aver assistito alla registrazione di Bambolina, giudicò Mia Martini «una delle prime cinque cantanti di un'ipotetica classifica di stars internazionali». Tra i titoli dell'album, si fanno notare per intensità e bellezza, le canzoni Nuova gente, di Mogol e Gianni Bella, Solo noi di Maurizio Piccoli e L'equilibrista, che ancor oggi occupa un posto significativo nella memoria del suo autore, Riccardo Cocciante. Infatti, è stata questa la prima canzone di cui lui abbia firmato, contemporaneamente, il testo e la musica, dipingendo in modo assai efficace l'immagine del cantante sul palcoscenico. Uno spericolato equilibrista, in bilico sul filo teso della vita, per una piccola grande ricompensa: l'applauso della folla, l'emozione di sentirsi almeno una volta invincibile, anche se il pubblico dimenticherà presto il suo nome. Lo stesso tema, elaborato in un'ottica più personale, ritorna nella canzone Stelle, ancora oggi annoverata fra i risultati migliori della sua scrittura. E come tutti i brani firmati da Mia Martini, Stelle è una canzone autobiografica fino in fondo. Uno spaccato a tinte forti sulle contraddizioni e le miserie del mondo dello spettacolo: abile creatore delle stelle di una sola Estate (regine di plastica su troni di cera), vittime di un successo che oggi c'è e domani è dissolto. Da un'ulteriore prova d'autrice (questa volta limitata alla sola scrittura del testo) scaturisce Vecchio sole di pietra: il brano musicalmente più bello dell'album, soprattutto se si valuta il complesso gioco di echi voluto da Shapiro per fornire all'esecuzione una marcata profondità di campo. Questa canzone, registrata con l'ausilio dell'armonicista Bruno De Filippi, costituisce anche l'ultimo capitolo della sua collaborazione artistica con Ivano Fossati, presente in questo brano solo come autore della musica. «Una situazione - commenta il cantautore genovese - che mi è capitata pochissime volte nel corso della mia carriera e che, in questo caso, fu giustificata dal bellissimo testo scritto da Mimì». Un testo in verità non solo bello, ma anche particolarmente raffinato e ricco di allegorie. Infatti, il Vecchio sole di pietra rappresenta l'uomo, la Vecchia luna di sale la donna: due simboli ricorrenti nel suo immaginario poetico, come dimostrerà - tre anni dopo - la contrapposizione tra il Sole dell'Oriente e la Luna d'Occidente della canzone Lucy. Il 1983, uno degli anni più infelici della sua carriera, inizia con la pubblicazione dell'ultimo singolo estratto da Quante volte ho contato le stelle. Questo disco ha il merito di sottoporre all'attenzione dei critici la canzone Bambolina, uno dei pezzi più rappresentativi dell'intero lavoro, frutto di una nuova collaborazione fra lei e Shel Shapiro. I risultati sono anche questa volta incoraggianti. Infatti Bambolina (il cui testo tratta un tema estremamente inquietante: la follia vista con gli occhi di un bambino) riesce a ottenere recensioni come quella di Antonio Orlando, che sul periodico Ciao 2001 la paragona a La canzone di Marinella di De Andrè, ritenendola «una composizione che, per intensità, potrebbe diventare un banco di prova per molti altri cantanti». Il tema della pazzia ispira anche il testo di Guarirò guarirò: (28) una delirante esaltazione degli aspetti più deleteri della ricerca scientifica (il poter modificare e sfidare le leggi della vita, con una sorprendente anticipazione del tema «clonazione»), che prende vita attraverso le concitate descrizioni della protagonista. Si tratta, sicuramente, di una delle prove d'autore più originali di Mimmo Cavallo, firmatario del testo e della musica. Se il pubblico e le canzoni riescono ancora a darle entusiasmo, il mondo degli addetti ai lavori la mette con le spalle al muro, annientandola con una diceria crudele e assurda, della quale è preferibile non parlare, per non continuare a infangare il nome di Mia Martini con episodi (e relativi «artefici») che sarebbe persino vergognoso pronunciare. Lei stessa descriverà l'angoscia di questi anni, con poche ma significative dichiarazioni. «La mia vita era diventata impossibile, qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C'era gente che aveva paura di me, che, per esempio, rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch'io. Mi ricordo che Salvetti mi scongiurò di non partecipare al Festivalbar perché, con me, nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Eravamo ormai arrivati all'assurdo. Per cui decisi di ritirarmi dignitosamente con un addio bello e importante. Un album curato, fatto con amore per il mio pubblico. Così pensai di registrare un concerto dal vivo, per lasciare una parte veramente importante di me a chi ancora mi seguiva». (29) E, come se fosse giunta alla fine di un viaggio, pubblica a fine anno l'album Miei compagni di viaggio, interamente registrato dal vivo al TEATRO CIAK di Milano. (30) Nel disco, compare tutto il Gotha della musica italiana (due ex-Area, Ares Tavolazzi e Giulio Capiozzo, alla sezione ritmica, Gilberto Martellieri e Ivano Fossati alle tastiere, Giorgio Cocilovo e Riccardo Zappa alle chitarre, Mimì Gates e Carlo Siliotto al violino, Claudio Pascoli al sax), più un coro d'eccezione, costituito da Loredana Bertè, Aida Cooper e Cristiano De Andrè. Il risultato è un disco osannato dalla critica, ma poco confortato dalle vendite. (31) Tuttavia, l'album costituisce un importante documento sonoro a favore della grande versatilità con cui Mia riusciva ad amalgamare generi apparentemente inconciliabili (jazz, reggae, blues e musica sudamericana), trasformando anche il più famoso repertorio in un patrimonio personale. Infatti, fra i mille - amatissimi - compagni di viaggio, offre interessanti letture della migliore canzone d'autore italiana e internazionale. La scelta dei titoli riguarda Il pescatore di De Andrè, (32) Un giorno dopo l'altro di Tenco, Suzanne di Cohen, Alice di De Gregori, Little wing di Hendrix, Señora di Serrat, Imagine di Lennon, Wuthering heights di Kate Bush, Big yellow taxi di Joni Mitchell e la stupenda Guilty di Randy Newman. (33) Tutt'altro che casuale è l'inserimento di Ed ora dico sul serio, che, eseguita a fine concerto, comunica al pubblico le sue intenzioni professionali (ed ora dico sul serio@ non vorrei cantare più@ dico sul serio...). Su tutte, va però citata Vedrai vedrai di Luigi Tenco, che Mia impreziosisce con un'interpretazione destinata a rimanere insuperata nella storia della canzone italiana. «E dire - dichiara a Giuseppe De Grassi (34) - che l'avevo cantata in maniera stranissima con Fossati che m'accompagnava al pianoforte senza che mai l'avessimo provata prima (...). Non ho voluto provarla proprio per far entrare Ivano in questo modo strano che ho io di cantare solo con piano e voce. Uso un sistema (ma non so se è giusto chiamarlo così) molto particolare, dove gli arrangiamenti non possono essere scritti, ma ognuno di noi, cioè io e chi sta al pianoforte, prende stimolo dall'altro. Per cui è come dipingere una tela e farlo in due. E non può esistere l'arrangiamento scritto, proprio perché è una cosa che ogni sera può essere diversa, a seconda del feeling e del mondo nel quale stiamo entrando (...). Ad Ivano ho chiesto solo di fare un'introduzione: poi sarei arrivata io, dove le sue note m'avrebbero trasportata». Oltre ai vocalist ufficiali, nel coro di Taxi giallo, compare anche il fotografo Guido Harari, che proprio con questo disco inizia con Mia Martini una collaborazione professionale mai interrotta nel corso degli anni. Una collaborazione, in verità, ben superiore alla semplice relazione professionale e ben presto elevata a un bellissimo rapporto d'amicizia. «Un rapporto - così lo commenta Guido Harari - che venne subito rafforzato dai numerosi interessi musicali che avevamo in comune: Randy Newman, Tom Waits, lo stesso Fossati... La conobbi nel '73, quando lavorava ancora per la RICORDI. Realizzai un primo servizio fotografico in un locale della costa adriatica: il GEO. Per l'occasione scattai delle foto piene di effetti, caratterizzate dal contrasto tra luce e volto. Ciò che mi colpì subito di lei era il rifiuto per ogni forma di snobismo: la conquistavi per quello che eri, a prescindere dall'importanza dei ruoli. In Mimì ho sempre visto l'amica, la persona con la quale andare a sentire i concerti, con la quale girare i negozi per acquistare i dischi... Mai un litigio, mai un disaccordo fra noi. Anzi diceva spesso che litigare con me era praticamente impossibile. Anche dal punto di vista professionale, il rapporto è sempre stato sereno. Le copertine nascevano in maniera piuttosto semplice. Di solito avevo la massima libertà d'azione e gli unici spunti su cui lavoravo erano costituiti dal titolo e dalla scaletta dei brani. Per la parte fotografica dei Miei compagni di viaggio utilizzai una serie di scatti tratti dal concerto, compresi i dietro le quinte inseriti nella busta interna, assieme ai testi. Per il retrocopertina, valorizzai la metafora del viaggio e mi ispirai a una bellissima fotografia dei Rolling Stones, che raffigurava una valigia con tutti i loro ricordi più cari...». «Anche questo disco - continua Roberto Galanti - costituì il frutto di una specie di compromesso tra me e Mimì. Io la consideravo sempre la più grande interprete che avevamo in Italia, ma, come direttore artistico, avvertivo un problema di fondo nel gestirla, perché non riuscivo a trovare canzoni inedite a portata del suo talento. A quel punto, ci dicemmo: "Se pezzi nuovi non ce ne sono, perché non puntare su quelli già famosi?". E così nacque l'idea di un disco costituito da covers. Lo staff artistico della DDD si prodigò per allestire una lista con i titoli delle canzoni più belle cantate in Italia negli ultimi vent'anni. Consultammo le enciclopedie e le riviste specializzate e prendemmo in esame ben duecento titoli, che poi divennero cinquanta e, infine, venti, a mano a mano che procedevamo con la selezione. Ero molto soddisfatto del repertorio scelto, ma, quando lo sottoposi all'attenzione di Mimì, notai - meravigliato - la sua non piena approvazione. Io avevo scelto le canzoni in base a un criterio infallibile: puntavo su brani non solo belli, ma anche popolari, cioè impressi nella memoria collettiva. Un esempio poteva essere Quattro Marzo 1943 di Lucio Dalla, una canzone stupenda, dal punto di vista musico-testuale, ma anche scolpita nella memoria del grande pubblico. Mimì, invece, ci presentò una contro-lista, con canzoni altrettanto belle, ma poco o per niente conosciute in Italia. Io le dicevo che brani come Guilty di Randy Newman o Big Yellow Taxi di Joni Mitchell costituivano delle chicche per intenditori, canzoni che difficilmente avrebbero avuto presa sul grande pubblico. Ma lei non volle sentire ragioni e, da grande artista qual era, privilegiò solo le canzoni che riuscivano a trasmetterle un'emozione, anche a costo di andare controcorrente. Riguardo alla fase del missaggio, ricordo un aneddoto divertente. Come è noto, i dischi live vengono quasi sempre ritoccati in studio, e - spesso - il risultato finale si distacca parecchio da quello dell'esecuzione originale. Nel caso dei Miei compagni di viaggio, si verificò il fenomeno opposto, perché il disco risultò praticamente finito (cioè già pronto per essere stampato) nell'attimo esatto in cui finì il concerto. Raggiungemmo il paradosso quando gli stessi musicisti che avevano partecipato ai concerti mi raggiunsero in studio per sentire il risultato finale. A un certo punto, qualcuno mi disse: "Confessa: questi pezzi li hai fatti ricantare in studio...". Naturalmente, non era vero e, per questo motivo, feci stampare sulla copertina una riga che forse non molti notarono e che diceva a chiare lettere: "Nessuna sovrapposizione o correzione è stata effettuata sui nastri originali". Mimì era stata veramente brava...». A questo punto, si allontana dalle scene per oltre un anno, facendovi una breve comparsa per onorare il contratto con la DDD e continuare a seguire i nuovi artisti lanciati da Galanti. Ad esempio, non perde d'occhio Eros Ramazzotti (la sua scommessa per il futuro), incidendogli i cori di Terra promessa, canzone con cui Ramazzotti si aggiudica la sezione giovani del Festival di Sanremo 1984. Poco prima, tiene a battesimo altri esordienti, che subito conquistano il successo. Fa da madrina a Donatella Milani, che si aggiudica il Festival di Castrocaro e arriva seconda al Festival di Sanremo, nell'edizione del 1983. Infine, segue Alberto Camerini, che fra l'81 e l'82, diventa l'idolo dei giovanissimi con le canzoni Rock'n roll robot e Tanz bambolina. Dal punto di vista discografico, il contratto prevede la realizzazione di altri due album, che tuttavia non vengono mai registrati, (35) in favore di un ultimo 45 giri dalla genesi piuttosto contrastata. Per la realizzazione del singolo viene addirittura interpellato Paolo Conte, che le propone di incidere la canzone Spaccami il cuore, originariamente destinata a Patty Pravo. La DDD punta molto su questa incisione, tanto da proporla (caso strano per un disco concepito come un riempitivo contrattuale) alle selezioni per il Festival di Sanremo del 1985. «In verità - commenta Roberto Galanti - con Spaccami il cuore giocavamo la nostra ultima carta, ma eravamo fiduciosi che questa canzone potesse contribuire a un rilancio di Mimì in grande stile. Pensai nuovamente a Sanremo, perché rimaneva l'occasione migliore per infonderle un nuovo slancio professionale. Come autore, pensai a Paolo Conte, che andai a trovare ad Asti accompagnato dalla stessa Mimì. Paolo fu gentilissimo con noi e, soprattutto, molto disponibile nei suoi confronti. Mi ricordo che - appena entrammo in casa - la prese per mano e, presentandola alla moglie, disse: "Ecco la più grande interprete che abbiamo in Italia". Dopo pranzo, Paolo e Mimì si avvicinarono finalmente al pianoforte. Lei iniziò a cantare Spaccami il cuore (di cui avevamo già un provino) e Conte rimase letteralmente conquistato dalla sua interpretazione. Insieme effettuarono qualche miglioria (se non sbaglio, cambiarono anche tonalità) e finalmente entrarono in sala di registrazione, dove si avvalsero della collaborazione di Renato Serio e Antonio Coggio. Ero convinto che, con un autore come Paolo Conte e un'interprete come Mimì, l'ammissione di Spaccami il cuore al Festival di Sanremo dovesse costituire una pura formalità. Invece mi sbagliavo. Ravera, infatti, si era stancato di costituire il bersaglio della critica giornalistica, in merito alle canzoni da ammettere alla rassegna, e quell'anno affidò lo spinoso incarico delle selezioni a una giuria di giornalisti specializzati. Furono pubblicati i risultati delle selezioni e ci accorgemmo che Mimì era stata eliminata, per motivi evidentemente tutt'altro che artistici...». Per Mia Martini la delusione è devastante. Ma Galanti reagisce a questa assurda ingiustizia pubblicando egualmente il relativo 45 giri, un disco che servirà a far conoscere la magistrale interpretazione di Mia (36) e a diffondere una delle canzoni più belle di Paolo Conte, incisa in futuro dai più grandi interpreti internazionali. Sono in molti a ricordare l'impegno e l'entusiasmo con cui la cantante preparò questo disco. Infatti, era moralmente distrutta, ma se incideva una canzone voleva dire che era lei la prima a credervi, nella speranza di poter essere ancora considerata una persona come tutte le altre, al di là delle dicerie che stavano trasformando la sua vita in un inferno. Inizialmente, registra due versioni di Spaccami il cuore, destinando al vinile una registrazione più veloce della prima, ma forse meno ricca di atmosfera di quella rimasta inedita. Sulla seconda facciata inserisce una sua composizione, Lucy, per la quale scrive numerosi testi. Alla fine, opta per una versione molto delicata, che nel refrein si avvale di un'antica filastrocca di Bagnara Calabra: una preghiera a non odiarsi e a non dividersi. La protagonista è una specie di multiforme simbolo vitale: rappresenta la madre, il padre, la terra e la vita. A questi simboli se ne aggiungono altri. Sul modello delle antiche civiltà matriarcali, trasfigura l'essenza femminile nella Luna d'Occidente e simbolizza la figura maschile nel Sole dell'Oriente, divinità delle civiltà patriarcali. «Questa canzone - dichiara in una delle sue ultime interviste - rappresenta qualcosa di diverso da quanto ho fatto fino a ora. Ammetto che da un po' di tempo non faccio dischi che sembrano fatti apposta per essere venduti. Ormai canto solo le cose che amo veramente. Non è una scelta dettata dall'egoismo. Tutt'altro: io dono al pubblico quello che è veramente prezioso per me, delle piccole "stelle" in cui credo veramente...». Note al capitolo 4 (1) Che, da ora in poi, citeremo come CIV. (2) Il vecchio contratto sarebbe scaduto solo nel 1978. La RICORDI vincerà la causa, condannandola al risarcimento di una cifra veramente astronomica per l'epoca. (3) La stampa canadese contiene un brano in meno rispetto all'album italiano ed è intitolato con il nome della stessa Mia Martini. (4) Queste registrazioni sono state recentemente pubblicate dalla BMG-RICORDI. Fiore di melograno e Noi due sono attualmente disponibili nella raccolta Le origini di Fiorella Mannoia. In Paradiso è invece inedita. (5) Mimì si classifica al tredicesimo posto. (6) In questo 45 giri, però, la seconda facciata è occupata dalla canzone Ma sono solo giorni, tratta dall'album Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto. (7) Questa versione live di Ritratto di donna fu inserita in un bellissimo long-playing antologico relativo al festival di Tokyo, un disco purtroppo introvabile in Italia. (8) In futuro, verrà ripreso anche da Riccardo Fogli e da Aida Cooper, che la propone a tutt'oggi in concerto. (9) La canzone compare nell'album Mina con bignè (PDU, 1977). (10) Da M. Cotto-I. Fossati, Per niente facile. Ivano Fossati si racconta... (Arcana Editrice, Milano 1994). (11) Un lungometraggio diretto da Luigi Russo, con la partecipazione di Saverio Marconi. (12) Canzone che verrà recuperata, con un altro testo, dal cantante Jimmy Browning. (13) Un recupero avverrà nel 1991, quando Vola verrà inserita nel long-playing Patty Pravo, Inediti 1972/8 (BMG/Raro! Records). Lo stesso Fossati riprenderà questa canzone nell'album La mia banda suona il rock (RCA, 1979). (14) Un primo, parziale riproponimento dell'album avviene nel 1990, quando sette brani vengono inseriti nell'antologia della CGD Il meglio di Mia Martini. Per la ristampa integrale bisognerà attendere il 1993, quando l'album verrà rimesso in commercio con copertina a busta chiusa e illustrazioni rinnovate. (15) Guido Guglielminetti, Walter Testolina, Silvio Puzzolu e Roberto Zanaboni. (16) «Nel gruppo - commenta Cesare Montalbetti - c'è un'intrusa, mia figlia, che è la bambina che compare di spalle, al centro della fotografia. La sua presenza non era prevista, ma dato che lo studio era annesso alla nostra abitazione lei era sempre al fianco mio e di mia moglie. Di conseguenza, è stata più volte immortalata nelle fotografie realizzate per i giornali (ad esempio su Re Nudo) e i cantanti (si veda Filobus di Mario Lavezzi). La scenografia comprendeva anche molti oggetti di mia proprietà (come era già accaduto per la copertina di Nel mondo una cosa, dove Mimì aveva fra le mani un mio aeromodello in balsa), come un antico tavolo di legno e, naturalmente, una parte dei bicchieri che avevo rotto per scattare la foto della copertina». (17) Contemporaneamente ripresa da Fossati nell'album La mia banda suona il rock, del 1979. (18) Ripresa da Fossati nell'album Ventilazione del 1984. (19) Registrato, come è stato già detto, nel 1977. (20) Da M. Cotto-I. Fossati, Per niente facile. Ivano Fossati si racconta... (Arcana Editrice, Milano 1994). (21) Da Per aspera ad astra (POLYGRAM VIDEO, 1992). (22) Che, da ora in poi, citeremo come DDD. (23) Dal libretto allegato alla compilation L'album di Mia Martini (BMG ARIOLA, 1991). (24) Da Boy Music, n. 30 (1981). (25)-(26) Nell'opuscolo allegato a Profili musicali (RICORDI 1982). (27) Realizzata assieme a Guido Guglielminetti. (28) Canzone originariamente destinata a Loredana Bertè. (29) Dal libretto allegato alla compilation L'album di Mia Martini (BMG ARIOLA, 1991). (30) Le registrazioni avvengono durante gli unici due concerti tenuti il 22 e il 23 Ottobre 1983. Le due serate vengono anche riprese e trasmesse da RETEQUATTRO. (31) L'album verrà riscoperto negli anni e, a tutt'oggi, è ancora in catalogo in versione compact-disk. (32) Proposta con un arrangiamento molto diverso da quello originale, e - pare - ispirato ai ritmi di They just got married di Randy Newman. (33) Rimangono inedite le esecuzioni de La costruzione di un amore e Stelle. (34) Dal libretto allegato alla compilation L'album di Mia Martini (BMG ARIOLA, 1991). (35) Nel frattempo la DDD ne realizzerà uno di carattere antologico, pubblicato nell'84 con il titolo Il meglio di Mia Martini. Tra l'86 e l'88, usciranno altre due antologie, a cura della RICORDI e della CGD. Dei due lavori, il più importante è Ti regalo un sorriso, assemblato con registrazioni della DDD e commercializzato per la prima volta anche in formato digitale. Ritratto viene invece realizzato dalla RICORDI con incisioni relative al triennio 1972-5. Questa raccolta non presenta alcuna caratteristica rilevante, ad eccezione della bellissima copertina fotografica. (36) Che nel frattempo verrà parzialmente risarcita dal successo conseguito in trasmissioni televisive come Un milione al secondo, Domenica In, Saint Vincent e Poker di Maggio. Capitolo 5: Dove il cielo va a finire Il periodo FONIT CETRA-RTI MUSIC (1986-1995) La DDD continua a darle fiducia e vorrebbe rinnovarle il contratto appena scaduto. Ma Mia, ormai convinta della sua decisione, rinuncia a quest'offerta e, inconsapevolmente, spreca alcune occasioni discografiche particolarmente importanti. Infatti, quando nel 1989 chiede a Francesco De Gregori un brano inedito per l'album Martini Mia, quest'ultimo le rivela di aver scritto La donna cannone, pensando proprio a lei come ideale destinataria di questa canzone. La stessa situazione si ripete nel 1987, quando De Gregori inserisce nell'album Terra di nessuno una canzone dal titolo ancora più significativo come Mimì sarà. Pare che anche in questo testo De Gregori abbia affrescato, in filigrana, un delicatissimo ritratto della nostra artista. Troppo provata dalle angherie ricevute da un ambiente incivile e infame, si ritira definitivamente dalle scene sul finire del 1985, quando la crisi - umana e professionale - è ormai arrivata all'apice, come lei stessa ricorderà in una bellissima intervista rilasciata a Lina Agostini del Radiocorriere TV. «A quel punto mi sono liberata di tutto. Certo la carta d'identità la devi tenere in tasca, ma non volevo nemmeno quella. Restava nella mia testa un bigliettino con su scritto nome e cognome, ma era tutto quello che ricordava Mia Martini. Da quel momento le mie giornate sono state dedicate alla ricerca di cose che il successo aveva fatto dimenticare: mio padre, per esempio, ho sentito il bisogno di cercarlo e ho scoperto che l'amavo moltissimo. In quegli anni ho scoperto tante cose, anche come rimandare la morte dell'essere che mi amava più di ogni altro al mondo, il mio cane Movie. Quando ha cominciato ad ammalarsi l'ho portato dal veterinario che mi ha dato una sentenza feroce. Anzi, ha insistito per convincermi a fargli l'iniezione che gli avrebbe risparmiato inutili sofferenze. Mi sono rifiutata e Movie è vissuta con me per altri cinque anni, poi sono stata io a chiedere quella iniezione per la piccola Movie, ormai vinta dalla sofferenza. Movie si era ammalata per me, al mio posto. Tutto era cominciato quando siamo state sfrattate da quella che era stata la nostra casa fino a quel momento, quando siamo state cacciate da Milano, quando ci hanno portato via tutti i mobili, persino il mio letto che era anche quello di Movie. Eravamo sole e senza nient'altro che non potesse essere contenuto in una valigia: per cinque anni abbiamo vissuto così, senza una casa, con niente, andando da un posto a un altro, buttando via gli abiti a fine stagione, perché non c'era più dove metterli. Ho dovuto imparare a staccarmi dalle cose, dall'idea della casa, ho imparato a costruirmela dentro, in qualunque luogo mi accogliesse... Mi sono salvata perché, a differenza di Movie, potevo muovermi, disperarmi, gridare, avere le mie brave crisi. Lei non aveva niente di tutto questo, aveva solo me. E io non ero infelice, ero disperata. La disperazione è la follia, costringe a vivere senza pelle. Se sopravvivi diventi quasi invulnerabile. Devi solo stare attenta a non deludere più te stessa. L'ho imparato da Movie che moriva per me, eppure ogni tanto trovava la forza di mordermi. Mi sgridava continuamente e quando le mie crisi diventavano insopportabili, lei mi riportava alla ragione mordendomi. (1) Poi una sera, esattamente il 29 Dicembre 1988, tornando a casa in macchina ho beccato un lastrone di ghiaccio e sono finita in un burrone. Come si dice, sono salva per miracolo. Mi sono fatta a piedi tutto il resto della strada, tutta sanguinante. Quando sono arrivata mi sono messa a piangere disperatamente, e poi, tutt'a un tratto, a ridere. Ho avuto in quel momento la sensazione di aver lasciato tutto in fondo a quel burrone, come se mi fossi liberata dei retaggi del passato. Non li ho dimenticati, fanno parte di me, ma il peso è rimasto laggiù...». (2) Anche in un periodo così critico, non mancano le occasioni per fare nuove conoscenze e instaurare rapporti che si riveleranno basilari per il futuro. Infatti, decide di dedicarsi esclusivamente ai concerti ed è proprio durante una di queste serate che conosce Enzo Gragnaniello, un giovane cantautore napoletano che diventerà l'autore più importante della sua futura produzione artistica. Ma l'avvenimento più determinante risulta il suo riavvicinamento professionale al musicista Giovanni Sanjust, artefice dei suoi grandi successi di casa RICORDI e, soprattutto, amico di vecchia data e persona della quale Mimì si fida ciecamente. Ed è proprio Sanjust a donarle una nuova vita, lottando contro l'imbecillità di quanti vedono in lei una cantante ormai finita per sempre. È grazie a lui che l'astro di Mia Martini torna a risplendere (e questa volta in maniera definitiva) nel cuore di quel pubblico che, senza averla mai dimenticata, si era chiesto per anni i motivi di quell'assurda scomparsa. «Per Mimì - commenta il musicista romano - volevo un rilancio fatto a dovere, curato nei dettagli, efficace. Tuttavia, gli ostacoli non mancarono. Serviva anzitutto l'appoggio di una casa discografica, ma le proposte che avevamo formulato ad alcune major non trovarono appoggio. Non voglio fare nomi né innescare una polemica: mi limiterò solamente a dire che nessuno la voleva sentire nominare! L'unica casa discografica che ci diede fiducia fu la FONIT CETRA, che ci affidò a Lucio Salvini. A quel punto, il problema si riduceva alla scelta del miglior veicolo promozionale e, naturalmente, a una canzone adatta alle sue eccezionali doti interpretative. Mi ricordai di Almeno tu nell'universo, una bellissima canzone che Maurizio Fabrizio e Bruno Lauzi avevano scritto proprio per lei molti anni prima. In tanto tempo, non ero riuscito a farla incidere da nessuno, così l'avevo conservata in un cassetto del mio ufficio. La feci ascoltare a Mimì e, visto il suo parere positivo, ci recammo ad Arezzo da Maurizio Fabrizio, dove ci aspettava anche l'editore Michele Del Vecchio. In tempi brevissimi (precisamente nell'arco di un giorno e di una notte) registrammo la base della canzone, che poi fu quella utilizzata per il disco. A quel punto, per il lancio ufficiale, pensammo tutti al Festival di Sanremo. Niente, meglio di un'esposizione così importante, avrebbe potuto cancellare tanti anni di ingiustizie e di inutile silenzio. Ci impegnammo a fondo, perché credevamo in Mimì e nelle sue capacità, e i risultati non si fecero attendere». Infatti, Almeno tu nell'universo supera le selezioni sanremesi, essendosi già conquistata la considerazione del patron Adriano Aragozzini, che è uno dei pochi addetti ai lavori a credere in Mia Martini e a darle la massima fiducia. La preparazione al festival viene curata fin nei minimi dettagli e, in un primo momento, viene anche presa in considerazione la possibilità di effettuare la performance assieme a un supporter di grosso calibro. Renato Zero è il primo artista che si propone di duettare con Mia sul palco del TEATRO ARISTON. Ma, dopo alcune settimane, il progetto sfuma, anche perché la canzone, dal punto di vista strutturale, non prevede la partecipazione di una voce ospite. Anche da sola, però, Mia Martini riesce a riconquistare la stima e la considerazione del pubblico e degli addetti ai lavori. «Ricordo come fosse oggi - commenta il discografico Gabriele Varano - l'atmosfera che si era creata all'ARISTON, durante la prima prova di Mimì. Tutti i presenti (giornalisti, addetti stampa e persino i tecnici e gli elettricisti) interruppero il fastidioso chiacchiericcio che si udiva in teatro e lo tramutarono in un silenzio quasi religioso. Le prime due frasi, poi il ritornello, fino a quando scoppiò un applauso a scena aperta: veramente liberatorio per tutti. Fu come ripagarla di tante ingiustizie, di tante inutili sofferenze: il bentornata dei suoi vecchi amici...». La grandiosa performance viene replicata durante lo svolgimento della rassegna, quando Almeno tu nell'universo attraversa la banalità quanto mai accentuata di quel festival, restituendola definitivamente all'affetto del suo pubblico. «Rivederti e ascoltarti - le scrive Domenico Modugno - mi hanno regalato un'emozione fortissima. Sul ring di Sanremo, hai vinto un duro match contro la cattiveria del mondo». Gli stessi colleghi, chiamati a esprimere la loro preferenza per un sondaggio indetto dalla RAI, indicano proprio il nome di Mia Martini come quello dell'artista più accreditata alla vittoria. Ma l'affermazione, almeno quella ufficiale, non arriva e il primo premio viene assegnato al duo costituito da Anna Oxa e Fausto Leali. Tuttavia, saranno il gradimento popolare e il giudizio della critica a confermare negli anni l'indiscutibile valore di questa canzone, «un pezzo - come lo ha definito Fabrizio Zampa sul Messaggero - che se fosse interpretato da chiunque altro sembrerebbe soltanto bello, ma che vissuto da Mia Martini ha il tocco leggero e implacabile delle cose che scendono diritte al cuore». Il «Premio della critica specializzata», conferitole a fine rassegna, inaugura una serie di riconoscimenti ancora più importanti della vittoria ufficiale. Infatti, nel 1991 il referendum popolare lanciato da TELEMONTECARLO nella trasmissione La più bella sei tu e il sondaggio di RADIODUE «Masters» hanno premiato Almeno tu nell'universo come la canzone più bella di tutta la storia del Festival di Sanremo. Più recentemente, Almeno tu nell'universo ha primeggiato anche nella classifica del referendum indetto dal mensile specializzato Raro! per eleggere «La canzone del millennio». Altri significativi omaggi sono stati offerti a Mia, e a questa splendida canzone, dai più grandi interpreti della scena mondiale. La prima è stata Thelma Houston, che nel 1994 ha lanciato l'adattamento inglese di Almeno tu nell'universo intitolato Flame. Nel '95, il testimone è passato a Mina, che l'ha incisa in italiano nell'album Pappa di latte. Ma una menzione speciale la merita, su tutte, Fiordaliso, che nel 1997 ha lanciato Almeno tu nell'universo in Spagna col titolo di Per lo menos tu en el universo. Il successo di critica coincide con la piena affermazione commerciale: un risultato probabilmente insperato persino per gli stessi autori del brano. «Effettivamente - commenta Maurizio Fabrizio - devo dire che poche canzoni, in Italia, hanno avuto una genesi lunga e articolata come quella di Almeno tu nell'universo. Una storia lunga quasi vent'anni, in cui la canzone - già scritta e musicata - veniva provinata da svariati cantanti, finendo ogni volta per rimanere irrealizzata: come se aspettasse Mimì. La composi nel '72 e la proposi subito a lei, ma stranamente non la incise, così è rimasta nel cassetto per tanti anni». «È molto difficile non credere a una predestinazione - commenta Bruno Lauzi - ma il testo di Almeno tu nell'universo lo scrissi nella stessa magica settimana in cui realizzai Piccolo uomo assieme a Dario Baldan Bembo. Perché abbia impiegato tanti anni per "arrivare" non saprei dirlo. Sospetto che, all'epoca, questo testo potesse apparire "in anticipo" sui tempi, perché non c'era ancora la disperazione che è venuta dopo: questo bisogno del "punto fisso", che è diventato - dalla fine degli anni '80 - un'esigenza fondamentale per tutti». Tanto successo viene coronato dalla pubblicazione di un nuovo long-playing, edito a distanza di ben sei anni dal suo ultimo trentatré giri, I miei compagni di viaggio. Osannato dalla critica e amato dal grande pubblico, Martini Mia la riporta ai vertici della classifica, facendole meritare il DISCO D'ORO, per le vendite, e prestigiosi riconoscimenti come il PREMIO DELLA STAMPA (conferitole in Estate dal quotidiano Il Mattino di Napoli) e l'ambita TARGA TENCO, per le migliori interpretazioni dell'anno. Martini Mia è infatti un lavoro eccellente, con momenti di profondo lirismo e larghi respiri musicali. Per tutta la durata delle registrazioni, lavora a stretto contatto con Marcello Spiridioni (prezioso consigliere e amico di vecchia data) e musicisti del calibro di Gianni Oddi, Renato Serio (che dirige l'orchestra) e dello stesso Giovanni Sanjust, che suona il clarino nelle più belle canzoni della raccolta. Nomi eccellenti sono anche quelli degli autori che scrivono per lei. Armando Trovajoli, uno dei più grandi compositori italiani di colonne sonore, scrive per l'occasione la musica della splendida Amori, che CANALE 5 lancia come sigla degli omonimi sceneggiati. Anche il testo porta una firma eccellente, essendo realizzato da Franca Evangelisti, che in quest'album compare anche come autrice di Formalità, un brano stupendo realizzato in collaborazione con Massimo Cantini. Non è escluso che di Amori esistano almeno due versioni inedite, con parole totalmente diverse. Infatti, prima della versione firmata dalla Evangelisti, Mia aveva provinato altri due testi: il primo scritto da lei stessa, il secondo da Macchiarella. Si sa per certo che una di queste versioni conteneva alcune strofe destinate all'interpretazione di una voce-ospite: forse quella di Renato Zero. Maurizio Fabrizio e Bruno Lauzi, artefici del successo sanremese, le regalano altre belle canzoni come Notturno (firmata da un «raro» Maurizio Fabrizio contemporaneamente autore della musica e del testo) e la quasi sussurrata Il colore tuo, che Fabrizio compone su una delle liriche più ispirate di Bruno Lauzi. Ma la vera rivelazione risulta Enzo Gragnaniello, che inizia il suo rapporto artistico con Mia Martini, firmando un pezzo destinato alle pagine più significative della canzone d'autore italiana. Stiamo parlando di Donna, un brano incentrato sul tema della violenza fisica e psicologica sulle donne, che il cantautore napoletano scrive sul finire del 1987, proprio dopo aver assistito a un concerto di Mia Martini. «Dopo l'esibizione, Enzo mi raggiunse in camerino, dove, con le lacrime agli occhi per l'emozione, mi propose di cantare le sue canzoni. Io, che ero ancora in un periodo di pieno "oscuramento" (continuavo a cantare, facevo concerti, ma erano già diversi anni che non apparivo in televisione), gli consigliai di collaborare con artisti più accreditati di me, ma lui non ascoltò ragioni e tornò a trovarmi pochi giorni dopo con una canzone, Donna, che fece immediatamente breccia nel mio cuore. Non avevo mai sentito un uomo parlare della donna con la sua sensibilità: un uomo di solito vede altre sfumature, ma non va così a fondo... Da allora Enzo ha scritto per me canzoni bellissime. È un artista che ha cose importanti da dire e sta velocemente maturando con dischi sempre più belli. Credo che abbia un grande avvenire dinanzi a sé». E, infatti, il cantautore conferma la sua bravura scrivendo per quest'album Strade che non s'inventeranno mai da sole, che descrive assai realisticamente le contraddizioni e gli aspetti più degradanti della società moderna. Ancora più importante artisticamente è Statte vicino a me, che per Mia rappresenta l'inizio di un nuovo repertorio basato sulla fusione linguistica tra dialetto napoletano e lingua italiana. Un genere destinato ad avere grande fortuna nei suoi dischi, nonostante i tiepidi incoraggiamenti ricevuti inizialmente dagli addetti ai lavori. «Qualcuno si è stupito della mia credibilità di vocalist napoletana, ma io non pongo confini al mio raggio d'azione: ho cantato in dialetto romanesco, nel dialetto di Bagnara e, persino, in veneto. Napoli, Bagnara, il jazz, il folk e Bach sono alcuni spicchi della mia verità artistico-musicale: una "sfaccettatura"...». La rinnovata popolarità viene confermata dalla ripresa dello sfruttamento di tutto il suo materiale d'archivio. La prima pubblicazione di questa serie viene realizzata dalla RICORDI: si tratta della compilation I miei pensieri, che rimane in catalogo fino al 1994, risultando una delle antologie più vendute di tutta la sua carriera. Pregio di questo lavoro è quello di offrire - per la prima volta in versione digitale - le più belle incisioni registrate per la RICORDI tra il 1972 e il 1975. Al disco è allegato un pieghevole con una selezione dei testi più significativi della raccolta. Fra le altre, compaiono anche le parole della canzone Il guerriero, curiosamente tratte dalla versione «al maschile» incisa da Maurizio Piccoli. L'Estate e l'Autunno si rivelano prodighi di soddisfazioni. Con le canzoni Donna e Almeno tu nell'universo, partecipa a una nuova edizione del Cantagiro, che Ezio Radaelli ha riportato in auge dopo un'interruzione durata alcuni anni. Con Almeno tu nell'universo e Notturno prende invece parte al Festivalbar, ricevendo nella stessa occasione il disco d'oro per le vendite di Martini Mia. A questo periodo risale la partecipazione al progetto di solidarietà Pour l'Armenie, organizzato dall'amico Charles Aznavour. L'iniziativa è finalizzata alla realizzazione di un 45 giri da commercializzare per raccogliere fondi in beneficenza. Con lei, nella registrazione del singolo, compaiono alcuni dei nomi più prestigiosi della nostra musica leggera, come Pierangelo Bertoli, Francesco Baccini, Tullio De Piscopo, Enzo Jannacci e molti altri ancora. All'inizio dell'Estate, duetta per la prima volta con Enzo Gragnaniello, che proprio in questi mesi sta lavorando alla realizzazione dell'album Fujente. La canzone incisa in duo si intitola Rosé e racconta - in un testo che conferma la sensibilità di Gragnaniello verso i problemi della psicologia femminile - la vita, le esperienze e i sogni di una giovane prostituta. L'Autunno, che Mia dedica all'attività concertistica, è all'insegna di una tournée particolarmente originale, perché ogni serata ha l'esclusiva di un programma ogni volta rinnovato, così da poter essere considerata una sorta di unicum. Alcuni concerti sono dedicati ai grandi successi del passato, altri agli amici cantautori e altri ancora a canzoni dai testi ironici o paradossali, con un song-book in cui spicca persino It's money that I love di Randy Newman. È in questa occasione che esegue bellissimi omaggi a Pino Daniele, del quale riprende Il mare sta sempre cà e Gente distratta, e a Francesco De Gregori, che le permette di riappropriarsi de La donna cannone. Questo tour la ripaga del doloroso distacco dal pubblico, subìto nei lunghi anni dell'«esilio» discografico. «La molla che mi ha spinta a ritentare - confida a Giuseppe De Grassi (3) - è stata proprio la voglia di non continuare a prendere in giro il mio pubblico. Continuavo a cantare ugualmente, perché in qualche modo dovevo vivere, e cantare è l'unica cosa che so fare, ma alla fine mi sono resa conto che così non poteva continuare: tra impresari senza scrupoli, gente che speculava, gruppi da farti accapponare la pelle e impianti infami, mi sono resa conto che si prendeva solo in giro la gente. Gente che poi si affeziona a un personaggio e, come minimo, gli chiede della credibilità. Mi sembrava ormai di essere una mignotta, una che vende delle cose false. Era meglio smettere... Invece, il mio nuovo matrimonio col pubblico è stato bellissimo e vorrei ripagarlo in maniera migliore, con cose molto più belle...». A Ottobre riceve la TARGA TENCO come migliore interprete dell'anno. In occasione di questo ritorno al TEATRO ARISTON di Sanremo, registra una stupenda versione live di Almeno tu nell'universo, che verrà pubblicata su compact disk qualche anno dopo. (4) La gioia per il risultato conseguito viene infine coronata dalla realizzazione di un antico sogno. Infatti, grazie all'amico Guido Harari, conosce il cantautore Randy Newman, uno dei suoi più amati «compagni musicali di viaggio». Dopo l'ostracismo degli ultimi anni, la RAI la scrittura come ospite d'onore a tre puntate dello spettacolo televisivo Europa Europa e in numerosi programmi di punta come Trent'anni senza andare fuori tempo, dove duetta con Enzo Jannacci in un'indimenticabile versione di Io e te. Per motivi mai chiariti fino in fondo, slittano alcune collaborazioni artistiche di sicuro interesse. Infatti, è costretta a rinunciare alla collaborazione col musicista greco Mikis Theodorakis, e non prende più parte a Gli amici cantano Piero Ciampi, un disco-tributo realizzato da Gino Paoli, Lucio Dalla e Nada per ricordare lo sfortunato cantautore ligure. Sul finire dell'anno, inizia a preparare la nuova stagione discografica, che prevede il ritorno al Festival di Sanremo e l'uscita di un nuovo album con relativo singolo trainante. Continua la sua collaborazione con Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio che, per la rassegna sanremese, le propongono una canzone stupenda dal titolo Comunque e sempre noi. Bruno Lauzi è assolutamente convinto che questo brano possa costituire il proseguimento ideale di Almeno tu nell'universo («il testo non lo possiedo più - ricorda il cantautore ligure - ma nella mente galleggiano alcuni versi. Era la storia di una lei, non sposata ma con una figlia, che casualmente incontrava dopo tanti anni l'unico uomo della sua vita, quello che era rimasto "il suo lui". L'uomo aveva vissuto altre esperienze, mentre lei era rimasta sola con sua figlia, nel perenne ricordo di quel passato incancellabile. Il ritornello infatti finiva inneggiando al "noi siamo sempre noi": quasi a dire "siamo distanti, ormai estranei l'una all'altro, ma quando ci vediamo riscatta la magia di quel tempo così lontano"...»), ma Mia opta per La nevicata del '56, un brano di carattere più intimistico che Carla Vistarini, Gigi Lopez e Fabio Massimo Cantini avevano scritto dieci anni prima per Gabriella Ferri. Franco Califano ascolta per caso la canzone e se ne innamora, ritenendola «tagliata» per la sua interpretazione. Anche Mia condivide questo giudizio ma, dopo averla provinata, chiede agli autori (e - in particolare - a Califano, che si unisce ai firmatari della versione originale) di cambiare il testo, nel quale non riesce a immedesimarsi. La versione originale è infatti incentrata sul racconto di una donna già adulta, che ricorda al suo interlocutore scene e sensazioni tratte dall'Inverno della storica nevicata su Roma. Invece Mia chiede un racconto più autobiografico: un qualcosa che possa ricordare la figura di lei bambina, della sua infanzia e dei suoi genitori. Sulla base di questi suggerimenti, Califano modifica il testo, finalmente giunto alla stesura definitiva, che lei provina e sottopone alla commissione esaminatrice del festival. «Ascoltare questo brano - dichiara dopo l'esito positivo delle selezioni - è come tuffarsi in un acquerello romano, in una stampa del Piranesi, con Respighi che soffia sulle note...». Malgrado le premesse, La nevicata del '56 non riesce ad aggiudicarsi la rassegna sanremese, nonostante una giuria composta da quarantadue inviati di altrettante testate nazionali veda proprio in questa canzone il brano migliore del festival. Così, anche questa volta, Mia Martini deve accontentarsi dell'ormai abituale «Premio della critica» (il terzo, dal 1982), a cui si aggiunge la «Targa d'oro» conferitale dal settimanale Onda TV come migliore interprete del festival. Queste premesse anticipano un successo commerciale altrettanto significativo. Infatti il riscontro commerciale del 45 giri darà ragione alla critica e, dopo poche settimane di promozione, anche La nevicata del '56 entrerà nella classifica dei dischi più venduti della rassegna, al contrario della relativa versione estera, La nevada, incisa da Manuel Mijares. (5) Al successo italiano si aggiunge l'importante affermazione estera conseguita con la tournée Sanremo In The World, un'esperienza che le fa meritare persino il consenso del «difficile» pubblico del MADISON SQUARE GARDEN di New York. Il ritorno in Italia coincide con un nuovo momento importante della sua carriera. A Marzo, la FONIT CETRA pubblica l'album La mia razza, che Guido Harari e Luciano Tallarini valorizzano con una bellissima copertina «solare», quasi a manifestare la rassicurante sensazione di un successo ritrovato e ormai definitivo. Il titolo del disco è una dedica ai suoi amici musicisti, «una delle razze più difficili e affascinanti del genere umano», come lei stessa li definisce. Questo titolo è tratto dalla canzone che apre la raccolta: un brano di elevato livello artistico, che viene firmato da un eccezionale trio di cantautori: Mauro Pagani della P.F.M., Giangilberto Monti e Fabrizio De Andrè, che partecipa - sia pure in via ufficiosa (6) - al miglioramento del testo. Anche Enzo Gragnaniello non delude le aspettative, scrivendo una serie di canzoni non inferiori a quelle dell'album precedente. Fra tutte, vanno segnalate Va' a Marechiaro (un disperato appello ai tossicodipendenti, affinché si rechino a Marechiaro per tranquillizzarsi lo spirito e l'anima lontani dalla droga), la delicata Stringi di più e, soprattutto, Cercando il sole, un pezzo autobiografico che il cantautore dedica a Luchino Visconti, in omaggio a Rocco e i suoi fratelli. Pare che Mimì fosse molto legata a questa canzone e, in particolare, al suo testo, che descrive molto realisticamente l'approdo a Milano da parte di migliaia di emigranti alla ricerca di una nuova possibilità di vita. Prosegue, anche in questo album, la sua collaborazione con Maurizio Fabrizio, il quale realizza con Guido Morra La sola verità, una canzone molto raffinata, che richiama per molti aspetti i temi della cosiddetta poetica pascoliana «del fanciullino». Comunque e sempre noi, originariamente destinata a Sanremo, viene recuperata con un altro testo e un nuovo titolo (Un altro Atlantico), dopo il ritiro della versione firmata da Bruno Lauzi. Per il nuovo testo viene interpellato Maurizio Piccoli, uno degli autori più sensibili e valenti del suo repertorio. La bravura del cantautore veneziano viene subito premiata dalla critica, che giudica il suo testo come il più bello della raccolta. Il tema predominante, elaborato con notevole sensibilità, è quello dell'amore perduto e del rimpianto che ne deriva. Altri versi, come quello che dice eri già un dolore... bellissimo così, racchiudono invece il motivo del suo fare canzoni o poesie piccole e semplici. «Per sopravvivere - dice - ho dovuto ingegnarmi, per quanto mi è stato possibile, a trasformare i miei stati di sofferenza in qualcosa di vivibile. La scoperta che, tramite le mie piccole creazioni, riuscivo a circondarmi di sopportabili dolcezze è stata stupefacente e il dolore mi è stato sicuramente se non amico meno nemico». La stessa Mimì dimostra di essere particolarmente legata a questo testo, che - secondo quanto rivela in un'intervista rilasciata ad Alberto Boldrini - non è altro che una descrizione molto realistica dell'esperienza più determinante della sua esistenza. «Maurizio Piccoli mi conosce da sempre e ha seguito da vicino sia la bellezza devastante dei dieci anni che ho trascorso con Ivano Fossati sia il crollo della mia vita dopo la nostra separazione. Un altro Atlantico è proprio la mia storia: la grande voglia di arrivare su una spiaggia riposante dopo una bufera...». (7) Il resto dell'album non viene meno alle premesse e offre una serie di canzoni firmate dai più importanti cantautori del momento. Dalla collaborazione di Enrico Ruggeri e Dodi Battaglia nasce un brano che, per quanto riguarda il testo, potrebbe essere considerato il seguito ideale di Un altro Atlantico. Canzone difficile e struggente, Domani più su, consente a Mia Martini di dare il meglio di sé in un'interpretazione grandiosa. Più sognante è l'atmosfera di Io e la musica, che Amedeo Minghi (autore del pezzo assieme a Gaio Chiocchio) aveva già inciso nel 1985, (8) dopo averlo proposto a Mimì, senza ottenerne un'incisione. Più importante artisticamente è Danza pagana di Mimmo Cavallo, una delle canzoni tecnicamente più difficili del suo repertorio, concepita in sette quarti, ovvero in tempi dispari. Le atmosfere rievocate da questa canzone avrebbero dovuto costituire il prologo di quello che Mimmo Cavallo ricorda ancora oggi come uno dei sogni irrealizzati di Mia Martini. Ovvero un long-playing interamente incentrato su musicalità mediterranee e africane al quale i due artisti lavorarono per un lungo periodo di tempo, senza mai riuscire a realizzarlo. La casa discografica punta infatti su un repertorio più commerciale, al punto che arriva a realizzare una versione, da discoteca, della famosa Chica chica bum, un classico di Carmen Miranda, di cui Mia ha già inserito una versione più tradizionale nell'album La mia razza. Dopo l'uscita del disco, la FONIT CETRA ne intuisce le potenzialità commerciali e decide di remissare questo evergreen con un taglio ritmico più vivace. Ma la pubblicazione viene impedita all'ultimo momento dalla stessa cantante, letteralmente inorridita dal risultato finale. In termini economici, questo progetto si conclude con un autentico flop per la FONIT, anche perché la canzone è stata già incisa su migliaia di vinili poi mandati al macero. Pochissime copie riescono a salvarsi e a penetrare nel circuito dei fans: a tutt'oggi rappresentano il pezzo più ambito dai collezionisti, avendo raggiunto una quotazione molto elevata. Alle soddisfazioni dei vari festivals (partecipa, intanto, al Cantagiro e al Festivalbar) si aggiungono numerosi appuntamenti artistici di rilievo. Ai primi di Giugno, il nome di Mia Martini viene inserito nel cast del Demetrio Stratos Festival di Milano assieme a Rocking Chairs, Roberto Vecchioni, Marco Masini ed altri artisti. Proprio lei chiude la rassegna, duettando col celebre armonicista Tilemans, in classici della musica internazionale come Imagine e Come together. Più interessante è la partecipazione a Rimini Estate '90, una sorta di festival-pop che la vede protagonista assieme ai Pooh. L'esibizione attrae un pubblico numeroso, in quanto lo spettacolo prevede l'incontro tra i vincitori reali e la vincitrice «morale» dell'ultimo Festival di Sanremo. I due momenti musicali si intrecciano per il tramite di Domani più su, che Dodi Battaglia ha scritto assieme a Enrico Ruggeri per l'album La mia razza. Il tour estivo, intitolato Danza pagana, inizia a Giugno in Emilia, con la tappa inaugurale di Longiano. Nel cast, oltre ai musicisti della precedente stagione, figura in pianta stabile un eccellente tastierista, Stefano Senesi. Al massimo dell'entusiasmo, Mia dichiara di voler ottenere dalla tournée delle registrazioni utili per allestire un doppio album live. In vista di questo obiettivo, lei stessa cura gli arrangiamenti delle canzoni scelte per i concerti: bellissimi brani di repertorio fra i quali figura anche una versione sambata di Inno, una rivisitazione in chiave reggae di Vola e una stupenda versione di Mother, con un testo in parte italiano e in parte inglese. Il progetto prevede anche il remake di Dove il cielo va a finire e, vera chicca, una rilettura di Gesù è mio fratello, con un arrangiamento arricchito da un inserto dei Concerti Brandeburghesi di Bach. Il progetto discografico dal vivo viene ormai dato per certo e il mese di Novembre viene indicato come data di pubblicazione dell'album. Ma, per motivi mai chiariti fino in fondo, il disco non verrà mai stampato, nonostante le anticipazioni fornite ai giornalisti dalla stessa Mimì. «Sarà il mio secondo album dal vivo - dichiara - ma, rispetto a Miei compagni di viaggio, nasce da uno spirito del tutto diverso. Con questo disco voglio dire alle persone che mi seguono e mi amano: "Eccomi, sono qui. Ci sono". Non posso negare di avvertire un senso di colpa verso il pubblico. Questo disco sarà il mio atto di scusa per quella eclissi. No... non voglio più farmi desiderare». La fine dell'anno costituisce l'occasione per un tuffo rinnovato negli esordi musicali di Oltre la collina. Claudio Baglioni la vuole accanto a sé per duettare in Stelle di stelle, canzone in cui il suo intervento, concepito in maniera simile a una partitura di basso, si libera su una melodia, quasi sussurrata, eseguita dall'unione di spazzole e tre bassi sovrapposti. (continua) INDICE PARTE PRIMA: LA CARRIERA (continuazione) Capitolo 5: Dove il cielo va a finire (1986-1995) (continuazione) PARTE SECONDA: APPENDICI Collaborazioni Canzoni-tributo Covers Videografia Discografia Icone di un successo (manifesti, inserti pubblicitari, press-book) Curiosità e memorabilia PARTE PRIMA: LA CARRIERA (1947-1995) (continuazione) Capitolo 5: Dove il cielo va a finire Il periodo FONIT CETRA-RTI MUSIC (1986-1995) (continuazione) Per il nuovo anno, la FONIT CETRA la convince a reinserirsi nel repertorio degli ultimi successi sanremesi. In vista di un nuovo album, registra due canzoni (poi rimaste inedite) scritte da autori più volte presenti nel suo repertorio. Gigi Lopez e Carla Vistarini firmano la suggestiva S.O.S verso il blu, mentre Alberto Cheli e Antonello De Sanctis (già autore di Padre davvero) le regalano Col tempo imparerò, uno spaccato di sconcertante autobiografismo, in pochi bellissimi versi che assumono quasi il sapore della premonizione. Entrambi i brani restano inediti e vedranno la luce solo nel 1996, quando verranno inseriti nell'antologia Indimenticabile Mia, che contiene anche una versione più lunga di Cercando il sole, ovvero una versione registrata da una matrice diversa da quella utilizzata per la stampa de La mia razza. A questo punto, diserta i tradizionali festivals per dedicarsi esclusivamente alla ricerca musicale. In questo periodo prendono vita alcune collaborazioni artistiche che, negli intenti, dovrebbero dare origine ad altrettanti lavori discografici. In primo luogo, va ricordato il sodalizio col pianista comasco Arrigo Cappelletti, col quale Mia Martini inaugura la sua prima tournée per sola voce e piano. «Ci conoscemmo proprio nel '91 - ricorda Cappelletti - prima che lei intraprendesse la tournée estiva con Maurizio Giammarco. La nostra collaborazione nacque all'insegna della "visceralità" per la musica e, quindi, della comune passione per il blues. Fu sufficiente un incontro a casa mia per stabilire un profondo affiatamento umano e artistico. Il rischio affascinava sia me che Mimì (in alcune occasioni ci siamo definiti "due anarchici libertari della musica") e questo spiega il motivo per cui le nostre performance possedevano un'intensità estrema, quasi selvaggia, essendo fra l'altro frutto di pochissime prove. Infatti, salivamo sul palco senza avere un'idea precisa di quello che avremmo eseguito. Più di una volta abbiamo interpretato brani senza averli mai provati. È il caso di Anna verrà, che lei presentò a Sanremo Jazz nel 1993. Ho sempre paragonato la nostra collaborazione all'incontro di due mondi musicali distanti, ma non per questo inavvicinabili. Con Mimì si poteva pensare a un jazz più hard, perché dominato dalla passionalità più estrema. Devo dire che il modello che avevo dinanzi a me era accomunabile più al blues, alla musica nera, che al modello europeo. Ma riuscimmo a trovare un punto d'incontro: la contrapposizione tra il mio essere un esecutore "gemmato e raffinato" (come lei mi definiva) e la sua aggressività vocale si risolveva sui sentieri musicali del blues che, alla fine, rappresentava il nostro luogo d'incontro. Con Mimì ho suonato in moltissimi concerti: sia in Italia che all'estero. Mi ricordo quando suonammo a Marrakech e, al ritorno, rimanemmo bloccati a Casablanca. Fu in quell'occasione che ebbi modo di conoscere alcuni aspetti per me inediti della sua personalità: una grande umanità abbinata a uno spiccato senso umoristico. A Sanremo Jazz, nel '93, rivelò tutta la sua umiltà. Infatti, pur avendo avuto varie esperienze artistiche in questo campo, non osava definirsi una cantante di jazz, così, prima di esibirci, mi disse: "Mi raccomando, crea delle lunghe introduzioni per creare l'atmosfera". E poi, una volta in scena, si rivolse al pubblico, dicendo: "Sentirete stasera delle cose che hanno a che fare con il jazz", come se lei non c'entrasse... In Italia, abbiamo fatto moltissimi concerti: a Torino, a Sorrento (HOTEL PALACE), a Bologna. Solo in questa occasione - nel Febbraio del '95 - ci fu una discussione fra noi, perché, nonostante il bellissimo concerto, mi rivolse dei rimproveri, dicendomi che mi ero mosso in maniera antitetica alla sua. Si era instaurato un magnifico affiatamento, ma a volte percepivo delle resistenze, da parte sua, nel lasciarsi totalmente coinvolgere da questa dimensione musicale. Teneva molto al suo rapporto col grande pubblico e forse credeva che questa collaborazione potesse introdurla in un cliché troppo raffinato, che avrebbe potuto farle perdere una parte del pubblico che la seguiva...». Dopo Cappelletti, è la volta di una collaborazione assai interessante nelle premesse ma, purtroppo, fermatasi alla soglia progettuale. Infatti, getta solo le basi di una collaborazione artistica con l'autore Pasquale Panella, paroliere «ermetico» e «surrealista» degli ultimi album di Lucio Battisti. A conferma della rinnovata popolarità, le vecchie case discografiche continuano, senza sosta, il riutilizzo del materiale d'archivio e, nel giro di pochi mesi, i negozi ospitano sei nuove antologie tratte dal suo repertorio. Questa serie di pubblicazioni viene inaugurata da Le più belle canzoni, una compilation assemblata dalla CGD con materiale di repertorio proveniente dagli archivi della WEA, che ricicla buona parte dell'album Danza, offrendolo per la prima volta in versione digitale. La RICORDI recupera alcuni dei dischi incisi tra il '72 e il '75 nelle antologie intitolate Mia (edita anche in una rarissima edizione in vinile) e Ritratti. Ma il lavoro più curato risulta L'album di Mia Martini, edito dalla BMG ARIOLA. Peculiarità di questo multiplo album (il primo dall'inizio della carriera) è il fatto di ospitare - quasi per intero, e per la prima volta in versione digitale - l'album Miei compagni di viaggio, assieme a incisioni rare e ricercate come Credo e Libera. Il tutto viene impreziosito da un bellissimo libretto fotografico che contiene un'intervista rilasciata a Giuseppe De Grassi. Trentasei le canzoni ospitate, che risultano suddivise - per tema - in cinque sezioni introdotte da alcuni pensieri autobiografici: Mimì, Ritratti di donna, Cantastorie, Compagni... di viaggio, E ancora canto. Anche una piccola etichetta come la REPLAY MUSIC la inserisce in catalogo con un lavoro antologico intitolato Piccolo uomo. Tuttavia, il repertorio selezionato non aggiunge nulla di nuovo a quanto già fatto dalle precedenti case discografiche. L'antologia ufficiale viene intanto compilata dalla stessa Mimì e assemblata dalla FONIT CETRA con un titolo tratto dal finale di Oltre la collina: Mi basta solo che sia un amore. L'uscita del disco è originariamente prevista per il Natale del 1990, ma la FONIT decide di farla slittare al Febbraio del '91, in concomitanza con la festa di San Valentino. Questo disco comprende alcune fra le canzoni più rappresentative del suo repertorio, assieme all'inedita traduzione di un delicato pezzo francese, Scrupoli, che Maurizio Piccoli ha adattato all'italiano. La canzone consegue un discreto successo, soprattutto grazie al lancio fornito dall'omonima trasmissione di RAIDUE, di cui Scrupoli costituisce la sigla finale. Per l'occasione, Mia compare anche nelle riprese della relativa videoclip, realizzata dal regista Carlo Nistri. In Primavera, partecipa con altri artisti alla registrazione di un disco dedicato a Lucio Battisti, dal titolo Ci ritorni in mente. Inizia proprio da lì la sua collaborazione col musicista Maurizio Giammarco. Questa esperienza, che risulterà una delle più belle della sua carriera, le permette di dedicarsi per tutta l'Estate al jazz, la sua prima passione musicale. Nel progetto dedicato a Battisti, Giammarco duetta con lei nella rivisitazione di Pensieri e parole. Il risultato è così entusiasmante che il jazzista la invita a esibirsi con lui nelle otto tappe della ventura tournée estiva. Mia accetta l'invito, promettendo di estrarre dai concerti registrazioni sufficienti per l'allestimento di un album live. Nasce così Mia Martini in concerto: da un'idea di Maurizio Giammarco, un disco che conferma il suo grande coraggio, anche a rischio di entrare in contrasto con la casa discografica. Infatti, la FONIT CETRA giudica questo disco un lavoro troppo «raffinato» per poter bissare il successo degli ultimi album e, temendo un flop, lo stampa in sole ventimila copie. La scelta dei titoli comprende pochi brani del suo stesso repertorio (Vola, La mia razza e Va a Marechiaro). Tutto il resto è compreso tra il Battisti jazzato di Pensieri e parole e Nel sole, nel vento, ed altri classici come Estate di Bruno Martino, Gente distratta di Pino Daniele, Come Together dei Beatles, Love for sale di Cole Porter e la famosissima This Masquerade di Leon Russel, incisa - fra gli altri - da George Benson, dai Carpenters e, in Italia, anche da Mina. Per concludere, registra un pezzo dello stesso Giammarco, Animali diurni, inciso precedentemente da Chet Baker. Molte di più sono le canzoni eseguite dal vivo e successivamente escluse dall'album. Brani come Donna di Enzo Gragnaniello, l'osannata Almeno tu nell'universo e Speak low di Kurt Weill: pezzi che ancora oggi potrebbero essere ascoltati e, contemporaneamente, «visionati», se la RAI decidesse di trasmettere la registrazione integrale di uno di questi concerti, registrato a Ravenna la notte del 23 Agosto 1991. Alla fine di questa esperienza, dichiara: «Il jazz non ammette le mezze misure: lo si ama o lo si odia. Ciononostante, quello tra me e Giammarco è stato un incontro tra due dimensioni musicali solo apparentemente lontane. Maurizio si è occupato di tutti gli arrangiamenti, che trovo bellissimi. Io, del resto, sono affascinata dal suo mondo musicale, dalla sua personalità di interprete, e cerco nel mio piccolo di seguire tutto quello che inventa. In pratica gli rifaccio il verso, che è poi quello che lui vuole da me. Ma cerco di mantenere un certo equilibrio con la mia impostazione, che non ha nulla di jazz e che non voglio spacciare come tale. Non ho la presunzione di improvvisare uno scat: sarebbe come prendere in giro Sarah Vaughan ed Ella Fitzgerald. Al contrario, ascolto con molta attenzione, perché voglio imparare ad amare sempre di più questo mondo di sensazioni per me completamente nuove». Il 1992 si rivela uno degli anni più importanti di tutta la carriera. Una stagione «quasi» indimenticabile, che la porterà a coniugare il grande successo di pubblico insieme con il più vivo consenso della critica. Questo magico periodo artistico viene inaugurato dall'incisione di O' marinariello, un classico della canzone napoletana che Mia Martini registra in duo con Roberto Murolo. Il brano fa parte dell'album Ottantavoglia di cantare, uno speciale long-playing che artisti come Fabrizio De Andrè, Toquinho, Lina Sastri ed Enzo Gragnaniello dedicano all'ottuagenario cantante napoletano per omaggiare la sua inesauribile vitalità. Il successo di questo disco è in gran parte dovuto all'inserimento della canzone Cu'mmè, che Mimì incide nuovamente con Murolo, dando vita alla sua migliore prova d'interprete nel canto partenopeo. Il successo che ne deriva dà enormi soddisfazioni anche al suo autore, visto che la critica scrive che con questa canzone Enzo Gragnaniello ha composto «il suo capolavoro». Questo giudizio è stato confermato negli anni anche dal grande pubblico, dato che Cu'mmè viene già annoverata fra i classici della canzone napoletana, al punto da essersi aggiudicata l'edizione 1997 del prestigioso festival Viva Napoli. «Abbiamo lavorato insieme con soddisfazione - ricorda Roberto Murolo - mai un bisticcio o un problema. Mimì aveva una voce speciale, un modo moderno di cantare, aggressivo, che sembrava venire dal cuore. Lei non cantava le canzoni, le indossava, anzi le viveva e quando cantava Napoli, viveva Napoli. Che fosse Reginella o Cu'mmè, la sua voce era quella di Napoli. Forse perché aveva sofferto tanto, forse perché cantare era il suo modo di tirare fuori ogni sentimento, il più dolce come il più disperato. Ogni tanto mi chiedeva di spiegarle Napoli, diceva che le mie canzoni, come quelle di Pino Daniele, le servivano come chiave per entrare in un mondo emozionante. Eppure è stata lei, con la sua voce sanguigna, a condurre per mano tanta gente in questo mondo...». Dopo le esperienze discografiche dell'ultimo semestre, si dedica alla registrazione del nuovo album realizzato in studio per la FONIT CETRA. Dopo qualche ripensamento, decide di lanciare il lavoro al Festival di Sanremo del '92. Anche in questa circostanza, gli autori fanno a gara per offrirle una canzone da presentare alla rassegna ligure. Dopo una prima selezione, i brani più accreditati sembrano Gli uomini non cambiano (di Bigazzi, Dati e Falagiani), Fammi sentire bella (di Bigazzi, Dati e Valsiglio), Uomini farfalla (di Maurizio Piccoli) e In una notte così (di Maurizio Fabrizio). A prescindere dalla canzone scelta per il festival, tutti questi brani, che lei ha già provinato, dovrebbero far parte del nuovo album, ma questo progetto - fatta eccezione per Uomini farfalla - non si concretizzerà mai. Infatti, Valsiglio ritirerà la sua canzone ritenendola meritevole di un lancio più accurato, mentre In una notte così verrà presentata allo stesso festival da Riccardo Fogli. La scelta di Mia cade, invece, su Gli uomini non cambiano, che lei stessa paragona a una rappresentazione dell'itinerario che ogni donna compie nella vita. «Nella mia infanzia c'è una specie di "buco nero": mio padre non esisteva, così mi sono innamorata della prima figura maschile che ho incontrato; ho tentato in modo goffo di cambiare la mia vita ma è andata sempre peggio. Questa canzone è dedicata a una sfida che prende alla gola la donna sin da bambina, quando si innamora del padre, senza conquistarlo mai. Poi si comincia a sognare un uomo per tutta la vita, finendo per scappare col primo che arriva e che di solito ti tradisce con una bugia. Gli uomini sono sempre gli stessi, non cambiano mai. Parlano d'amore, ti lasciano e vanno con gli amici a ridere di te...». Tutto sembra svolgersi per il meglio, fino a quando la stampa scandalistica non provoca uno spiacevole incidente, rovinando irrimediabilmente la sua esperienza sanremese. Per tutto il mese anteriore alla rassegna, è proprio lei ad essere indicata come la destinataria di una scomoda vittoria annunciata. Il vertice di questa montatura viene raggiunto durante la prima serata del festival, quando un noto giornalista si presenta sul palco dell'ARISTON invitando il pubblico a complimentarsi in anteprima con Mia Martini, indicata come vincitrice annunciata della rassegna. La vittoria, che non arriverà mai, (9) tocca invece a Luca Barbarossa, in gara con la canzone Portami a ballare. «Il fatto di non aver vinto - dichiara - non è stata una delusione, in quanto la vera batosta era venuta prima: quando erano cominciate le voci sulla mia vittoria. Non riuscivo a farmene una ragione. Senza questo episodio sarebbe stato tutto stupendo, ma in fondo per me è stata comunque una vittoria». La mancata affermazione sanremese non offusca il successo de Gli uomini non cambiano, che ottiene, fra i vari riconoscimenti, il «Premio della critica giornalistica» e, qualche anno dopo, una nuova affermazione al referendum di RADIODUE «Masters», dove Gli uomini non cambiano si affermerà come una delle canzoni più belle di tutta la storia del festival. Altri significativi omaggi sono stati offerti a Mia, e a questa splendida canzone, da alcuni interpreti italiani, riunitisi in duo. I primi a riproporla sono stati Antonio & Marcello, che l'hanno incisa in una versione «al maschile» lanciata dal programma televisivo I fatti vostri. Più recente è la versione presentata da Fiordaliso e Semiramide Giannotte al concorso televisivo La canzone del Secolo. Il ritiro di Fammi sentire bella e In una notte così fa sì che nel nuovo album vengano inserite solo otto canzoni, tanto da risultare il disco numericamente più scarno di tutta la sua carriera. Decisamente più ricco è il suo albo d'oro. Infatti Lacrime è stato uno dei long-playing più venduti della sua discografia ed è entrato in classifica anche al di fuori dell'Italia (ad esempio, in Germania), facendole meritare l'ultimo disco d'oro della carriera. Piuttosto inusitata è la copertina, che presenta in primo piano il roseo profilo di una cipolla, con il dorso rigato da una lacrima di detersivo, ovvero un'immagine simbolicamente collegata al testo della canzone di punta. «In verità - commenta Guido Harari - il progetto originario prevedeva una normale copertina fotografica, realizzata con una serie di scatti in cui Mimì compariva con i capelli lunghi e neri, come nel servizio dell'album realizzato con Maurizio Giammarco. Ma, pochi giorni prima del festival, Armani le cambiò radicalmente il look, consigliandole di tagliare i capelli, cosa che rese praticamente inutilizzabili le foto del precedente servizio. Infatti, non avremmo mai potuto lanciare il disco sanremese con un'immagine dell'artista diversa da quella impressa nella memoria del pubblico». Lacrime nasce dalla collaborazione di Alessandro Baldinotti, Giancarlo Bigazzi e Paolo Hollesh, anche autori della successiva Versilia. Il titolo disattende il contenuto della canzone, scoprendo l'intento ironico degli autori. Il testo affronta sarcasticamente il tema del difficile rapporto tra la donna di casa e l'uomo-padrone, affidando il ruolo della vittima a una disperata «Cenerentola» del 2000, che in un'afosa Domenica d'Estate medita di suicidarsi col detersivo con cui sta lavando i piatti. «Questo brano - commenta Mia - mi ha colpito molto e lo voglio dedicare a tutte le donne di casa, che vivono una vita ben diversa da quella, assolutamente falsata, delle signore di certa pubblicità: quelle che magari impazziscono di gioia abbracciandosi a un ammorbidente. La mia idea è quella di una casalinga un po' nevrotica, triste, sola. Una casalinga innamorata, che tra un piatto da lavare e una pentola da lucidare ricorda a se stessa la telenovela della sua esistenza. L'infanzia, il primo amore e il primo tradimento scorrono nella mente di ogni donna, come i fotogrammi di un film a volte molto triste...». Un episodio abbastanza noto, che riguarda l'incisione di questa canzone, concerne la scelta del detersivo citato in una delle strofe centrali. Infatti, nella versione originale, il detergente menzionato era il famoso VIM, in seguito sostituito con un nome di fantasia, CLEAN, per l'ovvio divieto imposto dalla ditta produttrice del detersivo. Le restanti canzoni costituiscono il dono di alcuni fra i più cari amici cantautori: una schiera sempre più vasta alla quale si unisce anche Biagio Antonacci, autore de Il fiume dei profumi. In questo delicato monologo, il protagonista è un soldato che, nel dolore dell'esperienza bellica, impara a riflettere sul rapporto con la sua donna, rivelandosi con una sentita lettera d'amore. Enzo Gragnaniello scrive Scenne l'argiento, un pezzo in dialetto partenopeo, ricco di contaminazioni fra ritmi afro-cubani e ambientazioni napoletane. Due bellissime canzoni, Dio c'è e Il mio Oriente, costituiscono importanti prove d'autore per Mimmo Cavallo. Dio c'è è un'esortazione rivolta ai giovani: un inno alla speranza per chi non ha ancora vent'anni e già non ha più voglia di credere che Dio c'è, che Dio esiste e che c'è bisogno di un sogno in questo mondo senza uscite. Tutt'altra atmosfera rivela Il mio Oriente, favola di un'infanzia magica e felice, impreziosita da un inciso dedicato a quella parte del meridione che nell'antichità corrispondeva alla Magna Grecia (ciotole d'ambra sotto lune d'avorio@ lune di palme sulla terra di Ionio@ terra dove il cielo ha seminato stelle@ miele di Grecia nella mia pelle...). Completamente slegata dalle tematiche - ma anche dalle sonorità - delle precedenti canzoni si rivela Uomini farfalla di Maurizio Piccoli, una canzone che la critica indica, attraverso le recensioni, come il brano più originale di tutto l'album. Il significato del testo, ricco di simboli già a partire dal titolo, viene esplicitato dalla stessa Mimì senza usare eufemismi. «Ho chiesto ai miei autori cose "depravate"... Lui presenta a lei l'altro, lei se ne invaghisce e lo vuole sedurre. Ma quando va all'appuntamento erotico scopre che erano i due amanti maschi a condurre le regole del gioco...». Due modifiche vengono attuate da lei stessa in alcuni punti del testo. «Originariamente - commenta Maurizio Piccoli - avevo scritto io volevo l'uno o l'altro@ non mi vanno i fritti misti, ma la metafora erotico-gastronomica non piacque a Mimì e ricordo che mi disse "Va bene che vivi in una città di mare e sei avvezzo a gustare prelibatezze di questo tipo, ma il verso va cambiato!". Accettai senza problemi questa modifica, ma, a disco ultimato, mi accorsi (e, in verità, non ne ho mai capito il motivo) che in fase di incisione lei aveva cambiato anche un altro verso della canzone, li ho incontrati insieme al buio@ verso subito il sentiero, che in origine era: li ho incontrati insieme al buio@ e ho perso subito il sentiero». La promozione primaverile inizia con Per aspera ad astra, una delle tournée teatrali più belle di tutta la sua carriera, che la critica annovererà fra gli appuntamenti musicali più intensi e personali della stagione. Il progetto teatrale avrebbe dovuto concludersi con la realizzazione di un homevideo con relativo album trainante. L'album non verrà mai commercializzato, mentre l'homevideo verrà assemblato, postumo, nel Maggio del 1996. L'inusuale titolo della tournée, tratto da una massima virgiliana cara a suo padre, rispecchia il desiderio di voler descrivere il senso di tutta la sua esperienza artistica: un lungo cammino che l'ha riportata ai trionfi dopo le asperità subite in anni di umiliante «silenzio». «L'idea di questa tournée - dichiara - mi è venuta al Festival di Sanremo, rispondendo a Mario Luzzatto Fegiz del Corriere della Sera, il quale mi chiedeva di raccontare la mia vita in sintesi, dividendola in periodi precisi. La domanda era bellissima, anche perché mi avrebbe consentito di rispondere a chi mi segue da tanti anni come pure al pubblico più giovane che vuole conoscermi meglio. Rispondendo a Fegiz mi sono resa conto che nella mia vita la donna e l'artista erano sempre saldamente sovrapposte... Il punto di partenza di questo viaggio è Gli uomini non cambiano, cioè il bisogno di conquistare un uomo che non vuole cambiare nulla per me. Il primo tempo comincia con la ricerca di mio padre (Padre davvero) fino al mio ritiro dalle scene con Spaccami il cuore@ Ed ora dico sul serio. L'intervallo, che in teatro dura soltanto un quarto d'ora, nella realtà è stato un buco nero durato sette anni. Così il secondo tempo si apre col mio ritorno alle scene, coinciso con un altro Sanremo, quello dell'89 con Almeno tu nell'universo, fino ad arrivare al brano che dà il senso a tutto questo viaggio, La costruzione di un amore di Ivano Fossati». (10) Oltre alle soddisfazioni derivate da Per aspera ad astra, questo periodo si rivelerà molto bello per lei, in quanto le farà meritare importanti riconoscimenti artistici anche al di fuori dell'Italia. Luca Barbarossa rinuncia quasi subito al suo diritto di partecipazione all'Eurofestival, (11) cedendo il posto a Mia Martini e alla sua meravigliosa Rapsodia, canzone scritta per l'occasione con un testo incentrato su un tema abbastanza ricorrente nel suo repertorio. Un amore del passato, rivissuto con la maturità del presente, è al centro delle bellissime parole che Giancarlo Bigazzi scrive sulla musica di Beppe Dati. Un testo molto originale, che alterna delicati flash-back narrativi (e allora stanno lì@ pensando chissà dove@ chissà perché finì) alle lucide considerazioni del momento (chi siamo noi@ seduti qua@ ad ascoltare questa vita che non va). Eccellente risulta l'arrangiamento di Marco Falagiani e degna di nota la partecipazione straordinaria di Marco Masini, ideatore della nota blues inserita sul finire dell'esecuzione. L'interpretazione di Mimì conquista il gradimento delle esigenti giurie europee, ottenendo il quarto posto della classifica finale. Una menzione speciale la riceve dalla critica svedese, (12) che la definisce «l'unica cantante di classe dell'Eurofestival». Il successo europeo coincide con quello commerciale. Infatti, Rapsodia diventa un hit internazionale, arrivando fino ai posti alti della classifica tedesca. La canzone viene nel frattempo commercializzata in una speciale antologia assemblata con incisioni di vari periodi. La copertina di Guido Harari, molto suggestiva, è tutta giocata sul contrasto cromatico tra il nero di fondo e le tonalità pastello del suo volto, il cui profilo risulta duplicato in prima pagina come nella mitica figura di Giano bifronte. Le foto scelte per il disco sono le uniche ad essere tratte dal servizio sanremese originariamente destinato all'album Lacrime. Le stesse foto, eccettuando il montaggio della figura di copertina, verranno utilizzate anche per la stampa tedesca di questa antologia, che in Germania viene commercializzata in due edizioni: una ridotta, tipo mini-album, (13) e una standard, con tutte le canzoni già presenti nella versione italiana: nove brani di repertorio, più una versione remissata di Cu'mmè (con la partecipazione vocale di Enzo Gragnaniello) e due versioni inedite delle canzoni Stelle e La costruzione di un amore, gli unici documenti sonori salvati dalla tournée Per aspera ad astra. L'Estate del '92 è altrettanto ricca di appuntamenti artistici. La bella stagione la vede fra i protagonisti del Cantagiro e del Canzoniere dell'Estate, una nuova rassegna competitiva ideata dalla RAI. Per motivi organizzativi, salta la collaborazione con Renzo Arbore al Festival di Montreaux, dove i due artisti avrebbero dovuto presentare un repertorio melodico di matrice partenopea. Un parziale recupero avviene a fine anno, durante la registrazione del programma televisivo Tombola '92, trasmesso dalla televisione svizzera italiana. Assieme ad Arbore e Mirelle Mathieu, Mia dà vita a un momento di eccezionale spettacolo, che raggiunge il vertice con l'interpretazione della canzone Caruso, uno dei brani più belli di questo secolo, dovuto alla bravura di Lucio Dalla. A partire da Giugno, partecipa a una nuova edizione del Cantagiro, presentato dall'amica Mara Venier. I risultati delle tappe sono esaltanti, nonostante le iniziali difficoltà dovute alla scelta di un brano poco orecchiabile come Lacrime. Poi, risale la classifica grazie a Gli uomini non cambiano. Trionfa nelle due tappe calabresi (dove viene applaudita per quindici minuti di seguito) e raddoppia il successo grazie alla felice ripresa della ormai «storica» Minuetto, rinnovata con un arrangiamento particolarmente efficace. L'ascesa è inarrestabile, al punto che Mia riesce a superare persino Mariella Nava, in patria, a Taranto. Tutto sembra svolgersi per il meglio, fino a quando il disaccordo con gli organizzatori, per una clausola del regolamento, non la costringe ad abbandonare la gara. Infatti, i big possono eseguire un solo brano di repertorio per un massimo di tre volte. Ma alla vigilia della finale Mia impone all'orchestra la prova di Minuetto, da lei eseguita già tre volte nel corso della manifestazione. L'espulsione è automatica, ma questo incidente non appanna la grande popolarità riconquistata negli ultimi mesi. Infatti, un referendum promosso dal programma televisivo Notte Rock la premia come «Migliore Artista del 1992», mentre Rapsodia le fa aggiudicare, al Canzoniere dell'Estate, il premio come «Interprete dell'anno». Chiude ufficialmente la stagione un nuovo duetto con Enzo Gragnaniello, autore di una suggestiva canzone, Mondi blu, inserita nell'album Veleno mare e ammore. Invece, nella discografia non ufficiale vengono inseriti due nuovi lavori antologici allestiti dalla BMG nel formato audio e video: un cd intitolato I grandi successi e l'homevideo Mia Martini, che contiene un concerto d'annata tratto da un programma della televisione svizzera italiana. Il 1993 riserva una sorpresa davvero inaspettata per i fans delle sorelle Bertè. Infatti, il riavvicinamento di Mimì e Loredana, testimoniato da un servizio fotografico apparso sul settimanale Oggi, culminerà nella loro inaspettata ammissione al Festival di Sanremo del 1993, rassegna a cui le sorelle partecipano con il brano Stiamo come stiamo, un rock moderato che proprio Loredana ha scritto in collaborazione con Maurizio Piccoli. Per questa canzone vengono provati diversi testi e registrate numerose versioni, molte delle quali sono rimaste inedite assieme alla relativa videoclip. Quattro sono le edizioni ufficialmente apparse nei negozi: due versioni registrate in studio nel '93, più due esecuzioni dal vivo pubblicate, rispettivamente, tra il '94 e il '98 negli album Bertex: ingresso libero (14) e Semplicemente Mimì. Purtroppo, l'esibizione sanremese non dà giustizia a Stiamo come stiamo («era una canzone troppo trasgressiva - ha scritto Gianni Borgna - per poter ambire anche solo a essere compresa» (15)) al punto che le giurie del festival la relegano al penultimo posto della classifica finale. Più confortanti sono i riscontri ottenuti dalla critica specializzata. Basti pensare che Mario Luzzatto Fegiz, sul Corriere della Sera del ventotto Febbraio, annovera Stiamo come stiamo al secondo posto di una sua ipotetica classifica finale del festival. L'Estate del '93 testimonia la sua ultima collaborazione artistica con Roberto Murolo ed Enzo Gragnaniello. Tuttavia, le premesse qualitative di Vieneme (questo il titolo della canzone incisa in trio) non riescono a bissare il successo di Cu'mmè. Dal punto di vista discografico, è l'Autunno del '93 a rivelarsi come il periodo più difficile attraversato da Mia Martini a partire dal suo ritorno alle scene. La crisi, determinata dalla rottura del contratto discografico con la FONIT CETRA, annullerà due progetti da realizzare entro l'inizio della nuova stagione musicale: un disco-tributo, dedicato a Tom Waits, (16) e un album dedicato alle canzoni napoletane, che con un gioco di parole avrebbe dovuto intitolarsi Napoli Mia. Ma, a causa del divorzio con la FONIT, nessuno di questi progetti riuscirà a concretizzarsi. A questo punto si lega contrattualmente alla POLYGRAM, che caldeggia la sua partecipazione al Festival di Sanremo del '94. La canzone proposta, scritta a sei mani da Zanotti, Thoma e Galante, si intitola La vita racconta e viene clamorosamente bocciata alle selezioni del festival, suscitando la protesta di artisti come Claudia Mori, che chiede alla commissione esaminatrice di poter rinunciare al suo diritto di partecipazione in favore di Mimì. Commossa da questo gesto, Mia lo definisce «l'unico atto di solidarietà di una collega in tanti anni di carriera». Tuttavia, poco tempo dopo, rivelerà alcuni aspetti inediti relativi alla bocciatura sanremese. Infatti, pare che lei non fosse molto dispiaciuta di questa esclusione, perché pur apprezzando la musica de La vita racconta, non era pienamente soddisfatta del testo. Addirittura, raccontò di aver favorito lei stessa l'eliminazione, inviando alla commissione un provino volutamente «scarno», registrato con il solo accompagnamento pianistico di Gilberto Martellieri. La canzone rimarrà nel cassetto per altri quattro anni e, solo nel 1998, verrà recuperata nell'album postumo Semplicemente Mimì, in una bellissima versione ottenuta dall'orchestrazione del provino originale. Voltata pagina sul contrastato capitolo sanremese, si dedica con entusiasmo all'incisione di Luna rossa, un classico della canzone napoletana col quale partecipa al programma televisivo Viva Napoli. Intanto la POLYGRAM inizia ad attendere il suo primo album in studio. I progetti sono numerosi. Inizialmente si parla di un disco registrato dal vivo assieme all'orchestra Filarmonica di Parma, con la partecipazione del solista Arrigo Cappelletti, anche autore degli arrangiamenti. Fra i titoli scelti per la compilation, compaiono numerose rivisitazioni dei suoi successi, compresa una magnifica E non finisce mica il cielo conclusa da Cappelletti con la fusion dell'arrangiamento originale di Fossati e Farinatti e un finale, per solo piano, basato sulla ripresa della celebre My funny Valentine. «Per questo disco - commenta Cappelletti - provammo vari brani tra cui Una notte in Italia di Fossati e un classico come Reginella, proposta in una versione per così dire "jazzata"». Purtroppo, anche questo progetto rimane nel cassetto, visto che Mia preferisce dedicarsi alla realizzazione del primo long-playing registrato in studio con la POLYGRAM. Alla luce dei fatti, sarà questo l'ultimo lavoro discografico della sua vita. Originariamente pensa a un album diviso in due parti: la prima costituita da una serie di canzoni inedite (si parla di Viva l'amore di Mimmo Cavallo e di un ripescaggio de La vita racconta) e una seconda, più ampia, dedicata al repertorio dei cantautori italiani. A Marzo, tutto è già pronto per inaugurare le registrazioni nello studio UMBI di Modena, ma inconciliabili divergenze con la POLYGRAM la costringono a interrompere l'ennesimo contratto discografico della carriera. Questo gesto, davvero clamoroso, si conclude in maniera positiva. Infatti, la RTI MUSIC, etichetta del gruppo editoriale MEDIASET, le propone quasi immediatamente un contratto discografico della durata di tre anni. Firmato l'accordo, la direzione artistica le lascia la massima libertà di scelta in fatto di repertorio, opzione che le permette di terminare l'album già in lavorazione per la POLYGRAM. Le registrazioni durano alcuni mesi e, ai primi di Ottobre, il disco è già pronto per essere distribuito nei negozi. La promozione inizia con l'anteprima radiofonica trasmessa dal network RADIO ITALIA, con l'intervento di Lucio Dalla, uno dei cantautori che Mia omaggia nel disco. Si apprende così che all'interno dell'album sono contenute dodici canzoni di estrazione piuttosto eterogenea. Un solo inedito contro i due originariamente promessi (Viva l'amore di Mimmo Cavallo), dieci covers di famosi brani d'autore e una rinnovata versione di Piccolo uomo, per rappresentare l'inizio di un progetto artistico da continuare negli album successivi con la rivisitazione dei brani più importanti del suo repertorio. Fra gli artisti che hanno collaborato alla registrazioni dei brani, figurano Dodi Battaglia (chitarra solista in Dillo alla luna), Aida Cooper (vocalist ne La musica che gira intorno), Bruno De Filippi (armonica in Diamante) e i bravissimi «Musicisti del Nilo». Con un team di collaboratori così validi, il risultato finale si rivela eccellente. Infatti, l'album è confortato da un buon riscontro commerciale e da recensioni nelle quali si evidenzia come i suoi remakes d'autore, filtrati da una voce calda e sensibile, abbiano dato vita a versioni assolutamente degne di superare la prova del confronto con gli originali. Il titolo, La musica che mi gira intorno, conferma quello che è stato il suo ideale artistico in tanti anni di carriera: cantare - come lei stessa spiega - la musica che gira intorno a ognuno di noi in tutti i momenti della vita, cioè la musica che ciascuno ama veramente, al di là delle mode imposte dalla discografia. «Per me - dice - cantare è un modo di raccontare una storia, di donare un'emozione che in quel momento io, come interprete, devo vivere in prima persona. Questo è ormai il mio limite: una canzone deve essere qualcosa nella quale io possa credere, altrimenti non riesco proprio a cantarla...». Lo stesso titolo costituisce un omaggio a Ivano Fossati, in quanto non è altro che una rielaborazione di un suo hit discografico: La musica che gira intorno. Dal testo di questa canzone era stato estrapolato anche il verso iniziale, «Per niente facili», che inizialmente doveva costituire il titolo dell'album. «Poi ho cambiato idea - commenta la cantante - perché questo titolo poteva far intendere che la difficoltà consistesse nell'interpretazione dei brani ("canzoni per niente facili"), mentre io volevo riferirmi alla complessità d'animo dei grandi artisti che ho cantato: "uomini per niente facili", persone speciali e "non allineate" che io ho cantato privilegiando la loro dimensione "umana" e "sentimentale". Le canzoni che ho scelto per questo disco sono state scritte dai cantautori in un momento di grande amore, a prescindere dal loro interesse per la politica e il sociale. Anche l'unico inedito - Viva l'amore di Mimmo Cavallo - risponde allo stesso criterio. È una canzone che mi affascina, perché racconta con ironia delle verità molto amare e si conclude con un verso (Viva l'amore anche quando non c'è) che io considero un ideale di vita per tutti gli uomini. Per finire, ho inserito una ripresa di Piccolo Uomo: un modo di conciliare passato e futuro. Ho infatti intenzione di registrare, con arrangiamenti moderni, tutti i miei successi: ho iniziato da Piccolo uomo, perché è stato il brano più determinante della mia carriera, ma continuerò con Donna sola, Amanti, Minuetto, Inno e con tutte le canzoni che mi hanno accompagnata in questi anni... L'unico cantautore assente, nella raccolta, è Pino Daniele, del quale avevo provinato Anna verrà. Quest'assenza costituisce l'unico doloroso rimpianto che mi porto dentro da quando ho concluso il disco. La motivazione di questa esclusione può sembrare paradossale. In verità amo Pino Daniele all'inverosimile e mi sembrava un'offesa omaggiarlo con l'interpretazione di una sola canzone. Merita molto di più, per questo penso di dedicargli in futuro un'intera raccolta». Fossati, oltre a suggerirle il titolo, viene omaggiato come autore di altri due brani: La canzone popolare e la superlativa I treni a vapore, che Mimì incide in mi maggiore, ovvero nella stessa tonalità dell'autore. Quando Fossati ascolta il provino, le dice che con la sua voce lei non «canta» più delle canzoni, ma «dipinge» dei quadri. Altra illustre presenza è quella di Zucchero Fornaciari, dal cui repertorio viene ripresa la bellissima Diamante. L'omaggio al rock «made in Italy» prosegue con la ripresa di Dillo alla luna di Vasco Rossi, uno dei suoi brani meno noti, che concede a Mimì il privilegio di un'interpretazione grandiosa, al limite delle sue forze. La scelta di questo brano conferma il criterio del tutto «personale» con cui l'artista ha allestito il disco. «Credo che Vasco Rossi abbia scritto cose più importanti di Dillo alla luna, ma in questo disco ho scelto di cantare i brani che sento più vicini a me per le ragioni più svariate. Dillo alla luna, ad esempio, mi ricorda una situazione che ho vissuto più volte nel mio privato, trovandomi a contatto con persone che, anziché guardarmi negli occhi, quando si doveva parlare di cose importanti, si guardavano le scarpe, oppure volgevano lo sguardo verso il soffitto, scatenando in me la voglia di gridare il fatidico "Guardami in faccia quando ti parlo!", che costituisce il verso centrale di questa canzone. Ho pensato molto, prima di registrare questo pezzo. Ritengo che Vasco Rossi sia uno degli autori più "difficili" da cantare, perché, come Lucio Battisti, possiede una voce e un modo di interpretare inimitabili: il confronto è impossibile. Sono invece contenta che tutta la rabbia e l'impeto insiti in questo brano siano stati valorizzati dall'intervento di Dodi Battaglia, che io reputo uno dei più grandi chitarristi che abbiamo in Italia...». Immancabile l'omaggio all'amico Fabrizio De Andrè, del quale Mia riprende la bellissima Fiume Sand Creek (un brano in cui De Andrè esprime tutto il suo amore per una sparizione etnica, riferendosi a un preciso avvenimento storico: la strage compiuta dal generale Custer contro donne e bambini indiani) e l'autobiografica Hotel Supramonte. A proposito di questa interpretazione, rivela: «Ammetto di aver cantato questa canzone col cuore in mano... Mentre la interpretavo, ho cercato di immedesimarmi nel dolore che Dori e Fabrizio hanno provato durante il loro rapimento, rivedendomeli legati per mesi ad un albero... Ho pianto spesso cantandola e anche De Andrè si è commosso, ascoltandola... L'unica canzone che potrebbe avere una valenza politica è Tutto sbagliato baby di Edoardo Bennato. Ma anche questa è in fin dei conti una canzone d'amore, se si trasfigura l'amore politico nel concetto dell'amore tradizionale. Esprime una tale sofferenza, quasi fisica, che fa pensare a un uomo tradito da una donna più che da un'ideologia. Chi dice che l'amore per le idee non ha la stessa intensità di quello che si può avere per una donna? Il tema di questo pezzo mi ha sempre ricordato un adorabile monologo teatrale di Giorgio Gaber, Ero comunista, in cui il protagonista parlava del partito allo stesso modo di un amante deluso... La scelta di inserire Mimì Sarà ha invece ben pochi motivi occulti, perché fu scritta da De Gregori durante il periodo in cui mi ero ritirata completamente dalle scene...». Alla pubblicazione de La musica che mi gira intorno segue una promozione televisiva molto intensa, che le permette di presentare al grande pubblico i brani più belli dell'album. La stessa Viva l'amore viene lanciata al Festival Italiano di CANALE 5, una rassegna musicale nata con l'intento di costituire un'alternativa al Festival di Sanremo. «Ho amato molto questa canzone - commenta l'autore Mimmo Cavallo - che originariamente avrei dovuto incidere io stesso. Poi ho pensato a Mimì, quasi per contrasto... Intorno alla sua immagine si era creato un alone grigio, difficile da cancellare... Quello che mi faceva rabbia, conoscendola, era il fatto che, per carattere, Mimì era una persona solare e gioiosa: l'esatto contrario, insomma, di quello che poteva credere la gente. Mi piaceva l'idea che potesse cantare un brano pensato tutto "al positivo", così decisi di affidare a lei Viva l'amore, un vero e proprio inno all'amore, come nel verso centrale: Viva l'amore anche quando non c'è!». C'è chi dice che Mia Martini era entusiasta di come stessero andando le cose e che pensava già a come organizzare la nuova stagione discografica. Roberto Rocchi, incaricato dalla RTI di realizzare un nuovo servizio fotografico, la ricorda nei suoi ultimi mesi di vita come «una donna molto serena, che dava l'impressione di aver raggiunto un notevole equilibrio interiore». Parole che di lì a poco riecheggeranno nel ricordo che di lei darà Lucio Dalla, definendola «una persona così riservata e semplice da sembrare un essere umano risolto...». Circolavano da tempo i nomi delle prime nuove canzoni che lei avrebbe inciso per l'Estate del '95: Cercami, di Enzo Gragnaniello, (17) e un brano veramente inatteso, con un testo contro la violenza negli stadi, da realizzare in collaborazione con l'amico Tullio De Piscopo. In programma anche due ambiziosi progetti: un album di covers tratte dal repertorio di Billie Holiday e un disco interamente dedicato alla luna, a cui lei stessa aveva già iniziato a lavorare, in stretta collaborazione con l'amico Mimmo Cavallo. «Mimì era veramente entusiasta di questo lavoro e aveva già iniziato a selezionare i brani da inserire al suo interno. Mi aveva chiesto un pezzo "magico" incentrato sulla luna ed era riuscita a trasmettermi la carica giusta per scrivere. Mi chiusi in biblioteca per oltre due mesi e lessi tutto quello che c'era da leggere sulla luna: storie, leggende e riti magici che avevano come oggetto la luna. Venne fuori una documentazione molto ampia, ma soprattutto una canzone, Luna sciamanna: al centro, l'immagine di un uomo che, alla luce della luna, batte col giunco ed alza polvere di tempo. Poi, tutta una serie di descrizioni tratte dalle letture che avevo effettuato per l'occasione e, soprattutto, dai ricordi della mia magica infanzia, con atmosfere che - per intenderci - potevano ricordare quelle già note de Il mio Oriente... Le diedi una mia registrazione del pezzo e credo che lei stessa, prima di lasciarci, ne abbia realizzato un provino... Viaggiavamo di notte, in autostrada. Nel cielo c'era la luna piena, lei la guardò e disse: "Sì... voglio proprio cantare per la luna. Sarà il disco della mia vita..."». Appartengono a questo periodo alcune fra le apparizioni televisive più belle della sua videografia. Al Maurizio Costanzo Show, dove presenta Mimì Sarà, offre una delle sue interpretazioni più memorabili, seguita poche settimane dopo da un recital trasmesso da TELEMONTECARLO all'interno del programma Le Mille e una Notte del Tappeto Volante. Per tutta la durata del talk-show, ripercorre assieme a Luciano Rispoli le tappe fondamentali della sua carriera, commentando i risultati di un referendum al quale partecipano gli spettatori per votare il brano più bello del suo canzoniere. (18) Risale, infine, al Marzo del '95 il suo ultimo concerto come supporter dell'amica Aida Cooper e la partecipazione televisiva che lascerà in tutti un ricordo decisamente emozionante. Infatti, in una puntata di Papaveri e Papere (programma del Sabato sera, condotto da Pippo Baudo e Giancarlo Magalli), Mia Martini dà vita, assieme a Giorgia e Michele Zarrillo, a un bellissimo concerto che verrà paragonato dalla critica allo storico duetto di Mina e Lucio Battisti a Teatro 10. Punte massime di undici milioni di spettatori coronano questo piccolo e inaspettato evento televisivo: l'ultimo dono che lei ha concesso al suo pubblico. Lo stesso Pippo Baudo, dopo l'esibizione, commenta: «per anni siamo stati abituati a vedere i cantanti proporre il loro pezzo e andarsene, cosa che ha immalinconito gli interpreti e il mercato discografico. Invece durante le fantasie musicali si è improvvisamente stabilito uno scambio di note fra Giorgia, Mia Martini e Michele Zarrillo, che esprimeva tutta la voglia e la gioia di cantare insieme». La stessa Mimì, a proposito del duetto con Giorgia, aveva dichiarato: «tra me e Giorgia non c'è stato uno scontro, ma un bellissimo incontro e ascoltare la sua voce mi fa venire voglia di cantare...». Si erano incontrate per provare prima che Giorgia trionfasse a Sanremo con Come saprei. La stessa Giorgia le aveva sottoposto in anteprima il brano col quale avrebbe poi vinto il festival. E Mimì: «Sono sicura che vincerai, che farai successo». Gli applausi, lunghissimi, si uniscono alla standing ovation donata dal pubblico ai tre artisti: ma ci piace pensare che quell'applauso fosse tutto per lei: per Mimì soltanto... Venti giorni dopo, il 12 Maggio 1995, veniva improvvisamente a mancare, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti coloro che l'hanno veramente amata. Dopo la sua scomparsa, abbiamo assistito al solito linciaggio operato dai parolai dello scoop da prima pagina. Tutti alle prese con mille inutili domande per giustificare i «come», i «quando» e i «perché» di quella fine. A testimonianza della sua grandezza, nella selva selvaggia delle dichiarazioni rilasciate dai suoi amici - veri o presunti - si ricordano con piacere le riflessioni di Bruno Lauzi, che la paragona a Luigi Tenco. «Anche lei, come Tenco, era animata da un cupo moralismo e da una serietà a volte spropositata nel giudicare sé stessa. Di Mimì ricordo la drammaticità vocale. Il suo essere interprete contemporaneamente della vita e della musica. Il suo essere tutta musica, impastata di musica, una musica che è capace di raggiungere le corde più profonde di ognuno di noi. La capacità di raccontarsi solo con un grido...». Si dice che poche settimane prima della morte, iniziò a delineare i contorni di un progetto musicale davvero interessante: una canzone dedicata a Totò, sintomaticamente intitolata Antò. Per tutti arriva una livella e chi ha sbagliato tanto, tanto pagherà. Sarebbe stata questa la strofa centrale scritta da Lorenzo Zecchino per la canzone di punta del suo nuovo album. Perché mai Mimì si fosse innamorata di queste parole non è difficile da immaginare. Che poi la «livella» pareggi veramente i conti e inverta le disuguaglianze, proprio come nell'omonima lirica del Principe De Curtis, questo nessuno potrà dirlo. Ma forse Mimì ci credeva. E, sperando in questa giustizia (umana o divina, che dir si voglia), ritornano in mente le parole del suo amico discografico Roberto Galanti, pronunciate il giorno piovoso del suo funerale. «Mia Martini è tornata nel suo silenzio che la rende immortale nel cuore di chi ha pianto senza le telecamere addosso. È stata un'Artista che avrebbe meritato molto di più dalla carriera e soprattutto dalla vita. Un "gigante", specie se confrontata a tanti "gnomi" che hanno ricchezze e successo senza particolari meriti da lasciare alla storia. Quando sono deluso dalla superficialità e dall'inconsistenza umana di molti protagonisti di questo ambiente che tanto amo, ascolto con grandi brividi la voce struggente e indimenticabile di Mimì, e spero intensamente - anche contro ogni mio convincimento - che per lei, se c'è giustizia da qualche parte, non debba mai finire il cielo». Note al capitolo 5 (1) Radiocorriere TV, n. 7 (1990), pp. 28-33. (2) Da Noi donne, Maggio 1990. (3) Dal libretto allegato a L'album di Mia Martini (Bmg Ariola, 1991). (4) Club Tenco. 20 anni di canzoni d'autore (Dischi del club Tenco, Ala bianca, distrib. Cgd, 1993). (5) Come è noto, nel 1990, il regolamento del festival stabilì l'abbinamento di ogni cantante a un artista straniero. (6) Infatti, il suo nome non compare nei credits. (7) Da Ciao, del 28.04.1990, p. 6. (8) Nella prima versione, il brano fu pubblicato con un titolo più breve: La musica. (9) Gli uomini non cambiano si classificherà seconda. (10) Dalla copertina dell'omonimo homevideo (Polygram Video, 1996). (11) Diritto che, come è noto, spetta al vincitore del Festival di Sanremo. (12) Quell'anno, la rassegna si tenne a Malmoe, in Svezia. (13) Con soli tre brani: Rapsodia, Versilia e Dio c'è. (14) Di questa registrazione esiste anche un documento video amatoriale, registrato al TEATRO SMERALDO il 20 Dicembre 1993, proprio durante la registrazione del concerto. Il filmato è stato proposto da Paolo Piccioli nello speciale televisivo di RETEQUATTRO intitolato Superbertè. (15) Da L'Italia di Sanremo (Mondadori, 1998, p. 206). (16) Da realizzare con la consulenza musicale di Arrigo Cappelletti e le traduzioni di Maurizio Piccoli. (17) Verrà successivamente incisa da Adriano Celentano. (18) Le canzoni classificate erano: 1) Almeno tu nell'universo, pari merito con Minuetto; 2) La nevicata del '56; 3) Piccolo uomo; 4) Bolero; 5) E non finisce mica il cielo. PARTE SECONDA: APPENDICI COLLABORAZIONI Come è stato dimostrato dalle testimonianze raccolte nel volume, Mia Martini ha partecipato nel corso degli anni alla registrazione di singoli ed album appartenenti alla discografia di vari artisti. Nell'elenco che segue vengono segnalate, in ordine cronologico, le collaborazioni esplicitamente indicate sulle copertine dei dischi. Ma molte di più sono le collaborazioni non ufficiali, soprattutto quelle relative al periodo discografico DURIUM (1966-67), quando Mia lavorava come corista e voce-guida nella preparazione dei dischi di Isabella Jannetti, Little Tony e dei numerosi artisti legati contrattualmente a questa etichetta. - 1970: compare assieme a Loredana Bertè nei cori dell'album Per un pugno di samba, inciso da Chico Buarque De Hollanda per la Rca (LSP 34095). - 1972: registra i cori dell'album Megalopolis di Herbert Pagani (Mama Records LP 002). - 1974: è la prima corista di brani di Jeorge Ben, Toquinho, Vinicius De Moraes, Jobim e Carol King inseriti nella compilation Samba do Brasil (Ricordi ORL 8639). - 1975: registra i cori della canzone Uomo mio bambino mio, incisa da Ornella Vanoni su LP (Vanilla OVL 2003) e 45 giri (Vanilla OV 006). - 1976: produce per la Ricordi l'album d'esordio del gruppo «Les Grillons». Nello stesso anno duetta con Sergio Endrigo nelle canzoni Cecilia e O dona lombarda, inserite nell'album Canzoni venete (Ricordi SMRL 6179). - 1977: duetta con Ivano Fossati nella canzone Anna di Primavera, tratta dall'album La casa del serpente (Rca LSP 31301). Nello stesso anno partecipa ai cori dell'album T.I.R di Loredana Bertè (Cgd 20023). - 1978: registra Tu no, canzone-leader del film Porca società, inserita nell'omonimo album (Cinevox MDF 33.120) e, più tardi, nella miscellanea Film in musica (Ricordi, serie Orizzonte, ORL 8351). Nello stesso anno registra, assieme a Loredana Bertè, i cori dell'album Filobus di Mario Lavezzi (Cgd 20022). - 1980: partecipa all'incisione delle canzoni Ninetta (anche su 45 giri: Cgd 10187) e Lupo, lupo, lupo, inserite nell'album di Mimmo Cavallo Siamo meridionali (Cgd 20163). - 1982: con Mimmo Cavallo duetta nella canzone Tutto quello che farai, inserita nell'album Stancami, stancami musica (Fonit Cetra LPX 112). Nello stesso anno, scrive con G. Guglielminetti la canzone Notte che verrà e registra il controcanto di Non sono una signora. Entrambe le canzoni sono inserite nell'album Traslocando di Loredana Bertè (Cgd 20321). - 1983: partecipa come voce-guida alla registrazione de Il mare d'Inverno, che fa parte dell'album Jazz di Loredana Bertè (Cbs 25724). - 1984: partecipa ai cori del 45 Terra promessa di Eros Ramazzotti (Ddd 4126). - 1989: partecipa, con altri artisti, all'incisione del brano Per te Armenia, in cui è solista in una delle strofe finali (45 giri Enigma NEM 47002). - 1990: duetta con Enzo Gragnaniello nella canzone Rosé, inserita nell'album Fujente (Costa Est PSTR 512000-1). Qualche mese dopo, duetta con Claudio Baglioni nella canzone Stelle di stelle, che fa parte dell'album Oltre (Cbs 466135 0). Quindi registra con Maurizio Giammarco una versione «studio» di Pensieri e parole, destinata alla compilation Ci ritorni in mente, dedicato a Lucio Battisti (Gala Records-Ricordi AG LP 2920). Nel 1996, la stessa canzone verrà inserita nella raccolta Tu chiamale se vuoi emozioni, edita dalla Bmg-Ricordi. - 1992: duetta con Roberto Murolo nelle canzoni Cu'mmè! e O' Marinariello, inserite nell'album Ottantavoglia di cantare (Cgd 9031 76469 1). Nello stesso periodo duetta con Enzo Gragnaniello nella canzone Mondi blu e, con Loredana Bertè e Renzo Arbore, ai cori di Smog & Stress. Questi brani sono inseriti nell'album di Enzo Gragnaniello Veleno mare e ammore (Mercury 514 336-2). - 1993: duetta con Enzo Gragnaniello in Vieneme e, con Roberto Murolo, in Te vojo bene assaje, brani inseriti nell'album L'Italia è bbella dello stesso Murolo (Mercury 514 504-2). - 1994: registra la canzone Luna rossa per la compilation di artisti vari tratta dal programma televisivo W Napoli (Rti Music 1065.2). CANZONI-TRIBUTO Molti artisti hanno omaggiato Mia Martini dedicandole una serie di canzoni-tributo di grande impatto emotivo. Alcuni brani sono tratti dal suo stesso repertorio, come Almeno tu nell'universo, incisa da Mina nel 1996, e Minuetto ripresa da Albano Carrisi nel 1999. Altri, eseguiti in concerto o durante trasmissioni televisive, non sono disponibili su un supporto discografico ufficiale. Ma vale la pena di menzionare le belle versioni di Preghiera, E non finisce mica il cielo, Per amarti, Almeno tu nell'universo, Gli uomini non cambiano e Stiamo come stiamo, che sono state proposte - nell'ordine - da Tiziana Rivale, Aida Cooper e Alessandro Errico, Ivana Spagna e Marco Masini, Fiordaliso e Semiramide Giannotte, Loredana Bertè e Antonella Bucci. Più interessanti risultano le canzoni dedicate a Mimì da artisti come Enrico Ruggeri (Fango e stelle), Enzo Gragnaniello (Chiove), Giancarlo Parisi (Ballati cummaredda) e Mango (Primavera), oppure incentrate su testi ispirati a precisi episodi della sua vita, come Zona Venerdì, scritta e interpretata da Loredana Bertè, e La grande assente, lanciata da Renato Zero. COVERS Al repertorio di Mia Martini è possibile ricondurre numerose covers lanciate da artisti italiani e stranieri anche in versione strumentale. Le canzoni più «coverizzate» sono Minuetto, Piccolo uomo, Donna Sola, e Almeno tu nell'universo, delle quali esistono ben ventuno versioni differenti, di cui sei in lingua straniera. Se ne propone un elenco puramente indicativo che non ha pretese di completezza. Per ogni brano vengono indicati: il titolo originale, l'anno di incisione, il nome dell'artista che ha proposto la versione e l'eventuale variazione del titolo. L'elenco è in ordine alfabetico. - Agapimu 1979, Ana Belén (versione spagnola, intitolata Amor mio, agapimu) 1990, James Last (strumentale) - Almeno tu nell'universo 1989, Fausto Papetti (strumentale) 1994, Thelma Houston (versione inglese, intitolata Flame) 1995, Mina 1997, Fiordaliso (versione spagnola, intitolata Per lo menos tu en el universo) 1997, Piero del Prete (strumentale) - Amore... amore... un corno! 1971, Claudio Baglioni (inedito) - Bolero 1973, Loredana Bertè (inedito) - Buonanotte dolce notte 1984, Ivano Fossati - Cercando il sole 1995, Enzo Gragnaniello - C'è un uomo nel mare 1978, Ivano Fossati (inedito) - Credo 1971, Interprete anglosassone ignota (inedito) - Cu'mmè 1995, Enzo Gragnaniello - Da capo 1977, Mina - Di tanto amore 1979, Ivano Fossati - Donna 1995, Enzo Gragnaniello - Donna con te 1975, Nicole Croisille (versione francese, intitolata Une femme avec toi) 1975, Nicole Croisille (versione spagnola, intitolata Contigo fui mujeres) - Donna sola 1972, Johnny Sax (col titolo Processione; strumentale) 1972, Solisti di Alceo Guatelli (strumentale) 1975, Gianni Nazzaro (inedito) 1976, Valeria Lynch (versione spagnola intitolata Sola) - Fiore di Melograno 1976, Fiorella Mannoia - Gesù è mio fratello 1977, Claudio Baglioni (con un testo diverso, intitolato Gesù, caro fratello) - Gli uomini non cambiano 1992, Antonio & Marcello - Il colore tuo 1993, Bruno Lauzi - Il guerriero 1973, Maurizio Piccoli 1973, Loredana Bertè (inedito) - In paradiso 1976, Fiorella Mannoia (inedito) - Io donna, io persona 1978, Anna Oxa (inedito) - La costruzione di un amore 1981/1988/1993, Ivano Fossati 1990, Ornella Vanoni - Lacrime di Marzo 1971, Claudio Baglioni - La nave 1972, Caterina Caselli (con un testo diverso, intitolato Meglio morire che perdere te) - La nevicata del '56 1990, Franco Califano 1990, Manuel Mijares (versione spagnola, intitolata La nevada) - La tua malizia 1975, Renato Brioschi 1975, Fausto Leali (inedito) 1978, Valeria Lynch (versione spagnola intitolata Tu malizia) - Minuetto 1973, Blue Marvin (strumentale) 1975, Gigliola Cinquetti (inedito) 1975 e 1999, Franco Califano 1978, Interprete ignoto (versione inglese, intitolata Tenderly) 1995, Le bellissime sempreverdi (strumentale) 1995, Francesca Alotta 1999, Albano Carrisi - Neve Bianca 1971, Ivana Spagna (con un testo diverso, intitolato Hari hari) - Noi due 1976, Fiorella Mannoia - Nuova gente 1988, Gianni Bella - Padre davvero 1975, Riccardo Cocciante (inedito) 1997, Loredana Bertè - Per amarti 1985, Riccardo Fogli - Piccolo Uomo 1975, Gino Paoli (inedito) 1978, Interprete ignoto (versione francese, intitolata Tout petit homme) 1985, Bruno Lauzi 1995, Le bellissime sempreverdi (strumentale) 1996, Dario Baldan Bembo - Scenne l'argiento 1995, Enzo Gragnaniello - Se mi sfiori 1990, Mango - Solai 1965, Johnny Dorelli 1965, Emilio Pericoli - Spaccami il cuore 1985, Patty Pravo (inedito) 1988, Paolo Conte (col titolo Don't break my heart) 1991, Miriam Makeba-Dizzy Gillespie (col titolo Don't break my heart) 1998, Caterina Caselli - Statte vicino a me 1990, Enzo Gragnaniello - Strade che non s'inventeranno mai da sole 1990, Enzo Gragnaniello - Stringi di più 1994, Enzo Gragnaniello - Tutti uguali 1993, Le ragazze di Non è la Rai - Un altro giorno con me 1976, Valeria Lynch (versione spagnola inedita intitolata Un dia mas junto a tì) 1989, Stefania La Fauci - Un uomo in più (con un testo diverso, intitolato Mondo nuovo) 1975, Dario Baldan Bembo 1976, Nicola Di Bari - Valsinha 1972, Patty Pravo - Vola 1979 e 1999, Patty Pravo 1979 e 1993, Ivano Fossati VIDEOGRAFIA Questa videografia costituisce un tentativo di catalogazione - per collezionisti - delle principali partecipazioni radio-televisive di Mia Martini. Per ogni trasmissione, viene indicato solo il titolo della canzone eseguita, ma nell'originale l'esecuzione è quasi sempre preceduta da un breve scambio di battute fra cantante e presentatore. Viceversa, la dicitura «intervista» compare solo nel caso di documenti che non includono l'esecuzione di brani musicali. Le sigle più ricorrenti sono: C5 (Canale 5), It1 (Italia uno), R4 (Retequattro), TMC (Telemontecarlo) e, naturalmente, RAI (Radiotelevisione italiana). Delle innumerevoli partecipazioni radiofoniche si è preferito segnalare solo le più importanti ai fini documentativi e artistici, come le registrazioni che hanno permesso di salvare brani poi rimasti inediti su disco. Ad esempio: Solai, eseguita alla Ribalta per Sanremo (Radiorai, 2/8/64), e Ruba, eseguita ai Concerti di Supersonic (Radiorai, 15/2/74). Da Radio Montecarlo, segnaliamo le seguenti trasmissioni: Incontro con Mia Martini (Autunno 1972, intervista di E. Andenna); Mia satellite (Primavera 1974); La posta del cuore di... (Agosto/Settembre 1974); Radici (dal 29/7 al 2/8/85). Da Radiorai: Gran varietà (7/7/74); Batto quattro (12/7/74); Ciao Domenica (Autunno 1974); Recital di... (7/10/76); Più di così (14/11/76 e 17/4/77); Effetto musica (13 e 14/10/82 con G. Morandi); Via Asiago Tenda (21-25/2/83; 24-26/4/89); Intervista a... (17-18/5/90 e 24/9/93); Radioverderai (4/3/92); Ring, omaggio a... (Maggio 1996). Da Radio Dimensione Suono: Incontro con... (26/11/89 e 23-27/4/90). Da Radio Italia: Festa Bertè (18/5/93); Presentazione de La musica che mi gira intorno (7/10/94); Rock café (7-8-9/11/94); Concerto Anlaids (1/12/94). Dalle radio locali: Incontro con... (12 e 24/2/76, Radio Torino Centrale); Intervista di M. Morva (Agosto 1992, Primaradiostereo); Ciao Mimì (13/5/96, Radio Lombardia). Un'analoga selezione rappresenta la videografia regionale ed estera. Fra le trasmissioni realizzate per la televisione svizzera italiana, segnaliamo: Incontro con... (Autunno 1972); Venti minuti con... (14/7/73); Cordialmente dall'Italia (Gennaio 1974); Un'ora per voi (22/12/74); Musicalmente (Autunno 1979 e 1982); Doppia coppia (1989); Tombola (edd. 1989 e 1992). Dalla televisione francese: Top À Jacques Dutronc (Febbraio 1974); Recital de... (Autunno 1976). Dalla televisione tedesca: Liedercircus (Dicembre 1972). Dalla televisione del Belgio: Spettacolo musicale con... (1973). Dalla televisione spagnola: Musical Mallorca '75 (17-19/4/1975); Spettacolo musicale con... (Autunno 1975). Dalla televisione del Giappone: World Popular Song Festival in Tokyo (1977). Dalle televisioni regionali italiane: Miao miao, bau bau (TeleLombardia, 1978); Concerto dal Moulin Rouge (Teleregione, Firenze, 1979); Donna rock: Io sono Mia (Rai 3 Calabria, 1981); Contesto ignoto (Tele Friuli, 1986. Canta Spaccami il cuore); Premio Venere Ericina (Rai 3 Sicilia, 1987, concerto); In concerto (Ragno tv, Cento, Estate 1990); Scena (Telenorba, Aprile 1992, intervista); Recital da Portofino (Rai 3 Liguria, 31/8/94, con A. Cappelletti); Un'ora in curva B (Canale 21, Napoli, Dicembre 1994); Semplicemente Mimì (RVS, Ragusa, 9-14/2/99; Una regina in pantofole (Alpauno, Alcamo, 20/9/99). CATALOGO DELLE PARTECIPAZIONI TELEVISIVE NAZIONALI 1963/1979 - CANTASTAMPA (19-20/7/63, Rai: You are my boy) - SERVIZI SUL FESTIVAL DI BELLARIA (7-9/5/64, Rai) - TEATRO DIECI (26/9/64, Rai: Ed ora che abbiamo litigato) - STUDIO UNO (1964, Rai: Ed ora che abbiamo litigato) - SERVIZIO SUL I FESTIVAL D'AVANGUARDIA DI VIAREGGIO (Giugno 1971, Rai: Padre davvero) - CANTAGIRO '71 (22 e 29/6 10/7/71, Rai: Ooh poo pa doo, Amore amore un corno, Padre davvero) - TUTTI INSIEME (23/9/71, Rai: Padre davvero) - SPECIALE CANTEUROPA 1971 (Novembre 1971, Rai: Padre davvero) - LE STELLE DI NATALE (24/12/71, Rai: Gesù è mio fratello) - STASERA LITTLE TONY (18/2/72, Rai: Gesù è mio fratello) - CHISSÀ CHI LO SA (8/6/72, Rai: Piccolo uomo) - CANTAGIRO '72 (22/6 e 8/7/72: Piccolo uomo) - SENZA RETE (26/8/72, Rai: Padre davvero-Madre, Piccolo uomo, Il posto mio, Te vojo bene) - TUTTO È POP (7/9/72, Rai) - FESTIVALBAR '72 (14/9/72, Rai: Piccolo uomo) - ADESSO MUSICA (Estate 1972, Rai: Piccolo uomo) - MOSTRA DI MUSICA LEGGERA DI VENEZIA (23/9/72, Rai: Donna sola) - DISCO D'ORO '72 (12/11/72, Rai: Gesù è mio fratello) - AUGURI AUGURI (Dicembre 1972, Rai: Donna sola) - APPUNTAMENTO ITALIANO (3/7/73, Rai) - ADESSO MUSICA (20/7/73, Rai: Minuetto) - SENZA RETE (11/8/73, Rai: Minuetto, Signora, Donna sola, Neve bianca) - FESTIVALBAR '73 (6/9/73, Rai: Minuetto) - MOSTRA DI MUSICA LEGGERA DI VENEZIA (21-23/9/73, Rai: Il guerriero, Bolero) - UNDER 20 (1/12/73, Rai: Il guerriero) - POKERISSIMO (1973, Rai: Il guerriero) - GALA DEL MIDEM (29/12/73, Rai: Piccolo uomo, Tu t'en vas quand tu veux) - IL DIRODORLANDO (23/2/74, Rai) - CARAVELLA DI SUCCESSI (27/5/74, Rai) - ADESSO MUSICA (5/7/74, Rai: Inno, E stelle stan piovendo) - FESTIVALBAR '74 (serata finale, Settembre 1974, Rai) - MOSTRA DI MUSICA LEGGERA DI VENEZIA (28/9/74, Rai: Inno, Agapimu) - L'ORCHESTRA RACCONTA (10/10/74, Rai: Inno, Breve amore) - ALLE SETTE DI SERA (11/12/74, Rai: Agapimu) - MIA (6/2/75, Rai: Hit the road Jack, Desafinado, When I fall in love, Il viaggio, Stornelli, Inno, E stelle stan piovendo, Agapimu, Al mondo) - IL DIRODORLANDO (18/1/75, Rai: Al mondo) - ADESSO MUSICA (21/2/75, Rai: Al mondo, Volesse il cielo) - ANGELI E CORNACCHIE (4/5/75, Rai: Al mondo) - CARAVELLA DI SUCCESSI (27/5/75, Rai: Al mondo, Principessa di turno) - SENZA RETE (5/7/75, Rai: Signora, Agapimu, O veni sonne di la muntagnella, Volesse il cielo, Donna con te, Piccolo uomo) - SPACCAQUINDICI (10/7/75, Rai) - GALA DI MEZZA ESTATE (Luglio 1975, Rai) - COMPAGNIA STABILE DELLA CANZONE (6, 13 e 20/9; 4, 11/10/75, Rai: Sassi, Addio Tabarin, Alle porte del sole, Mon Homme, Tonknoise, Sabato, Questi miei pensieri, I can't give you anything but love, Le dolci colline del viso, Donna con te, Quando finisce un amore, Il primo sogno proibito) - FESTIVALBAR '75 (11/9/75, Rai: Donna con te) - CONTESTO NON SPECIFICATO (Autunno 1975, Rai: La tua malizia) - MIDEM '75 (7/12/75, Rai: Sabato) - UN PEU D'AMOUR D'AMICITIÉ ET BEAUCOUP DE MUSIQUE (varie partecipazioni nelle edizioni 1975-1977, TMC) - C'È UN'ORCHESTRA PER LEI (22/4/76, Rai: Mai) - ADESSO MUSICA (Aprile 1976, Rai: L'amore è il mio orizzonte) - DISCOEXPO (25/4/76, Rai) - ADESSO MUSICA (4/6/76, Rai: medley, Che vuoi che sia...) - TG2 STUDIO APERTO SPECIALE ELEZIONI (21/6/76, Rai) - FESTIVALBAR '76 (7/9/76, Rai: Che vuoi che sia...) - CHE VUOI CHE SIA SE T'HO ASPETTATO TANTO (Autunno 1976, Rai: speciale a colori sull'omonimo album) - MOSTRA DI MUSICA LEGGERA DI VENEZIA (2/10/76, Rai: Che vuoi che sia...) - L'ALTRA DOMENICA (9/1/77, Rai) - MONTECATINI FOLLIES (22/3/77, Rai: Libera, duetto con L. Bertè) - DOMENICA IN (17/4/1977, Rai: Libera) - EUROFESTIVAL '77 (28/5/77, Rai: Libera) - INCONTRO CON MIA MARTINI e SERATA MARTINI-AZNAVOUR (1977, Rai: due concerti dal Teatro Sistina) - SUMMER SHOW PESARO (25/8/77, Rai: Libera) - BELLA SENZ'ANIMA (2/5/77, Rai) - STASERA CON VOI (15/9/77, Rai) - COME MAI (30/11/77, Rai: Un uomo per me, Per amarti) - DOMENICA IN (20/11/77, Rai: Per amarti) - FESTA D'INVERNO (31/12/77, Rai) - DOMENICA IN (Febbraio 1978, Rai: Per amarti) - CANZONI D'INVERNO (22/1/78, Rai: Per amarti) - MUSICA ESTATE '78 (27/7/78, Rai: Vola) - SANREMO MIM'S '78 (Maggio 1978, Rai: Se finisse qui) - FESTIVAL DEL LISCIO '78 (Rai) - PREMIO CHIANCIANO '78 (10/8/78, Rai: Vola) - GALA DI MEZZA ESTATE (1978, Rai) - FESTIVALBAR '78 (17/9/78, Rai: Vola) - AZZURRO CICALE E VENTAGLI (24/9/78: Vola) - DOMENICA IN (8/10/78, Rai: Vola) - STRYX (5/11/78, Rai: Bene) - DISCORING (4/3/79, Rai: Danza) - COSÌ PER CASO (17/6/79, Rai: Danza) - IERI E OGGI (12/8/79, Rai) - FANTASTICO (27/10/79: Nun è peccato, Arrivederci) - DOMENICA IN (28/10/79, Rai: Danza) - CHE COMBINAZIONE (Rai: Danza). 1981/1988 - TG1 NOTTE (9/7/81, Rai: anteprima dell'album Mimì) - GIROFESTIVAL (Luglio 1981, Rai: E ancora canto, Parlate di me) - CHIANCIANO '81 (Estate 1981, Rai: Ti regalo un sorriso) - SUPERCONCERTO D'ESTATE dal Castello Sforzesco di Milano (26/7/81, Rai) - FRESCO FRESCO (Agosto 1981, Rai: Sono tornata) - HIT PARADE (Estate 1981, Rai) - VELA D'ORO (Settembre 1981, Rai: E ancora canto) - DISCORING (Autunno 1981, Rai: E ancora canto) - SPECIAL DI CAPRI (Autunno 1981, Rai) - SPECIAL DA FIRENZE (Autunno 1981, Rai) - DISCOESTATE (1981, Rai: Ti regalo un sorriso) - HAPPY CIRCUS (Autunno 1981, Rai: Parlate di me) - ROSSO TIZIANO (Autunno 1981, Rai: Sono tornata, Ti regalo un sorriso) - INCONTRI D'ESTATE (1981, Rai: Ti regalo un sorriso) - TIP TAP (1981, Rai: Ti regalo un sorriso) - POPCORN (1981, C5: Desafinado, E ancora canto) - SUPERCLASSIFICA SHOW (1981: Ti regalo un sorriso) - MISTER FANTASY (12/1/82: E ancora canto) - FESTIVAL DI SANREMO 1982 (28-30/1/82, Rai: E non finisce mica il cielo) - TG (28/1/82, Rai) - PREMIO NAZIONALE DEL PAROLIERE (Gennaio 1982: Voglio te) - TG L'UNA (7/2/82, Rai) - DOMENICA IN (14/2/82, Rai: E non finisce mica il cielo) - STEREODUE (Febbraio 1982, Rai: E non finisce mica il cielo) - DISCOINVERNO (Marzo 1982, Rai: E non finisce mica il cielo) - TUTTINSIEME (Primavera 1982, Rai: E non finisce mica il cielo, medley) - 3 PER 3 (Primavera 1982, Rai: E non finisce mica il cielo) - POPCORN (Primavera 1982, C5: E non finisce mica il cielo) - SUPERCLASSIFICA SHOW (1982: E non finisce mica il cielo, Quante volte) - MICROFONO D'ARGENTO (20/7/82, Rai: E non finisce mica il cielo) - CANTAUTORI DA RIMINI (26/8/82, Rai: La costruzione di un amore, Stelle) - VELA D'ORO (Settembre 1982, Rai: Quante volte) - DISCORING (1/10/82, Rai: Quante volte) - FESTIVAL DI CASTROCARO (20/10/82, Rai: Quante volte) - IN CONCERTO DAL BUL-BUL (21/10/82, Rai) - SAINT VINCENT (Giugno 1982, Rai: Bambolina) - CHIANCIANO TERME (Luglio 1982, Rai: Bambolina) - POPCORN (Novembre 1982, C5: Guarirò guarirò) - LADY MUSICA: SPECIALE Quante volte ho contato le stelle (1982, Rai: anteprima dell'album omonimo) - PREMIATISSIMA '82 (1982, C5: Quante volte, Solo noi, Io appartango a te) - ZIM ZUM ZAM (1982, Rai: Quante volte) - VINI CHE PASSIONE (1982, Rai: E ancora canto) - DOMENICA IN (1982, Rai: Io appartango a te) - CIPRIA (1982, R4: Quante volte) - L'ORECCHIOCCHIO (9/11/82, Rai: Quante volte, Solo noi, Bambolina) - SPORT IN CONCERTO (1982, Rai: Bambolina) - HAPPY MAGIC (1982, Rai: Quante volte, Solo noi) - STEREODUE (1982, Rai: Quante volte, Solo noi) - TANDEM (1983, Rai: Valsinha, duetto con L. Bertè) - PERMETTE? CAVALLO (1983, Rai: Tutto quello che farai con M. Cavallo) - SCOOP (11/2/83, Rai: Stelle) - CONCERTO dallo Studio P1 Torino (27/6/83, Rai) - LA ROSA D'ORO (Agosto 1983, Rai: Minuetto) - CONCERTO: I MIEI COMPAGNI DI VIAGGIO (7/12/83, R4) - BLITZ (6/11/83, Rai) - UN MILIONE AL SECONDO (1983, R4: Bambolina, Vedrai vedrai) - VEDIAMOCI SUL DUE (1983, Rai: Alice) - L'ORECCHIOCCHIO (1984, Rai: Alice, Imagine) - FESTIVAL DI SPOLETO (Gennaio 1984, Rai: Alice) - DOMENICA IN (Gennaio 1984, Rai: Valsinha, Guilty, Taxi giallo) - DOMENICA IN (19/5/85, Rai: Spaccami il cuore) - POKER DI MAGGIO (24-26/5/85, Rai: Spaccami il cuore) - PICCOLI FANS (16/6/85, Rai) - SAINT VINCENT ESTATE '85 (26-28/6/85, Rai: Spaccami il cuore) - PAROLA MIA (Primavera 1986, Rai: Lucy) - MASTER 88 (Luglio 1988, Rai: Lucy, Reginella). 1989/1995 - SUPERCLASSIFICA SHOW (1989, C5: anteprima sanremese) - FESTIVAL DI SANREMO 1989 (21-25/2/89, Rai: Almeno tu...) - TG1 NOTTE (22/2/89, Rai) - DOMENICA IN (26/2/89, Rai: Almeno tu...) - SUPERCLASSIFICA SHOW (Primavera 1989, C5: Almeno tu...) - MEZZANOTTE E DINTORNI (1989, Rai: intervista) - TG2 POMERIGGIO (Aprile 1989) - BE BOP A LULA (1989, It1: Valsinha) - RETEMIA (1989: intervista) - EUROPA EUROPA '89 (1989: varie canzoni) - SPECIALE SANREMO IN THE WORLD (12/3/89, Rai: Almeno tu...) - VIA TEULADA 66 (Primavera 1989, Rai: cinque ospitate) - ALLA RICERCA DELL'ARCA (18/3/89 e 15/4/89, Rai: Amori, Almeno tu..., Notturno) - DISCORING (14/4/89, Rai: Almeno tu...) - DOC (dal 29/5 al 1/6/89, Rai: recital in varie puntate) - MUSICA È (1989, C5: Almeno tu...) - UNA NOTTE D'ESTATE (Luglio 1989, Rai: Almeno tu, Ma l'amore no - con Dee Dee Bridgewater) - ARGENTO E ORO (1989, Rai: Almeno tu..., Donna, Spegni la testa) - MAURIZIO COSTANZO SHOW (28/6/89, C5: Valsinha) - PREMIO FIUGGI (1989, Rai: Almeno tu...) - COCCO (Estate 1989, Rai: Piccolo uomo, Minuetto, Almeno tu..., Donna) - BELLEZZE AL BAGNO (Estate 1989, R4: Almeno tu..., Donna) - IMPROVVISANDO (Estate 1989, Rai: La donna cannone) - GIARDINI NAXOS (Estate 1989, Rai: Donna) - FESTIVALBAR '89 (Estate 1989, C5: Donna, Notturno, Almeno tu...) - CANTAGIRO '89 (Estate 1989, Rai: vari brani) - AZZURRO (Estate 1989, C5, Donna) - PRIX ITALIA (1989, Rai: medley) - W SANREMO (1989, Rai: Valsinha) - ROCK CAFÉ (1989, Rai: intervista) - BUONA FORTUNA (Settembre 1989, Rai: Almeno tu) - PREMIO ISCHIA (Settembre 1989, Rai: Notturno) - MISS ITALIA (2/9/89, Rai: varie canzoni) - TG (7/10/89, Rai: intervista) - PREMIO TENCO (20/10/89, Rai: Almeno tu..., Donna) - PRISMA (Ottobre 1989, Rai: intervista) - UNA LUCE PER LA VITA (Ottobre 1989, Rai: Notturno) - FANTASTICO 10 (30/11/89, Rai: Chica chica boom) - LA RETE (Gennaio 1990, Rai: Chica chica boom) - UN PO' D'AZZURRO (Gennaio 1990, Rai: Agapimu) - IMPROVVISANDO (Gennaio 1990, Rai: Agapimu) - TV DONNA, MATTINO (2-6/1/90, Tmc: cinque ospitate) - ENZO JANNACCI: 30 ANNI SENZA ANDARE FUORI TEMPO (11/2/90, Rai: Io e te) - TG (27/2/90, Rai, intervista) - FESTIVAL DI SANREMO 1990 (28/2-3/3/90, Rai: La nevicata del '56) - TG SETTE: SIGNORE IN FA (Febbraio 1990, Rai: intervista) - SUPERCLASSIFICA SHOW (Febbraio 1990, C5) - MAGAZINE 3 (Febbraio 1990, Rai: intervista) - TG (2/3/90, Rai: intervista) - DOMENICA IN (4/3/90, Rai: La nevicata del '56) - SPECIALE SANREMO IN THE WORLD 1990 (15/3/90, Rai: La nevicata del '56, Danza pagana, nel coro di Volare) - IL CASO SANREMO (Marzo 1990, Rai: varie canzoni) - PIACERE RAIUNO (Aprile 1990, Rai: La nevicata del '56) - MEZZOGIORNO ITALIANO: È NATA UNA STELLA (Aprile 1990, Rai: intervista e varie canzoni) - EUROPA EUROPA 1990 (Marzo 1990, Rai: quattro ospitate) - SPECIALE ELEZIONI (Maggio 1990, Rai: Danza pagana) - DEMETRIO STRATOS FESTIVAL 1990 (Giugno 1990, Rai: La donna cannone, Almeno tu...) - MAURIZIO COSTANZO SHOW (Giugno 1990, C5: Valsinha) - IN BOCCA AL LUPO ITALIA 90 (Estate 1990, Rai: Danza pagana) - CANTAGIRO '90 (Estate 1990, Rai: vari brani) - AZZURRO (Estate 1990, It1) - FESTIVALBAR '90 (Estate 1990, C5: Danza pagana, Domani più su) - MIRANDOLA MUSICA 90 (Autunno 1990, Rai: La nevicata del '56, Danza pagana, Domani più su, Donna, Almeno tu..., La donna cannone) - FESTA DI COMPLEANNO (1990, Tmc: anniversario fondazione Fonit Cetra: Danza pagana) - GIARDINI NAXOS (1990, Rai: Danza pagana) - STRISCIA LA NOTIZIA - le inchieste di Johnny Naso (1990, C5: sketch con F. Salvi e B. Lauzi) - UNO MATTINA (20/9/90, Rai) - FESTA DI SOLIDARIETÀ (Settembre 1990, Rai: Danza pagana) - SCRUPOLI (dal Novembre 1990, Rai: canta la sigla omonima) - RADIO CAROLINA (Novembre 1990, It1: La nevicata del '56, Danza pagana) - TELETHON (7/12/90, Rai: Scrupoli) - RICOMINCIO DA DUE-SPECIALE BEAUTIFUL (Gennaio 1991, Rai: Scrupoli) - GIARDINI NAXOS (1991, Rai: Scrupoli) - GENTE COMUNE (Febbraio 1991, Tmc: Danza pagana) - ROCK CAFÉ (Marzo 1991: intervista e spezzoni live) - TV DONNA (Marzo 1991, Tmc: Donna) - IL GIOCO DEI 9 (11/3/91, C5: intervento) - HO FATTO 13 (12/3/91, Rai: La nevicata del '56) - IL GIOCO DEI GIOCHI (Aprile 1991, It1: Un altro Atlantico) - LA PIÙ BELLA SEI TU (Estate 1991, Tmc) - TG (23/8/91: servizio sul tour con M. Giammarco) - UNIVERSITÀ DELLA RISATA (Agosto 1991, Rai: Un altro Atlantico) - VELA D'ORO (4/10/91, Rai: Pensieri e parole) - ASPETTA E VED...RAI (Ottobre 1991, Rai: intervista) - FESTA DI COMPLEANNO (Novembre 1991, Tmc: Almeno tu..., Vola) - IT (Novembre 1991, Tmc: Come together, Pensieri e parole) - DOMENICA IN (Inverno 1991: Cu'mmè, Pensieri e parole) - ALTA CLASSE: VERSILIA PALCOSCENICO (28/01/92, Rai: Cu'mmè, O' marinariello, Tammurriata nera) - TG (25/2/92, Rai: intervista) - MAGAZINE (Febbraio 1992, Rai: intervista) - FESTIVAL DI SANREMO '92 (26-29/2/92, Rai: Gli uomini...) - DOMENICA IN (30/2/92, Rai: Gli uomini...) - C'ERA UNA VOLTA FLUFF (Marzo 1992, Rai: Gli uomini...) - PIÙ SANI PIÙ BELLI (Marzo 1992, Rai: intervista) - PAPAVERI E PAPERE (1/3/92, Rai: intervista) - TOP 20 (Marzo 1992, C5: Gli uomini...) - LA CORRIDA (Marzo 1992, C5: Gli uomini...) - BUONA DOMENICA (Marzo 1992, C5: Gli uomini..., Lacrime) - PIACERE RAIUNO (Aprile 1992, Rai: Gli uomini...) - UMBRIA FICTION '92 (Primavera 1992, Rai: Gli uomini...) - SERATA D'ONORE (Primavera 1992, Rai) - ROCK CAFÉ (Aprile 1992, Rai: Gli uomini...) - EUROFESTIVAL (9/5/92, Rai: Rapsodia) - NOTTE ROCK (1992, Rai: Piccolo uomo) - ROCK CAFÉ (1992, Rai: Dio c'è) - BE BOP A LULA (1992, It1: Il barcarolo) - AZZURRO (Maggio 1992, It1: Cu'mmè, O' Marinariello) - CANZONIERE DELL'ESTATE (Estate 1992, Rai: Rapsodia) - CANTAGIRO '92 (Estate 1992, Rai: vari brani) - E ADESSO TOCCA A TE (Agosto 1992, Rai: Gli uomini...) - BELLEZZE AL BAGNO (Estate 1992, R4: Lacrime) - CONCERTO ITALIANO (Estate 1992, Rai: Minuetto) - OTTANTAVOGLIA DI CANTARE (Autunno 1992, Rai: Reginella, Cu'mmè) - NAPOLI È (Autunno 1992, Rai: Cu'mmè) - DOMENICA IN (Autunno 1992, Rai: Mondi blu, Piccolo uomo, Minuetto) - UNOMATTINA (Febbraio 1993, Rai: intervista) - FESTIVAL DI SANREMO 1993 (23-27/2/93, Rai: Stiamo come stiamo - con L. Bertè) - SANREMO IMMAGINE JAZZ (Luglio 1993, Rai: vari brani con A. Cappelletti) - CANTAGIRO '93 (Estate 1993, Rai: Vieneme) - CANZONIERE DELL'ESTATE (Estate 1993, Rai: Vieneme) - UNOMATTINA (Settembre 1993, Rai: intervista) - SANREMO GIOVANI 93 (Novembre 1993, Rai: Almeno tu...) - FESTIVAL ITALIANO (4-6/10/94, C5: W l'amore) - STRANAMORE (Inverno 1994, C5: W l'amore) - NOI NON CI SAN...REMO (22/2/94, Tmc: E non finisce mica il cielo, La donna cannone) - VIVA NAPOLI (Estate 1994, C5: Luna rossa) - TAPPETO VOLANTE DEL POMERIGGIO (Inverno 1994, Tmc: presentazione de La musica che mi gira intorno) - MAURIZIO COSTANZO SHOW (11/11/94, C5: Mimì sarà) - TELETHON (10/12/94, Rai: Dillo alla luna, Diamante) - BUONA DOMENICA (18/12/94, C5: La musica che gira intorno - con A. Cooper) - LE MILLE E UNA NOTTE DEL TAPPETO VOLANTE (Inverno 1994, Tmc: I treni a vapore) - SFILATA DI GIORGIO ARMANI (Inverno 1994, C5: intervista) - IN FAMIGLIA (Inverno 1994, Rai: I treni a vapore, Piccolo uomo, W l'amore) - MATTINA 2 (Inverno 1994, Rai: La canzone popolare) - LE MILLE E UNA NOTTE DEL TAPPETO VOLANTE (Inverno 1994, Tmc: puntata monografica) - PIAZZA ITALIA (31/12/94, Rai) - E LA FESTA CONTINUA (Gennaio 1995, Tmc: Diamante, Hotel Supramonte) - MATTINA 2 (Gennaio 1995, Rai: Dillo alla luna, La canzone polare) - PIAZZA ITALIA DI SERA (Gennaio 1995, Rai: Non dimenticar le mie parole) - DOMENICA IN (8/1 e 19/2/95, Rai: vari brani) - BUONA GIORNATA (Febbraio 1995, R4: Gli uomini..., W l'amore) - CUORI D'ORO (29/3/95, R4: Tutto sbagliato baby) - PAPAVERI E PAPERE (Primavera 1995, Rai: in trio, con Giorgia e Michele Zarrillo e, in altra puntata, con Barbara Cola, Spagna e Loretta Goggi) - MEDICINE A CONFRONTO (Primavera 1995, R4: vari brani) - RE PER UNA NOTTE (11/4/95, It1: Tutto sbagliato baby, W l'amore) - SERVIZI DI TUTTE LE RETI TELEVISIVE (dal 14/5/95) - TEMPO REALE (18/5/95, Rai: puntata monografica) - OMAGGIO A MIA MARTINI da Lamezia Terme (Luglio 1995, Rai) - DOMENICA IN (12/5/96, Rai: primo anniversario, con L. Bertè e A. Bucci) - VERISSIMO (Maggio 1996, C5: primo anniversario) - CIAO MIMÌ (14/6/96, Rai: speciale di P. Limiti) - E L'ITALIA RACCONTA (Settembre 1996, Rai: speciale di P. Limiti) - AMBARABÀ (Novembre 1996, Rai: ricordo di V. Mollica) - SANREMO GIOVANI (Novembre 1995, Rai: omaggio di vari artisti) - I FATTI VOSTRI (Inverno 1996: ricordo di Maria Dato; omaggio del gruppo vocale «Baraonna») - CHI C'È C'È (Maggio 1997, R4: anteprima di Chiamatemi Mimì) - CHIAMATEMI MIMÌ (11/5/97, R4: speciale di P. Piccioli) - DOMENICA IN (11/5/1997, Rai: secondo anniversario della morte, con L. Bertè e E. Gragnaniello) - SUPERBERTÈ (20/9/98, R4: special di P. Piccioli con L. Bertè) - NOTTE MIMÌ (11-12-13/5/99, R4: speciali di P. Piccioli) - SERATA POP: NOTE SPEZZATE (28/6/99, Rai: speciale di M. Bovi, con inedito) - VIAGGIO NEL TENCO: LE INTERPRETI (16/8/99, Rai) - NOTTE BERTÈ (19-22/9/99, R4). SPOT, VIDEOCLIPS, HOMEVIDEO - CHE VUOI CHE SIA SE T'HO ASPETTATO TANTO (clips a colori delle canzoni: Io donna io persona, Preghiera, Noi due, Se mi sfiori, Fiore di melograno, Che vuoi che sia... Regia di Ruggero Miti. Italia, 1976) - SE FINISSE QUI (clip a colori. Italia, 1977) - PER AMARTI (clip a colori. Italia, 1977) - SPOT PER LA CAMPAGNA DI ABBONAMENTI RAI (1977, Rai: Sketch con R. Pazzaglia e brani dal vivo) - SPOT TV DELL'LP Miei compagni di viaggio (1983, R4) - SPOT TV DELL'LP Martini Mia (1989, Rai) - PER TE ARMENIA (clip a colori. Italia, 1989) - SPOT TV DELL'LP La mia razza (1990, Rai) - DANZA PAGANA (clip a colori. Italia, 1990) - SPOT TV DELL'LP Mi basta solo che sia un amore (1991, Rai) - SCRUPOLI (clip a colori. Italia, 1991, regia di Carlo Nistri) - SPOT Tv DELL'LP In Concerto (1991, Rai) - MIA MARTINI (BMW Video ORO 2007 - Concerto realizzato nel 1982 per la televisione svizzera RTSI - Dur. 60 min. - A colori - Regia di S. Pedrazzetti - Pubblicato a partire dall'Ottobre 1992) - CU'MMÈ (clip a colori. Italia, 1992) - STIAMO COME STIAMO (clip a colori. Italia, 1993) - SPOT TV DELL'LP Lacrime (1992, Rai) - SPOT TV DELL'LP La musica che mi gira intorno (1994, C5, It1, R4) - PER ASPERA AD ASTRA (PolyGram Video ORO 637314-3 - Concerto registrato al Teatro Nazionale di Milano il 15 Maggio 1992 - Dur. 90 min. - A colori - Regia E. Bosio - Pubblicato a partire dal Maggio 1996) - SPOT TV DELL'ANTOLOGIA 1996 (1996, C5, It1, R4) - SPOT TV DELLO SPECIAL Ciao Mimì (1996, Rai) - SPOT TV DELLO SPECIAL Chiamatemi Mimì (1997, R4) - SPOT TV DELL'LP Semplicemente Mimì. DISCOGRAFIA La discografia è divisa in due sezioni (discografia italiana e discografia estera), ognuna delle quali è internamente suddivisa per tipologie di formato (45 giri; 33 giri; mix; cd singoli) o contenuto (incisioni in lingua estera, incisioni in italiano di stampa estera). Sono comprese le raccolte antologiche e i 45 giri promozionali per i juke-box, ad esclusione dei vinili editi su etichetta Car-Juke Box, che possiedono gli stessi numeri di catalogo delle edizioni standard, ma sono stampati su etichetta bianca. Salvo diversa indicazione, i dischi sono sempre menzionati nelle loro edizioni originali. Negli elenchi vengono riportati: il numero della relativa illustrazione, l'anno di incisione, il titolo del disco (o i titoli delle due facciate, nel caso dei 45 giri) e, tra parentesi, il nome della casa discografica seguito dal relativo numero di catalogo. Nella discografia estera, il numero dell'illustrazione è seguito dal nome della nazione da cui proviene il vinile. In questo caso l'ordine di successione dei dischi equivale a quello della discografia italiana, ma bisogna ricordare che le stampe estere, in special modo quelle destinate al mercato giapponese, venivano esportate con circa un anno di ritardo rispetto alle edizioni originali. Il numero dell'illustrazione è sostituito da un trattino (-), quando la copertina di quella data edizione è identica alla versione standard italiana. DISCOGRAFIA ITALIANA 45 GIRI 1: 1963, I miei baci non puoi scordare / Lontani dal resto del mondo (Juke Box JN 2273) 2: 1963, Insieme / Let me tell you (Juke Box JN 2279) 3: 1964, Il magone / Se mi gira l'elica (Juke Box JN 2281) 4: 1964, Ed ora che abbiamo litigato / Non pentirti dopo (Juke Box JN 2307) 5: 1966, Non sarà tardi / Quattro settimane (Durium QCA 1361) 6: 1969, Coriandoli spenti / L'argomento dell'amore (Esse Records ESN 1512; mai commercializzato) 7: 1971, Padre davvero / Amore amore un corno (Rca PM 3589) 8: 1971, Gesù è mio fratello / Lacrime di Marzo (Rca PM 3622) 9: 1972, Piccolo uomo / Madre (Ricordi SRL 10.669) 10: 1972, Donna sola / Questo amore vero (Ricordi SRL 10.681) 11: 1972, Credo / Ossessioni (Rca PM 3670) 12: 1973, Minuetto / Tu sei così (Ricordi SRL 10.694) 13: 1973, Il guerriero / Bolero (Ricordi s.n.; mai commercializzato) 14: 1974, Inno / E stelle stan piovendo (Ricordi SRL 10.730; 1ª edizione) 1974, E stelle stan piovendo / Inno (Ricordi SRL 10.730; 2ª edizione) 15: 1975, Al mondo / Principessa di turno (Ricordi SRL 10.747) 16: 1975, Donna con te / Tutti uguali (Ricordi SRL 10.763) 17: 1976, L'amore è il mio orizzonte / Sabato (Ricordi SRL 10.797) 18: 1976, Che vuoi che sia... / Io donna io persona (Civ ZCVE 50425) 19: 1977, Libera / Sognare è vita (Civ ZBC 7005) 20: 1977, Per amarti / Se finisse qui (Civ ZBC 7035) 21: 1978, Vola / Dimmi (Warner Bros R. T 17207) 22: 1979, Danza / Canto alla luna (Warner Bros R. T 17325) 23: 1981, Ti regalo un sorriso / Ancora grande (Ddd ZBDR 7208) 24: 1981, E ancora canto / Stai con me (Ddd ZBDR 7236) 25: 1982, E non finisce mica il cielo / Voglio te (Ddd ZBDR 7250) 26: 1982, Quante volte / Solo noi (Ddd A 2819; 1ª edizione) 27: 1982, Quante volte / Solo noi (Ddd A 2819; 2ª edizione) 28: 1983, Bambolina / Guarirò guarirò (Ddd A 3486) 29: 1985, Spaccami il cuore / Lucy (Ddd A 6030) 30: 1989, Almeno tu nell'universo / Spegni la testa (Fonit Cetra SP 1871) 31: 1990, La nevicata del '56 / Danza pagana (Fonit Cetra SP 1886) MIX 32: 1990, Cica cica bum (Cetra DPL 638) mai commercializzato 33: 1993, Stiamo come stiamo / Dormitorio pubblico (Columbia COL 659007) LONG-PLAYING 34: 1971, Oltre la collina (Rca PSL 10516) 36: 1972, Nel mondo una cosa (Ricordi SMRL 6101) 37: 1973, Il giorno dopo (Ricordi SMRL 6114) 38: 1974, È proprio come vivere (Ricordi SMRL 6126) 1975, Sensi e controsensi (Ricordi SMRL 6154; copertina in cartoncino bianco) 41: 1975, Un altro giorno con me (Ricordi SMRL 6174) 42: 1976, Che vuoi che sia se t'ho aspettato tanto (Civ ZSCVE 55745) 43: 1977, Per amarti (Civ ZPLC 34026) 44: 1978, Danza (Warner Bros R. T 56610) 46: 1981, Mimì (Ddd ZPLDR 34139) 47: 1982, Quante volte ho contato le stelle (Ddd 25108) 48: 1983, Miei compagni di viaggio (Ddd 25613) 49: 1989, Martini Mia (Fonit Cetra TLPX 219) 50: 1990, La mia razza (Fonit Cetra TLPX 248) 51: 1991, Mi basta solo che sia un amore (Fonit Cetra LPX 272) 52: 1991, Mia Martini in concerto (Fonit Cetra TLPX 294) 53: 1992, Lacrime (Fonit Cetra TLPX 306) 54: 1992, Il meglio di Mia Martini / Rapsodia (Fonit Cetra LPX 329) 55: 1994, La musica che mi gira intorno (Rti Music 1070-2) LONG-PLAYING POSTUMI CON BRANI INEDITI 56: 1996, Mimì Bertè (On Sale Music 52 OSM 010) 57: 1996, Indimenticabile Mia (Digit DIT CD 016) 58: 1998, Semplicemente Mimì (Sony FAR 491553 2) ANTOLOGIE 59: 1973, Mia Martini / Milva / Rosanna Fratello (Ricordi RIK 740240) 60: 1976, Mia (Ricordi SMRL 6185) 62: 1978, Incontro con Mia Martini (Rca NL 33058) 63: 1982, Profili musicali (Ricordi SRIC 014) 64: 1982, Superstar: Mia Martini / O. Colli / Nada / A. Oxa (Curcio SU 1010) 65: 1984, Il meglio di Mia Martini (Ddd 26304) 66: 1986, Ritratto (Ricordi ORL 8792) 67: 1988, Ti regalo un sorriso (Cgd LSM 1342) 68: 1989, I miei pensieri (Ricordi CDOR 9090) 70: 1990, Le più belle canzoni (Cgd 9031 712922) 71: 1991, Mia (Ricordi CDOR 8319) 72: 1991, Ritratti (Ricordi CDOR 9182) 73: 1991, Piccolo uomo (Replay Music RMCD 4025) 74: 1991, L'album di Mia Martini (Rca ND 74877-2) 75: 1992, I grandi successi (Rca PD 75360) 76: 1993, Mimì Bertè (Geri Records EG 001) 77: 1994, E ancora canto (Replay Music RMCD 4025) 78: 1995, Il meglio di Mia Martini (Bmg LOCD 13) 79: 1995, Una donna, una storia (Bmg ATBCD 299712/2) 81: 1996, Millenovecentonovantasei (Rti Music 1107/2) 82: 1996, Le Origini (Bmg 74321414902-2) 83: 1996, Superbest (Bmg 74321414672) 84: 1997, Il meglio di Mia Martini (Bmg 74321 512522) 85: 1998, I successi (Bmg 74231/2171312, in vendita solo negli Autogrill) 86: 1998, Gli anni '70 (Bmg 74321560302-2, venduto in due formati, di cui uno - a cofanetto - con opuscolo fotografico allegato) 87-88: 1998, Mimì Bertè... in arte Mia Martini (Replay Music RSCD 8029) 89: 1999, Mimì Bertè (Joker CD 22194) 1999, Sorelle (Sony Far 496077/2) 1999, I Miti Musica (Bmg Ricordi) 45 GIRI PER JUKE-BOX 1971, Padre davvero / (Mal) He's gonna step on you again (Rca J.B. PM 3596) 1972, Piccolo uomo / (America) A horse with no name (Ricordi J.B. 30 / SLNP 5835) 1972, Donna sola / Questo amore vero (Ricordi J.B. SRL 10681 / SLNP 5466) 1973, Minuetto / (F.lli La Bionda) Chi è più solo di così (Ricordi J.B. 35/SLNQ 5613) 1973, Il guerriero / (Uriah Heep) Stealin' (Ricordi J.B. 40/SLNQ 5662) 1974, Inno / E stelle stan piovendo (Ricordi J.B. S 10730 promo) 1975, Al mondo / (J. Camisasca) La musica muore (Ricordi J.B. 61/SLNR 6111) 1975, Donna con te / (S. Luca) Per favore basta (Ricordi J.B. 67/SLNS 6233) 1976, Che vuoi che sia... / (G. del Faro) Pensare, capire, amare (Rca TPJB 1225) 1977, Libera / (G. Bettinelli e i Pandemonium) Barista (Rca/Civ JPB 6047) 1977, Per amarti / (L. Dalla) Com'è profondo il mare (Rca/Civ JPB 6124) 1978, Vola / (T. Renis) Discoquando (Wea promo 062-17207/1) 1979, Danza / (L. Garrett) Feel the need (Wea promo 085-17325/1) 1981, Ti regalo un sorriso / (Number 1 Ensamble) Donna donna (Ddd ZPDR 7208) 1981, E ancora canto / Stai con me (Ddd ZPDR 7236) 1982, E non finisce mica il cielo / (Le Orme) Marinai (Ddd CCV promo) 1982, Quante volte / (A. Camerini) Questo amore (Ddd JC 15072) 1983, Bambolina / (B. Tyler) Total eclipse of the heart (Ddd JC 15100) 1989, Almeno tu nell'universo / (Mietta) Canzoni (Fonit Cetra J.B. 818 - M 17770) 1989, Donna / (Bravo) Dime se te gusto (Fonit Cetra J.B. 820 - M 17893) 1990, La nevicata del '56 / (Mango) Tu... sì (Fonit Cetra J.B. 822 - M 18042) 1992, Gli uomini non cambiano / (A. Canino) Brutta (Fonit Cetra J.B. 827 - M 18312) 1992, Cu'mmè / (NCCP) Pe' dispietto (CGD-Festa YD 770) 1993, Stiamo come stiamo / (A. Mingardi) Sogno (Columbia JC 15322) CD SINGOLI 1993, Stiamo come stiamo / Dormitorio pubblico (Columbia 659007) 1993, Vieneme (Mercury Polygram 5002035) 1998, La vita racconta (Sony s.n.) 1999, Minuetto / Tu sei così (Bmg-Ricordi 74321649822) DISCOGRAFIA ESTERA INCISIONI IN FRANCESE (45 GIRI) 91: 1973, Tout petit homme / Io straniera (Barclay 61747) 94: 1973, Tu t'en vas quand tu veux / Minuetto (Barclay 61894) INCISIONI IN INGLESE (45 GIRI) 98: 1977, Freedom is today / Libera (Civ-Elver 36419) INCISIONI IN SPAGNOLO (45 GIRI) 92: 1973, Sola / Piccolo uomo-No me dejes (Hispavox CP 181, ed. promozionale, con copertina illustrata) 93: 1973, Sola / Piccolo uomo-No me dejes (Hispavox HS 953) 95: 1974, Minuetto / Nieve blanca (Hispavox 45-1057) 96: 1975, Himno / Y estan lloviendo estrellas (Hispavox 45-1274) 97: 1977, Libre / Yo hembra yo persona (Rca PB 6031) 1977, Libre / Yo hembra yo persona (Rca 6031, stampa peruviana con copertina standard forata) 1977, Libre / Yo hembra yo persona (Rca Bocs 1186, stampa boliviana) INCISIONI IN SPAGNOLO (LONG-PLAYING) 99: 1974, Mia Martini en español (Hispavox HRIS 631/01) 100: 1974, Mi cantar enamorado (Rca Victor AVSP 4238, edizione riservata al mercato argentino e brasiliano) 1997, Mi canto español (Bmg-Ricordi 74321428272, stampa italiana edita solo in versione cd e musicassetta) 45 GIRI DI STAMPA ESTERA CON INCISIONI IN ITALIANO 90: Giappone, Insieme / Lontani dal resto del mondo (JB-Seven Seas HIT 1014) 101: Angola, Padre davvero / Amore amore un corno (Rca Victor 30028) Germania, Padre davvero / Amore amore un corno (Rca 7416135) 102: Israele, Piccolo uomo / Questo amore vero (Cbs 1254) 103: Giappone, Minuetto / Piccolo uomo (Ricordi DW 1080) Yugoslavia, Minuetto / Tu sei così (Ricordi S 53707) Spagna, Minuetto / Tu sei così-Tu eres asì (Ricordi HS 989) 104: Spagna, Inno / E stelle stan piovendo (Ricordi 451238) Germania, Al mondo / Principessa di turno (Ricordi 35009) Germania, Donna con te / Tutti uguali (Ricordi 36002) 105: Germania, Che vuoi che sia... / Io donna io persona (Rca PPBO 7067) 106: Portogallo, Che vuoi che sia... / Io donna io persona (Rca Victor 20169) 107: Francia, Che vuoi che sia... / Io donna io persona (Wea-Atlantic 10809) 108: Giappone, Libera / Ma sono solo giorni (Rca SS 3121) 109: Germania, Libera / Sognare è vita (Rca PB 7005) 110: Francia, Libera / Sognare è vita (Wea-Atlantic 10921) 111: Grecia, Libera / Sognare è vita (Philips 6060277) 112: Giappone, Ritratto di donna / Ma sono solo giorni (RCA SS 3122) 113: Francia, Per amarti / Se finisse qui (Wea-Atlantic 11067) Spagna, Per amarti-Para amarte / Se finisse qui (Rca PB 6200) Spagna, E non finisce mica il cielo-Y no se acaba nunca el cielo / Voglio te-Te amo a ti (Rca SPBO 7331) Germania, Quante volte / Solo noi (Ddd 104938/100) 119: Germania, Rapsodia / Versilia / Dio c'è (Eurostar 39810825, edito solo in formato maxi cd singolo) LONG-PLAYING DI STAMPA ESTERA CON INCISIONI IN ITALIANO Korea, Oltre la collina (Rca/Si-Wan Records SRMWP 1001) 114: Giappone, Nel mondo una cosa (Ricordi MW 2094) Giappone, Il giorno dopo (Ricordi MW 2087) Giappone, È proprio come vivere (Ricordi MW 2106) 115: Giappone, Sensi e Controsensi (Ricordi MW 2119) Giappone, Un altro giorno con me (Ricordi MWF 1002) 116: Francia, Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto (Wea-Atlantic 50293) 117: Canada, Mia Martini (Able Records 200) 118: Giappone, Per amarti (Rca RVP 6285) Spagna, Per amarti (Rca PL 313888) Germania, Mimì (Ddd-Ariola 205212-320) Germania, Quante volte ho contato le stelle (Ddd-Ariola 205219-320) Germania, Lacrime (Eurostar 39810720) 119: Germania, Rapsodia (Eurostar 39810822) PRINCIPALI ANTOLOGIE PER IL MERCATO ESTERO 120: Giappone, 1975, Library: Mia Martini-Drupi (Seven Seas GXC 112) 121: Germania, 1976, Canzone dall'Italia (Ricordi MED 51021) 122: Germania, 1976, Canzoni (Ricordi 45016) 123: Giappone, 1977, World Popular Song Festival in Tokyo 1977 (Jasrac R 2A0113 YL) 124: Giappone, 1978, Mia Martini, the best of... (Ricordi FDA 0069) NOTE ALLA DISCOGRAFIA Alcuni brani incisi con il nome di Mimì Bertè sono stati inseriti in compilations di artisti vari. Il magone compare nelle raccolte Quei favolosi anni '60 (Fabbri editore 1963-1, del 1993) e I grandi della canzone, vol. 8 (Joker 10138, del 1995). I brani Non sarà tardi e Quattro settimane figurano nelle raccolte: Così allora (Durium LPS 40.078, del 1979) e Mia Martini: le origini (Bmg-Ricordi 74321414902-2, del 1996). Uno spezzone de Il magone è inoltre presente nel disco pubblicitario Ariston: promozione editoriale n. 5, del 1964. Dei brani Non pentirti dopo e Il Magone le sole basi musicali compaiono su un 45 giri del 1964 stampato dalla Car-Juke-Box di Carlo Alberto Rossi, con copertina standard forata (JN 2301). Promozionale è anche il Disco Refrein n. 47 che la RCA realizzò nel 1971 per lanciare Padre davvero e Amore amore un corno!, canzoni di cui questo singolo propone i soli ritornelli (RCA EM 47). Di Oltre la collina si contano due prime edizioni con copertina apribile ad album e identico numero di catalogo (RCA PSL 10516) realizzate, una, nel 1971 e l'altra nei primi mesi del 1972. La stampa del 1971 si riconosce da due particolari: contiene, internamente, una serie di fotografie e una selezione dei testi più rappresentativi della raccolta, mentre il vinile si estrae verticalmente, cioè tirandolo verso l'alto. Invece l'edizione del 1972 contiene, internamente, tutti i testi delle canzoni e il vinile si estrae lateralmente, cioè tirandolo verso destra. Questo long-playing è stato ristampato, in versione vinilica, nel 1974 (Rca PSL 10516 F 375) e nel 1991 (Rca ND 74550) con copertina a busta chiusa. A partire dalla ristampa del 1991, la canzone Gesù è mio fratello viene erroneamente indicata come Gesù, caro fratello. L'album Il giorno dopo contiene un inserto fotografico di dodici pagine con scatti di Roberto Rocchi. In una delle prime edizioni dell'album, la presenza di questo allegato viene segnalata per mezzo di un riquadro bianco stampato sulla copertina (foto 37). La quotazione di questa edizione è lievemente superiore a quella priva del riquadro. Anche di È proprio come vivere si contano due edizioni originali con identico numero di catalogo (Ricordi SMRL 6126) e, in allegato, un mini-poster realizzato da Mauro Piccini. La prima edizione si riconosce da un particolare del retrocopertina, sul quale compaiono solo i titoli delle canzoni. Il vinile è inoltre inserito in una normale busta bianca. La successiva edizione presenta sul retrocopertina i titoli dei brani, i ringraziamenti di Mia Martini e i nomi dei musicisti presenti in sala. In questo caso, il vinile è inserito in una busta nera con i testi. Del singolo Ricordi SRL 10.730 del 1974 esistono due edizioni che si distinguono per l'ordine di inserimento delle canzoni. Nella prima stampa, Inno è presente come lato A ed E stelle stan piovendo come lato B. Nella seconda edizione l'ordine è invertito, come si evince dai titoli impressi sulla copertina. Questa edizione fu realizzata dalla Ricordi per premiare il successo ottenuto da E stelle stan piovendo, che il pubblico dimostrò di gradire molto più di Inno, canzone scelta originariamente come brano di punta. Si contano due edizioni anche del 45 giri con le canzoni Donna con te / Tutti uguali, entrambe siglate dal codice Ricordi SRL 10.763. La prima edizione è tuttavia priva del logo «Festivalbar 1975». Due confezioni insolite caratterizzano gli album Sensi e controsensi e Un altro giorno con me. Nel primo caso, la copertina è apribile, ha il frontale di forma circolare ed è priva di fotografia esterna. All'interno, compaiono due primi piani di Mia Martini (di cui uno staccabile e autografato) e un tondo con i testi. La copertina di Un altro giorno con me è invece realizzata a forma di casetta scomponibile. Anche dell'antologia Mia (1976) si contano due edizioni originali, con identico numero di catalogo (Ricordi SMRL 6185). Esse si distinguono per il colore dell'etichetta (nero/arancio la prima e bianco/arancio la seconda) e per un lievissimo dettaglio delle copertine. La seconda edizione presenta due righini grigi che inquadrano la figura su ambedue i lati. Le canzoni Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto / Io donna io persona figurano in un long-playing promozionale, realizzato come dono dell'«Hotel Hilton» di Roma; il titolo è: Rome Cavalieri Hilton Hotel - September, 6/1976 - Italy (Rca TPL 1 1223). Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto è stata inoltre lanciata da un singolo promozionale «per discoteche», con etichetta blu della Rca, accoppiata alla canzone di S. Rosso Letto 26 (Rca TPDB 1237). La canzone Libera compare anche nel long-playing Sonorizzazione 2, realizzato dalla Rca nel 1977 assieme a canzoni di artisti vari (Rca PXL 31267). Le canzoni Vola / Dimmi sono anche ospitate su un 45 giri promozionale, con copertina e numero di catalogo identico a quello dell'edizione standard (Warner Bros R. T 17207), allegato alla rivista Music. Vinile e copertina sono contrassegnati da appositi adesivi di colore bianco-rosso. E non finisce mica il cielo e Guarirò guarirò sono anche inserite in due Q-disc promozionali per le radio, assieme a brani di altri artisti (Ddd DJ L 32003; Ddd 12 PRM 047). Doppie emissioni, con numero di catalogo invariato, contraddistinguono i singoli della Ddd con i brani Quante volte / Solo noi (con copertine completamente diverse) e Spaccami il cuore / Lucy (copertine uguali, con - in più - i testi nella seconda edizione). Esiste anche un'edizione a tiratura limitata dell'album Quante volte ho contato le stelle, dotata di un opuscolo con la storia del long-playing e numerose fotografie inedite. Il cd Lacrime è stato realizzato in due versioni (una tradizionale ed una «picture»), con identico numero di catalogo (Fonit Cetra CDL 306). Copertine rinnovate caratterizzano: la prima edizione di Oltre la collina in formato musicassetta e stereotto (foto n. 35) e le ristampe degli album: È proprio come vivere (foto n. 39), Sensi e controsensi (foto n. 40) e Mia (foto n. 61), la ristampa WEA di Danza (foto n. 45), la ristampa RTI de La musica che mi gira intorno e, infine, le seconde edizioni delle antologie I miei pensieri (foto n. 69), Una donna una storia (foto n. 80), Mimì Bertè... in arte Mia Martini (foto nn. 87-88). Esistono delle edizioni ritenute rare dai collezionisti, perché contraddistinte da una serie di difetti eliminati nelle successive ristampe. Un altro giorno con me, ad esempio, nella prima edizione in formato musicassetta, possiede un'etichetta anonima, ovvero priva del nome «Mia Martini». La stessa opera, in versione cartuccia stereotto, omette nella lista dei brani il titolo della canzone Malgrado ciò, regolarmente inserita. Un vistoso errore di stampa differenzia la prima dalla seconda edizione dell'album Martini Mia. Sull'etichetta della prima edizione, la canzone Amori viene erroneamente ricondotta agli autori Macchiarella e Miamartini, mentre è stata scritta da Franca Evangelisti e Armando Trovajoli, i cui nomi risultano corretti nella seconda edizione. De La musica che mi gira intorno esiste una rarissima edizione bloccata prima della distribuzione nei negozi, a causa di un'impaginazione sbagliata in vari punti. Alcuni dischi, infine, contengono delle canzoni con missaggi diversi rispetto alle edizioni originali. L'album Mix-Remix, del 1992, contiene una versione «da discoteca» di Piccolo uomo (Ricordi STVL 6455). Nelle raccolte Mia Martini: le origini e Gli anni '70, il brano Amanti risulta privo del finale per soli archi della prima edizione. La canzone Io donna io persona ha due finali diversi a seconda che la si ascolti dal 45 giri (dove viene regolarmente sfumata) o dall'album (dove si conclude a mo' di esecuzione dal vivo, con incitamenti e battiti di mani). Le canzoni E ancora canto / Stai con me, ospitate sul singolo della Ddd con numero di catalogo ZBDR 7236, sono il frutto di registrazioni diverse da quelle ospitate nell'album Mimì. Del 1993 è il secondo volume dell'antologia Club Tenco. 20 anni di canzoni d'autore (Dischi del club Tenco, Ala bianca, distrib. Cgd 12855 / 37264), che contiene una bellissima versione live - su base - di Almeno tu nell'universo. L'album Il meglio di Mia Martini / Rapsodia, del 1992 (Fonit Cetra LPX 329), contiene una versione in trio (Gragnaniello-Martini-Murolo) di Cu'mmè. La versione originale in duo (Martini-Murolo) compare nell'album Ottantavoglia di cantare, pubblicato a nome di Roberto Murolo (CGD 9031 76469-2). La raccolta Indimenticabile Mia, del 1996 (Digit DIT CD 016), ospita una versione più lunga di Cercando il sole. La raccolta Supersanremo 1993 (Wea 450992087-1) contiene una versione diversa di Stiamo come stiamo. Fra i difetti di riversamento, segnaliamo i «salti» che si avvertono nelle canzoni Agapimu (versione della compilation Ricordi intitolata Ritratto), Vola (in tutte le ristampe) e Al mondo (nella recente ristampa digitale dell'album Sensi e controsensi). Alcune annotazioni sulla discografia estera. Dei 45 giri con incisioni in lingua straniera sono anche note le seguenti edizioni promozionali di Freedom is today / Libera, con copertina standard forata: Cbs 5178 (Inghilterra); Polar POS 1232 (Svezia); Able ABE 1757 (Canada). Più interessanti sono le edizioni promozionali, con copertina standard forata, che allegano al vinile un profilo bio-discografico stampato su foglio intestato dal logo della casa discografica. Dalla Francia, segnaliamo Tout petit homme / Io straniera con un allegato biografico di due pagine intitolato «Mia Martini». Dalla Spagna: Sola / Piccolo uomo-No me dejes (Hispavox CP 181), con regolare copertina illustrata e, in allegato, un manifestino pubblicitario. Dall'Argentina, ricordiamo il promozionale Minuetto / Nieve blanca (Rca-Victor 31 A 2478) con un allegato pubblicitario. Dalla Spagna, Libre / Libera (Rca-Victor PB 6031), con l'allegato «Mia Martini, en la hora de la verdad». A livello collezionistico, suscitano un certo interesse i dischi dotati di un B-side diverso dalle edizioni standard. Dall'Argentina, segnaliamo Mujer sola / Mi piace-Me gusta (Rca-Victor 31 A 2351). Dal Canada: Freedom is today / Sognare è vita (Able ABE 1760). I 45 giri esteri con incisioni in lingua italiana sono tutti confezionati a busta chiusa, eccetto il singolo giapponese con le canzoni Minuetto / Piccolo uomo, apribile ad album. Si possono inoltre menzionare: Donna sola / Questo amore vero, stampati su un 45 giri svizzero della Ricordi (SRL 10681), con copertina standard forata ed etichetta rosso-nera (al posto dell'usuale nero/arancio). E, infine, il singolo brasiliano, con copertina standard forata (Ricordi RICS 16003), che ha come lato A la canzone Tu sei così e, sul retro, Minuetto. I cinque album esportati in Giappone dalla Ricordi sono dotati di opuscoletti con le traduzioni delle canzoni e con alcune note bio-discografiche su Mia Martini. Un opuscolo di sette pagine arricchisce l'edizione digitale di Oltre la collina, stampata nel 1995 dall'etichetta koreana Si-Wan Records. Tutti gli album italiani esportati all'estero hanno mantenuto, inalterati, i titoli e le canzoni originariamente inserite nelle edizioni originali. L'unica eccezione è costituita dall'album Mia Martini, che è la stampa canadese di Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto. Questa edizione è priva della canzone Ma sono solo giorni, sostituita da Libera in versione italiana e inglese. Tra le raccolte estere, con brani cantati in italiano, va anche segnalata Bellissima dos (Konga music CXCD166), un'antologia spagnola di artisti vari del 1994, che contiene una versione remissata di Piccolo uomo. ICONE DI UN SUCCESSO (MANIFESTI, INSERTI PUBBLICITARI, PRESS-BOOK) [Sono raffigurate 124 copertine relative alla discografia italiana e internazionale; 48 manifesti e inserti pubblicitari; 36 press-book.] CURIOSITÀ E MEMORABILIA Nel 1968, il gruppo romano dei Chetro & Co., in nome dell'affettuosa amicizia che lo lega da anni a Mimì, inserisce un frammento di una sua fotografia sulla copertina-puzzle del singolo che contiene i brani Danze della sera e Le pietre numerate (foto 1), edito dalla Parade (PRC 5053). La copertina, che è costituita da otto facciate, raffigura, tra gli altri, i Rolling Stones, Totò e Aldo Fabrizi sul set del film Guardie e Ladri, Pierpaolo Pasolini, Federico Fellini e molti altri ancora. Attualmente, questo disco è fra i più quotati della discografia rock-psichedelica italiana degli anni '60. Per alcune copertine dei suoi dischi, gli art-directors si sono ispirati ai modelli iconografici più vari. La copertina del suo primo album, Oltre la collina (foto 3), è ad esempio una rielaborazione della fotografia scelta dai Nirvana per la copertina del 33 giri Local Anaesthetic, edito nel 1971 (foto 2). La copertina dell'album È proprio come vivere (foto 5) si ispira al celebre profilo di Marlene Dietrich, tratto dal manifesto del film Angel (foto 4), girato nel 1937. La copertina dell'album Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto (foto 7) sembra ispirarsi a un celebre quadro di Dante Gabriele Rossetti, realizzato nella prima metà dell'Ottocento e intitolato Beata Beatrix (foto 6). Numerose sono le copertine inedite riconducibili alla discografia ufficiale. Per ogni disco venivano allestite diverse ipotesi di copertina, così da poter scegliere in un secondo momento la più adatta ai fini commerciali. Nella foto 8 vediamo la copertina inedita del suo primo 45 giri con le canzoni Padre davvero e Amore... amore... un corno!. Il disegno - ritenuto forse troppo enigmatico - fu inizialmente scartato, ma successivamente venne recuperato come illustrazione dello spartito relativo alle due canzoni. La foto 9 rappresenta, invece, la copertina inedita del 45 giri con le canzoni Il guerriero e Bolero. Negli anni '70 ottennero molto successo le gimmik-covers, ovvero le copertine smontabili dalle forme più bizzarre. Riconducendosi a questa moda, l'ufficio grafico della Ricordi confezionò per Mia Martini la copertina dell'album Un altro giorno con me, che - montata a parte - assumeva la forma di una casetta decorata con colori vivaci (foto 10). Molti pittori hanno dedicato a Mia Martini i loro quadri. Il dipinto della foto 11 si intitola Il giorno dopo ed è stato realizzato da Giuseppe Bruno, valente pittore siciliano legato alla nostra artista da lunga e profonda amicizia. Proprio Bruno avrebbe dovuto realizzare la copertina del suo disco con le canzoni dedicate alla luna. La foto 12 rappresenta, invece, uno splendido ritratto a olio realizzato dalla pittrice Angela Cipullo. Sul dattiloscritto originale de La costruzione di un amore (foto 13), Ivano Fossati ironizzava sul titolo della canzone, che gli pareva simile all'intestazione di un progetto edilizio. Così appuntò a penna la battuta «Per il condono edilizio presentare domanda». Sia pur raramente, i dischi di Mia Martini sono stati associati a gadgets di vario tipo, oggi ricercatissimi dagli appassionati e dai collezionisti. Fra gli altri, menzioniamo: il gruppo di minicartoline con la discografia dell'artista, realizzate dalla Ricordi tra il 1972 e il 1974, e gli adesivi riproducenti le copertine degli album Sensi e controsensi, Danza e Mimì. Per l'uscita dell'album Danza fu anche allestita una sorta di carta d'identità artistica di Mia Martini, che conteneva internamente tutta la sua discografia. Sono invece dei falsi le cartoline sonore provenienti dai Paesi dell'Est, che per alcuni periodi sono circolate nel mercato collezionistico. Meno numerosi sono i gadgets, come le spillette realizzate per gli album Mimì e Lacrime: la prima a forma di chitarra (foto 14), la seconda (disponibile in due colori, rosa e blu) di forma circolare. Più raro e ricercato è l'orologio realizzato per il Sanremo del 1990, ovvero per la promozione de La nevicata del '56 (foto 15). Negli ultimi anni ha preso piede il collezionismo delle carte telefoniche, in special modo quelle dedicate ad artisti del cinema o della musica. Sul modello di queste cards, il mensile specializzato Raro! ha allestito una serie di schede da collezione distribuite gratuitamente ai lettori. Alla nostra artista è stata dedicata la «Rarocard» numero 8 (foto 16), che ospita la copertina del suo primo 45 giri inciso con il nome di Mimì Bertè: il quotatissimo Lontani dal resto del mondo, edito anche in Giappone (foto 17) su un 45 giri ultimamente «scoperto» dal collezionista Roberto Bargero.