HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZOSANGUE DI JOANNE K. ROWLING Traduzione non ufficiale A Mackenzie, la mia bellissima figlia, dedico il suo gemello di carta e inchiostro CAPITOLO UNO L'ALTRO MINISTRO Era quasi mezzanotte e il Primo Ministro era seduto da solo nel suo ufficio, leggendo un lungo promemoria che gli scivolava nel cervello senza lasciare la minima traccia di significato dietro di s‚. Aspettava la telefonata del Presidente di un paese molto lontano e, tra il chiedersi quando quello sciagurato avrebbe telefonato, e cercare di reprimere gli spiacevoli ricordi di quella che era stata una lunghissima settimana stancante e difficile, non c'era grande spazio nella sua testa per qualsiasi altra cosa. Quanto pi— cercava di concentrarsi sulle parole scritte nel foglio che aveva davanti, tanto pi— chiaramente il Primo Ministro poteva vedere l'espressione gongolante di uno dei suoi avversari politici. Questo particolare avversario era apparso nei telegiornali quello stesso giorno, non solo per elencare tutti i terribili fatti che erano accaduti nell'ultima settimana (come se qualcuno avesse bisogno di un promemoria) ma anche per spiegare minuziosamente come ogni singolo fatto fosse uno sbaglio del governo. Il battito del Primo Ministro acceler• al solo pensiero di queste accuse, perch‚ non erano n‚ giuste, n‚ vere. Per quale ragione al mondo il governo avrebbe potuto fermare il crollo di quel ponte? Era offensivo per chiunque insinuare che non investivano abbastanza denaro nei ponti. Il ponte aveva meno di dieci anni e i migliori esperti erano perplessi nello spiegare per quale motivo si era spezzato nettamente in due, facendo precipitare una dozzina di auto nelle profonde acque del fiume sottostante. E come osava qualcuno insinuare che era la scarsit… di poliziotti ad aver causato quei due sgradevoli e ben pubblicizzati omicidi? O che il governo avrebbe dovuto in qualche modo prevedere lo strano uragano nell'ovest del paese che aveva causato cosŤ tanti danni alle cose e alle persone? Ed era stato per colpa del governo che uno dei suoi assistenti, Herbert Chorley, aveva scelto proprio quella settimana per comportarsi in modo cosŤ strano da dover tornare a trascorrere molto pi— tempo con la sua famiglia? "Un triste stato d'animo ha colpito il paese," aveva concluso l'avversario, nascondendo a mala pena il suo largo sorriso. E sfortunatamente, questo era esattamente vero. Il Primo Ministro si sentiva cosŤ; le persone veramente sembravano pi— tristi del solito. Perfino il tempo era deprimente; tutta questa nebbiolina fredda a met… luglio... Non era giusto, non era normale... Volt• la seconda pagina del promemoria, vide quanto era andato avanti e lo releg• come compito sgradevole. Allungando le braccia sopra la testa gir• tristemente lo sguardo su tutto il suo ufficio. Era una bella stanza, con un raffinato camino di marmo di fronte alla lunga finestra a ghigliottina, saldamente chiusa come riparo dall'insolito freddo. Con un leggero brivido, il Primo Ministro si alz• e si avvicin• alla finestra, guardando la leggera nebbiolina che premeva sul vetro. Fu allora, mentre stava in piedi dando le spalle alla stanza, che sentŤ un delicato colpo di tosse alle sue spalle. Raggel•, naso contro naso con la sua immagine impaurita riflessa sul vetro scuro. Conosceva quella tosse. L'aveva gi… sentita prima. Si volt• molto lentamente verso la stanza vuota. "Si?" chiese, cercando di sembrare pi— coraggioso di come si sentiva. Per un breve momento si concesse l'assurda speranza che nessuno gli avrebbe risposto. Tuttavia, subito una voce rispose, una voce nitida, decisa, che dava l'impressione di leggere un discorso preparato. Proveniva đ come il Primo Ministro aveva capito al primo colpo di tosse đ da un omino simile ad una rana che indossava una lunga parrucca d'argento e che era raffigurato in una piccola, sudicia pittura ad olio posta nell'angolo pi— lontano della stanza. "Al Primo Ministro dei Babbani. Urge un incontro. Prego rispondere immediatamente. Cordialmente, Caramell." L'uomo del ritratto guard• interrogativamente il Primo Ministro. "Ehm," disse il Primo Ministro, "senta... Non Š un buon momento per me... Sto aspettando una telefonata, capisce... dal Presidente di..." "Questo pu• essere sistemato," disse il ritratto immediatamente. Il cuore del Primo Ministro perse un colpo. Era molto impaurito. "Ma davvero spererei proprio di parlare..." "Possiamo fare in modo che il Presidente si dimentichi di chiamare. Telefoner… invece domani notte," disse l'omino. "Per cortesia risponda immediatamente al signor Caramell." "Io... oh... molto bene," disse debolmente il Primo Ministro. "SŤ, vedr• Caramell." Si precipit• dietro alla scrivania, raddrizzando la cravatta mentre correva. Aveva appena ripreso il suo posto e assunto un'espressione che sperava fosse disinvolta e non impressionata, quando delle luminose fiamme verdi presero vita nel vuoto focolare del caminetto di marmo. Osservava, cercando di non lasciar trapelare un moto di sorpresa o timore, quando un uomo corpulento apparve tra le fiamme, ruotando velocemente come una trottola. Alcuni secondi pi— tardi era atterrato su un raffinato tappeto antico, spazzando via la cenere dalle maniche del suo lungo mantello gessato, una bombetta verde acido in mano. "Ah... Primo Ministro," disse Cornelius Caramell, avanzando a grandi passi verso di lui con la mano tesa. "Felice di rivederla." Il Primo Ministro non poteva onestamente ricambiare questo complimento, cosŤ non disse assolutamente nulla. Non era neppure lontanamente contento di rivedere Caramell, le cui occasionali apparizioni, oltre ad essere veramente allarmanti da sole, di solito significavano che era sul punto di ascoltare delle bruttissime notizie. Caramell, inoltre, appariva decisamente logorato dalle preoccupazioni. Era pi— magro, pi— calvo, pi— grigio e il suo volto aveva uno sguardo spento. Il Primo Ministro aveva visto quello sguardo in altri uomini politici prima d'ora, e non aveva mai preannunciato niente di buono. "Come posso aiutarla?" chiese, stringendo molto velocemente la mano di Caramell e indicando la sedia pi— dura di fronte alla scrivania. "Š difficile sapere da dove iniziare," borbott• Caramell, avvicinando la sedia, sedendosi e posando la bombetta verde sulle ginocchia. "Che settimana, che settimana..." "Ne ha avuta una terribile anche lei?" chiese freddamente il Primo Ministro, sperando di far capire che ne aveva gi… avute abbastanza senza bisogno di un aiuto extra da parte di Caramell. "SŤ, certo," rispose Caramell, strofinando stancamente gli occhi e guardando cupamente il primo Ministro. "Ho avuto una settimana uguale alla sua, Primo Ministro. Il ponte di Brockdale... gli omicidi di Bones e Vance... per non parlare della confusione nell'ovest del paese..." "Lei... ehm... i suoi... voglio dire, qualcuno della sua gente Š... Š coinvolto in questi... questi fatti?" Caramell fiss• il Primo ministro con uno sguardo piuttosto severo. "Certo che lo Š," disse, "avr… senza dubbio capito cosa sta succedendo?" "Io..." balbett• il Primo Ministro. Era proprio quell'atteggiamento a rendere cosŤ spiacevoli le visite di Caramell. Dopo tutto era il Primo Ministro e non gradiva essere trattato come uno studente ignorante. Ma indubbiamente, era stato cosŤ sin dal suo primissimo incontro con Caramell nella sua primissima sera come Primo Ministro. Ricordava come fosse ieri e sapeva che lo avrebbe ricordato fino alla morte. Se ne stava solo, in quello stesso ufficio, assaporando il trionfo che alla fine era arrivato dopo tanti anni di sogni e macchinazioni, quando aveva sentito un colpo di tosse dietro di lui, proprio come poco prima, e si era girato per scoprire che quel piccolo orribile ritratto gli stava parlando, annunciando che il Ministro della Magia stava per arrivare e presentarsi. Naturalmente, aveva pensato che la lunga campagna e la tensione delle elezioni l'avessero fatto impazzire. Era rimasto completamente terrificato trovando un ritratto che gli parlava, comunque questo era niente rispetto a quello che aveva provato quando un tizio, che diceva di essere un mago, era uscito dal caminetto e gli aveva stretto la mano. Era rimasto senza parole durante tutta la cortese spiegazione di Caramell sul fatto che esistevano tuttora, in tutto il mondo, maghi e streghe che vivevano in segreto e lo rassicurava che non l'avrebbe importunato riguardo a questo, poich‚ il Ministro della Magia era responsabile dell'intera comunit… magica e faceva sŤ che i non maghi non avessero sentore di ci•. Era, disse Caramell, un compito difficile che comprendeva ogni cosa dalle leggi per un uso responsabile del manico di scopa al tenere sotto controllo i draghi (il primo ministro ricordava a questo punto di essersi appoggiato alla scrivania per un sostegno). Caramell aveva poi dato un colpetto quasi paterno sulla spalla dell'ancora ammutolito Primo Ministro. "Non si preoccupi," aveva detto, "Š molto probabile che non mi vedr… pi—. L'importuner• solo se succeder… qualcosa di grave, qualcosa che potrebbe interessare i babbani đ i non maghi, voglio dire. Altrimenti, vivi e lascia vivere. E devo dire, che la sta prendendo molto meglio del suo predecessore. Cerc• di scaraventarmi fuori dalla finestra, credendo che fossi uno scherzo dell'opposizione." A queste parole, il Primo Ministro aveva per lo meno ritrovato la voce. "Lei... lei non Š uno scherzo, allora?" Era stata la sua ultima, estrema speranza. "No," rispose Caramell gentilmente. "No, mi dispiace ma non lo sono. Guardi." E aveva trasformato la tazza da the del Primo Ministro in un criceto. "Ma," aveva detto il Primo Ministro senza fiato, guardando la tazza masticare l'angolo del suo prossimo discorso, "ma perch‚... perch‚ nessuno me l'ha detto...?" "Il Ministro della Magia rivela se stesso đ o se stessa solo al Primo Ministro Babbano in carica," aveva risposto Caramell, riponendo la bacchetta nella giacca. "Lo riteniamo il modo migliore per mantenere la segretezza." "Ma allora," aveva balbettato il Primo Ministro, "perch‚ l'ex primo Ministro non mi ha avvisato...?" A queste parole, Caramell era proprio scoppiato a ridere. "Mio caro Primo Ministro, lei andrebbe mai a dirlo a qualcuno?" Ancora ridacchiando, Caramell aveva gettato della polvere nel caminetto, era entrato nelle fiamme smeraldine ed era svanito in un sibilo. Il Primo Ministro era rimasto fermo, completamente immobile, e si era reso conto che non avrebbe mai potuto, per tutta la vita, osare accennare a questo incontro ad anima viva, perch‚ chi, in tutto il mondo, gli avrebbe creduto? Aveva impiegato un po' di tempo per riprendersi dallo shock. Per un po', aveva cercato di convincersi che Caramell era stato nient'altro che un'allucinazione dovuta alla mancanza di sonno nel corso della faticosa campagna elettorale. In un vano tentativo di sbarazzarsi di tutti i ricordi di questo spiacevole incontro, aveva donato il criceto ad una contentissima nipotina e ordinato al suo segretario privato di rimuovere il ritratto dell'uomo disgustoso che aveva annunciato la venuta di Caramell. Comunque, con grande sgomento del Primo Ministro, era stato impossibile rimuovere il ritratto. Dopo che vari falegnami, uno o due capomastri, uno storico dell'arte e il Cancelliere dello Scacchiere avevano tutti cercato inutilmente di strapparlo dal muro, il Primo Ministro aveva abbandonato il tentativo e si era semplicemente risolto a sperare che le cose rimanessero ferme e silenziose per il resto del suo mandato. Ogni tanto avrebbe giurato di aver visto, con la coda dell'occhio, l'occupante del quadro sbadigliare o, forse, darsi una grattatina al naso; addirittura, una o due volte, semplicemente uscire dalla cornice e lasciare dietro di s‚ nient'altro che una distesa di scuro e fangoso canovaccio di tela. Comunque, si era abituato a non guardare molto a lungo il quadro e, sempre, per dirsi con fermezza che gli occhi l'avevano tratto in inganno quando qualcosa del genere era capitato. Poi, tre anni dopo, in una notte come questa, il Primo ministro era da solo nel suo ufficio quando il ritratto gli aveva annunciato l'imminente arrivo di Caramell che era sbucato fuori dal caminetto, bagnato fradicio e in uno stato di considerevole agitazione. Prima ancora che il Primo Ministro potesse chiedere perch‚ stava gocciolando sul suo Axminster, Caramell aveva iniziato a farneticare di una prigione che il Primo Ministro non aveva mai sentito nominare, di un uomo chiamato "Serious" Black, di qualcosa che assomigliava a "Hogwarts" e di un bambino chiamato Harry Potter, tutte cose che non avevano il pi— remoto significato per il Primo Ministro. "... sono appena arrivato da Azkaban," aveva ansimato Caramell versando, in una tasca, una grande quantit… d'acqua dall'orlo della bombetta. "In mezzo al Mare del Nord, sa, un volo cattivo... i Dissennatori sono in subbuglio" đ rabbrividŤ đ "non avevano mai subito un'evasione finora. Ad ogni modo, dovevo venire da lei, Primo Ministro. Black Š un noto assassino di babbani e potrebbe aver intenzione di raggiungere Tu-Sai-Chi... Ma naturalmente, lei non ha mai saputo chi sia Tu-Sai-Chi!" Aveva fissato il Primo Ministro senza speranza per un momento, poi aveva detto, "Bene, sediamoci, sediamoci, Š meglio che le faccia un riassunto... Prenda del whisky..." Il Primo Ministro si risentŤ abbastanza di essere invitato a sedersi nel suo ufficio e che gli venisse offerto il suo stesso whisky, ma nonostante ci• si sedette. Caramell estrasse la bacchetta, evocando dal nulla due grandi bicchieri pieni di un liquido ambrato, ne spinse uno nella mano del Primo Ministro e tir• a s‚ una sedia. Caramell aveva parlato pi— di un'ora. Ad un certo punto, si era rifiutato di dire un determinato nome a voce alta e l'aveva invece scritto su un pezzo di pergamena, che aveva ficcato nella mano priva di whisky del Primo Ministro. Quando alla fine Caramell si era alzato per andarsene, anche il primo Ministro si era alzato in piedi. "CosŤ lei pensa che..." Aveva dato un'occhiata al nome stretto nella sua mano sinistra. "Lord Vol..." "Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato!" aveva ringhiato Caramell. "Mi scusi... Lei pensa che Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato sia ancora vivo, quindi?" "Beh, Silente lo dice," rispose Caramell, mentre chiudeva il mantello gessato fino al mento, "ma non l'abbiamo mai trovato. Mi creda, non Š pericoloso finch‚ non ha un aiuto, quindi Š di Black che dobbiamo preoccuparci. Lancer… questo allarme, allora? Perfetto. Bene, spero di non doverla rivedere un'altra volta, Primo Ministro! Buona notte." Ma si erano incontrati ancora un'altra volta. Meno di un anno prima un Caramell dall'aspetto afflitto era apparso dal nulla nel gabinetto per informare il Primo Ministro che c'era stata una fastidiosa seccatura alla Coppa del Mondo di Kwiddich (o qualcosa che suonava allo stesso modo) e che alcuni babbani erano rimasti "coinvolti", ma il Primo Ministro non doveva preoccuparsi, il fatto che il marchio di Tu-Sai-Chi fosse apparso di nuovo, non significava nulla. Caramell era sicuro che si trattasse di un incidente isolato e l'Ufficio per le Relazioni coi Babbani si stava occupando di tutte le modifiche della memoria mentre loro parlavano. "Oh, e quasi dimenticavo," aveva aggiunto Caramell. "Stiamo importando tre draghi stranieri e una sfinge per il Torneo Tremaghi, davvero una routine, ma il Dipartimento per la Regolazione e il Controllo delle Creature Magiche mi ha detto che Š scritto nel trattato che dobbiamo avvisarla nel caso di importazione di creature altamente pericolose." "Io... che cosa... draghi?" farfugli• il Primo Ministro. "SŤ, tre," rispose Caramell. "E una sfinge. Bene, buona giornata a lei." Il Primo Ministro aveva sperato al di l… di ogni speranza che i draghi e la sfinge fossero la cosa peggiore, ma non era stato cosŤ. Meno di due anni dopo, Caramell era schizzato fuori dal camino ancora una volta, questa volta con la notizia che c'era stata una evasione di massa da Azkaban. "Un'evasione di massa?" aveva ripetuto con voce rauca il Primo Ministro. "Non c'Š bisogno di preoccuparsi, non c'Š bisogno di preoccuparsi!" aveva urlato Caramell, gi… con un piede nelle fiamme. "Li riuniremo in un attimo... pensavo solo che dovesse saperlo!" E prima che il Primo Ministro potesse gridare, "Ora, aspetti solo un momento!" Caramell era svanito in una pioggia di scintille verdi. Qualsiasi cosa potesse dire la stampa e l'opposizione, il Primo Ministro non era uno sciocco. Non gli era sfuggito che, nonostante le promesse di Caramell al loro primo incontro, si erano incontrati un sacco di volte, n‚ che Caramell diventava sempre pi— agitato ad ogni visita. Le poche volte che aveva avuto il piacere di pensare al Ministro della magia (o, come spesso chiamava Caramell nella sua testa, l'Altro Ministro), il Primo Ministro non poteva che temere che, la prossima volta in cui Caramell sarebbe apparso, l'avrebbe fatto con notizie ancora pi— gravi. Perci•, la scena di Caramell che scendeva ancora una volta dal camino, con l'aspetto arruffato e nervoso e severamente sorpreso che il Primo Ministro non avesse capito perch‚ esattamente fosse lŤ, era pressappoco la cosa peggiore che gli era capitata nel corso di quella eccezionalmente deprimente settimana. "Come posso sapere cosa sta succedendo nella... ehm... comunit… magica?" sbott• subito il Primo Ministro. "Ho un paese da gestire e preoccupazioni sufficienti al momento senza..." "Abbiamo le stesse preoccupazioni," lo interruppe Caramell. "Il ponte di Brockdale non Š collassato. Non c'Š stato veramente un uragano. E la famiglia di Herbert Chorley sar… pi— al sicuro senza di lui. Al momento stiamo dando disposizioni perch‚ sia trasferito all'Ospedale di San Mungo per le Malattie e le Ferite Magiche. Il trasferimento dovrebbe essere effettuato stanotte." "Cosa state... Mi scusi io... Che cosa?" si infuri• il primo ministro. Caramell prese un grande, profondo respiro e disse, "Primo Ministro, sono veramente spiacente di dirle che Š tornato. Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato Š tornato." "Tornato? Quando dice ®tornatoŻ... Š vivo? Voglio dire..." Il Primo Ministro cerc• di ricordare i dettagli di quell'orribile conversazione di tre anni prima, quando Caramell gli aveva raccontato di un mago che tutti temevano, un mago che aveva commesso migliaia di terribili crimini prima della sua misteriosa scomparsa quindici anni prima. "SŤ, vivo," rispose Caramell. "Questo se... non lo so... un uomo pu• dirsi vivo se non pu• essere ucciso? Io non lo capisco completamente, e Silente non si spiega fino in fondo... tuttavia, ha sicuramente un corpo e cammina e parla e uccide, cosŤ, suppongo, per lo scopo della nostra discussione, sŤ, Š vivo." Il Primo Ministro non sapeva cosa rispondere ma, per una lunga abitudine di voler apparire ben informato su ogni argomento che si presentava, cerc• di ricordare ogni dettaglio delle precedenti conversazioni. "Serious Black Š con... ehm... Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato?" "Black? Black?" rispose Caramell distrattamente, rigirando rapidamente la bombetta tra le dita. "Intende Sirius Black? Per la barba di Merlino, no. Black Š morto. Š venuto fuori che eravamo... ehm... in errore riguardo a Black. Dopo tutto era innocente. E non era nemmeno in combutta con Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato. Voglio dire," aggiunse sulla difensiva, ruotando ancora pi— velocemente la bombetta, "tutte le prove... avevamo pi— di quindici testimoni oculari... ma in ogni caso, come ho detto, Š morto. Assassinato, in verit…. Nel Ministero della Magia. Effettivamente, Š in corso una indagine..." Con sua grande sorpresa, a queste parole il Primo Ministro sentŤ un lieve moto di compassione per Caramell. Fu, comunque, offuscato quasi immediatamente da un moto di compiacimento al pensiero che, nonostante fosse lui stesso ignorante in materia di materializzazioni fuori da un caminetto, non aveva mai avuto un assassinio in uno dei suoi dipartimenti mentre era in carica... Non ancora, comunque... Mentre il Primo Ministro toccava furtivamente il ferro della sua scrivania, Caramell continu•, "Ma Black Š fuori discussione ora. Il punto Š, Primo Ministro, che siamo in guerra e devono essere presi dei provvedimenti." "In guerra?" ripet‚ nervosamente il Primo ministro. "Sicuro che non sia un po' un'esagerazione?" "Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato si Š ora riunito ai suoi seguaci che fuggirono da Azkaban in gennaio," rispose Caramell, parlando ancora pi— velocemente e roteando cosŤ rapidamente la bombetta da sembrare una macchia verde acido. "Da che sono usciti, hanno causato il caos. Il ponte di Brockdale... Š stato lui, Primo Ministro, ha minacciato di uccidere una massa di babbani se non mi fossi schierato dalla sua parte e..." "Buon Dio, cosŤ Š colpa sua se quelle persone sono state uccise e io devo risolvere problemi riguardanti corde difettose e giunti corrosi e non so che altro!" disse furiosamente il Primo Ministro. "Colpa mia!" disse Caramell, arrossendo. "Sta dicendo che lei avrebbe ceduto ad un ricatto come questo?" "Probabilmente no," rispose il primo Ministro, alzandosi e misurando a grandi passi la stanza, "ma avrei concentrato tutti i miei sforzi nel catturare il ricattatore prima che commettesse delle tali atrocit…!" "Lei pensa realmente che io non stia gi… facendo ogni sforzo?" chiese animatamente Caramell. "Ogni Auror del ministero stava... e sta... cercando di trovarlo e riacciuffare i suoi seguaci, ma stiamo parlando di uno dei pi— potenti maghi di tutti i tempi, un mago che Š sfuggito alla cattura per quasi tre decenni!" "CosŤ, suppongo che stia cercando di dirmi che ha anche causato l'uragano nell'ovest del paese?" disse il Primo Ministro, con la rabbia che aumentava ad ogni passo. Era furioso per aver scoperto la ragione di tutti questi terribili disastri e di non poterlo dire in pubblico, dopo tutto era peggio che se fosse stata colpa del governo. "Non c'Š stato nessun uragano," rispose Caramell miseramente. "Mi scusi!" sbrait• il primo ministro, ora praticamente pestando i piedi su e gi—. "Alberi sradicati, tetti scoperchiati, lampioni divelti, danni spaventosi..." "Sono stati i Mangiamorte," disse Caramell. "I seguaci di Colui-Che-Non-Deve-Essere- Nominato. E... e sospettiamo un coinvolgimento dei giganti." Il Primo Ministro arrest• il suo cammino come se avesse colpito un muro invisibile. "Cosa Š coinvolto?" Caramell fece una smorfia. "Ha usato i giganti l'ultima volta, quando voleva ottenere risultati eclatanti," disse. "L'Ufficio Cancellazione della Memoria ha lavorato tutto il giorno, abbiamo mandato squadre di Obliviatori a cercare di modificare la memoria di tutti i babbani che hanno visto cosa Š realmente accaduto, abbiamo la maggior parte del Dipartimento per la Regolazione e il Controllo delle Creature Magiche che corre qua e l… per il Somerset, ma non riusciamo a trovare i giganti... Š stato un disastro." "Non lo dica!" esclam• furiosamente il primo Ministro. "Non voglio negare che il morale sia abbastanza basso al Ministero," disse Caramell. "Con tutto questo, e la perdita di Amelia Bones." "La perdita di chi?" "Amelia Bones. Capo del Dipartimento per l'Applicazione della Legge Magica. Pensiamo che Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato l'abbia uccisa personalmente, perch‚ era una strega di grande talento e... e tutte le prove dicono che c'Š stato un vero combattimento." Caramell si schiarŤ la gola e, con sforzo, sembr•, smise di ruotare la sua bombetta. "Ma questi omicidi erano sui giornali," disse il Primo Ministro, momentaneamente distratto dalla sua collera. "I nostri giornali. Amelia Bones... Š stato proprio dichiarato, che era una donna di mezza et… che viveva sola. Š stato un... un orribile omicidio, vero? Ha avuto veramente tanta pubblicit…. La polizia Š confusa, sa." Caramell sospir•. "Be', certo che lo Š," disse. "Uccisa in una stanza che era chiusa dal di dentro, vero? Noi, d'altra parte, sappiamo esattamente chi Š stato, ma non che questo ci aiuti un po' nel catturarlo. E poi c'era Emmeline Vance, forse non ha sentito parlare di lei..." "Oh sŤ che ne ho sentito parlare!" disse il Primo Ministro. "In realt… Š successo proprio qui, dietro l'angolo. I giornali hanno avuto un bel daffare con quella faccenda: ®dissesto di legge e ordine pubblico nel cortile dietro la sede del Primo Ministro...Ż" "E come se tutto questo non fosse abbastanza," disse Caramell, parlando apertamente al Primo Ministro, "abbiamo Dissennatori che si aggirano dappertutto, attaccando la gente a sinistra, a destra e al centro..." C'era una volta un tempo pi— felice in cui quest'affermazione sarebbe stata incomprensibile per il Primo Ministro, ma ora era pi— informato. "Pensavo che i Dissennatori facessero la guardia ai prigionieri ad Azkaban," disse prudentemente. "Lo facevano," disse Caramell stancamente. "Ma ora non pi—. Hanno abbandonato la prigione e si sono uniti a Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato. Non finger• che non sia stato un colpo." "Ma," disse il Primo Ministro, con un senso di incipiente terrore, "non mi aveva detto che erano le creature che portavano via la speranza e la felicit… alla gente?" "Esatto. E si stanno diffondendo. Questo Š ci• che sta causando tutta questa foschia." Il Primo Ministro sprofond•, fiacco, nella sedia pi— vicina. L'idea di creature invisibili che si aggiravano per le citt… e le campagne, spargendo afflizione e disperazione tra i suoi elettori, lo faceva sentire alquanto debole. "Ora guardi qui, Caramell... lei deve fare qualcosa! Š responsabilit… sua come Ministro della Magia!" "Mio caro Primo Ministro, lei pu• onestamente pensare che io sia ancora il Ministro della Magia dopo tutto questo? Sono stato destituito tre giorni fa! L'intera comunit… magica ha urlato per due settimane per farmi dimettere. Non li ho mai visti cosŤ uniti in tutto il mio mandato!" disse Caramell, con un coraggioso accenno di sorriso. Il Primo Ministro era momentaneamente rimasto senza parole. A dispetto della sua indignazione per la posizione nella quale era stato messo, provava comunque ancora simpatia per l'uomo dall'aspetto deperito che gli sedeva di fronte. "Mi spiace molto," disse infine. "Se c'Š qualcosa che posso fare?" "Š molto gentile da parte sua, Primo Ministro, ma non c'Š nulla. Sono stato mandato qui stasera per aggiornarla sugli eventi recenti e per presentarla al mio successore. Pensavo che avrebbe dovuto gi… essere qui, ma di certo Š molto impegnato, al momento, con tante cose che stanno accadendo." Caramell lanci• uno sguardo in direzione del ritratto del brutto omino che portava la lunga parrucca dai riccioli argentati, che si stava frugando nell'orecchio con la punta di una penna. Intercettando lo sguardo di Caramell, il ritratto disse, "Sar… qui in un momento, sta solo finendo una lettera a Silente." "Gli auguro buona fortuna," disse Caramell, apparendo, per la prima volta, amareggiato. "Ho scritto a Silente due volte al giorno nelle scorse due settimane, ma non ha voluto cambiare idea. Se fosse stato disposto a convincere il ragazzo, potrei ancora essere... Be', forse Scrimgeour avr… pi— successo." Caramell sprofond• in quello che era chiaramente un silenzio afflitto, ma questo fu rotto quasi immediatamente dal ritratto, che improvvisamente parl• con la sua voce aspra, ufficiale. "Al Primo Ministro dei babbani. Si chiede un incontro. Urgente. Prego rispondere immediatamente. Rufus Scrimgeour, Ministro della Magia." "SŤ, sŤ, bene," disse il Primo Ministro distrattamente, e indietreggi• appena quando le fiamme nel focolare divennero nuovamente verde smeraldo, si alzarono e rivelarono la presenza di un altro mago che roteava al loro interno, che rigettarono un momento dopo sull'antico tappeto. Caramell si alz• in piedi e, dopo un attimo di esitazione, il Primo Ministro fece lo stesso, guardando il nuovo arrivato tirarsi su, spolverare il lungo mantello nero, e guardarsi intorno. Il primo sciocco pensiero del Primo Ministro fu che Rufus Scrimgeour assomigliava a un vecchio leone. C'erano striature di grigio nella sua criniera di capelli fulvi e nelle sue sopracciglia cespugliose; aveva penetranti occhi giallastri dietro un paio di occhiali con la montatura di metallo e una certa flessuosa grazia anche se camminava zoppicando lievemente. Dava un'immediata impressione di astuzia e tenacia; il Primo Ministro pens• che capiva per quale motivo la comunit… dei maghi preferiva Scrimgeour a Caramell come leader, in questi tempi pericolosi. "Piacere" disse il Primo Ministro educatamente, porgendo la mano. Scrimgeour la strinse rapidamente, i suoi occhi passarono in rassegna la stanza, quindi tir• fuori una bacchetta da sotto il suo mantello. "Caramell le ha detto tutto?" chiese, camminando a grandi passi verso la porta e battendo leggermente sul buco della serratura con la sua bacchetta. Il Primo Ministro sentŤ la serratura scattare. "Ehm... sŤ," disse il Primo Ministro. "E se non le dispiace, preferirei che la porta restasse aperta." "Io preferirei non essere interrotto," disse Scrimgeour sbrigativamente, "ho visto" aggiunse, puntando la sua bacchetta alle finestre, cosicch‚ le tende si mossero rapidamente fino a chiudersi. "Giusto, be', io sono un uomo molto occupato, quindi veniamo agli affari. Prima di tutto, abbiamo bisogno di discutere della sua sicurezza." Il Primo Ministro si lev• in tutta la sua altezza e rispose, "Sono assolutamente soddisfatto della sicurezza che ho gi… raggiunto, grazie mil..." "Be', noi no," intervenne Scrimgeour. "Ci saranno scarse prospettive per i babbani se il loro Primo Ministro verr… sottoposto alla Maledizione Imperius. Il nuovo segretario nel suo ufficio fuori..." "Non mi sto sbarazzando di Kingsley Shacklebolt, se Š quello che sta insinuando!" disse il Primo Ministro calorosamente. "Š altamente efficiente, riesce a fare due volte il lavoro di tutti gli altri..." "Questo perch‚ Š un mago," disse Scrimgeour, con un fremito di sorriso. "Un Auror altamente addestrato, che Š stato assegnato a lei per sua difesa." "Ora, aspetti un momento!" esclam• il Primo Ministro. "Voi non potete semplicemente infilare la vostra gente nel mio ufficio, decido io chi lavora per me..." "Pensavo che lei fosse felice di Shacklebolt?" disse Scrimgeour freddamente. " Lo sono... cioŠ, lo ero..." "Quindi non c'Š nessun problema, vero?" disse Scrimgeour. "Io... be', finch‚ il lavoro di Shacklebolt continua ad essere... ehm... eccellente," disse il Primo Ministro flebilmente, ma Scrimgeour sembrava ascoltarlo appena. "Ora, riguardo a Herbert Chorley, il suo assistente," continu•. "Quello che ha intrattenuto il pubblico impersonando un'anatra." "Che mi dice di lui?" chiese il Primo Ministro. "Ha chiaramente reagito a una Maledizione Imperius di basso livello," disse Scrimgeour. "Gli ha fatto marcire le cervella, ma potrebbe essere ancora pericoloso." "Stava solo starnazzando!" disse il Primo Ministro debolmente. "Sicuramente un po' di riposo... Forse esagera col bere..." "Una squadra di Guaritori dell'Ospedale di San Mungo per le Malattie e Ferite Magiche lo sta esaminando mentre noi parliamo. Per quanto ne so, ha cercato di strangolare tre di loro," disse Scrimgeour. "Io credo che sia meglio che lo allontaniamo dalla societ… babbana per un po' di tempo." "Io... be'... Andr… tutto bene per lui, vero?" disse il Primo Ministro ansiosamente. Scrimgeour si strinse semplicemente nelle spalle, dirigendosi ormai di nuovo verso il caminetto. "Bene, questo Š veramente tutto quello che avevo da dire. La terr• al corrente degli sviluppi, Primo Ministro... o, tutto sommato, probabilmente sar• troppo occupato per farlo di persona, nel qual caso mander• qui Caramell. Ha accettato di restare con l'incarico di consulente. Caramell tent• di sorridere, ma non ci riuscŤ; riuscŤ solo a sembrare come se avesse un mal di denti. Scrimgeour stava gi… rovistando nella sua tasca per prendere la misteriosa polvere che rendeva il fuoco verde. Il Primo Ministro guard• sconfortato verso i due per un momento, quindi le parole che aveva lottato per reprimere tutta la sera, esplosero infine da lui. "Ma per l'amor del cielo... voi siete maghi! Voi potete fare magie! Sicuramente voi potete... be'... sistemare ogni cosa!" Scrimgeour si volt• lentamente sul posto e scambi• uno sguardo incredulo con Caramell, che stavolta tent• davvero di tenere a bada un sorriso, mentre diceva gentilmente, "Il problema Š, che anche la controparte pu• fare magie, Primo Ministro." E con questo i due maghi saltarono, uno dopo l'altro, nel lucente fuoco verde e sparirono. CAPITOLO DUE SPINNER'S END A molte miglia di distanza, la fredda nebbia che aveva premuto contro le finestre del Primo Ministro s'era lentamente spostata sopra un fiume sporco che serpeggiava fra argini esageratamente alti coperti di vegetazione e immondizia. Un'immensa ciminiera, rovina di una fabbrica ormai fuori uso, si ergeva, indistinta e sinistra. Non si sentiva alcun suono tranne il sussurro dell'acqua nera e non si vedeva alcun segno di vita a parte una volpe scarna che si era portata furtivamente lungo l'argine per annusare speranzosa alcuni vecchi incarti di pesce fritto e patatine nascosti nell'erba alta. In quel momento, per•, con un leggerissimo pop, una figura snella ed incappucciata apparve dal nulla sulla riva del fiume. La volpe rimase immobile, gli occhi attenti fissi su quello strano, nuovo fenomeno. La figura sembr• orientarsi per qualche istante, poi inizi• a camminare con passo veloce e leggero, il lungo mantello che frusciava sull'erba. Con un altro pop, pi— forte del precedente, si materializz• un'altra figura. "Aspetta!" Il grido aspro fece sobbalzare la volpe, che ora era appiattita nel sottobosco e la fece saltare dal suo nascondiglio fino sull'argine. Ci fu un lampo di luce verde, un guaito, e la volpe cadde riversa a terra, morta. La seconda figura rivolt• l'animale con la punta di un piede. "Solo una volpe," disse con noncuranza una voce femminile. "Avevo pensato che potesse essere un Auror... Cissy, aspetta!" Ma la sua preda, che si era fermata per guardare il lampo di luce, stava gi… arrampicandosi sull'argine dal quale la volpe era appena caduta. "Cissy... Narcissa... ascoltami..." La seconda donna raggiunse la prima e le afferr• il braccio, ma l'altra si divincol•. "Indietro, Bella!" "Devi ascoltarmi!" "Ti ho gi… ascoltato. Ho preso la mia decisione. Lasciami stare!" La donna chiamata Narcissa raggiunse la cima dell'argine, dove una vecchia cancellata separava il fiume da una stretta via pavimentata a ciottoli. L'altra donna, Bella, la seguŤ subito. Fianco a fianco rimasero in piedi a guardare le file e file di cadenti case di mattoni, con le finestre buie e senza vita nell'oscurit…. "Lui vive qui?" Chiese Bella in tono di dispregio. "Qui? In questo letamaio da babbani? Dobbiamo essere le prime della nostra specie ad aver mai messo piede..." Ma Narcissa non stava ascoltando; si era infilata attraverso un varco nella barriera arrugginita e stava gi… affrettandosi ad attraversare la strada. "Cissy, aspetta!" Bella la seguŤ, col mantello che le sventolava dietro, e vide Narcissa che raggiungeva velocemente, attraverso un vialetto fra due case, una seconda via quasi identica. Alcuni dei lampioni erano rotti; le due donne correvano attraverso pozze di luce e profonda oscurit…. L'inseguitrice raggiunse la sua preda proprio mentre voltava un angolo, riuscendo questa volta ad afferrarle fermamente il braccio ed a farla voltare in modo tale da guardarsi in faccia. "Cissy, non devi farlo, non puoi fidarti di lui..." "L'Oscuro Signore si fida di lui, non Š vero?" "L'Oscuro Signore sta... credo... sbagliando," Bella ansim•, e i suoi occhi scintillarono per un istante sotto il cappuccio, mentre si guardava intorno per controllare che fossero veramente sole. "In ogni caso, ci Š stato detto di non parlare del piano con nessuno. Questo Š un tradimento nei confronti del Signore Oscuro..." "Piantala, Bella!" ringhi• Narcissa, mentre estraeva una bacchetta da sotto il mantello, puntandola minacciosamente contro l'altra donna. Bella si limito a ridere. "Cissy, proprio a tua sorella? Non lo faresti..." "Non c'Š pi— niente che non farei!" Narcissa mormor•, con una nota isterica nella voce, e mentre abbassava la bacchetta come se fosse un coltello, ci fu un altro lampo di luce. Bella lasci• andare il braccio di sua sorella come se bruciasse. "Narcissa!" Ma Narcissa era corsa avanti. Strofinandosi il braccio, la sua inseguitrice continu• a seguirla, senza per• avvicinarsi, mentre si addentravano nel labirinto deserto di case di mattoni. Alla fine Narcissa s'avvi• velocemente per una via chiamata Spinner's End, al di sopra della quale la svettante ciminiera della fabbrica sembrava incombere come un gigantesco dito ammonitore. I suoi passi echeggiavano sui ciottoli mentre passava davanti a finestre coperte di assi e rotte, finch‚ non raggiunse proprio l'ultima casa, dove una luce fioca filtrava attraverso le tende di una stanza a piano terra. Aveva bussato alla porta prima che Bella, imprecando sottovoce, la potesse raggiungere. Insieme aspettarono, ansimando leggermente, aspirando l'odore del fiume sporco che la brezza notturna portava loro. Dopo pochi secondi, sentirono dei movimenti dietro la porta e s' aprŤ uno spiraglio. Si intravedeva parte di un uomo che le stava guardando, un uomo con lunghi capelli neri divisi a met… intorno ad una faccia giallastra con gli occhi neri. Narcissa tir• indietro il cappuccio. Era cosŤ pallida che sembrava splendere nell'oscurit…; i lunghi capelli biondi che le scendevano sulla schiena le davano l'aspetto di una persona annegata. "Narcissa!" disse l'uomo, aprendo un po' di pi— la porta, cosŤ che la luce investŤ entrambe, lei e sua sorella. "Che piacevole sorpresa!" "Severus," disse lei con un sussurro teso. "Posso parlarti? Š urgente." "Ma certo." Lui si fece indietro per permetterle di entrare in casa. Sua sorella, ancora con il cappuccio addosso, la seguŤ senza attendere inviti. "Piton," disse seccamente mentre gli passava davanti. "Bellatrix," rispose lui, con la bocca appena piegata in un sorrisetto sprezzante mentre chiudeva di scatto la porta dietro di loro. Erano entrati direttamente in un minuscolo soggiorno che dava l'idea di una cella ovattata d'oscurit…. I muri erano completamente ricoperti di libri, la maggior parte dei quali rilegati in vecchia pelle nera o marrone; un divano consunto, una vecchia poltrona e un tavolo traballante erano raggruppati nella pozza di luce proveniente da un lampadario a candele appeso al soffitto. Il posto aveva un'aria di abbandono, come se non fosse usualmente abitato. Piton indic• a Narcissa il divano. Lei si tolse il mantello, lo gett• da una parte e si sedette, guardandosi le mani bianche e tremanti raccolte in grembo. Bellatrix abbass• molto lentamente il cappuccio. Scura per quanto era chiara sua sorella, gli occhi con le palpebre pesanti e una mandibola forte, non tolse gli occhi di dosso a Piton, mentre andava a mettersi, in piedi, dietro a Narcissa. "Allora, cosa posso fare per voi?" chiese Piton, sistemandosi nella poltrona di fronte alle due sorelle. "Noi... siamo soli, vero?" Chiese Narcissa a bassa voce. "Si, certo. In effetti c'Š Codaliscia qui, ma i parassiti non contano, vero?" Punt• la bacchetta al muro di libri dietro di s‚ e, con un bang, una porta nascosta si aprŤ, rivelando una stretta scala sulla quale stava immobile un uomo basso. "Come certamente hai notato, Codaliscia, abbiamo ospiti," disse Piton pigramente. L'uomo scese curvo gli ultimi scalini ed entr• nella stanza. Aveva occhi piccoli, acquosi, un naso appuntito e mostrava un sorriso sgradevole. Accarezzava con la sinistra la mano destra, che sembrava ricoperta di un guanto di argento luminoso. "Narcissa!" squittŤ lui, "e Bellatrix! Incantevoli..." "Codaliscia ci porter… qualcosa da bere, se volete," disse Piton. "E torner… nella sua stanza." Codaliscia si tir• indietro come se Piton gli avesse tirato qualcosa. "Non sono il tuo servo!" SquittŤ lui, evitando lo sguardo di Piton. "Davvero? Avevo l'impressione che il Signore Oscuro ti avesse destinato qui per aiutarmi." "Aiutare, sŤ... ma non per prepararti da bere e... e pulire la casa!" "Non avevo idea, Codaliscia, che tu aspirassi ad incarichi pi— pericolosi," disse Piton suadente. "La cosa si pu• sistemare facilmente: parler• al Signore Oscuro..." "Gli posso parlare io stesso, se voglio." "Certo che puoi," disse Piton beffardo. "Ma nel frattempo, portaci qualcosa da bere. Un po' di quel vino fatto dagli elfi andrebbe bene." Codaliscia esit• per un istante, come se volesse ancora discutere, ma poi si volt• e pass• attraverso una seconda porta nascosta. Si sentŤ sbattere e un tintinnio di bicchieri. In pochi secondi era di ritorno, portando con s‚ una bottiglia polverosa e tre bicchieri sopra un vassoio. Pos• tutto sul tavolo traballante e si allontan• in fretta dalla loro presenza, sbattendo la porta coperta di libri dietro di s‚. Piton vers• il vino rosso sangue nei tre bicchieri e porse due di essi alle sorelle. Narcissa mormor• un grazie mentre Bellatrix non disse niente, ma continu• a guardare torva Piton. Questo non sembr• scomporlo; al contrario, sembrava divertito. "Al Signore Oscuro," disse, alzando il bicchiere e svuotandolo. Le sorelle lo imitarono. Piton riempŤ di nuovo i bicchieri. Mentre Narcissa beveva il secondo bicchiere, disse in fretta, "Severus, mi dispiace di essere arrivata qui in questo stato, ma dovevo vederti. Penso che tu sia il solo che pu• aiutarmi..." Piton alz• una mano per fermarla, poi punt• di nuovo la bacchetta verso la porta nascosta della scala. Si sentŤ un colpo e uno squittio, seguito dal rumore di Codaliscia che risaliva in fretta le scale. "Le mie scuse," disse Piton. "Ha iniziato ad origliare alle porte di recente, non so che cosa vuole farsene...stavi dicendo, Narcissa?" Lei respir• profondamente rabbrividendo e cominci• di nuovo. "Severus, so che non dovrei essere qui, mi Š stato ordinato di non dire niente a nessuno, ma..." "Allora dovresti tenere la bocca chiusa!" Ringhi• Bellatrix. "Particolarmente in questa compagnia!" "®In questa compagniaŻ?" ripet‚ Piton sardonico. "E cosa intendi dire con questo, Bellatrix?" "Non mi fido di te, Piton, come tu ben sai!" Narcissa fece un rumore che avrebbe potuto essere quello di un pianto strozzato, e si coprŤ il volto con le mani. Piton pos• il bicchiere sul tavolo e si sedette di nuovo, con le mani sui braccioli della poltrona, sorridendo al volto accigliato di Bellatrix. "Narcissa, penso che dovremmo ascoltare quello che Bellatrix Š impaziente di dire; ci risparmier… tediose interruzioni. Bene Bellatrix, continua," disse Piton. "Come mai non ti fidi di me?" "Un centinaio di ragioni!" Disse lei ad alta voce, camminando a grandi passi da dietro il divano fino a sbattere il bicchiere sul tavolo. "Da dove iniziare! Dove eri quando l'Oscuro Signore Š caduto? Perch‚ non facesti alcun tentativo di trovarlo quando sparŤ? Che cosa hai fatto in tutti questi anni in cui sei vissuto all'ombra di Silente? Perch‚ hai impedito al Signore Oscuro di procurarsi la Pietra Filosofale? Perch‚ non sei tornato subito quando l'Oscuro Signore Š rinato? Dove eri qualche settimana fa, quando abbiamo combattuto per recuperare la profezia per il Signore Oscuro? E perch‚, Piton, Harry Potter Š ancora vivo, quando l'hai avuto in tuo potere per cinque anni?" Lei fece una pausa, il petto le saliva e scendeva rapidamente, le guance arrossate. Dietro di lei Narcissa sedeva senza un movimento, con il volto ancora nascosto fra le mani. Piton sorrise. "Prima di risponderti... sŤ, Bellatrix, ho intenzione di risponderti! Potrai riportare le mie parole agli altri che mormorano alle mie spalle, e raccontano false dicerie sul mio tradimento al Signore Oscuro! Prima di rispondere, dico, lasciami fare una domanda a mia volta. Pensi veramente che il Signore Oscuro non mi abbia rivolto, una per una, tutte queste domande? E pensi veramente che, se non avessi potuto dare risposte soddisfacenti, io sarei seduto qui a parlare con voi?" Lei esit•. "Io so che lui ti crede, ma..." "Pensi che stia facendo un errore? O che io lo abbia in qualche modo raggirato? Imbrogliato il Signore Oscuro, il pi— grande mago, il pi— abile Legilimens che il mondo abbia mai visto?" Bellatrix non disse niente, ma, per la prima volta, mostr• un'aria di sconfitta. Piton non insistette. Riprese il suo bicchiere, diede un sorso, e continu•, "Tu chiedi dove ero quando il Signore Oscuro cadde. Ero lŤ dove egli mi aveva ordinato di essere, alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, perch‚ voleva che spiassi Albus Silente. Tu Sai, immagino, che ho preso il posto per ordine del Signore Oscuro?" Lei annuŤ impercettibilmente e poi aprŤ la bocca, ma Piton la anticip•. "Tu chiedi perch‚ non ho cercato di trovarlo quando sparŤ. Per le stesse ragioni di Avery, Yaxley, i Carrows, Greyback, Lucius," inchin• leggermente il capo verso Narcissa, "e molti altri non cercarono di trovarlo. Ho pensato che fosse finito. Non sono fiero di questo, mi sbagliavo, ma Š cosŤ... se lui non avesse perdonato coloro che persero la fede in quei momenti, gli sarebbero rimasti ben pochi seguaci." "Avrebbe ancora me!" disse Bellatrix appassionatamente. "Me, che ho passato tanti anni ad Azkaban per lui!" "SŤ, Š vero, decisamente ammirevole," disse Piton con voce annoiata. "Naturalmente, non Š che in prigione tu gli sia stata di grande aiuto, ma il gesto Š stato bello, senza dubbio..." "Il gesto!" grid• lei; nella furia sembrava quasi impazzita. "Mentre io sopportavo i Dissennatori, tu te ne stavi ad Hogwarts, comodamente interpretando il ruolo del cocco di Silente!" "Non del tutto," disse Piton con calma. "Non mi ha mai voluto assegnare la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure, sai. Sembrava pensare, ah, che questo potesse portare ad una ricaduta... riportarmi indietro sui miei passi." "Questo Š stato il tuo sacrificio per il Signore Oscuro, non insegnare la tua materia preferita?" lo beff• lei. "Perch‚ sei rimasto lŤ tutto quel tempo, Piton? Stavi ancora spiando Silente per un padrone che credevi morto?" "Niente affatto," disse Piton, "anche se il Signore Oscuro Š compiaciuto del fatto che io non abbia mai abbandonato il mio posto: avevo sedici anni di informazioni su Silente da dargli quando lui Š tornato, un regalo di bentornato ben pi— utile dell'incessante ricordo di quanto Azkaban sia spiacevole ..." "Ma tu sei rimasto..." "SŤ Bellatrix, io sono rimasto," disse Piton, tradendo un filo d'impazienza per la prima volta. "Avevo un lavoro comodo che ho preferito alla detenzione ad Azkaban. Stavano rastrellando tutti i Mangiamorte, come sai. La protezione di Silente mi ha tenuto fuori di prigione, era estremente conveniente e me ne sono servito. Ripeto: il Signore Oscuro non si lamenta del fatto che rimasi al mio posto, quindi non vedo perch‚ lo faccia tu." "Penso che poi tu volessi sapere," continu•, un po' pi— ad alta voce, visto che Bellatrix stava dando segno di volerlo interrompere, "perch‚ mi posi fra il Signore Oscuro e la Pietra Filosofale. La risposta Š facile da dare. Lui non sapeva se poteva fidarsi di me . Pensava, come te, che io avessi cambiato da fedele Mangiamorte a tirapiedi di Silente. Lui era in condizioni pietose, debolissimo, condivideva il corpo di un mago mediocre. Non os• rivelarsi ad un vecchio alleato che avrebbe potuto denunciarlo a Silente o al Ministero. Sono veramente dispiaciuto che non si sia fidato di me. Sarebbe tornato al potere tre anni prima. Per come era, io vidi soltanto l'avido e indegno Raptor che cercava di rubare la Pietra e, lo ammetto, ho fatto tutto quel che potevo per ostacolarlo." Bellatrix storse la bocca come se avesse preso una sgradevole dose di medicina. "Ma tu non venisti a lui quando egli torn•, non volasti da lui quando sentisti bruciare il Marchio Nero..." "Š vero, tornai da lui due ore dopo. Tornai su ordine di Silente." "Di Silente?" cominci• lei, in tono d'insulto. "Pensa!" Disse Piton di nuovo impaziente. "Pensa! Aspettando due ore, solo due ore, mi assicurai di poter rimanere ad Hogwarts come spia! Lasciando che Silente pensasse che stavo tornando accanto al Signore Oscuro solo perch‚ mi era stato ordinato, ho potuto passare informazioni su Silente e l'Ordine della Fenice da allora in poi! Considera questo Bellatrix: il Marchio Nero stava diventando sempre pi— forte da mesi, sapevo che egli sarebbe tornato presto, tutti i Mangiamorte lo sapevano! Io ho avuto moltissimo tempo per pensare a quel che volevo fare, per pianificare le mie mosse, per scappare come Karkaroff, non Š vero?" "Il dispiacere iniziale del Signore Oscuro per il mio ritardo svanŤ del tutto, ti assicuro, quando gli spiegai che gli ero rimasto fedele, nonostante Silente pensasse che ero il suo uomo. SŤ, il Signore Oscuro aveva pensato che lo avessi lasciato per sempre, ma si sbagliava." "Ma a cosa sei stato utile?" sogghign• Bellatrix. "Quali utili informazioni abbiamo ricevuto da te?" "Le mie informazioni sono state comunicate direttamente al Signore Oscuro," disse Piton. "Se lui sceglie di non condividerle con te..." "Lui con me condivide tutto!" Disse Bellatrix, prendendo subito fuoco. "Mi chiama la sua pi— leale, la pi— fedele..." "Davvero?" disse Piton, con una delicata intonazione della voce che suggeriva la sua incredulit…. "Lo pensa ancora dopo il fiasco al Ministero?" "Non Š stata colpa mia!" disse Bellatrix, arrossendo. "Il Signore Oscuro, in passato, ha affidato a me i suoi pi— preziosi... se Lucius non avesse..." "Non osare... non osare dare la colpa a mio marito!" disse Narcissa, con voce bassa e minacciosa, guardando sua sorella. "Spartirsi la colpa non serve a nulla," disse Piton soavemente. "Quel che Š stato fatto Š stato fatto." "Ma non da te!" Disse Bellatrix furiosa. "No, tu eri di nuovo assente quando il resto di noi era in pericolo, non Š cosŤ, Piton?" "I miei ordini erano di rimanere indietro," disse Piton. "Forse non sei d'accordo col Signore Oscuro, forse pensi che Silente non si sarebbe accorto se avessi unito le mie forze ai Mangiamorte per combattere l'Ordine della Fenice? E poi đ perdonami đ tu parli di pericolo... stavate fronteggiando sei adolescenti, non Š vero?" "Furono raggiunti presto, come sai molto bene, da met… dell'Ordine!" ringhi• Bellatrix. "E, visto che parliamo dell'Ordine, ancora pretendi di non poter rivelare dove si trova il loro Quartier Generale, non Š vero?" "Non sono il Custode Segreto, non posso dire dov'‚. Penso tu capisca come funziona questo incantesimo, o no? Il Signore oscuro Š soddisfatto delle informazioni sull'Ordine che io gli ho passato. Hanno portato, come forse avete immaginato, alla recente cattura e all'omicidio di Emmeline Vance, ed ha certamente aiutato a liberarci di Sirius Black, sebbene ti riconosca ogni merito per averlo fatto fuori." Inchin• il capo ed alz• il bicchiere verso di lei. L'espressione di lei non si addolcŤ. "Stai evitando la mia ultima domanda, Piton. Harry Potter. Avresti potuto ucciderlo in ogni momento nei passati cinque anni.Non l'hai fatto. Perch‚?" "Hai discusso di questo con il Signore Oscuro?" Chiese Piton. "Lui... ultimamente, noi... lo sto chiedendo a te, Piton!" "Se io avessi ucciso Harry Potter, il Signore Oscuro non avrebbe potuto usare il suo sangue per rigenerarsi, diventando invincibile..." "Pretendi di aver previsto che avrebbe usato cosŤ il ragazzo!" lo schernŤ lei. "Non lo pretendo, no; non avevo alcuna idea dei suoi piani; ho gi… confessato che pensavo che il Signore Oscuro fosse morto. Sto solo cercando di spiegare perch‚ al Signore Oscuro non Š dispiaciuto che Potter sopravvivesse, almeno fino all'anno scorso..." "Ma perch‚ lo hai tenuto in vita?" "Non hai capito quel che ho detto? Š stata solo la protezione di Silente a tenermi fuori da Azkaban! Non credi che assassinare il suo studente preferito avrebbe potuto metterlo contro di me? Ma c'Š stato molto pi— di questo. Dovrei ricordarti che, quando Potter arriv• per la prima volta ad Hogwarts, giravano ancora molte storie su di lui, si diceva che lui stesso fosse un grande mago Oscuro, che era quello il motivo per cui era sopravvissuto all'attacco del Signore Oscuro. In verit… molti dei vecchi seguaci del Signore Oscuro pensarono che Potter potesse essere una bandiera intorno alla quale avremmo tutti potuto unirci di nuovo. Ero curioso, lo ammetto, e per niente propenso ad ucciderlo nel momento in cui mise piede nel castello. Naturalmente, divenne ben presto evidente per me che egli non aveva alcun talento straordinario. Š riuscito ad uscire da tante situazioni difficili per una semplice combinazione di assoluta fortuna e aiuto di amici di maggior talento. Lui Š completamente mediocre, sebbene sia arrogante e compiaciuto di s‚ come suo padre prima di lui. Ho fatto di tutto per farlo cacciare da Hogwarts, che non Š certo un posto che fa per lui, ma ucciderlo, o permettere che fosse ucciso davanti a me? Sarei stato uno sciocco a correre il rischio, con Silente lŤ vicino." "E con tutto questo noi dovremmo creder che Silente non abbia mai sospettato di te?" chiese Bellatrix. "Lui non avrebbe idea di chi veramente gode della tua lealt…, egli si fiderebbe ancora completamente di te?" "Ho recitato bene la mia parte," disse Piton. "E tu sottovaluti la pi— grande debolezza di Silente: deve credere nel lato migliore delle persone. Gli ho raccontato una storia di profondo rimorso quando mi sono unito al suo staff, fresco dai miei giorni da Mangiamorte, e lui mi ha accolto a braccia aperte... sebbene, come dicevo, non mi abbia mai permesso, per quanto era in suo potere, di avvicinarmi alle Arti Oscure. Silente Š stato un grande mago... oh sŤ, lo Š stato" (poich‚ Bellatrix aveva emesso un verso mordace) "il Signore Oscuro lo sa. Mi compiaccio nel dire, per•, che Silente sta invecchiando. Il duello con il Signore Oscuro il mese scorso lo ha scosso. Ha riportato una seria ferita dato che i suoi riflessi sono pi— lenti di quanto lo fossero in passato. Ma in tutti questi anni, non ha mai smesso di fidarsi di Severus Piton, e in questo sta il mio grande valore di fronte al Signore Oscuro." Bellatrix aveva ancora l'aria infelice, sebbene apparisse incerta su come attaccare ancora Piton nel migliore dei modi. Approfittando del suo silenzio, Piton si volt• verso sua sorella. "Ora... sei venuta a chiedermi aiuto, Narcissa?" Narcissa guard• verso di lui, sul suo viso era evidente la disperazione. "SŤ Severus. Io... io penso che tu sia l'unico che pu• aiutarmi, non ho altri a cui chiedere. Lucius Š in prigione e..." Lei chiuse gli occhi e due grandi lacrime filtrarono attraverso le palpebre. "Il signore Oscuro mi ha proibito di parlarne," continu• Narcissa, con gli occhi ancora chiusi. "Lui desidera che nessuno conosca il piano. Š... Š molto segreto. Ma..." "Se lui l'ha proibito, non dovresti parlarne," disse subito Piton. "La parola del Signore Oscuro Š legge." Narcissa rimase senza fiato, come se lui le avesse gettato addosso dell'acqua fredda. Bellatrix sembrava soddisfatta, per la prima volta da quando era entrata in quella casa. "Ecco!" disse a sua sorella con aria trionfante. "Anche Piton lo dice: ti Š stato detto di non parlare, quindi rimani in silenzio!" Ma Piton si alz• in piedi e and• a grandi passi verso la piccola finestra, spi• attraverso le tende la via deserta, poi le richiuse con uno scatto. Si gir• verso Narcissa, accigliato. "Si da il caso che io conosca il piano," disse a bassa voce. "Sono uno dei pochi con i quali il Signore Oscuro ha parlato. Ci• non toglie che, se io stesso non fossi stato a conoscenza del segreto, Narcissa, saresti stata colpevole di alto tradimento nei riguardi del Signore Oscuro." "Ho pensato che tu dovessi conoscerlo!" disse Narcissa, respirando pi— liberamente. "Egli ha cosŤ tanta fiducia in te, Severus..." "Conosci il piano?" disse Bellatrix, mentre la sua fugace espressione di soddisfazione veniva rimpiazzata da una espressione offesa. "Tu lo conosci?" "Certamente," disse Piton, "Ma di che aiuto hai bisogno, Narcissa? Se pensi che io possa persuadere il Signore Oscuro a cambiare idea, temo che non ci sia speranza, nessuna speranza." "Severus," sussurr• lei, con le lacrime che le scendevano lungo le guance pallide. "mio figlio... il mio unico figlio..." "Draco dovrebbe essere fiero," disse Bellatrix con indifferenza. "Il Signore Oscuro gli sta riconoscendo un grande onore. E devo dire una cosa di Draco: lui non si sta tirando indietro di fronte al suo dovere, sembra felice di avere un'occasione per mettersi alla prova, Š eccitato alla prospettiva..." Narcissa inizi• a piangere pi— forte, continuando a lanciare sguardi supplicanti a Piton. "Š perchŠ ha 16 anni e non ha idea di quello che c'Š in serbo per lui! Perch‚, Severus? Perch‚ mio figlio? Š troppo pericoloso! Questa Š una vendetta per l'errore di Lucius, lo so!" Piton non disse nulla. Volse lo sguardo dalle sue lacrime come se fossero una cosa indecente, ma non poteva fingere di non sentirla. "Š per questo che ha scelto Draco, non Š vero?" continu•. "Per punire Lucius?" "Se Draco riesce," disse Piton, continuando a guardare altrove, "sar… onorato sopra tutti gli altri." "Ma se non riesce!" singhiozz• Narcissa. "Come pu•, se il Signore Oscuro stesso...?" Bellatrix rest• senza fiato. Narcissa sembrava aver perso di coraggio. "Io volevo dire... che nessuno prima di adesso Š mai riuscito... Severus... ti prego... tu sei, sei sempre stato, l'insegnante preferito di Draco... sei un vecchio amico di Lucius... ti supplico... sei il preferito del Signore Oscuro, il suo consigliere pi— fidato... gli parlerai, lo convincerai...?" "Il Signore Oscuro non si far… convincere, ed io non sono abbastanza stupido da provarci," disse Piton chiaro e tondo. "Non posso certo fingere che il Signore Oscuro non sia adirato con Lucius. Era al comando. Si Š fatto catturare, insieme a tanti altri e, per giunta, non Š nemmeno riuscito a recuperare la profezia. SŤ, il signore Oscuro Š adirato, Narcissa, molto adirato davvero." "Allora ho ragione, ha scelto Draco per vendetta!" disse Narcissa con voce strozzata. "Non vuole che riesca, vuole che venga ucciso nel tentativo!" Quando Piton non rispose, Narcissa sembr• perdere anche quel po' di riserbo che le era rimasto. Si alz•, arriv• barcollando fino a Piton e afferr• il davanti della sua veste. La faccia di lei era vicina alla sua, le lacrime di lei cadevano sul suo petto, lei ansim•, "Potresti farlo tu. Potresti farlo tu al posto di Draco, Severus. Tu riusciresti, naturalmente tu riusciresti, ed egli ti ricompenserebbe al di sopra di tutti noi..." Piton le afferr• i polsi e si liber• dalla sua stretta. Guardando il suo viso segnato dalle lacrime, disse lentamente, "Vuole che lo faccia io, alla fine, penso. Ma Š determinante che Draco debba provarci per primo. Vedi, nell'improbabile caso che Draco riesca, potrei rimanere a Hogwarts un po' pi— a lungo, compiendo il mio utile ruolo di spia." "In altre parole, a lui non importa se Draco viene ucciso!" "Il Signore Oscuro Š molto adirato," ripet‚ con calma Piton. "Non ha potuto ascoltare la profezia. Sai bene come me, Narcissa, che lui non perdona facilmente." Lei si raccolse su se stessa, cadendo ai suoi piedi, singhiozzando e gemendo sul pavimento. "Mio figlio...il mio unico figlio..." "Dovresti essere orgogliosa!" disse Bellatrix spietatamente. "Se avessi figli, sarei felice di offrirli al servizio del Signore Oscuro!" Narcissa diede un gridolino di disperazione e si afferr• i lunghi capelli biondi. Piton si chin•, la afferr• per le braccia, la fece alzare e la condusse di nuovo sul sof…. Poi vers• ancora un po' di vino e le mise a forza il bicchiere in mano. "Narcissa, basta cosŤ. Bevi questo. Ascoltami." Lei si calm• un poco. Tremando, bevve un sorso di vino versandosene un po' addosso. "Potrebbe essere possibile... che io aiuti Draco." Lei si tir• su, con il viso bianco come un foglio di carta, gli occhi immensi. "Severus... oh, Severus... lo aiuteresti? Ti prenderesti cura di lui, facendo attenzione affinch‚ non si faccia male?" "Posso provare." Lei gett• il bicchiere che slitt• attraverso tutto il tavolo, mentre lei scivolava gi— dal divano e si inginocchiava ai piedi di Piton, prendeva la sua mano fra le proprie e vi posava sopra le sue labbra. "Se Š tua intenzione proteggerlo... Severus, lo giurerai? Farai il Voto Infrangibile?" "Il Voto Infrangibile?" L'espressione di Piton era vuota, indecifrabile: Bellatrix tuttavia sbott• in una risata di trionfo. "Ma lo hai sentito, Narcissa? SŤ, lui ci prover…, ne sono sicura... le solite parole vuote, il solito inutile serpeggiare... naturalmente seguendo gli ordini del Signore Oscuro!" Piton non guard• Bellatrix. I suoi occhi neri erano fissi su quelli pieni di lacrime di Narcissa che continuava a tenergli stretta la mano. "Certamente Narcissa, far• il Voto Infrangibile," disse semplicemente. "Forse tua sorella consentir… ad essere il nostro Garante." Bellatrix rimase a bocca aperta. Piton si abbass• in modo da inginocchiarsi di fronte a Narcissa. Sotto gli occhi stupefatti di Bellatrix, afferrarono ciascuno la mano destra dell'altro. "Ti servir… la bacchetta, Bellatrix," disse Piton con freddezza. Lei la tir• fuori, ancora stupita. "E ti devi avvicinare un po'," disse lui. Lei si avvicin• tanto da stare in piedi proprio accanto a loro e pose la punta della bacchetta sulle loro mani unite. Narcissa parl•. "Vuoi tu, Severus, vegliare su mio figlio Draco, mentre cerca di adempiere i desideri del Signore Oscuro?" "Lo voglio," disse Piton. Una lingua brillante di fuoco uscŤ dalla bacchetta e si avvolse intorno alle loro mani come un filo incandescente. "E vuoi tu, al meglio delle tue capacit…, proteggerlo dal pericolo?" "Lo voglio,"disse Piton. Una seconda lingua di fuoco uscŤ dalla bacchetta e si intrecci• alla prima, producendo una bella catena incandescente. "E, se fosse necessario... se sembrasse che Draco possa fallire..." sussurr• Narcissa (la mano di Piton si contorse tra le sue, ma lui non la tir• indietro), porterai tu a termine la missione che il Signore Oscuro ha ordinato a Draco di compiere?" Ci fu un momento di silenzio. Bellatrix li osservava, la bacchetta sopra le loro mani strette, gli occhio spalancati. "Lo voglio," disse Piton. La faccia stupefatta di Bellatrix si illumin• di rosso al bagliore della terza lingua di fuoco, che uscŤ dalla bacchetta, si intrecci• alle altre e si leg• strettamente alle loro mani unite, come una corda, come un serpente di fuoco. CAPITOLO TRE VOLERE E NON VOLERE Harry Potter stava russando sonoramente. Era rimasto seduto su una sedia alla finestra della sua camera per quasi quattro ore, fissando la strada che si oscurava, e s'era finalmente addormentato con un lato della faccia premuto contro il vetro freddo, gli occhiali di traverso e la bocca semi aperta. L'appannamento che il fiato aveva lasciato sulla finestra, luccicava nel riverbero arancione delle luci provenienti dalla strada e la luce artificiale gli tingeva la faccia di tutti i colori, cosŤ da farlo sembrare un fantasma sotto la massa di disordinati capelli neri. La stanza era invasa dalle sue cose e da una buona quantit… di sporcizia. Piume di civetta, torsoli di mela, e cartine di caramelle sparse sul pavimento, una quantit… di libri d'incantesimi disordinatamente mischiati ai vestiti spiegazzati sul letto ed una massa di giornali ammucchiati nella parte illuminata della scrivania. I titoli di uno di questi riportava: HARRY POTTER: IL PRESCELTO Continuano a circolare voci sui recenti disordini misteriosi al Ministero della Magia, durante i quali Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato Š stato visto un'altra volta. "Non siamo autorizzati a dire niente su quanto successo, non chiedetemi altro" ha detto un agitato Obliviatore, rifiutatosi di dare il proprio nome, mentre lasciava il Ministero l'altra notte. Fonti ben informate all'interno del Ministero, tuttavia, hanno confermato che i maggiori fastidi si sono avuti presso la favolosa stanza delle Profezie. Nonostante sino ad ora i portavoce del Ministero abbiano persino negato l'esistenza di questa stanza, un numero crescente di persone, nella comunit… dei Maghi, crede che i Mangiamorte in servizio siano stati rinchiusi ad Azkaban per essersi introdotti nel ministero ed aver tentato di rubare una profezia. La natura di questa profezia Š sconosciuta, bench‚ sia convinzione comune che riguardi Harry Potter, la sola persona conosciuta che sia sopravvissuta alla Maledizione che Uccide e che, cosa altrettanto risaputa, era presente al Ministero nella notte in questione. Qualcuno si Š spinto a chiamare Potter il "Prescelto", convinto che la profezia lo nomini come il solo in grado di sconfiggere Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato. Altri luoghi in cui possano essere conservate riproduzioni della profezia, se esistono, sono sconosciuti, bench‚... (Continua a pagina 2, colonna 5) Un secondo quotidiano era aperto stava vicino al primo. Vi campeggiava il seguente titolo: SCRIMGEOUR SOSTITUISCE CARAMELL Una grossa porzione della prima pagina mostrava una grande foto in bianco e nero di un uomo con una criniera leonina di capelli spessi e la faccia devastata. La foto si muoveva đ l'uomo faceva cenni verso il soffitto. Rufus Scrimgeour, ex Capo dell'Ufficio Auror nel Dipartimento di Applicazione della Legge Magica, ha sostituito Cornelius Caramell come Ministro della Magia. La nomina Š stata salutata con grande entusiasmo dalla comunit… dei Maghi, sebbene circolino voci di dissensi fra il nuovo Ministro e Albus Silente, nuovamente reinsediato Stregone Capo del Wizengamot, come si Š scoperto a poche ore dall'insediamento di Scrimgeour. I rappresentanti di Scrimgeour ammettono che ha incontrato Silente subito dopo aver preso possesso dell'alto incarico, ma rifiutano di commentare gli argomenti della discussione. Si che Albus Silente...(Continua a pagina 3, colonna 2) Alla sinistra di questo giornale ce n'era un altro, che era stato sfogliato in modo che mostrasse il titolo: PROVVEDIMENTI DEL MINISTERO PER LA SICUREZZA DEGLI STUDENTI Il nuovo Ministro della Magia, Rufus Scrimgeour, ha parlato oggi delle nuove forti misure prese dal suo Ministero per assicurare la sicurezza degli studenti che ritorneranno questo autunno alla Scuola di Stregoneria e Magia di Hogwarts. "Per ovvie ragioni, il Ministero non entrer… in dettagli riguardo il preciso piano di sicurezza posto in essere," ha detto il Ministro, sebbene un dipendente abbia confermato che le misure includono incantesimi difensivi e magie, un complesso insieme di contro- maledizioni, e una piccola task force di Auror dedicati solamente alla protezione della scuola di Hogwarts. Molti sembrano rassicurati dalla presa di posizione del Ministro sulla sicurezza degli studenti. La signora Augusta Paciock ha detto, "Mio nipote, Neville đ buon amico di Harry Potter, casualmente, ha combattuto i Mangia Morte insieme a lui nel Ministero in Giugno e... Ma il resto di questa storia era nascosta da una grossa gabbia per uccelli che la copriva. All'interno si trovava una magnifica civetta delle nevi. Gli occhi ambrati sorvegliavano prepotentemente la stanza, la sua testa si girava occasionalmente per osservare il suo padrone che russava. Una volta o due aveva picchiato il becco impaziente, ma Harry era addormentato troppo profondamente per sentirla. Un grosso baule ingombrava il centro della stanza. Il coperchio era aperto: sembrava pronto, ed invece era ancora vuoto tranne, a ricoprire il fondo, un resto di vecchia biancheria, caramelle, boccette d'inchiostro vuote, e penne rotte. Vicino, sul pavimento giaceva un opuscolo color porpora con scritto, in caratteri eleganti: Distribuito dal Ministero della Magia PROTEGGI LA TUA CASA E LA FAMIGLIA CONTRO LE FORZE OSCURE La comunit… dei Maghi Š attualmente sotto attacco da parte di un organizzazione che si fa chiamare Mangiamorte. Osservando le seguenti semplici norme di sicurezza potrete proteggere voi, la vostra famiglia, e la vostra casa dall'attacco. 1) Si consiglia di non lasciare mai la casa vuota. 2) Particolare attenzione dovr… essere fatta durante le ore notturne. Quando possibile, conviene completare i propri spostamenti prima del calare della notte. 3) Controllate le misure di sicurezza sulla vostra casa, facendo attenzione di avvisare tutti i membri della casa delle misure d'emergenza prese come Scudi, Incantesimi di Disillusione, e, in caso di membri della famiglia minorenni, Materializzazioni casuali. 4) Accordatevi su domande di sicurezza con gli amici pi— vicini e con la famiglia per riconoscere eventuali Mangiamorte camuffati sotto altri aspetti mediante l'uso di Pozione Polisucco (vedere pagina 2) 5) Se doveste accorgervi che un membro della famiglia, un collega, un amico, o un vicino si comporta in modo strano, contattate la Squadra di Applicazione della Legge Magica subito. Potrebbero essere vittima della Maledizione Imperius (vedere pagina 4) 6) Se il Marchio Nero dovesse apparire sopra una qualunque abitazione o su qualche palazzo, NON ENTRATE, ma contattate immediatamente l'Ufficio degli Auror. 7) Voci non confermati sostengono che i Mangiamorte ora possano usare Inferi (vedi pagina.Ogni avvistamento di un Inferio, o incontro con esso, dovr… essere segnalato al Ministero IMMEDIATAMENTE. Harry grugnŤ nel sonno e la faccia gli scivol• sulla finestra di un pollice o pi—, facendo penzolare ancora di pi— gli occhiali, ma non si svegli•. Una sveglia, riparata da Harry, parecchi anni prima, ticchettava leggermente sul davanzale, segnando un minuto alle undici. Accanto, tenuta ferma dalla mano rilassata di Harry, c'era un pezzo di pergamena coperta da piccola obliqua scrittura. Harry l'aveva letta cosŤ spesso, da quando era arrivata tre giorni prima, che sebbene fosse stata consegnata in uno stretto rotolo, ora si manteneva completamente aperta. Caro Harry, Se lo ritieni opportuno, verrei al numero 4 di Privet Drive venerdŤ prossimo alle ventitre per scortarti alla Tana, dove sei stato invitato a passare il resto delle tue vacanze scolastiche. Se sei d'accordo, avrei bisogno della tua assistenza per una questione che spero di risolvere durante il tragitto verso la Tana. Ti illustrer• ci• con maggiore precisione quando ci vedremo. Sii cosŤ gentile da spedire la risposta con questo stesso gufo. Sperando di vederti venerdŤ, Sinceramente tuo Albus Silente Sebbene la conoscesse a memoria, Harry aveva letto la missiva ogni pochi minuti dalle sette di quella sera, quando aveva preso posto per la prima volta dietro la finestra della camera da letto, che consentiva una discreta visibilit… su entrambi i lati di Privet Drive. Sapeva che era inutile rileggere le parole di Silente. Harry aveva rispedito il suo "SŤ" con il gufo che l'aveva consegnata, come richiesto, e tutto quello che poteva fare adesso era aspettare, che Silente stesse veramente per arrivare, oppure no. Ma Harry non aveva fatto i bagagli. Gli sembrava troppo bello per essere vero che stessero venendo a recuperarlo dai Dursley dopo soli quindici giorni in loro compagnia. Non poteva scrollarsi di dosso la sensazione che qualcosa non fosse andato per il verso giusto đ la sua risposta per Silente fosse andata persa; Silente poteva avere degli intoppi e non riuscire ad andare a prenderlo; la lettera poteva non essere stata mandata da Silente, dopo tutto, ma essere solo un trucco, uno scherzo o magari una trappola. Harry non era stato capace di fare i bagagli prima di restare deluso e dover disfare tutto. La sola azione fatta in vista della possibilit… di dover partire, era stata quella di chiudere la sua candida civetta, Edvige, al sicuro nella sua gabbia. Sulla sveglia, la lancetta dei minuti raggiunse il numero dodici e, in quel preciso istante, i lampioni sulla strada si spensero. Harry si svegli• come se l'improvvisa oscurit… fosse un segnale d'allarme. Si raddrizzo frettolosamente gli occhiali e, staccando la guancia dal vetro, pigi• contro la finestra il naso, invece, e dette un'occhiata obliqua verso il sottostante marciapiede. Una figura alta con un lungo mantello ondeggiante procedeva sulle pietre del giardino. Harry salt• su come se avesse preso la scossa, dette un calcio alla sedia ed inizi• ad afferrare qualsiasi cosa raccogliendola da terra e scagliandola nel baule. Aveva appena gettato un pacco di vestiti, due libri di incantesimi, un pacchetto di croccante attraverso la stanza, che il campanello della porta suon•. Nel salotto al piano inferiore, suo zio Vernon url•, "Chi ha il coraggio di suonare a quest'ora della notte?" Harry si blocc• con un telescopio d'ottone in una mano ed un paio di scarpe da ginnastica nell'altra. Aveva completamente dimenticato di avvertire i Dursley che Silente sarebbe venuto. Fu pervaso da una sensazione di panico misto a ilarit…, oltrepass• il baule con difficolt… ed aprŤ velocemente la porta della stanza giusto in tempo per sentire una voce profonda dire, "Buona Sera. Dovreste essere i Dursley. Oso supporre che Harry vi abbia detto che sarei venuto per prenderlo?" Harry scese le scale due gradini alla volta, frenando improvvisamente parecchi passi prima della fine delle scale in quanto una lunga esperienza gli aveva insegnato a rimanere, quanto pi— possibile, a distanza di sicurezza dalle braccia dello zio. Sulla soglia della porta era ritto un uomo alto, magro, con capelli e barba argentati lunghi sino alla cintura. Occhiali a mezza luna erano appuntati sul suo naso aquilino e indossava un lungo mantello nero da viaggio e un cappello a punta. Vernon Dursley, i cui baffi erano folti quanto quelli di Silente, bench‚ neri, e che vestiva un pigiama color pulce, osservava il visitatore come se non potesse credere ai suoi occhi porcini. "A giudicare dal suo aspetto di sconcertata incredulit…, Harry non vi ha avvertito del mio arrivo," disse Silente compiaciuto. "In ogni caso, presupporremo che mi abbiate invitato calorosamente ad entrare in casa vostra. Non ritengo saggio attendere a lungo sulla porta in questi tempi cosŤ difficili." Super• di poco la soglia e chiuse la porta dietro di se. "Š passato molto tempo dalla mia ultima visita," disse Silente, puntando il naso aquilino verso zio Vernon. "Devo dire che le vostre ortensie sono veramente rigogliose." Vernon Dursley non disse assolutamente nulla. Harry non dubitava che la parola gli sarebbe ritornata, e presto đ le vene dello zio pulsavano sulle tempie segnalando che stava arrivando ad un livello pericoloso đ ma qualcosa di Silente pareva avergli tolto temporaneamente il fiato. Forse era il suo eclatante aspetto da mago o, forse, poteva essere che perfino zio Vernon potesse rendersi conto che di fronte a lui aveva un uomo difficile da tiranneggiare. "Ah, buona sera Harry," disse Silente, guardandolo attraverso i suoi occhiali a mezza luna con un espressione molto soddisfatta. "Eccellente, eccellente." Queste parole parvero risvegliare zio Vernon. Era chiaro, per quel che gli concerneva, che un uomo che potesse guardare Harry e dire "eccellente" era un uomo che lui non avrebbe potuto mai guardare negli occhi. "Non vorrei sembrare offensivo..." inizi•, con un tono che sprigionava offese in ogni sillaba. "... ma, tristemente, casuali offese capitano tremendamente spesso," Silente complet• la frase gravemente. "Meglio non dire niente del tutto, mio caro. Ah, e questa deve essere Petunia." La porta della cucina si era aperta, ed era apparsa la zia di Harry, con i guanti di gomma e un grembiule sopra la camicia da notte, chiaramente sorpresa a met… delle sue consuete pulizie, da fare prima di coricarsi, di tutte le superfici della cucina. La sua faccia cavallina non mostrava alcuna sorpresa. "Albus Silente," si present• Silente, vedendo che zio Vernon non accennava a presentarlo. "Ci siamo scambiati delle lettere, certo." Harry pens• che fosse un modo per ricordare a zia Petunia che gi… una volta le aveva spedito una Strillettera, ma zia Petunia non replic•. "E questo deve essere vostro figlio, Dudley?" Dudley aveva fatto capolino in quel momento per sbirciare dalla porta del salotto. La sua grossa testa bionda che poggiava direttamente sul colletto del pigiama a strisce, sembr• stranamente inespressiva, la bocca aperta per la sorpresa e la paura. Silente aspett• un attimo o due, apparentemente per vedere se qualcuno dei Dursley avesse da dire qualcosa, ma sorrise al prolungarsi del silenzio. "Devo presumere che mi abbiate invitato in salotto?" Dudley schizz• via appena Silente lo oltrepass•. Harry, stringendo ancora il telescopio e le scarpe, salto gi— dagli ultimi scalini e seguŤ Silente, che si era seduto sulla poltrona vicina al fuoco e guardando intorno con espressione di vivo interesse. Sembrava terribilmente fuori posto. "Š vero... Š vero che ce ne andiamo, Signore?" Chiese Harry ansiosamente. "Si, in effetti Š cosŤ, ma ci sono prima alcune cose da discutere," rispose Silente. "Ed Š preferibile non doverlo fare all'aperto. Dovremo approfittare dell'ospitalit… di tuo zio e di tua zia ancora per poco." "Voi permettete, non Š vero?" Vernon Dursley era entrato nella stanza, Petunia era alle sue spalle e Dudley si rintanava dietro di loro. "Si," afferm• Silente semplicemente, "Š necessario." Estrasse la bacchetta con tale rapidit… che Harry riuscŤ a seguirlo a malapena; con un colpetto disinvolto, il divano venne avanti e colpŤ le ginocchia di tutti e tre i Dursley costringendoli a cadere seduti. Un altro movimento della bacchetta e il divano torn• alla sua posizione originale. "Dobbiamo metterci comodi," disse Silente con simpatia. Mentre rimetteva a posto la bacchetta in tasca, Harry not• che aveva la mano annerita e raggrinzita; sembrava come se la carne fosse stata bruciata. "Signore... che Š successo alla sua ...?" "Dopo, Harry," disse Silente. "Per favore siediti." Harry si accomod• nella poltrona rimanente, cercando di non guardare i Dursley che sembravano pietrificati nel loro silenzio. "Mi sarei aspettato che mi fosse offerto qualcosa da bere," afferm• Silente verso zio Vernon, "ma l'evidenza, fino ad ora, dimostra che ci• sarebbe tanto ottimistico da rasentare la stupidit…." Un terzo tocco di bacchetta, e una bottiglia polverosa e cinque bicchieri comparvero a mezz'aria. La bottiglia si inclin• e vers• una generosa quantit… di liquido denso e colorato in ognuno dei bicchieri, che galleggiavano davanti ad ogni persona nella stanza. "L'eccellente idromele aromatico di Madama Rosmerta," esclam• Silente, alzando il bicchiere verso Harry, che prese il suo e cominci• a centellinare. Non aveva mai assaggiato niente del genere, prima, ma gli piacque immensamente. I Dursley, scambiandosi un breve sguardo impaurito, cercarono di ignorare del tutto i loro bicchieri, impresa difficile, visto che fluttuavano dolcemente a lato della loro testa. Harry non pot‚ accantonare il sospetto che Silente si stesse divertendo un mondo. "Bene, Harry," disse Silente, girandosi dalla sua parte, "Š sorto un problema che spero tu sia in grado a risolvere per noi. E quando dico ®noiŻ, intendo l'Ordine della Fenice. Ma prima di tutto devo dirti che il testamento di Sirius Š stato aperto la settimana scorsa e che ti lascia erede di tutti suoi averi." Sul divano, la testa di zio Vernon si gir•, ma Harry non lo guard•, non pot‚ dire altro eccetto che, "Oh. Bene." "Š cosŤ, senz'altro," continu• Silente. "Aggiungi una ragionevole quantit… d'oro al tuo conto alla Gringott ed erediti tutti gli averi di Sirius. La parte un po'pi— problematica del lascito..." "Il suo padrino Š morto?" disse zio Vernon sonoramente dal divano. Silente e Harry si girarono entrambi a guardarlo. Il bicchiere di idromele stava percuotendo insistentemente la testa di Vernon che tent• di spingerlo via. "Š morto? Il suo Padrino?" "Si," afferm• Silente. Non chiese perch‚ Harry non l'avesse detto ai Dursley. "Il nostro problema," continu• verso Harry, come se non ci fosse stata alcuna interruzione, "Š che Sirius ti ha lasciato anche il numero dodici di Grimmauld Place." "Gli ha lasciato una casa?" disse zio Vernon interessato, i suoi piccoli occhi si strinsero, ma non gli fu risposto nulla. "Potete tenervelo come quartier generale," rispose Harry. "Non mi interessa. Potete tenerlo, non lo voglio davvero." Harry non intendeva mai pi— rimettere piede al numero dodici di Grimmauld Place. Pensava che sarebbe stata frequentata per sempre dalla memoria di Sirius, furtivamente vagante tra quelle oscure ed ammuffite stanze solitarie, imprigionata dentro posti che avrebbe voluto disperatamente lasciare. "Š molto generoso da parte tua," afferm• Silente. "Siamo stati costretti, per•, ad abbandonare temporaneamente l'edificio." "Come mai?" "Be'," rispose Silente, ignorando i mugolii di zio Vernon, che era colpito in testa, sempre pi— spesso, dall'insistente bicchiere di idromele, "la tradizione della famiglia Black decretava che la casa dovesse essere ereditata in linea diretta dal pi— prossimo erede maschio col nome ®BlackŻ. Sirius era l'ultimo in linea ereditaria con il fratello Regulus, morto prima di lui ed entrambi senza figli. Mentre le sue volont… dichiaravano esplicitamente l'idea di lasciare a te la casa, non si pu• escludere la possibilit… che alcuni incantesimi siano stati messi in atto per assicurarsi che non possa essere posseduta da altri che purosangue." Un immagine nitida dell'urlante, becero ritratto della madre di Sirius esposto nell'ingresso del numero dodici di Grimmauld Place, comparve nella mente di Harry. "Scommetto che ci sono," rispose. "Appunto," disse Silente. "E se tali incantesimi esistono, allora la propriet… della casa passerebbe al pi— anziano parente vivente di Sirius, e questo significa sua cugina, Bellatrix Lestrange." Senza accorgersi di quello che stava facendo, Harry balz• di colpo in piedi; il telescopio e le scarpe che teneva rotolarono sul pavimento. Bellatrix Lestrange, l'omicida di Sirius, ereditare la sua casa? "No," esclam•. "Bene, ovviamente anche noi preferiremmo che non l'avesse," disse calmo Silente. "La situazione Š delicata e complicata. Non sappiamo se l'incantesimo che abbiamo piazzato, per esempio, rendendolo indisegnabile, rimarr… adesso che la propriet… Š passata dalle mani di Sirius. Potrebbe darsi che Bellatrix si presenti alla porta in ogni momento. Naturalmente abbiamo spostato tutto finch‚ la situazione non si sar… chiarita," "Ma come farete a scoprire se mi sar… permesso ereditarla?" "Fortunatamente," disse Silente, "c'Š un semplice test." Egli mise il suo bicchiere vuoto su un tavolino posto a lato della sua poltrona ma, prima che egli potesse fare qualunque cosa, zio Vernon url•, "Potete discutere i vostri sporchi affari fuori di qui?" Harry si guard• intorno. Tutti e tre i Dursley si riparavano con le braccia sulla testa mentre i loro bicchieri picchiavano sulle loro teste, schizzando il contenuto ovunque. "Oh, mi dispiace," disse Silente in modo cortese, e alz• di nuovo la bacchetta. Tutti e tre i bicchieri scomparvero. "Ma potevate berli, sapete." Fiss• zio Vernon per vedere se l'avrebbe assalito con una serie di improperi, ma questi si ritir• tra i cuscini con zia Petunia e Dudley e non rispose nulla, tenendo d'occhio la bacchetta di Silente con i suoi occhi porcini. "Vedi," riprese Silente, tornando ad Harry e di nuovo parlando come se zio Vernon non avesse proferito parola, "se hai ereditato la casa, hai anche ereditato..." Egli mosse per la quinta volta la bacchetta. Ci fu un basso rumore, e apparve un elfo domestico con un grugno per naso, gigantesche orecchie da pipistrello ed enormi occhi iniettati di sangue, strusciando sul peloso tappeto dei Dursley e coperto da un sudicio cencio. Zia Petunia emise un urlo acuto; nulla di cosŤ sporco, per quanto poteva ricordare, era mai entrato in casa sua. Dudley sollev• dal pavimento i larghi e rosa piedi nudi avvicinandoli quanto pi— poteva alla testa, come se pensasse che la creatura potesse corrergli su per i pantaloni del pigiama. e zio Vernon mugghi•, "Cosa diavolo Š questo?" "Kreacher," concluse Silente. "Kreacher non vuole, Kreacher non vuole, Kreacher non vuole!" gracchi• l'elfo domestico, tanto rumorosamente quanto zio Vernon, pestando i suoi lunghi piedi grinzosi e tirandosi le orecchie. "Kreacher appartiene a Miss Bellatrix, oh si, Kreacher appartiene ai Black, Kreacher vuole andare con la sua nuova padrona, Kreacher non vuole andare con quel ragazzaccio di un Potter, Kreacher non vuole, non vuole, non vuole..." "Come puoi vedere, Harry," disse forte Silente, per superare Kreacher coi suoi continui gracidii di "Non vuole, Non vuole, Non vuole...", "Kreacher sta mostrando una certa riluttanza a passare in tua propriet…." "Non m'interessa," disse Harry di nuovo, osservando con disgusto il contorcersi ed il picchiarsi dell'elfo domestico. "Non lo voglio." "Non voglio, non voglio, non voglio!" "Preferiresti passasse di propriet… di Bellatrix Lestrange? Pur sapendo che ha vissuto al quartier generale dell'Ordine delle Fenice l'anno scorso?" "Non voglio, non voglio, non voglio!" Harry fissava Silente. Sapeva che non potevano permettersi che Kreacher andasse a vivere con Bellatrix Lestrange, ma l'idea di possederlo, di avere la responsabilit… di una creatura che aveva tradito Sirius era ripugnante. "Dagli un ordine," propose Silente. "Se Š diventato di tua propriet… dovr… obbedirti, altrimenti dovremo pensare a qualche altro sistema per impedirgli di entrare in contatto col suo legittimo proprietario" "Non voglio, non voglio, non voglio, NON VOGLIO!" La voce di Kreacher era diventata un urlo. Harry non riuscŤ a pensare a nient'altro da dire se non: "Kreacher, stai zitto!" Per un momento sembr• che Kreacher fosse rimasto soffocato. Si tocc• la gola, la sua bocca stava ancora lavorando furiosamente, gli occhi fuori dalle orbite. Dopo pochi secondi fece un singulto affranto, si butt• a faccia in gi— sul tappeto (zia Petunia inorridŤ) e batt‚ sul pavimento con mani e piedi, sfogandosi in una manifestazione d'ira violenta ma completamente silenziosa. "Bene, questo semplifica le cose," disse Silente allegramente. "Sembra che Sirius sapesse quello che stava facendo. Sei il legittimo proprietario del numero dodici di Grimmauld Place e di Kreacher." "Devo... Dovrei tenerlo con me?" chiese inorridito Harry, mentre Kreacher si gettava ai suoi piedi. "No se non lo vuoi," ripose Silente. "Se posso darti un consiglio, potresti mandarlo ad Hogwarts a lavorare nelle cucine. In questo modo gli altri elfi domestici potrebbero tenerlo d'occhio." "Giusto," disse Harry sollevato, "Giusto, far• cosŤ. Ehm... Kreacher... voglio che tu vada ad Hogwarts a ti metta a lavorare nelle cucine con gli altri elfi domestici." Kreacher, che adesso giaceva supino con gambe e braccia all'aria, dette ad Harry uno sguardo di profondo disgusto e, con una altro forte crack, scomparve. "Bene," disse Silente. "C'Š anche l'argomento ippogrifo, Fierobecco. Hagrid lo sta curando da quando Sirius Š morto, ma Fierobecco Š tuo adesso, cosŤ se preferisci dargli un'altra sistemazione..." "No," conferm• di nuovo Harry, "pu• stare con Hagrid. Penso che Fierobecco lo preferisca." "Hagrid ne sar… felice," afferm• Silente, sorridendo. "Era entusiasta di rivedere Fierobecco. Casualmente avremmo deciso, nell'interesse della sicurezza di Fierobecco, di ribattezzarlo ®AlicrespeŻ per il futuro, anche se dubito che il Ministero possa riconoscere l'ippogrifo di cui aveva dichiarato la condanna a morte. Ora, Harry, Š pronto il tuo baule?" "Ehm..." "Dubitavi che venissi?" suggerŤ Silente astutamente. "Vado e... ehm... lo finisco," rispose concisamente Harry, raccogliendo velocemente il telescopio e le scarpe a tennis. Gli ci vollero un po' pi— di dieci minuti per caricare tutto quello di cui aveva bisogno. Alla fine era riuscito a tirar fuori il mantello dell'Invisibilit… da sotto il letto, chiudere bene il calamaio di inchiostro cangiante e forzare il coperchio del baule a chiudersi nonostante il calderone. Poi, trascinando il baule con una mano e la gabbia di Edvige con l'altra, discese di nuovo dalle scale. Fu un po' deluso nel vedere che Silente non lo aspettava nell'ingresso, perch‚ significava che avrebbe dovuto tornare in salotto. Nessuno parlava. Silente mormorava silenziosamente, apparentemente di buon umore, ma l'atmosfera era pi— densa di un budino alla crema freddo, e Harry non degn• i Dursley di uno sguardo ai mentre diceva, "Professore... sono pronto adesso." "Bene," disse Silente. "Solo un'ultima cosa, allora." E si gir• per parlare ai Dursley un'altra volta. "Come certamente sapete, Harry diventa maggiorenne fra un anno ..." "No," rispose zia Petunia, parlando per la prima volta dall'arrivo di Silente. "Scusi?" chiese Silente cortesemente. "No, non lo diventa. Š di un mese pi— giovane di Dudley, e Dudders avr… diciotto anni solo l'anno successivo al prossimo." "Ah," disse piacevolmente Silente, "ma nel mondo della Magia, si diventa maggiorenni all'et… di diciassette anni." Zio Vernon mormor• "ridicolo," ma Silente lo ignor•, "Ora, come gi… sapete, il mago chiamato Lord Voldemort Š ritornato in questo paese. La comunit… Magica Š attualmente in stato di guerra. Harry, che Lord Voldemort ha gi… tentato di uccidere in numerose occasioni, Š in grande pericolo ora quanto il giorno in cui lo lasciai alla vostra porta quindici anni fa, con una lettera di spiegazioni sui suoi genitori assassinati ed esprimendo il desiderio che lo poteste tenere come se fosse vostro." Silente fece una pausa, e nonostante la sua voce rimanesse calma e chiara ed egli non mostrasse alcun evidente segno di rabbia, Harry sentŤ un certo senso di gelo emanare da lui e not• che i Dursley si strinsero leggermente l'uno all'altro. "Non avete fatto quello che vi avevo chiesto. Non avete mai trattato Harry come un figlio. Egli non ha ricevuto altro da voi che indifferenza e spesso crudelt…. La cosa migliore che possa dire Š che almeno Š sfuggito al terrificante danno che avete inflitto al ragazzo sfortunato che siede in mezzo a voi." Sia zia Petunia che zio Vernon si guardarono attorno istintivamente, come se si aspettassero di vedere qualcun altro oltre Dudley. "Noi... maltrattare Dudders? Ma che...?" inizi• zio Vernon furiosamente, ma Silente alz• l'indice ottenere silenzio, un silenzio che sembr• come se avesse stregato zio Vernon togliendogli la favella. "La magia che avevo evocato quindici anni fa ha come effetto che Harry Š profondamente protetto fintanto che pu• ancora chiamare questa ®casaŻ questo luogo. Per quanto miserabile sia stato qui, per quanto malaccetto, per quanto maltrattato, alla fine gli avete permesso, a malincuore, di avere una sua stanza. Questa magia cesser… di funzionare nel momento in cui Harry compir… diciassette anni; in altre parole, al momento che diventer… un uomo. Vi chiedo solo questo: che permettiate ad Harry di ritornare, per l'ultima volta, in questa casa prima del suo diciassettesimo compleanno, cosa che consentir… di garantire che quella protezione continui fino a quel momento." Nessuno dei Dursley disse nulla. Dudley si stava accigliando silenziosamente come se stesse cercando di ricordare quando era stato maltrattato, zio Vernon si guard• attorno come se avesse qualcosa di traverso nella gola; zia Petunia, invece, era stranamente arrossita. "Bene, Harry... Š tempo di andarcene" afferm• Silente alla fine, alzandosi e sistemandosi il lungo mantello nero. "Al prossimo incontro," disse ai Dursley, che lo guardavano come se questo momento potesse aspettare per sempre per quanto li riguardava e, dopo aver indossato il cappello, uscŤ dalla stanza. "Arrivederci," disse Harry ai Dursley con risentimento, e seguŤ Silente, che si ferm• davanti al baule di Harry, su cui era posata la gabbia di Edvige. "Non voglio appesantirmi con questi adesso," disse, prendendo di nuovo la bacchetta. "Li mander• alla Tana ad aspettarci l…. Comunque, prendi il tuo Mantello dell'Invisibilit…... giusto ce ne fosse bisogno." Harry estrasse il mantello dal baule con un po' di difficolt…, cercando di non mostrare a Silente la confusione che c'era dentro. Quando l'ebbe messo nella tasca interna della sua giacca, Silente scosse la bacchetta ed il baule, la gabbia ed Edvige svanirono. Silente allora agit• di nuovo la bacchetta, e la porta esterna si aprŤ sopra una fredda, nebbiosa oscurit…. "Ed ora, Harry, muoviamo i nostri passi nella notte e seguiamo questa fugace avventura tentatrice." CAPITOLO QUATTRO HORACE SLUGHORN Nonostante avesse passato ogni istante dei giorni passati in cui era stato sveglio sperando disperatamente che Silente venisse a prenderlo, Harry si sentiva chiaramente a disagio a lasciare Privet Drive insieme a lui. Non aveva mai avuto una vera e propria conversazione con il preside al di fuori di Hogwarts prima; in genere tra loro c'era sempre stata una scrivania. Inoltre il ricordo del loro ultimo incontro faccia a faccia continuava ad intromettersi nei suoi pensieri, e questo accresceva abbastanza l'imbarazzo di Harry; aveva alzato parecchio la voce in quella occasione, per non dire che aveva fatto del suo meglio per mandare in frantumi diversi tra i pi— costosi beni di Silente. Silente, comunque, sembrava completamente rilassato. "Tieni la tua bacchetta pronta, Harry," disse allegramente. "Ma io credevo che non mi fosse permesso usare la magia al di fuori della scuola, Signore?" "Se c'Š un attacco," disse Silente, "ti do il permesso di usare ogni contro-fattura o contro- maledizione che potrebbe venirti in mente. Comunque, non penso che tu abbia bisogno di preoccuparti di essere attaccato per questa notte." "Perch‚ Signore?" "Sei insieme me," disse semplicemente Silente. "Questo Š sufficiente, Harry." Fece una brusca fermata alla fine di Privet Drive. "Naturalmente non hai ancora passato l'esame di Materializzazione, vero?" Disse. "No," rispose Harry. "Credevo che fosse necessario avere diciassette anni." "Infatti," disse Silente. "allora dovrai tenerti molto saldamente al mio braccio. La mia sinistra, se non ti spiace đ come hai notato il braccio destro Š un po' fragile al momento." Harry strinse l'avambraccio offerto da Silente. "Ottimo," disse Silente. "Bene, andiamo." Harry sentŤ il braccio di Silente dare uno strattone e raddoppi• la presa; la successiva sensazione che percepŤ fu che tutto divent• nero; era pesantemente schiacciato da tutte le parti; non poteva respirare, c'erano delle fasce di ferro che si stringevano intorno al suo petto; i suoi bulbi oculari venivano forzati all'interno della testa; i suoi timpani venivano spinti sempre pi— dentro il suo cranio e poi ... Respir• a pieni polmoni l'aria fresca della notte e aprŤ gli occhi che lacrimavano. Si sentiva come se avesse appena attraversato forzatamente uno stretto tubo di gomma. Ci vollero pochi secondi prima che realizzasse che Privet Drive era svanito. Lui e Silente stavano in piedi in quello che sembrava essere una piazza di un villaggio deserto, nel centro della quale si trovavano un vecchio monumento ai caduti e poche panchine. Non appena recuper• i sensi, Harry realizz• che si era appena Materializzato per la prima volta nella sua vita. "Stai bene?" Domand• Silente, guardando verso di lui preoccupato. "Š una sensazione che necessita di un po' di pratica prima di farci l'abitudine." "Sto bene," disse Harry, sfregandosi le orecchie, che sentiva come se avessero lasciato Privet Drive con una certa riluttanza. "Anche se credo di preferire le scope." Silente sorrise, chiuse il suo mantello da viaggio un po' di pi— intorno al collo, e disse, " per di qua." Si muoveva a passo svelto, davanti ad una locanda vuota e a poche case. L'orologio di una vicina chiesa segnava quasi mezzanotte. "CosŤ dimmi, Harry," chiese Silente. "La tua cicatrice ... ti ha fatto ancora male?" Inconsciamente Harry port• la mano alla fronte e si accarezz• il marchio a forma di saetta. "No," rispose, "e il fatto mi ha meravigliato. Pensavo che mi avrebbe fatto male tutto il tempo ora che Voldemort sta diventando di nuovo cosŤ potente." Lanci• uno sguardo a Silente e vide che aveva un'espressione soddisfatta. "Io, invece, la pensavo diversamente da te," disse Silente. "Lord Voldemort ha finalmente realizzato che hai goduto di un pericoloso accesso ai suoi pensieri e sentimenti. Sembra che ora si stia servendo dell'Occlumanzia contro di te." "Bene, non me ne lamento," disse Harry, che non aveva nostalgia n‚ dei sogni agitati n‚ degli allarmanti flash nella mente di Voldemort. Girarono un angolo, oltrepassando una cabina del telefono e una pensilina per gli autobus. Harry si volt• a guardare ancora verso Silente. "Professore?" "Harry?" "Ehm đ dove siamo esattamente?" "Questo, Harry, Š l'incantevole villaggio di Budleigh Babberton." "E che cosa stiamo facendo qui?" "Ah, sŤ, Š vero, non te l'ho detto," disse Silente. "Bene, ho perso il conto del numero di volte che ho detto questa frase negli ultimi anni, ma siamo, ancora una volta, a corto di un membro dello staff. Siamo qui per persuadere un mio vecchio collega ad abbandonare il pensionamento e tornare ad Hogwarts." "Come posso essere d'aiuto in ci•, signore?" "Oh, penso che troveremo il modo di renderti utile," disse Silente vagamente. "Qui a sinistra, Harry." Proseguirono su una strada ripida, angusta e fiancheggiata da case. Tutte le finestre erano scure. Lo strano freddo che c'era stato per due settimane a Privet Drive continuava anche qui. Pensando ai Dissennatori, Harry gett• un'occhiata sopra le sue spalle e strinse per sicurezza la bacchetta che aveva in tasca. "Professore, perch‚ non possiamo semplicemente Materializzarci direttamente in casa del suo vecchio collega?" "Perch‚ sarebbe altrettanto maleducato quanto abbattere a calci la porta di ingresso," disse Silente, "la buona educazione impone che diamo ai compagni maghi la possibilit… di vietarci di entrare. In ogni caso, molte abitazioni di maghi sono magicamente protette da Materializzatori indesiderati. Ad Hogwarts, per esempio..." "... non puoi Materializzarti in nessun luogo all'interno degli edifici o sotterranei," concluse velocemente Harry. "Me l'ha detto Hermione Granger." "E ha ragione. Giriamo ancora a sinistra." L'orologio della chiesa suon• la mezzanotte dietro di loro. Harry si domandava come mai Silente non riteneva maleducato fare visita ad un vecchio collega cosŤ tardi, ma ora che la conversazione era stata instaurata, aveva domande ben pi— pressanti da fare. "Signore, ho letto sulla Gazzetta del Profeta che Caramell Š stato congedato..." "Corretto," disse Silente, illuminando ora una strada scoscesa di lato. "Š stato sostituito, cosa che sono sicuro saprai, da Rufus Scrimgeour, che era il capo dell'ufficio degli Auror." "Lui Š ... lei pensa che sia bravo?" Domando Harry. "Una domanda interessante," disse Silente. "Š capace, sicuramente. Una personalit… pi— decisa e forte di Cornelius." "Si ma io volevo dire ..." "Lo so cosa intendevi. Rufus Š un uomo d'azione e, avendo combattuto Maghi Oscuri per la maggior parte della sua vita lavorativa, non sottovaluta Lord Voldemort." Harry aspett•, ma Silente non aggiunse altro in merito al litigio con Scrimgeour che la Gazzetta del Profeta aveva riportato, e lui non ebbe la faccia tosta di affrontare l'argomento, cosŤ lo cambi•. "E ... Signore ... Ho letto anche di Madama Bones." "Si," disse Silente semplicemente. "Una perdita terribile. Era una grande strega. Appena qui sopra, credo...ohi." Aveva indicato con la mano ferita. "Professore, cosa Š successo alla sua ...?" "Non ho tempo di spiegartelo ora," disse Silente. "Š una storia sensazionale, desidero darle giusto rilievo." Sorrise ad Harry, che capŤ che non era un rimprovero, ma che aveva il permesso di continuare con le domande. "Signore đ ho ricevuto via gufo un volantino del Ministero della Magia, sulle misure di sicurezza che dovremmo tutti tenere contro i Mangiamorte ..." "Si, ne ho ricevuto uno anche io," disse Silente, ancora sorridendo. "L'hai trovato utile?" "Non realmente." "No, penso di no. Non mi hai domandato, per esempio, quale Š il mio gusto preferito di marmellata, per verificare che io sono senza ombra di dubbio il professor Silente e non un impostore." "No non l'ho fatto ..." Harry inizi•, non completamente sicuro se fosse stato rimproverato o meno. "Come riferimento per il futuro, Harry, Š il lampone ... sebbene certamente, se io fossi un Mangiamorte, mi assicurerei di verificare quali sono le mie marmellate preferite prima di impersonare me stesso." "Ehm ... corretto," disse Harry. "Bene, su quel volantino, parlava di qualcosa circa gli Inferi. Cosa sono esattamente? Il volantino non era molto chiaro." "Sono dei cadaveri," rispose Silente tranquillamente. "Corpi morti che sono stati stregati per eseguire gli ordini di Maghi Oscuri. Non si sono visti Inferi per un lungo periodo, comunque, non dall'ultima volta quando Voldemort era potente ... Lui ha ucciso un numero sufficiente di persone da mettere in piedi un esercito, certamente. Questo Š il posto, Harry, proprio qui ..." Erano vicino ad un piccola, graziosa casetta in pietra circondata da un giardino. Harry era troppo impegnato a digerire l'orribile idea degli Inferi per prestare attenzione a qualsiasi altra cosa, ma non appena raggiunsero il cancello d'entrata, Silente si ferm• di colpo e Harry gli finŤ addosso. "Oh santo cielo. Oh cielo, cielo, cielo." Harry seguŤ il suo sguardo sul sentiero che si snodava accuratamente davanti e si sentŤ mancare. La porta di ingresso penzolava fuori dai cardini. Silente gett• un rapido sguardo avanti e indietro la strada. Sembrava alquanto deserta. "Fuori la bacchetta e seguimi, Harry," disse con calma. AprŤ il cancello e cammin• rapidamente e in silenzio sul sentiero del giardino, con Harry alle calcagna, poi spinse la porta d'ingresso molto lentamente, con la bacchetta alzata e pronta. "Lumos." La punta della bacchetta di Silente si illumin•, gettando la sua luce su un angusto corridoio. Alla sinistra, un'altra porta era aperta. Stringendo la bacchetta illuminata, Silente cammin• nel salotto con Harry sempre immediatamente dietro di lui. Una scena di totale devastazione si present• ai loro occhi. Un grande orologio a pendolo giaceva ridotto in pezzi ai loro piedi, il quadrante rotto, il pendolo che giaceva al di fuori dalla cassa come una spada abbandonata. Un pianoforte era di lato, i tasti sparpagliati sul pavimento. Le rovine di un lampadario a bracci penzolavano affianco. I cuscini giacevano svuotati, le piume fuoriuscivano lentamente dagli squarci sui lati; frammenti di vetro e porcellane giacevano come polvere su ogni cosa. Silente alz• la sua bacchetta ancora pi— in alto, cosŤ che la sua luce fosse puntata sui muri, dove una sostanza rosso scuro e gelatinosa era stata schizzata sulla carta da parati. Un piccolo respiro di Harry fece voltare Silente. "Non molto attraente, no?" Disse gravemente. "Si, qualcosa di orribile Š accaduto qui." Silente si mosse con cautela nel mezzo della stanza, scrutando minuziosamente i rottami ai suoi piedi. Harry lo seguŤ, guardandosi intorno, mezzo spaventato per cosa poteva scoprire nascosto tra le rovine del piano o del sof… capovolto, ma non c'era alcun segno di un corpo. "Forse c'Š stata una lotta e đ e l'hanno trascinato via, Professore?" Harry suggerŤ, cercando di non immaginare quanto malamente dovesse essere ferito un uomo per lasciare quelle macchie che imbrattavano i muri. "Non credo," disse Silente con calma, scrutando dietro una poltrona imbottita che giaceva di lato. "Lei pensa che lui sia ...?" "Ancora qui da qualche parte? Si." E senza preavviso, Silente si lanci•, immergendo la punta della sua bacchetta nel sedile della poltrona che url•, "Ohi!" "Buona sera, Horace," disse Silente raddrizzandosi di nuovo. Harry rimase a bocca aperta. Dove una frazione di secondo prima c'era stata una poltrona, ora c'era accovacciato un uomo enormemente grasso, calvo, vecchio che si massaggiava il basso ventre e lanciava occhiatacce a Silente con occhi arrabbiati e pieni di lacrime. "Non c'era nessun bisogno di conficcare la bacchetta cosŤ forte," disse bruscamente, mettendosi con difficolt… in piedi. "Mi hai fatto male." La luce della bacchetta illumin• la sua testa lucida, i suoi occhi prominenti, i suoi enormi, grigi baffi da tricheco, ed i bottoni luccicanti della giacca di velluto marrone che indossava sopra un paio di pantaloni di un pigiama di seta lilla. La sua testa raggiungeva a fatica il mento di Silente. "Cosa mi ha tradito?" GrugnŤ non appena si mise in piedi, ancora massaggiando il basso ventre, Sembrava sorprendentemente impassibile per uno che Š stato appena scoperto mentre fingeva di essere una poltrona. "Mio caro Horace," disse Silente, sembrando divertito, "se i Mangiamorte fossero davvero venuti a chiamarti, il Marchio Nero sarebbe stato sulla casa." Il mago si batt‚ una grassa mano sulla fronte. "Il Marchio Nero," borbott•. "Lo sapevo che c'era qualcosa ... ah bene. Comunque non avrei avuto tempo, avevo appena finito di ritoccare la mia tappezzeria quando siete entrati nella stanza." Sospir• cosŤ forte da far fluttuare le punte dei suoi baffi. "Gradisci la mia assistenza per ripulire?" Chiese Silente educatamente. "Si grazie," disse l'altro. Si misero schiena contro schiena, il mago alto e magro ed il mago basso e grassottello, e fecero ondeggiare le loro bacchette in uno stesso identico ampio movimento. I mobili volarono indietro nelle loro posizioni originali, le decorazioni si riformarono a mezz'aria, le piume entrarono nei cuscini, i libri strappati si ripararono da soli non appena approdarono sugli scaffali, le lanterne ad olio salirono sui tavoli laterali e si riaccesero; una vasta collezione di cornici d'argento ridotte in pezzi volarono luccicando attraverso la stanza e discesero, intere e immacolate su una scrivania; strappi, incrinature e buchi si rimarginarono ovunque, e le mura si pulirono da sole. "Che tipo di sangue era, per inciso?" Domand• Silente sovrastando con la voce i rintocchi del nuovamente immacolato orologio a pendolo. "Sui muri? Drago," url• il mago di nome Horace, mentre, con un assordante stridio e tintinnio, il lampadario a braccio si avvitava da solo al soffitto. Ci fu un suono metallico finale del piano, e poi silenzio. "Si, drago," ripet‚ il mago in maniera loquace. "La mia ultima bottiglia, e i prezzi sono alle stelle al momento. Ma pu• ancora essere riutilizzato." Si mosse pesantemente verso una piccola bottiglia di cristallo che era sulla credenza e la mise davanti alla luce, esaminando il liquido denso al suo interno. "Hmm. Un po' impolverato." Mise la bottiglia a posto sulla credenza e sospir•. Fu allora che il suo sguardo cadde su Harry. "Oh," disse, mentre i suoi occhi larghi e rotondi volavano sulla fronte di Harry e sulla cicatrice a forma di saetta che la solcava. "Oh!" "Lui," disse Silente, muovendosi come per fare le presentazioni, "Š Harry Potter. Harry, lui Š un mio vecchio amico e collega, Horace Slughorn." Slughorn si gir• verso Silente, con un'espressione furbesca. "CosŤ questo Š il modo con cui tu pensi di persuadermi, non Š vero? Bene, la risposta Š no, Albus." Spinse via Harry, volse risolutamente il viso dall'altro lato con l'aria di un uomo che cerca di resistere alle tentazioni. "Suppongo che possiamo berci un drink, dopo tutto?" chiese Silente. "Alla salute dei vecchi tempi?" Slughorn esit•. "Va bene allora, un drink," disse senza alcuna grazia. Silente sorrise ad Harry e gli porse una sedia non dissimile da quella che Slughorn aveva recentemente interpretato, che stava proprio accanto al fuoco che bruciava nuovamente e ad una lampada ad olio che brillava intensamente. Harry prese posto con la chiara impressione che Silente per qualche ragione, voleva tenerlo il pi— visibile possibile. Certamente quando Slughorn, che era impegnato con caraffe e bicchieri, si volt• di nuovo verso la stanza, i suoi occhi caddero immediatamente su Harry. "Mah," disse, guardando rapidamente altrove come se temesse di ferirsi gli occhi. "Ecco ..." Diede un drink a Silente, che si era messo a sedere senza invito, spingendo il vassoio a Harry, e poi sprofond• nei cuscini del riparato sof… e in un silenzio scontento. Le sue gambe erano cosŤ corte che non toccavano il pavimento. "Bene, come te la passi Horace?" Chiese Silente. "Non troppo bene," disse Slughorn subito. "Torace debole. Affannato. Anche i reumatismi. Non mi posso pi— muovere come ero abituato. Certo, questo Š quanto ci aspetta. L'et…. La stanchezza." "E tuttavia ti sei dovuto muovere abbastanza velocemente per prepararci un tale benvenuto con un cosŤ breve preavviso," disse Silente. "Non puoi aver avuto pi— di tre minuti di preavviso?" Slughorn rispose, per met… irritato e per met… orgoglioso, "Due. Non ho sentito il mio Incantesimo Bloccaintrusi, stavo facendo un bagno. Comunque," aggiunse severamente, dando l'impressione di fare un passo indietro, "rimane il fatto che sono un uomo vecchio, Albus. Un vecchio uomo stanco che si Š guadagnato il diritto ad una vita tranquilla con qualche comodit…." Certamente aveva queste cose, pens• Harry, guardando intorno la stanza. L'aria sapeva di chiuso e era in disordine, eppure nessuno avrebbe potuto dire che non era confortevole; c'erano morbide sedie e poggiapiedi, bevande e libri, scatole di cioccolatini e cuscini ben imbottiti. Se Harry non avesse conosciuto chi viveva lŤ, avrebbe ipotizzato un'anziana signora ricca e carica di fronzoli. "Non sei ancora vecchio quanto me, Horace," disse Silente. "Bene, forse dovresti pensare al pensionamento anche tu," disse Slughorn in maniera diretta. I suoi occhi a forma di pallida uva spina avevano scoperto la mano ferita di Silente. "Le tue reazioni non sono pi— quelle di una volta, vedo." "Hai proprio ragione," disse Silente serenamente, tirando indietro la manica per rivelare la punta di quelle dita bruciate e annerite; la loro vista fece venire ad Harry spiacevoli brividi sulla nuca. "Indubbiamente sono pi— lento di come ero. Ma d'altro canto ..." Alz• le spalle e spalanc• le braccia, come per dire che l'et… ha le sue compensazioni, e Harry not• un anello sulla mano ferita che non aveva mai visto indossare da Silente prima. Era largo, di fattura piuttosto rozza e di un materiale che sembrava oro, ed aveva incastonata una pesante pietra nera spaccata proprio nel mezzo. Anche gli occhi di Slughorn indugiarono per un momento sull'anello, e Harry not• un lieve cipiglio increspare per un attimo la sua ampia fronte. "CosŤ, tutte queste precauzioni contro gli intrusi, Horace ... sono a beneficio dei Mangiamorte o mie?" domand• Silente. "Cosa potrebbero volere i Mangiamorte da un povero vecchio malridotto e rimbecillito come me?" domand• Slughorn. "Immagino che avrebbero voluto che tu deviassi il tuo considerevole talento verso la coercizione, tortura e morte," disse Silente. "Mi stai veramente dicendo che non sono ancora venuti a reclutarti?" Slughorn guard• Silente funestamente per un momento, poi mormor•, "Non ho dato loro modo. Š da un anno che mi sposto continuamente. Mai fermo in un porto per pi— di una settimana. In movimento da una casa Babbana ad un'altra đ i proprietari di questo posto sono in vacanza alle Canarie đ Š stato molto piacevole, mi dispiacer… lasciarlo. Š abbastanza semplice una volta che sai come fare, con un semplice Incantesimo di Congelamento su questi assurdi allarmi antifurto che usano al posto degli Spioscopi e ci si assicura che i vicini non si accorgano di nulla mentre si porta dentro il pianoforte. "Ingegnoso," disse Silente. "Ma suona un'esistenza piuttosto stancante per un vecchio rimbecillito malconcio in cerca di una vita serena. Ora, se tu tornassi ad Hogwarts đ" "Se stai per dirmi che la mia vita sarebbe pi— tranquilla in una scuola piena di pesti, risparmiati il fiato, Albus! Anche se mi sono tenuto nascosto, mi hanno raggiunto alcune strane voci da quando Dolores Umbridge vi ha lasciato! Se Š cosŤ che tratti gli insegnanti in questi giorni đ" "La professoressa Umbridge Š entrata in conflitto con una mandria di centauri," disse Silente. "Credo che tu, Horace, avresti avuto tanto buon senso da non incamminarti a grandi passi nella foresta e chiamare una mandria di centauri arrabbiati ®sporchi mezzosangueŻ." "Questo Š quello che ha fatto?" disse Slughorn. "Idiota di una donna. Non mi Š mai piaciuta." Harry soffoc• una risatina e sia Silente sia Slughorn si girarono a guardarlo. "Scusate," disse Harry frettolosamente. "Š solo che đ nemmeno a me Š piaciuta." Silente si alz• alquanto improvvisamente. "Stai andando?" domand• Slughorn immediatamente, con l'aria speranzosa. "No, mi stavo chiedendo se potevo utilizzare il tuo bagno," disse Silente. "Oh," disse Slughorn, chiaramente deluso. "La seconda porta sulla sinistra in fondo al corridoio." Silente si allontan• a grandi passi dalla stanza. Non appena la porta si chiuse dietro di lui, ci fu silenzio. Dopo pochi istanti, Slughorn si mise in piedi e sembr• incerto su cosa fare. Diresse uno sguardo furtivo ad Harry, poi si diresse verso il fuoco e gir• la schiena verso questo, riscaldando il suo largo fondoschiena. "Non pensare che io non sappia perch‚ ti ha portato qui," disse improvvisamente. Harry semplicemente guard• Slughorn. Gli occhi umidicci di Slughorn scivolarono sulla cicatrice di Harry, questa volta cogliendo anche il resto della sua faccia. "Somigli molto a tuo padre." "Si, mi Š stato detto," disse Harry. "Eccetto che per gli occhi. Hai đ" "Si, gli occhi di mia madre." Harry l'aveva sentito cosŤ tante volte che lo trovava un po' logorante. "Mah. Si, bene, un insegnante non dovrebbe avere dei preferiti, certamente, ma lei era una delle mie preferite. Tua madre," aggiunse Slughorn, in risposta allo sguardo interrogativo di Harry. "Lily Evans. Una delle alunne pi— brillanti a cui io abbia mai insegnato. Vivace, sai. Ragazza affascinante. Ero solito dirle che avrebbe dovuto stare nelle mia Casa. E di solito ricevevo indietro risposte molto impertinenti." "Quale era la sua Casa?" "Ero il Capo dei Serpeverde," disse Slughorn. "Ohm ora," and• avanti velocemente, guardando l'espressione sulla faccia di Harry e ammonendolo con il suo dito tozzo, "non vorrai prendermi in antipatia per questo!. Tu sarai Grifondoro come lei, suppongo. Si, di solito succede nelle famiglie. Sebbene non sempre. Hai sentito di Sirius Black? Devi averne sentito đ Š stato sui giornali per lo scorso paio d'anni đ Š morto poche settimane fa -! Fu come se una mano invisibile torcesse gli intestini di Harry e li tenesse stretti. "Bene, comunque, era un grande amico di tuo padre a scuola. L'intera famiglia Black era stata nella mia Casa, invece Sirius finŤ nei Grifondoro! Vergogna đ era un ragazzo di talento. Ebbi suo fratello, Regulus, quando arriv•, ma mi sarebbe piaciuta la serie completa." Suon• come un collezionista entusiasta la cui offerta fosse stata superata ad un'asta. Apparentemente perso nelle sue memorie, guardava il muro opposto girandosi pigramente sul posto in modo da assicurare un calore uniforme al suo di dietro. "Tua madre era Babbana di nascita, certamente. Non ci potevo credere quando lo scoprii. Pensavo che doveva essere purosangue, era cosŤ brava." "Una delle mie migliori amiche Š Babbana di nascita," disse Harry, " ed'Š la migliore del nostro anno." "Strano come a volte capiti, no?" disse Slughorn. "No davvero," disse Harry freddamente. Slughorn guard• verso di lui sorpreso. "Non devi pensare che io abbia dei pregiudizi!" disse. "No, no, no" Non ho appena detto che tua madre era una delle mie studentesse preferite? E c'era anche Dirk Cresswell nell'anno dopo il suo đ ora capo dell'Ufficio Relazioni con i Goblin, certamente đ un altro Babbano di nascita, uno studente molto dotato, e ancora mi da delle eccellenti informazioni sugli avvenimenti alla Gringotts!" Saltellava su e gi— un po', sorridendo in maniera soddisfatta, mentre indicava sulla credenza le molte scintillanti fotografie incorniciate, ognuna popolata con piccoli abitanti in movimento. "Tutti i miei ex-studenti, tutti assunti. Puoi notare Barnabas Cuffe, editore della Gazzetta del Profeta, lui Š sempre interessato ad ascoltare le mie opinioni sulle le notizie del giorno. E Ambrosius Flume, di Mielandia đ un cesto ogni compleanno, e tutto perchŠ io gli diedi un'introduzione a Ciceron Harkiss che gli procur• il suo primo lavoro. E dietro đ puoi vederla se solo sporgi il collo đ quella Š Gwenog Jones, che Š il capitano de Le Arpie di Holyhead ... la gente rimane sempre meravigliata nel sentire che sono in rapporti privilegiati con le Arpie, e ho biglietti gratis ogni qualvolta li voglio!" Questo pensiero sembr• rallegrarlo enormemente. "E tutte queste persone sanno dove Š finito lei, in modo da mandarle tutta questa roba?" domand• harry, che non pot‚ fare a meno di meravigliarsi perch‚ i Mangiamorte non avessero ancora seguito le tracce di Slughorn se cesti di dolci, biglietti del Quidditch e visitatori desiderosi dei suoi consigli e opinioni potevano trovarlo. Il sorriso scivol• dalla faccia si Slughorn cosŤ velocemente come il sangue dai muri. "Certamente no," disse, guardando gi— verso Harry. "Ho perso i contatti con tutti da un anno." Harry aveva l'impressione che le parole scioccassero Slughorn stesso, sembr• alquanto sconvolto per un momento. Poi scroll• le spalle. "Comunque ... il mago prudente tiene gi— la testa in questi periodi. Va benissimo che Silente parli, ma occupare un posto ad Hogwarts proprio ora sarebbe equivalente a dichiarare la mia pubblica alleanza all'Ordine della Fenice. Anche se sono sicuro che sono degni di ammirazione e coraggiosi e tutto il resto, non sono personalmente attratto dal loro tasso di mortalit… đ" "Non Š necessario unirsi all'Ordine per insegnare ad Hogwarts," disse Harry, che non riuscŤ a trattenere una nota di derisione nella sua voce. Era difficile simpatizzare con l'esistenza confortevole di Slughorn quando si ricordava di Sirius, rannicchiato in una caverna e nutrito di topi. "Molti degli insegnanti non ne fanno parte, e nessuno di loro Š stato mai ucciso đ certo, senza contare Raptor, ma lui ha avuto quello che si meritava considerando che stava lavorando con Voldemort." Harry era sicuro che Slughorn doveva essere uno di quei maghi che non potevano sopportare di udire il nome di Voldemort pronunciato ad alta voce e non fu impreparato: Slughorn ebbe un brivido e un grido di protesta, che Harry ignor•. "Penso che lo staff sia pi— al sicuro della maggior parte della popolazione finch‚ il preside Š Silente; si presume che lui sia l'unico che Voldemort abbia mai temuto, o no?" proseguŤ Harry. Slughorn fiss• lo sguardo nel vuoto per un momento o due. Sembrava che stesse riflettendo sulle parole di Harry. "Bene si, Š vero che Colui che Non Deve Essere Nominato non ha mai cercato uno scontro con Silente," mormor• con riluttanza. "E suppongo che si potrebbe dimostrare che dal momento che non mi sono unito ai Mangiamorte, Colui che Non Deve Essere Nominato difficilmente mi pu• considerare un amico ... in tal caso, io potrei essere pi— al sicuro se fossi un po' pi— vicino ad Albus ... non posso fingere che la morte di Amelia Bones non mi abbia scosso ... se lei, con tutti i contatti e la protezione del Ministero ..." Silente rientr• nella stanza e Slughorn sobbalz• come se avesse dimenticato che era in casa. "Oh, eccoti, Albus," disse. "Ci hai messo molto tempo. Disturbi di stomaco?" "No, stavo semplicemente leggendo le riviste Babbane," disse Silente. "Adoro i modelli per i lavori a maglia. Bene, Harry, abbiamo abusato dell'ospitalit… di Horace abbastanza.; penso che sia tempo per noi di andare." Per niente riluttante ad obbedire, Harry balz• in piedi. Slughorn sembr• colto di sorpresa. "State andando?" "Si, certo. Penso di riconoscere una causa persa quando ne vedo una." "Persa ... ?" Slughorn sembr• agitato. Si gingill• i grassi pollici e si agit• con irrequietezza non appena vide Silente allacciarsi il mantello da viaggio e Harry chiudere la lampo della giacca. "Bene, mi spiace che tu non voglia il lavoro, Horace,"disse Silente, alzando la mano ferita in un saluto di commiato. "Hogwarts sarebbe stata felice di vederti tornare ancora. Malgrado le nostre misure di sicurezza fortemente aumentate, sarai sempre il benvenuto per una visita, se tu lo desiderassi." "Si ... bene ... molto generoso... Come dire ..." "Arrivederci, allora." "Arrivederci," disse Harry. Erano arrivati alla porta d'ingresso quando ci fu un urlo dietro di loro. "Va bene, va bene, lo far•!" Silente si gir• a guardare Slughorn che stava senza fiato sull'uscio del salotto. "Abbandonerai il pensionamento?" "Si, si," disse Slughorn con impazienza, "Devo essere matto, ma sŤ," "Fantastico," disse Silente, sorridendo radiosamente. "Allora, Horace, ti vedremo il primo settembre." "Si, suppongo di si," grugnŤ Slughorn. Quando si mossero sul sentiero del giardino, la voce di Slughorn riecheggi• dietro di loro, "vorr• un aumento di stipendio, Silente!" Silente soffoc• una risata. Il cancello del giardino si chiuse dietro di loro, e si diressero indietro gi— per la collina attraverso una nebbia scura e avvolgente. "Ben fatto, Harry," disse Silente. "Ma io non ho fatto nulla," disse Harry sorpreso. "Oh sŤ che hai fatto. Hai mostrato ad Horace esattamente cosa ci guadagner… tornando ad Hogwarts. Ti Š piaciuto?" "Ehm ..." Harry non era sicuro se Slughorn gli piaceva o meno. Riteneva che fosse a suo modo una persona gradevole, ma gli era anche sembrato vanitoso e, nonostante dicesse il contrario, troppo sorpreso del fatto che una Babbana di nascita potesse diventare una buona strega. "Horace," disse Silente, sollevando Harry dalla responsabilit… di dire qualcosa sull'argomento,"adora i comfort. Inoltre gli piace la compagnia di persone famose, di successo e di potere. Gli piace la sensazione che lui influenzi queste persone. Non ha mai voluto occupare il trono lui stesso; preferisce stare dietro le quinte đ pi— spazio per allargarsi, vedi. Š sua abitudine selezionare con attenzione i suoi ®preferitiŻ ad Hogwarts, a volte per la loro ambizione o cervello, altre volte per il loro fascino o talento, e ha una straordinaria abilit… nel scegliere quelli che stanno per diventare eccezionali nei loro vari ambiti. Horace form• una specie di club dei suoi preferiti con lui al centro, introducendoli ai membri del club e fornendo utili contatti, e raccogliendo sempre qualche vantaggio indietro, che sia una scatola gratis dei suoi ananas canditi preferiti o la possibilit… di raccomandare il prossimo membro junior dell'Ufficio Relazioni con i Goblin." Ad Harry venne immediatamente in mente la vivida immagine di un grosso ragno gonfio, che tesse la tela intorno a s‚, tirando il filo qui e l… per attirare il suo ampio e succoso bottino di mosche pi— vicino. "Ti dico tutto ci•," continu• Silente, "non per metterti contro Horace đ o, come potremmo chiamarlo ora, Professor Slughorn đ ma per metterti in guardia. Indubbiamente cercher… di reclutarti. Tu saresti il gioiello della sua collezione; ®Il Ragazzo SopravvissutoŻ ... o, come ti chiamano in questi giorni, ®Il PresceltoŻ," A queste parole, una brivido di freddo, che non aveva nulla a che fare con la nebbia circostante, scese su Harry. Si ricord• le parole che aveva udito poche settimane prima, parole che avevano per un significato particolare e terribile: Nessuno dei due pu• vivere se l'altro sopravvive ... Silente aveva smesso di camminare, all'altezza della chiesa che avevano passato prima. "E questo Š tutto, Harry. Se vuoi aggrapparti al mio braccio." Questa volta preparato, Harry era pronto per la Materializzazione, ma la trov• ancora poco piacevole. Quando la pressione scomparve e fu di nuovo in grado di respirare, era in un viottolo di campagna accanto a Silente e guardando avanti alla silhouette del suo secondo edificio preferito al mondo: la Tana. Nonostante la sensazione di paura che lo aveva appena attraversato, il suo spirito non pot‚ fare a meno di cambiare alla sua vista. Ron era lŤ dentro ... e cosŤ anche la Signora Weasley, che cucinava meglio di chiunque altro lui conoscesse ..." "Se non ti spiace, Harry," disse Silente, non appena oltrepassarono il cancello, "mi piacerebbe scambiare due parole con te prima di separarci. In privato. Forse qui?" Silente indic• uno sgabuzzino di pietra diroccato dove i Weasley tenevano i manici di scopa. Un p• perplesso, Harry seguŤ Silente attraverso la porta scricchiolante in uno spazio un p• pi— piccolo di una credenza. Silente illumin• la punta della sua bacchetta, cosŤ che risplendesse come una torcia, e sorrise verso Harry. "Spero mi perdonerai per averne fatto menzione, Harry, ma sono soddisfatto e anche un pizzico orgoglioso di quanto bene tu sembri tenere duro dopo tutto quello che Š successo al Ministero. Permettimi di dirti che penso che Sirius sarebbe stato orgoglioso di te." Harry deglutŤ, la sua voce sembrava averlo abbandonato. Non credeva che avrebbe potuto resistere a parlare di Sirius; era stato doloroso abbastanza ascoltare Zio Vernon parlarne. "Il tuo padrino Š morto?" e ancora peggio sentire il nome di Sirius buttato lŤ casualmente da Slughorn. "Š stato crudele," disse Silente gentilmente, "che tu e Sirius abbiate avuto cosŤ poco tempo per stare insieme. Una fine brutale a quello che avrebbe dovuto essere un lungo e felice rapporto." Harry annuŤ, i suoi occhi fissavano con risolutezza il ragno che si stava arrampicando sul cappello di Silente. Sapeva che Silente aveva capito, che addirittura poteva sospettare che appena fino a quando non era arrivata la sua lettera, Harry aveva trascorso quasi tutto il tempo dai Dursley sdraiato sul suo letto, rifiutando il cibo, e stando alla finestra appannata, pieno di un freddo vuoto che gli veniva da associare ai Dissennatori. "Š difficile," disse finalmente Harry, con un filo di voce, "anche solo rendermi conto che non mi scriver… pi—." I suoi occhi gli bruciarono improvvisamente e sbattŠ le palpebre. Si sentŤ stupido ad ammetterlo, ma il fatto che aveva avuto qualcuno fuori da Hogwarts che si preoccupava di quello che gli succedeva, quasi come un genitore, era stata una delle cose migliori dello scoprire il suo padrino ... e ora la posta via gufo non gli avrebbe mai pi— portato tale consolazione ... "Sirius ha rappresentato molto per te di quello che mai tu prima avevi avuto," disse Silente gentilmente, "Naturalmente, la perdita Š devastante ..." "Mentre ero dai Dursley," interruppe Harry, con una voce che diventava pi— forte, "ho capito che non posso ritirarmi o crollare. Sirius non avrebbe voluto questo, no? E comunque la vita Š troppo corta ... Guardi a Madama Bones, a Emmeline Vance ... potrei essere io il prossimo, o no? Ma se cosŤ fosse," disse fieramente guardando diritto negli occhi blu di Silente che risplendevano alla luce della bacchetta, "mi assicurer• di portare con me tanti Mangiamorte quanti potr•, e anche Voldemort se sar• in grado di farlo." "Hai parlato proprio come il vero figlio di tuo padre e tua madre e il degno figlioccio di Sirius!" disse Silente, con una pacca di approvazione sulla schiena di Harry. "Mi tolgo il cappello di fronte alle tue parole đ o meglio lo farei, se io non avessi paura di inondarti di ragni." "E ora, Harry, in merito ad un argomento affine ... ho dedotto che hai letto la Gazzetta del profeta nelle scorse due settimane?" "Si," disse Harry, con il cuore che batteva un po' pi— velocemente. "Quindi tu avrai visto che le notizie non sono semplicemente trapelate, Š stata una vera inondazione di notizie, riguardo alla tua avventura nella Stanza delle Profezie?" "Si," disse ancora Harry. "E ora tutti sanno che io sono quello đ" "No, non lo sanno," interruppe Silente. "Ci sono solo due persone sulla faccia della terra a conoscenza del contenuto completo della profezia fatta su te e Lord Voldemort, e stanno entrambe in questo puzzolente stanzino delle scope pieno di ragni. Š vero, comunque, che molti hanno indovinato, correttamente, che Voldemort mand• i suoi Mangiamorte a rubare una profezia, e che la profezia riguardava te. "Ora, io penso di avere ragione nell'affermare che tu non hai detto a nessuno che tu sai cosa diceva la profezia?" "Š cosŤ," disse Harry. "Una saggia decisione, tutto sommato," disse Silente. "Sebbene ritengo che tu dovresti fare un'eccezione a favore dei tuoi amici, il sig. Ronald Weasley e la Signorina Hermione Granger. Si," continu•, quando Harry lo guard• stupito, "penso che dovrebbero sapere. Rendi loro un cattivo servizio non confidando loro questa cosa cosŤ importante." "Io non volevo..." "... preoccuparli o spaventarli?" disse Silente, scrutando Harry dall'alto dei suoi occhiali a mezzaluna. "O forse, non volevi confessare che tu stesso sei preoccupato e spaventato? Tu hai bisogno dei tuoi amici, Harry. Come tu hai detto cosŤ giustamente, Sirius non avrebbe voluto che tu ti chiudessi in te stesso." Harry non disse nulla, ma Silente non sembr• aspettare una risposta. Continu•, "Passando ad un altro argomento, sebbene collegato, Š un mio desiderio che tu prenda lezioni private con me quest'anno." "Private... con lei?" disse Harry, sorpreso fuori dal suo silenzio preoccupato. "Si. Penso che Š tempo che io dia una mano pi— grande alla tua istruzione." "Cosa mi insegner…, Signore?" "Oh, un po' di questo e un po' di quello," disse Silente con leggerezza. Harry aspett• speranzoso, ma Silente non aggiunse particolari, cosŤ gli domando qualcos'altro che lo aveva un po' infastidito. "Se prender• lezioni da lei, non dovr• pi— avere lezioni di Occlumanzia da Piton, no?" "Professor Piton, Harry ... comunque no, non dovrai." "Bene," disse Harry con sollievo, "perch‚ erano uno..." Si ferm•, attento a non dire ci• che veramente pensava. "Penso che la parola ®fiascoŻ sarebbe quella giusta in questo caso," disse Silente, annuendo. Harry rise. "Bene, questo significa che non vedr• molto il Professor Piton d'ora in avanti," disse, "perch‚ non mi lascer… frequentare Pozioni senza che io abbia un ®EccellenteŻ al mio G.U.F.O., che so di non avere avuto." "Non contare i tuoi G.U.F.O. prima che ti siano consegnati," disse Silente gravemente. "Cosa che, ora che ci penso, dovrebbero avvenire proprio oggi, pi— tardi. Ora, altre due cose, Harry, prima di separarci. Per prima cosa, vorrei che tu tenessi il tuo mantello dell'Invisibilit… con te sempre da questo momento in poi. Anche all'interno di Hogwarts. Per ogni evenienza, mi capisci?" Harry annuŤ. "E infine, mentre sei qui, la Tana Š stata dotata delle pi— alte misure di sicurezza che il Ministero della Magia possa fornire. Queste misure possono causare un certo numero di inconvenienti ad Arthur e Molly đ tutta la loro posta, per esempio, viene ispezionata al Ministero prima di essere spedita qui. Loro non ci fanno caso, il loro unico interesse Š la tua sicurezza. Comunque potrebbe essere una magra ricompensa se tu rischiassi l'osso del collo mentre sei da loro." "Capisco," disse Harry velocemente. "Molto bene, allora," disse Silente, aprendo la porta dello stanzino delle scope ed uscendo nel cortile. "Vedo una luce in cucina. Non priviamo Molly pi— a lungo della possibilit… di lamentasi di quanto sei sciupato." CAPITOLO CINQUE UN ECCESSO DI FLEMMA Harry e Silente si avvicinarono alla porta posteriore della Tana, come al solito circondata dagli usuali rifiuti come vecchi stivaloni di gomma e calderoni arrugginiti. Harry poteva sentire il sommesso chiocciare delle galline addormentate provenire da un capanno distante. Silente buss• tre volte ed Harry colse un immediato movimento al di l… della finestra della cucina. "Chi Š?" domand• una voce nervosa che riconobbe per quella della signora Weasley. "Annunciatevi!" "Sono io, Silente, accompagno Harry." La porta si aprŤ immediatamente. La bassina e paffutella signora Weasley era ritta sulla soglia, con indosso una vecchia vestaglia verde. "Harry, caro! Scusami, Albus, mi hai fatto prendere uno spavento, avevi detto di non contare sul vostro arrivo prima del mattino!" "Siamo stati fortunati," rispose Silente, guidando Harry oltre la soglia. "Slughorn si Š dimostrato molto pi— facile da convincere di quanto mi aspettavo. Per merito di Harry, naturalmente. Ah, salve Ninfadora!" Harry si guard• intorno e vide che la signora Weasley non era da sola, malgrado l'ora tarda. Una giovane strega, con il pallido viso a forma di cuore e bruni capelli color topo, era seduta al tavolo stringendo strettamente tra le mani una grande tazza. "Salve, Professore," disse. "Ciao, Harry" "Ciao, Tonks" Harry pens• che sembrava contratta, persino ammalata, e che avesse qualcosa di forzato nel sorriso. Certamente aveva un aspetto meno colorito del solito senza quella sua tipica tonalit… di capelli rosa gomma da masticare. "Sar… meglio che vada," disse velocemente, alzandosi e tirandosi il cappotto sulle spalle. "Grazie per il the e per la simpatia, Molly." "Per favore, non andartene a causa mia," disse Silente con cortesia, "Non posso restare, ho argomenti urgenti da discutere con Rufus Scrimgeour." "No, no, devo proprio andare," disse Tonks, senza incrociare lo sguardo di Silente. " 'Notte..." "Cara, perch‚ non vieni a cena nel weekend, vengono anche Remus e Malocchio...?" "No, veramente, Molly... grazie lo stesso... Buona notte a tutti." Tonks si affrett• nel cortile oltrepassando Silente ed Harry; pochi passi dopo i gradini d'ingresso, fece dietrofront e svanŤ nell'aria. Harry fece caso allo sguardo preoccupato della signora Weasley. "Bene, ti vedr• ad Hogwarts, Harry," disse Silente. "Abbiti cura. Molly, sempre ai tuoi ordini." Fece un piccolo inchino verso la Signora Weasley e seguŤ Tonks, svanendo esattamente nel medesimo punto. La signora Weasley chiuse la porta sul cortile vuoto e guid• Harry, spingendolo per le spalle, nella piena luce della lanterna sul tavolo per giudicarne l'aspetto. "Sei come Ron," sospir•, squadrandolo dall'alto in basso. "Entrambi sembrate essere stati colpiti da un Incantesimo Allungante. Giuro che Ron Š cresciuto di dieci centimetri dall'ultima volta che gli ho comprato la divisa scolastica. Hai fame, Harry? "Oh, sŤ," rispose Harry, che si era appena reso conto di quanta fame avesse. "Siediti, caro, mentre ti cucino qualcosa." Appena Harry si fu seduto, un peloso gatto fulvo col muso schiacciato gli salt• sulle ginocchia e vi si sistem• facendo le fusa. "Allora Hermione Š qui?" domand• allegramente carezzando Grattastinchi dietro le orecchie. "Oh sŤ, Š arrivata l'altro ieri," rispose la signora Weasley mentre colpiva una capiente pentola d'acciaio con la bacchetta. Questa balz• sulla stufa con un sonoro fragore e inizi• a bollire all'istante. "Sono tutti a letto, naturalmente, non ti aspettavamo ancora per molte ore. Ecco..." Diede un altro colpetto alla pentola. Questa si sollev• in aria, vol• verso Harry, e si inclin•. La signora Weasley vi fece scivolare una ciotola al di sotto giusto in tempo per intercettare il denso e fumante getto di minestra di cipolle. "Pane, caro?" "Grazie, signora." Lei agit• la bacchetta sopra la spalla, un filone di pane ed un coltello volarono graziosamente fino a posarsi sul tavolo; mentre il pane si affettava da solo e la pentola ritornava sulla stufa, La signora Weasley si sedette di fronte a lui. "E cosŤ hai persuaso Horace Slughorn ad accettare il lavoro?" Harry annuŤ, la bocca cosŤ piena di minestra bollente da non poter parlare. "Insegn• ad Arthur e me," raccont• la signora Weasley. "Š stato ad Hogwarts per generazioni, iniziando all'incirca nello stesso periodo di Silente, credo. Ti Š piaciuto?" Con la bocca di nuovo piena di pane, Harry scroll• le spalle e scosse la testa in modo vago. "Capisco cosa vuoi dire," disse la signora Weasley annuendo prudentemente a sua volta. "Naturalmente sa essere affascinante quando vuole, ma ad Arthur non Š mai piaciuto molto. Il Ministero Š pieno di passati pupilli di Slughorn, Š sempre stato incline a raccomandare qualcuno, ma non ha mai speso molto tempo per Arthur đ non gli sembrava che fosse uno con grandi abilit… e ambizioni. Be', questo dimostra che anche Slughorn pu• sbagliare. Non so se Ron te l'ha detto in qualcuna delle sue lettere đ Š appena successo đ ma Arthur Š stato promosso!" Harry inghiottŤ un grosso boccone di minestra bollente e gli sembr• che la gola diventasse arroventata. "Grande!" ansim•. "Sei un tesoro," disse la signora Weasley con un gran sorriso, forse scambiandone gli occhi lucidi per l'emozione alla notizia. "SŤ, Rufus Scrimgeour ha predisposto diversi nuovi uffici in seguito alla situazione attuale, ed Arthur Š stato messo a capo dell'Ufficio per il Ritrovamento e la Confisca di Incantesimi Difensivi e Oggetti Protettivi Contraffatti. Š un lavoro importante, ha dieci persone che dipendono da lui ora. "Cosa esattamente... ?" "Be', vedi, con tutto questo panico per Tu-Sai-Chi, cose strane sono state messe in circolazione per essere vendute ovunque, cose che dovrebbero proteggere da Tu-Sai-Chi e dai Mangiamorte. Puoi immaginare di quale genere di cose si tratti đ cosiddette pozioni protettive che non sono altro che brodo con una goccia di pus di bubotubero, o istruzioni per fatture difensive che invece ti fanno cadere le orecchie... be', alla fine si tratta per lo pi— di gente proprio come Mundungus Fletcher, gente che non ha mai fatto un solo giorno di lavoro onesto nella vita e sfrutta la paura di tutti, salvo che di tanto in tanto spunta qualcosa di veramente malvagio. L'altro giorno Arthur ha confiscato una scatola di Spioscopi stregati che quasi certamente era stata messa in giro da un Mangiamorte. Capisci, allora, si tratta proprio di un lavoro molto importante, e gli ho detto che sarebbe stato veramente stupido rifiutare per continuare a perdersi dietro spine elettriche e tostapane e tutto il resto di quell'inutile ciarpame da Babbani." La signora Weasley termin• la tirata con uno sguardo arcigno, come se fosse stato Harry a suggerire che fosse normale perdersi dietro alle spine elettriche. "Il signor Weasley Š ancora al lavoro?" chiese Harry. "Si. Proprio cosŤ, Š un pizzico in ritardo... Ha detto che sarebbe tornato verso mezzanotte..." Si volt• a guardare il grosso orologio poggiato in bilico su una pila di lenzuola, contenute nella cesta dei panni lavati, riposta all'estremit… del tavolo. Harry lo riconobbe immediatamente: aveva nove lancette, ciascuna contrassegnata dal nome di un componente della famiglia, e di solito era fissato ad una parete del soggiorno dei Weasley, ma da dove si trovava adesso si poteva capire che la signora Weasley aveva preso l'abitudine di portarlo con lei in tutta la casa. Ognuna delle nove lancette puntava su "pericolo mortale", in quel momento. "Š gi… da un po' che Š cosŤ," disse la signora Weasley con un tono di voce che voleva far sembrare casuale, "fin da quando Tu-Sai-Chi si Š mostrato allo scoperto. Credo che tutti siano in pericolo mortale, adesso... non credo che sia un fatto solo della nostra famiglia... ma non conosco nessun altro che possegga un orologio come questo, perci• non posso verificare. Oh!" Con un'improvvisa esclamazione indic• il quadrante dell'orologio. La lancetta del signor Weasley si era spostata su in viaggio. "Arriva!" E come previsto, un attimo dopo ci fu un colpo alla porta sul retro. La signora Weasley balz• in piedi si affrett• a raggiungerla. Tenendo una mano sulla maniglia ed il volto accostato al battente, chiese sommessamente, "Arthur, sei tu?" "SŤ," giunse la voce affaticata del signor Weasley. "Ma potrei dirlo anche se fossi un Mangiamorte, cara. Fai la domanda!" "Oh, sinceramente..." "Molly!" "Va bene, va bene... Qual Š la tua aspirazione pi— profonda?" "Scoprire come fanno a volare gli aeroplani." La signora Weasley annuŤ e ruot• la maniglia, ma sembrava che il signor Weasley la stesse trattenendo dall'altro lato in quanto la porta rest• rigorosamente chiusa. "Molly! Devo farti la domanda anche io, prima!" "Arthur, veramente, Š proprio insensato...!" "Come ti piace che io ti chiami quando siamo soli insieme?" Per quanto debole fosse la luce della lanterna, Harry era certo che la signora Weasley fosse arrossita violentemente; lui stesso sentŤ improvvisamente un fiotto di calore alle orecchie ed al collo, inghiottŤ velocemente la minestra, sbattendo il cucchiaio sul bordo della ciotola per produrre il massimo rumore possibile. "Molly-molle," sussurr• la mortificata signora Weasley in una fessura sul bordo della porta. "Giusto," disse il signor Weasley. "Ora puoi farmi entrare." La signora Weasley aprŤ la porta rivelando il marito, un mago magro e stempiato con un paio di occhiali bordati di corno che indossava un polveroso mantello lungo da viaggio. "Ancora non capisco perch‚ dobbiamo ripetere questa storia tutte le volte che torni a casa," afferm• la signora Weasley, ancora rosa in volto mentre aiutava il marito a togliersi il mantello. "Voglio dire, un Mangiamorte avrebbe potuto obbligarti e rivelargli la risposta prima di prendere il tuo posto!" "Lo so, cara, ma Š la procedura del Ministero, ed io devo dare l'esempio. Che buon profumino... minestra di cipolle?" Il signor Weasley si volt• speranzoso verso il tavolo. "Harry! Non ti aspettavamo fino al mattino!" Si strinsero la mano, e il signor Weasley si lasci• cadere nella sedia accanto a quella di Harry mentre la signora Weasley metteva anche davanti a lui una scodella di minestra. "Grazie, Molly. Š stata una dura notte. Qualche idiota ha iniziato a vendere Medaglie Metamorfiche. Basta infilarle al collo per essere in grado di cambiare il proprio aspetto a piacere. Centomila travestimenti, tutto per dieci Galeoni!" "E cosa accade veramente se uno l'infila al collo?" "La maggior parte delle volte si diventa solo di un uniforme e sgradevole color arancione, ma ad un paio di persone sono anche spuntate verruche grandi come tentacoli per tutto il corpo. Come se al S.Mungo non ci fosse gi… abbastanza da fare!" "Sembra una di quelle cose che Fred e George troverebbero divertenti," not• la signora Weasley esitante. "Sei certo che...?" "Ne sono sicuro" esclam• il signor Weasley. "I ragazzi non farebbero nulla del genere, non ora che la gente ha cosŤ bisogno di protezione!" "Allora per questo hai fatto tardi, Medaglie Metamorfiche?" "No, abbiamo avuto sentore di una malvagia fattura deviata gi— ad Elephant and Castle, per• per fortuna la Squadra per l'Applicazione della Legge Magica l'aveva gi… disinnescata quando siamo arrivati..." Harry represse uno sbadiglio dietro la mano. "A letto," intim• l'attenta signora Weasley immediatamente. "Ho preparato la stanza di Fred e George, l'avrai tutta per te." "Come mai, loro dove sono?" "Oh, loro sono a Diagon Alley, poich‚ sono molto indaffarati dormono in un appartamentino sopra il loro negozio di Scherzi," rispose la signora Weasley. "Devo dire che all'inizio non approvavo, ma sembra proprio che abbiano un certo qual fiuto per gli affari! Vai, caro, il tuo baule Š gi… di sopra." "Notte, signor Weasley," augur• Harry, spingendo indietro la sedia. Grattastinchi gli balz• con grazia via dal grembo e se la svign• fuori dalla stanza. "Notte, Harry," replic• signora Weasley. Harry vide la signora Weasley lanciare un'occhiata all'orologio nel cesto dei panni mentre uscivano dalla cucina. Tutte le lancette erano di nuovo sulla posizione di "pericolo mortale." La stanza da letto di Fred e George era al secondo piano. La signora Weasley punt• la bacchetta verso la lampada sul comodino e la accese subito, immergendo la stanza in una piacevole luce dorata. Bench‚ un grosso vaso di fiori fosse stato posto sulla scrivania che fronteggiava la piccola finestra, il loro profumo non riusciva a coprire il persistente odore di qualcosa che Harry pens• fosse polvere da sparo. Una parte considerevole del pavimento era occupata da un cospicuo numero di scatole di cartone non marcate e legate, in mezzo a queste stava il baule scolastico di Harry. La stanza appariva come se fosse stata usata come magazzino temporaneo. Edvige fischi• felice verso Harry dal suo trespolo, sulla sommit… di un grosso guardaroba, poi si tuff• fuori dalla finestra. Harry sapeva che aveva aspettato di vederlo prima di andare a caccia. Harry augur• la buona notte alla signora Weasley, indoss• il pigiama, e s'infil• in uno dei letti. C'era qualcosa di duro nella federa. Vi cerc• dentro a tastoni e tir• fuori un'appiccicosa caramella porpora e arancio, che riconobbe essere una Pastiglia Vomitosa. Sorridendo tra s‚, si accoccol• e si addorment• immediatamente. Pochi secondi dopo, o almeno cosŤ parve ad Harry, fu svegliato, all'aprirsi della porta, da quello che sembr• un colpo di cannone. Sedendosi dritto, sentŤ il raspare delle tende che venivano aperte: L'abbagliante luce del sole gli sembr• che lo colpisse violentemente ad entrambi gli occhi. Schermandoseli con una mano, con l'altra cerc• speranzoso i suoi occhiali. "Che...sta...succedendo?" "Non sapevamo che fossi gi… qui!" Disse una voce alta ed eccitata, e lui ricevette un brusco colpo sul cocuzzolo della testa. "Ron, non prenderlo a botte!" Esclam• una voce di ragazza con tono di rimprovero. La mano di Harry trov• gli occhiali ed egli li inforc•, ma la luce era cosŤ intensa che ancora vedeva con difficolt…. Una lunga ombra indistinta gli tremol• davanti per un attimo; lui socchiuse gli occhi e la figura di Ron Weasley and• a fuoco con un largo sorriso rivolto in basso verso di lui. "Tutto bene?" "Mai stato meglio," esclam• Harry, strofinandosi la cima della testa e crollando di nuovo sui cuscini. "E tu come stai?" "Non male," rispose Ron, tirando verso di s‚ uno degli scatoloni di cartone e sedendosi su di essa. "Quando sei arrivato? Mamma ce l'ha detto solo adesso." "All'incirca all'una di stanotte." "I Babbani sono stati a posto? Ti hanno trattato bene?" "Come al solito," disse Harry, mentre Hermione si accovacciava sul bordo del suo letto, "non Š che mi abbiano parlato molto, ma per me Š meglio cosŤ. Tu come stai, Hermione?" "Oh, sto bene," disse Hermione, che stava esaminando Harry come se fosse ammalato di qualcosa. Pens• di sapere cosa ci fosse dietro e, visto che non aveva nessuna voglia di parlare della morte di Sirius o di tutti i penosi argomenti del momento, disse, "Che ore sono? Ho saltato la colazione?" "Non preoccuparti per questo, Mamma ti sta portando su un vassoio; lei pensa che tu sia denutrito," disse Ron facendo roteare gli occhi. "Allora, come Š andata?" "Nulla di speciale, sono solo stato in isolamento da mio zio e mia zia, no? "Ma finiscila!" sbott• Ron. "Te ne sei andato in giro con Silente!" "Non Š stato tanto eccitante. Ha solo voluto che lo aiutassi a persuadere quel vecchio professore a sospendere per un po' la pensione. Si chiama Horace Slughorn." "Oh," sbott• Ron, sembrando deluso. "Pensavamo..." Hermione lanci• uno sguardo di allarme a Ron, e Ron vir• di bordo alla massima velocit…. "... pensavamo che dovesse trattarsi di qualcosa del genere." "Davvero?" disse Harry, divertito. "Certo... certo, ora che la Umbridge se n'Š andata, abbiamo bisogno ovviamente di un nuovo professore di Difesa contro la Arti Oscure, no? Allora, ehm, com'Š?" "Somiglia un po' a un tricheco, ed Š stato il direttore dei Serpeverde," rispose Harry. "Qualcosa che non va, Hermione?" Lei lo stava guardando come se si aspettasse che strani sintomi si manifestassero in ogni momento. Modific• velocemente l'espressione del viso in un sorriso stiracchiato. "No, naturalmente no! Be', uhm, ti Š sembrato che Slughorn sia un buon insegnante?" "Non so," rispose Harry. "Non potr… certo essere peggio della Umbridge, no?" "Io conosco qualcuno che Š peggio della Umbridge," disse una voce dalla soglia. La sorella minore di Ron brancol• nella stanza, sembrava irritata. "Ciao, Harry." "Che ti Š successo?" domand• Ron. "Lei," rispose Ginny, lasciandosi cadere di peso sul letto di Harry. "Mi sta facendo impazzire." "Che ha fatto stavolta?" chiese Hermione comprensiva. "Š il modo in cui mi parla... si potrebbe credere che io abbia tre anni!" "Lo so," aggiunse Hermione, abbassando la voce. "Š cosŤ piena di s‚." Harry era stupito di sentire Hermione parlare in quel modo della signora Weasley e non si sentŤ di rimproverare Ron quando intervenne con astio, "La volete smettere con lei per cinque secondi?" "Oh, va bene, difendila," rispose Ginny con asprezza. "Lo sappiamo tutti che non riesci ad averne abbastanza di lei." Sembrava uno strano commento da fare riferendosi alla madre di Ron. Iniziando a capire che doveva esserci qualcos'altro, Harry chiese, "Di chi state...?" La risposta alla questione, per•, si present• prima che potesse finire la domanda. La porta della camera si aprŤ di nuovo ed Harry istintivamente si tir• le coperte fino al collo cosŤ violentemente che Hermione e Ginny scivolarono dal letto finendo sul pavimento. Una giovane donna era ferma sulla soglia, una donna di tale bellezza mozzafiato che la stanza sembrava essere stata privata dell'aria. Era alta e slanciata, con lunghi capelli biondi e sembrava emanare un debole bagliore argentato. Per completare questa visione di perfezione, sorreggeva il vassoio pesante e sovraccarico della colazione. " 'Arry," esclam• con voce gutturale. "Š ta nto tempo!" Appena si mosse velocemente attraverso la soglia verso di lui, fu possibile vedere la signora Weasley che saltellava dietro di lei con espressione un po' irritata. "Non c'era bisogno di portare su il vassoio, stavo per farlo io stessa!" "Non sci'Š proble‚ma," Disse Fleur Delacour, appoggiando il vassoio sulle ginocchia di Harry e poi precipitandosi a baciarlo su entrambe le guance: lui sentŤ un bruciore nei punti in cui lei l'aveva toccato. " 'o talmente desidera to di rivede‚rlo. Ricorda te la mia sorellina Gabrielle? Non la smette mai di parla re di 'Arry Potter. Sarebbe delizia ta di vede‚rti ancora." "Oh... c'Š anche lei?" gracchi• Harry. "No, no, stupido˘tto," disse Fleur con una risata tintinnante, "Inte‚ndo la prossima esta te, qua ndo noi... non lo sa i?" I suoi grandi occhi blu si spalancarono e lei guard• con aria di rimprovero verso la signora Weasley, che replic•, "Ancora non abbiamo avuto il tempo di dirglielo." Fleur si gir• di nuovo verso Harry agitando tanto la sua chioma argentata che colpŤ la signora Weasley sul viso. "Bill ed io stia mo per sposa rsci!" "Oh," sospir• Harry inespressivo. Non lo aiut• constatare come la signora Weasley, Hermione e Ginny evitavano accuratamente di incrociare lo sguardo. "Wow. Ehm... congratulazioni!" Lei si abbass• di slancio su di lui e lo baci• ancora una volta. "Bill Š mo˘lto occupa to al mome‚nto, lavo˘ra durame‚nte, ed io sono so˘lo part-time alla Gring˘tt per il mio Angle‚se, allo˘ra mi ha f tto veniˇre qui per qua lche gi˘rno per f rmi con˘scere meglio la sua famiˇglia. Ero coscŤ felisce di sentiˇre che sare‚sti venuto... non sci'Š mo˘lto da fa re qui, se non ti pia sciono la cuscina e le galline. Be'... goditi la colascio˘ne, 'Arry!" Con queste parole si volt• con grazia e sembr• levitare fuori dalla stanza, chiudendo delicatamente la porta dietro di s‚. La signora Weasley emise un suono che sembrava un "tsze!" "Mamma la odia," disse Ginny con calma. "No, che non la odio!" sussurr• la signora Weasley irritata. "Dico solo che si tratta di un fidanzamento affrettato, ecco tutto!" "Si sono conosciuti da un anno," disse Ron che sembrava stranamente traballante e fissava la porta chiusa. "Be', non Š da molto! So perch‚ Š successo, naturalmente. Š tutta quest'incertezza per il fatto che Tu-Sai-Chi Š tornato, la gente pensa che potrebbe essere morta il giorno dopo, e si precipita a prendere ogni sorta di decisioni che normalmente richiederebbero pi— tempo. Era la stessa cosa l'ultima volta che era potente, da tutte le parti gente che fuggiva per sposarsi..." "Compresi tu e Pap…," s'intromise Ginny maliziosamente. "Be', sŤ, io e tuo padre eravamo fatti l'uno per l'altra, che senso c'era ad aspettare?" precis• la signora Weasley. "Invece Bill e Fleur... be'... cos'hanno veramente in comune? Lui Š un lavoratore, una persona coi piedi per terra, mentre lei Š..." "Una vacca," concluse Ginny annuendo. "Ma Bill non Š tanto uno con i piedi per terra. Fa lo Spezzaincantesimi, no? Gli piace un po' di avventura, un po' di fascino... credo che sia per questo che si sia messo con Flemma." "Smettila di chiamarla cosŤ, Ginny," intim• la signora Weasley aspramente, mentre Harry ed Hermione ridevano. "Be', Š meglio che vada a... Mangia le uova finch‚ sono calde, Harry." Lasci• la stanza con espressione preoccupata. Ron sembrava ancora leggermente rintronato; scuoteva la testa come per schiarirsela, come un cane che cerca di scuotere via l'acqua dalle orecchie. "Non ti sei ancora abituato a lei, visto che vive nella stessa casa?" domand• Harry. "Be', sŤ," rispose Ron, "ma quando salta fuori all'improvviso, come quando..." "Š patetico," sbuff• Hermione furiosa, allontanandosi a grandi passi il pi— possibile da Ron e girandosi a guardarlo a braccia incrociate appena raggiunto il muro. "Non vorrai mica averla attorno per sempre?" domand• Ginny a Ron incredula. Quando lui rispose con una semplice scrollata di spalle, esclam•, "Be', Mamma sta cercando di far finire tutto ci•, ci scommetto quello che vuoi." "Come ha intenzione di riuscirci??" chiese Harry. "Sta cercando di fare in modo di avere Tonks presente a cena. Credo che speri che Bill possa innamorarsi di Tonks. Spero che lo faccia, preferirei molto di pi— avere lei in famiglia." "Si, e funziona," disse Ron sarcastico. "Ascolta, a nessun uomo sano di mente potrebbe piacere Tonks quando Fleur Š nei dintorni. Voglio dire, Tonks Š anche carina quando non fa quelle cose stupide col naso e coi capelli, ma..." "Non Š maledettamente pi— carina di Flemma?" esclam• Ginny. "Ed Š anche molto pi— intelligente, Š un Auror!" aggiunse Hermione dall'angolo. "Fleur non Š stupida, Š stata abbastanza in gamba da entrare nel Torneo Tremaghi," ribatt‚ Harry. "Non ti ci mettere anche tu!" disse Hermione aspramente. "Credo che ti piaccia come Flemma dice ®'ArryŻ, vero?" domand• Ginny sprezzante. "No," la ferm• Harry, desiderando di non aver parlato, "Volevo solo dire che Flemma... voglio dire, Fleur..." "Preferirei molto di pi— avere Tonks in famiglia," ripet‚ Ginny. "Almeno fa ridere." "Non Š che abbia fatto ridere molto, ultimamente," not• Ron. "Tutte le volte che l'ho vista mi Š sembrata sempre di pi— somigliare a Mirtilla Malcontenta." "Questo non Š per niente carino," scatt• Hermione. "Lei ancora non ha superato quello che Š successo... sai... voglio dire, era suo cugino!" Il cuore di Harry sprofond•. Si era arrivati a Sirius. Raccolse la forchetta ed inizi• a riempirsi la bocca di uova strapazzate, sperando di evitare ogni invito a partecipare a questa parte della conversazione. "Tonks e Sirius a stento si conoscevano!" esclam• Ron. "Sirius Š stato ad Azkaban durante met… della vita di lei e prima ancora le loro famiglie non s'incontravano mai..." "Non Š questo il punto," lo interruppe Hermione. "Lei crede che sia per la sua incapacit… che lui Š morto." "Ma come le Š venuto in mente?" domand• Harry, nonostante tutto. "Be', lei stava combattendo contro Bellatrix Lestrange, no? Credo solo che se fosse riuscita a metterla fuori gioco, Bellatrix non avrebbe ucciso Sirius." "Questa Š una stupidaggine," intervenne Ron. "Š il senso di colpa dei sopravvissuti," disse Hermione. "So che Lupin ha cercato di parlargliene, ma lei Š ancora veramente gi—. Sta persino avendo problemi con il suo Metamorfismo!" "Con il suo...?" "Non pu• cambiare aspetto come era solita fare," spieg• Hermione. "Penso che i suoi poteri siano stati danneggiati dallo shock, o qualcosa del genere." "Non sapevo che potesse succedere," disse Harry. "Neanche io," rispose Hermione. "Ma credo che se uno Š veramente depresso..." La porta si aprŤ di nuovo e la signora Weasley vi fece sporgere la testa. "Ginny," mormor•, "vieni gi— con me ad aiutarmi per il pranzo." "Sto parlando con loro!" protest• Ginny, indignata. "Subito!" disse la signora Weasley, ed and• via. "Vuole solo che stia lŤ in modo da non dover restare sola con Flemma!" disse Ginny irritata. Fece roteare i lunghi capelli rossi in un'ottima imitazione di Fleur e cammin• impettita attraverso la stanza con le braccia sollevate come una ballerina. "Anche tutti voi fareste bene a scendere altrettanto in fretta," aggiunse mentre se ne andava. Harry approfitt• del temporaneo silenzio per mangiare un altro po' di colazione. Hermione guardava attentamente all'interno delle scatole di Fred e George, bench‚ ogni tanto lanciasse una sguardo di sbieco verso Harry. Ron, che al momento si stava servendo da solo di un toast di Harry, ancora fissava sognante verso la porta. "Questo cos'Š?" domand• Hermione alla fine, sollevando quello che sembrava un piccolo cannocchiale. "Che ne so," disse Ron, "ma se Fred e George l'hanno lasciato qui, probabilmente non Š ancora pronto per il negozio di scherzi, perci• stai attenta." "Tua Mamma ha detto che il negozio di scherzi sta andando bene," disse Harry. "Ha detto che Fred e George hanno sviluppato un vero fiuto per gli affari." "Questo Š minimizzare," precis• Ron. "Stanno facendo Galeoni a palate! Non vedo l'ora di vedere il posto, ancora non siamo stati a Diagon Alley perch‚ Mamma dice che deve esserci anche Pap…, per maggiore sicurezza, e lui Š stato veramente occupato al lavoro, ma sembra che sia magnifico." "E che mi dite di Percy?" domand• Harry; il terzo dei fratelli Weasley era entrato in rotta con il resto della famiglia. "Parla di nuovo con tua madre e tuo padre?" "Niente," disse Ron. "Ma ora sa che tuo padre ha avuto ragione per tutto il tempo, sul fatto che Voldemort fosse tornato..." "Silente dice che per la gente Š pi— facile perdonare gli altri quando sono in torto, che non quando hanno ragione," s'intromise Hermione. "L'ho sentito mentre lo diceva a tua madre, Ron." "Sembra proprio una di quelle cose cerebrali che Silente potrebbe dire," acconsentŤ Ron. "Mi dar… lezioni private, quest'anno," butt• lŤ Harry tanto per dire. Ron si strangol• con il suo pezzo di toast ed Hermione rest• senza fiato. "La prendi con tranquillit…," not• Ron. "L'ho appena ricordato," disse Harry sinceramente. "Me l'ha detto stanotte nel vostro ripostiglio delle scope." "Accidenti... lezioni private con Silente!" esclam• Ron, sembrava impressionato. "Mi chiedo perch‚ lui voglia...?" La sua voce sfum•. Harry vide lui ed Hermione scambiarsi occhiate. Harry poggi• coltello e forchetta, il cuore gli batteva troppo velocemente, considerato che tutta la sua attivit… era star seduto nel letto. Silente aveva detto di farlo... Perch‚ non adesso? Fiss• lo sguardo sulla forchetta splendente alla luce solare che gli illuminava il grembo, e disse, "Non so esattamente perch‚ voglia che io segua queste lezioni, ma credo che sia a causa della profezia." N‚ Ron n‚ Hermione aprirono bocca. Harry aveva l'impressione che entrambi si fossero congelati. Continu•, ancora parlando alla forchetta, "Sapete, quella che loro stavano cercando di rubare al Ministero." "Nessuno sa cosa abbia detto, per•," fece notare Hermione velocemente. "Si Š rotta." "Per• il Profeta dice..." cominci• Ron, ma Hermione l'interruppe, "Sc..." "Il Profeta ha ragione," conferm• Harry, alzando lo sguardo verso di loro con un grande sforzo: Hermione sembrava impaurita e Ron sbalordito. "Quella palla di vetro che si Š rotta non era la sola registrazione della profezia. L'ho sentita per intero nell'ufficio di Silente, lui era quello a cui la profezia Š stata fatta, cosŤ ha potuto riferirmela. Da quello che dice," Harry prese fiato un attimo, "sembra che io sia il solo che ha la possibilit… di uccidere Voldemort... almeno, diceva che nessuno di noi pu• vivere mentre l'altro sopravvive." Tutti e tre si guardarono in silenzio per un momento. Poi ci fu un forte scoppio ed Hermione svanŤ in una nuvola di fumo nero. "Hermione!" gridarono Harry e Ron; il vassoio della colazione scivol• sul pavimento con fragore. Hermione emerse, tossendo, fuori dalla nuvola, stringendo il telescopio e ostentando un occhio pesto di un porpora brillante. "L'ho strizzato... e quello mi ha colpito!" singhiozz•. Ed infatti, adesso, videro un piccolo pugno alla fine di una lunga molla che sporgeva dall'estremit… del cannocchiale. "Non preoccuparti," la tranquillizz• Ron che stava chiaramente cercando di non ridere, "Mamma lo metter… a posto, Š brava nella guarigione delle piccole ferite..." "Oh, bene, non pensiamo a questo adesso!" replic• Hermione rudemente. "Harry, oh, Harry..." Si sedette di nuovo sul bordo del suo letto. "Ce lo siamo chiesti, dopo essere tornati dal Ministero... chiaramente non volevamo parlarne con te, ma da quanto aveva detto Lucius Malfoy della profezia, di come questa trattasse di te e Voldemort, be', abbiamo pensato che potesse significare qualcosa del genere... Oh, Harry..." Lo guard• fisso, e poi sussurr•, "Hai paura?" "Non tanto come prima," rispose Harry. "La prima volta che l'ho sentita, ero... ma adesso, mi sembra come se avessi sempre saputo che lo avrei dovuto fronteggiare, alla fine..." "Quando abbiamo sentito che Silente ti sarebbe venuto a prendere di persona, abbiamo pensato che avrebbe potuto dirti o mostrarti qualcosa che aveva a che fare con la profezia," disse Ron diligentemente. "E avevamo quasi ragione, no? Non ti si sarebbe messo a darti lezioni se tu fossi stato spacciato, non avrebbe perso tempo đ deve pensare che hai una possibilit…! "Š vero," disse Hermione. "Mi chiedo cosa ti insegner…, Harry? Magia difensiva veramente avanzata, credo, probabilmente... potenti contromaledizioni... controfatture..." Harry non stava veramente ascoltando. Una sensazione di calore, che non aveva nulla a che fare con la luce del sole, gli si stava diffondendo dentro: una salda occlusione al petto sembrava si stesse dissolvendo. Sapeva che Ron ed Hermione erano pi— colpiti di quanto lasciassero vedere, ma il solo fatto che fossero ancora lŤ dalla sua parte, pronunciando favorevoli parole di conforto, e non rifuggendo da lui come se fosse contaminato o pericoloso, aveva un valore superiore a quanto avrebbe mai potuto dir loro. "... e incantesimi evasivi in genere," concluse Hermione. "Be', almeno sai di una lezione che avrai quest'anno, che Š molto di pi— che per Ron e me. Mi chiedo, quando arriveranno i risultati dei nostri G.U.F.O.?" "Non dovrebbe mancare molto, Š passato un mese," fece notare Ron. "Un momento," esclam• Harry, come se gli ritornasse in mente un'altra parte della conversazione della notte precedente. "Penso che Silente abbia detto che i risultati dei nostri G.U.F.O. sarebbero arrivati oggi!" "Oggi?" strill• Hermione. "Oggi? Ma perch‚ non l'hai... đ Oh mio Dio đ avresti dovuto dirlo..." Schizz• in piedi. "Vado a vedere se per caso Š arrivato qualche gufo..." Quando Harry arriv• gi—, dieci minuti pi— tardi, completamente vestito e reggendo il suo vassoio della colazione, trov• Hermione seduta al tavolo della cucina in preda a grande agitazione, mentre la signora Weasley cercava di attenuare la sua somiglianza a met… con un panda. "Proprio non si smuove," stava dicendo ansiosamente la signora Weasley, ferma alle spalle di Hermione e con in mano la bacchetta ed una copia de ®L'Aiutante del GuaritoreŻ aperta a ®Lividi, Tagli e AbrasioniŻ. "Questo ha sempre funzionato prima, proprio non lo capisco." "Sar… un'idea di Fred e George per uno scherzo divertente, quella di fare in modo che non venga via per sempre!" disse Ginny. "Ma deve andare via!" Grid• Hermione. "Non posso andare in giro conciata cosŤ per sempre!" "Non Š cosŤ, cara, troveremo un antidoto, non preoccuparti," disse la signora Weasley rassicurante. "Bill mi ha de‚tto che Fred e Geo˘rge sono molto diverte‚nti!" aggiunse Fleur tranquillamente. "Gi…, non riesco a respirare per il gran ridere," scatt• Hermione. Salt• in piedi e cominci• a girare avanti e indietro per la cucina, intrecciando le dita. "Signora Weasley, Š proprio, proprio sicura che stamattina non sia arrivato nessun gufo?" "SŤ, cara, l'avrei notato," rispose la signora Weasley con pazienza. "Ma sono appena le nove, c'Š ancora molto tempo..." "So di aver fatto un pasticcio in Antiche Rune," borbott• Hermione agitata, "ho sicuramente sbagliato gravemente una traduzione. E la pratica di Difesa Contro le Arti Oscure non Š andata affatto bene. Al momento pensavo che Trasfigurazione fosse andata bene, ma tornando indietro..." "Hermione, stai zitta, non sei la sola ad essere nervosa!" esplose Ron. "E quando avrai preso undici ®EccellenteŻ ai G.U.F.O. ..." "No, no, no!" Esclam• Hermione agitando le mani istericamente. "So di aver sbagliato tutto!" "Cosa succede se si Š bocciati?" Domand• Harry genericamente ai presenti, ma fu Hermione a rispondere. "Si discutono le opzioni con il Direttore della propria Casa, l'ho chiesto alla Professoressa McGranitt alla fine dell'ultimo trimestre." Lo stomaco di Harry si contorse. Desider• aver mangiato meno a colazione. "A Beauxbatons," intervenne Fleur con sufficienza, "abbia mo un differe‚nte modo di fa re le co˘se. Credo milio˘re. I nostri esa mi sono fissa ti al se‚sto anno di studi, non al quiˇnto, e poi..." Le parole di Fleur furono interrotte da un grido. Hermione indicava oltre la finestra della cucina. Tre puntini neri erano chiaramente visibili in cielo, ingrandendosi col passare del tempo. "Sono certamente gufi," disse Ron con voce rauca, saltando in piedi per raggiungere Hermione alla finestra. "E ce ne sono tre," aggiunse Harry affrettandosi ad affiancarla sull'altro lato. "Uno per ciascuno," sussurr• Hermione terrificata. "Oh no... oh no... oh no..." Afferr• strettamente sia Ron che Harry per i gomiti. I gufi stavano volando direttamente verso la Tana, tre begli esemplari bruni, ciascuno dei quali, divent• evidente appena si furono un po' avvicinati sul percorso che portava alla casa, trasportava una voluminosa busta quadrata. "Oh no!" SquittŤ Hermione. La signora Weasley si accalc• dietro di loro ed aprŤ la finestra della cucina. Uno, due, tre, i gufi vi passarono attraverso ed atterrarono sul tavolo in formazione. Tutti e tre sollevarono la zampa destra. Harry si avvicin•. La lettera indirizzata a lui era legata alla zampa del gufo centrale. Lui la sleg• con dita tremanti. Alla sua sinistra, Ron stava cercando di staccare i suoi risultati. Sulla destra, le mani di Hermione si agitavano talmente che stava facendo tremare l'intero gufo. Nella cucina nessuno parlava. Alla fine Harry riuscŤ ad aprire la busta. Velocemente tir• fuori la pergamena e la aprŤ. RISULTATI DEL GIUDIZIO UNICO FATTUCCHIERE ORDINARIO Voti positivi: Eccellente (E) Voti negativi: Scadente (S) Oltre Ogni Previsione (O) Desolante (D) Accettabile (A) Troll (T) HARRY JAMES POTTER HA OTTENUTO Astronomia A Cura delle Creature Magiche O Incantesimi O Difesa Contro le Arti Oscure E Divinazione S Erbologia O Storia della Magia D Pozioni O Trasfigurazione O Harry lesse la pergamena diverse volte, col respiro che diventava pi— facile ad ogni lettura. Era tutto a posto: aveva sempre saputo che sarebbe stato bocciato in Divinazione, e non aveva avuto possibilit… di passare Storia della Magia in quanto era svenuto a met… dell'esame, ma aveva passato tutti gli altri! Fece scorrere le dita su tutti i voti... era andato bene in Trasfigurazione ed Erbologia, aveva anche avuto "Oltre Ogni Aspettativa" in Pozioni! E meglio di ogni cosa, aveva ottenuto "Eccellente" in Difesa Contro le Arti Oscure! Si guard• intorno. Hermione gli dava le spalle ed aveva la testa inclinata, ma Ron guardava deliziato. "Sono stato bocciato solo in Divinazione e Storia della Magia, ed a chi importa di quelle?" disse ad Harry felicemente. "Qui... facciamo a cambio..." Harry diede un'occhiata ai voti di Ron: non c'era nessun "Eccellente"... "Lo sapevo che saresti stato il migliore in Difesa Contro le Arti Oscure," disse Ron, dando un colpetto sulla spalla di Harry. "Š andata bene, no?" "Ben fatto!" disse la signora Weasley orgogliosamente, arruffando i capelli di Ron. "Sette G.U.F.O., pi— di quanto Fred e George hanno ottenuto insieme!" "Hermione?" tent• Ginny, in quanto Hermione ancora non si era girata. "Com'Š andata?" "Io... non male," sussurr• Hermione con un filo di voce. "Oh, piantala," disse Ron, raggiungendola con un balzo e strappandole i risutati di mano. "SŤ, dieci "Eccellente" ed un "Oltre ogni Aspettativa" in Difesa contro le Arti Oscure." La guard•, per met… divertito e per met… esasperato. "Sei proprio delusa, non Š vero? Hermione scosse il capo, ma Harry scoppi• a ridere. "Be', siamo studenti per il M.A.G.O. adesso!" sogghign• Ron. "Mamma, ci sono altre salsicce?" Harry ancora una volta abbass• lo sguardo sui suoi risultati. Erano buoni come aveva sperato. Ebbe solo una piccola, spiacevole, sensazione di rammarico... Era la fine della sua ambizione di diventare Auror. Non si era assicurato un voto adeguato in Pozioni. Aveva sempre saputo che non ci sarebbe riuscito, ma accus• lo stesso uno sprofondamento allo stomaco quando guard• di nuovo a quella piccola "O" nera. Era strano, in realt…, rendersi conto che era stato un Mangiamorte travestito quello che, per primo, aveva detto ad Harry che sarebbe stato un buon Auror, ma in qualche modo l'idea gli era entrata dentro, e non riusciva veramente a pensare a nient'altro che gli piacesse fare. Per di pi— era sembrato il destino pi— adatto per lui fin da quando aveva udito la profezia poche settimane prima... nessuno dei due pu• vivere se l'altro sopravvive... non sarebbe stato all'altezza delle aspettative della profezia, e non avrebbe dato a se stesso l'occasione per sopravvivere, se avesse fatto parte di quel gruppo di maghi altamente addestrati il cui lavoro era proprio quello di scovare e uccidere Voldemort? CAPITOLO SEI LA DEVIAZIONE DI DRACO Harry oltrepass• i confini che delimitano il giardino della Tana per tutte le rimanenti poche settimane. Trascorse molta parte del tempo giocando a Quidditch, due contro due, nell'orto dei Weasley (lui ed Hermione contro Ron e Ginny, ed essendo Hermione terrificante e Ginny una buona giocatrice, le squadre erano ragionevolmente ben equilibrate) e mangiando, di sera, tripla porzione di tutto ci• che la signora Weasley gli poneva di fronte. Avrebbe potuto essere una tranquilla vacanza felice se non fosse stato per le notizie di scomparse, incidenti strani e persino di morti che ora apparivano sul Profeta quasi giornalmente. Qualche volta Bill ed il signor Weasley portavano le notizie prima che apparissero sul giornale. Con gran dispiacere della signora Weasley, i festeggiamenti per il sedicesimo compleanno di Harry furono rovinati da spaventose notizie portate alla festa da Remus Lupin, che sembrava torvo e macilento, i capelli marroni striati abbondantemente di grigio e le vesti ancor pi— logore e rappezzate del solito. "Ci sono stati un altro paio di attacchi dei dissennatori, " annunci• mentre la signora Weasley gli passava una grande fetta di torta di compleanno. "Hanno anche trovato il corpo di Igor Karkaroff in una baracca su nel nord. Il marchio Nero era stato evocato su di essa... sinceramente, sono sorpreso che sia sopravvissuto per un anno dalla diserzione dai Mangiamorte: il fratello di Sirius, Regulus, ci era riuscito solo per pochi giorni, che io ricordi." "SŤ, bene," borbott• la signora Weasley, aggrottando la fronte, "forse vogliamo parlare di qualcosa di diff..." "Hai sentito quella di Florian Fortebraccio, Remus? " Chiese Bill, intento ad offrire vino rosso a Fleur. "L'uomo che vendeva... "... gelati in Diagon Alley?" Interruppe Harry, con una spiacevole sensazione di vuoto al fondo dello stomaco. "Era solito regalarmi il gelato. Cosa gli Š successo?" "Portato via con la forza, a giudicare dallo stato del suo locale." "Perch‚?" chiese Ron, mentre la signora Weasley guardava Bill in cagnesco. "Chi lo sa? Deve averli offesi in qualche modo. Era un brav'uomo, Florian." "Parlando di Diagon Alley," disse il signor Weasley, "sembra che anche Olivander se ne sia andato." "Il fabbricante di bacchette?" disse Ginny, sbigottita. "Proprio lui. Negozio Š vuoto. Nessun segno di lotta. Nessuno sa se abbia lasciato volontaria-mente o se sia stato rapito." "Ma le bacchette... come far… la gente con le bacchette?" "Se le faranno fare da un altro costruttore," rispose Lupin. "Ma Olivander era il migliore, e se gli altri lo avessero preso non sarebbe cosa buona per noi." Il giorno successivo a questo the di compleanno alquanto tetro, ricevettero le lettere da Hogwarts con le liste dei libri. Quella di Harry racchiudeva una sorpresa: era stato fatto Capitano della squadra di Quidditch. "Questo ti equipara ai prefetti!" Mormor• Hermione con lacrime di gioia. "Anche tu ora puoi usare il nostro bagno speciale e tutto il resto!" "Wow, ricordo quando Charlie portava uno di questi," disse Ron, esaminando il badge con allegria. "Harry, Š cosŤ bello, sei il mio Capitano... se mi terrai in squadra, suppongo, ah, ah..." "Bene, suppongo che non si possa rimandare oltre il viaggio a Diagon Alley ora che avete queste," sospir• la signora Weasley guardando la lista di Ron. "Andremo sabato, sempre che vostro padre non debba tornare al lavoro. Non voglio andare senza di lui." "Mamma, pensi onestamente che Tu-Sai-Chi si stia nascondendo dietro uno scaffale al Ghirigoro?" ridacchi• Ron. "Fortebraccio e Olivander sono in ferie, allora?" Disse la signora Weasley, infiammandosi di colpo. "Se pensate che la sicurezza sia roba da ridere potete starvene a casa ed io mi procurer• le vostre cose da sola..." "No, voglio venire, voglio vedere il negozio di Fred and George!" Rispose Ron rudemente. "Rivedi quanto hai detto, giovane uomo, prima che io decida che sei troppo immaturo per venire con noi!" rispose con ira la signora Weasley strattonando l'orologio traballante in cima ad un mucchio di panni appena lavati, le cui nove lancette erano tutte puntate su ®pericolo mortaleŻ. "E questo vale anche per il ritorno ad Hogwarts!" Ron torn• a guardare Harry, scetticamente, appena sua madre fece volare tra le sue braccia il cesto della biancheria con sopra l'orologio traballante, precipitandosi poi fuori dalla stanza. "Accidenti... non si pu• scherzare su niente da queste parti..." Tuttavia Ron fu molto attento a non scherzare pi— su Voldemort, nei giorni a seguire. Sabato arriv• senza altri scoppi della signora Weasley, sebbene apparisse molto tesa a colazione. Bill, che era in casa con Fleur (con grande piacere di Hermione e Ginny), pass• ad Harry, attraverso la tavola, una borsa piena di monete. "Dov'Š la mia?" domand• Ron a sua volta, con gli occhi spalancati. "Questo era gi… di Harry, idiota," esclam• Bill. "L'ho prelevato dalla tua camera alla Gringott per te, Harry, poich‚ ci vogliono circa cinque ore, al momento, perch‚ il pubblico possa accedere al proprio oro, in quanto i goblin hanno rinforzato moltissimo la sicurezza. Due giorni fa una Sonda di Onest… ha bloccato Arkie Philpott con la sua... Be', credimi, cosŤ Š pi— facile." "Grazie, Bill," disse Harry, intascando il suo oro. "Ed Š se‚mpre coscŤ premuro˘so," espresse in tono sommesso ed adorante Fleur, accarezzando il naso di Bill. Ginny fece finta di vomitare sui suoi cereali alle spalle di Fleur. Harry si strozz• con i suoi cornflakes, e Ron gli diede vari colpetti sulle spalle. Era un giorno nuvoloso e tetro. Una delle macchine speciali del Ministero della Magia, sulle quali Harry aveva gi… viaggiato una volta, li stava aspettando nel cortile quando uscirono di casa stringendosi nei mantelli. "Š bene che pap… possa usarle di nuovo," apprezz• Ron, distendendosi lussuriosamente mentre la macchina si allontanava tranquillamente dalla Tana, Bill e Fleur salutavano dalla finestra della cucina. Lui, Harry, Hermione, e Ginny erano comodamente seduti in uno spazio confortevole sui sedili posteriori. "Non prendeteci l'abitudine, Š solo per via di Harry," disse il signor Weasley voltandosi indietro. Lui e la signora Weasley erano davanti con il conducente del Ministero. I sedili anteriori erano diligentemente allungati cosŤ da sembrare un sof… a due. "Harry necessita del massimo grado di sicurezza. E ci saranno misure di sicurezza addizionali anche al Paiolo Magico." Harry non disse nulla. Non aveva molta voglia di fare shopping circondato da un battaglione di Auror. Aveva riposto il Mantello dell'Invisibilit… all'interno dello zaino e credeva che, se era stata una cosa abbastanza buona per Silente, doveva necessariamente esserlo anche per il Ministero ma, ora che ci pensava, non era tanto sicuro che il Ministero fosse a conoscenza del suo mantello. "Eccoci, finalmente," disse il conducente dopo un lasso di tempo sorprendentemente breve, parlando per la prima volta mentre rallentava in Charing Cross Road e si fermava davanti al Paiolo Magico. "Vi aspetto, avete idea di quanto tempo dovr• attendere?" "Un paio d'ore, Penso," disse la signora Weasley. "Ah, bene, lui Š qui!" Harry imit• il signor Weasley e si volt• di scatto a guardare attentamente fuori dal finestrino. Non c'erano Auror all'esterno della locanda, al loro posto la gigantesca figura e la barba scura di Rubeus Hagrid, il guardiacaccia di Hogwarts, che indossava un lungo cappotto di pelliccia di castoro e sorrideva alla vista Harry, indifferente degli sguardi sbigottiti dei passanti Babbani. "Harry!" disse protendendosi, stringendo Harry in un abbraccio stritolante nel momento stesso in cui lui fece un passo fuori dalla macchina. "Fierobecco... cioŠ Alicrespe... ce lo devi vedere, Harry, Š cosŤ felice di esserci di nuovo all'aria aperta..." "Sono lieto che sia contento," disse Harry, sogghignando e massaggiandosi le costole. "Non dovremmo conoscere la ®sicurezzaŻ, ricorda!" "Lo so, ma ci Š come ai vecchi tempi, no? Il Ministero ci voleva mandare una caterva di Auror, ma Silente ci ha detto che lo dovevo fare io," rispose Hagrid fieramente, ingrossando il torace ed infilandosi i pollici nelle tasche. "Andiamo adesso... dopo di te, Molly, Arthur..." Il Paiolo Magico era, per la prima volta a memoria di Harry, completamente vuoto. Di tutta la folla di una volta rimaneva solo Tom, il proprietario avvizzito e sdentato. Alla loro entrata alz• lo sguardo, speranzoso, ma prima che potesse parlare Hagrid disse pomposamente, "Noi oggi ci passiamo soltanto, Tom, ce lo capisci, affari di Hogwarts, sai." Tom annuŤ tristemente col capo e torn• a strofinare i bicchieri. Harry, Hermione, Hagrid, ed i Weasley attraversarono il bar e uscirono nel piccolo cortile gelato sul retro dove erano ammucchiati i bidoni della spazzatura. Hagrid sollev• il suo ombrello rosa e picchi• su certi mattoni sul muro che si aprirono immediatamente a formare un'arcata da cui accedere ad una ventilata strada lastricata. Passarono attraverso l'entrata e si fermarono, guardandosi attorno. Diagon Alley era cambiata. Le scintillanti e colorate vetrine che esponevano libri di incantesimi, ingredienti di pozioni e calderoni non si vedevano pi—, occultati da grandi manifesti del Ministero della Magia che vi erano stati incollati sopra. Molti di questi tetri manifesti dall'aria ufficiale mostravano una versione ingrandita dell'opuscolo Ministeriale sulla sicurezza, opuscolo divulgato all'inizio dell'estate, altri riproducevano, per•, le foto in movimento ed in bianco e nero dei Mangiamorte che si sapevano essere liberi. Bellatrix Lestrange sogghignava dalla vicina farmacia. Un certo numero di vetrine erano state coperte con assi di legno, comprese quelle della Gelateria Florian di Florian Fortebraccio. Per contro, un certo numero di squallide bancarelle erano spuntate lungo la strada. Nella pi— vicina, che era stata eretta davanti al Ghirigoro sotto una macchiata tenda a strisce, c'era un cartone appuntato che riportava la seguente scritta: AMULETI: Efficaci contro Lupi Mannari, Dissennatori ed Inferi. Una piccola strega decrepita faceva sbatacchiare verso i passanti bracciate di emblemi d'argento montati su catenelle. "Uno per la giovane ragazza, signora?" Chiese alla signora Weasley al suo passaggio, sbirciando Ginny. "Per proteggere il suo grazioso collo?" "Se fossi in servizio..." interloquŤ il signor Weasley, folgorando arrabbiato la venditrice di amuleti. "SŤ, ma non puoi arrestare nessuno ora, caro, andiamo di fretta," interruppe la signora Weasley, consultando nervosamente una lista. "Penso sia meglio andare al negozio di Madama McClan prima, Hermione ha bisogno di vestiti nuovi, e la toga di Ron mostra troppo di gran parte della caviglia, ed anche tu ne hai bisogno di una nuova, Harry, sei cresciuto cosŤ tanto... andiamo ora, tutti..." "Molly, non ha senso che andiamo tutti da Madama McClan," disse il signor Weasley. "Perch‚ loro tre non vanno con Hagrid, e noi andiamo al Ghirigoro e prendere i libri di tutti?" "Non so," disse la signora Weasley ansiosamente, chiaramente divisa tra il desiderio di finire gli acquisti velocemente e la voglia di rimanere tutti insieme. "Hagrid, tu pensi...?" "Non ti ci preoccupare, loro ci staranno bene con me, Molly," la rassicur• Hagrid, sventolando in aria la sua mano grande come il coperchio di un bidone della spazzatura. La signora Weasley non sembrava molto convinta, ma acconsentŤ alla separazione, affrettandosi verso il Ghirigoro col marito e Ginny mentre Harry, Ron, Hermione ed Hagrid si dirigevano verso il negozio di Madama McClan. Harry not• che molte delle persone che incrociavano avevano lo stesso sguardo preoccupato della signora Weasley e che nessuno si fermava a parlare con gli altri. Gli acquirenti stavano tutti uniti in gruppo, concentrati nei propri affari. Nessuno sembrava andare a far spese da solo. "Potremmo starci un po' spremuti lŤ tutti noi," disse Hagrid, fermandosi all'esterno del negozio di Madama McClan e rannicchiandosi per scrutare attraverso una finestra. "Io ci star• di guardia fuori, va bene?" CosŤ Harry, Ron ed Hermione entrarono insieme nel piccolo negozio. Sembrava vuoto, a prima vista, ma la porta non fece in tempo a chiudersi dietro di loro che sentirono una voce familiare giungere da dietro una rastrelliera piena di tonache ornate verdi e blu. "... non un bambino, in caso tu non lo sappia, Madre. Sono perfettamente in grado di fare i miei acquisti da solo." Ci fu uno schioccare ed una voce, che Harry riconobbe essere quella della proprietaria, Madama McClan, disse, "Ora, caro, tua madre ha completamente ragione, nessuno di noi pensa di andare in giro per conto proprio, non Š cosa da fare per un bambino..." "Cerchi di stare attenta con quello spillo, va bene!" Un ten-ager con il viso pallido ed appuntito e capelli biondo pallido apparve dal retro della rastrelliera, indossando una veste verde scuro di bella fattura che brillava di spilli sull'orlo della manica. Cammin• a larghi passi fino allo specchio per rimirarsi. Ci mise qualche minuto prima di accorgersi di Harry, Ron ed Hermione riflessi alle sue spalle. Strinse gli occhi grigi. "Se ti stai chiedendo il motivo di quest'odoraccio, Madre, Š per il fatto che Š appena entrata una sporca mezzosangue," disse Draco Malfoy. "Non c'Š alcun bisogno di usare un linguaggio del genere!" sentenzi• Madama McClan, affrettandosi ad uscire da dietro l'appendiabiti con in mano un metro ed una bacchetta. "E non voglio nemmeno vedere bacchette sguainate nel mio negozio!" aggiunse rudemente, dopo che con un'occhiata alla porta aveva visto sia Harry che Ron in posizione con le bacchette pronte e puntate su Malfoy. Hermione, leggermente arretrata rispetto a loro, bisbigli•, "No, non fatelo, veramente, non importa." "SŤ, vi piace fare magie fuori dalla scuola," sghignazz• Malfoy. "Chi ti ha fatto l'occhio nero, Granger? Voglio mandargli dei fiori." "Ne ho abbastanza!" sbrait• decisa Madama McClan, guardando sopra le sue spalle come supporto. "Madama ... per favore..." Narcissa Malfoy spunt• da dietro l'appendiabiti a rastrelliera. "Mettetele via," disse freddamente a Harry e Ron. "Se attaccate ancora mio figlio, posso assicurarvi che sar… l'ultima cosa che fate." "Davvero?" rispose Harry, facendo un passo avanti e fissando quella faccia arrogante che, per il suo pallore, sembrava quello della sorella. Era alto quanto lei, adesso. "Andando a cercare un gruppetto dei suoi amici Mangiamorte per farci fuori, vero?" Madama McClan squittŤ e si strinse le mani al cuore. "Sul serio, non dovreste accusare... Š una cosa pericolosa da dire... via le bacchette, per favore!" Ma Harry non la ripose. Narcissa Malfoy sorrise sgradevolmente. "Vedo che l'essere il favorito di Silente ti ha dato un falso senso di sicurezza, Harry Potter. Ma Silente non c'Š sempre a proteggerti." Harry guard• l'intero negozio con aria di sfida. "Wow... guarda un po'... ora non c'Š! Perch‚ non ci prova, allora? Potrebbero anche trovarle una cella doppia ad Azkaban insieme con quel perdente di suo marito!" Malfoy fece un movimento brusco verso Harry, ma inciamp• nella veste troppo lunga. Ron sghignazzo sonoramente. "Non osare parlare a mia madre in quel modo, Potter!" ringhi• Malfoy. "Va tutto bene, Draco," disse Narcissa, trattenendolo con le sottili dita bianche sulla spalla. "Mi aspetto che Potter si riunisca col suo caro Sirius prima che io mi riunisca con Lucius." Harry sollev• la bacchetta. "Harry, no!" lo ammonŤ Hermione, afferrandogli la mano e tentando di abbassarla. "Pensaci... Tu non devi... avresti tanti di quei problemi..." Madama McClan rabbrividŤ per un momento sul posto, quindi decise di agire come se niente fosse successo e nella speranza che non accadesse. Si inchin• davanti a Malfoy, che stava ancora sbirciando Harry. "Penso che questa manica sinistra debba scendere ancora un po', caro, lasciamela solo..." "Ahi!" tuon• Malfoy, allontanandole la mano con uno schiaffo. "Guarda dove metti gli spilli, donna! Madre... non penso di volerlo ancora..." Si sfil• la veste da sopra la testa e la getto sul pavimento ai piedi di Madama McClan. "Hai ragione, Draco," disse Narcissa, sbirciando contemporaneamente Hermione, "ora so che tipo di feccia frequenta questo negozio... Troveremo di meglio al Twilfitt and Tatting's." Detto questo, entrambi si avviarono a grandi passi fuori dal negozio, Malfoy ben attento ad urtare Ron il pi— duramente possibile mentre passava. "Bene, veramente!" disse Madama McClan, tirando su la veste caduta e passandovi su l'estremit… della bacchetta come se si trattasse di un aspirapolvere, finch‚ non fu rimosso tutto lo sporco. Fu disattenta durante l'intera la prova delle nuove vesti di Ron ed Harry e cerc• di vendere ad Hermione un abbigliamento da mago anzich‚ uno da strega e, quando finalmente li accompagn• fuori dal negozio, aveva l'aria di essere felice di vedere le loro schiene allontanarsi. "Preso tutto?" chiese radioso Hagrid quando tornarono da lui. "All'incirca," disse Harry. "Hai visto i Malfoy?" "SŤ," rispose Hagrid, noncurante. "Ma non ci avrebbero osato di fare qualcosa in mezzo a Diagon Alley, Harry. Non ti ci preoccupare di loro." Harry, Ron ed Hermione si scambiarono uno sguardo, ma prima che potessero far recedere Hagrid da questa confortante asserzione, il signore e la signora Weasley insieme a Ginny apparvero tutti carichi di pacchi di libri. "State tutti bene?" chiese la signora Weasley. "Prese le vostre divise? Bene allora, possiamo fare una scappatina in farmacia e all'Emporio dei Gufi sulla strada per il negozio di Fred and George... State vicini, adesso..." N‚ Harry n‚ Ron comprarono alcun ingrediente in farmacia, visto che non avrebbero continuato lo studio di Pozioni, ma entrambi comprarono, all'Emporio dei Gufi, una grande scatola di biscottini gufici per Edvige e Leotordo. Con la signora Weasley che controllava l'orologio ogni minuto circa, poi, si allontanarono lungo la strada alla ricerca dei Tiri Vispi Weasley, il negozio di scherzi aperto da Fred e George. "Non posiamo proprio restare a lungo," disse la signora Weasley. "Possiamo solo dare una rapida occhiata e tornare alla macchina. Dovremmo essere vicini, questo Š il numero 92... 94..." "Whau," esclam• Ron, arrestandosi. Messe al riparo dai monotoni manifesti ammuffiti delle vetrine circostanti, le vetrine di Fred e George colpivano gli occhi come un'esposizione di fuochi d'artificio. Chiunque passasse per caso nei dintorni, si voltava a guardare le vetrine, ed alcune persone sbalordite s'erano appena fermate incantate. La vetrina di sinistra era straordinariamente piena di un assortimento di oggetti che ruotavano, scoppiettavano, lampeggiavano, rimbalzavano ed urlavano. Ad Harry si inumidirono gli occhi al solo guardarli. La vetrina destra era coperta da un gigantesco poster pomposo come quello Ministeriale, ma adornato di lettere gialle e lampeggianti: Perch‚ Essere Preoccupati Per Tu-Sai-Chi? Si DOVREBBE essere preoccupati per TU-SAI-CHE Quel Senso di Costipazione - Che Attanaglia la Nazione! Harry scoppi• a ridere. SentŤ un flebile gemito dietro di lui e, voltatosi a guardare, vide la signora Weasley esterrefatta, ammutolita, a guardare il poster. Le sue labbra si muovevano silenziosamente, mimando il nome "TU đSAI-CHE." "Saranno uccisi nel loro letto!" Bisbigli•. "No che non lo saranno!" Disse Ron che, come Harry, stava ridendo. "Š fortissimo!" Lui ed Harry entrarono nel negozio. Era strapieno di clienti. Harry non riuscŤ ad avvicinarsi agli scaffali. Si guard• attorno, osservando le scatole ammucchiate fino al soffitto: c'erano le Merendine Marinare che i gemelli avevano perfezionato nel precedente anno ad Hogwarts, che non avevano terminato. Harry s'accorse che i Torroni Sanguinolenti erano molto richiesti dall'unica scatola aperta rimasta sullo scaffale. C'erano casse piene di bacchette finte, le pi— economiche che si trasformavano in un pollo di gomma o in un paio di mutande quando agitate, le pi— care che percuotevano l'utente disattento sulla testa e sul collo. C'erano scatole di piume che si distinguevano in vari tipi: Auto-Scriventi, Verifica-Formule e Risposta-Breve. Si aprŤ un piccolo spazio nella folla ed Harry si spinse verso il bancone dove un gruppo di deliziati ragazzini di 10 anni stava guardando un minuscolo uomo di legno che lentamente saliva verso una vera coppia di forche poste su in una scatola che portava la scritta: "Boia Riutilizzabile - Incantalo o ti impiccher…!" "®Incantesimo Sogni ad Occhi Aperti BrevettatoŻ" Hermione era riuscita a farsi spazio verso un grande display presso il bancone e stava leggendo le informazioni sul retro di una scatola che sorreggeva un'illustrazione colorata raffigurante un bellissimo giovane ed una ragazza in estasi sul ponte di una nave pirata. "®Un semplice incantesimo ed entrerete in un sogno ad occhi aperti estremamente realistico della durata di trenta minuti, di alta qualit…, facile da utilizzare nel bel mezzo di una lezione e virtualmente non identificabile (effetti secondari includono una espressione vacua e un lieve sbavare). Non vendibile ai minori di sedici anniŻ Sai," disse Hermione, alzando lo sguardo su Harry, "Š veramente una magia straordinaria!" "Per quello che hai detto, Hermione," disse una voce dietro loro, "ne puoi avere tre al prezzo di uno." Fred era in piedi di fronte a loro, raggiante, vestito di un completo magenta che s'intonava magnificamente con i suoi capelli color fiamma. "Come stai, Harry?" Si strinsero la mano. "E che Š successo ai tuoi occhi, Hermione? " "Il tuo telescopio pugile," rispose mestamente. "Oh accidenti, mi ero scordato di quelli," rispose Fred. "Qui..." Sfil• un tubetto dalla tasca e glielo porse. Lei ne svit• il tappo con circospezione facendone uscire una densa pasta gialla. "Mettine un pochino, il livido se ne andr… in un'ora," disse Fred. "Dovevamo trovare una pozione decente per rimuovere gli ematomi, avendo testato molti prodotti su noi stessi." Hermione lo guard• nervosa. "Š sicura, vero?" chiese. "Certo che lo Š," asserŤ Fred con pi— enfasi. "Vieni, Harry, ti faccio fare un giro." Harry lasci• Hermione che ungeva l'occhio nero con la pomata e seguŤ Fred verso il retro del negozio, dove vide un reparto di carte da gioco e trucchi con la corda. "Trucchi magici Babbani!" sentenzi• Fred felicemente, indicandoli. "Per tipi strani come pap…, sai, quelli che adorano la roba dei Babbani. Non rendono molto, ma abbiamo abbastanza clienti fissi, sono delle grandi novit…... oh, ecco George..." Il gemello di Fred stratton• energicamente la mano di Harry. "Gli fai fare un giro? Vieni sul retro, Harry, Š l… che facciamo veramente soldi... metti in tasca qualcosa, tu, e pagherai molto pi— che non in Galeoni!" aggiunse per avvisare un ragazzino che tirava di scatto la mano fuori da un catino etichettato con una scritta nera: Marchio Nero Commestibile đ Per far Ammalare Chiunque! George spost• una tenda a lato dei trucchi Babbani ed Harry vide una stanza buia e meno affollata. I pacchetti dei prodotti allineati su questi scaffali erano pi— pacati. "Abbiamo appena sviluppato questa linea pi— seria," disse Fred. "Strano come sia successo..." "Non crederesti se ti dicessi quante persone, anche gente che lavora al Ministero, non sappia fare un Incantesimo Scudo decente," disse George. "Naturalmente non hanno avuto te come insegnante, Harry." "Giusto... bene, pensavamo ad un Cappello Scudo un po' per ridere, sai, una sfida ai tuoi compagni a farti una fattura mentre lo indossi e guardare la sua faccia quando la fattura rimbalza. Ma il Ministero ne ha comprati cinquecento per il suo equipaggiamento ai dipendenti! E stiamo ancora ricevendo ordini massicci!" "CosŤ abbiamo esteso l'incantesimo a Mantelli Scudo, Guanti Scudo,...." "... Voglio dire, non possono fare molto contro le Maledizioni Senza Perdono, ma per le fatture minori o per il malocchio..." "E poi abbiamo pensato a tutto il settore di Difesa contro le Arti Oscure, perch‚ Š talmente redditizio," continu• George entusiasticamente. "Questo Š recentissimo. Guarda, Polvere Oscurante Istantanea, l'abbiamo importata dal Per—. Pratico se si vuole scappare in fretta." "Ed i Detonatori Adescanti stanno giusto andandosene dagli scaffali, guarda," proseguŤ Fred, indicando un numero di certe specie di trombe dall'aspetto arcano che si affrettavano a mettersi fuori vista. "Ne fai cadere uno furtivamente ed essi corrono a nascondersi e producono un forte suono piacevole, dandoti il diversivo di cui hai bisogno." "Pratico," disse Harry, impressionato. "Qui," disse George, acciuffandone una coppia e tirandola ad Harry. Una giovane strega con capelli corti e biondi fece capolino dalla tenda. Harry vide che anche lei aveva le vesti magenta dello staff. "C'Š un cliente qui fuori che chiede di un calderone finto, Signor Weasley e Signor Weasley," disse. Harry trov• veramente insolito sentir chiamare Fred e George "Signor Weasley," ma loro si avviarono a grandi passi. "Hai ragione, Verity, arrivo," rispose prontamente George. "Harry, serviti da solo di tutto ci• che vuoi, Ok? Tutto gratis." "Non posso accettarlo!" replic• Harry, che aveva gi… estratto il sacchetto dei soldi per pagare i Detonatori Adescanti. "Tu non paghi qui," esclam• Fred con fermezza restituendo l'oro ad Harry. "Ma..." "Tu ci hai dato i soldi per iniziare, non l'abbiamo dimenticato," disse George prontamente. "Prendi tutto ci• che desideri e ricordati soltanto di dire alla gente dove li hai presi, se te lo chiede." George spost• la tenda per andare ad aiutare il cliente, e Fred ricondusse Harry nella parte principale del negozio per trovare Hermione e Ginny ancora occupate a fissare gli Incantesimi Sogni ad Occhi Aperti Brevettati. "Voi ragazze non avere ancora visto la nostra speciale AmmiraStrega?" chiese Fred. "Seguitemi, signore..." Nei pressi della vetrina c'era un insieme di prodotti rosa shocking che un gruppo di ragazze eccitate stava guardando ridendo entusiasticamente. Hermione e Ginny esitarono, sembrando sospettose. "Eccole," disse Fred fieramente. "Il miglior set di pozioni d'amore che possiate mai trovare." Ginny inarc• scetticamente un sopraciglio. "Funzionano?" chiese. "Certo che funzionano, fino ad un massimo di 24 ore, per un tempo che dipende dal peso del ragazzo in questione..." "... e dal fascino della ragazza," aggiunse George, ricomparso improvvisamente al loro fianco. "Ma non possiamo venderlo a nostra sorella," aggiunse, diventando improvvisamente serio, "non quando sta gi… uscendo con cinque ragazzi circa, per quanto ne sappiamo..." "Qualunque cosa abbiate sentito da Ron, Š una grossa bugia," rispose calma Ginny, sporgendosi per prendere un vasetto rosa dallo scaffale. "Cos'Š?" "Elimina Pustole in Dieci Secondi," rispose Fred. "Eccellente per ogni cosa, dai foruncoli ai punti neri, ma non cambiare argomento. Al momento stai o non stai uscendo con un ragazzo chiamato Dean Thomas?" "SŤ," disse Ginny. "E l'ultima volta che l'ho visto era decisamente un ragazzo e non cinque. Cosa sono questi?" Indicava un certo numero di palle di pelo rotonde, un po' meno vistose ma sempre rosa o porpora, tutte rotolanti in fondo ad una gabbia mentre emettevano uno squittio acuto. "Sbuffi Pigmei," disse George. "puffskein in miniatura, non possiamo allevarli in fretta quanto vorremmo. Che mi dici di Michael Corner?" "L'ho scaricato, non sapeva perdere," disse Ginny, inserendo un dito tra le sbarre della gabbia e guardando gli Sbuffi Pigmei affollarvisi attorno. "Sono veramente carini!" "Sono piuttosto coccolosi, sŤ," riconobbe Fred. "Ma tu stai passando da un ragazzo all'altro un po' troppo velocemente, no?" Ginny si gir• a guardarlo, le mani sui fianchi. Aveva negli occhi lo stesso bagliore della signora Weasley, tanto che Harry si sorprese nel non vedere Fred indietreggiare. "Non sono fatti tuoi. E grazie tante a te," aggiunse irosamente rivolta a Ron, che era appena apparso, carico di mercanzia, al fianco di George, "per non aver spettegolato di me con questi due!" "Sono tre Galeoni, nove Falci ed uno Zellino," disse Fred, esaminando le numerose scatole tra le braccia di Ron. "Paga." "Sono vostro fratello!" "Ed Š nostra anche la roba che stai sgraffignando. Tre Galeoni e nove Falci. Ti posso fare lo sconto dello Zellino." "Ma io non ho tre Galeoni e nove Falci!" "Allora faresti meglio a rimettere a posto la roba, e fai attenzione a metterla nello scaffale giusto." Ron calci• molte scatole, imprec• e fece un gestaccio a Fred che sfortunatamente fu visto dalla signora Weasley, che aveva scelto proprio quel momento per comparire. "Se ti vedo farlo un'altra volta ti faccio una fattura che ti incoller… tutte le dita," disse severamente. "Mamma, posso avere uno Sbuffo Pigmeo?" chiese a sua volta Ginny. "Un che?" rispose cautamente la signora Weasley. "Guarda, sono cosŤ graziosi..." La signora Weasley si spost• per guardare gli Sbuffi Pigmei, cosŤ Harry, Ron e Hermione ebbero momentaneamente la visuale libera sulla vetrina. Draco Malfoy, da solo, si affrettava in strada. Oltrepass• i Tiri Vispi Weasley, si guard• alle spalle. Un secondo pi— tardi, era uscito dalla visuale della vetrina e lo persero di vista. "Mi chiedo dove sia sua madre." disse Harry, aggrottando le sopracciglia. "L'avr… mollata, a quel che sembra," rispose Ron. "Perch‚, in ogni caso?" disse Hermione. Harry non disse nulla. Stava ragionando con molta concentrazione. Narcissa Malfoy non avrebbe lasciato volentieri che il suo prezioso figlio si allontanasse dalla sua vista. Malfoy doveva aver fatto uno sforzo enorme per togliersi dalle sue grinfie. Harry, provando avversione per Malfoy, era sicuro che la ragione non potesse essere innocente. Si guard• intorno. La signora Weasley e Ginny erano rannicchiate sugli Sbuffi Pigmei. Il signor Weasley stava esaminando felicemente un pacchetto di carte da gioco truccate fatte dai Babbani. Fred e George erano impegnati con i clienti. Dall'altra parte della vetrina, Hagrid dava loro le spalle, controllando la via su ogni lato. "Qui sotto, svelti," disse Harry, estraendo il Mantello dell'Invisibilit… dallo zaino. "Oh... non so, Harry," replic• Hermione, guardando incerta verso la signora Weasley. "Andiamo!" replic• Ron. Hermione esit• solo un secondo, quindi s'infil• sotto il mantello con Harry e Ron. Nessuno si accorse della loro sparizione. Erano tutti interessati ai prodotti di Fred e George. Harry, Ron ed Hermione si strinsero per oltrepassare la porta il pi— velocemente possibile, ma nel tempo che ci misero ad arrivare alla strada, Malfoy era sparito con altrettanto successo. "Š andato in quella direzione," mormor• Harry il pi— sottovoce possibile, affinch‚ Hagrid, che stava canticchiando sottovoce, non potesse sentire. "Andiamo." Si affrettarono, scrutando attentamente a destra ed a sinistra, attraverso le porte e le vetrine dei negozi, sino a che Hermione non indic• avanti. "Š lui, no?" sussurr•. "Ha girato a sinistra?" "Che sorpresa," bisbigli• Ron. In quanto Malfoy s'era guardato attorno e, quindi, era scivolato fuori vista in Notturn Alley. "Svelti, o lo perdiamo," disse Harry, accelerando. "Possono vederci i piedi!" disse Hermione ansiosa, col mantello svolazzante attorno alle loro caviglie. Era ormai sempre pi— difficile, per loro, nascondersi tutti e tre sotto il mantello. "Non importa," rispose Harry impaziente, "muoviamoci!" Notturn Alley, la strada laterale dedicata alle Arti Oscure, per•, sembrava completamente deserta. Scrutarono attentamente nelle vetrine mentre le superavano ma nessun negozio sembrava avere clienti. Harry suppose che fosse un po' fuori luogo, in tempi di pericolo e sospetto, acquistare manufatti oscuri... o almeno, essere visti durante l'acquisto. Hermione gli diede un pizzicotto. "Ahi!" "Sch! Guarda! Š lŤ!" disse in un soffio all'orecchio di Harry. Erano arrivati al livello del solo negozio in Notturn Alley che Harry avesse mai visitato: Magie Sinister, che vendeva una gran variet… di oggetti malvagi. In mezzo a casse piene di teschi e vecchie bottiglie, c'era Draco Malfoy in piedi e voltato di spalle rispetto a loro, appena visibile al di l… del grosso armadio nero in cui Harry si era nascosto, una volta, per sfuggire a Malfoy ed a suo padre. A giudicare dai movimenti delle mani, Malfoy stava discutendo animatamente. Il proprietario del negozio, il signor Sinister, un uomo untuoso e curvo, era in piedi di fronte a Malfoy. Aveva una strana espressione, un misto tra rancore e paura. "Se soltanto potessimo sentire quel che sta dicendo!" Disse Hermione. "Possiamo!" Rispose Ron eccitato. "Un attimo... dannazione..." Tir• fuori una coppia di scatole tra quelle pi— grandi tra cui annaspava. "Orecchie Oblunghe, guarda!" "Fantastico!" disse Hermione, mentre Ron dipanava i lunghi fili color carne e cominciava ad infilarli sotto la porta. "Oh, spero che la porta non sia Imperturbabile..." "No!" fu la risposta allegra di Ron. "Ascoltate!" Appoggiarono insieme le orecchie all'estremit… del filo e ascoltarono con attenzione, attraverso di essi la voce di Malfoy si sentiva forte e chiara, come se fosse stata accesa una radio. "Lo sa riparare?" "Pu• darsi," disse Sinister, in un tono che suggeriva che non era disposto a impegnarsi. "Tuttavia Š necessario che io lo veda. Perch‚ non lo porta al negozio?" "Non posso," disse Malfoy. "Deve restare fisso. Volevo solo chiederle cosa fare." Harry vide Sinister leccarsi nervosamente le labbra. "Be', senza vederlo, posso solo dire che Š un lavoro veramente difficile, forse impossibile. Non posso garantire nulla." "No?" chiese Malfoy, ed Harry seppe, dal tono usato, che Malfoy lo stava schernendolo. "Forse questo le dar… maggiore fiducia." Si mosse verso Sinister e spari dalla vista dietro l'armadio. Harry, Ron ed Hermione si spinsero di fianco nel tentativo di vederlo ancora, ma tutto quello che poterono vedere fu Sinister che sembrava veramente spaventato. "Ne parli con qualcuno," disse Malfoy, "e ci sar… una punizione. Conosce Fenrir Greyback? Š un amico di famiglia, far… una visita improvvisa di tanto in tanto per essere sicuro che al problema sia rivolta tutta l'attenzione necessaria." "Non ci sar… alcun bisogno di..." "Questo lo decido io," rispose Malfoy. "Be', Š meglio che vada. E non dimentichi di tenere quello al sicuro. Ne ho bisogno." "Forse preferisce portarlo via subito?" "No, certo che non voglio, stupido, piccolo uomo, che figura farei a portarlo per strada? Solo non venderlo." "Certamente no... signore." Sinister fece lo stesso inchino che Harry aveva visto fare a Lucius Malfoy. "Non una parola con nessuno, Sinister, compresa mia madre, capito?" "Certo, certo," mormor• Sinister, inchinandosi ancora. L'attimo successivo, il campanello della porta tintinn• forte all'uscita di Malfoy che sembrava veramente soddisfatto di se stesso. Pass• cosŤ vicino ad Harry, Ron ed Hermione che sentirono il del mantello fluttuare ancora sulle ginocchia. All'interno del negozio, Sinister era rimasto raggelato. Il suo untuoso sorriso era svanito. Sembrava preoccupato. "Di cosa parlava?" mormor• Ron, riavvolgendo le Orecchie Oblunghe. "Non so," borbott• Harry, intento a pensare. "Vuole far aggiustare qualcosa... e vuole che qualcosa sia messo da parte qui... Avete visto cosa indicava quando ha detto ®quello?Ż" "No, era dietro l'armadio." "Voi due restate qui," bisbigli• Hermione. "Cosa fai....?" Ma Hermione era gi… uscita dal mantello. Si controll• i capelli nel vetro, quindi s'infil• decisa nel negozio, facendo risuonare di nuovo il campanello. Ron infil• rudemente le Orecchie Oblunghe sotto la porta passandone un estremit… ad Harry. "Salve, mattinata orribile, vero?" disse brillantemente Hermione rivolgendosi a Sinister, che non rispose, ma che la guard•. Borbottando cordialmente, Hermione si mire a girellare tra l'accozzaglia di oggetti in vetrina. "Š in vendita questa collana?" chiese, fermandosi di fronte ad una di questi. "Se ha millecinquecento galeoni," rispose il signor Sinister freddamente. "Oh... ehm... no, non ne ho cosŤ tanti," rispose Hermione vagando in giro. "E... quanto per questo simpatico... uhm... teschio?" "Sedici Galeoni." "CosŤ Š in vendita? E pu•... prenderlo chiunque?" Il signor Sinister la squadr• bieco. Harry aveva la sgradevole sensazione che sapesse perfettamente cosa Hermione era entrata a fare. Apparentemente anche Hermione sentŤ di essere stata scoperta, perchŠ improvvisamente gett• all'aria ogni cautela. "La questione Š che... ehm... il ragazzo che Š appena stato qua, Draco Malfoy, bene, Š un mio amico, ed io voglio comprargli un regalo di compleanno, ma lui ha gi… tutto, ed io non voglio prendergli le stesse cose, cosŤ... uhm..." Ad Harry era sembrata una storia che non reggeva molto, ed evidentemente anche Sinister la pensava cosŤ. "Fuori," le disse bruscamente. "Vada fuori!" Hermione non se lo fece dire due volte, si precipit• fuori dalla porta con Sinister alle calcagna. Non appena il campanello trill• di nuovo, Sinister le sbatt‚ dietro la porta apponendovi il cartello di ®ChiusoŻ. "Ah bene," disse Ron, tirando il mantello sopra Hermione. "Pregevole tentativo, ma eri un po' ovvia..." "Bene, la prossima volta puoi mostrarmi come fare, Maestro del Mistero!" proruppe con asprezza. Ron ed Hermione bisticciarono sino al ritorno ai Tiri Vispi Weasley, dove dovettero per forza fermarsi per evitare di essere scoperti dagli sguardi veramente ansiosi con cui la signora Weasley ed Hagrid si guardavano attorno, avendo chiaramente notato la loro assenza. Una volta nel negozio, Harry si tolse rapidamente il Mantello dell'Invisibilit…, lo mise nello zaino e sostenne, d'accordo con agli altri due e in risposta alle accuse della signora Weasley, che erano stati a lungo nella stanza sul retro, e che era probabile che non avesse cercato con sufficiente attenzione. CAPITOLO SETTE LO SLUG CLUB Harry pass• gran parte dell'ultima settimana di vacanza ragionando sul significato del comportamento di Malfoy a Notturn Alley. Quello che lo aveva maggiormente disturbato era stata l'espressione soddisfatta sul volto di Malfoy quando era uscito dal negozio. Nulla che rendesse Malfoy cosŤ felice poteva essere una buona notizia. Con sua leggera irritazione comunque, n‚ Ron n‚ Hermione sembravano curiosi quanto lui riguardo le attivit… di Malfoy; o almeno sembrava che discuterne fosse loro venuto a noia dopo pochi giorni. "Si, sono ormai d'accordo che Š un comportamento dubbio, Harry" disse Hermione un po' impazientemente. Era seduta sul davanzale nella stanza di Fred e George con i piedi sopra una delle scatole di cartone e aveva solo alzato lo sguardo a malincuore dalla suo nuovo libro di Traduzione Avanzata di Rune. "Ma non abbiamo concordato che potrebbero esserci un mucchio di spiegazioni?" "Forse ha rotto la sua Mano della Gloria" disse Ron vagamente, mentre tentava di correggere l'inclinazione dell'ultimo ramoscello del suo manico da scopa. "Ricordi quel braccio raggrinzito che aveva?" "Ma cosa intendeva quando ha detto ®Non dimenticare di tenere quell'altro al sicuro?Ż" chiese Harry per l'ennesima volta. "Mi Š suonato come se Sinister avesse un altro oggetto come quello rotto, e Malfoy li volesse entrambi." "Lo credi?" disse Ron, cercando adesso di raschiare via un po' di sporco dal manico della sua scopa. "Gia, lo credo." disse Harry. Dato che n‚ Ron n‚ Hermione rispondevano, aggiunse, "Il padre di Malfoy Š ad Azkaban. Non credete che Malfoy voglia vendicarsi?" Ron alz• lo sguardo, sbattendo gli occhi. "Malfoy, vendetta? Cosa potrebbe fare al riguardo?" "Questo Š il mio problema, non lo so!" esclam• Harry frustrato. "ma sta progettando qualcosa e penso che dovremmo prendere la cosa seriamente. Suo padre Š un Mangiamorte e ... " Harry si interruppe, gli occhi fissi sulla finestra dietro Hermione, la bocca aperta. Un pensiero allarmante gli si era appena presentato alla mente. "Harry?" chiese Hermione con voce ansiosa. "Cosa c'Š che non va?" "La cicatrice non ti fa male un'altra volta, vero?" chiese Ron nervosamente. "Š un Mangiamorte, " disse Harry lentamente. "Ha preso il posto di suo padre come Mangiamorte!" Ci fu silenzio; poi Ron esplose in una risata. "Malfoy? Ha sedici anni, Harry! Pensi che Tu-Sai-Chi potrebbe volere Malfoy come seguace?" "Mi sembra veramente improbabile, Harry," aggiunse Hermione con una voce quasi autoritaria. "Cosa ti ha fatto pensare ... ?" "Da Madama McClan. Lei non lo ha toccato, ma lui ha urlato e ha allontanato con forza il braccio quando lei ha cercato di arrotolare la manica. Era il suo braccio sinistro. Era stato marchiato con il Marchio Nero." Ron e Hermione si guardarono l'un l'altra. "Beh..." disse Ron, con un tono assolutamente scettico. "Credo che volesse solo andarsene da lŤ, Harry," disse Hermione. "Ha mostrato a Sinister qualcosa che noi non abbiamo visto," Harry continu• con ostinazione. "Qualcosa che ha veramente spaventato Sinister. Era il Marchio, lo so đ stava mostrando a Sinister con chi stava facendo affari, hai visto quanto lo ha preso seriamente Sinister!" Ron e Hermione si scambiarono un altro sguardo "Non sono sicura, Harry..." "Gi…, io ancora non ritengo che Tu-Sai-Chi possa volere Malfoy come seguace..." Seccato, ma assolutamente convinto di essere nel giusto, Harry raccolse in fretta il sudicio mucchio di vestiti di Quidditch e se ne and• dalla stanza; la signora Weasley li aveva sollecitati da giorni di non lasciare, fino all'ultimo, le loro cose da lavare e impacchettare. Nel pianerottolo and• a sbattere contro Ginny, che stava ritornando nella sua camera portando un mucchio di vestiti appena lavati. "Io non andrei in cucina proprio ora," gli consigli•, "C'Š un mucchio di Flemma in giro." "Star• attento a non scivolarci dentro" Harry sorrise. E infatti, quando entr• in cucina fu per trovarci Fleur seduta al tavolo di cucina, presa da una flusso continuo di progetti per il suo matrimonio con Bill, mentre la signora. Weasley teneva d'occhio un mucchio di broccoli che si auto sbucciavano e sembrava di cattivo umore. "... Bill ed io abbia…mo quasi desciso per solo due damiscelle d'onore, Ginny e Gabrielle che sciaranno molto dolci inssieme. Io pensso di vestirle in oro pallido đ rosa sa…rebbe davvero orrribile con i capelli di Ginny đ" "Ah, Harry!" esclam• la signora Weasley ad alta voce, interrompendo il monologo di Fleur. "Bene, Devo spiegarti i piani per la sicurezza per il viaggio ad Hogwarts domani. Andremo nuovamente con le auto del Ministero, e ci saranno degli Auror ad attenderci alla stazione-" "Tonks ci sar…?" chiese Harry, consegnandole la roba di Quidditch. "No, non credo , Š stata assegnata da qualche altra parte da quanto Arthur ha potuto sapere." "Si Š lasciata andare, quella Tonks," riflett‚ Fleur, osservando il proprio meraviglioso riflesso nel retro di un cucchiaino da the. "Un grande errore a dire il vero đ" "Si, grazie," disse la signora Weasley aspramente interrompendo nuovamente Fleur. "Sarebbe meglio darsi da fare, Harry, voglio i bauli pronti questa sera, se possibile, cosŤ non ci sar… la solita confusione dell'ultimo minuto." E in effetti la loro partenza il mattino successivo fu pi— tranquilla del solito. Le auto del Ministero arrivate silenziosamente fino di fronte alla Tana li trovarono che aspettavano con i bauli stipati, il gatto di Hermione, Grattastinchi, chiuso al sicuro nel suo cesto da viaggio; Edvige, il gufo di Ron, Leotordo; e il nuovo Pygmy Puff color porpora, Arnold, erano nelle gabbie. "Au revoir, 'Arry," disse Fleur con voce roca, dandogli un bacio di addio. Ron si affrett• a farsi avanti, guardandola speranzoso, ma Ginny allung• il piede e Ron cadde, allungando mani e piedi nella polvere davanti a Fleur. Furioso, rosso in volto, e coperto di terra, si affrett• a salire nell'auto senza dire neppure arrivederci. Non c'era l'allegro Hagrid ad attenderli alla Stazione di King's Cross. Al suo posto, due barbuti Auror, con l'aspetto truce, vestiti con neri abiti Babbani, si mossero verso di loro nel momento in cui le auto si fermavano e, camminando a fianco del gruppo, li condussero a passo di marcia dentro la stazione senza dire una parola. "Veloci, veloci, attraverso la barriera," esclam• la signora Weasley che sembrava un po' innervosita da questa austera efficienza. "Harry Š meglio che tu vada per primo, con đ" Guard• con curiosit… uno degli Auror, che facendo un breve cenno con la testa, Harry per un braccio , e tent• di dirigerlo verso la barriera tra le piattaforme nove e dieci. "Posso camminare, grazie," sbott• Harry irritato, liberando con uno strattone il braccio dalla stretta dell'Auror. Diede una spinta al suo carrello diretto verso la massiccia barriera, ignorando il suo silenzioso compagno e si ritrov•, un secondo pi— tardi, fermo sulla piattaforma nove e ó dove l'Espresso per Hogwarts, rosso scarlatto, stava scaricando vapore sopra la folla. Hermione e i Weasley lo raggiunsero in pochi secondi. Senza aspettare il parere del suo Auror dall'aspetto risoluto, Harry fece cenno a Ron e Hermione di seguirlo sulla piattaforma, cercando uno scompartimento vuoto. "Non possiamo, Harry," disse Hermione, guardandolo dispiaciuta. "Ron ed io dobbiamo andare nella prima carrozza, quella dei prefetti e poi ispezionare i corridoi per un po'." "Oh, gi…, dimenticavo," disse Harry. "Sarebbe meglio che andaste dritti sul treno, tutti quanti, avete solo pochi minuti prima di partire," disse la signora Weasley, controllando il suo orologio. "Bene, spero tu abbia un piacevole trimestre, Ron..." "Signor Weasley, posso dirle una cosa?" chiese Harry, prendendo la decisione d'impulso. "Certamente," disse il signor Weasley, guardandolo leggermente sorpreso, ma seguendo tuttavia Harry fuori dalla portata d'orecchio degli altri. Harry aveva pensato molto attentamente ed era arrivato alla conclusione che, se doveva parlarne con qualcuno, il signor Weasley era la persona pi— adatta; innanzitutto perch‚ lavorava al Ministero ed era dunque nella migliore posizione per fare ulteriori controlli, e secondo, perch‚ pensava che non ci fossero molti rischi che il signor Weasley si arrabbiasse. Poteva vedere la signora Weasley e l'Auror dall'aspetto severo lanciare ad entrambi degli sguardi sospettosi mentre si spostavano lontano. "Mentre eravamo a Diagon Alley,"cominci• Harry, ma il signor Weasley lo anticip• con una smorfia. "Sto per scoprire dove tu, Ron, e Hermione siete spariti mentre avreste dovuto essere nel retrobottega del negozio di Fred e George?" "Come fa a ...?" "Harry, andiamo. Stai parlando con l'uomo che ha cresciuto Fred e George." "Er... gi…, bene, non eravamo nel retrobottega." "Molto bene, ora, ascoltiamo il peggio." "Allora, abbiamo seguito Draco Malfoy. Abbiamo usato il mio Mantello dell'Invisibilit…." "Avevate qualche particolare motivo per farlo, o era una semplice capriccio?" "Perch‚ pensavo che Malfoy stesse combinando qualcosa," disse Harry, senza fare caso allo sguardo di esasperazione mescolata a divertimento del signor Weasley. "Se l'era svignata lontano da sua madre e volevo sapere perch‚." "Naturalmente dovevi saperlo," disse il signor Weasley, con tono rassegnato. "Allora? Hai scoperto perch‚?" "Š andato da Magie Sinister," disse Harry, "e ha cominciato a intimidire il tipo lŤ dentro, Sinister, perch‚ lo aiutasse a riparare qualcosa. E ha detto che voleva che Sinister gli tenesse da parte qualcos'altro. Sembrava che parlasse di qualcosa di uguale a ci• che aveva bisogno di riparare. Come se fossero un paio di oggetti uguali. E..." Harry prese un profondo respiro. "C'era qualcosa d'altro. Ho visto Malfoy saltare a un chilometro quando Madama McClan ha cercato di toccare il suo braccio sinistro. Credo che sia stato marchiato con il Marchio Nero. Credo che abbia rimpiazzato il padre come Mangiamorte." Il signor Weasley sembr• colto di sorpresa. Dopo un momento disse, "Harry, dubito che Tu-Sai-Chi voglia permettere a un sedicenne..." "C'Š qualcuno che davvero sappia cosa Tu-Sai-Chi vuole o non vuole?" chiese Harry con rabbia. "Signor Weasley, mi scusi, ma non vale la pena investigare? Se Malfoy vuole riparare qualcosa, e ha necessit… di minacciare Sinister perch‚ lo faccia, si tratta probabilmente di qualcosa di Oscuro o di pericoloso, non crede?" "Lo dubito, ad essere onesto, Harry," disse il signor Weasley lentamente."Vedi, quando Lucius Malfoy Š stato arrestato, abbiamo fatto irruzione a casa sua. Abbiamo portato via ogni cosa che potesse essere pericolosa." "Penso che abbiate dimenticato qualcosa," disse Harry caparbiamente. "Bene, potrebbe essere," disse il signor Weasley, ma Harry sentiva che il signor Weasley lo diceva per compiacerlo. Ci fu un fischio dietro a loro; quasi tutti erano saliti sul treno e le porte erano chiuse. "Š meglio che ti muova!" disse il signor Weasley, mentre la signora Weasley gridava "Harry, svelto!" Corse avanti e i signori Weasley lo aiutarono a caricare il baule sul treno. "Ora, mio caro, verrai da noi per Natale, siamo gi… d'accordo con Silente, cosŤ ci vedremo abbastanza presto," disse la signora Weasley attraverso il finestrino, mentre Harry sbatteva la porta chiudendola dietro di s‚ e il treno cominciava a muoversi. "Vedi di stare attento a te e..." Il treno guadagnava velocit…. ".. comportati bene e ..." Stava correndo per stare al passo con il treno. "... tieniti al sicuro!" Harry continu• a salutarli fino a quando il treno fece una curva e i signori Weasley scomparvero dalla vista, poi si gir• per vedere dove erano andati gli altri. Immagin• che Ron e Hermione fossero segregati nella carrozza dei prefetti, ma Ginny era poco distante lungo il corridoio e stava parlando con alcuni amici. Si incammin• nella sua direzione, trascinando il baule. La gente lo fissava spudoratamente mentre si avvicinava. Schiacciavano persino la faccia contro il finestrino del loro scompartimento per guardarlo. Si aspettava un aumento nella quantit… di bocche aperte e sguardi fissi che avrebbe dovuto sopportare questo trimestre dopo tutte le chiacchiere su "Il Prescelto" apparse nella Gazzetta del Profeta, ma non gli piaceva la sensazione di stare sotto i riflettori. Diede un colpetto sulla spalla a Ginny. "Vorresti tentare di trovare uno scompartimento?" "Non posso, Harry. Ho detto che avrei incontrato Dean," disse Ginny vivacemente. "Ci vediamo dopo." "Va bene," disse Harry. SentŤ una strana fitta di irritazione mentre lei se ne andava via, i lunghi capelli rossi che le danzavano sulla schiena. Aveva cominciato ad abituarsi alla sua presenza durante l'estate cosŤ tanto che si era quasi dimenticato che Ginny non stava appresso a lui, Ron e Hermione, mentre era a scuola. Guard• di sottocchio e poi si osserv• attorno: era circondato da ragazze che lo guardavano incantate. "Ehi, Harry!" sentŤ una voce familiare provenire dietro di lui. "Neville!" disse Harry con sollievo, girandosi per vedere un ragazzo dalla faccia paffuta affannarsi verso di lui. "Ciao, Harry!" disse una ragazza con lunghi capelli e larghi occhi pallidi che era proprio dietro Neville. "Luna, ciao, come stai?" "Molto bene, grazie" disse Luna. Teneva ben stretto a s‚ un giornale; a grandi lettere sulla prima pagina annunciava che, all'interno, c'erano un paio di Spettrocchiali gratuiti. "Il Cavillo va ancora forte, eh?" chiese Harry, che sentiva una certo affetto per il giornale, dato che gli aveva fatto una intervista esclusiva l'anno precedente. "Oh sŤ, le vendite sono alte," disse contenta Luna. "Andiamo a cercare dei posti a sedere," disse Harry, e i tre si misero in moto lungo il treno attraverso sciami di studenti che li fissavano silenziosamente. Alla fine trovarono uno scompartimento vuoto, e Harry si spicci•, con sollievo, ad entrare. "Stanno addirittura fissando noi?" disse Neville, indicando se stesso e Luna, "perch‚ stiamo con te!" "Stanno fissando te perch‚ anche tu eri al Ministero," disse Harry mentre issava il suo baule nella rastrelliera per i bagagli. "La nostra piccola avventura c'era tutta nella Gazzetta del Profeta, devi averla vista." "SŤ, ho pensato che la nonna si sarebbe arrabbiata per tutta la pubblicit…," disse Neville, "ma era davvero compiaciuta. Dice che sto cominciando a non essere da meno di mio padre finalmente. Mi ha comprato una nuova bacchetta, guarda!" La tir• fuori e la mostr• a Harry. "Ciliegio e crine di unicorno," disse fieramente. "Pensiamo che sia proprio una delle ultime che Olivander abbia venduto, Š svanito il giorno dopo.. oh, vieni qui Trevor!" E si tuff• sotto il sedile per riprendere il suo rospo che aveva fatto uno dei suoi numerosi tentativi di raggiungere la libert…. "Ci saranno ancora incontri dell' E.S. quest'anno, Harry?" chiese Luna, che stava staccando un paio di psichedelici occhiali dalla parte centrale de Il Cavillo. "Non ha pi— importanza ora che ci siamo sbarazzati dell'Umbridge, no?" disse Harry, sistemandosi. Neville urt• la testa contro il sedile e emerse dal di sotto. Sembrava molto deluso. "Mi piaceva l'E.S.! Ho imparato un sacco con te!" "Mi divertivo agli incontri anch'io," disse Luna tranquillamente. "Era come avere degli amici." Questa era una di quelle cose sgradevoli che Luna spesso diceva e che creavano a Harry una sgradevole sensazione di pena mista a imbarazzo. Prima che potesse rispondere, comunque, ci fu dell'agitazione al di fuori della porta del loro scompartimento ; un gruppo di ragazze del quarto anno stavano bisbigliando e ridacchiando tra loro dall'altra parte del vetro. "Chiediglielo tu!" "No, tu!" "Lo far• io!" E una di loro, una ragazza dall'aspetto spavaldo con larghi occhi neri, un mento prominente e lunghi capelli neri, si fece strada attraverso la porta. "Ciao, Harry. Sono Romilda, Romilda Vane," disse ad alta voce e con baldanza. "Perch‚ non vieni nel nostro scompartimento? Non sei obbligato a stare con loro," aggiunse con un teatrale bisbiglio, indicando il sedere di Neville, che sbucava, di nuovo, da sotto il sedile mentre cercava a tentoni Trevor tutt'intorno e Luna, che aveva indossato adesso i suoi Spettrochiali gratuiti, che le davano l'aria di un pazzo gufo multicolore. "Sono miei amici," disse Harry con freddezza. "Oh," disse la ragazza, guardandolo molto sorpresa. "Oh, D'accordo." E si tir• indietro, chiudendo la porta scorrevole dietro di lei. "La gente si aspetta che tu abbia amici pi— forti di noi," disse Luna, dimostrando ancora una volta la sua attitudine ad una imbarazzante onest…. "Voi siete forti," disse Harry bruscamente. "Nessuno di loro era al Ministero. Non hanno combattuto con me." "Š una cosa piacevole da sapere," disse con un raggiante sorriso Luna, e spinse i suoi Spettrocchiali contro il naso e si sistem• per leggere Il Cavillo. "Non lo abbiamo affrontato, per•," disse Neville , emergendo da sotto il sedile con lanugine e polvere tra i capelli e un Trevor rassegnato nella mano. "Tu l'hai fatto.. Dovevi sentire mia nonna parlare di te. ®Quell'Harry Potter ha pi— spina dorsale di tutto l'intero Ministero messo insieme!Ż Darebbe di tutto per avere te come nipote..." Harry ridacchi• a disagio e cambi• argomento con i risultati dei G.U.F.O. appena ne ebbe la possibilit…. Mentre Neville recitava i suoi voti e si chiedeva se gli sarebbe stato permesso di prendere un M.A.G.O. in Trasfigurazione, con solo "Accettabile," Harry lo guardava senza veramente ascoltarlo. L'infanzia di Neville era stata rovinata da Voldemort tanto quanto quella di Harry, ma Neville non aveva idea di quanto vicino era stato a subire il destino di Harry. La profezia avrebbe potuto riferirsi ad entrambi loro, bench‚, per qualche sua imperscrutabile ragione, Voldemort avesse scelto di credere che si riferisse ad Harry. Se Voldemort avesse scelto Neville, ci sarebbe stato Neville seduto di fronte ad Harry a portare addosso la cicatrice a forma di fulmine e il peso della profezia... Oppure no? La madre di Neville sarebbe morta per salvarlo, come Lily era morta per Harry? Sicuramente lo avrebbe fatto... Ma se fosse stata incapace di mettersi tra suo figlio e Voldemort? Ci sarebbe poi stato nessun " Prescelto" alla fine? Una sedile vuoto dove ora sedeva Neville e un Harry senza cicatrice che avrebbe potuto ricevere un bacio di addio dalla propria madre e non da quella di Ron? "Tutto bene, Harry? Mi sembri strano," disse Neville. Harry inizi•. "Scusa... io..." "Un Wrackspurt ti ha preso?" chiede Luna con tono comprensivo, scrutando Harry attraverso i suoi enormi occhiali colorati. "Io... cosa?" "Un Wrackspurt ... sono invisibili. Entrano volando attraverso le orecchie e ti confondono il cervello," disse. "Penso di averne sentito uno ronzare qui attorno." Agit• le mani nell'aria come se stesse scacciando qualche grande e invisibile farfalla notturna. Harry e Neville si guardarono negli occhi l'un l'altro e,, cominciarono in fretta a parlare di Quidditch. Il tempo dietro i finestrini del treno era incerto come era stato per tutta l'estate, passarono attraverso distese ininterrotte di nebbia gelata, poi dentro una debole, limpida luce solare. Fu durante uno di questi tratti di sereno, mentre il sole era visibile quasi direttamente in cielo, che Ron e Hermione entrarono finalmente nello scompartimento. "Speriamo che il carrello del pranzo si sbrighi, sto morendo di fame," disse Ron con evidente desiderio, crollando pesantemente dentro il sedile accanto a Harry e massaggiandosi lo stomaco. "Ciao Neville, ciao Luna. Sapete l'ultima?" aggiunse girandosi verso Harry. "Malfoy non sta svolgendo i suoi compiti da prefetto. Š ancora seduto nel suo scompartimento con gli altri Serpeverde, lo abbiamo visto quando ci siamo passati." Harry si tir• a sedere dritto, interessato. Non era da Malfoy perdere l'opportunit… di dimostrare il suo potere come prefetto, potere del quale aveva felicemente abusato tutto l'anno precedente. "Cosa stava facendo quando lo hai visto?" "Il solito," disse Ron senza interesse, facendo un gesto volgare con la mano. "Non Š da lui comunque, non Š vero? Bene... questo Š ..." fece un'altra volta il gesto con la mano, "ma perch‚ non era fuori di lŤ a tiranneggiare quelli del primo anno?" "Non so," disse Harry, ma la mente stava correndo. Non era quello un segnale che Malfoy aveva cose pi— importanti in mente che tiranneggiare gli studenti pi— giovani? "Forse avrebbe preferito la Squadra d'Inquisizione," disse Hermione. "Forse essere un prefetto gli sembra banale dopo quello." "Non lo penso," disse Harry. "Penso che lui Š..." Ma prima che potesse esporre la sua teoria, la porta dello scompartimento si aprŤ di nuovo e una ragazza del terzo anno senza fiato entrolŤ dentro. "Devo consegnare queste a Neville Paciock e Harry P-Potter," balbett•, mentre i suoi occhi incontravano quelli di Harry e diventava rossa. Stava porgendo loro due rotoli di pergamena annodati con nastri viola. Perplessi, Harry e Neville presero i rotoli indirizzati a ciascuno di loro e la ragazza uscŤ incespicando dallo scompartimento. "Cosa Š?" domand• Ron, mentre Harry lo srotolava. "Un invito," disse Harry- "Harry, sarei lieto se volessi raggiungermi per un mangiare un boccone nello scompartimento C. Sinceramente, Professor H.E.F. Slughorn" "Chi Š il Professor Slughorn?" chiese Neville, guardando perplesso il suo invito. "Un nuovo professore," disse Harry. "Bene, suppongo che dobbiamo andare, no?" "Ma cosa vuole da me?" disse Neville, nervosamente, come se lo aspettasse una punizione. "No ho idea," disse Harry, cosa che non era interamente vera, sebbene non avesse alcuna prova che il suo presentimento fosse corretto. "Ascolta," aggiunse, colpito da un improvviso colpo di genio, "andiamo sotto il Mantello dell'Invisibilit…, cosŤ possiamo dare una bella occhiata a Malfoy per strada, vedere cosa sta combinando." Questa idea, comunque, finŤ nel nulla: i corridoi, che erano stipati di gente di guardia per il carrello del pranzo, era impossibile da superare indossando il Mantello. Harry lo rimise via con rammarico nel suo sacco, riflettendo che sarebbe stato piacevole indossarlo solo per evitare tutti quegli sguardi fissi su di s‚, che sembravano essere aumentati di intensit… da quando aveva camminato lungo il treno l'ultima volta. Ogni tanto gli studenti passavano rumorosamente fuori dal loro scompartimento per guardarlo meglio. L'eccezione era Cho Chang, la quale balz• dentro il suo scompartimento quando vide Harry arrivare. Mentre Harry pass• davanti al finestrino la vide coinvolta in una decisa conversazione con la sua amica Marietta, che indossava uno spesso strato di trucco che non copriva interamente le varie formazioni di foruncoli che ancora le attraversavano il visoda una parte all'altra. Con un sorrisetto compiaciuto, Harry proseguŤ. Quando raggiunsero lo scompartimento C, videro subito che loro non erano i soli invitati da Slughorn, anche se a giudicare dall'entusiasmo di Slughorn nell'accoglierli, Harry era quello atteso con pi— calore. "Harry, ragazzo mio!" disse Slughorn alzandosi di scatto nel vederlo cosŤ che il suo grande addome coperto di velluto sembr• riempire tutto lo spazio restante dello scompartimento. La sua lucente testa pelata e i grandi baffi argentati lucevano cosŤ brillanti alla luce del sole come i bottoni dorati del suo panciotto. "Lieto di vederti, lieto di vederti! E tu devi essere il signor Paciock!" Neville ondeggi• la testa, guardandolo atterrito. Ad un gesto di Slughorn, si sistemarono uno di fronte all'altro nei due soli sedili vuoti, che erano vicino alla porta. Harry lanci• uno sguardo attorno agli altri invitati. Riconobbe un Serpeverde del suo stesso anno, un ragazzone nero con zigomi alti e lunghi occhi obliqui; c'erano anche due ragazzi del settimo anno che Harry non conosceva, schiacciati nell'angolo vicino a Slughorn e con l'espressione di chi non era completamente sicura di come fosse arrivata lŤ, Ginny. "Allora, conoscete tutti?" Slughorn chiese ad Harry e Neville. "Blaise Zabini Š del vostro anno, naturalmente..." Zabini non diede alcun segno di riconoscimento o di saluto e neppure Harry o Neville: gli studenti di Griffondoro e Serpeverde si detestavano reciprocamente per principio. "Questo Š Cormac McLaggen, forse vi sarete incrociati...? No?" McLaggen, un grande ragazzo con i capelli come fili di metallo, sollev• una mano e Harry e Neville gli fecero un cenno in risposta. "... e questo Š Marcus Belby, non so se...?" Belby, che era piccolo e con l'aspetto nervoso, fece un sorriso forzato. "... e questa affascinante giovane signorina mi ha detto che vi conosce!" termin• Slughorn. Ginny fece una smorfia a Harry e Neville da dietro la schiena di Slughorn. "Bene, questo Š molto piacevole," disse Slughorn comodamente. "Una occasione per conoscerci tutti un po' meglio. Qui, prendete un tovagliolo. Ho impachettato il mio pranzo, il carrello, da come mi ricordo, Š pieno di Bacchette Magiche alla liquirizia, e il sistema digestivo di un povero vecchio signore non Š proprio adatto a quel genere di cose. Fagiano, Belby?" Belby inizi•, e accett• quello che sembrava mezzo fagiano freddo. "Ho appena raccontato al giovane Marcus che ho avuto il piacere di insegnare a suo zio Damocles," Slughorn disse a Harry e Neville, facendo passare ora un cestino di panini. " Eccezionale mago, eccezionale, e il suo Ordine di Merlino molto meritato. Vedi spesso tuo zio, Marcus?" Sfortunatamente, Belby aveva appena preso un gran boccone di fagiano; nella fretta di rispondere a Slughorn mand• gi— troppo velocemente, diventando viola e cominciando a soffocarsi. "Anapneo," disse Slughorn calma, puntando la sua bacchetta verso Belby, le cui vie aeree sembrarono liberarsi all'istante sgombre. "No... non molto, no," boccheggi• Belby, con gli occhi lacrimanti. "Bene, naturalmente, oserei dire che Š occupato," disse Slughorn, guardando con aria dubbiosa Belby. "Dubito che abbia inventato la Pozione di Aconito senza un considerevole duro lavoro!" "Immagino..." disse Belby, che sembrava spaventato dall'idea di prendere un altro boccone di fagiano fino a che non era sicuro che Slughorn avesse finito con lui. "Eh... lui e mio padre non vanno molto d'accordo, vede, cosŤ io non lo conosco realmente cosŤ tanto..." La sua voce sembr• perdersi lontano mentre Slughorn gli porgeva un freddo sorriso e si girava invece verso McLaggen. "Ora, tu Cormac," disse Slughorn, " per caso so che tu vedi molto tuo zio Tiberius, perch‚ lui ha una splendida fotografiadi voi due a caccia di nogtails, penso, nel Norkfolk?" "Oh, sŤ, Š statoproprio divertente, certamente," disse McLaggen, "Andammo con Bertie Higgs e Rufus Scrimgeour đ prima ovviamente che diventasse Ministro..." "Ah, conosci anche Bertie e Rufus?" disse con un sorriso Slughorn, offrendo ora attorno a sŠ un piccolo vassoio di pasticcini; in qualche modo a Belby non furono offerti. "Ora ditemi..." Era come Harry aveva sospettato. Ciascuno sembrava essere stato invitato perch‚ aveva relazioni con qualcuno di ben conosciuto o influente đ ciascuno a parte Ginny. Zabini, che era stato interrogato dopo McLaggen, si scoprŤ avere una strega di famosa bellezza per madre (per quello che Harry potŠ capire, era stata sposata sette volte, ognuno dei suoi mariti era morto misteriosamente e le aveva lasciato un mucchio di quattrini). Il prossimo era il turno di Neville. Furono dieci minuti di vero disagio, perch‚ i genitori di Neville, Aurors molto noti, erano stati torturati fino alla pazzia da Bellatrix Lestrange e da una coppia di amiconi Mangiamorte. Alla fine del colloquio con Neville, Harry aveva l'impressione che Slughorn si riservasse il giudizio, anche per vedere se aveva parte deltalento dei genitori. "E ora," disse Slughorn, movendosi notevolmente nel suo sedile con l'aria di un presentatore che introduceva la star principale. "Harry Potter! Da dove cominciare? Ritengo di aver a malapena scalfito la superficie quando ci siamo incontrati durante l'estate!" Contempl• Harry per un momento cose se egli fosse un pezzo particolarmente grande e succulento di fagiano, poi disse, "®Il PresceltoŻ, cosŤ ti chiamano ora!" Harry non disse nulla. Berlby, McLaggen e Zabini lo stavano tutti fissando. "Naturalmente," disse Slughorn, guardando Harry con molta attenzione, "ci sono state dicerie per anni... Mi ricordo quando- beh- dopo quella terribile notte- Lily- James- e tu sopravvivesti- e la voce era che tu dovevi avere poteri oltre l'ordinario..." Zabini diede un piccolo colpo di tosse che stava chiaramente ad indicare un divertito scetticismo. Una voce adirata esplose da dietro Slughorn. "Ehi, Zabini, dato che tu sei cosŤ pieno di talento... a metterti in mostra..." "Oh, cara!" sogghign• Slughorn facilmente, guardando verso Ginny che stava guardando con occhi furiosi Zabini oltre la circonferenza del pancione di Slughorn. "Devi fare attenzione, Blaise. Ho visto questa giovane signorina mettere in pratica la pi— fantastica Fattura Orcovolante mentre passavo nella sua carrozza! Non la farei arrabbiare se fossi in te" Zabini si limit• a lanciare uno sguardo sprezzante. "Comunque," disse Slughorn, rivolgendosi di nuovo a Harry. "Queste dicerie quest'estate. Naturalmente, uno non sa a cosa credere, Š ben risaputo che la Gazzetta scrive inesattezze, fa errori - ma l… sembra non esserci dubbio, dato il numero di testimoni, che ci sia stato una notevole agitazione al Ministero e che tu fossi lŤ al centro di tutto ci•!" Harry, che non riusciva a veder alcuna strada al di fuori di quella senza dire apertamente bugie, accenn• con il capo ma nondimeno non disse nulla. Slughorn lo guard• sorridendo. "CosŤ modesto, cosŤ modesto, nessuna meraviglia che Silente straveda - eri lŤ, allora? Ma il resto delle storie - cosŤ sensazionali, naturalmente, uno non sa a cosa credere - questa profezia di cui si favoleggia per esempio..." "Non abbiamo ascoltato nessuna profezia," disse Neville, diventando rosso geranio mentre lo diceva. "Esatto," disse Ginny lealmente. "Neville ed io eravamo entrambi lŤ, e tutta questa spazzatura su "Il Prescelto" Š la Gazzetta che gonfia le cose come al solito" "Eravate entrambi lŤ, davvero?" chiese Slughorn con grande interesse, guardando da Ginny a Neville, ma entrambi sedevano chiusi come ostriche davantial suo sorriso di incoraggiamento. "SŤ... bene... Š vero che la Gazzetta spesso esagera, naturalmente..." Slughorn continu•, con un tono di voce di leggero disappunto. " Ricordo che il caro Gwenog mi disse - Gwenog Jones, intendo, naturalmente, il Capitano delle Arpie di Holyhead " Vagava senza meta in prolisse reminescenze, ma Harry aveva la chiara impressione che Slughorn non avesse ancora finito con lui, e che non fosse stato convinto da Neville e Ginny. Il pomeriggio si trascin• tra molti altri aneddoti riguardanti illustri maghi ai quali Slughorn aveva insegnato, e tutti avevano molto graditoil fare partedi quello che lui chiamava lo "Slug Club" a Hogwarts. Harry non vedeva l'ora di andarsene, ma non vedeva come poteva farlo educatamente. Finalmente il treno uscŤ da un'altro lungo tratto di nebbia verso un rosso tramonto, e Slughorn si guard• attorno, sbattendo le palpebre nella luce del tramonto. "Santo cielo, si sta gi… facendo scuro! Non mi ero accorto che avevano acceso le lampade! Sar… meglio che andiate e indossiate le vostre divise, tutti voi. McLaggen, dovrete passare un giorno da me e farvi prestare quel libro sui Nogtails. Harry, Blaise... passate quando volete. Lo stesso per voi, signorina," fece l'occhiolino a Ginny. "Bene, andate, andate!" E spinse oltre Harry nel corridoio che si stava oscurando, Zabini gli lanci• un'occhiata molto sgradevole, che Harry restituŤ con gli interessi. Lui, Ginny e Neville seguirono Zabini lungo il treno. ""Sono contento che sia finito," bisbigli• Neville. "Strano uomo, no?" "trivellasi, un po'," disse Harry, gli occhi su Zabini. "Come hai finito per arrivare lŤ, Ginny?" "Mi ha visto lanciare un incantesimo su Zacharias Smith," disse Ginny, "ricordate quell'idiota di Tassorosso che era nell' E.S.? Continuava ancora e ancora a chiedermi cosa era accaduto nel Ministero e alla fine mi ha dato cosŤ fastidio che gli ho fatto il malocchio... quando Š arrivato Slughorn ho pensato che fosse arrivato per punirmi, ma ha semplicemente detto che era un incantesimo fatto molto bene e mi ha invitato per il pranzo. Folle, eh?" "Ragione migliore che invitare qualcuno solo perchŠ ha una madre famosa," disse Harry, guardando con aria accigliata la nuca di Zabini, "o perchŠ il loro zio..." Ma si zittŤ. Un'idea gli stava venendo in mente, una idea spericolata, ma potenzialmente meravigliosa... tempo un minuto e Zabini sarebbe rientrato nello scompartimento dei Serpeverde del sesto anno e Malfoy sarebbe stato seduto lŤ, pensando di non essere udito da nessuno eccetto i suoi fedeli Serpeverde... se Harry poteva solo entrare, non visto, dietro di lui, cosa avrebbe potuto sentire o vedere? Era vero, mancava poco alla fine del viaggio đ la stazione di Hogsmeade era lontana meno di mezz'ora, a giudicare dallo stato selvaggio dello scenario che scorreva dietro i finestrini đ ma nessun altro sembrava pronto a prendere sul serio i sospetti di Harry, cosŤ doveva fornire loro una prova. "Vi vedr• dopo, voi due," disse Harry in un sussurro, prendendo il suo Mantello dell'Invisibilit… e gettandoselo sopra. "Ma cosa stai...?" chiese Neville. "Dopo!" sussurr• Harry, lanciandosi dietro a Zabini il pi— silenziosamente possibile, benchŠ lo sferragliare del treno rendesse ogni precauzione quasi inutile. Il corridoio era quasi completamente pieno ora. Quasi tutti era rientrati nei loro scompartimenti per cambiarsi con le divise della loro casa e imballare le loro cose. Anche se era cosŤ vicino da poter seguire Zabini senza toccarlo, Harry non fu abbastanza veloce da scivolare nello scompartimento quando Zabini aprŤ la porta. Zabini stava ormai richiudendola quando Harry mise avanti in fretta il piede per evitare che si chiudesse. "Cosa ha di storto questa porta?" disse Zabini con ira e scagli• la porta scorrevole ripetutamente contro il piede di Harry. Harry afferr• la porta e la aprŤ con forza; Zabini, ancora stringendo la maniglia, croll• verso di fianco in grembo a Gregory Goyle, e nella confusione che seguŤ , Harry balz• nello scompartimento, precipitandosi nel sedile temporaneamente vuoto di Zabini, e iss• se stesso nella rastrelliera dei bagagli. Per fortuna Goyle e Zabini stavano ringhiando uno contro l'altro, con gli occhi di tutti puntati addosso, per Harry che era abbastanza sicuro che i piedi e le caviglie fossero stati visibili mentre il Mantello sventolava attorno a lui; effettivamente ci fu un orribile momento in cui pens• di aver visto gli occhi di Malfoy seguire le sue scarpe da ginnastica mentre scalciava cercando di arrampicarsi fuori dal suo campo visivo.; ma poi Goyle chiuse violentemente la porta e lanci• Zabini lontano da s‚, Zabini croll• nel suo sedile con l'aspetto arruffato, Vincent Tiger ritorn• ai suo i fumetti, e Malfoy, ridacchiando, si distese lungo due sedili con la sua testa sulle ginocchia di Pansy Parkinson. Harry si raggomitol• scomodamente sotto il Mantello, assicurandosi che ogni minima parte di s‚ rimanesse nascosta, e osserv• Pansy accarezzare i lisci capelli biondi sulla fronte di Malfoy, sorridendo compiaciuta, come se chiunque avrebbe smaniato per essere al suo posto. Le lanterne oscillavano dal soffitto della carrozza emettendo una viva luce su tutta la scena: Harry poteva leggere ogni parola del fumetto di Tiger direttamente sotto di lui. "CosŤ, Zabini," disse Malfoy, "cosa voleva Slughorn?" "Solo cercare di mettere insieme gente famosa," disse Zaini, che stava ancora guardando bieco Goyle. "Non che sia riuscito a trovarne molti" Questa informazione non sembr• piacere a Malfoy. "Chi altro Š stato invitato?" domand•. "McLaggen da Grifondoro ," disse Zabini. "Oh, gi…, suo zio Š unpezzo grosso al Ministero," disse Malfoy. "... qualcuno di nome Belby, da Corvonero..." "Non lui, Š uno stupido!" disse Pansy. "... e Paciock, Potter, e la ragazza Weasley." Termin• Zabini. Malfoy si mise a seder immediatamente, sbattendo la mano di Pansy di lato. "Ha invitato Paciock?" "Certo, immagino di sŤ, dato che Paciock c'era," disse Zabini in tono indifferente. "Cosa ha Paciock da interessare Slughorn?" Zabini si strinse le spalle. "Potter, il preziosissimo Potter, ovviamente voleva dare un'occhiata al Prescelto," sogghign• Malfoy, "ma quella ragazza Weasley! Cosa ha di speciale quella?" "Piace ad un mucchio di ragazzi," disse Pansy, guardando Malfoy con la coda dell'occhio per vedere la sua reazione. "Anche tu pensi che sia bella da vedere, non Š vero Blaise, e sappiamo come sei difficile da accontentare!" "Non intendo toccare un sudicio traditore della nostra razzacome lei, qualunque sia il suo aspetto," disse Zabini con freddezza, e Pansy sembr• compiaciuta. Malfoy si stesesdi nuovo sulle sue ginocchia e lasci• che riprendesse ad accarezzargli i capelli. "Bene, piet… per i gusti di Slughorn. Forse comincia ad essere un po' vecchio. Peccato, mio padre spesso dice che Š stato un gran mago ai suoi tempi. Mio padre era un suo favorito. Slughorn probabilmente non sapeva che ero sul treno, o..." "Non ci conterei su un invito," disse Zabini. "Mi ha chiesto del padre di Nott quando sono arrivato per primo. Erano vecchi amici, sembrerebbe, ma quando ha sentito che Š stato catturato al Ministero non mi Š sembrato felice, e Nott non ha ricevuto un invito, non Š vero? Non credo che a Slughorn interessino i Mangiamorte." Malfoy sembr• adirato, ma si costrinse a far uscire una strana risata priva di umorismo. "Bene, chi si preoccupa di cosa gli interessa? Chi Š lui, alla fine? Solo uno stupido insegnante." Malfoy sbadigli• ostentatamente. "Voglio dire, potrei non essere pi— ad Hogwarts il prossimo anno, che importanza ha per me se piaccio o no a qualche vecchio grasso che ha fatto il suo tempo?" "Cosa significa che potresti non essere ad Hogwarts il prossimo anno?" chiese Pansy con tono indignato, smettendo immediatamente di sistemarli i capelli. "Bene, non si sa mai," disse Malfoy con l'accenno di un sorriso compiaciuto. "Potrei - ehm - essere passato a maggiori e migliori cose." Rannicchiato nella rastrelliera dei bagagli sotto il suo Mantello, il cuore di Harry cominci• a correre a tutta velocit…. Cosa avrebbero detto Ron e Hermione di questo? Tiger e Goyle erano rimasti a bocca aperta davanti a Malfoy; apparentemente non avevano neppure una vaga idea di nessun piano per passare a maggiori e migliori cose. Anche Zabini si era permesso una espressione di curiosit… che rovinava il suo arrogante profilo. Pansy ricominci• il lento lisciare dei capelli di Malfoy, stupita. "Intendi... Lui?" Malfoy si strinse le spalle. "Mia madre vuole che io completi la mia educazione, ma personalmente. non vedo come possa essere considerata cosŤ importante di questi tempi. Intendo dire, pensate a questo... Quando il Signore Oscuro avr… il comando, sar… importante quanti G.U.F.O. o M.A.G.O. qualcuno avr… preso? Non credo proprio... dipender… tutto dal tipo di servizio che ricever…, dal livello di devozione che gli sar… mostrato." "E tu pensi che sarai capace di fare qualcosa per lui?" chiese Zabini aspramente. "A sedici anni saremmo anche gi… pienamente qualificati?" "Lo ho appena detto, no? Forse non gli interessa se non sono qualificato. Forse il lavoro che vuole farmi fare non Š nulla che richieda di essere qualificato per farlo," disse Malfoy tranquillamente. Tiger e Goyle erano entrambi seduti con le bocche aperte come gargoyle. Pansy fissava gi— verso Malfoy come se non avesse mai visto nulla di cosŤ maestoso. "Posso vedere Hogwarts," disse Malfoy chiaramente assaporando l'effetto che aveva creato mentre puntava il dito fuori dal finestrino che si oscurava. "Sar… meglio che ci mettiamo le divise." Harry era cosŤ indaffarato a fissare Malfoy che non si accorse che Goyle si stava allungando verso il proprio bagaglio; mentre lo faceva oscillare verso il basso, colpŤ con forza Harry su un lato della testa. Si lasci• sfuggire un involontario rantolo di dolore e Malfoy guard• verso la rastrelliera dei bagagli, aggrottando le sopracciglia. Harry non temeva Malfoy, ma ora non gli paiceva molto l'idea di essere scoperto mentre si nascondeva sotto il Mantello dell'Invisibilit… da un gruppo di ostili Serpeverde. Gli occhi ancora lacrimanti e la testa ancora pulsante, tir• a s‚ la bacchetta, attento a non muovere il Mantello, e attese, trattenendo il fiato. Con sollievo, Malfoy sembr• decidere che si era immaginato il rumore; raccolse le sue cose come gli altri, chiuse il suo bagaglio e, mentre il treno rallentava fino ad avanzare a lenti sobbalzi, si avvolse un nuovo pesante mantello da viaggio attorno alle spalle. Harry poteva vedere i corridoi riempirsi nuovamente e sper• che Hermione e Ron avessero tirato fuori le sue cose sulla piattaforma al posto suo; era bloccato dove era fino a quando lo scompartimento non fosse stato completamente vuoto. Infine, con un sobbalzo finale, il treno si ferm• del tutto. Goyle aprŤ con impeto la porta e si fece strada a forza in un combriccola del secondo anno, allontanandoli a pugni, con Tiger e Zabini che lo seguivano. "Ti vai," disse Malfoy a Pansy, che lo stava aspettando con la mano allungata come se sperasse che lui la stringesse. "Devo solo controllare qualcosa." Pansy uscŤ. Ora Harry e Malfoy erano soli nello scompartimento. La gente era gi… passata oltre, scendendo nella nera piattaforma. Malfoy si spost• verso la porta dello scompartimento e abbass• le tende, cosŤ che la gente nel corridoio non potessero osservare. Poi si chin• verso il bagaglio. Harry osserv• gi— oltre il bordo della rastrelliera di bagagli, con il cuore che batteva un po' pi— veloce. Cosa voleva nascondere Malfoy a Pansy? Stava per cedere il misterioso oggetto rotto che era cosŤ importante da riparare? "Petrificus Totalus!" Senza preavviso, Malfoy punt• la sua bacchetta verso Harry, che fu istantaneamente paralizzato. Come al rallentatore, ruzzol• fuori dalla rastrelliera dei bagagli e cadde dando un colpo spaventoso, tale da far tremare il pavimente, ai piedi di Malfoy, il Mantello dell'Invisibilit… intrappolato sotto di lui, l'intero corpo in vista con le gambe ancora piegate in una posizione di rigida genuflessione. Non poteva muovere un muscolo: poteva solo fissare lo sguardo verso Malfoy, che sorrideva apertamente. "Lo immaginavo," disse giubilante. "Ho sentito il bagaglio di Goyle colpirti. E ho immaginato di vedere un lampo bianco attraversarel'aria dopo che Zabini era entrato..." I suoi occhi si soffermarono per un momento sulle scarpe da ginnastica. "Eri tu che bloccavi la porta quando Zabini sta entrando, no?" Esamin• Harry per un momento. "Non hai sentito nulla di importante, Potter. Ma poich‚ ho te qui..." E picchi• con forza sulla faccia di Harry. Harry sentŤ il naso rompersi, il sangue zampillare ovunque. "Questo Š per mio padre. Ora, vediamo..." Malfoy trascin• via il Mantello da sotto il corpo immobilizzato di Harry e lo tir• sopra di lui. "Non ho considerato che non ti ritroveranno fino al rientro del treno a Londra," disse tranquillamente. "Ci vediamo in giro, Potter... o no." E facendo attenzione a calpestare le dita di Harry, Malfoy uscŤ dallo scompartimento. CAPITOLO OTTO IL TRIONFO DI PITON Harry non era in grado di muovere neppure un muscolo. Giaceva sotto il Mantello dell'Invisibilit… con il sangue che, dal naso, gli colava caldo e bagnato sul volto, ascoltando le voci ed i passi nel corridoio. Il suo pensiero immediato fu che certamente qualcuno avrebbe controllato lo scompartimento, prima che il treno partisse di nuovo. Subito dopo gli sopravvenne, per•, la sconsolata comprensione del fatto che, anche se qualcuno avesse guardato nello scompartimento, in ogni caso lui non sarebbe stato n‚ visto n‚ sentito. Il meglio che poteva sperare era che qualcuno entrasse e gli inciampasse sopra. Harry non aveva mai odiato Malfoy quanto dal momento in cui giaceva l…, come una ridicola tartaruga girata sul dorso, con il sangue che gli gocciolava disgustosamente nella bocca aperta. In che stupida situazione si era cacciato... ed ora anche quegli ultimi rari rumori di passi si stavano allontanando. Tutti si stavano sparpagliando lungo la buia piattaforma l… fuori: poteva sentire i bauli trascinati che sfregavano per terra ed un chiassoso chiacchiericcio. Ron e Hermione avevano certo pensato che avesse lasciato il treno senza di loro. Quando fossero arrivati a Hogwarts ed avessero preso posto in Sala Grande, dopo aver guardato su e gi— lungo il tavolo di Grifondoro alcune volte, avrebbero finalmente realizzato che non c'era ed allora, senza alcun dubbio, si sarebbe gi… trovato a met… della strada di ritorno verso Londra. Cerc• di emettere qualche suono, fosse anche un grugnito, ma gli era impossibile. Allora si ricord• che alcuni maghi, come Silente ad esempio, potevano fare magie anche senza pronunciare a voce alta le relative formule, cosŤ cerc• di attirare a s‚ la bacchetta, che gli era sfuggita di mano, ripetendo pi— e pi— volte le parole Accio bacchetta! nella mente, ma non accadde proprio nulla. Gli sembr• di udire lo stormire delle fronde degli alberi che circondavano il lago ed il lontano fischio di un gufo, ma nessun indizio che gli potesse suggerire che lo stavano cercando o addirittura (si vergogn• un pochino per averlo sperato) voci allarmate che si domandavano dove fosse finito Harry Potter. Una sensazione di disperazione si diffuse in lui mentre immaginava il convoglio di carrozze, trainate dai Thestral, inerpicarsi verso la scuola e gli echi attutiti delle risate provenienti dallo scompartimento dove Malfoy stava narrando del suo attacco a Harry ai suoi compagni Serpeverde. Il treno sobbalz•, facendo rotolare Harry di lato. Ora fissava la polverosa parte inferiore dei sedili invece del soffitto. Il pavimento cominci• a vibrare quando la locomotiva prese vita con un rombo potente. L'Espresso stava ripartendo e nessuno sapeva che lui era ancora lŤ... All'improvviso sentŤ il Mantello dell'Invisibilit… volare via ed una voce sopra la testa dire, "Ciao Harry." Ci fu un lampo di luce rossa ed il corpo di Harry si sblocc•. Era finalmente in grado di mettersi in una pi— dignitosa posizione seduta, strofin• via rudemente il sangue dai lividi con il dorso della mano e sollev• la testa guardando in alto verso Tonks, che aveva in mano il Mantello dell'Invisibilit… che gli aveva appena tirato via. "Sarebbe meglio se uscissimo di qui, e alla svelta," disse, mentre i finestrini venivano oscurati dal vapore ed il treno si avviava ad uscire dalla stazione. "Muoviti, saltiamo." Harry la seguŤ di corsa nel corridoio. Lei aprŤ la porta del treno e balz• sulla piattaforma, che sembrava scorrere sotto di loro mentre il treno prendeva lo slancio. La seguŤ, barcollando un po' nell'atterraggio, quindi si raddrizz• in tempo per vedere la luccicante locomotiva scarlatta prendere velocit…, girare l'angolo, e sparire dalla vista. L'aria fredda della notte gli allevi• il pulsare al naso. Tonks lo stava guardando. Era arrabbiato e imbarazzato per essere stato trovato in quella ridicola posizione. Lei gli restituŤ silenziosamente il Mantello dell'Invisibilit…. "Chi te lo ha fatto?" "Draco Malfoy," disse Harry amaramente. "Grazie di... beh..." "Di niente," disse Tonks, ma senza sorridere. Da quello che Harry poteva vedere nell'oscurit…, aveva un aspetto miserabile e capelli color topo come quando l'aveva incontrata alla Tana. "Posso sistemarti il naso, se stai fermo." Harry non concordava molto con questa idea. Avrebbe preferito recarsi da Madama Chips, l'infermiera del castello, nella quale riponeva maggiore fiducia quando si trattava di Incantesimi di Guarigione, ma gli sembrava scortese dirlo, cosŤ rimase immobile e chiuse gli occhi, "Episkey" disse Tonks. Il naso di Harry divent• molto caldo, e poi molto freddo. Alz• una mano e lo tast• con circospezione. Sembrava essere stato sistemato. "Grazie mille!" "Š meglio se ti rimetti il mantello, cosŤ possiamo andare verso la scuola," disse Tonks, sempre senza sorridere. Mentre Harry si sistemava sotto il mantello, la strega fece ondeggiare la bacchetta: dalla punta emerse un'immensa creatura argentea a quattro zampe che subito svanŤ nell'oscurit…. "Era un Patronus?" chiese Harry, che aveva gi… visto Silente mandare un messaggio come quello. "SŤ, sto informando il castello che ti ho trovato, altrimenti si preoccuperanno. Andiamo, Š meglio non perder tempo." Si misero in moto verso il sentiero che conduceva alla scuola. "Come hai fatto a trovarmi?" "Ho notato che non eri sceso dal treno e sapevo che avevi quel mantello. Ho pensato che ti stessi nascondendo per qualche ragione. Quando ho visto che le tendine di quello scompartimento erano state abbassate, ho pensato che fosse meglio controllare." "Ad ogni modo, cosa stavi facendo qui?" chiese Harry. "Sono di stanza qui a Hogsmeade, ora, per fornire un'ulteriore protezione alla scuola," disse Tonks. "Ci sei solo tu qui, o... ?" "No, ci sono anche Proudfoot, Savage, e Dawlish." "Dawlish, quell'Auror che Silente attacc• l'anno scorso?" "Esatto." Arrancarono sul sentiero buio e deserto, seguendo le tracce appena lasciate dalle carrozze. Harry sbirciava di traverso Tonks, da sotto il mantello. L'anno precedente si era dimostrata curiosa (al punto di diventare anche un po' seccante talvolta), aveva riso con facilit… e fatto scherzi. Ora sembrava pi— vecchia e molto pi— seria e determinata. Tutto questo era la conseguenza di ci• che era accaduto al Ministero? Con disagio ricord• che Hermione gli aveva suggerito di dirle qualcosa di confortante, riguardo a Sirius, tipo che non era stata per nulla colpa sua, ma lui non era mai riuscito a farlo. Era ben lontano dall'incolparla della morte di Sirius; non era colpa sua pi— che di chiunque altro (e certo era molto meno colpevole che lui stesso), ma non gli piaceva parlare di Sirius, se solo poteva evitarlo. CosŤ scarpinarono in silenzio nella notte fredda, il lungo mantello di Tonks che ondeggiava sul terreno dietro di loro. Essendo sempre passato di lŤ sulle carrozze, Harry non si era mai reso bene conto di quanto la stazione di Hogsmeade distasse da Hogwarts. Con suo gran sollievo, finalmente, vide le alte colonne ai lati del cancello, ognuna con un cinghiale alato sulla sommit…. Aveva freddo, era affamato e desiderava veramente lasciarsi alle spalle questa nuova, triste Tonks. Ma quando allung• la mano per aprire il cancello, lo trov• chiuso con una catena. "Alohomora!" esclam• con sicurezza, puntando la bacchetta sul lucchetto, ma non accadde nulla. "Non funziona con queste," spieg• Tonks. "Le ha stregate personalmente Silente." Harry si guard• intorno, "Posso scavalcare il muro," suggerŤ. "Non puoi," afferm• Tonks. "Ci sono incantesimi anti-intrusi su tutte le mura. Le misure di sicurezza sono state rafforzate cento volte questa estate." "Bene, allora," disse Harry, cominciando a trovare fastidiosa quella sua mancanza di aiuto, "Suppongo che dovr• dormire qui fori ed attendere domattina." "Qualcuno sta venendo qui per te," disse Tonks, "Guarda." Una lanterna si muoveva a scatti a diversi passi dal castello. Harry fu cosŤ felice di vederla che si sentiva anche disposto a sopportare le stizzite critiche di Gazza sul suo ritardo e lo sbraitare circa il fatto che la regolare applicazione di serrapollici avrebbe di molto migliorato il suo rispetto degli orari. Fu solo quando la fiammeggiante luce gialla si trov• a poco pi— di dieci passi da loro, ed egli si tolse il Mantello dell'Invisibilit… cosŤ da poter essere visto, che riconobbe, con un moto di puro disgusto, il naso a uncino illuminato dal basso ed i lunghi, unti, capelli neri di Severus Piton. "Bene, bene, bene," sogghign• Piton, estraendo la bacchetta ed aprendo subito il lucchetto, cosŤ che le catene si riavvolsero indietro ed il cancello si aprŤ cigolando. "Gentile, da parte tua, renderti visibile, Potter, sebbene tu abbia evidentemente deciso che indossare la divisa scolastica avrebbe sminuito la tua apparizione." "Non ho potuto cambiarmi, non avevo il mio..." cerc• di giustificarsi Harry, ma Piton lo oltrepass•. "Non c'Š alcun bisogno che tu rimanga, Ninfadora, Potter Š abbastanza... ah... al sicuro nelle mie mani." "Pensavo che fosse stato Hagrid a ricevere il messaggio," rispose Tonks, accigliandosi. "Hagrid era in ritardo per il banchetto d'inizio anno, proprio come Potter qua, cosŤ l'ho ricevuto io. E, per inciso," disse Piton, rimanendo indietro per permettere a Harry di oltrepassarlo, "ero curioso di vedere il tuo nuovo Patronus." Le sbatt‚ il cancello in faccia con un sonoro fragore, richiuse le catene sempre con la bacchetta e quelle strisciarono, tintinnanti, al loro posto. "Penso che fosse molto meglio il precedente," disse Piton, con malizia facilmente riconoscibile nella voce. "Quest'ultimo sembra debole." Mentre Piton sollevava la lanterna, Harry vide, fugacemente, uno sguardo di violenta emozione e di collera sul volto di Tonks. Poi fu nuovamente inghiottita dall'oscurit…. "Buonanotte," le grid• Harry oltre la spalla, mentre si incamminava verso la scuola con Piton. "Grazie per... tutto." "Arrivederci, Harry." Piton non parl• per circa un minuto. A Harry pareva che dentro di lui si stessero generando ondate di odio cosŤ potenti che gli sembrava inverosimile che Piton non ne sentisse quanto gli bruciasse. Aveva detestato Piton fin dal loro primo incontro, ma Piton si era messo sempre ed irrevocabilmente oltre ogni possibilit… di perdono, da parte di Harry, a causa del suo atteggiamento verso Sirius. Qualsiasi cosa Silente avesse affermato, ed Harry aveva avuto tempo di rifletterci su durante l'estate, aveva concluso che le sprezzanti osservazioni di Piton sul rimanere nascosto al sicuro, mentre il resto dell'Ordine della Fenice era fuori a combattere contro Voldemort, erano probabilmente state il fattore pi— potente che aveva spinto Sirius a precipitarsi al Ministero la notte in cui era morto. Harry si era aggrappato a quest'idea, perch‚ gli permetteva di incolpare Piton, la qual cosa era soddisfacente, e anche perch‚ era consapevole che, se c'era qualcuno che non era dispiaciuto per la morte di Sirius, quello era proprio l'uomo che camminava a grandi passi accanto a lui nell'oscurit…. "Cinquanta punti in meno a Grifondoro per il tuo ritardo, direi," disse infine Piton. "E, vediamo, altri venti punti in meno per il tuo abbigliamento da Babbano. Non credo, sai, che ci sia mai stata una Casa che abbia cominciato cosŤ presto a perdere punti: non abbiamo ancora cominciato a mangiare il pudding. Pu• darsi che tu abbia stabilito un primato, Potter." Il furore e l'odio ribollivano in Harry come fiamme incandescenti, ma avrebbe preferito rimanere immobilizzato per tutto il tragitto di ritorno verso Londra, piuttosto che raccontare a Piton perch‚ era in ritardo. "Suppongo tu volessi fare un'entrata ad effetto, vero?" Continu• Piton. "E senza l'automobile volante a disposizione, hai deciso che irrompere in Sala Grande nel pieno del banchetto d'inizio anno avrebbe creato un effetto sensazionale." Harry rimase ancora in silenzio, anche se si aspettava che il suo petto potesse esplodere da un momento all'altro. Sapeva che Piton era andato a prenderlo per questo motivo, per quei pochi minuti in cui poteva stuzzicarlo e tormentarlo senza che qualcun altro potesse ascoltare. Alla fine raggiunsero la gradinata del castello e, mentre la grande porta di quercia si apriva nel vasto salone di ingresso, tutto parato a festa, uno scoppio di chiacchiere e di risate ed il tintinnio di piatti e bicchieri li accolse dalle porte aperte della Sala Grande. Harry si chiese se avrebbe potuto indossare il Mantello dell'Invisibilit… e, quindi, raggiungere il suo posto lungo il tavolo di Grifondoro (che, disgraziatamente, era quello pi— lontano dall'ingresso) senza essere notato. Proprio come se gli avesse letto nella mente, per•, Piton disse, "Nessun mantello. Puoi entrare cosicch‚ chiunque ti veda, che Š esattamente quello che volevi, ne sono certo." Harry si gir• sui due piedi ed avanz• con decisione attraverso la porta aperta: qualunque cosa pur di andar via da Piton. La Sala Grande, con i quattro lunghi tavoli delle Case e, in fondo, il tavolo degli insegnanti, era decorata come al solito con candele sospese nell'aria che rendevano scintillanti e luminosi i piatti sotto di loro. Fu una dolorosa ma sfavillante visione per Harry che, ad ogni modo, cammin• cosŤ veloce che aveva gi… sorpassato il tavolo di Tassorosso prima che gli studenti cominciassero a guardarlo e, quando si alzarono in piedi per vederlo meglio, aveva gi… individuato Ron e Hermione, e s'era diretto lungo la panca, infilandosi tra loro. "Dove sei stato... accidenti, cos'hai fatto alla faccia?" chiese Ron, strabuzzando gli occhi come chiunque altro nelle vicinanze. "Perch‚, cosa c'Š che non va?" chiese Harry, afferrando un cucchiaio per osservarsi nel suo distorto riflesso. "Sei pieno di sangue!" esclam• Hermione. "Vieni qui..." Alz• la bacchetta, pronunci• "Tergeo!" ed il sangue secco svanŤ. "Grazie," disse Harry, palpandosi la faccia ora pulita. "Come sembra il mio naso?" "Normale" mormor• Hermione con ansia. "Perch‚ non dovrebbe? Harry, cos'Š successo? Eravamo molto spaventati per te!" "Ve lo dir• pi— tardi," tagli• corto Harry. Era ben consapevole che Ginny, Neville, Dean e Seamus li stavano ascoltando di nascosto. Anche Nick-Quasi-Senza-Testa, il fantasma di Grifondoro, fluttuava sopra la panca per origliare. "Ma..." esclam• Hermione. "Non ora, Hermione," disse Harry, con tono volutamente minaccioso. Sperava proprio che tutti loro pensassero che era stato coinvolto in qualcosa d'eroico, che implicasse preferibilmente un paio di mangiamorte ed un Dissennatore. Malfoy doveva gi… aver diffuso quanto pi— possibile la sua storia, ovviamente, ma c'era sempre qualche probabilit… che non avesse ancora raggiunto tutte le orecchie dei Grifondoro. Si stese oltre Ron per afferrare un paio di cosce di pollo ed una manciata di patatine, ma prima che le potesse prendere, quelle svanirono per essere rimpiazzate con il pudding. "Ti sei perso lo Smistamento, comunque," disse Hermione, mentre Ron affondava la mano in una grossa torta di cioccolato. "Il Cappello ha detto qualcosa d'interessante?" chiese Harry, prendendo un pezzo di crostata alla melassa. "Pi— o meno le solite cose, davvero... raccomandandoci di rimanere tutti uniti di fronte ai nemici, lo sai." "Silente non ha fatto alcun accenno a Voldemort?" "Non ancora, ma di solito rinvia il suo discorso alla fine del banchetto, no? Non ci manca molto, ormai." "Piton ha detto che anche Hagrid era in ritardo..." "Hai visto Piton? Come mai?" bofonchi• Ron, mentre si strafogava di dolci. "Mi ci sono imbattuto per caso" rispose Harry evasivamente. "Hagrid aveva solo pochi minuti di ritardo," spieg• Hermione. "Guarda, ti sta salutando, Harry." Harry alz• lo sguardo verso la tavola degli insegnanti e fece un largo sorriso ad Hagrid, che lo stava ancora salutando. Hagrid non era ancora del tutto riuscito a comportarsi con la dignit… della Professoressa McGranitt, Capocasa dei Grifondoro, la cui sommit… del capo spuntava all'incirca tra il gomito e la spalla di Hagrid, al quale era seduta a fianco e che stava osservando con disapprovazione i loro entusiastici saluti. Harry fu sorpreso di vedere l'insegnante di Divinazione, la Professoressa Cooman, seduta all'altro lato di Hagrid. Raramente lasciava la sua torre e non l'aveva mai vista al banchetto di inizio anno prima di allora. Era stravagante come al solito, rilucente di collane e scialli svolazzanti, gli occhi resi enormi dalle lenti degli occhiali. Avendola sempre considerata un po' un'imbrogliona, Harry era rimasto scioccato quando aveva scoperto, alla fine del precedente anno scolastico, che era stata proprio lei a fare la profezia che aveva indotto Lord Voldemort ad uccidere i suoi genitori e ad attaccare Harry stesso. Questa scoperta lo rendeva ancora meno desideroso di ritrovarsi in sua compagnia, ma, con suo sollievo, da quest'anno poteva abbandonare Divinazione. I suoi occhi, grandi come fari, ruotarono nella sua direzione ed egli volse velocemente lo sguardo verso il tavolo di Serpeverde. Draco Malfoy, tra rauche risate ed applausi, stava mimando il momento in cui gli aveva spaccato il naso. Harry abbass• lo sguardo a fissare la sua torta alla melassa, di nuovo in preda all'ira. Cosa avrebbe dato per poter affrontare Malfoy faccia a faccia... "Allora, cosa voleva il Professor Slughorn?" chiese Hermione. "Sapere cos'era realmente successo al Ministero." Rispose Harry. "Lui e chiunque altro, qui dentro," arricci• il naso Hermione. "Sul treno tutti ci hanno rivolto domande su questo, vero Ron?" "SŤ," rispose Ron. "Tutti volevano sapere se tu sei davvero il ®PresceltoŻ..." "Ci sono state diverse discussioni su quel tema anche tra i fantasmi," li interruppe Nick- Quasi-Senza-Testa, inclinando verso Harry la sua testa quasi del tutto staccata, che oscill• pericolosamente nella gorgiera. "Sono considerato un po' come un'autorit… in tema di Potter; Š largamente risaputo che siamo amici.. ho garantito alla comunit… dei fantasmi, ad ogni modo, che non ti avrei importunato per ottenere informazioni. ®Harry Potter sa che pu• riporre in me la massima confidenzaŻ ho detto loro. ®Preferirei morire piuttosto che tradire la sua fiducia. Ż" "Che non vale poi molto, visto che sei gi… morto," osserv• Ron. "Ancora una volta, dimostri la stessa sensibilit… di un'ascia non affilata," rispose Nick- Quasi-Senza-Testa con tono offeso, e si sollev• in aria scivolando verso l'estremit… pi— lontana del tavolo di Grifondoro proprio mentre Silente si alzava in piedi alla tavola degli insegnanti. Il brusio e le risate che echeggiavano nella Sala cessarono quasi istantaneamente. "Auguro la miglior serata a tutti voi!" esclam• sorridendo apertamente con le braccia allargate come se volesse abbracciare l'intera sala. "Cos'Š successo alla sua mano?" mormor• Hermione con un filo di fiato. Non era l'unica ad averlo notato. La mano destra di Silente era tutta nera e sembrava morta proprio come lo era nella notte in cui era andato a prendere Harry dai Dursley. La sala era piena di mormorii. Silente, interpretandoli correttamente, sorrise solo e fece scivolare la manica color oro e porpora sulla mano ferita. "Nulla di cui preoccuparsi," disse con disinvoltura. "Ed ora... ai nostri nuovi studenti, benvenuti, ai nostri vecchi studenti, bentornati! Un altro anno pieno d'istruzione magica vi attende..." "La sua mano era gi… cosŤ quando l'ho visto questa estate," sussurr• Harry a Hermione "Pensavo che sarebbe guarita per l'inizio della scuola, ma... forse Madama Chips non Š stata in grado di farlo." "Sembra come se fosse morta," disse Hermione, con un'espressione nauseata. "Ci sono certe ferite che non si possono curare... antichi sortilegi... e ci sono veleni senza antidoti..." "... e il signor Gazza, il nostro guardiano, mi ha chiesto di dire che sono completamente fuori legge tutti gli scherzi comprati nel negozio Tiri Vispi Weasley." "Coloro che desiderano giocare nella squadra di Quidditch della propria Casa, forniscano il loro nominativo al Capocasa, come al solito. Stiamo anche cercando nuovi commentatori per le partite di Quidditch, gli interessati facciano altrettanto. "Siamo lieti di dare il benvenuto ad un nuovo membro del personale insegnante per quest'anno, il Professor Slughorn," Slughorn si alz•, la testa pelata che luccicava alla luce delle candele e la grossa pancia, avvolta in una alta cintura, che gettava ombra sulla tavola, "che Š un mio vecchio collega e che ha accettato di riassumere il suo vecchio posto di Professore di Pozioni." "Pozioni?" "Pozioni?" La parola echeggi• attraverso la sala mentre tutti si chiedevano se avevano udito bene. "Pozioni?" esclamarono Ron e Hermione all'unisono, girandosi a fissare Harry. "Ma tu avevi detto..." "Il Professo Piton, invece," disse Silente, alzando la voce per sovrastare il rumoreggiare della sala, "prender… la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure." "No!" urlo Harry cosŤ forte che molte teste si girarono nella sua direzione. Ma non gliene importava nulla. Fissava il tavolo degli insegnati, assolutamente furioso. Perch‚, dopo tutto questo tempo, la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure era stata affidata a Piton? Non era ormai ampiamente noto da anni che Silente non si fidava di lui per questo incarico? "Ma Harry, avevi detto che Slughorn sarebbe diventato il nuovo Professore di Difesa Contro le Arti Oscure!" esclam• Hermione. "Pensavo che fosse cosŤ!" rispose Harry, spremendosi il cervello per cercare di ricordare quando Silente glielo aveva detto, ma, ora che ci pensava, non era in grado di rammentare se Silente gli avesse mai detto cosa avrebbe insegnato Slughorn. Piton, che era seduto alla destra di Silente, non si alz• in piedi quando fu fatto il suo nome. Sollev• solo una mano in un indolente riconoscimento dell'applauso che proveniva dal tavolo di Serpeverde, nondimeno Harry era sicuro di aver scorto un lampo di trionfo in quel viso che odiava cosŤ tanto. "Bene, almeno c'Š una buona notizia," disse con astio. "Piton se ne sar… andato per la fine dell'anno scolastico." "Cosa intendi dire?" chiese Ron. "Quella cattedra porta iella. Nessuno Š durato per pi— di un anno... Raptor Š addirittura morto... Personalmente terr• le dita incrociate per un'altra morte... " "Harry!" esclam• Hermione scioccata, con tono di rimprovero. "Potrebbe semplicemente tornare ad insegnare Pozioni alla fine dell'anno" obiett• Ron con ragionevolezza. "Quello Slughorn potrebbe non voler rimanere a lungo. Come Moody." Silente si schiarŤ la voce. Harry, Ron e Hermione non erano i soli che stavano parlando. Nell'intera Sala Grande era esploso un grande ronzio di fitte conversazioni alla notizia che Piton aveva finalmente realizzato il suo pi— grande desiderio. Apparentemente inconsapevole della sensazionale natura della notizia che aveva appena comunicato, Silente non disse nient'altro in merito alle nomine degli insegnanti, ma attese alcuni secondi per assicurarsi che il silenzio fosse completo prima di continuare. "Ora, come tutti in questa Sala sanno, Lord Voldemort ed i suoi seguaci sono ancora una volta in libert… e stanno riacquistando potere." Il silenzio sembrava tendersi e sciogliersi mentre Silente parlava. Harry sbirci• verso Malfoy. Non stava guardando Silente, ma stava muovendo la forchetta a mezz'aria come una bacchetta, come se trovasse le parole del Preside non degne della sua attenzione. "Non potr• mai sottolineare con sufficiente forza quanto sia pericolosa l'attuale situazione, e quanta attenzione ognuno di noi debba porre per assicurarsi di rimanere al sicuro dentro Hogwarts. Le difese magiche del castello sono state rafforzate durante l'estate, ed ora siamo protetti in nuovi e pi— potenti modi, ma dobbiamo ancora guardarci scrupolosamente dalla negligenza da parte di qualsiasi studente o membro del corpo insegnate. Vi esorto, quindi, ad attenervi ad ogni restrizione che i vostri insegnanti vi imporranno per la vostra sicurezza, per quanto seccante possiate trovarla... in particolare la regola di rimanere a letto oltre l'orario del silenzio. Vi prego vivamente, qualsiasi cosa strana o sospetta possiate notare dentro o fuori del castello, di riferirla immediatamente ad un insegnante. Confido che vi comportiate, costantemente, con il massimo riguardo per la vostra ed altrui sicurezza." Gli occhi azzurri di Silente passarono velocemente in rassegna gli studenti, poi sorrise ancora una volta. "Ma ora i vostri letti vi attendono, caldi e confortevoli proprio come voi li desiderate, e so che la vostra principale necessit… Š di riposarvi bene prima delle lezioni di domani. Permettetemi quindi di augurarvi la buonanotte. Andate, andate!" Con l'usuale assordante stridore, le panche furono sposate e le centinaia di studenti cominciarono ad uscire dalla Sala Grande diretti ai loro dormitori. Harry, che non aveva affatto fretta di uscire con la folla vociante, n‚ di avvicinarsi tanto a Malfoy da permettergli di raccontare nuovamente la storia del naso spaccato, cosŤ rimase indietro, fingendo di allacciarsi le scarpe da ginnastica, permettendo cosŤ alla maggior parte dei Grifondoro di superarlo. Hermione si lanci• a svolgere i suoi compiti da prefetto, ovvero scortare quelli del primo anno, ma Ron rimase con Harry. "Cos'Š veramente successo al tuo naso?" gli chiese, quando furono molto indietro rispetto alla calca che premeva per uscire dalla Sala Grande, e non furono pi— a portata d'orecchi di nessuno. Harry glielo raccont•. Il fatto che Ron non ridesse era un saldo segno della loro amicizia. "Avevo visto Malfoy mimare qualcosa riguardo ad un naso," mormor• cupamente. "SŤ, be', non importa," rispose Harry amaramente. "Ascolta quello che stava dicendo prima che si accorgesse che io ero l…..." Harry pensava che Ron sarebbe rimasto sbalordito dalle vanterie di Malfoy. Con quella che Harry consider• espressione di autentica testardaggine, tuttavia, Ron si dimostr• assolutamente non impressionato. "Avanti Harry, stava solo pavoneggiandosi con la Parkinson... Quale missione gli avrebbe mai affidato Tu-Sai-Chi?" "Come sai che Voldemort non ha bisogno di avere qualcuno a Hogwarts? Potrebbero essere il primo..." "Vorrei che tu la finissi di dirci quel nome, Harry," lo rimprover• una voce dietro di lui. Harry guard• dietro le sue spalle e vide Hagrid scuotere la testa. "Silente usa quel nome," afferm• Harry con decisione. " SŤ, ma lui ci Š Silente!" mormor• Hagrid in modo enigmatico. "Com'Š che stavi ad essere in ritardo, Harry? Ero preoccupato." "Ritardi vari sul treno, "rispose Harry,. "Tu perch‚ eri in ritardo?" "Ci ero con Grop," spieg• Hagrid festosamente. "Ci avevo perso il sapere di che ora era. Ora ci ha una nuova casa sulle montagne, ce l'ha data Silente... una bella caverna grande. Š molto pi— contento che quando era nella foresta. Ci siamo fatti una bella chiacchierata." "Veramente?" chiese Harry facendo ben attenzione a non incrociare lo sguardo di Ron. L'ultima volta che aveva incontrato il fratellastro di Hagrid, un gigante selvaggio con la tendenza a strappar via gli alberi dalle loro radici, il suo vocabolario comprendeva cinque parole, due delle quali neppure pronunciate correttamente. "Oh sŤ, Š veramente migliorato," esclam• Hagrid pieno d'orgoglio. "Ti stupirai. Penso che ci insegno a fare il mio assistente." Ron sbuff• rumorosamente, ma cerc• di farlo passare per un violento starnuto. Ora erano di fronte al grande portone di quercia dell'ingresso. "Comunque, vi ci vedo domani, subito alla prima lezione del pomeriggio. Venite presto e ci potrete salutare Fiero... cioŠ Alicrespe!" Sollevando un braccio in un festoso addio, uscŤ dalla porta immergendosi nell'oscurit…. Harry e Ron si guardarono l'un l'altro. Harry intuŤ che anche Ron sarebbe voluto sprofondare. " Non segui pi— Cura delle Creature Magiche, vero?" Ron scosse la testa. "Neppure tu, giusto?" Anche Harry scosse la testa. "E neppure Hermione," mormor• Ron, "vero?" Harry scosse ancora la testa. Non voleva pensare a quello che Hagrid avrebbe detto, una volta realizzato che i suoi tre studenti preferiti avevano abbandonato la sua materia. CAPITOLO NOVE IL PRINCIPE MEZZOSANGUE Harry e Ron incontrarono Hermione in sala comune prima di colazione, la mattina seguente. Sperando di avere qualche supporto alla sua teoria, Harry non perse tempo a raccontare ad Hermione quello che aveva sentito dire da Malfoy sull'Espresso di Hogwarts. "Ma ovviamente voleva solo farsi bello con la Parkinson, non credi?" Interruppe Ron rapidamente, prima che Hermione potesse dire altro. "Be'," rispose lei incerta, "Non so... Potrebbe anche darsi che Malfoy si volesse mostrare pi— importante di quello che Š... ma questa Š una grossa bugia da raccontare..." "Esatto," disse Harry, ma non pot‚ approfondire la cosa, perch‚ troppe persone stavano cercando di ascoltare la loro conversazione, per non parlare di chi lo stava guardando insistentemente e di chi gli mormorava dietro. "Š da maleducati parlare alle spalle," sbott• Ron, rivolto direttamente ad un minuscolo ragazzino del primo anno, appena ebbe raggiunto la coda per uscire dal buco del ritratto. Il ragazzo, che aveva bisbigliato qualcosa su Harry con i suoi amici coprendosi la bocca con la mano, si volt• improvvisamente rosso di vergogna e capitombol• fuori dal buco spaventato. Ron sogghign•. "Amo essere uno del sesto anno. E cercheremo di ritagliarci un po' di tempo libero quest'anno. Intere ore in cui sederci qui e rilassarci." "Avremo bisogno di quel tempo per studiare, Ron!" Disse Hermione, appena arrivati alla fine del passaggio. "Si, ma non oggi," rispose Ron. "Oggi conto di fare un bel riposino." "Aspetta!" esclam• Hermione, tirando fuori un braccio e fermando un ragazzo del quarto anno, che stava tentando di spingerla con un disco verdino tendente al giallo tenuto stretto in mano. "I Frisbee Zannuti sono vietati, consegnamelo," dichiar• severamente. Il ragazzo, corrucciato, le consegn• il Frisbee ringhioso, che finŤ sotto il braccio di Hermione, e seguŤ i suoi amici. Ron aspett• che se ne andasse, quindi strapp• il Frisbee dalla presa di Hermione. "Fantastico, ho sempre desiderato averne uno." Le rimostranze di Hermione furono interrotte da una sonora risatina. Lavanda Brown, apparentemente, aveva trovato molto divertente la risposta di Ron. Continu• a ridere anche mentre passava, lanciando uno sguardo a Ron da sopra le spalle. Ron pareva piuttosto soddisfatto di stesso. Il soffitto della Sala Grande era sereno, blu e punteggiato da delicate nuvole a ciuffi, proprio come la parte di cielo che si poteva vedere attraverso le grandi finestre bifore. Mentre si gettavano su porridge, uova e pancetta, Harry e Ron raccontarono ad Hermione della conversazione imbarazzante avuta con Hagrid la sera precedente. "Ma lui non pu• realmente pensare che avremmo continuato a seguire Cura delle Creature Magiche!" Disse, guardandoli afflitta. "Voglio dire, quando mai abbiamo espresso... lo sai... dell'entusiasmo?" "Ma Š cosŤ, comunque, no?" Chiese Ron, trangugiando un uovo fritto intero. "Noi siamo gli unici della classe faceva qualche sforzo, perch‚ vogliamo bene ad Hagrid. Ma lui Š convinto che ci piaccia quella stupida materia. Pensate di conoscere nessuno che l'abbia portata come materia ai M.A.G.O.?" N‚ Harry n‚ Hermione risposero; non ce n'era bisogno. Sapevano bene perfettamente che nessuno del loro anno avrebbe continuato Cura delle Creature Magiche. Evitarono gli sguardi di Hagrid e risposero al suo vivace saluto con la mano con scarso entusiasmo, quando lo videro lasciare il tavolo degli insegnanti dieci minuti dopo. Dopo aver fatto colazione, rimasero al loro posto aspettando che la professoressa McGranitt lasciasse il tavolo degli insegnanti. La distribuzione degli orari delle classi era molto pi— complicata del solito, quest'anno, in quanto la professoressa McGranitt doveva prima assicurarsi che ognuno fosse riuscito a raggiungere il necessario livello nel G.U.F.O. necessario a continuare con i corsi dei M.A.G.O. di loro scelta. Per Hermione fu subito chiaro che avrebbe continuato con Incantesimi, Difesa contro le Arti Oscure, Trasfigurazione, Erbologia, Aritmanzia, Antiche Rune, e Pozioni, e partŤ sparata per la prima lezione di Antiche Rune senza ulteriori difficolt…. Neville richiese un po' pi— di tempo per l'organizzazione. La sua faccia rotonda era in ansia mentre la professoressa McGranitt guardava le sue materie e le confrontava coi suoi risultati dei G.U.F.O. "Erbologia, bene," conferm•. "La professoressa Sprite sar… contenta di vederti di nuovo con un G.U.F.O. 'Eccezionale'. E tu hai avuto 'Oltre le Aspettative' per Difesa Contro le Arti Oscure. Ma il problema Š Trasfigurazione. Mi spiace Paciock ma un ®AccettabileŻ non Š davvero abbastanza per continuare al livello del M.A.G.O.- Proprio non ritengo possibile che tu possa far fronte ai compiti richiesti." Neville chin• la testa. La professoressa McGranitt lo scrut• attraverso gli occhiali quadrati. "Perch‚ vuoi continuare Trasfigurazione, comunque? Non ho mai avuto l'impressione che ti piacesse molto." Neville la guard• infelice e mormor• qualcosa come " Mia nonna lo vuole." "Mah," sbuff• la professoressa McGranitt. "Š arrivato il momento che tua nonna impari ad essere fiera del nipote che ha, piuttosto che a quello che pensa che vorrebbe avere, specialmente dopo ci• che Š successo al Ministero. Neville si volt• rosso e ammiccando confuso, la professoressa McGranitt non gli aveva mai fatto un complimento, prima. "Mi spiace Paciock, ma non posso tenerti nella mia classe di M.A.G.O.- Noto che hai ottenuto un 'Oltre le Aspettative' nel G.U.F.O. di Incantesimi... perch‚ non tenti un M.A.G.O. in Incantesimi?" "Mia nonna pensa che Incantesimi sia una scelta minore," mormor• Neville. "Prendi Incantesimi," disse la Professoressa McGranitt, "ed io scriver• un rigo ad Augusta ricordandole che solo perch‚ lei fa fallito nel suo G.U.F.O in Incantesimi, la materia non Š necessariamente priva di valore." Sorridendo leggermente per la faccia di compiaciuta incredulit… di Neville, la professoressa McGranitt tocc• un orario vuoto con la punta della bacchetta e lo consegn•, ora con lo schema delle nuove lezioni, a Neville. La professoressa McGranitt pass• oltre a CalŤ Patil, che come prima domanda chiese se Firenze, il bel centauro, avrebbe continuato ad insegnare Divinazione. "Lui e la professoressa Cooman si divideranno le classi fra loro durante l'anno." Disse la professoressa McGranitt, con un cenno di disapprovazione nella voce; era risaputo che disprezzasse la materia di Divinazione. "Il sesto anno Š stato preso dalla professoressa Cooman." CalŤ tolse Divinazione in cinque minuti sembrando leggermente depressa. "Eccoci a Potter, Potter..." Disse la professoressa McGranitt, consultando le sue note mentre si voltava verso Harry. "Incantesimi, Difesa contro le Arti Oscure, Erbologia, Trasfigurazione... tutto bene. Devo dire che sono soddisfatta per l'obiettivo che hai raggiunto in Trasfigurazione, Potter, molto soddisfatta. Adesso, perch‚ non hai segnato di continuare con Pozioni? Pensavo che tu volessi diventare un Auror?" "Š vero, ma lei mi aveva detto che dovevo prendere 'Eccezionale' al G.U.F.O., professoressa." "Ed era cosŤ finch‚ il professor Piton insegnava la materia. Il professor Slughorn, tuttavia, Š del tutto felice di accettare al M.A.G.O. studenti con 'Oltre le Aspettative' al G.U.F.O. Vuoi continuare con Pozioni?" "Si," disse Harry, "ma non ho comprato ne i libri ne gli ingredienti, n‚ alcunch‚..." "Sono sicura che il professor Slughorn potr… prestarti qualcosa," disse la professoressa McGranitt. Molto bene, Potter, eccoti l'orario. Oh, ci sono anche una ventina di speranzosi che hanno gi… si sono iscritti per la squadra di Quidditch di Grifondoro. Ti passer• la lista a tempo debito cosŤ che tu possa fissare le prove con comodo." Dopo pochi minuti, a Ron furono assegnate le stesse materie di Harry, e i due lasciarono il tavolo insieme. "Guarda," disse Ron compiaciuto, controllando il suo orario, "Abbiamo un buco libero ora... e uno dopo l'intervallo... e dopo pranzo... eccellente." Ritornarono nella sala comune, vuota ad eccezione di sei studenti del settimo anno, compresa Katie Bell, la sola componente rimasta della squadra originale di Quidditch di Grifondoro a cui Harry si era unito il primo anno. "Ero certa che l'avresti avuta tu, ben fatto" lo chiam• dal fondo, indicando la spilla di Capitano sul petto di Harry. "Fammi sapere quando farai i test di ammissione!" "Non essere sciocca," disse Harry, "Non hai certo bisogno di provare, ti ho vista giocare per cinque anni..." "Non devi iniziare cosŤ," lo ammonŤ. "Per quello che ne sai, ci potrebbe essere qualcuno molto meglio di me l… fuori. Ottime squadre sono state rovinate prima d'ora perch‚ il capitano teneva vecchi giocatori, o perch‚ ci metteva i propri amici..." Ron si sentŤ a disagio e si mise a giocare con il Frisbee Zannuto che Hermione aveva confiscato allo studente del quarto anno e che sfrecciava attraverso la sala comune, ringhiando e tentando di staccare pezzi dalla tappezzeria. Grattastinchi lo puntava con i gli occhi gialli e soffiava ogni volta che gli arrivava troppo vicino. Un'ora dopo, con riluttanza, lasciarono l'assolata sala comune per andare a Difesa Contro le Arti Oscure quattro piano pi— in basso. Hermione stava gi… aspettando in coda fuori, portando una bracciata di pesanti libri e guardando in su. "Ci hanno dato moltissimi compiti per Antiche Rune," disse ansiosamente quando Harry e Ron la raggiunsero. "Quarantacinque centimetri di riassunto, due traduzioni, e deve essere pronto per mercoledŤ!" "Vergogna," rispose Ron sbadigliando. "Aspetta," disse lei risentita. "Scommetto che Piton ci caricher… ancora di pi—." La porta della classe si aprŤ mentre parlava, e Piton uscŤ nel corridoio, la faccia pallida incorniciata come sempre da due ciuffi di untuosi capelli neri. Il silenzio cadde immediatamente tra i ragazzi in fila. "Dentro," ordin•. Harry si guard• intorno mentre entravano. Piton aveva gi… imposto la sua personalit… nell'aula; era pi— tetra del solito, con le tende chiuse sulle finestre ed i candelabri accesi. Nuove figure erano appese ai muri, molte di loro mostravano gente chiaramente sofferente che presentava orribili ferite o parti del corpo stranamente contorte. Nessuno parl• mentre si sedevano, guardando intorno nella penombra le raccapriccianti immagini. "Non vi ho chiesto di aprire i libri," disse Piton, chiudendo la porta e spostandosi per vedere la classe da dietro la cattedra. Hermione ripose rudemente in cartella la sua copia di "Senza-Volto a Confronto" e la mise sotto la sedia. "Desidero parlarvi, e voglio la vostra pi— completa attenzione." I suoi occhi neri scrutarono tutte le loro facce, indugiando per una frazione di secondo di pi— su Harry che sugli altri. "Avete avuto cinque insegnanti in questa materia finora, credo." Lo credi... come non li avessi guardati tutti venire ed andare, sperando di poter essere il successivo, pens• sarcasticamente Harry. "Naturalmente, questi insegnanti hanno avuto i loro metodi e le loro priorit…. Vista questa confusione sono sorpreso che molti di voi abbiano sgraffignato un G.U.F.O. in questa materia. E sar• ancora pi— stupito se tutti voi riuscirete prendere il M.A.G.O., che Š molto pi— difficile." Piton inizi• a girare lungo i muri della classe, parlando adesso a bassa voce. La classe allung• il collo per riuscire a seguirlo. "Le Arti Oscure," disse Piton, "sono molte, diverse, sempre mutanti, ed eterne. Combatterle Š come combattere un mostro a molte teste, a cui, ogni volta che si taglia un collo, spunta una nuova testa pi— feroce ed esperta di prima. Voi state combattendo con ci• che Š slegato, mutevole, indistruttibile." Harry osserv• Piton. Una cosa era rispettare le Arti Oscure come un pericoloso nemico, e un altre era parlarne come stava facendo Piton, con un carezzevole affetto nella voce. "Le vostre difese," disse Piton, a voce un po' pi— alta, "devono essere inoltre talmente flessibili e creative quanto le Arti che tentate di sconfiggere. Queste immagini," ne indic• alcune come se percorresse il passato, "danno una appropriata rappresentazione di quello che succede a subisce, per esempio, la Maledizione Cruciatus" (mosse la bacchetta verso una strega che stava chiaramente urlando in agonia); "chi sente il Bacio del Dissennatore" (un mago raggomitolato e con gli occhi inespressivi, appoggiato contro un muro); "o chi provoca l'aggressione di un Infero" (una massa sanguinolenta sul il pavimento). "Š stato visto un Infero, allora?" Disse CalŤ Patil a voce alta. "Š confermato, li sta usando?" "Il Signore Oscuro ha usato gli Inferi in passato," disse Piton, "questo significa che dovreste pensare che li possa usare di nuovo. Ora..." Pass• di nuovo lungo l'altro lato della classe sino alla cattedra, e poi di nuovo per la classe, ed essi lo guardavano camminare, con le sue nere vesti ondeggianti dietro di lui. "... siete, credo, del tutto nuovi all'uso di incantesimi non verbali. Qual Š il vantaggio di un incantesimo non verbale?" La mano di Hermione si drizz• in aria. Piton perse un po' di tempo guardandosi intorno per cercare chiunque altro, per essere certo di non avere altra scelta, prima di dire bruscamente, "Molto bene... signorina Granger?" "L'avversario non ha nessun avviso del tipo di magia che si sta per usare," disse Hermione, "ci• concede una frazione di secondo di vantaggio." "Una risposta copiata parola per parola dal Libro Standard di Incantesimi, Livello 6," disse Piton sdegnosamente (in un angolo, Malfoy rideva sotto i baffi), "ma corretta in sostanza, sŤ, coloro che sono pi— bravi nell'uso di incantesimi magici silenziosi, guadagnano un elemento sorpresa nel loro fare magie. Non tutti i maghi riescono a farlo, ovviamente. Š una questione di concentrazione e di potere della mente che ad alcuni..." Il suo sguardo and• maliziosamente verso Harry un'altra volta, "... manca." Harry sapeva che Piton si riferiva alle loro disastrose lezioni di Occlumanzia dell'anno precedente. Rifiut• per• di abbassare lo sguardo, ma guard• torvo Piton finch‚ questi non guard• altrove. "Vi dovrete dividere a coppie," continu• Piton. "Uno cercher… di lanciare all'altro un incantesimo senza parlare. L'altro tenter… di respingere l'incantesimo ugualmente in silenzio. Provate." Sebbene Piton non lo sapesse, Harry aveva insegnato a met… classe (quelli che erano stati membri dell' ES) come fare un Incantesimo Scudo l'anno precedente. Nessuno di loro aveva mai lanciato incantesimi senza parlare, comunque. Si susseguirono un ragionevole numero di inganni. Molte persone stavano semplicemente mormorando gli incantesimi, invece di dirli ad alta voce. Come al solito bastarono dieci minuti ad Hermione per riuscire ad annullare l'Incantesimo Gambemolli lanciato dal mormorante Neville, senza profferire una sola parola, cosa che avrebbe fatto indubbiamente guadagnare venti punti ai Grifondoro da qualsiasi altro insegnante ragionevole, pens• Harry con rammarico, ma che Piton aveva ignorato. Scivol• fra loro mentre provavano, assomigliando come sempre ad un pipistrello troppo cresciuto, indugiando a guardare Harry e Ron che si esercitavano nel compito. Ron, che si supponeva dovesse colpire Harry con una fattura, era rosso in faccia, le labbra strettamente compresse nello sforzo di resistere alla tentazione di pronunciare l'incantesimo. Harry teneva la bacchetta alzata, aspettando sulle spine di respingere un incantesimo che sembrava invece non arrivasse mai. "Patetico, Weasley," disse Piton dopo un attimo. "Ecco, lascia che ti mostri..." Gir• la sua bacchetta verso Harry, cosŤ veloce che Harry reagŤ d'istinto. Dimenticandosi completamente di non dover parlare, grid•, "Protego!" Il suo Incantesimo Scudo fu cosŤ forte che Piton perse l'equilibrio e colpŤ un banco. L'intera classe si volt• e ora guardava l'espressione minacciosa di Piton che si era rialzato. "Ti ricordi che ho detto che ci si doveva esrcitare in incantesimi non verbali, Potter?" "Si," rispose Harry duro. "Si, Signore." "Non c'Š bisogno che mi chiami ®signoreŻ, Professore." Le parole gli erano sfuggite prima di rendersi conto di cosa avesse detto. Parecchie persone rimasero a bocca aperta, inclusa Hermione. Dietro Piton, comunque, Ron, Dean, e Seamus fecero un sorriso di apprezzamento. "Punizione, sabato sera, nel mio ufficio," disse Piton. "Io non ho preferenze per nessuno, Potter... nemmeno per il ®PresceltoŻ". "Sei stato eccezionale, Harry!" Ridacchi• Ron, una volta che furono al sicuro sulla via dell'intervallo per la lezione successiva. "Non avresti dovuto dirglielo," afferm• Hermione, guardando con cipiglio verso Ron. "Che ti aveva fatto?" "Stava cercando di mandarmi una maledizione, nel caso non te ne fossi accorta!" Sbuff• Harry. "Ne ho avute a sufficienza di queste durante le lezioni di Occlumanzia! Perch‚ non ha usato un'altra cavia invece? A che gioco sta giocando Silente, comunque, lasciandogli insegnare Difesa? L'hai sentito parlare delle Arti Oscure? Le ama! Tutte quelle cose non definite, indistruttibili..." "Bene," disse Hermione, "penso che parli in modo abbastanza simile a te." "Simile a me?" "Si, quando ci dicevi che cosa vuol dire trovarsi faccia a faccia con Voldemort. Tu ci dicevi che non era sufficiente memorizzare un insieme di formule, tu dicevi che eri semplicemente te stesso, il tuo cervello e il tuo istinto. Bene, non Š quello che Piton ci stava dicendo? Questo si acquista solo con l'essere coraggiosi e pensare rapidamente." Harry era talmente impreparato al fatto che lei avesse memorizzato le sue parole come se fossero tratte da un Libro Standard degli Incantesimi, che non replic•. "Harry! Ehi, Harry!" Harry si guard• attorno. Jack Sloper, uno dei Battitori della squadra di Quidditch di Grifondoro dell'anno precedente, stava correndogli incontro tenendo un rotolo di pergamena. "Per te," sbuff• Sloper. "Senti, ho sentito che sei il nuovo Capitano. Quando inizieranno le selezioni?" "Non sono ancora sicuro," rispose Harry, pensando tra se che Sloper sarebbe stato molto fortunato a tornare in squadra. "Te lo far• sapere." "Oh, bene. Spero che sia per questo weekend..." Ma Harry non lo sentŤ. Aveva riconosciuto subito la sottile scrittura obliqua sulla pergamena. Lasciando Sloper nel mezzo del discorso, corse via con Ron ed Hermione, srotolando la pergamena appena furono un po' lontani. Caro Harry, Vorrei iniziare le nostre lezioni private questo Sabato. Cortesemente vieni nel mio ufficio alle otto di stasera. Spero ti sia divertito nel primo giorno di scuola. Tuo sinceramente Albus Silente P.S. mi piacciono i Pallini Acidi. "Gli piacciono i Pallini Acidi?" disse Ron, che aveva letto il messaggio da dietro le spalle di Harry e sembrava alquanto perplesso. "Š la parola d'ordine per passare il gargoyle fuori del suo studio," disse Harry a bassa voce. "Ah! Piton non sar… contento... Non potr• andare in punizione da lui!" Lui, Ron ed Hermione passarono l'intero intervallo a pensare a quello che Silente avrebbe insegnato ad Harry. Ron credeva che, molto probabilmente, dovesse trattarsi di fatture spettacolari e maledizioni che i Mangiamorte che non conoscevano. Hermione rispose che quelle cose erano illegali, e riteneva pi— probabile che Silente volesse insegnare a Harry magie difensive avanzate. Dopo la pausa, lei and• ad Aritmanzia mentre Harry e Ron ritornarono alla sala comune dove iniziarono, brontolando, i compiti di Piton. Questi risultarono cosŤ difficili che non li avevano ancora finiti quando Hermione si unŤ a loro per l'ora libera dopo pranzo (sebbene lei accelerasse considerevolmente il processo). Avevano appena finito, quando suon• la campanella per la doppia lezione di Pozioni e si avviarono per il percorso familiare gi— verso il sotterraneo della classe che, per cosŤ tanto tempo, era stata quella di Piton. Quando giunsero nel corridoio, videro che c'erano solo una dozzina di persone promosse al livello di M.A.G.O.- Tiger e Goyle non ce l'avevano fatta ad ottenere il livello di G.U.F.O. necessario, evidentemente, ma quattro Serpeverde ce l'avevano fatta, incluso Malfoy. C'erano quattro Corvonero e un Tassorosso, Ernie Macmillan, che ad Harry piaceva nonostante le maniere piuttosto pompose. "Harry," disse Ernie magniloquente, offrendogli la mano appena Harry si avvicin•, "non abbiamo avuto possibilit… di salutarci questa mattina a Difesa Contro le Arti Oscure. Buona lezione, penso, ma l'Incantesimo Scudo Š ormai roba vecchia, certamente, per noi vecchi membri dell'ES... e come state voi, Ron... Hermione?" Prima che potessero rispondere "bene", la porta del sotterraneo si aprŤ e la pancia di Slughorn lo precedette fuori dalla porta. Mentre passavano nella stanza, con i suoi grandi e folti baffi curvi sopra la bocca raggiante, salut• con particolare entusiasmo Harry e Zabini. Il sotterraneo era, insolitamente, gi… pieno di vapori e strani odori. Harry, Ron, e Hermione annusarono interessati passando a distanza da alcuni calderoni fumanti. I quattro Serpeverde presero un tavolo assieme, cosŤ fecero i quattro Corvonero. Questo lasciava Harry, Ron, ed Hermione a condividere il tavolo con Ernie. Scelsero quello pi— vicino ad un calderone giallo oro che emetteva uno degli odori pi— allettanti che Harry avesse mai sentito: era qualcosa che gli ricordava insieme la crostata con la melassa, l'odore del legno della scopa usata, e qualche profumo di fiori che gli sembrava di aver sentito alla Tana. ScoprŤ che stava respirando molto lentamente e profondamente e che i fumi della pozione sembravano riempirlo come una bevanda. Lo assalŤ un grande appagamento. Si appoggi• su Ron che gli rispose con un pigro sorriso. "Bene, bene, bene," disse Slughorn, il cui profilo massiccio tremolava fra lo scintillio dei vapori. "Tirate fuori le bilance, tutti, e gli ingredienti per le pozioni, e non dimenticate la vostra copia di Pozioni Avanzate..." "Signore?" Disse Harry, alzando la mano. "Harry, ragazzo mio?" "Non avevo comprato il libro o le bilance o nient'altro... e cosŤ Ron... perch‚ non pensavamo di poter seguire il M.A.G.O., come sa..." "Ah, si, me l'ha accennato la professoressa McGranitt... non vi preoccupate, miei cari ragazzi, non vi preoccupate per nulla. Potete usare gli ingredienti dello scaffale del laboratorio oggi, e sono sicuro di potervi prestare alcune bilance, e ci sono un bel mucchio di vecchi libri qui, farete con questi finch‚ non potrete ordinarli al Ghirigoro..." Slughorn s'avvicino allo scaffale d'angolo e, dopo aver cercato un attimo, tir• fuori due copie molto consunte di Pozioni Avanzate di Libatius Borage, che dette ad Harry e Ron insieme a due set di bilance ossidate. "Bene," disse Slughorn ritornando davanti alla classe e gonfiando il gi… grosso petto a tal punto che i bottoni del panciotto minacciarono di scoppiare. "Ho preparato un po' di pozioni per voi da osservare, di quelle che avete gi… studiato, e riconoscere. per completare il vostro M.A.G.O. dovrete essere in grado di fare questo genere di cose. Dovreste averne sentito parlare, anche se non lo avete mai fatto. Qualcuno sa dirmi cos'Š questa?" Indic• il paiolo pi— vicino al tavolo dei Serpeverde. Harry si alz• leggermente sulla sedia per vedere che aspetto avesse la superficie dell'acqua che bolliva continuamente in quel calderone. La mano allenata di Hermione si alz• prima di tutti. Slughorn la indic•. "Š Veritaserum, una pozione senza odore e senza colore che forza chi la beve a dire la verit…," disse Hermione. "Molto bene, molto bene!" Disse felice Slughorn. "Ora," continu• puntando al paiolo vicino al tavolo dei Corvonero, "questa qui Š alquanto pi— conosciuta... mostrata in molti avvisi del Ministero anche recentemente... chi pu•...?" La mano di Hermione fu la pi— veloce anche questa volta. "Š Pozione Polisucco, Signore," disse. Anche Harry aveva riconosciuto il suo bollire lento, la consistenza di fango del secondo calderone, ma non se la prese con Hermione perch‚ si era preso il merito di rispondere alla domanda. Lei, dopotutto, era la sola che era riuscita a farla, quando erano al secondo anno. "Eccellente, eccellente! Ora, questa qua... si, mia cara?" disse Slughorn, guardando ora con aria leggermente divertita, appena la mano di Hermione si sollev• in alto. "Š Elisir d'Amore!" "Š cosŤ, infatti. Pu• sembrare che sia sempre sciocco chiederlo," disse Slughorn, che sembrava piuttosto impressionato, "ma penso che sappiate cosa fa?" "Š la pi— potente pozione del mondo!" disse Hermione. "Quasi giusto! L'hai riconosciuta, presumo, dal suo aspetto madreperlaceo?" "E dal vapore che sale in spirali caratteristiche," disse Hermione con entusiasmo, "e si suppone che odori in maniera diversa per ognuno di noi, a seconda di ci• che ci attrae, e io direi che pu• profumare di erba tagliata e pergamena nuova e..." Ma divent• lievemente rossa e non complet• la frase. "Posso chiederti il tuo nome, mia cara?" Disse Slughorn, ignorando l'imbarazzo di Hermione. "Hermione Granger, Signore." "Granger? Granger? Puoi avere qualche discendenza con Hector Dagworth-Granger, che fond• la Pi— Straordinaria Societ… di Pozionisti?" "No. Non credo, Signore. Io sono nata da Babbani." Harry vide Malfoy avvicinarsi a Nott e mormorare qualcosa. Entrambi sogghignarono, ma Slughorn non mostr• sbigottimento. Guard• raggiante da Hermione a Harry, al contrario, che le sedeva vicino. "Oh! ®Una delle mie migliori amiche Š nata Babbana, ed Š la migliore nel nostro anno!Ż Penso che questa sia l'amica di cui hai parlato, Harry?" "Si, signore," rispose Harry. "Bene, bene, dar• venti punti ben guadagnati a Grifondoro, signorina Granger," disse Slughorn gioviale. Malfoy fece una faccia come quella che aveva la volta che Hermione gli dette un pugno in faccia. Hermione si volt• verso Harry e, con espressione raggiante, mormor•, "Gli hai veramente detto che sono la migliore del nostro anno? Oh, Harry!" "Be', e cosa c'Š di strano?" Mormor• Ron, che per qualche motivo sembrava piuttosto annoiato. "Tu sei la migliore nel nostro anno... Gliel'avrei potuto dire anch'io se me l'avesse chiesto!" Hermione sorrise ma lo zittŤ con un gesto per poter ascoltare quello che stava dicendo Slughorn. Ron sembrava in po' di cattivo umore. "L'Elisir d'Amore non crea realmente amore, certo. Š impossibile creare o imitare l'amore. No, questa causa soltanto una potente infatuazione o ossessione. Š probabilmente la pi— pericolosa e potente pozione in questa stanza... oh, sŤ," disse, accennando seriamente col capo verso Malfoy e Nott, entrambi scetticamente sorridenti. "Quando avrete visto molto di pi— nella vita come ho fatto io, non sottovaluterete il potere di un'ossessione d'amore..." "E ora," disse Slughorn, "Š il momento di iniziare a lavorare." "Signore, non ci ha parlato di ci• che c'Š in questo," disse Ernie Macmillan, puntando verso un paiolo nero piccolo che stava sulla cattedra di Slughorn. La pozione che c'era dentro sbollentava allegramente. Era di colore oro fuso e larghe gocce stavano guizzavano come pesci d'oro lungo la superficie, per• non se n'era versata una sola. "Oh," disse slughorn di nuovo. Harry era sicuro che Slughorn non aveva dimenticato la pozione per niente, ma aveva aspettato per ottenere un effetto teatrale. "SŤ, CioŠ. Bene, quella, signore e signori, Š una curiosa pozione chiamata Felix Felicis. Io l'ho bevuta," e si gir• sorridendo, guardando verso Hermione, che aveva fatto un sussulto sensibile, "sa quali sono gli effetti che ha la Felix Felicis, signorina Granger?" "Š fortuna liquida," disse eccitata Hermione. "Rende fortunati!" L'intera classe sembrava essere pi— attenta. Harry si accorse che Malfoy, adesso, lisciava i suoi unti capelli biondi tirandoli indietro, perch‚ stava finalmente prestando a Slughorn la sua completa attenzione. "Abbastanza giusto, altri dieci punti a Grifondoro. SŤ, Š una piccola pozione divertente, la Felix Felicis," disse Slughorn. "Enormemente difficile da fare, e disastrosa se si sbaglia. Comunque, se preparata correttamente, come Š stata fatta questa, vi accorgerete che tutti i vostri sforzi avranno successo... almeno finch‚ durano gli effetti." "Perch‚ la gente non la beve sempre allora, Signore?" chiese Terry Boot con fervore. "Perch‚ presa in eccesso, pu• causare vertigini, imprudenza, ed una pericolosa confidenza," disse Slughorn. "Troppe buone cose, sapete... Sono altamente tossiche in larga quantit…. Ma presa con parsimonia e molto occasionalmente...." "L'ha mai presa, Signore?" Chiese Michael Corner con grande interesse. "Due volte in tutta la mia vita," rispose Slughorn. "Una volta quando avevo ventiquattro anni, e una volta quando ne avevo cinquantasette. Due cucchiai a colazione. Due giorni perfetti." Guard• sognante nel vuoto. Che stesse recitando o no, pens• Harry, l'effetto era ottimo. "E questo," disse Slughorn, tornando apparentemente sulla terra, "Š quello che avrete come premio in questa lezione." Ci fu silenzio tale che ogni bolla e gorgoglio delle pozioni intorno sembrava amplificato dieci volte. "Una piccola bottiglia di Felix Felicis," disse Slughorn, prendendo una minuscola bottiglia di vetro tappata dalla tasca e mostrandola a tutti. "Sufficiente per dodici ore di fortuna. Dall'alba al tramonto, sarete fortunati in qualsiasi cosa farete." "Ora, devo avvisarvi che Felix Felicis Š una sostanza proibita nelle competizioni organizzate... eventi sportivi, per esempio, esami, o elezioni. CosŤ il vincitore potr… usarla solo in una giornata normale... e vedere come questa giornata normale possa diventare straordinaria!" "Ecco," riprese Slughorn, improvvisamente vivace, "cosa dovete fare per vincere questo premio favoloso? Bene, andando a pagina dieci di Pozioni Avanzate. Abbiamo poco pi— di un'ora, che dovrebbe essere sufficiente per fare un decente tentativo di preparare il Distillato della Morte Vivente. "So che Š pi— complessa di quelle che avete fatto finora, e non mi aspetto una pozione perfetta da nessuno. La persona che la far… meglio, comunque, vincer… questa piccola dose di Felix. Su! Avanti!" Si sentŤ stridere mentre ciascuno tirava fuori il proprio calderone e ci furono dei forti rumori dovuti al fatto che qualcuno cominciava ad aggiungere peso alle proprie bilance, ma nessuno parlava. La concentrazione nella la stanza era tangibile. Harry not• Malfoy che sfogliava febbrilmente la sua copia di Pozioni Avanzate. Non poteva essere pi— chiaro che realmente Malfoy volesse quella giornata fortunata. Harry si pieg• rapidamente sopra il libro stropicciato che Slughorn gli aveva prestato. Con fastidio vide che il precedente proprietario aveva scritto su tutte le pagine, cosŤ che i margini erano neri come le pozioni stampate. Piegandosi per decifrare gli ingredienti (anche qui il precedente proprietario aveva fatto annotazioni e cancellato parole) Harry si affrett• verso lo scaffale di riserva per trovare quello che gli serviva. Come li gett• nel calderone, vide Malfoy tagliare radici di valeriana pi— velocemente che poteva. Ognuno si guardava intorno per vedere quello che faceva il resto della classe. Questo era un vantaggio e uno svantaggio in Pozioni, perch‚ Š pi— difficile mantenere segreto quello che fai. Dopo dieci minuti, l'intera stanza era piena di vapori bluastri. Hermione, ovviamente, sembrava aver fatto pi— presto. La sua pozione rassomigliava gi… al ®liquido liscio, di colore ribes neroŻ descritto come lo stadio ideale a met… preparazione. Avendo finito di tagliuzzare le sue radici, Harry si pieg• di nuovo sul libro. Era veramente molto irritante dover tentare di decifrare le indicazioni sotto tutte quelle stupide scritte del precedente proprietario, che per qualche ragione aveva sostituito le istruzioni per preparare i Fagioli Soporiferi tagliati con le scritte alternative: Tagliare col lato piatto di un coltello d'argento, strizzare il succo piuttosto che tagliarlo. "Signore, penso che conosciate mio nonno, Abraxas Malfoy?" Harry guard• su. Slughorn stava passando in quel momento al tavolo dei Serpeverde. "SŤ," disse Slughorn senza guardare Malfoy, "Mi Š dispiaciuto sapere che era morto, bench‚ certo non sia strano morire del Vaiolo dei Draghi a quell'et…. E and• oltre. Harry si chin• di nuovo sul calderone, ridendo con foga. Avrebbe potuto dire che Malfoy si aspettava di essere trattato come Harry o Zaini. Forse sperava anche in un trattamento di favore del tipo di quello ricevuto da Piton. Sembrava che Malfoy non potesse contare su null'altro che sul talento per vincere la bottiglia di Felix Felicis. I Fagioli Soporiferi stavano dimostrandosi duri da tagliare. Harry si volt• verso Hermione. "Puoi prestarmi il tuo coltello d'argento?" Lei annui col capo in modo impaziente, non togliendo lo sguardo dalla pozione, che era ancora di un rosso profondo, mentre secondo il libro avrebbe dovuto virare ad una leggera tonalit… di lilla adesso. ..." Harry ruppe i suoi fagioli con la parte piatta del coltello. Con sua meraviglia, sprizzarono immediatamente cosŤ tanto succo che si meravigli• come dei fagioli raggrinziti potessero contenerne cosŤ tanto. Rapidamente lo vers• tutto nel calderone e vide, con sua sorpresa, che la pozione cangiava esattamente al lilla come descritto nel libro. Il fastidio per il precedente proprietario svanŤ di botto, Harry adesso scrutava le successive righe delle istruzioni. Secondo il libro, doveva rimescolare in senso anti-orario finch‚ la pozione non tornasse chiara come acqua. Secondo le indicazioni del precedente proprietario, avrebbe dovuto aggiungere un giro in senso orario ogni sette in senso antiorario. Poteva il vecchio proprietario aver ragione una seconda volta? Harry mescol• in senso antiorario e, trattenendo il fiato, ne fece uno in senso orario, L'effetto fu immediato. La pozione cangi• ad un rosa pallido. "Come stai andando?" domand• Hermione, rossa in faccia e con i capelli sempre pi— disordinati nel fumo del suo calderone. La sua pozione era ancora decisamente porpora. "Aggiungi un giro in senso orario..." "No, no, il libro dice senso antiorario!" disse bruscamente. Harry scroll• le spalle e continu• quello che stava facendo. Sette giri in senso anti-orario, uno in senso orario, pausa...sette giri in senso anti-orario, uno in senso orario... Dall'altra parte del tavolo, Ron stava imprecando velocemente sotto voce. La sua pozione sembrava un liquido color liquirizia. Harry si guard• intorno. Per quello che poteva vedere, nessun altra pozione era diventata pallida come la sua. Si sentŤ eccitato, una cosa del genere non era mai successa in quel sotterraneo. "Ed ora basta... su!" ordin• Slughorn. "Smettete di mescolare, per favore!" Slughorn si mosse lentamente fra i tavoli, osservando dentro i calderoni. Non fece commenti, ma occasionalmente dava una mescolata o un'annusata. Alla fine raggiunse il tavolo dove erano seduti Harry, Ron, Hermione, e Ernie. Sorrise in modo mesto nel vedere la sostanza bituminosa nel calderone di Ron. Pass• oltre al miscuglio da marina militare di Ernie. Fece un cenno di approvazione alla pozione di Hermione. Poi vide quella di Harry, ed un'espressione di incredula sorpresa gli spunt• in faccia. "Il sicuro vincitore!" url• al sotterraneo. "Eccellente, eccellente, Harry! Buon Dio, Š chiaro che hai ereditato il talento di tua madre. Aveva una mano felice a Pozioni, Lily! Eccola qui, allora, eccola qui... una bottiglia di Felix Felicis, come promesso, e usala bene!" Harry fece scivolare la piccola bottiglia di liquido dorato nella sua tasca interna, sentendo una strana combinazione di felicit…, per gli sguardi furiosi sulle facce dei Serpeverde, e di senso di colpa, per l'espressione delusa di Hermione. Ron sembrava semplicemente ammutolito. "Come hai fatto?" Gli sussurr• all'orecchio mentre uscivano dal sotterraneo. "Un colpo di fortuna, presumo," disse Harry, perch‚ Malfoy era a tiro di voce. Una volta che furono tranquillamente sistemati al tavolo dei Grifondoro per cena, comunque, si sentŤ abbastanza sicuro da poterglielo dire. La faccia di Hermione si pietrificava vieppi— ad ogni parola del racconto. "Pensi forse che ti stia prendendo in giro?" Concluse, infastidito dalla sua espressione. "Beh, non era esattamente qualcosa di tuo, non Š vero?" Rispose lei indispettita. "Ha solo seguito istruzioni differenti dalle nostre," disse Ron, "avrebbe potuto causare una catastrofe, non Š cosŤ? Ma ha preso il rischio e questo ha pagato." Fece un sospiro. "Slughorn avrebbe potuto dare quel libro a me, ma no, ne ho preso uno senza scritte all'interno. Vomitato, guardando la pagina cinquantadue ma..." "Aspetta," disse una voce vicina all'orecchio sinistro di Harry e lui senti una rapido soffio di quell'odore di fiori che l'aveva colpito nel sotterraneo di Slughorn. Si guard• intorno e vide che Ginny si era unita a loro. "Ho sentito giusto? Hai preso ordini da qualcosa che qualcuno ha scritto in un libro, Harry?" Sembrava allarmata e arrabbiata. Harry sapeva che cosa stava pensando, per una volta. "Non Š nulla," disse rassicurante, abbassando la voce. "Non Š come, sai, il diario di Riddle. Š solo un vecchio libro di testo con degli appunti sopra." "Ma tu hai fatto quello che ti ha detto?" "Ho approfittato di un paio di suggerimenti scritti a margine, onestamente, Ginny, non c'Š nulla di strano ..." "Ginny ha centrato l'argomento," disse Hermione, riprendendosi di nuovo. "Dobbiamo controllare che non ci sia nulla di strano lŤ dentro. Voglio dire, tutte quelle istruzioni, chi le conosce?" "Ehi!" disse Harry indignato, mentre lei prendeva la sua copia di Pozioni Avanzate dalla cartella ed alzava la bacchetta. "Specialis Revelio!" disse, toccando velocemente la copertina. Non successe nulla di nulla. Il libro stava semplicemente lŤ, sembrava vecchio e sporco e addentato dai cani. "Hai finito?" Chiese irritato Harry. "O vuoi aspettare e vedere se fa alcuni passi indietro?" "Sembra a posto," rispose Hermione, guardando il libro ancora sospettosa. "Io dico, che non sembra davvero essere... un libro di testo." "Bene. Allora lo posso riavere," disse Harry, tirandolo via dal tavolo, ma gli cadde di mano e casc• aperto sul pavimento. Nessun altro stava guardando. Harry si chin• per riprenderlo, e fu cosŤ che vide qualcosa scritto lungo il bordo del retro copertina nella stessa piccola scrittura stretta delle istruzioni con cui aveva vinto la bottiglia di Felix Felicis, ora al sicuro e nascosta in un vecchio paio di calzini nel suo baule in camera. Questo libro Š di propriet… del Principe Mezzosangue. CAPITOLO DIECI LA CASA DEI GAUNT Per tutto il resto delle lezioni di Pozioni della settimana, Harry continu• a seguire le istruzioni del Principe Mezzosangue ogni volta che differivano da quelle di Libatius Borage, con il risultato che, in occasione della loro quarta lezione, Slughorn mostr• tutta la sua ammirazione per le capacit… di Harry, affermando che raramente era stato l'insegnante di qualcuno cosŤ dotato. N‚ Ron, n‚ tanto meno Hermione, erano contenti di questo. Bench‚ Harry si fosse offerto di condividere il suo libro con entrambi, Ron mostrava maggiore difficolt… nel decifrare la calligrafia rispetto ad Harry, ed Harry non poteva certo leggere ad alta voce altrimenti sarebbe sembrato strano. Nel frattempo Hermione procedeva risolutamente con quelle che lei chiamava istruzioni "ufficiali", diventando per• sempre pi— irascibile quando portavano a risultati inferiori rispetto a quelli del Principe.Harry continuava, senza insistenza, a chiedersi chi fosse stato il Principe Mezzosangue. Nonostante la gran mole di compiti che avevano ricevuto gli avesse impedito di leggere l'intera copia di Pozioni Avanzate, lo aveva sfogliato abbastanza per notare che vi era appena una pagina sulla quale il Principe non aveva preso appunti, e che non tutti riguardavano le pozioni. Qua e l… vi erano indicazioni per quelli che sembravano incantesimi che il Principe stesso aveva inventato. "O lei stessa," disse Hermione irritata, cogliendo alcune parole che Harry rivolgeva a Ron sabato sera nella sala comune. "Potrebbe essere stata una ragazza. Penso che la calligrafia assomigli pi— a quella di una ragazza che a quella di un ragazzo." "Era chiamato il Principe Mezzosangue," disse Harry. "Quante ragazze sono state Principi?" Hermione sembrava non avere una risposta a questa domanda. Aggrott• semplicemente la fronte e strapp• via il suo componimento sui ®Princˇpi della SmaterializzazioneŻ da Ron che stava cercando di leggerlo alla rovescia. Harry guard• l'orologio e, in tutta fretta, rimise la vecchia copia di Pozioni Avanzate nello zaino. "Sono quasi le otto, farei meglio ad andare o sar• in ritardo da Silente". "Ooooh!" ansim• Hermione, alzando subito lo sguardo. "Buona fortuna! Ti aspetteremo, vogliamo ascoltare quello che ti ha insegnato!" "Spero vada tutto bene," disse Ron, ed entrambi lo guardarono uscire attraverso il buco del ritratto. Harry camminava lungo i corridoi deserti, sebbene dovette fare frettolosamente un passo dietro una statua quando la Professoressa Cooman comparve da dietro l'angolo, borbottando tra s‚ e s‚ mentre mescolava un mazzo di carte da gioco sudice, che leggeva mentre camminava. "Due di picche: conflitto" mormorava, mentre oltrepassava il luogo dove Harry si era accovacciato, nascosto. "Sette di picche: cattivo auspicio. Dieci di picche: violenza. Fante di picche: un giovane scuro, probabilmente nei guai, uno a cui non piace l'esaminatore..." Si ferm• di colpo, proprio al lato opposto della statua di Harry. "Beh, non pu• essere vero," disse, seccata, ed Harry la udŤ borbottare di nuovo energicamente mentre si muoveva nuovamente, lasciando dietro di s‚ nient'altro che un leggero odore di sherry scadente. Harry aspett• finch‚ non fu quasi del tutto sicuro che fosse andata via, poi si affrett• di nuovo finch‚ non raggiunse il luogo nel corridoio del settimo piano dove un unico gargoyle era ritto contro il muro. "Pallini Acidi," disse Harry e il gargoyle balz• di lato; il muro dietro ad esso scivol• via, e comparve una scala di pietra che si muoveva a spirale, sulla quale Harry salt•, cosŤ che venne trasportato senza scosse fin sulla porta con il battente d'ottone che portava direttamente all'ufficio di Silente. Harry buss•. "Avanti," disse la voce di Silente. "Buonasera, signore," rispose Harry entrando nell'ufficio del preside. "Ah, buonasera Harry. Siediti," disse Silente, sorridendo. "Spero tu abbia trascorso una piacevole prima settimana dal ritorno a scuola" "Si, grazie, signore," disse Harry. "Devi essere stato occupato, gi… una punizione!" "Ehm," inizi• Harry goffamente, ma Silente non sembrava troppo rigido. "Mi sono accordato con il Professor Piton perch‚ tu sconti la punizione il prossimo sabato." "Bene," disse Harry, che aveva faccende molto pi— urgenti in testa che la punizione di Piton, e adesso si guardava furtivamente intorno alla ricerca di qualche indizio che potesse aiutarlo a capire cosa Silente avesse in programma di fare con lui quella sera. L'ufficio circolare sembrava lo stesso di sempre. I delicati strumenti d'argento erano posati su tavolini con lunghe gambe sottili, emettendo sbuffi di fumo e ronzii. I ritratti dei vecchi presidi e direttrici sonnecchiavano nelle loro cornici, e la magnifica fenice di Silente, Fanny, era appollaiata sul trespolo dietro la porta, guardando Harry con chiaro interesse. Non sembrava affatto che Silente avesse fatto spazio per esercitarsi in duello. "Allora, Harry," disse Silente con tono pi— serio. "Sono sicuro che sarai curioso di sapere cosa ho programmato per te durante queste đ non avendo modo migliore di chiamarle đ lezioni?" "Si, signore." "Bene, ho deciso che sia tempo, ora che tu sai che cosa ha indotto Voldemort a cercare di ucciderti quindici anni fa, che tu venga a conoscenza di certe informazioni." Ci fu una pausa. "Alla fine dell'ultimo trimestre, ha detto che mi avrebbe rivelato tutto," disse Harry. Era difficile trattenere una nota di accusa nella voce. "Signore," aggiunse. "E cosŤ ho fatto," disse Silente serenamente. "Ti ho detto tutto ci• che so. D'ora in avanti, dovremo abbandonare il solido fondamento dei fatti e viaggeremo insieme attraverso le putride paludi della memoria fino alla selva delle pi— sfrenate congetture. Da qui in avanti, Harry, io potrei essere tanto dolorosamente in errore quanto Humphrey Belcher, che credeva che i tempi fossero maturi per un calderone fatto di formaggio." "Ma lei crede di avere ragione?" chiese Harry. "Naturalmente, ma come ti ho gi… dimostrato, commetto errori come chiunque. Infatti, essendo... perdonami... un po' pi— esperto rispetto alla maggior parte degli uomini, i miei errori tendono ad essere relativamente pi— grandi." "Signore," disse Harry esitante, "quello che sta per dirmi ha qualcosa a che fare con la profezia? Mi aiuter… a... sopravvivere?" "Ha molto a che fare con la profezia," disse Silente con estrema disinvoltura, come se Harry gli avesse chieste del tempo il giorno successivo, "e certamente spero che ti aiuter… a sopravvivere." Silente si alz• e gir• intorno al tavolo, oltre Harry, che si volt• impaziente sul posto per vedere Silente piegarsi verso l'armadietto accanto alla porta. Quando Silente si raddrizz•, teneva un basso catino di pietra dall'aria familiare con strani simboli incisi intorno al bordo. Silente pose il Pensatoio sul tavolo di fronte ad Harry. "Sembri spaventato." Infatti Harry stava fissando il pensatoio con un po' d'apprensione. Le sue precedenti esperienze con lo strano congegno che registrava e rivelava pensieri e ricordi, sebbene altamente istruttive, erano state anche spiacevoli. L'ultima volta che ne aveva toccato il contenuto, aveva visto molto pi— di quanto avrebbe desiderato. Ma Silente stava sorridendo. "Questa volta entrerai nel pensatoio con me... e, ancora pi— eccezionalmente, con il permesso di farlo." "Dove stiamo andando, signore?" "In viaggio gi— per il sentiero che porta alla memoria di Bob Ogden," disse Silente, tirando fuori dalla tasca una bottiglia di cristallo contenente una sostanza biancastra che girava vorticosamente. "Chi era Bob Ogden?" "Venne assunto dal Dipartimento di Applicazione della Legge Magica," disse Silente. "Š morto qualche tempo fa, ma non prima che lo avessi rintracciato e convinto a confidarmi queste memorie. Lo seguiamo in una visita che fece nel corso dei suoi compiti. Se vuoi prepararti Harry..." Ma Silente aveva una certa difficolt… nel togliere via il tappo dalla bottiglia di cristallo: la sua mano ferita sembrava irrigidita e dolorante. "Vuole... vuole che provi io, Signore?" "Non preoccuparti, Harry..." Silente punt• la bacchetta sulla bottiglia, e subito il tappo scivol• via. "Signore... come si Š ferito la mano?" chiese ancora una volta Harry, guardando le dita annerite con un misto di disgusto e piet…. "Adesso non Š il momento di parlare di questo, Harry. Non ancora. Abbiamo un appuntamento con Bob Ogden." Silente vers• l'argenteo contenuto della bottiglia nel Pensatoio, nel quale cominci• a girare vorticosamente e a luccicare, n‚ liquido n‚ gassoso. "Dopo di te," disse Silente indicando la ciotola. Harry si pieg• in avanti, prese un respiro profondo e immerse il viso nella sostanza argentea. Sentiva che i piedi abbandonare pian piano il pavimento dell'ufficio. Stava cadendo, precipitando nella turbinante oscurit… e poi, improvvisamente, venne catapultato in un'abbagliante luce solare. Prima che i suoi occhi si fossero adattati a tale luce, Silente giunse accanto a lui. Si trovavano in un sentiero di campagna delimitato da alte, aggrovigliate siepi d'arbusti, sotto un cielo estivo tanto azzurro quanto un non-ti-scordar-di-me. A dieci piedi da loro, circa, c'era un piccolo uomo grasso con occhiali talmente grandi che riducevano i suoi occhi a macchioline tipo nei. Stava leggendo una segnaletica di legno che spuntava dai rovi sul lato sinistro della strada. Harry sapeva che quest'uomo doveva essere Ogden. Era l'unico che vedeva ed inoltre indossava quello strano assortimento di vestiti molto spesso scelti da maghi inesperti che cercavano, in tutti i modi, di passare per babbani: in questo caso, Ogden indossava la giacca di un frac e ghette su un costume da bagno rigato tipo body. Prima ancora che Harry avesse avuto il tempo di memorizzare qualcosa di pi— che il suo aspetto bizzarro, Ogden si era mosso con passo veloce gi— per il sentiero. Silente ed Harry lo seguirono. Mentre passavano la segnaletica di legno, Harry alz• lo sguardo ai due bracci. Su quello che puntava verso la via da cui provenivano era scritto: "Great Hangleton, 5 miglia." Il braccio che indicava la direzione presa da Ogden diceva "Little Hangleton, 1 miglio." Percorsero un viottolo senza vedere niente di interessante, se non siepi d'arbusti, l'immenso cielo azzurro sopra di loro e l'elegante sagoma del frac di fronte a loro, poi il sentiero svolt• a sinistra e svanŤ declinando ripido gi— per un pendio, cosicch‚ ebbero un'improvvisa e inaspettata vista dell'intera vallata che si spiegava di fronte a loro. Harry riusciva a vedere un villaggio, indubbiamente Little Hangleton, posto tra due ripide colline, con la chiesa e il cimitero che si distinguevano nettamente. Attraverso la vallata, posta sul lato opposto del pendio, c'era una graziosa casa di campagna circondata da un grande prato verde e vellutato. Ogden aveva iniziato a saltellare riluttante a causa del pendio bagnato. Silente allung• il passo ed Harry si affrett• per raggiungerlo. Pensava che Little Hangleton dovesse essere la loro ultima destinazione e si chiedeva, come nella notte in cui avevano incontrato Slughorn, perch‚ dovessero avvicinarsi da una tale distanza. Ben presto, comunque, si rese conto che sbagliava a pensare che si stessero dirigendo al villaggio. Il sentiero volt• a destra e, girato l'angolo, videro il bordo del frac di Odgen svanire attraverso un buco nella siepe. Silente ed Harry lo seguirono in un stretto e sporco sentiero delimitato da siepi ben pi— alte e selvagge di quelle viste prima. Il percorso era tortuoso, pieno di sassi e buche, in pendenza proprio come l'altro, e sembrava dirigersi verso un insieme di alberi oscuri poco pi— sotto. ben presto il sentiero si schiudeva nel bosco, infatti, e Silente ed Harry si fermarono dietro ad Ogden, che si era fermato a sua volta e aveva estratto la bacchetta. Nonostante il cielo sereno, i vecchi alberi di fronte lanciavano ombre cupe, oscure e fredde, e ci volle qualche secondo prima che Harry riuscisse a scorgere la costruzione per met… nascosta tra tronchi ingarbugliati. Ad Harry sembrava uno strano posto da scegliere per una casa, o comunque una decisione piuttosto bizzarra quella di lasciar crescere tutti quegli alberi che non facevano altro che ostacolare tutta la luce e la vista della vallata sottostante. Si chiedeva se fosse disabitata. I muri erano coperti di muschio ed erano cadute cosŤ tante tegole dal tetto che vi erano travicelli ben visibili dappertutto. Tutto intorno crescevano ortiche, le loro estremit… raggiungevano persino le imposte, anch'esse minuscole e piene di lerciume. Comunque, proprio mentre era arrivato alla conclusione che probabilmente nessuno avrebbe potuto viverci, una delle imposte venne spalancata con un vocio e ne uscŤ un leggero gocciolio di vapore o fumo, come se qualcuno stesse cucinando. Ogden fece con calma qualche passo avanti e, sembr• ad Harry, che fosse piuttosto prudente. Mentre le ombre oscure degli alberi scendevano su di lui, si ferm• nuovamente fissando la porta d'ingresso, su cui qualcuno aveva inchiodato un serpente morto. Subito dopo ci fu un mormorio e una sorta di scoppio, e un uomo vestito di stracci cadde dall'albero pi— vicino, atterrando in piedi proprio di fronte ad Ogden, che fece un balzo indietro cosŤ veloce che inciamp• sulle code del suo stesso frac. "Non sei il benvenuto." L'uomo che si trovava davanti a loro aveva folti capelli talmente sporchi che avrebbero potuto essere di qualsiasi colore. Gli mancavano alcuni denti. I suoi occhi erano piccoli e scuri e fissavano in direzioni opposte. Poteva quasi sembrare comico, ma non lo era affatto. Ci• che la sua vista generava era un senso di terrore ed Harry non poteva biasimare Ogden per aver fatto qualche passo indietro prima di iniziare a parlare. "Ehm... buongiorno. Vengo dal Ministero della Magia..." "Non sei il benvenuto." "Ehm... mi dispiace... ma credo di non riuscire a capirla," disse nervosamente Ogden. Harry pens• che Ogden fosse estremamente confuso. Lui comprendeva benissimo le parole dello sconosciuto che agitava una bacchetta in una mano e un piccolo coltello sporco di sangue nell'altra. "Tu lo capisci, ne sono sicuro, Harry?" disse con calma Silente. "Si, naturalmente," disse Harry, un po' confuso. "Perch‚ Ogden non riesce...?" Ma come i suoi occhi scorsero di nuovo il serpente morto sulla porta, capŤ improvvisamente. "Sta parlando Serpentese? "Molto bene," disse Silente annuendo e sorridendo. L'uomo vestito di stracci si stava avvicinando ad Ogden, coltello in una mano, bacchetta nell'altra. "Guardi, ora..." inizi• Ogden, ma era troppo tardi: ci fu una sorta di scoppio e Ogden cadde a terra, stringendo il naso, mentre una disgustosa sostanza giallastra e appiccicosa gli schizzava tra le dita. "Morfin!" disse forte una voce . Un uomo anziano arriv• in gran fretta dal cottage, sbattendo la porta dietro di s‚, cosicch‚ il serpente morto oscill• in maniera alquanto patetica. Quest'uomo era pi— piccolo del primo e stranamente proporzionato: le spalle erano molto larghe e le braccia oltremodo lunghe, tanto che, con i suoi occhi castano chiaro, i corti capelli aridi e il volto raggrinzito, dava l'idea di una vecchia potente scimmia. Si ferm• accanto all'uomo col coltello, che adesso stava ridacchiando alla vista di Ogden per terra. "Š il Ministero?" chiese l'uomo pi— anziano, guardando gi— verso Ogden. "Esatto!" Disse Ogden incollerito, sfiorandosi il volto. "E lei, suppongo sia il signor Gaunt?" "Si, sono io" disse Gaunt. "Ti ha colpito in faccia, vero? "Si, mi ha colpito!" rispose bruscamente Ogden. "Avrebbe dovuto avvisarci del suo arrivo, non crede?" disse Gaunt in maniera aggressiva. "Questa Š propriet… privata. Non pu• pretendere di poter passeggiare qui dentro senza aspettarsi che mio figlio si difenda." "Si difenda da cosa esattamente?" chiese Ogden, cercando di rialzarsi. "Ficcanaso. Intrusi. Babbani e sporcizia del genere." Ogden si punt• la bacchetta al naso, da cui stava ancora fuoriuscendo una gran quantit… di un qualcosa che dava l'idea di pus giallo e subito il flusso si arrest•. Il signor Gaunt sibil• con l'angolo della bocca verso Morfin. "Entra in casa. Non discutere." Questa volta, preparato, Harry riconobbe il Serpentese. Riusciva a capire non solo ci• che veniva detto, ma distingueva anche il sibilo magico che era tutto ci• che Ogden poteva ascoltare. Morfin sembrava essere sul punto di ribattere ma, quando suo padre gli lanci• uno sguardo minaccioso, cambi• idea dirigendosi verso il cottage con una strana andatura traballante e sbattendosi dietro la porta principale, cosicch‚ il serpente oscill• tristemente un'altra volta. "Sono qui per suo figlio, signor Gaunt," disse Ogden, mentre puliva l'ultima macchia di pus dalla parte anteriore della giacca. "Quello era Morfin, non Š vero?" "Si, era Morfin," disse con indifferenza l'anziano. "Lei Š un purosangue?" chiese improvvisamente con tono aggressivo. "Questo non c'entra," rispose Ogden freddamente, ed Harry sentŤ crescere il suo rispetto per Ogden. Apparentemente Gaunt la pensava diversamente. Lanci• uno sguardo obliquo a Ogden e mormor• con quello che voleva chiaramente essere un tono offensivo, "Adesso mi ci penso, ho visto nasi come il suo gi— al villaggio." "Non ne dubito, se lascia mano libera ai suoi figli nel farli," disse Ogden. " Forse potremmo continuare questa conversazione dentro?" "Dentro?" "Si, signor Gaunt. Mi sembra di averglielo gi… detto. Sono qui per Morfin. Abbiamo mandato un gufo..." "Non sopporto i gufi," disse Gaunt. " Non apro le lettere." "Allora non pu• certo lamentarsi del fatto di non aver avuto nessun preavviso della mia visita." Disse aspramente Ogden. "Mi trovo qui a causa di una grave infrazione della legge magica, che ha avuto luogo qui nelle prime ore di questa mattina..." "Va bene, va bene, va bene!" mugugn• Gaunt. "Entriamo in questa maledetta casa, allora, e che buon pro vi faccia!" La casa sembrava avere tre minuscole stanze. Due porte portavano alla stanza principale, che fungeva da cucina e soggiorno insieme. Morfin era seduto su di una sudicia poltrona accanto al fuoco attorcigliando una vipera viva tra le grosse dita e cantandole in serpentese in tono sommesso: "Sibila, sibila, piccola serpe, striscia sul pavimento fai la brava con Morfin o ti inchioder… alla porta." Ci fu uno scalpiccio nell'angolo accanto alla finestra aperta, ed Harry si rese conto che c'era qualcun altro nella stanza, una ragazza il cui vestito grigio stracciato aveva esattamente lo stesso colore del sudicio muro di pietra dietro di lei. Si trovava in piedi accanto ad una pentola fumante posta su uno sporco fornello nero, e stava ciondolando accanto ad uno scaffale su cui vi erano pentole e padelle dall'aspetto squallido. I suoi capelli erano lisci e opachi, ed aveva un viso non particolarmente bello, pallido e piuttosto triste. I suoi occhi, come quelli del fratello, guardavano in due direzioni diverse. Sembrava un po' pi— pulita dei due uomini, ma Harry pens• di non aver mai visto una persona dall'aspetto cosŤ sconfitto. "Mia figlia, Merope," disse Gaunt malvolentieri, mentre Ogden la guardava con sguardo indagatore. "Buon giorno," disse Ogden. La ragazza non rispose, ma lanci• uno sguardo impaurito verso il padre e si volt•, continuando a riordinare le pentole sullo scaffale. "Bene, signor Gaunt," disse Ogden, "per andare dritto al punto, abbiamo ragione di credere che suo figlio, Morfin, abbia usato la magia di fronte ad un Babbano l'altra notte sul tardi." Ci fu un rumore fragoroso. Merope aveva fatto cadere una delle pentole. "Raccoglila!" url• Gaunt "Ecco, cibo sul pavimento come fanno alcuni sporchi Babbani, a che ti serve la bacchetta, inutile sacco di letame?" "Signor Gaunt, per favore!" disse Ogden con voce sconvolta, mentre Merope, che aveva gi… raccolto la pentola, arrossŤ divenendo di un rosso scarlatto a chiazze, fece nuovamente cadere la pentola, tir• fuori lentamente la bacchetta dalla tasca, e la punt• alla pentola mormorando un frettoloso e impercettibile incantesimo che lanci• la pentola dall'altra parte del pavimento, e la fece sbattere sul muro opposto rompendola in due. Morfin emise una sciocca risata. Gaunt url•, "Riparala, inutile lunatica che non sei altro, riparala!". Merope inciamp• attraversando la stanza ma prima che avesse il tempo di sollevare la bacchetta, Ogden aveva sollevato la sua dicendo fermamente "Reparo". La pentola si aggiust• immediatamente. Gaunt fiss• per un momento Ogden come se stesse per urlargli contro, ma sembr• pensarci meglio: al contrario, si prese gioco di sua figlia, "Per fortuna questo simpatico uomo del Ministero Š qui, non Š vero? Pu• darsi che ti porter… via dalle mie mani, pu• darsi che non gli dispiacciano gli sporchi Magon•..." Senza guardare nessuno o ringraziare Ogden, Merope raccolse la pentola da terra e la riport• con mani tremanti sullo scaffale. Poi rimase tranquilla con la schiena contro il muro tra la finestra sudicia e il fornello, come se non desiderasse nient'altro che sprofondare in quel muro di pietra e svanire nel nulla. "Signor Gaunt," inizi• di nuovo Ogden, "come le ho detto: la ragione della mia visita..." "L'ho gi… ascoltata la prima volta!" scatt• Gaunt. "E allora? Morfin ha dato a un Babbano quello che si meritava... cosa c'Š di strano?" "Morfin ha infranto la legge magica," disse Ogden severamente. "Morfin ha infranto la legge magica." Gaunt imit• la voce di Ogden, facendola austera e cantilenante. Morfin ridacchi• di nuovo. "Ha dato una lezione ad uno sporco Babbano, Š illegale questo?" "Si," disse Ogden "mi dispiace, lo Š." Tir• fuori un piccolo rotolo di pergamena dalla tasca e lo srotol•. "E quella cos'Š, adesso, la sua sentenza?" chiese Gaunt con voce sempre pi— stizzita. "Š una convocazione del Ministero per un'udienza..." "Convocazione! Convocazione? Chi si crede di essere, per convocare mio figlio da qualche parte?" "Sono il Capo della Squadra di Applicazione della Legge Magica," disse Ogden. "E lei crede che noi invece siamo feccia, vero?" url• Gaunt avanzando ora verso Ogden, con un dito dall'unghia gialla e sporca puntato al suo petto. "Feccia che arriva di corsa non appena il Ministero gli dice di farlo? Ha la minima idea di con chi sta parlando, lei, sporco piccolo mezzosangue, ce l'ha?" "Avevo l'impressione di stare parlando al Signor Gaunt," disse Ogden, guardandolo con sospetto, ma restando fermo al suo posto. "Esatto!" ruggŤ Gaunt. Per un momento Harry pens• che Gaunt stesse per fare un brutto gesto con la mano, ma poi si rese conto che stava mostrando ad Ogden l'orribile anello di pietra nera che portava sul dito medio, agitandolo davanti agli occhi di Ogden. " Lo vede questo? Lo vede questo? Sa cos'Š? Sa da dove viene? Per secoli Š stato nella nostra famiglia, ecco da dove proveniamo, e completamente purosangue! Sa quanto mi Š stato offerto per questo, con lo stemma di Peverell inciso sulla pietra?" "Non ne ho davvero idea," disse Ogden chiudendo gli occhi mentre l'anello scivolava a un pelo dal suo naso, "e questo non Š pertinente, signor Gaunt. Suo figlio ha commesso..." Con un urlo di rabbia, Gaunt corse verso sua figlia. Per una frazione di secondo Harry pens• che stesse per soffocarla mentre le mani le circondavano la gola; subito dopo, la stava trascinando verso Ogden tirandola per una catena che aveva intorno al collo. "Lo vede questo?" Url• ad Ogden, agitando un pesante medaglione d'oro, mentre Merope sputacchiava e respirava affannosamente. "Lo vedo, lo vedo!" disse subito Ogden . "Apparteneva a Serpeverde!" url• Gaunt. "Apparteneva a Salazar Serpeverde! Noi siamo i suoi ultimi discendenti in vita, cosa ne dice di questo, eh?" "Signor Gaunt, sua figlia!" disse Ogden allarmato, ma Gaunt aveva gi… mollato la presa; Merope vacill• lontano da lui, torn• al suo angolino massaggiandosi il collo e cercando di respirare. "Quindi!" disse trionfalmente Gaunt, come se avesse appena risolto uno dei punti pi— complicati al di l… di ogni loro possibile lite. "Non si rivolga a noi come se fossimo sporcizia sotto le sue scarpe! Generazioni di purosangue , tutti maghi... pi— di quanto lei possa affermare, sono sicuro!" E prese a sputare sul pavimento ai piedi di Ogden. Morfin ridacchi• ancora. Merope, rannicchiata accanto alla finestra, con la testa china e la faccia nascosta tra i lisci capelli, non diceva nulla. "Signor Gaunt" disse ostinatamente Ogden, "Sono spiacente ma n‚ i suoi antenati n‚ io abbiamo niente a che fare con l'argomento in questione. Sono qui a causa di Morfin, di Morfin e del Babbano che ha avvicinato l'altra notte sul tardi. Le nostre informazioni" đ diede uno sguardo in basso al rotolo di pergamena đ "affermano che Morfin ha compiuto un malocchio al Babbano in questione, causandogli un'orticaria al quanto dolorosa." Morfin se la rise. "Sta zitto, ragazzo" ringhi• Gaunt in serpentese e Morfin fece silenzio di nuovo. "E allora? Anche se lo avesse fatto?" disse Gaunt insolentemente ad Ogden, "Credo abbiate gi… provveduto a pulire la sporca faccia di Babbano che si ritrova, cosŤ come la sua memoria..." "Non Š questo il punto, non Š vero, signor Gaunt?" disse Ogden. "Questo Š stato un attacco ingiustificato su di un indifeso..." "Ah, ho capito che era un amante dei Babbani dal primo momento che l'ho vista", sogghign• Gaunt e sput• di nuovo sul pavimento. "Questa discussione non ci sta portando da nessuna parte," disse fermamente Ogden. "Š chiaro, dall'atteggiamento di suo figlio, che non prova alcun rimorso per quello che ha fatto." Guard• nuovamente sul rotolo di pergamena. "Morfin si presenter… all'udienza il 14 settembre per rispondere dell'accusa di aver usato la magia davanti ad un Babbano e aver causato danni e dolori allo stesso Babb..." Ogden si interruppe. Dalla finestra aperta entravano tintinnii, rumori di cavalli e forti voci che ridacchiavano. Evidentemente il tortuoso sentiero che portava al villaggio passava vicinissimo al boschetto che circondava la casa. Gaunt si blocc• allargando gli occhi e cercando di ascoltare. Morfin sibil• qualcosa e si volt• nella direzione da cui provenivano le voci con espressione bramosa. Merope alz• il capo. Harry not• che la sua faccia era diventata completamente bianca. "Mio Dio, che pugno nell'occhio!" risuon• la voce di una ragazza, in maniera talmente chiara attraverso la finestra aperta che sembrava quasi si trovasse nella stanza con loro. "Tuo padre non ha potuto sbarazzarsi di questo tugurio, Tom?" "Non Š nostro," disse la voce di un ragazzo." Tutto ci• che si trova nell'altro lato della valle appartiene a noi, ma quel cottage appartiene a un vecchio vagabondo di nome Gaunt, e ai suoi figli. Il figlio Š quasi del tutto pazzo, dovresti ascoltare alcune delle storie che raccontano al villaggio..." La ragazza rise. I tintinnii e i rumori diventavano sempre pi— forti. Morfin fece per alzarsi dalla poltrona. "Resta seduto" lo ammonŤ suo padre in Serpentese. "Tom," disse ancora la ragazza, cosŤ vicina da essere certamente accanto alla casa, "Potrei sbagliarmi... ma qualcuno ha inchiodato un serpente su quella porta?" "Buon Dio, hai ragione!" disse l'uomo. "Sar… stato il ragazzo, te l'ho detto che ha qualche rotella fuori posto. Non guardarlo, Cecilia, cara." I tintinni e i rumori adesso ritornavano ad essere deboli. "®CaraŻ", bisbigli• Morfin in Serpentese, guardando sua sorella. "®CaraŻ, CosŤ l'ha chiamata. Quindi Š probabile che non ti voglia pi—." Merope era cosŤ bianca che Harry era sicuro che sarebbe svenuta da un momento all'altro. "Di che si tratta?" disse rapidamente Gaunt in Serpentese passando con lo sguardo dal figlio alla figlia. "Di cosa stavi parlando, Morfin?" "Le piace andare appresso a quel Babbano," disse Morfin con un espressione crudele sulla faccia mentre fissava la sorella, che adesso sembrava terrificata. "Sempre in giardino quando passa, scrutandolo attraverso la siepe, non Š vero? E la notte scorsa..." Merope scosse la testa di scatto, implorando, ma Morfin and• avanti senza piet…, "Sempre fissa alla finestra aspettando che tornasse a casa a cavallo, non Š vero?" " Ferma alla finestra per guardare un Babbano?" disse con calma Gaunt. Tutti e tre i Gaunt sembravano aver dimenticato Ogden che li guardava disorientato e irritato per la nuova interruzione di incomprensibili sibili e stridii. "Š vero?" chiese Gaunt con voce implacabile, facendo un passo o due verso la ragazza sempre pi— terrorizzata. "Mia figlia... una purosangue discendente di Salazar Serpeverde... che muore di desiderio per un sudicio Babbano dal sangue sporco?" Merope scosse freneticamente il capo, spingendosi quanto pi— poteva contro il muro, apparentemente incapace di parlare. "Per• io l'ho colpito, Padre!" ridacchi• Morfin. "L'ho colpito mentre passava e non sembrava pi— cosŤ carino con l'orticaria su tutto il corpo, vero, Merope?" "Tu, piccola, disgustosa Magon•, tu, sporca piccola traditrice del tuo stesso sangue!" ringhi• Gaunt perdendo il controllo, mentre afferrava la figlia per la gola. Sia Harry che Ogden urlarono "No!" nello stesso momento; Ogden alz• la sua bacchetta e url•, "Relascio!" Gaunt venne scagliato indietro, lontano da sua figlia; inciamp• su di una sedia e cadde di schiena. Con un urlo di rabbia, Morfin si alz• con un balzo dalla sedia e corse verso Ogden, brandendo il suo coltello coperto di sangue e scoccando malefici indiscriminatamente dalla bacchetta. Ogden scapp• via per salvarsi la pelle. Silente indic• che dovevano seguirlo ed Harry obbedŤ, con l'eco delle grida di Merope ancora nelle orecchie. Ogden sfrecci• lungo il percorso e giunse al sentiero principale, le mani sul capo, quando si scontr• con il maestoso cavallo castano cavalcato da un giovane coi capelli scuri molto carino. Sia lui che la bella ragazza che gli cavalcava accanto su un cavallo grigio risero alla vista di Ogden, che balz• via dal fianco del cavallo e riprese a correre, con il frac svolazzante, coperto di polvere dalla testa ai piedi, dirigendosi precipitosamente verso il sentiero. "Credo sia abbastanza, Harry" disse Silente. Afferr• Harry dal gomito e lo trascin• via. Un momento dopo erano entrambi in volo leggeri nell'oscurit…, fino a che non atterrarono, dritti in piedi, nell'ufficio di Silente illuminato ora dalla luce del crepuscolo. "Cosa Š accaduto alla ragazza nel cottage?" chiese subito Harry, mentre Silente accendeva qualche altra lampada con un colpo di bacchetta. "Merope, o qualunque sia il suo nome?" "Oh, Š sopravvissuta," disse Silente risedendosi dietro il suo tavolo e indicando ad Harry di sedersi anche lui. "Ogden si Š materializzato al Ministero ed Š tornato in quindici minuti con alcuni rinforzi. Morfin e suo padre hanno tentato di opporsi, ma sono stati schiantati entrambi, allontanati dal cottage e, successivamente, condannati dal Wizengamot. Morfin, che aveva gi… un precedente per aver attaccato un Babbano, fu condannato a tre anni da scontare nella prigione di Azkaban. Orvoloson, che aveva ferito alcuni impiegati del ministero oltre ad Ogden, ricevette sei mesi." "Orvoloson?" ripet‚ Harry con stupore. "Esatto," disse Silente, sorridendo in segno di approvazione. "Sono felice di vedere che stai comprendendo." "Quel vecchio era...?" "Il nonno di Voldemort, sŤ," disse Silente. "Orvoloson, suo figlio Morfin, e sua figlia Merope, erano gli ultimi discendenti dei Gaunt, una famiglia di maghi molto antica, nota per una certa instabilit… e violenza che si Š ripetuta attraverso le generazioni a causa della loro abitudine di sposare i propri cugini. Una mancanza di facolt… mentali, unita a eccessive manie di grandezza, lasciano intendere che l'importante famiglia sia andata logorandosi sempre pi— per diverse generazioni, prima della nascita di Orvoloson. Lui, come hai visto, venne lasciato nello squallore e nella povert… pi— assoluta, con un temperamento pessimo, una gran quantit… di arroganza e orgoglio, e un paio di oggetti di famiglia che custodiva gelosamente tanto quanto suo figlio e certamente molto pi— di sua figlia." "Quindi, Merope," disse Harry inclinandosi in avanti sulla sedia e fissando Silente, "Quindi Merope era... Signore, questo significa che lei era ... la madre di Voldemort?" "SŤ", disse Silente. "E da quello che Š accaduto abbiamo anche avuto un'apparizione fugace del padre. Te ne sei accorto?" "Il Babbano attaccato da Morfin? L'uomo a cavallo?" "Davvero molto bene," disse Silente, sorridendo. "Si, quello era Tom Riddle Senior, il Babbano di bell'aspetto che aveva l'abitudine di andare a cavallo oltre il cottage dei Gaunt e per il quale Merope Gaunt provava una segreta e ardente passione." "E finirono per sposarsi?" Disse Harry incredulo, incapace di immaginare che due persone tanto diverse si fossero innamorate. "Credo tu stia dimenticando," disse Silente "che Merope era una strega. Non credo che i suoi poteri magici si siano presentati al meglio quando era terrorizzata dal padre. Una volta che Orvoloson e Morfin furono al sicuro ad Azkaban, una volta che rimase sola e libera per la prima volta nella sua vita, allora, sono sicuro, sia stata in grado di dare libero sfogo alle sue abilit… e abbia programmato la sua fuga dalla vita disperata che aveva condotto per diciotto anni." "Non ti viene in mente nessun metodo cui Merope sia potuta ricorrere per far si che Tom Riddle dimenticasse la sua compagna Babbana e si innamorasse invece di lei?" "La maledizione Imperius?" SuggerŤ Harry. "O una pozione d'amore?" "Molto bene. Personalmente credo che abbia usato una pozione d'amore. Sono sicuro che le sar… sembrata pi— romantica, e non penso abbia incontrato molte difficolt…, durante qualche calda giornata, quando Riddle stava cavalcando da solo, a convincerlo a prendere un bicchiere d'acqua. In tutti casi, pochi mesi dopo la scena a cui abbiamo appena assistito, il villaggio di Little Hangleton godeva di un tremendo scandalo. Puoi immaginare i pettegolezzi che cominciarono a circolare quando il figlio del signore del villaggio scapp• con Merope, la figlia del vagabondo." "Ma lo shock degli abitanti del villaggio fu niente a confronto di quello di Orvoloson. Ritorn• da Azkaban, sicuro di trovare la figlia al lavoro che aspettava il suo ritorno con un pasto caldo gi… pronto in tavola. Invece, trov• solo due centimetri di polvere e il suo biglietto d'addio, dove spiegava cosa aveva fatto." "Da quello che sono stato in grado di scoprire, egli non menzion• mai pi— il suo nome e da quel momento in poi non accenn• pi— al fatto di avere una figlia. Lo shock per l'abbandono della figlia contribuŤ probabilmente alla sua scomparsa prematura... o forse semplicemente non aveva mai imparato a nutrirsi da solo. Azkaban aveva indebolito moltissimo Orvoloson, e non fece neanche in tempo a vedere tornare lo stesso Morfin al cottage." "E Merope? Lei... lei Š morta, non Š vero? Voldemort non venne cresciuto in un orfanotrofio?" "Si, infatti," disse Silente. "Dobbiamo certamente fare una gran quantit… di supposizioni qui, bench‚ credo non sia difficile dedurre cosa accadde. Vedi, pochi mesi dopo il loro matrimonio riparatore, Tom Riddle ritorn• alla casa di Little Hangleton senza sua moglie. Ai vicini disse di essere stato tradito e preso in giro. Sono sicuro che quello che intendeva dire era di essere stato sotto un incantesimo che ora era svanito, bench‚ molto probabilmente egli non os• usare queste precise parole per paura di essere considerato pazzo. Quando udirono cosa stava dicendo, comunque, gli abitanti del villaggio supposero che Merope avesse mentito a Tom Riddle fingendo di essere in attesa di un bambino, e che lui fu costretto a sposarla per questa ragione." "Ma lei ebbe il suo bambino." "SŤ, ma non prima di un anno dal loro matrimonio. Tom Riddle la lasci• mentre era ancora incinta." "Cosa and• storto?" chiese Harry. "Perch‚ la pozione d'amore non funzion• pi—?" "Anche questa Š un'ipotesi", disse Silente, "ma io credo che Merope, che era profondamente innamorata di suo marito, non riuscŤ a sopportare l'idea di continuare a schiavizzarlo attraverso la magia. Credo che scelse di non dargli pi— la pozione. Forse, innamorata com'era, si era convinta che lui in cambio si sarebbe innamorato di lei. Pu• darsi che pensasse che sarebbe rimasto per il bene del bambino. Se Š andata cosŤ, si sbagli• su entrambi i fronti. Lui la lasci•, non la rivide mai pi—, e non si preoccup• mai di scoprire cosa fosse diventato suo figlio." Il cielo fuori era nero e le lampade dell'ufficio di Silente sembravano risplendere pi— di prima. "Credo sia tutto per stasera, Harry," disse Silente dopo un momento o due. "Si, Signore," disse Harry. Si alz•, ma non and• via. "Signore... Š importante conoscere tutte queste cose sul passato di Voldemort?" "Credo sia molto importante," disse Silente. "E... ha qualcosa a che fare con la profezia?" "Ha tutto a che fare con la profezia". "Bene," disse Harry, un po' confuso, ma rassicurato al tempo stesso. Si volt• per andare, ma poi gli venne in mente un'altra domanda e si volt• indietro di nuovo. "Signore, ho il permesso di dire a Ron ed Hermione tutto ci• che mi ha detto?" Silente prese in considerazione la proposta per un momento, poi disse, "Si, credo che il Signor Weasley e la signorina Granger abbiano dato prova di essere amici fidati. Ma Harry, devo per• chiederti di dire loro di non rivelare niente di tutto ci• a nessuno. Non sarebbe una buona idea se circolassero informazioni su quanto so, o sospetto di sapere, sui segreti di Voldemort." "No, Signore, posso garantirle che lo dir• solo a Ron ed Hermione. Buona notte." Si volt• di nuovo, era quasi arrivato alla porta quando lo vide. Appoggiato su uno dei tavolini dalle lunghe gambe sottili che reggevano cosŤ tanti aggeggi d'argento dall'aspetto fragile, c'era un brutto anello d'oro incastonato con una grande pietra nera rotta. "Signore" disse Harry fissandolo. "Quell'anello..." "Si?" disse Silente. "Lei indossava quell'anello quando siamo andati a trovare il Professor Slughorn quella notte." "Si." AnnuŤ Silente. "Ma non Š quello... Signore, non Š lo stesso anello che Orvoloson Gaunt ha mostrato ad Ogden?" Silente chin• la testa. "Esattamente lo stesso." "Ma come Š arrivato...? Lo ha sempre avuto lei?" "No, l'ho acquisito di recente," disse Silente. "Proprio pochi giorni prima che venissi a prenderti a casa dei tuoi zii." "Allora deve essere stato intorno allo stesso periodo che si Š ferito la mano, signore?" "Circa quel periodo, si, Harry." Harry esit•. Silente stava sorridendo. "Signore, come esattamente...?" "Š troppo tardi, Harry. Ascolterai la storia un'altra volta. Buona notte." "Buona notte, signore. CAPITOLO UNDICI HERMIONE DA' UNA MANO Come Hermione aveva previsto, i momenti liberi di quelli del sesto anno non erano ore di beato relax, come Ron si aspettava, ma tempo in cui tentare di rimanere al passo con la montagna di compiti che venivano loro assegnati. Non solo studiavano come se dovessero dare un esame ogni giorno, ma le stesse lezioni erano pi— esigenti di quanto lo fossero mai state prima. Harry riusciva a malapena a capire la met… di quanto spiegava loro la professoressa McGranitt in quei giorni. La stessa Hermione aveva dovuto chiederle di ripetere alcuni argomenti anche pi— di una volta. Incredibilmente, e con crescente risentimento di Hermione, la materia preferita di Harry era subito diventata Pozioni, per merito del Principe Mezzosangue. Ora erano richiesti Incantesimi non verbali, e non solo in Difesa Contro le Arti Oscure, ma anche in Incantesimi e Trasfigurazione. In Sala Comune o all'ora dei pasti, Harry poteva vedere spesso compagni col volto congestionato e teso come se avessero abusato del Tu-Sai-Che di Fred e George. Sapeva anche, per•, che in realt… si stavano sforzando per fare qualche incantesimo senza pronunciarne la formula ad alta voce. Era un sollievo poter uscire all'aperto verso le serre. In Erbologia erano alle prese con piante molto pi— pericolose che mai ma, almeno, erano autorizzati ad imprecare ad alta voce se i Tentacoli Velenosi cercavano di colpirli furtivamente alle spalle. Una conseguenza dell'enorme quantit… di compiti e delle ore passate freneticamente a fare pratica con gli incantesimi non verbali fu che Harry, Ron ed Hermione non avevano avuto possibilit… di trovare il tempo, fino a quel momento, per andare a visitare Hagrid. Lui non veniva pi— al tavolo degli insegnanti per i pasti, un cattivo presagio, e nelle rare occasioni in cui l'avevano incrociato nei corridoi o nei prati all'esterno, non erano misteriosamente riusciti a farsi notare o a raggiungerlo con i loro saluti. "Dobbiamo andarci e spiegare," afferm• Hermione, adocchiando l'enorme sedia vuota di Hagrid al tavolo degli insegnanti durante la colazione il sabato mattina. "Abbiamo le selezioni di Quidditch stamattina!" esclam• Ron. "E dovremmo anche far pratica di quell'incantesimo Aguamenti per Vitious! E poi, mi dici come facciamo? Come facciamo a dirgli che odiamo quella sua stupida materia?" "Non Š vero che la odiamo!" replic• Hermione "Parla per te, io non ho dimenticato gli Schiopodi," rispose Ron cupamente. "E posso anche farvi notare che abbiamo una facile scappatoia... L'avete sentito raccontare che continua ad andare da quell'idiota del suo fratellastro... noi saremmo dovuti andare ad insegnare a Grop il modo per allacciarsi le scarpe, se ci fossimo andati." "Odio il non poter parlare con Hagrid," afferm• Hermione un po' turbata. "Ci andremo dopo il Quidditch," la rassicur• Harry. Anche a lui mancava Hagrid, per quanto, come Ron, pensava fosse meglio non avere non aver mai a che fare con Grop in vita loro. "Le selezioni potrebbero durare tutta la mattina, per•, considerato il numero di persone che si Š proposto." Era un po' nervoso nell'affrontare la sua prima difficolt… come Capitano. "Non capisco come mai la squadra sia cosŤ popolare in questo periodo." "Oh, ma va', Harry," sbott• Hermione, all'improvviso impaziente. "Non Š il Quidditch ad essere popolare, sei tu! Non sei mai stato cosŤ interessante e, francamente, non sei mai stato nemmeno cosŤ desiderabile." Ron ingoll• un pezzo enorme di aringa affumicata. Hermione gli rivolse uno sguardo sdegnoso prima di rivolgersi di nuovo ad Harry. "Ora tutti sanno che avevi detto la verit…, no? L'intero mondo magico ha dovuto ammettere che avevi ragione riguardo al ritorno di Voldemort e che veramente hai combattuto contro di lui due volte, negli ultimi due anni, riuscendo a sfuggirgli in entrambi i casi. Adesso, poi, tutti ti chiamano il ®PresceltoŻ... be', ancora non capisci perch‚ la gente Š affascinata da te?" Harry sentŤ all'improvviso come se nella Sala Grande facesse molto caldo, bench‚ il soffitto mostrasse ancora un cielo freddo e piovoso. "E poi hai subito tutta quella persecuzione da parte del Ministero che cercava di farti passare per un malato di mente ed un bugiardo. Si vedono ancora i segni dove quella donna diabolica ti ha fatto scrivere con il tuo stesso sangue, e tu continui ancora a tenerti in disparte da tutta questa storia..." "Anche su di me si vedono ancora i segni dove quei cervelli mi hanno attaccato al Ministero, guarda," disse Ron, sollevando le maniche della divisa. "E come se non bastasse, sei anche cresciuto di circa 30 centimetri durante l'estate," concluse Hermione ignorando Ron. "Io sono alto," proruppe Ron, senza che nessuno ci facesse caso. I gufi postini arrivarono in quel momento, precipitandosi attraverso le finestre schizzate di pioggia, spruzzando tutti di goccioline d'acqua. Molti ricevevano pi— posta del solito: genitori ansiosi che desideravano contattare direttamente i loro figli e, allo stesso tempo, rassicurarli che tutto andava bene a casa. Harry non aveva ricevuto alcuna lettera dall'inizio del trimestre. Il suo solo corrispondente regolare ora era morto e, per quanto avesse sperato che Lupin potesse scrivergli ogni tanto, finora era rimasto deluso. Fu molto sorpreso, perci•, di vedere la sua candida Edvige volare in tondo in mezzo e tutti quei gufi bruni o grigi. Lei atterr• proprio di fronte a lui trasportando un grande pacco squadrato. Un attimo pi— tardi, un pacco identico atterr• di fronte a Ron, schiantandosi insieme al suo piccolo gufo esausto, Leotordo. "Ah!" esclam• Harry aprendo l'involto fino a mettere in mostra la nuova copia di "Pozioni Avanzate" appena giunta dal Ghirigoro. "Oh, bene," disse Hermione deliziata. "CosŤ adesso puoi restituire quella copia tutta segnata." "Sei pazza?" replic• Harry. "Mi tengo quello! Guarda, ho gi… pensato a tutto..." Tir• fuori la vecchia copia di "Pozioni Avanzate" dalla cartella e colpŤ la copertina con la bacchetta mormorando "Diffindo!" La copertina si stacc•. Ripet‚ la stessa cosa con il libro nuovo (Hermione guardava scandalizzata). DopodichŠ scambi• le copertine e diede un colpetto ad entrambe dicendo "Reparo!". Con questo, la vecchia copia del Principe divenne come nuova e la freschissima copia avuta dal Ghirigoro sembr• essere quella di seconda mano. "Restituir• a Slughorn la nuova. Non avr… nulla da lamentarsi, costa nove Galeoni." Hermione strinse le labbra con fare di rabbiosa disapprovazione, ma fu distratta da un terzo gufo che era atterrato davanti a lei con una copia della Gazzetta del Profeta. Lei aprŤ il giornale rudemente ed esamin• la prima pagina. "Š morto qualcuno che conosciamo?" domand• Ron con voce volutamente noncurante. Ripeteva la stessa domanda ogni mattina, quando Hermione apriva il giornale. "No, ma ci sono stati altri attacchi da parte di Dissennatori," rispose Hermione. "E un arresto." "Eccellente, chi?" domand• Harry pensando a Bellatrix Lestrange. "Stan Picchetto," replic• Hermione. "Cosa?" esclam• Harry sbalordito. "®Stanley Picchetto, bigliettaio del Nottetempo, il popolare mezzo di trasporto del mondo magico, Š stato arrestato con il sospetto di aver partecipato alle attivit… dei Mangiamorte. Il signor Picchetto, 21 anni, Š stato preso in custodia dopo un'incursione nella sua casa di Clapham...Ż" "Stan Picchetto un Mangiamorte?" disse Harry ricordando che erano passati tre anni da quando aveva incontrato quel ragazzo brufoloso per la prima volta. "Impossibile!" "Pu• darsi che sia stato posto sotto la Maledizione Imperius," suppose Ron pensoso. "Non si pu• mai dire." "Non sembra," spieg• Hermione, che aveva continuato a leggere. "Qui dice che Š stato arrestato perch‚ gli hanno sentito raccontare alcuni piani segreti dei Mangiamorte in un pub." Alz• lo sguardo rivelando sul volto un'espressione preoccupata. "Se fosse stato sotto la Maledizione Imperius, difficilmente sarebbe andato a spifferare in giro i loro piani, no?" "Sembra che volesse far sembrare di essere pi— di quel che Š," disse Ron. "Non era quello che pretendeva di essere sul punto di diventare Ministro della Magia mentre cercava di far colpo su quella Veela?" "Gi…, proprio lui," conferm• Harry. "Non so a che gioco stanno giocando nel prendere Stan sul serio." "Probabilmente vogliono dare l'impressione che stanno facendo qualcosa," disse Hermione accigliata. "La gente Š terrificata... lo sai che i genitori delle gemelle Patil le vogliono ritirare da scuola? Ed Eloise Midgeon si Š appena ritirata. Il padre Š venuta a prenderla la notte scorsa." "Cosa!" Scatt• Ron, guardando Hermione con occhi stralunati. "Ma Hogwarts Š pi— sicura delle loro case, per forza! Ci sono gli Auror, e tutti quegli incantesimi protettivi extra, e c'Š Silente!" "Non credo che lui ci sia sempre," fece notare Hermione molto tranquillamente mentre alzava lo sguardo verso il tavolo degli Insegnanti, oltre il bordo del Profeta. "Non l'hai notato? Il suo posto Š stato vuoto almeno quanto quello di Hagrid, la scorsa settimana. Harry e Ron alzarono insieme lo sguardo verso il tavolo degli Insegnanti. La sedia del Preside era proprio vuota. Ora che ci pensava, Harry non aveva pi— visto Silente fin dalla loro lezione privata della settimana precedente. "Credo che abbia lasciato la scuola per fare qualcosa con l'Ordine," sussurr• Hermione. "Voglio dire... sembra tutto cosŤ grave, no?" Harry non rispose, ma sapeva che tutti e tre stavano pensando alla stessa cosa. Il giorno prima c'era stato un orribile incidente, ed Hannah Abbott era stata fatta uscire, durante la lezione di Erbologia, per essere informata del fatto che la madre era stata trovata morta. Non vedevano Hannah fin da allora. Quando lasciarono il tavolo dei Grifondoro per dirigersi al campo di Quidditch, cinque minuti pi— tardi, sorpassarono Lavanda Brown e CalŤ Patil. Ricordando ci• che Hermione aveva detto riguardo al fatto che i genitori delle gemelle Patil volevano ritirarle da scuola, Harry non fu sorpreso di vedere le due, legate da grande amicizia, sussurrare tra di loro apparentemente affrante. Ci• che sorprese Harry fu che, appena Ron arriv• alla loro altezza, CalŤ subito sferr• a Lavanda una gomitata e Lavanda si guard• intorno e rivolse a Ron un ampio sorriso. Ron ammicc• verso di lei, poi sfoggi• un sorriso esitante. Il suo modo di camminare divenne in qualche modo pi— impettito. Harry resistette alla tentazione di scoppiare e ridere, ricordando che Ron si era trattenuto allo stesso modo quando aveva saputo che Malfoy gli aveva rotto il naso. Hermione, dal canto suo, sembr• fredda e distante per tutto il tragitto verso lo stadio attraversando la fredda acquerugiola nebbiosa, e si diresse a cercare un posto in tribuna senza augurare a Ron buona fortuna. Come Harry aveva previsto, le selezioni durarono per la maggior parte della mattina. Met… della Casa del Grifondoro sembrava essersi radunata lŤ, da quelli del primo anno che tenevano strette alcune orribili vecchie scope della scuola, selezionate dal mucchio, fino ad alcuni del settimo anno che torreggiavano sugli altri con fare freddamente intimidatorio. Quest'ultimo gruppo comprendeva un robusto ragazzo dai capelli ispidi che Harry riconobbe immediatamente per averlo incontrato sull' Hogwarts Express. "Ci siamo incontrati sul treno, nello scompartimento del vecchio Sluggy," disse questi confidenzialmente emergendo dal gruppo per stringere la mano ad Harry. "Cormac McLaggen, Portiere." "Non partecipasti alle selezioni dell'anno scorso, vero?" chiese Harry, notando quanto fossero ampie le spalle di McLaggen e pensando che potesse bloccare tutti e tre gli anelli senza neanche muoversi. "Ero in infermeria quando ci furono le selezioni," rispose McLaggen, con una certa tracotanza. "Avevo mangiato una libbra di uova di Doxy per scommessa." "Va bene," replic• Harry. "Be'... se vuoi aspettare lŤ..." Indic• verso il bordo del campo, nei pressi di dove Hermione era seduta. Pens• di vedere un guizzo di irritazione passare sul viso di McLaggen e si chiese se si aspettasse di avere un trattamento di favore perch‚ entrambi favoriti del "vecchio Sluggy". Harry decise di cominciare con degli esercizi di base, chiedendo a tutti i candidati di dividersi in gruppi di dieci e di fare, in volo, un giro del campo. Questa si rivel• essere una buona decisione: il primo gruppo di dieci era composto da quelli del primo anno, e fu pi— che evidente che nessuno aveva mai volato a lungo precedentemente. Un solo ragazzino riuscŤ a restare in volo per pi— di pochi secondi, e ne rest• cosŤ sorpreso che and• immediatamente a sbattere contro uno dei pali delle porte. Il secondo gruppo era composto da dieci delle ragazze pi— insulse che Harry avesse mai conosciuto che, al fischio di Harry, l'unica cosa di cui furono capaci fu quella di mettersi a ridacchiare e ad abbracciarsi l'una con l'altra. Romilda Vane era una di queste. Quando disse loro di lasciare il campo, lo fecero con totale spensieratezza ed andarono a sedersi sulle panche dando fastidio a tutti gli altri. Quelli del terzo gruppo si scontrarono tra di loro a met… del loro giro del campo. La maggior parte di quelli del quarto gruppo erano venuti senza scope. Quelli del quinto gruppo erano di Tassorosso. "Se c'Š qualcun altro che non Š di Grifondoro," ruggŤ Harry, che cominciava ad essere veramente infastidito, "se ne vada adesso, per favore!" Ci fu una pausa, poi una coppia di piccoli Corvonero si allontan• correndo dal campo, con qualche sbuffo e qualche risata. Dopo due ore, qualche protesta e diversi scoppi d'ira, tra cui uno che aveva provocato la rottura di una Comet Duecentosessanta e diversi denti rotti, Harry aveva trovato i tre cercatori: Katie Bell, che rientrava in squadra dopo un eccellente prova, una nuova scoperta di nome Demelza Robins, che aveva una speciale abilit… a scansare i bolidi, e Ginny Weasley, che aveva volato magnificamente per tutta la prova e, in aggiunta, aveva segnato diciassette volte. Per quanto soddisfatto delle sue scelte, Harry aveva dovuto urlare fino a diventare rauco con tutti quelli che avevano protestato, e adesso stava affrontando la stessa battaglia con i Battitori scartati. "La mia decisione definitiva Š questa e se non ve ne andate dalla selezione dei Portieri vi faccio un maleficio," url•. Nessuno dei battitori che aveva scelto aveva lo stesso talento di Fred e George, ma era abbastanza soddisfatto di loro: Jimmy Peakes, un ragazzo del terzo anno basso, ma dalle spalle ampie, era riuscito a far spuntare sulla nuca di Harry un bernoccolo grande come un uovo, per la ferocia con cui aveva colpito un bolide, e Ritchie Coote, che sembrava allampanato ma aveva un'ottima mira. Entrambi raggiunsero in panchina Katie, Demelza e Ginny per seguire la selezione dell'ultimo componente della squadra. Harry aveva volutamente lasciato per ultima la selezione del Portiere, sperando di avere uno stadio meno affollato e minore pressione sui concorrenti. Sfortunatamente, invece, si erano aggiunti agli spettatori tutti quelli che erano stati scartati ed un buon numero di persone che erano scese in ritardo dopo una lauta colazione, cosŤ lo stadio era pi— affollato che mai. Harry diede uno sguardo a Ron, che aveva sempre avuto problemi a mantenere il sangue freddo. Harry aveva sperato che l'aver vinto la gara finale, l'anno precedente, lo avesse sbloccato, ma apparentemente non era cosŤ: Ron aveva assunto un tenue colorito verdastro. Nessuno dei primi cinque aspiranti riuscŤ a parare pi— di due tiri ciascuno. Con gran disappunto di Harry, Cormac McLaggen riuscŤ a parare quattro tiri su cinque. Sull'ultimo, per•, si mosse nella direzione completamente opposta, il pubblico rise e fischi• mentre McLaggen tornava a terra digrignando i denti. Ron sembrava sul punto di svenire quando mont• sulla sua Tornado Undici. "Buona fortuna" grid• una voce dalle tribune. Harry lanci• uno sguardo aspettandosi fosse Hermione, ed invece si trattava di Lavanda Brown. Harry avrebbe voluto nascondere il viso tra le mani, come fece lei un attimo pi— tardi, ma consider• che come Capitano gli toccava mostrare un po' di fermezza in pi—, e torn• a voltarsi per osservare la prova di Ron. Non avrebbe dovuto preoccuparsi. Ron par• una, due, tre, quattro, cinque rigori tutti di fila. Deliziato, e trattenendosi a stento dall'unirsi alle acclamazioni della folla, Harry si volt• verso McLaggen per dirgli che, sfortunatamente, Ron l'aveva superato, ma trov• il volto arrossato di McLaggen a pochi centimetri dal suo. Fece un rapido passo indietro. "Sua sorella non ha fatto un tiro serio," disse McLaggen minaccioso. Aveva una vena che gli pulsava sulla tempia identica a quella che spesso Harry aveva scorto sulla tempia di zio Vernon. "Gli ha fatto fare una parata facile." "Stupidaggini," replic• Harry con freddezza. "Era proprio quello che ha quasi mancato." McLaggen fece un passo verso Harry, che si irrigidŤ sul posto. "Dammi un'altra possibilit…." "No," rispose Harry. "Hai fatto la tua prova. Ne hai parati quattro. Ron ne ha parati cinque. Il Portiere Š Ron, ha vinto in modo corretto. Levati dai piedi." Per un momento ebbe l'impressione che McLaggen l'avrebbe picchiato, ma questi si accontent• di una smorfia maligna e se ne and• precipitosamente, brontolando all'aria fresca quelle che sembravano minacce. Harry si volt• verso la sua nuova squadra che lo aspettava raggiante. "Ben fatto," disse con voce rauca. "Avete volato tutti veramente bene..." "Sei stato magnifico, Ron!" Questa volta si trattava veramente di Hermione che correva verso di loro dalle tribune. Harry vide Lavanda uscire dal campo a braccetto con CalŤ con il volto atteggiato ad un'espressione un po' stizzita. Ron sembrava estremamente soddisfatto di se stesso ed ancora pi— alto del solito, quando si gir• sorridendo verso la squadra e verso Hermione. Dopo aver fissato la data del loro primo allenamento completo per il giovedŤ successivo, Harry, Ron ed Hermione salutarono il resto della squadra e si diressero verso la capanna di Hagrid. Un sole sbiadito cercava di far capolino dalle nuvole, in quel momento, e finalmente aveva smesso di piovigginare. Harry si sentŤ terribilmente affamato. Sperava che, da Hagrid, ci fosse qualcosa da mangiare. "Credevo di non riuscire a prendere il quarto tiro," continuava Ron gongolando. "Un tiro insidioso di Demelza, l'avete visto, pieno di effetto..." "Si, si, sei stato magnifico," rispose Hermione un po' distratta. "Sono stato pi— bravo di quel McLaggen, in ogni caso," insist‚ Ron con voce soddisfatta. "Avete visto come si Š tuffato nella direzione sbagliata al quinto tiro? Sembrava quasi essere sotto incantesimo Confundus..." Con gran sorpresa di Harry, a queste parole Hermione arrossŤ istantaneamente. Ron non si accorse di nulla, era troppo occupato a descrivere ogni rigore parato in tutti i pi— piccoli dettagli. Il grande ippogrifo grigio, Fierobecco, era impastoiato di fronte alla capanna di Hagrid. Fece scattare il becco al loro avvicinarsi e rivolse la testa smisurata nella loro direzione. "Oh cielo," esclam• Hermione nervosamente. "Š ancora alquanto spaventoso, vero?" "Ma vai, lo hai cavalcato, no?" fece notare Ron. Harry si avvicin• ed accenn• un inchino rivolto all'ippogrifo, senza interrompere il contatto visivo o ammiccare. Qualche secondo dopo, Fierobecco s'inchin• a sua volta. "Come stai?" Gli chiese Harry a voce bassa, avvicinandosi ed accarezzandogli la testa piumata. "Ti manca? Ma qui stai bene con Hagrid, vero?" "Ehi!" si udŤ urlare. Hagrid aveva svoltato, a passi svelti, attorno l'angolo della sua capanna indossando un ampio grembiule a fiori e trasportando un sacco di patate. Il suo enorme segugio, Thor era alle calcagna; abbai• sonoramente e balz• avanti. "Stateci lontani da lui! Vi staccher… le dita... oh. Ci siete voi." Thor saltava attorno a Ron ed Hermione tentando di leccar loro le orecchie. Hagrid si ferm• e li guard• per una frazione di secondo, poi si volt• e si precipit• in casa, sbattendo la porta dietro di sŠ. "Oh cielo!" Esclam• Hermione affranta. "Non ti preoccupare per lui," disse Harry con decisione. Si diresse direttamente alla porta e buss• con forza. "Hagrid! Apri, vogliamo parlarti!" Dall'interno non giunse alcun suono. "Se non apri la porta, la facciamo saltare in aria!" Intim• Harry, estraendo la bacchetta. "Harry!" Esclam• Hermione scioccata. "Non puoi veramente..." "Certo che posso!" rispose Harry. "Stai indietro..." Prima che potesse aggiungere altro, per•, la porta si apri di nuovo come Harry sapeva che sarebbe accaduto, e sulla soglia c'era Hagrid che li guardava torvo e sembrava, nonostante il grembiule a fiori, veramente minaccioso. "Sono un insegnante!" RuggŤ verso Harry. "Un insegnante, Potter! Come ti ci permetti di farci saltare la mia porta!" "Mi dispiace, Signore," rispose Harry, enfatizzando l'ultima parola mentre riponeva la bacchetta nella veste. Hagrid sembr• frastornato. "Da quando mi ci chiami ®SignoreŻ, tu?" "Da quando tu mi chiami ®PotterŻ?" "Oh, molto sveglio," grugnŤ Hagrid. "Molto divertente. Vorresti farmela in barba a me, vero? Va bene, vienici dentro, tu ingrato piccolo..." Borbottando cupamente, fece un passo indietro e li lasci• entrare. Hermione si infil• dietro Harry sembrando alquanto spaventata. "Be'?" proruppe Hagrid, irritato, appena Harry, Hermione e Ron si furono seduti attorno all'enorme tavolo di legno. Thor poggi• immediatamente la testa sulle ginocchia di Harry sbavandogli su tutto il vestito. "Di che ci si tratta? Dispiaciuti per me? Pensate che ci stia solo o chiss… che?" "No," rispose Harry seccamente. "Volevamo vederti." "Ci sei mancato!" soggiunse Hermione tremando. "Vi ci sono mancato, eh?" Sbuff• Hagrid. "E gi…. Giusto." Lui passeggi• in giro, brusco, mettendo in infusione il the nel suo enorme bollitore di rame, borbottando per tutto il tempo. Alla fine sbatt‚ sul tavolo tre tazze, grandi quanto un secchio, piene di un the scuro come il mogano e un piatto dei suoi pasticcini duri come la pietra. Harry era talmente affamato che, nonostante conoscesse la cucina di Hagrid, questa volta ne prese uno. "Hagrid," inizi• Hermione timidamente quando lui si unŤ al gruppo sedendosi al tavolo e cominciando a pelare le patate con tale brutalit… da suggerire che ogni tubero gli avesse fatto un'offesa personale, "avremmo voluto veramente continuare Cura delle Creature Magiche, sai." Hagrid sbuff• nuovamente. Ad Harry sembr• quasi come se provenisse da fantasmi racchiusi nelle patate, ed era profondamente grato del fatto che non fossero per la loro cena. "Volevamo!" ripet‚ Hermione. "Ma nessuno di noi poteva inserirla nell'orario delle lezioni!" "E gi…. Giusto," disse Hagrid nuovamente. Si sentŤ un bizzarro suono di qualcosa che sguazzava e si girarono per vedere da dove provenisse: Hermione si fece sfuggire un piccolo urlo e Ron balz• dalla sedia e si precipit• dall'altra parte del tavolo, lontano dal grosso barile che si trovava nell'angolo e che loro avevano notato a malapena. Era pieno di qualcosa che aveva l'apparenza di vermi lunghi trenta centimetri, che si contorcevano viscidi e bianchi. "Cosa sono, Hagrid?" Chiese Harry, cercando di sembrare interessato anzich‚ disgustato, mettendo via subito il suo pasticcino roccioso, per•. "Solo larve giganti," rispose Hagrid. "E quando cresceranno che...?" domand• Ron preoccupato. "Non ci cresceranno proprio per niente," rispose Hagrid. "Ce le ho prese per darcele da mangiare ad Aragog." Senza alcun preavviso, scoppi• in lacrime. "Hagrid!" url• Hermione alzandosi di scatto, correndo intorno al tavolo per il lato pi— lungo per evitare il barile coi vermi, e abbracciandogli le spalle che sobbalzavano. "Che c'Š?" "Ci Š... lui..." singhiozz• Hagrid, gli occhi scuri grondanti mente si asciugava il viso con il suo grembiule. "Ci si tratta... Aragog... penso che... ci stia per morire... C'Š stato malato per tutta l'estate e non ci migliora... non so che farci se... se lui... ci siamo stati insieme per tanto tempo..." Hermione gli diede dei colpetti sulla spalla, sembrando totalmente incapace di dire qualcosa. Harry immaginava come lei dovesse sentirsi. Aveva visto Hagrid presentare un selvaggio cucciolo di drago come se fosse un orsacchiotto di peluche, lo aveva visto cantare la ninna nanna a scorpioni giganti con pungiglioni e ventose per succhiare il sangue, lo aveva visto tentare di ragionare col suo brutale fratellastro gigante, ma questo era forse il pi— incomprensibile di tutti i suoi mostri: il gigantesco ragno parlante, Aragog, che aveva la tana nel profondo della Foresta Proibita e dal quale lui e Ron erano riusciti a scappare per il rotto della cuffia quattro anni prima. "C'Š... c'Š qualcosa che possiamo fare?" chiese Hermione, ignorando le smorfie frenetiche di Ron e il suo scuotere la testa. "Non credo ci possiamo nulla, Hermione," gemette Hagrid, tentando di arrestare il flusso di lacrime. "Vedi, c'Š che il resto della trib—... la famiglia di Aragog... ci stanno ad essere un po' strani ora... un po' agitati..." "SŤ, abbiamo visto un po' di questo loro aspetto," disse Ron sottovoce. "... Non credo che ci sia sicuro per nessuno, tranne me, andarci vicino alla colonia al momento," concluse Hagrid, soffiandosi il naso con forza nel grembiule ed sollevando lo sguardo. "Grazie per esserti offerta, per•, Hermione... Ci significa molto..." Passato questo momento, l'atmosfera parve notevolmente pi— serena, e per quanto n‚ Harry n‚ Ron avessero mostrato alcuna intenzione di portare larve giganti come cibo per l'enorme ragno mortale, sembr• che Hagrid avesse assunto come dato di fatto che a loro sarebbe piaciuto poterlo fare, e torn• di nuovo ad essere se stesso. "Ehm, ho sempre saputo che ci avreste trovato complicato di infilarmi nel vostro orario," disse con voce rauca, versando loro un altro po' di the. "Anche se insistendoci per avere delle giratempo..." "Non le avremmo avute," rispose Hermione. "Abbiamo frantumato l'intero stock di giratempo del Ministero, quando siamo stati lŤ l'estate scorsa. Era riportato nella Gazzetta del Profeta." "Ah, be' allora," borbott• Hagrid. "Non c'era proprio modo che ci potevate farlo... Mi dispiace di... ce lo sapete... Sono stato dispiaciuto per Aragog... e mi ci domandavo, se la Professoressa Caporal ci fosse stata lei, voi..." Al che tutti e tre affermarono categoricamente e falsamente che la Professoressa Caporal, che aveva sostituito Hagrid qualche volta, era stata un'insegnante pessima, con il risultato che, quando Hagrid li salut• al cadere del crepuscolo, sembrava molto pi— allegro. "Sto morendo di fame," disse Harry appena la porta si fu chiusa alle sue spalle e si furono avviati si prati scuri e deserti. Aveva lasciato perdere con i pasticcini rocciosi dopo aver sentito un sinistro rumore di rottura provenire da uno dei suoi denti posteriori. "E stasera ho anche la punizione con Piton, perci• non Š che abbia molto tempo per la cena..." Appena entrarono nel castello, scorsero Cormac McLaggen entrare nella Sala Grande. Dovette fare due tentativi per passare nella porta. La prima volta and• a sbattere contro lo stipite. Ron scoppi• semplicemente in una maligna risata sguaiata e lo seguŤ velocemente nella Sala, ma Harry blocc• Hermione per un braccio e la tir• indietro. "Cosa?" Inizi• Hermione sulla difensiva. "Se qualcuno me lo chiedesse," disse Harry pacatamente, "direi che McLaggen sembra proprio essere stato colpito da un incantesimo Confundus. E guarda caso aspettava proprio davanti al posto dov'eri seduta tu." Hermione arrossŤ. "Oh, va bene allora, l'ho fatto," sussurr•. "Ma avresti dovuto sentire cosa andava dicendo di Ron e Ginny! In ogni caso ha un carattere orribile, hai visto come ha reagito quando lo hai scartato... non avresti voluto un tipo come lui in squadra." "No," ammise Harry. "No, Credo che tu abbia ragione. Ma non credi sia stata una cosa disonesta, Hermione? Voglio dire, sei un prefetto, no?" "Oh, finiscila," scatt• lei quando lo vide sogghignare. "Che fate voi due?" domand• Ron ricomparendo sulla soglia della Sala Grande con fare sospettoso. "Niente," risposero Harry e Hermione all'unisono, e si affrettarono dietro Ron. Il profumo di arrosto provoc• una fitta allo stomaco affamato di Harry, ma non avevano fatto neanche tre passi verso il tavolo dei Grifondoro, che il Professor Slughorn si par• loro di fronte bloccando il cammino. "Harry, Harry, proprio la persona che speravo di trovare!" disse amichevolmente a voce alta, giocherellando con la punta dei suoi baffi da tricheco e spremendo l'enorme ventre. "Speravo di incrociarti prima di cena! Che ne diresti di venire nella mia stanza per un assaggio di zuppa, stanotte? Faremo una festicciola, giusto per le stelle emergenti, ho chiesto a McLaggen di venire, ed a Zabini, alla graziosa Melinda Bobbin... non so, la conosci? La sua famiglia possiede una grande catena di Farmacie... e, naturalmente, spero molto che anche la Signorina Granger voglia farmi l'onore di partecipare." Slughorn indirizz• ad Hermione un breve sguardo finendo di parlare. Era come se Ron non fosse presente. Slughorn non lo degn• nemmeno di uno sguardo. "Non posso venire, Professore," rispose Harry immediatamente. "Sono in punizione con il Professor Piton." "Oh caro!" esclam• Slughorn con una comica faccia lunga. "Caro, caro, facevo conto su di te, Harry! Be', adesso, giusto una parolina col Professor Piton per spiegare la situazione, e sono certo che riuscir• a persuaderlo a rimandare la tua punizione. SŤ, ci vediamo dopo!" Si affrett• fuori dalla Sala. "Non ha alcuna possibilit… di persuadere Piton," afferm• Harry appena Slughorn fu fuori dalla portata della voce. "Questa punizione Š gi… stata rimandata una volta. Piton pu• farlo per Silente, ma non credo che lo farebbe per chiunque altro." "Oh, vorrei che tu potessi venire, non voglio andarci da sola!" esclam• Hermione ansiosamente. Harry sapeva che stava pensando a McLaggen. "Dubito che sarai sola, probabilmente avr… invitato anche Ginny," disse Ron aspramente, in quanto sembrava non aver preso bene il fatto di essere stato ignorato da Slughorn. Finita la cena si diressero verso la torre del Grifondoro. La Sala Comune era molto affollata, come se molte persone avessero appena finito la cena, in ogni caso loro riuscirono a trovare un tavolo ed a sedersi. Ron, che era rimasto imbronciato fin dall'incontro con Slughorn, incroci• le braccia e alz• lo sguardo accigliato verso il soffitto. Hermione raccolse una copia del Profeta della Sera che qualcuno aveva abbandonato su una sedia. "Novit…?" chiese Harry. "Proprio nulla..." Hermione aveva aperto il giornale e stava cercando nelle pagine interne. "Oh, guarda, c'Š tuo padre, Ron... sta bene!" aggiunse immediatamente notando lo sguardo allarmato di Ron. "Dice solo che Š andato ad ispezionare casa Malfoy. ®Questa seconda perquisizione alla residenza del Mangiamorte non sembra aver prodotto risultati. Arthur Weasley, dell'Ufficio per il Ritrovamento e la Confisca di Incantesimi Difensivi ed Oggetti Protettivi Contraffatti, ha detto che la sua squadra ha agito in base ad una soffiata riservata.Ż" "Gi…, io!" esclam• Harry. "Gli parlai di Malfoy e dell'oggetto che voleva che Sinister riparasse mentre eravamo a King's Cross! Be', se non Š a casa loro, qualunque cosa sia, potrebbe averla portata ad Hogwarts con s‚..." "Ma come avrebbe potuto fare, Harry?" chiese Hermione con uno sguardo meravigliato mentre riponeva il giornale. "Siamo stati tutti perquisiti all'arrivo, no?" "Davvero?" domand• Harry, preso alla sprovvista. "Io no!" "Oh no, certo che no, avevo dimenticato che sei arrivato in ritardo... be', Gazza ci ha fatti scorrere addosso dei Sensori Segreti quando siamo entrati nell'Atrio. Qualsiasi oggetto Oscuro sarebbe stato trovato. Lo so per il fatto che a Tiger Š stata confiscata una Testolina. CosŤ, capisci, Malfoy non pu• aver introdotto nulla di pericoloso. Momentaneamente spiazzato, Harry osserv• per un po' Ginny Weasley giocare con Arnold, lo Pygmy Puff, prima di trovare un'obiezione valida. "Qualcuno potrebbe averglielo mandato con un gufo, allora," afferm•. "Sua madre o qualcun altro." "Anche tutti i gufi vengono perquisiti," rispose Hermione. "Lo ha detto Gazza mentre faceva passare quei Sensori Segreti ovunque potesse arrivare." Completamente sconcertato, stavolta, Harry non trov• nulla per obiettare. Apparentemente non c'era alcun modo in cui Malfoy avrebbe potuto introdurre a scuola un pericoloso oggetto Oscuro. Guard• speranzoso Ron che era seduto con le braccia conserte, sbirciando verso Lavanda Brown. "Ti viene in mente in quale modo Malfoy...?" "Oh, finiscila, Harry," sbott• Ron. "Ascolta, non Š colpa mia se Slughorn ha invitato me ed Hermione a quella stupida festa, nessuno di noi due ci vuole andare, lo sai!" esclam• Harry infiammandosi. "Be', poich‚ non sono stato invitato a nessuna festa," concluse Ron alzandosi, "penso proprio che me ne andr• a letto." Si diresse con decisione verso la porta del dormitorio dei ragazzi, lasciando Harry ed Hermione che lo fissavano. "Harry?" lo chiam• la nuova cacciatrice, Demelza Robins, comparendogli improvvisamente alle spalle. "Ho un messaggio per te." "Dal Professor Slughorn?" chiese Harry speranzoso. "No... dal Professor Piton," rispose Demelza. Il cuore di Harry sprofond•. "Dice che devi andare al suo ufficio alle otto e mezza per la punizione... ehm... non importa quanti inviti a feste tu abbia ricevuto. E vuole che tu sappia che dovrai scegliere i Vermicoli marci da quelli buoni da usare in Pozioni e... dice anche che non ci sar… bisogno di portare guanti protettivi." "Va bene," sospir• Harry sconsolato. "Mille grazie, Demelza." CAPITOLO DODICI ARGENTO E OPALI Dov'era Silente, e cosa stava facendo? Harry vide il Preside solo altre due volte nelle settimane successive. Lo vide raramente a pranzo, inoltre, ed Harry era sicuro che Hermione fosse nel giusto nel pensare che lui lasciasse la scuola per diversi giorni ogni volta. Silente aveva dimenticato le lezioni che si pensava dovesse dare ad Harry? Il Preside aveva detto che le lezioni avrebbero avuto a che fare con la profezia. Harry si era sentito rafforzato e confortato, mentre ora si sentiva un po' abbandonato. A met… Ottobre ci fu la prima gita ad Hogsmeade. Harry s'era chiesto se queste gite sarebbero state ancora permesse, date le misure di sicurezza intorno alla scuola sempre crescenti, ma fu lieto di sapere che sarebbero andati. Era sempre positivo stare fuori dal castello per qualche ora. Harry si svegli• presto la mattina della gita, era una giornata tempestosa ed ingann• il tempo prima di colazione leggendo la sua copia di Pozioni Avanzate. Di solito non leggeva i libri di scuola quando stava sdraiato a letto. Un comportamento del genere, come Ron giustamente gli fece notare, era indecente per chiunque a parte Hermione, che era completamente strana proprio per questo. Harry sentiva, comunque, che difficilmente la copia del Principe Mezzosangue di Pozioni Avanzate poteva essere considerata un libro di testo. Pi— Harry procedeva con la lettura, pi— si rendeva conto di quanto fosse ricco, non solamente dei semplici suggerimenti o trucchi sulle pozioni che stavano facendo guadagnare tanto splendore alla sua reputazione con Slughorn ma, scarabocchiati ai lati, anche ingegnose fatture e malefici che, Harry era sicuro a giudicare dalle cancellazioni e revisioni, fossero state inventate dallo stesso Principe. Harry aveva gi… provato ad usare alcune delle formule inventate dal Principe. C'era un maleficio che faceva crescere le unghie dei piedi in modo terribilmente velocemente (la prov• su Tiger nel corridoio, con esiti molto divertenti). Una fattura che incollava la lingua al palato (usata un paio di volte, fra gli applausi generali, su un inconsapevole Argus Gazza). Quella pi— utile, probabilmente, era Muffliato, un incantesimo che riempiva le orecchie di chiunque stesse vicino con un ronzio irriconoscibile, cosŤ che lunghe conversazioni potessero essere tenute in classe senza essere ascoltate per sbaglio. L'unica persona che non trovava questi incantesimi divertenti, era Hermione, che assumeva una rigida espressione di completa disapprovazione, e rifiutava di parlare con Harry se lui aveva usato la formula Muffliato su qualcuno nelle vicinanze. Seduto sul letto, Harry mise il libro di fianco, per esaminare pi— da vicino le istruzioni scarabocchiate per un incantesimo che sembrava aver causato qualche problema al Principe. C'erano troppe cancellazioni e modifiche ma, finalmente, calcato in un angolo della pagina c'era uno scarabocchio: Levicorpus (n-vbl) Mentre il vento e il nevischio sbattevano incessantemente sulla finestra, e Neville russava sonoramente, Harry fiss• le lettere tra parentesi. N-vbl... che doveva significare ®non verbaleŻ. Harry era piuttosto dubbioso, non sapeva se sarebbe stato in grado di fare questo particolare incantesimo. Aveva ancora difficolt… con gli incantesimi non verbali, e Piton gli criticava immediatamente questi errori ad ogni lezione di Difesa contro le Arti Oscure- il principe, per•, si era dimostrato un professore molto pi— in gamba di Piton fino a questo punto. Puntando la mano verso un punto indistinto, fece un gesto verso l'alto e disse Levicorpus! all'interno della sua testa. "Aaaaaaaargh!" Ci fu un lampo di luce, e la stanza si riempŤ di voci: tutti s'erano svegliati, Ron era quello che aveva urlato. Harry fece cadere il libro di Pozioni Avanzate preso dal panico. Ron era rovesciato a mezz'aria dondolando come se un uncino invisibile lo tenesse sollevato per la caviglia. Scusa!" grid• Harry, mentre Dean e Seamus ridevano come matti, e Neville si tirava su da terra, dato che era caduto dal letto. "Aspetta... ti faccio scendere..." Cerc• a testoni il libro di pozioni e lo sfogli• rapidamente freneticamente, cercando di trovare la pagina giusta. Alla fine la trov• ed interpret• la parola illeggibile sotto la formula, pregando che fosse il contro incantesimo. Harry pens• Liberacorpus! con tutta la sua mente. Ci fu un altro lampo di luce e Ron cadde scompostamente sul suo materasso. "Scusa!" disse di nuovo Harry debolmente, mentre Dean e Seamus continuavavano a ridere sgangheratamente. "Domani," disse Ron con voce soffocata, "Farai meglio a mettere la sveglia." Nel tempo che impiegarono a vestirsi, imbottendosi con diversi maglioni fatti a mano della signora Weasley e indossando mantello, sciarpe e guanti, lo shock di Ron era passato e aveva deciso che la nuova formula di Harry era molto divertente; cosŤ divertente, infatti, che non perse tempo e raccont• ad Hermione la storia non appena si sedettero per la colazione. "... e c'Š stato un'altro lampo di luce e sono caduto di nuovo sul letto!" Ron fece un grande sorriso e si servŤ da solo, prendendo delle salsicce. Hermione non abbozz• neanche un sorriso durante il racconto, una volta finito indirizz• la sua espressione di fredda disapprovazione verso Harry "L'incantesimo, per caso, era un altro di quelli presi dal tuo libro di pozioni?" chiese. Harry si accigli•. "Vuoi sempre immaginare agli esiti peggiori, non Š vero?" "Lo era?" "Beh...si, l'ho trovato lŤ, e allora?" "Quindi hai semplicemente deciso di provare un incantesimo scritto a mano e sconosciuto per vedere cosa sarebbe successo?" "Che cosa importa se era scritto a mano?" disse Harry, preferendo non rispondere al resto della domanda. "PerchŠ probabilmente la formula non Š una di quelle approvate dal Ministro della Magia," disse Hermione. "E poi," aggiunse, appena Harry e Ron portarono gli occhi al cielo, "perchŠ sto iniziando a credere che questo Principe avesse un carattere un po' sfuggente" "Era per ridere!" disse Ron, inclinando una bottiglia di ketchup sulle sue salsicce. "Solo una risata, Hermione, nient'altro!" "Persone che dondolano appese per la caviglia?" disse Hermione. "Chi spreca il proprio tempo e le proprie energie per trovare un incantesimo come questo?" "Fred e George," disse Ron stringendo le spalle, "Š il loro genere di cose. E, ehm..." "Mio padre," disse Harry. S'era ricordato solo adesso. "Cosa?" dissero Ron ed Hermione insieme. "Mio padre us• quest'incantesimo," disse Harry. "Io... me lo ha detto Lupin." Quest'ultima parte non era vera. Harry aveva visto suo padre usare l'incantesimo su Piton, infatti, ma non aveva mai raccontato a Ron ed Hermione di quella particolare escursione nel Pensatoio. Ora, comunque, gli venne in mente una splendida possibilit…. Il Principe MezzoSangue poteva essere stato...? "Forse tuo padre lo ha usato, Harry," disse Hermione, "ma non Š stato l'unico. Noi abbiamo visto un intero gruppo di persone usarlo, nel caso te ne fossi dimenticato. Persone che dondolavano in aria. Galleggiavano tutti insieme, impotenti, senza nessuno che li aiutasse." Harry la guard• fissamente. Si sentŤ depresso, anche lui ricordava il comportamento dei Mangiamorte alla Coppa del Mondo di Quidditch. Ron and• in suo aiuto. "Quella Š stata una cosa diversa," esclam•. "Loro ne stavano abusando. Harry e suo padre si sono semplicemente fatti una risata. A te non piace il Principe, Hermione," aggiunse, indicandola severamente con una salsiccia, "perch‚ lui Š pi— bravo di te in Pozioni..." "Non c'entra niente con questo!" disse Hermione, le guance che arrossivano. "Penso solo che sia veramente da irresponsabili provare a fare un incantesimo quando non sai neanche a cosa serva, e smettetela di parlare a proposito del ®PrincipeŻ come se fosse veramente un nobile, scommetto che Š solo uno stupido soprannome, e non mi sembra sia stato una persona cosŤ simpatica!" "Non vedo da cosa tu lo possa capire," disse Harry animatamente. "Se io volessi diventare un Mangiamorte non andrei a vantarmi in giro dicendo di essere ®MezzosangueŻ, non trovi?" Appena detto ci•, Harry ricord• che suo padre era stato un puro-sangue, ma cerc• di spingere fuori questo pensiero dalla mente; si sarebbe preoccupato di questo pi— tardi... "I Mangiamorte non possono essere tutti purosangue, non sono rimasti abbastanza maghi puro-sangue," disse Hermione con decisione. "Credo che la maggior parte di loro sia mezzosangue, ma fanno finta di essere puri. Sono solo i maghi figli di babbani che loro odiano, loro sarebbero contenti di farvi arruolare con loro." "Non c'Š nessuna possibilit… che mi accettino come Mangiamorte!" disse Ron indignato, un pezzo di salsiccia vol• via dalla forchetta ora brandita verso Hermione e colpŤ Ernie Macmillan in testa. "La mia intera famiglia Š considerata come traditori del sangue! Questo, per i Mangiamorte, Š altrettanto una pecca quanto essere figli di Babbani!" "E loro adorerebbero avere me," disse Harry sarcasticamente. "Saremmo potuti essere grandi amici se non avessero cercato di farmi fuori." Questo fece ridere Ron. Perfino Hermione fece un sorriso forzato, e tutti e tre furono distratti dall'arrivo di Ginny. "Ciao, Harry, suppongo di doverti dare questo." Era un rotolo di pergamena con il nome di Harry scritto in calligrafia sottile, familiare ed inclinata. "Grazie, Ginny... Š la prossima lezione di Silente!" disse Harry a Ron ed Hermione, mentre apriva la pergamena e la leggeva velocemente. "LunedŤ sera!" Si sentŤ improvvisamente rassicurato e felice. "Vuoi venire con noi a Hogsmeade, Ginny?" le chiese. "Devo andarci con Dean... magari ci vediamo lŤ," rispose lei facendo un cenno mentre andava via. Gazza era in attesa nei pressi delle porte di quercia dell'ingresso principale, come al solito, e barrava i nomi delle persone che avevano il permesso di andare ad Hogsmeade. La procedura dur• pi— del solito perch‚ Gazza eseguiva un triplo controllo su tutti gli studenti con il suo Sensore Segreto. "Che cosa importa se portiamo di nascosto materiale oscuro FUORI?" chiese Ron, squadrando il lungo e sottile Sensore Segreto con apprensione. "Non sarebbe meglio controllare quello che noi portiamo DENTRO?" La sua sfacciataggine gli fece meritare alcuni colpetti extra del Sensore, e stava quasi per tirarsi indietro, quando scesero verso il vento ed il nevischio. La passeggiata fino ad Hogsmeade non fu divertente. Harry si avvolse la sciarpa intorno alla parte inferiore del viso; le parti esposte furono presto come escoriate ed intorpidite. La strada per il villaggio era piena di studenti piegati in due contro il vento tagliente. Pi— di una volta Harry pens• che avrebbe fatto meglio a restare nella calda sala comune e, quando finalmente raggiunsero Hogsmeade e videro che il negozio di scherzi di Zonko era stato chiuso, Harry capŤ che questa gita non era destinata ad essere divertente. Ron indic•, con una mano difficilmente distinguibile per via dei guanti, in direzione di Mielandia, che era fortunatamente aperto, Harry ed Hermione procedettero faticosamente dietro di lui fino all'interno del negozio affollato. "Grazie al cielo," disse Ron rabbrividendo una volta che furono avvolti dall'aria calda e profumata di caramelle. "Stiamo qui tutta la sera!" "Harry, ragazzo mio!" disse una voce tonante alle loro spalle. "Oh, no," bisbigli• Harry. Tutti e tre si girarono e videro il Professor Slughorn che indossava un enorme cappello di pelliccia ed un cappotto con un bavero della stessa pelliccia, stringeva una grande borsa di ananas cristallizzato ed occupava almeno un quarto del negozio. "Harry, hai mancato tre delle mie piccole cene finora!" disse Slughorn colpendolo con un pugno amichevole nel petto. "Non va bene, ragazzo mio, ci tengo molto ad averti da me! Anche la signorina Granger le adora, non Š vero?" "Si," disse Hermione impotente, "sono veramente..." "E allora perch‚ non vieni, Harry?" chieste Slughorn. "Ecco, ho allenamento con la squadra di Quidditch, professore," disse Harry, che aveva realmente fissato un allenamento ogni volta che Slughorn gli aveva inviato un piccolo invito adornato con un nastro viola. Questa strategia faceva sŤ che Ron non fosse escluso, e di solito se la ridevano con Ginny, immaginando Hermione silenziosa con McLaggen e Zabini. "Bene, mi aspetto di sicuro che tu vinca la prima partita, dopo tutto questo duro lavoro!" disse Slughorn. "Ma una piccola distrazione non ha mai fatto male a nessuno. Ora, cosa ne pensi di lunedŤ notte, voi non avrete la possibilit… di allenarvi con questo tempo..." "Non posso Professore, ho un... ehm... un appuntamento con il Professor Silente, quella sera." "Ancora sfortuna!" si lament• Slughorn drammaticamente. "Ah, be'... non mi puoi sfuggire per sempre, Harry!" E con un gesto regale, lui uscŤ dal negozio, facendo tanto poco caso a Ron quasi come se egli fosse stata una pubblicit… degli Scarafaggi a Grappolo. "Non posso credere che tu ne abbia evitato un altro," disse Hermione, scuotendo la testa. "Non sono cosŤ male, sai... a volte possono essere quasi divertenti..." Poi lei fece caso all'espressione di Ron. "Oh, guarda... hanno le piume di zucchero deluxe... dovrebbero durare delle ore!" Contento che Hermione avesse cambiato discorso, Harry trov• molto pi— interessanti le nuove piume di zucchero deluxe di quanto non avrebbe fatto normalmente, ma Ron continu• a guardare imbronciato e fece spallucce quando Hermione gli chiese dove volesse andare dopo." "Andiamo ai Tre Manici di Scopa," disse Harry. "Dovrebbe esserci un bel calduccio." Si misero di nuovo le sciarpe sulla faccia e lasciarono il negozio di dolci. Il vento era tagliente come coltelli sui loro volti, dopo lo zuccheroso tepore del negozio di dolci. La strada non era molto frequentata. Nessuno si attardava in chiacchiere, tutti s'affrettavano verso le loro destinazioni. L'unica eccezione erano due uomini poco davanti a loro fermi proprio davanti ai Tre Manici di Scopa. Uno era molto alto e magro. Guardando di traverso attraverso gli occhiali bagnati dalla pioggia, Harry riconobbe il barman dell'altro pub di Hogsmeade, la Testa di Porco. Appena Harry, Ron ed Hermione si avvicinarono, il barman si strinse pi— saldamente il mantello attorno al collo e si allontan•, lasciando quello pi— basso ad annaspare con qualcosa fra le braccia. Erano a pochi metri quando Harry capŤ chi era. "Mundungus!" L'uomo tozzo e con le gambe storte aveva lunghi capelli argentei e sciolti, salt• e diede un calcio ad una vecchia valigia, che si aprŤ violentemente, liberando quello che sembrava essere l'intero contenuto di una vetrina di un negozio di ciarpame. "Oh, ciao, Harry," disse Mundungus Flether, con una disinvoltura molto poco convincente. "Bene... non mi trattenete." Ed inizi• a grattare per terra per recuperare il contenuto della sua valigia, sembrava che non vedesse l'ora di andarsene. "Stai vendendo questa roba?" chiese Harry, che guardava Mundungus mentre raccattava da terra quello che sembrava un intero assortimento di oggetti sudici. "Oh, beh, il minimo che serve per mantenermi," disse Mundungus. "Dammelo!" Ron si era inchinato ed aveva preso un oggetto argentato. "Aspetta un attimo," disse Ron lentamente. "Mi sembra familiare..." "Grazie tante!" disse Mundungus, strappando il calice dalle mani di Ron e ficcandolo di nuovo nella valigia. "Bene, ora vi saluto...OUCH!" Harry spinse Mundungus contro il muro del pub tenendolo per la gola. Mentre lo teneva tir• fuori velocemente la bacchetta con l'altra mano. "Harry!" strill• Hermione "L'hai rubato dalla casa di Sirius," disse Harry, che ora alto abbastanza da stare naso a naso con Mundungus, e gli arrivava un brutto odore di tabacco vecchio ed alcool. "Ha sopra lo stemma della Famiglia Black." "Io...no...cosa...?" farfugli• Mundungus, che lentamente stava diventando viola. "Che cosa hai fatto, sei andato a casa sua la notte in cui Š morto e l'hai svaligiata?" ringhi• Harry. "Io...no..." "Harry, non puoi!" grid• Hermione, mentre Mundungus stava diventando blu. Ci fu un bang, ed Harry sentŤ la mano lasciare la gola di Mundungus. Ansimando e farfugliando Mundungus afferr• la valigia caduta, e đ CRACK đ sparŤ. Harry url• a squarciagola, girando su due piedi per vedere dove fosse andato Mundungus. "TORNA INDIETRO, LADRO - !" "Non Š pi— qui Harry." Tonks era apparsa dal nulla, i capelli color topo erano bagnati dal nevischio. "Probabilmente Mundungus Š gi… a Londra in questo momento, non pu• sentire le tue urla." "Ha rubato le cose di Sirius! Le ha rubate!" "Si, ma calmati," disse Tonks, che non sembrava colpita da questa informazione. "Faresti meglio ad andare via da questo posto freddo." Lei guard• attraverso la porta dei Tre Manici di Scopa. Una volta entrato, Harry sbrait•, "Stava rubando le cose di Sirius!" "Si Harry, ma per piacere non urlare, ci stanno fissando tutti," sussurr• Hermione. "Vai e siediti, io ti prendo qualcosa da bere." Harry era ancora molto arrabbiato quando Hermione torn• al loro tavolo, qualche minuto dopo, con tre bottiglie di burrobirra. "L'Ordine non pu• controllare Mundungus?" chiese Harry agli altri due in un sussurro furioso. "Non possono almeno fare in modo che non rubi tutto quello che non Š inchiodato a terra al quartier generale?" "Shh!" disse Hermione disperatamente, guardandosi intorno per essere sicura che nessuno li stesse ascoltando; c'era una coppia di maghi vicino a loro che stavano fissando Harry con molto interesse, e Zabini stava ciondolando da un pilastro non molto lontano. "Harry, anche io sono inorridita, so che sono tue le cose che sta rubando..." Harry inizi• a bere la sua burrobirra, per un momento aveva dimenticato che ora il numero dodici di Grimmauld Place gli apparteneva. "Si, sono le mie cose!" disse. "C'Š poco da meravigliarsi che non fosse contento di vedermi! Bene, andr• da Silente e gli dir• quello che sta succedendo, lui Š l'unico che possa spaventare Mundungus." "Buona idea," sussurr• Hermione, rassicurata dal fatto che Harry si stava calmando. "Ron, cosa stai fissando?" "Niente," disse Ron, guardando velocemente oltre il bancone, ma Harry sapeva che lui stava cercando di attirare l'attenzione dell'attraente barista, Madama Rosmerta, per cui aveva un debole. "Credo che ®nienteŻ in realt… stia per un po' di Whisky Incendiario" disse Hermione irritata. Ron ignor• questa allusione, e sorseggi• la sua bevanda in quello che probabilmente lui considerava un dignitoso silenzio. Harry stava pensando a Sirius ed a come, in ogni caso, lui odiasse quei calici d'argento. Hermione tamburell• con le dita sul tavolo, i suoi occhi andavano da Ron al bancone. Quando Harry finŤ anche l'ultima goccia nella sua bottiglia disse, "Possiamo farla finita con l'uscita e tornarcene a scuola, allora?" I due annuirono. Non era stata una gita divertente ed il tempo stava peggiorando ogni minuto di pi—. Ancora una volta si strinsero saldamente nei loro mantelli, risistemarono le sciarpe, indossarono di nuovo i guanti, quindi seguirono Katie Bell ad una sua amica fuori dal pub e nella strada principale. I pensieri di Harry andarono a Ginny, mentre camminavano a fatica lungo la strada per Hogwarts che era diventata un pantano. Loro non l'avevano incontrata, pens• Harry, di sicuro perch‚ lei e Dean erano intimamente chiusi nel locale di Madama Piediburro, il ritrovo dalle coppiette. S'incupŤ, abbass• la testa verso la neve sciolta e continu• ad andare avanti a fatica. Pass• un po' di tempo prima che Harry si accorgesse che le voci di Katie Bell e la sua amica, che erano portate fino a lui dal vento, erano diventate stridule ed alte. Harry guard• verso le loro figure indistinte. Le due ragazze stavano discutendo a proposito di qualcosa che Katie teneva in mano. "Non ha niente a che fare con te, Leanne!" Harry sentŤ dire a Katie. Girarono un angolo del viottolo, il nevischio stava diventando spesso e fitto e gli occhiali di Harry si stavano sporcando. Come alz• la mano con il guanto per pulirli, Leanne cerc• di prendere il pacchetto che Katie stava tenendo. Katie diede uno strattone ed il pacchetto cadde a terra. Improvvisamente, Katie si sollev• in aria, non come aveva fatto Ron, sospeso comicamente per la caviglia, ma graziosamente, le sue braccia distese, come se stesse volando. C'era per• qualcosa che non quadrava, qualcosa di pauroso... I capelli le venivano tirati con forza dal vento violento, ma gli occhi erano chiusi e il volto era quasi senza espressione. Harry, Ron, Hermione e Leanne si fermarono tutti immobili, e guardarono. Quindi, a circa due metri da terra, Katie emise un urlo terribile. Aveva gli occhi aperti, ma qualunque cosa stesse vedendo, o qualunque cosa stesse provando, era chiaro che le stava causando una sofferenza terribile. Url• ed url• ancora. Leanne inizi• ad urlare anche lei e afferr• Katie per le caviglie cercando di tirarla verso terra. Harry, Ron ed Hermione si precipitarono ad aiutarla, ma appena afferrarono le gambe di Katie lei cadde su di loro. Harry e Ron cercarono di trattenerla ma lei si stava contorcendo tanto che era difficile trovare appiglio. Riuscirono ad farla stendere a terra, invece, mentre lei pestava il suolo e urlava, apparentemente incapace di riconoscerli. Harry si guard• intorno, ma i dintorni erano deserti. "Restate qui!" url• agli altri contro il vento sibilante. "Vado a cercare aiuto!" Inizi• a correre a tutta velocit… verso la scuola. Non aveva mai visto nessuno comportarsi come Katie aveva appena fatto e non riusciva a capire da cosa potesse essere stato causato. Si precipit• oltre una curva del viottolo ed and• a sbattere contro quello che poteva sembrare un enorme orso ritto sulle sue zampe posteriori. "Hagrid!" ansim•, liberandosi dalla siepe nella quale era caduto. "Harry!" disse Hagrid che era pieno di nevischio sulle sopracciglia e sulla barba ed indossava il suo grande cappotto di pelliccia. "Ci stavo facendo una visitina a Grop, sta a venire su cosŤ bene che non ci..." "Hagrid, c'Š un ferito lŤ dietro, o colpito da una maledizione, o chiss…..." "Cosa?" disse Hagrid, piegandosi per ascoltare quello che Harry stava dicendo contro l'infuriare del vento. "Qualcuno ha ricevuto una maledizione!" url• Harry. "Una maledizione? Chi ci ha preso una maledizione... non Ron? Hermione?" "No, nessuno di loro, Š Katie Bell... da questa parte..." Insieme corsero indietro seguendo il viottolo. Non impiegarono molto tempo per trovare il piccolo gruppo di persone che stava intorno a Katie, che si stava ancora contorcendo e urlando da terra. Ron, Hermione e Leanne stavano cercando di tranquillizzarla. "Allontanatevi!" url• Hagrid. "Fatemela vedere!" "Le Š successo qualcosa!" singhiozz• Leanne. "Non so cosa..." Hagrid fiss• Katie per qualche secondo, quindi, senza dire niente, la prese da terra, la bilanci• fra le sue braccia, e corse via verso il castello con lei. In pochi secondi le urla perforanti di Katie non si sentirono pi— e l'unico rumore rimase il ruggito del vento. Hermione s'avvicin• all'amica di Katie, che stava singhiozzando, e le mise un braccio sulle spalle. "Tu sei Leanne, vero?" La ragazza annuŤ. "Š successo tutto all'improvviso, oppure...?" "Š successo quando il pacchetto si Š spaccato," singhiozz• Leanne, indicando ora il pacchetto di carta marrone che stava zuppo per terra, la spaccatura rivelava una luce verdastra. Ron si inchin•, allung• la mano, ma Harry gli afferr• il braccio e lo tir• indietro. "Non lo toccare!" Ron strisci• indietro. Una collana ornata di opale era visibile, dopo aver spostato l'incarto. "L'ho gi… vista," disse Harry fissando l'oggetto. "Era in una vetrina di Sinister anni fa. Il cartellino diceva che era maledetta. Katie deve averla toccata." Harry guard• Leanne, che aveva iniziato a tremare senza riuscire a fermarsi. "Dove l'ha presa Katie?" "Ecco, era il motivo per cui stavamo discutendo. Lei Š tornata dal bagno dei Tre Manici di Scopa tenendolo in mano, ha detto che era una sorpresa per qualcuno ad Hoguarts e che l'avrebbe dovuta consegnare. Sembrava che fosse molto divertita quando l'ha detto...Oh no, oh no, scommetto che Š stata colpita dalla maledizione Imperius ed io non me ne sono resa conto!" Leanne trem• e continu• a tremare. Hermione le cinse gentilmente le spalle "Katie non ti ha detto chi gliel'ha data, Leanne?" "No... non me l'ha voluto dire... le ho detto che era una stupida e di non portarlo dentro la scuola, ma lei non mi ha voluto ascoltare... e quando ho cercato di prenderglielo... lei... lei" Leanne proruppe in un gemito di disperazione. "Faremmo meglio a tornare a scuola," disse Hermione, ancora con le braccia sulle spalle di Leanne. "Potremmo andare a vedere come sta. Andiamo..." Harry esit• per un momento, poi si lev• la sciarpa dal viso e, ignorando il sussulto di Ron, coprŤ con attenzione la collana e la raccolse. "Dobbiamo farla vedere a Madama Chips," spieg•. Mentre seguiva Hermione e Leanne lungo la strada, Harry pensava furiosamente. Erano appena entrati nel terreno di Hogwarts quando lui parl•, non riusciva a tenere i pensieri per se. "Malfoy conosce quella collana. Era in un astuccio da Sinister quattro anni fa, l'ho visto mentre l'osservava attentamente, quando ero nascosto sia a lui che a suo padre. Š quello che stava comprando quel giorno in cui l'ho seguito! Lui se ne Š ricordato ed Š tornato per lei." "Io... non so, Harry," disse Ron esitante. "Un sacco di persone vanno da Sinister... e quella ragazza non ha detto che Katie l'ha trovata nel bagno delle ragazze?" "Lei ha detto che ce l'aveva quando Š tornata dal bagno, non Š necessario che l'abbia trovata proprio nel bagno..." "McGranitt!" disse Ron facendo attenzione. Harry alz• lo sguardo. Era proprio la Professoressa McGranitt che si avvicinava lungo la strada, facendo turbinare il nevischio, per incontrarli. "Hagrid ha detto che voi quattro avete visto cosa Š successo a Katie Bell... salite al mio ufficio immediatamente, prego. Che cosa hai in mano, Potter?" "Š la cosa che ha toccato lei," disse Harry. "Santo Cielo," disse la Professoressa McGranitt, e sembr• allarmata quando prese la collana da Harry. "No, no, Gazza, loro sono con me!" aggiunse lei rudemente, mentre Gazza strascicava nell'Atrio, sollevando il suo Sensore Segreto. "Porti questa collana al professor Piton, immediatamente, ma si assicuri di non toccarla, la lasci avvolta nella sciarpa!" Harry e gli altri seguirono la Professoressa McGranitt sulle scale e dentro il suo ufficio. I vetri delle finestre, sporchi di nevischio, sbattevano negli infissi e la stanza era fredda nonostante un fuoco scoppiettasse nel focolare. La Professoressa McGranitt chiuse la porta e liber• la scrivania per vedere in faccia Harry,Ron, Hermione e Leanne, che ancora singhiozzava. "Allora?" disse lei all'improvviso. "Cosa Š successo?" Esitante, e con molte pause per cercare di non piangere, Leanne raccont• alla Professoressa McGranitt di come Katie fosse andata nel bagno dei Tre Manici di Scopa e fosse tornata tenendo il pacchetto senza nessun segno, di come Katie sembrasse un po' strana, e di come loro avessero discusso a proposito della convenienza di accettare di consegnare un pacco sconosciuto, di come la discussione fosse culminata in una zuffa per il pacco, che si era aperto con uno strappo. A questo punto, Leanne era cosŤ affranta che non riuscŤ a dire pi— una parola. "Bene," disse la Professoressa McGranitt duramente, "vai in infermeria, Leanne, e fatti dare da Madama Chips qualcosa per lo shock." Quanto Leanne uscŤ, la Professoressa McGranitt poso di nuovo lo sguardo su Harry, Ron ed Hermione. "Che cosa Š successo quando Katie ha toccato la collana?" "Si Š sollevata in aria," disse Harry, prima che Ron o Hermione potessero parlare, "e poi ha iniziato ad urlare e ha perso conoscenza. Professoressa, posso vedere il Professor Silente, per piacere? "Il preside star… fuori fino a LunedŤ, Potter," disse la Professoressa McGranitt, con aria sorpresa. "Via?" esclam• Harry arrabbiato. "Si, Potter, via!" disse la McGranitt aspramente. "Ma tutto quello che hai da dire a proposito di questa tremenda vicenda lo puoi dire a me, ne sono sicura!" Per una frazione di secondo, Harry esit•. La Professoressa McGranitt non ispirava confidenza. Silente, benchŠ lo intimidisse di pi—, sembrava meno propenso ad affossare una teoria, pur insensata. Questa era una questione di vita o di morte, comunque, e non era il momento di preoccuparsi di essere deriso. "Penso che sia stato Draco Malfoy a dare quella collana a Katie, Professoressa." Ad un fianco, Ron si sfreg• il naso in evidente imbarazzo, e dall'altro, Hermione striscio con i piedi, come se fosse desiderosa di mettere una certa distanza fra lei ed Harry. "Questa Š un'accusa molto seria, Potter," disse la Professoressa McGranitt, dopo un attimo di sbigottimento. "Hai qualche prova?" "No," disse Harry, "ma..." e le raccont• di aver seguito Malfoy da Sinister, e la conversazione che aveva origliato tra lui ed il Signor Sinister. Quando finŤ di parlare, la Professoressa McGranitt sembrava un poco confusa. "Malfoy ha portato qualcosa da Sinister per farlo riparare?" "No, Professoressa, voleva solo che Sinister gli dicesse come riparare qualcosa, non l'aveva con s‚. Ma non Š questo il punto, il fatto Š che compr• qualcosa quel giorno, e credo che fosse quella collana..." "Tu hai visto Malfoy uscire dal negozio con un pacchetto simile?" "No, Professoressa, ha detto a Sinister di conservarla in negozio per lui..." "Ma, Harry," lo interruppe Hermione, "Sinister gli chiese se la voleva prendere, e Malfoy disse di no..." "PerchŠ non la voleva toccare, ovviamente!" disse Harry arrabbiato. "Per caso ha detto ®Quanto vorrei andarmene in giro con questa addosso?Ż" disse Hermione "Beh, sarebbe sembrato uno po' stupido con una collana addosso," disse Ron. "Oh Ron," disse Hermione esasperata, "sarebbe stata avvolta bene, cosŤ non l'avrebbe dovuta toccare, ed Š cosŤ facile nasconderla in un mantello per non farla vedere a nessuno! Credo che qualunque cosa abbia potuto prenotare da Sinister, sia qualcosa di rumoroso oppure enorme, qualcosa che avrebbe attirato l'attenzione su di lui se l'avesse portata in strada... e in ogni caso," continu• lei alzando la voce, prima che Harry la potesse interrompere, "Io ho chiesto a Sinister informazioni sulla collana, non ricordate? Quando sono andata per cercare di capire cosa ci avesse cercato Malfoy, l'ho vista lŤ. E Sinister mi ha detto quanto costava senza problemi, non ha accennato al fatto che potesse essere gi… venduta o qualcosa del genere..." "Certo, Š ovvio, ha capito che che cosa ci eri andata a fare dopo cinque secondi, per forza che non te l'ha detto... comunque potrebbe aver deciso di mandarla a Malfoy dopo..." "Basta cosŤ!" disse la Professoressa McGranitt, quando Hermione aprŤ la bocca per replicare, e sembrava furiosa. "Potter, apprezzo che tu mi abbia raccontato tutto questo, ma non puoi puntare il dito ed accusare il Signor Malfoy solo perch‚ Š stato nel negozio dove questa collana potrebbe essere stata comprata. Probabilmente ci sono state centinaia di persone..." "... Š quello che ho detto io..." "... ed in ogni caso, quest'anno sono state applicate le pi— severe misure di sicurezza. Non credo che quella collana sarebbe potuta entrare nella scuola senza che ce ne accorgessimo..." "Ma..." "... e soprattutto," disse la Professoressa McGranitt, per chiudere definitivamente il discorso, "Il Signor Malfoy non Š andato ad Hogsmeade, oggi." Harry rimase a bocca aperta, si sentiva umiliato. "Come fa a saperlo, Professoressa?" "PerchŠ era in punizione con me. Non ha finito i compiti di Trasfigurazione due volte di seguito. Quindi, grazie per avermi messo al corrente dei tuoi sospetti, Potter," disse con tono pesante, "ma ora devo andare in infermeria per vedere come sta Katie Bell. Buongiorno a tutti." Lei aprŤ la porta dell'ufficio. Non ebbero altra alternativa che uscire dalla stanza in silenzio. Harry era arrabbiato con gli altri due perchŠ si erano schierati con la McGranitt. Nonostante tutto, per•, si unŤ alla discussione quando ripresero a parlare dell'accaduto. "E allora? Chi pensate sia quello a cui Katie dovesse dare la collana?" chiese Ron, dopo aver salito le scale per la sala comune. "Lo sa solo il Cielo," disse Hermione. "Ma chiunque fosse, l'ha scampata per un pelo. Nessuno avrebbe potuto aprire il pacchetto senza toccare la collana." "Poteva essere destinata ad un sacco di persone," disse Harry. "Silente... i Mangiamorte sarebbero contenti di sbarazzarsi di lui, deve essere uno dei loro obbiettivi principali. Oppure Slughorn... Silente crede che che Voldemort lo voglia con lui, e che sia contento del fatto che si sia schierato con Silente. Oppure..." "Oppure tu," disse Hermione turbata. "Non Š possibile," disse Harry, "altrimenti Katie si sarebbe semplicemente girata lungo la strada e sarebbe venuta a darmela, non credi? Ero dietro di loro lungo tutta la strada sin dai Tre Manici di Scopa. Avrebbe avuto molto pi— senso consegnare il pacco fuori da Hogwarts, visto che Gazza controlla chiunque esca od entri. Mi piacerebbe sapere perch‚ Malfoy le avrebbe dovuto dire di portarla dentro il castello..." "Harry, Malfoy non era ad Hogsmeade!" disse Hermione, che stava pestando i piedi per la rabbia. "Potrebbe aver avuto un complice" disse Harry. "Tiger o Goyle... oppure, pensateci, un altro Mangiamorte, ora potr… contare su complici migliori di Tiger e Goyle ora che si Š arruolato..." Ron ed Hermione si guardarono come se si stessero dicendo che non si arrivava a nulla a continuare a discutere con lui. "Dilligrout," disse Hermione fermamente una volta raggiunta la Signora Grassa. Il ritratto rote•, aprendosi per farli entrare nella Sala Comune. Era quasi piena e odorava di vestiti bagnati. Sembrava che un sacco di persone fossero tornate da Hogsmeade in anticipo per via del tempo. Non c'erano mormorii o pettegolezzi, comunque: di sicuro la notizia dell'incidente di Katie non era ancora arrivata. "Non Š stato un attacco molto astuto, se ti ci fermi un attimo a pensare," disse Ron scacciando via indifferenza uno del primo anno da una delle comode poltrone presso il camino, cosŤ che da potersi sedere lui. "La maledizione non sarebbe mai riuscita ad entrare nel castello. Certo non si pu• dire che fosse infallibile." "Hai ragione," disse Hermione, scacciano Ron a calci dalla poltrona e restituendola a quello del primo anno. "Non Š stato affatto un piano ben escogitato." "E da quando Malfoy Š un grande pensatore?" chiese Harry. CAPITOLO TREDICI IL RIDDLE SEGRETO Katie fu trasferita all'Ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche il giorno successivo ma, nel frattempo, la notizia che fosse stata colpita da una maledizione si erano diffuse in tutta la scuola, nonostante i dettagli fossero confusi e nessuno, oltre a Harry, Hermione e Ron sembrava sapere che Katie non era il bersaglio prestabilito. "Oh, Malfoy lo sa, naturalmente," disse Harry a Ron e Hermione, che continuavano la loro politica di fingersi sordi ogni volta che Harry menzionava la sua teoria "Malfoy-Š-un- Mangiamorte". Harry si era chiesto se Silente sarebbe tornato da dovunque fosse in tempo per la lezione del lunedŤ sera ma, non avendo ricevuto istruzioni contrarie, si present• all'uscio dell'ufficio del Preside alle otto in punto, buss•, e gli fu detto di entrare. LŤ sedeva Silente, che sembrava straordinariamente stanco; la sua mano era nera e bruciata come al solito, ma sorrise quando indic• ad Harry di accomodarsi. Anche questa volta il Pensatoio era appoggiato sulla scrivania, emettendo bagliori argentati che si riflettevano sul soffitto. "Sei stato molto impegnato mentre sono stato via," disse Silente. "Credo che tu abbia assistito all'incidente di Katie". "Si, Signore. Come sta adesso?" "Ancora molto male, anche se Š stata relativamente fortunata. Sembra che abbia sfiorato la collana con la pi— piccola parte di pelle possibile. C'era un forellino nel suo guanto. Se l'avesse indossata, se l'avesse presa con la mano non guantata, sarebbe morta, forse istantaneamente. Fortunatamente il Professor Piton Š stato in grado di fare abbastanza per prevenire un rapido diffondersi della maledizione..." "Perch‚ lui?" chiede Harry prontamente "Perch‚ non Madama Chips?" "Impertinente," disse una voce flebile da uno dei ritratti appesi al muro, e Phineas Nigellus Black, il bis-bisnonno di Sirius, sollev• la testa dal braccio su cui la poggiava fingendo di dormire. "Non avrei mai permesso che uno studente discutesse il mio modo di dirigere Hogwarts, ai miei tempi." "Si, grazie Phineas," disse Silente placidamente "Il Professor Piton Š molto pi— preparato in Arti Oscure rispetto a Madama Chips, Harry. Comunque, Il personale del San Mungo mi tiene aggiornato ogni ora, e sono speranzoso che Katie si ristabilisca completamente e in fretta." "Dove Š stato questo fine settimana, Signore?" chiese Harry, allontanando una forte sensazione di aver forzato la mano, un'impressione apparentemente condivisa da Phineas Nigellus, che sibil• piano. "Preferirei non dirtelo subito" rispose Silente. "Comunque, te lo dir• a tempo debito." "Lo far…?" disse Harry, sorpreso. "Si, credo di si," dissi Silente, estraendo una nuova bottiglia di memoria argentea dall'abito e stappandola con un gesto della bacchetta. "Signore," disse Harry incerto, "ho incontrato Mundungus a Hogsmeade." "Ah, si, sapevo gi… che Mundungus stava trattando la tua eredit… con sprezzante destrezza di mano," osserv• Silente accigliandosi un po'. "Si nasconde da quando lo hai avvicinato all'esterno dai Tre Manici di Scopa. Penso che tema, piuttosto, di fronteggiare me. Comunque, resta sicuro che non ruber… altri beni di Sirius." "Quel vecchio logoro mezzosangue stava rubando i cimeli di famiglia dei Black?" disse Phineas Nigellus, irritato; e trott• via dalla sua cornice, senza dubbio per far visita al suo ritratto al numero 12 di Grimmauld Place. "Professore," disse Harry, dopo una piccola pausa, "La Professoressa McGranitt le ha riferito del nostro colloquio dopo l'incidente di Katie? A proposito di Draco Malfoy?" "Mi ha riferito dei tuoi sospetti, si," disse Silente. "E lei...?" "Io prender• tutte le misure appropriate per controllare chiunque possa avere qualcosa a che fare con l'attacco subŤto da Katie," disse Silente. "Ma quello che ora mi preme, Harry, Š la nostra lezione." Harry si sentŤ leggermente offeso: se le loro lezioni erano cosŤ importanti, perch‚ era dovuto passare tanto tempo tra la prima e la seconda? In ogni caso, non disse pi— nulla su Draco Malfoy, ma osserv• come Silente versava le nuove memorie nel Pensatoio e inizi• ancora una volta a far ruotare vorticosamente il bacile di pietra tra le sue mani dalle lunghe dita. "Ricorderai, sono sicuro, che avevamo lasciato il racconto delle origini di Lord Voldemort al punto in cui quel babbano attraente, Tom Riddle, aveva abbandonato sua moglie strega, Merope, ed aveva fatto ritorno alla sua casa di famiglia a Little Hangleton. Merope fu lasciata da sola a Londra, in attesa dell'arrivo del bambino che un giorno sarebbe diventato Lord Voldemort." "Come sa che lei era a Londra, Signore?" "Grazie alla prova di un certo Caractacus Burke," disse Silente, "che, per una bizzarra coincidenza, contribuŤ a fondare proprio quel negozio da cui proviene la collana di cui abbiamo appena discusso." Agit• il contenuto del Pensatoio come Harry gli aveva visto fare in precedenza, come un cercatore d'oro che setaccia in cerca di pepite. Dalla mulinante la massa argentea si sollev• la piccola figura, lentamente roteante nel Pensatoio, di un vecchio luminescente come un fantasma ma molto pi— solido, con una zazzera che gli copriva completamente gli occhi. "Si, lo acquistammo in circostanze curiose. Ci era stato portata da una giovane strega appena prima di Natale, oh molti anni fa, ormai. Disse che aveva disperato bisogno di soldi, be', la cosa era ovvia. Vestita di stracci e ben lontana dall'essere carina... stava per avere un bambino, capisce. Disse che il medaglione era appartenuto a Serpeverde. Be', noi sentiamo storie di questo tipo continuamente. ®Oh, questa era di Merlino, era la sua teiera preferita,Ż ma appena lo guardai, aveva il suo marchio al posto giusto, e un paio di semplici incantesimi furono sufficienti a dirmi la verit…. Certo, questo ne faceva un oggetto quasi senza prezzo. Lei non sembrava avere idea di quanto fosse prezioso. Fu felice di ricevere dieci galeoni. Il migliore affare che abbia mai fatto..." Silente diede uno scossone extra al Pensatoio e Caractacus Burke ridiscese nella massa turbolenta di memoria da dove era venuto. "Le diede solo dieci Galeoni?" disse Harry indignato. "Caractacus Burke non era certo famoso per la sua generosit…," rispose Silente. "CosŤ sappiamo che, verso la fine della sua gravidanza, Merope era sola a Londra e con un disperato bisogno di soldi, talmente disperato da farle vendere quell'unico oggetto di valore che possedeva, il medaglione che era uno dei cimeli di famiglia che Orvoloson aveva conservato con tanta cura." "Ma lei avrebbe potuto utilizzare la magia!" disse Harry impaziente. "Avrebbe potuto ottenere cibo e qualsiasi altra cosa da sola con la magia, no?" "Ah," rispose Silente, "forse avrebbe potuto. Ma sono convinto... sto ancora ipotizzando, ma sono sicuro di aver ragione... che quando suo marito l'abbandon•, Merope smise di utilizzare la magia. Penso non volesse pi— essere una strega. Certo, Š anche possibile che il suo amore non corrisposto e la conseguente disperazione possano aver prosciugato i suoi poteri; pu• succedere. In ogni caso, come sei in procinto di vedere, Merope rifiut• d'impugnare la sua bacchetta anche per salvare la sua stessa vita. "Non poteva restare in vita almeno per suo figlio?" Silente aggrott• le sopracciglia. "Š possibile che ti dispiaccia per Lord Voldemort?" "No," disse subito Harry, "ma lei ebbe una possibilit…, non come mia madre..." "Anche tua madre ebbe una possibilit…," disse Silente gentilmente. "Si, Merope Riddle scelse di morire piuttosto che crescere un figlio che aveva bisogno di lei, ma non giudicarla troppo duramente, Harry. Lei era molto debilitata dalla lunga sofferenza e non ha mai avuto il coraggio di tua madre. E ora, se vuoi alzarti..." "Dove stiamo andando?" chiese Harry, appena Silente lo raggiunse davanti alla scrivania. "Questa volta," rispose Silente, "stiamo per entrare nella mia memoria. Penso che la troverai sia ricca di dettagli che soddisfacentemente accurata. Dopo di te, Harry..." Harry si inclin• sopra il Pensatoio. Il viso ruppe la fredda superficie dei ricordi e, un attimo dopo, si trov• a cadere ancora una volta attraverso l'oscurit…... Pochi secondi dopo, si trov• con piedi ben fermi a terra. AprŤ gli occhi e capŤ che lui e Silente si trovavano in una frenetica, antiquata via londinese. "Eccomi," disse Silente vivacemente, indicando verso un'alta figura che attraversava la strada di fronte ad un carretto del latte trainato da un cavallo. I lunghi capelli e la barba di questo giovane Silente erano ramati. Dopo aver raggiunto il loro lato della strada, cammin• a velocemente lungo il marciapiede, attirando molti sguardi curiosi a causa dello sgargiante completo di velluto color prugna che indossava. "Bel vestito Signore," disse Harry, prima di riuscire a fermarsi, ma Silente semplicemente ridacchi• mentre seguiva a breve distanza il se stesso pi— giovane, attraversando una serie di cancellate di ferro per entrare, infine, in un cortile spoglio che fronteggiava un edificio squadrato, piuttosto arcigno, circondato da alte ringhiere. Il Silente pi— giovane risalŤ i pochi gradini che conducevano al portone principale e buss• una volta. Dopo un secondo o due, la porta fu aperta da una ragazzina trasandata con indosso un grembiule. "Buon pomeriggio. Ho un appuntamento con la Signora Cole che, credo sia, la Direttrice?" "Oh," disse la ragazzina confusa, osservando l'aspetto eccentrico di Silente. "Uhm... solo un mo... SIGNORA COLE!" url• da sopra le spalle. Harry udŤ una voce distante urlare qualcosa in risposta. La ragazza si rigir• verso Silente. "Venga, sta arrivando." Silente cammin• in un corridoio piastrellato in bianco e nero. L'intero posto era scialbo, ma accuratamente pulito. Harry e il Silente anziano li seguirono. Prima che la porta d'ingresso si fosse chiusa alle loro spalle, una donna ossuta e dall'aria afflitta si avvicin• loro sgambettando. Aveva un viso dai lineamenti appuntiti che appariva pi— ansioso che scortese e, mentre camminava verso Silente, parlava di sbieco con un aiutante in camice. "... e porta la tintura di iodio a Martha, Billy Stubbs si sta grattando le croste ed Eric Whalley trasuda liquido sulle lenzuola... varicella al massimo stadio," disse a nessuno in particolare, fissando subito dopo gli occhi su Silente e bloccandosi, attonita, come se ad entrare fosse stata una giraffa. "Buon pomeriggio," disse Silente, porgendo la mano. La Signora Cole semplicemente sgran• gli occhi. "Mi chiamo Albus Silente. Le ho spedito una lettera con la richiesta di un appuntamento e Lei mi ha invitata, molto gentilmente, per oggi." La Signora Cole sbatt‚ le palpebre. Avendo evidentemente deciso che Silente non era un'allucinazione, disse con voce flebile, "Oh, si. Bene... bene, allora... Š meglio che mi segua nella mia stanza. SŤ." Condusse Silente in una piccola camera che pareva in parte una sala d'attesa, in parte un ufficio. Era scialba come il corridoio e il mobilio era vecchio e male assortito. Invit• Silente ad accomodarsi su una sedia traballante e sedette a sua volta dietro un'ingombrante scrivania, scrutandolo nervosamente. "Sono qui, come anticipato nella mia lettera, per discutere di Tom Riddle e degli accordi per il suo futuro" disse Silente. "Lei Š della famiglia?" chiese la Direttrice. "No, sono un insegnante," rispose Silente. "Sono venuto per offrire a Tom un posto nella mia scuola." "Di quale scuola si tratta, allora?" "Si chiama Hogwarts," disse Silente. "E come mai siete interessati a Tom?" "Crediamo che abbia alcune qualit… che stiamo cercando." "Intende dire che ha vinto una borsa di studio? Come pu• aver fatto? Non ha mai concorso per ottenerne una." "Be', il suo nome Š registrato alla nostra scuola dalla nascita..." "Chi l'ha iscritto? I suoi genitori?" Non c'erano dubbi che la Signora Cole fosse una donna fastidiosamente perspicace. Apparentemente anche Silente la pensava cosŤ, e Harry lo vide far scivolare la bacchetta fuori dalla tasca del vestito e, nello stesso tempo, raccogliere dalla scrivania della Direttrice un pezzo di carta perfettamente bianco. "Ecco," disse Silente, agitando la bacchetta mentre le passava il foglio, "credo che questo render… tutto chiaro." Gli occhi della Signora Cole si appannarono e ripresero fuoco mentre fissava intensamente il pezzo di carta. "Sembra perfettamente in ordine," disse serenamente, restituendoglielo. Poi i suoi occhi si posarono su una bottiglia di gin e su due bicchieri che di certo non c'erano pochi secondi prima. "Ehm... posso offrirle un bicchiere di gin?" disse con una voce molto raffinata. "Molte grazie," disse Silente, raggiante. Fu subito chiaro che la Signora Cole non era una novellina in fatto di bevute di gin. Versando a ciascuno una quantit… generosa, mand• gi— il suo bicchiere in un solo sorso. Schioccando le labbra apertamente, sorrise per la prima volta a Silente, che non esit• a sfruttare l'occasione. "Mi domandavo se potesse raccontarmi qualcosa della storia di Tom Riddle? Š vero che nacque qui in orfanotrofio?" "Š vero," disse la Signora, servendosi altro gin. "Ricordo chiaramente tutto, perch‚ avevo appena iniziato a lavorare qui. Era la vigilia di Capodanno, freddo intenso, nevicava, sa. Notte orribile. E questa ragazza, non molto pi— grande di quanto fossi io all'epoca, salŤ barcollando i gradini all'ingresso. Be', non era la prima. La portammo dentro e partorŤ il bambino entro un'ora. Ed era morta nell'ora successiva." La Signora Cole annuŤ solennemente e si scol• un altro generoso sorso di gin. "Ha detto qualcosa prima di morire?" chiese Silente. "Qualcosa sul padre del ragazzo, per caso?" "Be', si d… il caso, lo fece" disse la Direttrice, che sembrava divertirsi molto adesso, col gin in mano e un pubblico ansioso per la sua storia. "Ricordo che mi disse ®Spero che somigli a suo pap…,Ż e non mentir•, aveva ragione a sperarlo, perch‚ lei non era bella... e poi mi disse che si sarebbe chiamato Tom, come suo padre, e Orvoloson, come il nonno materno đ si, lo so, nome buffo, eh? Ci chiedemmo se fosse venuta da un circo... e disse che il cognome del bambino doveva essere Riddle. MorŤ subito dopo, senza dire altro. "Be', lo chiamammo come lei ci aveva detto, sembrava cosŤ importante per quella ragazza, ma nessun Tom, nessun Orvoloson e nessun Riddle venne mai a chiedere di lui, n‚ nessun altro familiare, cosŤ rimase in orfanotrofio ed Š qui da allora." La Signora Cole si vers•, quasi senza accorgersene, un'altra salutare dose di gin. Due macchie rosa le erano apparse sulle gote. Poi disse, "Š un ragazzo singolare". "Si," disse Silente, "credo che potrebbe esserlo". "Era anche un bambino bizzarro. Ha sempre pianto difficilmente, sa. E poi, quando crebbe un po', divenne... strano." "Strano in che modo?" chiese gentilmente Silente. "Be', lui..." Ma la Signora Cole tagli• corto, e non c'era niente di confuso o vago nello sguardo inquisitorio che lanci• verso Silente da sopra il suo bicchiere di gin. "Ha un posto assicurato nella sua scuola, mi diceva?" "Senza dubbio," disse Silente. "E niente che io possa dire cambier… le cose?" "Niente," disse Silente. "Se lo porter… via comunque?" "Comunque," ripet‚ Silente seriamente. Lo guard• di sbieco, come per decidere se credergli oppure no. Apparentemente decise di si, perch‚ disse con un'urgenza improvvisa, "Spaventa gli altri bambini." "Intende dire che fa il prepotente?" chiese Silente. "Credo che potrebbe esserlo," disse accigliandosi lievemente, "ma Š molto difficile coglierlo in fallo. Ci sono stati incidenti... Cose riprovevoli..." Silente non insistette, anche se Harry sapeva che era interessato. Lei bevve un altro sorso di gin, e le sue guance rosa divennero ancora pi— rosee. "Il coniglio di Billy Stubbs... be', Tom ha detto di non averlo fatto e non vedo come possa averlo fatto, ma nondimeno, Š stupido impiccarsi da soli, no?" "Non potrei dirlo, no," intervenne Silente con calma. "Ma sarei sorpresa se sapessi come Š riuscito a farlo. Tutto ci• che so Š che lui e Billy avevano litigato il giorno prima. E poi..." La Signora Cole prese un altro sorso di gin, versandosene un po' sul colletto, questa volta. "durante la gita estiva đ li portiamo fuori una volta all'anno, sa, in campagna o al mare đ be', Amy Benson e Dennis Bishop non si sono mai perfettamente ristabiliti successivamente, e tutto ci• che hanno mai detto Š che erano andati dentro una caverna con Tom Riddle. Lui giur• che erano soltanto andati in esplorazione, ma qualcosa successe lŤ dentro, sono sicura. E, bŠ, sono successe molte cose, cose stravaganti..." Si volt• ancora verso Silente, e sebbene le sue guance fossero arrossate, il suo sguardo era fermo. "Non credo che qualcuno sarebbe dispiaciuto di vederlo andar via." "Lei capisce, sono sicuro, che non lo terremo con noi continuativamente?" disse Silente. "Dovr… tornare qui, come minimo, ogni estate." "Oh, bene, Š meglio di un colpo sul naso con un attizzatoio arrugginito," disse la Signora Cole con un leggero singhiozzo. Si alz• in piedi, ed Harry fu impressionato nel vederla piuttosto stabile, anche se due terzi del gin erano andati. "Suppongo che lo voglia vedere?" "Molto volentieri," disse Silente, alzandosi a sua volta. La Signora Cole lo guid• fuori dal suo ufficio e poi su una scala di pietra, urlando istruzioni e ammonizioni ai suoi aiutanti e ai bambini mentre passava. Gli orfani, not• Harry, indossavano tutti la stessa tunica. Sembravano ragionevolmente ben curati, ma non c'era dubbio che quello fosse un posto cupo in cui crescere. "Eccoci," disse la Signora Cole, non appena svoltarono sul secondo ballatoio e si fermarono fuori dalla prima porta in un lungo corridoio. Buss• due volte ed entr•. "Tom? Hai una visita. Questo Š il Signor Solvente... scusi, Salante. Š venuto per dirti... bene, lascer• che lo faccia lui." Harry e i due Silente entrarono nella camera, e la Direttrice chiuse la porta dietro di loro. Era una stanza piccola e spoglia, vuota ad eccezione di un vecchio armadio e un letto di ferro. Un ragazzo stava seduto su delle coperte grigie con le gambe stese, tenendo un libro. Non c'era traccia dei Gaunt nel viso di Tom Riddle. Il desiderio di Merope si era avverato: era la miniatura del suo avvenente padre, alto per essere un undicenne, con i capelli neri e pallido. Socchiuse leggermente gli occhi di fronte all'aspetto eccentrico di Silente. Ci fu un momento di silenzio. "Come stai, Tom?" chiese Silente, facendosi avanti e tendendo la mano. Il ragazzo esit•, poi la prese, e si strinsero la mano. Silente avvicin• la solida sedia di legno accanto a Tom, cosŤ che sembravano pi— un paziente in ospedale e un suo visitatore. "Io sono il Professor Silente." "Professore?" ripet‚ Tom. Sembrava sospettoso. "Come un dottore? Perch‚ sei venuto qui? Ti ha fatto venire quella, per farmi esaminare?" Stava indicando la porta dalla quale era appena uscita la Signora Cole. "No, no," disse Silente, sorridendo. "No ci credo," rispose Riddle, "Quella vuole farmi analizzare, vero? DŤ la verit…!" Pronunci• le ultime tre parole con una considerevole forza che risult• quasi disdicevole. Era un ordine, e suonava come se Tom l'avesse dato molte volte prima. Aveva spalancato gli occhi e fissato Silente, che non rispose, a parte continuare a sorridere benevolmente. Dopo qualche secondo Riddle smise di squadrarlo, sebbene sembrasse, se possibile, ancora pi— diffidente. "Chi sei?" "Te l'ho detto. Io sono il Professor Silente e lavoro in una scuola che si chiama Hogwarts. Sono venuto qui per offrirti un posto nella mia scuola... la tua nuova scuola, se vorrai venire." La reazione di Riddle a questo fu la pi— sorprendente. Balz• gi— dal letto e indietreggi• lontano da Silente, furioso. "Non riuscirai a prenderti gioco di me! Il manicomio, Š da lŤ che vieni, vero? ®Professore,Ż ma certo... bene, non ci vengo, capito? Quella vecchia gatta Š l'unico essere che dovrebbe andare in manicomio. Non ho fatto niente alla piccola Amy Benson o a Dennis Bishop, puoi chiederglielo, te lo confermeranno!" "Non vengo dal manicomio," disse Silente pazientemente. "Sono un insegnante e, se vorrai sederti tranquillo, ti racconter• di Hogwarts. Certo, se non vorrai venire alla scuola, nessuno ti obbligher…..." "Vorrei vederli provare," sogghign• Riddle. "Hogwarts," continu• Silente, come se non avesse sentito le ultime parole di Tom, "Š una scuola per persone con abilit… speciali..." "Non sono matto!" "So bene che non sei matto. Hogwarts non Š una scuola per pazzi. Š una scuola di magia." Silenzio. Riddle era impietrito, nessuna espressione sul suo viso, solo gli occhi si agitavano avanti e indietro tra quelli di Silente, come se cercasse di scoprire uno dei due mentire. "Magia?" ribatt‚ in un soffio. "Esatto," disse Silente. "Š... Š magia, quello che riesco a fare?" "Cos'Š che puoi fare?" "Un po' di tutto," mormor• Tom. Una rossore di eccitazione stava risalendo il suo collo fino alle guance incavate. Sembrava febbricitante. "Riesco a far muovere le cose senza toccarle. Posso far fare agli animali ci• che voglio, senza addestrarli. Possa far succedere brutte cose alle persone che mi irritano. Posso far loro del male, se lo voglio." Le sue gambe stavano tremando. Inciamp• e si sedette di nuovo sul letto, fissandosi le mani, la sua testa chinata come se stesse pregando. "Sapevo di essere diverso," bisbigli• alle sue dita tremanti. "Sapevo di essere speciale. Sempre, sapevo che c'era qualcosa." "Be', avevi ragione," disse Silente, che non stava pi— sorridendo, ma guardava Riddle intensamente. "Tu sei un mago." Riddle sollev• la testa. Aveva il viso stravolto. Mostrava un felicit… selvaggia, che per qualche ragione non lo fece diventare pi— piacevole. Al contrario, i suoi tratti finemente scolpiti sembravano in qualche modo pi— grinzosi, la sua espressione quasi bestiale. "Anche tu sei un mago?" "Si." "Provalo," disse Riddle subito, nello stesso tono di comando che aveva usato quando disse, "DŤ la verit…." Silente aggrott• le sopracciglia. "Se, da come ho capito, stai accettando il tuo posto a Hogwarts..." "Sicuro che lo accetto!" "Allora dovrai rivolgerti a me chiamandomi ®ProfessoreŻ o ®SignoreŻ." L'espressione di Tom si indurŤ per un istante prima di dire, con un'irriconoscibile voce educata, "Mi scusi, Signore. Volevo dire... per favore, Professore, pu• mostrarmi...?" Harry era sicuro che Silente si sarebbe rifiutato, che avrebbe detto a Riddle che ci sarebbero state molte occasioni per dimostrazioni pratiche a Hogwarts, che si trovavano in un edificio pieno di Babbani e avrebbero dovuto essere cauti. Con sua grande sorpresa, invece, Silente estrasse la bacchetta da una tasca interna della giacca, la punt• verso il malridotto armadio nell'angolo e diede un colpetto casuale alla bacchetta. L'armadio prese fuoco. Riddle salt• in piedi. Harry poteva appena biasimarlo per aver strillato per lo shock e per la rabbia. Tutti i suoi beni materiali erano lŤ dentro. Ma appena Riddle si gir• verso Silente, le fiamme svanirono, lasciando l'armadio perfettamente intatto. Riddle guard• con meraviglia il guardaroba e poi Silente, e allora, con bramosia, indic• la bacchetta. "Dove posso prenderne una?" "Tutto a suo tempo", disse Silente. "mi sembra che ci sia qualcosa che sta tentando di uscire dal tuo armadio." Effettivamente si poteva sentire un debole tintinnio provenire dall'interno. Per la prima volta, Riddle sembrava impaurito. "Apri la porta." Riddle esit•, poi attravers• la stanza ed aprŤ le ante dell'armadio. Sullo scaffale pi— alto, sopra un attaccapanni pieno di vestiti consunti, una piccola scatola di cartone si agitanva e sbatacchiava come se dentro fossero intrappolati diversi topolini frenetici. "Tirala fuori," disse Silente. Tom tir• gi— la scatola tremolante. Sembrava nervoso. "C'Š qualcosa in quella scatola che non dovrebbe essere lŤ?" chiese Silente. Ridde lanci• a Silente una lunga, inequivocabile, scaltra occhiata. "Si, suppongo di si, Signore," disse infine, con voce atona. "Aprila." Ridde tolse il coperchio e rovesci• il contenuto sul suo letto senza guardarlo. Harry, che si aspettava qualcosa di pi— esaltante, vide un mucchietto di piccoli oggetti comuni: tra di essi, uno yo-yo, un ditale argentato, un'armonica a bocca ossidata. Una volta fuori dalla scatola, smisero di fremere e rimasero immobili sulle coperte leggere. "Li restituirai ai legittimi proprietari scusandoti," disse Silente pacatamente, rimettendo la bacchetta nella tasca della giacca. "Io sapr• se l'avrai fatto. E stai attento: i furti non sono tollerati a Hogwarts." Riddle non sembrava neanche lontanamente imbarazzato; stava ancora fissando freddamente e scrutando Silente. Alla fine disse con voce piatta, "Si, Signore." "A Hogwarts," continu• Silente, "ti insegneremo non solo a usare la magia, ma anche a controllarla. Tu hai đ inavvertitamente, sono sicuro đ adoperato i tuoi poteri in un modo che non Š n‚ insegnato, n‚ tollerato nella nostra scuola. Non sei il primo, e non sarai l'ultimo, che si Š fatto trascinare dalla magia. Ma devi sapere che si pu• essere espulsi da Hogwarts e il Ministero della Magia đ si, c'Š un Ministero đ punisce i fuorilegge ancora pi— severamente. Tutti i nuovi maghi devono accettare che, entrando nel nostro mondo, dovranno attenersi alle nostre leggi." "Si, Signore," disse ancora Riddle. Era impossibile dire cosa stesse pensando. La sua espressione rimase assolutamente impassibile mentre rimise il piccolo gruzzolo di oggetti rubati nella scatola di cartone. Appena ebbe finito, si gir• verso Silente e disse duramente, "Non ho un soldo." "A questo si pu• rimediare facilmente," disse Silente, estraendo un portamonete di pelle dalla tasca. "Esiste un fondo a Hogwarts per i ragazzi che hanno bisogno di aiuto per comprare libri e vestiti. Dovrai acquistare alcuni libri di incantesimi, magari di seconda mano, ma..." "Dove si comprano questi libri?" lo interruppe Riddle, che aveva preso il pesante borsellino senza ringraziare Silente, e stava esaminando un grasso Galeone d'oro. "A Diagon Alley," disse Silente. "Ho qui con me la tua lista dei libri e del materiale scolastico. Posso aiutarti a trovare tutto..." "Sta venendo con me?" chiese Riddle, alzando gli occhi. "Certamente, se tu..." "Non ho bisogno di Lei," lo interruppe Riddle. "Sono abituato ad arrangiarmi da solo, giro da solo per Londra tutte le volte. Come si arriva a questa Diagon Alley... Signore?" aggiunse, richiamando l'attenzione di Silente. Harry credeva che Silente avrebbe insistito per accompagnare Riddle, ma ancora una volta si sorprese. Silente consegn• a Riddle la busta contenente la lista dell'occorrente, e dopo avergli detto esattamente come raggiungere il Paiolo Magico dall'orfanotrofio, disse, "Riuscirai a vederlo, nonostante che i Babbani tutt'intorno đ le persone non magiche đ non possano. Chiedi di Tom il barista đ abbastanza facile da ricordare, visto che porta il tuo nome..." Riddle fece una smorfia irritata, come per scacciare una mosca fastidiosa. "Non ti piace il nome ®TomŻ?" "Ci sono molti Tom," borbott• Riddle. Poi, come se non potesse soffocare la domanda, come se scoppiasse dalla voglia a dispetto di se stesso, domand•: "Mio padre era un mago? Anche lui si chiamava Tom Riddle, mi hanno detto." "Mi dispiace, non lo so," disse Silente, con fare gentile. "Mia madre non poteva essere magica, altrimenti non sarebbe morta," disse Riddle, pi— a se stesso che a Silente. "Doveva essere lui. Quindi... una volta comprate tutte le mie cose... quando potr• venire a questa Hogwarts?" "Tutti i dettagli sono scritti nella seconda pergamena nella busta," disse Silente. "Partirai dalla Stazione di King's Cross il primo di settembre. LŤ dentro c'Š anche un biglietto del treno." Riddle annuŤ. Silente si alz• in piedi e gli tese ancora una volta la mano. Stringendola, Riddle disse: "Posso parlare con i serpenti. L'ho scoperto quando andammo in gita in campagna... mi scoprirono, parlavano con me. Š normale per un mago?" Harry aveva l'impressione che si fosse trattenuto dal rivelare quel suo stranissimo potere fino a quel momento, credendo di far colpo. "Š insolito," disse Silente, dopo un momento di esitazione, "ma non senza precedenti." Il suo tono era casuale ma i suoi occhi osservavano curiosi il viso di Riddle. Si fermarono un momento, uomo e ragazzo, scrutandosi a vicenda. Poi la stretta di mano finŤ. Silente si ferm• sulla porta. "Arrivederci, Tom. Ci incontreremo a Hogwarts." "Penso che basti," disse il canuto Silente al fianco di Harry, e pochi secondi dopo, stavano fluttuando di nuovo senza peso attraverso l'oscurit…, prima di atterrare nell'ufficio ai loro giorni. "Siediti," disse Silente, toccando terra di fianco ad Harry. Harry obbedŤ, la sua mente ancora piena di quello che aveva appena visto. "Ha capito molto pi— velocemente di quanto ho fatto io... voglio dire, quando gli disse che era un mago," disse Harry. "Non ho creduto a Hagrid subito, quando me lo disse." "Si, Riddle era perfettamente pronto a capire di essere đ uso le sue parole đ ®specialeŻ," disse Silente. "Lei sapeva... allora?" "Se sapevo di aver appena incontrato il pi— pericoloso mago di tutti i tempi?" disse Silente. "No, non avevo idea che sarebbe cresciuto e diventato quello che Š ora. Comunque, ero sicuramente interessato a lui. Tornai a Hogwarts con l'intenzione di tenerlo d'occhio, cosa che avrei dovuto fare in ogni caso, visto che era solo e senza amici, ma che, ormai, sentivo di dover fare per ben altri motivi che questo. "I suoi poteri, come hai sentito, erano sorprendentemente ben sviluppato per un mago cosŤ giovane e đ cosa pi— interessante e sinistra di tutto đ aveva gi… scoperto di avere in qualche modo la possibilit… di controllarli, e aveva iniziato ad utilizzarli coscientemente. E come hai visto, non erano gli esperimenti accidentali tipici dei giovani maghi: lui stava gi… usando la magia contro le altre persone, per spaventare, punire, controllare. Le piccole storie del coniglio strangolato e dei ragazzini che aveva attirato nella caverna erano molto allusive... ®Posso far loro del male, se lo voglioŻ..." "Ed era un rettilofono," intervenne Harry. "Si, certamente; un'abilit… rara, di quelle presumibilmente connesse con le Arti Oscure, anche se sappiamo che ci sono rettilofoni anche tra i grandi e i buoni. Infatti, la sua abilit… di parlare con i serpenti non mi ha tanto turbato quanto il suo evidente istinto per la crudelt…, la riservatezza e il dominio. "Il tempo si sta ancora prendendo gioco di noi," disse Silente, indicando il cielo cupo fuori della finestra. "Ma prima di separarci, voglio farti notare alcune caratteristiche della scena a cui abbiamo appena assistito, visto che hanno molta influenza sulle questioni si cui dovremo discutere durante i nostri incontri futuri. Per prima cosa, spero ti sia accorto della reazione di Riddle quando nominai un'altra persona che portava il nome ®TomŻ." Harry annuŤ. "LŤ mostr• il suo disprezzo per tutto ci• che lo collegava alle altre persone, tutto ci• che lo rendeva ordinario. Perfino allora, desiderava essere diverso, differente, famoso. Si liber• del suo nome, come sai, dopo pochi anni da quella conversazione e cre• la maschera di ®Lord VoldemortŻ, dietro la quale Š stato nascosto per cosŤ tanto tempo. "Credo che tu abbia anche notato che Tom Riddle era gi… completamente auto- sufficiente, riservato e apparentemente senza amici? Non volle aiuto o compagnia nel suo viaggio a Diagon Alley. PreferŤ operare da solo. Il Voldemort adulto Š uguale. Sentirai molte dei suoi Mangiamorte vantarsi di avere la sua fiducia, che loro soltanto gli sono vicini, persino che possono comprenderlo bene. Si ingannano. Lord Voldemort non ha mai avuto amici, e nemmeno credo che ne abbia mai voluto uno. "E per finire đ spero che tu non sia troppo assonnato fare attenzione a questo, Harry đ al giovane Tom Riddle piaceva collezionare trofei. Hai visto la scatola di oggetti rubati che aveva nascosto nella sua stanza. Erano stati presi alle vittime della sua prepotenza, souvenir, se vuoi, di sgradevole uso di un po' di magia. Tieni a mente questa mania del collezionismo, sar… molto importante pi— avanti. "E adesso Š davvero l'ora di andare a letto." Harry si alz• in piedi. Mentre attraversava la stanza, i suoi occhi si posarono sul tavolino sul quale, la volta precedente, era poggiato di Orvoloson Gaunt, ma l'anello non era pi— lŤ. "Si, Harry?" disse Silente quando Harry si ferm•. "L'anello non c'Š pi—", disse Harry, guardandosi intorno. "Ma credevo che Lei potesse avere l'armonica a bocca, o qualcosa del genere" Silente fece un largo sorriso, guardandolo da sopra le sue lenti a mezzaluna. "Molto astuto, Harry, ma l'armonica Š sempre stata soltanto un'armonica". E con questa enigmatica frase salut• Harry, che lo prese come un'indicazione che la lezione era terminata. CAPITOLO QUATTORDICI FELIX FELICIS La prima lezione di Harry era Erbologia, il mattino seguente. Non era riuscito, durante la colazione, a raccontare a Ron ed Hermione della sua lezione con Silente per la paura di essere ascoltato, ma li inform• mentre attraversavano il sentiero erboso verso le serre. Il brutale vento del fine settimana era cessato. La strana nebbia era tornata tanto che trovare la strada giusta per le serre sembrava loro un po' pi— difficile del solito. "Wow, che ricordo pauroso, Tu-Sai-Chi da ragazzo," disse Ron a bassa voce appena ebbero preso posto attorno al tronco nodoso di uno Snargaluff, che era l'argomento delle lezioni in quel periodo, ed iniziato ad infilarsi i guanti protettivi. "Ma ancora non capisco dove Silente voglia andare a parare mostrandoti tutto ci•. Voglio dire, Š interessante e tutto, Š vero, ma a che serve?" "Non lo so," rispose Harry, indossando un camice di gomma. "Ma ha detto che tutto Š importante per aiutarmi a sopravvivere." "Io penso che sia affascinante," disse Hermione seria. "Ha perfettamente senso sapere il pi— passibile su Voldemort. In quale altro modo puoi scoprire i suoi punti deboli?" "Allora, com'Š stata l'ultima festa di Slughorn?" domand• Harry confusamente mentre ancora infilava il camice di gomma. "Oh, Š stato abbastanza divertente, davvero," rispose Hermione infilandosi gli occhiali protettivi. "Voglio dire, si Š messo a pontificare un po' sui suoi ex favoriti famosi e si Š messo ad adulare spudoratamente McLaggen per le conoscenze della sua famiglia, ma abbiamo mangiato veramente bene e ci ha presentato Gwenog Jones." "Gwenog Jones?" chiese Ron, gli occhi spalancati dietro gli occhiali protettivi. "Quella Gwenog Jones? Il capitano delle Arpie di Holyhead?" "Proprio lei," rispose Hermione. "Personalmente, credo che sia un po' troppo piena di s‚, ma..." "Avete chiacchierato abbastanza!" intim• la Professoressa Sprite bruscamente, passando indaffarata e severa. "Siete indietro, gli altri hanno tutti gi… iniziato e Neville ha gi… raccolto il suo primo baccello!" Si voltarono a guardare. Com'era prevedibile, Neville era seduto al suo posto e sfoggiava un labbro sanguinante e diversi brutti graffi su un lato del viso, ma teneva stretto un frutto grigio, delle dimensioni di un pompelmo, che pulsava sgradevolmente. "Certo, Professoressa, iniziamo subito!" disse Ron, continuando silenziosamente, appena lei si fu allontanata, "Avremmo dovuto usare il Muffliato, Harry." "No, affatto!" Obiett• Hermione subito, sembrando contraria, come sempre, a qualsiasi cosa avesse a che fare con il Principe Mezzosangue e le sue formule. "Be', andiamo... diamoci da fare..." Lanci• agli altri due uno sguardo preoccupato e subito tutti e tre tirarono un profondo respiro e strinsero tra le mani il tronco nodoso che avevano davanti. Questo prese vita immediatamente. Lunghi viticci spinosi simili a rovi vennero fuori dalla cima e frustarono l'aria. Uno di essi s'aggrovigli• ai capelli di Hermione e Ron lo ricacci• indietro con un paio di cesoie. Harry ebbe successo nell'agguantare un paio di viticci e legarli insieme. Un buco si aprŤ al centro dei rami simili a tentacoli. Hermione infil• coraggiosamente il braccio all'interno del buco che le si richiuse attorno al gomito come una trappola. Harry e Ron tirarono e piegarono i viticci, costringendo il buco a riaprirsi in modo da liberare il braccio di Hermione, che lo estrasse stringendo tra le dita un baccello identico a quello di Neville. Immediatamente i viticci spinosi rientrarono nel tronco nodoso che torn• ad assumere l'aspetto di un innocente pezzo di legno morto. "Sai, non credo mi piacerebbe avere uno di questi in giardino, quando avr• una casa mia," afferm• Ron sollevandosi gli occhiali sulla fronte ed asciugandosi il sudore dal volto. "Passami una bacinella," disse Hermione tenendo il baccello pulsante con il braccio teso. Harry ne prese una e lei vi lasci• cadere il baccello con uno sguardo disgustato. "Non essere schizzinosa, spremilo, Š meglio se sono freschi!" consigli• la Professoressa Sprite. "In ogni caso," riprese Hermione, continuando la loro conversazione interrotta come se non fosse appena stata attaccata da un pezzo di legno, "Slughorn sta organizzando una festa di Natale, Harry, e non avrai modo di scansarla perch‚ questa volta mi ha chiesto di controllare le tue sere libere, in modo da poterla fissare per una sera in cui sia certo che tu possa venire." Harry gemette. Ron, che nel frattempo stava tentando di far aprire il baccello nella bacinella stringendolo tra le mani, premendovi sopra e schiacciandolo con tutto il peso del corpo, sibil• di rabbia, "Si tratta di un'altra festa solo per i favoriti di Slughorn, vero?" "Solo per lo Slug Club, sŤ," rispose Hermione. Il baccello schizz• via dalle dita di Ron, colpŤ la vetrata della serra, rimbalz• sulla nuca della Professoressa Sprite e le fece cadere il vecchio cappello macchiato. Harry s'affrett• a recuperarlo. Tornato al tavolino, sentŤ Hermione che sussurrava: "Guarda, io non ho mai pronunciato le parole ®Slug ClubŻ..." "Slug Club," ripet‚ Ron con un ghigno degno di Malfoy. "Patetico. Be', spero che vi piaccia la festa. Perch‚ non cerchi di andarci con McLaggen, cosŤ che Slughorn vi elegga Re e Regina dello Slug..." "Possiamo portare degli ospiti," interruppe Hermione, che per qualche motivo era arrossita fino a diventare di un ardente color scarlatto, "e intendevo invitare te, ma se credi che la festa sia tanto stupida, allora non ci provo nemmeno!" Harry desider• improvvisamente che il baccello se ne schizzasse lontano, cosicch‚ dovesse per necessit… non stare seduto tra loro due. Senza che entrambi si accorgessero della cosa afferr•, la bacinella che conteneva il baccello e cominci• a tentare di aprirlo nel modo pi— rumoroso e pi— energico possibile, ma sfortunatamente poteva ancora sentire ogni parola della loro conversazione. "Stavi per chiederlo a me?" Chiese Ron, questa volta con una voce completamente diversa. "SŤ," rispose Hermione con rabbia. "Ma ovviamente, se preferisci che ci vada con McLaggen..." Ci fu una pausa durante la quale Harry continu• a colpire il resistente baccello con una paletta da giardinaggio. "No, non lo preferisco," sussurr• Ron con voce molto pacata. Harry manc• il baccello e colpŤ la bacinella che si ruppe. "Reparo," pronunci• rudemente, colpendo i pezzi della bacinella con la bacchetta, e questi si riunirono tornando integri. Il fragore, comunque, sembrava aver fatto sŤ che Ron ed Hermione tornassero a rendersi conto della sua presenza. Hermione sembr• innervosita ed immediatamente inizi• a voltare le pagine della sua copia di Piante Carnivore del Mondo, alla ricerca del modo corretto di spremere un baccello di Snargaluff. Ron, da parte sua, sembrava imbarazzato ma anche soddisfatto di se stesso. "Dammelo, Harry," disse Hermione in fretta. "Qui dice che dovremmo pungerlo con qualcosa di affilato..." Harry le pass• il baccello nella bacinella e lui e Ron infilarono di nuovo gli occhiali protettivi sugli occhi e agguantarono il tronco. Non si sentiva veramente sorpreso, pens• Harry, combattendo contro un viticcio spinoso che cercava di strangolarlo. Aveva avuto sentore che qualcosa del genere sarebbe potuto accadere prima o poi. Non era sicuro, per•, dei suoi sentimenti al riguardo... lui e Cho erano ancora imbarazzati nel guardarsi l'un l'altro o di parlarsi da soli. Cosa sarebbe successo se Ron ed Hermione si fossero messi insieme per poi dividersi? La loro amicizia sarebbe sopravvissuta? Harry ricord• quelle poche settimane al terzo anno in cui non si erano pi— parlati. Non gli era piaciuto cercare di accorciare le distanze tra loro. E poi, cosa sarebbe successo se non si fossero divisi? Cosa sarebbe successo se fossero diventati come Bill e Fleur e fosse stato terribilmente imbarazzante restare in loro presenza, tanto da spingerlo ad allontanarsi una volta per tutte? "Preso!" url• Ron, tirando fuori un secondo baccello dal tronco proprio mentre Hermione riusciva ad aprire il primo tanto da riempire la bacinella di piccoli bulbi pulsanti che sembravano pallidi vermi verdi. Il resto della lezione pass• senza che fosse pi— citata la festa di Slughorn. Bench‚ Harry osservasse i suoi due amici con maggiore attenzione durante i giorni successivi, Ron ed Hermione non sembravano per nulla diversi dal solito, eccetto che erano un po' pi— gentili l'uno con l'altro di quanto lo fossero normalmente. Harry suppose di dover solo aspettare e vedere cosa sarebbe accaduto sotto l'influenza della Burrobirra, nelle luci fioche della stanza di Slughorn la notte della festa. Nel frattempo, comunque, aveva preoccupazioni molto pi— urgenti. Katie Bell era ancora all' Ospedale di S.Mungo senza alcuna previsione che ne potesse uscirne, il che significava che la promettente squadra di Quidditch, quella che Harry stava allenando con tanta cura da settembre, ora aveva un Cacciatore in meno. Aveva rimandato la sostituzione di Katie nella speranza del suo ritorno, ma la loro prima partita contro Serpeverde si approssimava e, finalmente, dovette ammettere che lei non sarebbe tornata in tempo per giocare. Harry non credeva di dover tenere un'altra selezione completa di tutta la Casa. Con un disagio che aveva poco a che fare con il Quidditch, chiam• da parte Dean Thomas alla fine di una lezione di Trasfigurazione. La maggior parte della classe era gi… andata via, tuttavia diversi uccellini gialli cinguettanti svolazzavano ancora per l'aula, tutti creazione di Hermione. Nessun altro di loro era riuscito a far comparire dal nulla pi— di qualche piuma. "Sei ancora interessato a giocare come Cacciatore?" "Cos...? SŤ, naturalmente!" rispose Dean eccitato. Oltre le spalle di Dean, Harry vide Seamus Finnigan sbattere con irritazione i libri nella cartella. Uno dei motivi per cui Harry avrebbe preferito non dover chiedere a Dean di giocare, era proprio che questo non sarebbe piaciuto a Seamus. D'altra parte lui doveva fare ci• che era meglio per la squadra, e Dean aveva volato molto meglio di Seamus alle selezioni. "Bene allora, sei dei nostri," conferm• Harry. "Ci sar… un allenamento stasera, alle sette in punto." "Perfetto," disse Dean. "Evviva, Harry! Accidenti, non vedo l'ora di dirlo a Ginny!" Corse via dalla stanza lasciando Harry solo con Seamus, un momento scomodo che divent• ancora pi— difficile quando una cacca d'uccello, di uno dei canarini di Hermione che svolazzava su di loro, si spiaccic• sulla testa di Seamus. Seamus non era il solo scontento per la scelta della sostituzione di Katie. C'erano molti brontolii in Sala Comune circa il fatto che, con questa scelta di Harry, ora erano due i suoi compagni di classe che facevano parte della squadra. Poich‚ Harry aveva sopportato borbottii ben peggiori durante la sua carriera scolastica, non era particolarmente infastidito ma, nello stesso tempo, sentiva aumentare la pressione per una vittoria nella prossima partita contro Serpeverde. Se Grifondoro avesse vinto, Harry sapeva che tutta la Casa avrebbe dimenticato le critiche ed avrebbe giurato di aver sempre saputo di aver di fronte una grande squadra. Se avessero perso... be', pens• Harry amaramente, aveva gi… sopportato altri borbottii sgradevoli. Harry non ebbe alcuna ragione per rimpiangere la sua scelta quando vide volare Dean quella sera. Si affiat• veramente bene con Ginny e Demelza. I battitori, Peakes e Coote, miglioravano ogni volta. L'unico problema era Ron. Harry aveva sempre saputo che Ron era un giocatore incostante per mancanza di sangue freddo e sicurezza e, sfortunatamente, la prospettiva incombente dell'incontro di apertura della stagione sembrava aver messo in evidenza tutte le sue vecchie esitazioni. Dopo aver lasciato entrare una mezza dozzina di tiri, la maggior parte dei quali segnati da Ginny, la sua tecnica divenne sempre pi— rozza, fino a quando non colpŤ sulla bocca Demelza Robins che gli si avvicinava. "Š stato un incidente, mi dispiace, Demelza, mi dispiace veramente!" Grid• Ron dopo averla vista scendere a zigzag fino a terra gocciolando sangue ovunque. "Ero solo..." "Preso dal panico," disse Ginny rabbiosamente, atterrando al fianco di Demelza ed esaminandole il labbro gonfio. "Ron, cretino, guarda in che stato Š!" "Posso sistemarla," afferm• Harry, atterrando al lato delle due ragazze, puntando la bacchetta verso la bocca di Demelza e dicendo "Episkey." "E Ginny, non chiamare Ron cretino, non sei tu il capitano della squadra..." "Be', tu sembravi troppo occupato per chiamarlo cretino ed ho pensato che qualcuno se ne dovesse far carico..." Harry si sforz• di non ridere. "In volo, tutti, forza..." In complesso, fu uno dei peggiori allenamenti di tutto il trimestre, ma Harry aveva l'impressione che la franchezza non sarebbe stata una buona scelta quando erano cosŤ prossimi alla partita. "Buon lavoro, tutti, credo proprio che schiacceremo Serpeverde," disse per fare coraggio, e Cacciatori e Battitori andarono via sembrando ragionevolmente contenti di se stessi. "Ho giocato come un sacco di letame di Drago," si lament• Ron, con voce cupa, appena la porta si fu chiusa alle spalle di Ginny. "No, non Š vero," disse Harry con fermezza. "Sei il miglior portiere che ho provato, Ron. Il tuo unico problema Š il sangue freddo." Continu• con gli incoraggiamenti per tutto il tragitto di ritorno al castello e, nel periodo che impiegarono per raggiungere il secondo piano, Ron sembr• appena un po' di umore migliore. Nel momento in cui Harry si trov• a spostare l'arazzo che nascondeva la solita scorciatoia per la Torre dei Grifondoro, per•, si ritrovarono a fissare Dean e Ginny talmente avvinghiati in un abbraccio strettissimo ed in un bacio ardente che sembravano incollati l'uno all'altro. Fu come se qualcosa di grosso e scaglioso si fosse risvegliato nello stomaco di Harry, lacerandolo dall'interno. Gli sembrava che sangue caldo gli avesse inondato il cervello, tanto da cancellargli qualsiasi pensiero sostituendolo con un bisogno urgente di colpire Dean con fatture tali da ridurlo in gelatina. Combattendo contro questa improvvisa follia, sentŤ la voce di Ron come se giungesse da molto distante. "Ehi!" Dean e Ginny si separarono e si voltarono. "Che?" Esclam• Ginny. "Non voglio trovare mia sorella che sbaciucchia qualcuno in pubblico!" "Questo corridoio era deserto finch‚ non sei arrivato tu!" Protest• Ginny. Dean sembrava imbarazzato. Lanci• verso Harry un sorrisetto ambiguo che lui non restituŤ, come se il neonato mostro dentro di lui stesse ruggendo per ottenere una immediata esclusione di Dean dalla squadra. "Ehm... andiamo, Ginny," sussurr• Dean, "torniamo in Sala Comune..." "Vai tu!" Intim• Ginny. "Devo scambiare due parole con mio fratello!" Dean and• via sembrando non del tutto dispiaciuto di lasciare la scena. "Bene," esclam• Ginny, allontanando dal viso i lunghi capelli rossi e fissando Ron, "chiariamo le cose una volta per tutte. Non sono affari tuoi con chi sto e cosa faccio, Ron..." "SŤ che lo Š!" Replic• Ron, appena arrabbiato. "Credi che mi piaccia che la gente creda che mia sorella sia..." "Sia cosa?" Url• Ginny, sollevando la bacchetta. "Sia cosa, esattamente?" "Non vuol dire nulla, Ginny..." s'intromise Harry senza pensarci, bench‚ il mostro dentro di lui ruggisse la sua approvazione alle parole di Ron. "Oh, Certo che vuol dire qualcosa!" Si adir• lei rivolto ad Harry. "Solo perch‚ lui non ha mai sbaciucchiato nessuno nella sua vita, solo perch‚ il miglior bacio che ha avuto Š stato quello di zia Muriel..." "Chiudi il becco!" Ringhi• Ron, diventando prima rosso e poi marrone. "Per niente!" Url• Ginny arrabbiatissima. "Ti ho visto come fai con Flemma, sperando che ti dia un bacetto sulla guancia ogni volta che la vedi, sei patetico! Se trovassi qualcuna da sbaciucchiare anche tu, non faresti tanto caso a quello che fanno tutti gli altri!" Ron sollev• la bacchetta a sua volta. Harry si frappose rapidamente tra i due. "Non sai di che stai parlando!" Strepit• Ron, cercando di colpire direttamente Ginny aggirando Harry che, ora, era davanti a lei a braccia aperte. "Solo perch‚ non lo faccio in pubblico...!" Ginny gli url• una risata in faccia, tentando di spingere Harry di lato. "Chi hai baciato, Leotordo, vero? Oppure hai una foto di zia Muriel nascosta sotto il cuscino?" "Tu..." Un lampo di luce arancione vol• sotto il braccio sinistro di Harry e manc• Ginny di pochi centimetri. Harry spinse Ron contro il muro. "Non fare lo stupido..." "Harry ha sbaciucchiato Cho Chang!" Url• ancora Ginny, che adesso sembrava prossima alle lacrime. "Ed Hermione ha sbaciucchiato Victor Krum, solo per te sembra che sia qualcosa di disgustoso, Ron, e questo solo perch‚ hai tanta esperienza quanto un dodicenne!" Detto questo, scapp• via come una furia. Harry lasci• andare Ron immediatamente. Aveva uno sguardo micidiale. Entrambi restarono fermi, respirando affannosamente, finch‚ Mrs.Purr, la gatta di Gazza, non fece la sua comparsa dietro un angolo, rompendo la tensione. "Andiamo," disse Harry appena il suono dei passi strascicati di Gazza gli arriv• alle orecchie. Percorsero di corsa le scale ed il corridoio del settimo piano. "Ehi, fuori dai piedi!" Sbrait• Ron ad una ragazzina che fece una salto dallo spavento e lasci• cadere una bottiglia di uova di rospo. Harry not• appena il suono del vetro che si rompeva. Era disorientato, stordito, tanto che essere colpito da un fulmine non doveva essere molto diverso. Š solo perch‚ Š la sorella di Ron, diceva a s‚ stesso. Non ti Š piaciuto vederla mentre baciava Dean solo perch‚ Š la sorella di Ron... Senza che fosse voluta, un'immagine gli si form• da sola nella mente: l'immagine dello stesso corridoio deserto con lui che baciava Ginny al posto... il mostro che aveva nel petto fece le fusa... ma in quel momento vide Ron aprire l'arazzo e impugnare la bacchetta contro Harry, urlando cose come: "Hai tradito la mia fiducia" ... "Ti credevo un amico" ... "Credi che Hermione abbia veramente sbaciucchiato Krum?" Chiese Ron bruscamente mentre si avvicinavano alla Signora Grassa. Harry assunse un'aria colpevole e si distolse con violenza da un'immagine fantasiosa di un corridoio dove non compariva Ron e lui e Ginny erano soli a... "Cosa?" disse frastornato. "Oh... ehm..." La risposta onesta sarebbe stata "sŤ," ma non si sentiva di dirgliela. In ogni caso, Ron sembr• desumere il peggio alla vista dell'espressione di Harry. "Dilligrout," grugnŤ cupamente verso la Signora Grassa, e s'infilarono attraverso il buco del ritratto nella Sala Comune. Nessuno dei due cit• pi— Ginny o Hermione. Quella sera a stento si parlarono, invece, ed andarono a dormire in silenzio, ciascuno assorto nei suoi pensieri. Harry rest• sveglio a lungo, lo sguardo fisso alla stoffa del suo letto a baldacchino mentre cercava di convincersi che i suoi sentimenti verso Ginny erano solo quelli vecchi di fratellanza. Non erano vissuti come fratello e sorella per tutta l'estate, giocando a Quidditch, prendendo in giro Ron e ridendo di Bill e Flemma? Conosceva Ginny da quattro anni, ora... era naturale che si sentisse protettivo... naturale che gli fosse cara... avrebbe voluto fare a pezzi Dean per averla baciata... no... avrebbe dovuto tenere a bada questi particolari sentimenti fraterni... Ron eruppe un in un sonoro russare grugnante. Lei Š la sorella di Ron, si disse Harry risoluto. La sorella di Ron. Lei Š fuori portata. Non avrebbe messo a rischio la sua amicizia con Ron per nulla al mondo. Diede un pugno al cuscino per renderlo pi— comodo ed aspett• che gli venisse sonno, cercando con tutte le sue forze di evitare che i suoi pensieri si dirigessero in alcun modo verso Ginny. Harry si svegli•, il mattino successivo, sentendosi leggermente intontito e confuso da una serie di sogni nei quali Ron lo picchiava con una mazza da Battitore ma, prima di mezzogiorno, si trov• ad aver felicemente sostituito il Ron del sogno con quello reale che, non solo guardava con disprezzo Dean e Ginny, ma trattava una risentita e sconcertata Hermione con una glaciale e beffarda indifferenza. C'era di pi—, sembrava che nella notte Ron fosse diventato tanto permaloso ed aggressivo quanto un tipico Schiopodo Sparacoda. Harry pass• l'intera giornata cercando di istillare pace fra Ron ed Hermione, senza alcun risultato. Alla fine, Hermione se ne and• a letto completamente indignata e Ron si ritir• impettito nel dormitorio dei ragazzi dopo aver imprecato irosamente contro degli spaventatissimi ragazzini del primo anno colpevoli di averlo guardato. Con grande sgomento di Harry, la recente aggressivit… di Ron non si logor• nei giorni successivi. Ancora peggio, essa coincise con un ulteriore peggioramento nelle sue prestazioni come Portiere, cosa che lo fece diventare ancora pi— aggressivo tanto che, nell'allenamento finale di Quidditch prima della partita di Sabato, lui lasci• passare ogni singolo tiro scagliatogli contro dai Cacciatori e, comunque, url• contro tutti con tanto astio da ridurre Demelza Robins in lacrime. "Stai zitto e lasciala in pace!" gli url• Peakes, che era alto circa i due terzi di Ron, ma chiaramente era armato della pesante mazza. "BASTA!" ringhi• Harry, che aveva notato Ginny lanciare un'occhiataccia in direzione di Ron e ne ricordava la reputazione di essere molto abile nello scagliare la Fattura Orcovolante. Harry acceler• per intervenire prima che le cose gli sfuggissero di mano. "Peakes, vai a mettere a posto i Bolidi. Demelza, tirati su, hai giocato veramente bene, oggi, Ron..." aspett• che il resto della squadra si fosse allontanato abbastanza prima di continuare, "sei il mio migliore amico, ma se continui a litigare con gli altri in questo modo, ti caccio dalla squadra immediatamente." Per un attimo fu convinto che Ron potesse picchiarlo, ma accadde qualcosa di ancora peggiore: Ron sembr• accasciarsi sulla sua scopa; tutta la sua combattivit… si dilegu• mentre dichiarava, "Mi dimetto. Sono una schiappa." "Non sei una schiappa e non accetto le dimissioni!" gli rispose Harry ferocemente, afferrando Ron per il bavero della veste. "Puoi parare tutto quando sei in forma, Š un problema mentale quello che hai!" "Stai dicendo che sono pazzo?" "Gi…, potrebbe anche essere!" Si fissarono l'un l'altro per qualche attimo, poi Ron scosse stancamente la testa. "So che non hai pi— tempo per trovare un altro portiere, cosŤ giocher• domani, ma se perdiamo, e cosŤ sar…, me ne andr• dalla squadra." Nulla di ci• che disse Harry riuscŤ a fargli cambiare idea. Tent• di sollevare la fiducia di Ron durante tutta la cena, ma Ron era troppo impegnato ad essere irritato e scontroso con Hermione per notarlo. Harry insistette ancora in Sala Comune, quella sera, ma la sua affermazione che tutta la squadra sarebbe stata sconvolta se Ron avesse lasciato fu annullata dal fatto che il resto della squadra si era riunita nell'angolo opposto e, chiaramente, borbottava e lanciava verso Ron occhiate malevole. Alla fine, Harry tent• di nuovo assumendo un atteggiamento arrabbiato, sperando di indurre Ron ad una reazione di sfida, nella speranza che lo aiutasse a parare i tiri, ma anche questa strategia non sembr• funzionare meglio degli incoraggiamenti. Ron and• a letto demoralizzato e disperato come sempre. Harry rimase sveglio per lungo tempo nell'oscurit…. Non voleva perdere l'imminente partita. Non solo era la sua prima partita da Capitano, ma era pi— che risoluto a battere Draco Malfoy a Quidditch considerato che non riusciva a provare i sospetti che aveva su di lui. Se Ron avesse giocato come aveva fatto negli ultimi due allenamenti, per•, le loro possibilit… di vittoria erano tremendamente scarse... Se solo ci fosse stato qualcosa che avesse permesso a Ron di tirarsi su... di farlo giocare al massimo della forma... qualcosa che avesse assicurato a Ron una giornata veramente fortunata... Ed Harry trov• la risposta di colpo, un improvviso, magnifico, lampo di genio. La colazione fu la solita faccenda irritante, la mattina successiva. I Serpeverde fischiarono e protestarono sonoramente all'ingresso in Sala Grande di ciascun membro della squadra di Grifondoro. Harry alz• lo sguardo al soffitto e vide un limpido cielo azzurro: un buon segno. Il tavolo dei Grifondoro, una massa compatta di rosso e oro, acclam• all'avvicinarsi di Harry e Ron. Harry sorrise e salut• con la mano. Ron stiracchi• un debole sorriso e scosse la testa. "Coraggio, Ron!" Incit• Lavanda. "Lo so che sarai bravissimo!" Ron la ignor•. "The?" Gli chiese Harry, "CaffŠ? Succo di Zucca?" "Niente," rispose Ron depresso, addentando di malumore un pezzettino di toast. Pochi minuti dopo giunse Hermione, che era cosŤ stanca dei recenti comportamenti sgradevoli di Ron, da non scendere pi— a colazione con loro, fermandosi lungo il tavolo alla loro altezza. "Come vi sentite voi due?" Chiese a titolo di tentativo, gli occhi fissi sulla nuca di Ron. "Bene," rispose Harry, che era concentrato nel preparare un bicchiere di succo di zucca per Ron. "Ecco, Ron. Bevi." Ron aveva appena avvicinato il bicchiere alle labbra, che Hermione intim• con urgenza. "Non berla, Ron!" Harry e Ron si voltarono insieme a guardarla. "Perch‚ no?" Chiese Ron. Ora Hermione fissava Harry come se non potesse credere ai suoi occhi. "Ci hai messo qualcosa, in quella bevanda." "Scusa?" ReagŤ Harry. "Mi hai sentita. Ti ho visto. Hai appena versato qualcosa nella bevanda di Ron. Avevi una bottiglietta in mano, poco fa!" "Non capisco di cosa tu stia parlando," rispose Harry, spingendo la bottiglietta sul fondo della tasca. "Ron, ti avverto, non berla!" Intim• di nuovo Hermione, allarmata, ma Ron sollev• il bicchiere, lo svuot• in un sorso ed esclam•, "Smettila di tiranneggiare su di me, Hermione." Lei sembrava scandalizzata. Abbassandosi in modo che solo Harry potesse sentirla sibil•, "Potresti essere espulso per questo. Non avrei mai creduto che tu potessi fare questo, Harry!" "Senti chi parla," gli sussurr• lui di rimando. "Hai Confuso qualcun altro ultimamente?" Lei s'allontan• da loro come una furia procedendo lungo il tavolo. Harry la vide allontanarsi senza provare alcun dispiacere. Hermione non aveva mai compreso quanto il Quidditch fosse un affare serio. Si volt• a guardare Ron che stava facendo schioccare le labbra. "Si avvicina l'ora," disse Harry allegramente. Il prato gelato scricchiolava sotto le loro scarpe mentre procedevano veloci verso lo stadio. "Siamo abbastanza fortunati ad avere un tempo cosŤ buono, eh?" Chiese Harry a Ron. "Gi…," rispose Ron che sembrava pallido e malaticcio. Ginny e Demelza avevano gi… indossato la loro divisa da Quidditch ed aspettavano nello spogliatoio. "Le condizioni sembrano ideali," osserv• Ginny, ignorando Ron. "Prova a indovinare? Il Cacciatore dei Serpeverde, Vaisey... ha preso un Bolide in testa ieri durante il loro allenamento, e gli fa troppo male per poter giocare! E ancora meglio di questo... anche Malfoy Š malato!" "Cosa?" Esclam• Harry ruotandosi di scatto per guardarla. "Š malato? Cos'ha che non va?" "Non ne ho idea, ma per noi Š il massimo," disse Ginny radiosa. "Faranno giocare Harper al suo posto. Š nel mio anno ed Š un idiota." Harry le rispose sorridendo vagamente ma, mentre indossava la sua divisa scarlatta, la mente era molto distante dal Quidditch. Gi… una volta Malfoy aveva fatto finta di non poter giocare a causa di una ferita, ma in quella occasione si era assicurato che l'intera partita fosse rimandata fino al momento in cui lui fosse in condizioni di potersi riunire alla squadra dei Serpeverde. Perch‚ ora era cosŤ pronto a consentire di far giocare un sostituto? Era veramente ammalato o simulava? "Strano, no?" Disse sottovoce a Ron. "Il fatto che non giochi Malfoy?" "Fortuna, la chiamerei," disse Ron, sembrando un pizzico pi— vivace. "Anche Vaisey fuori, Š il loro miglior tiratore, non ci avrei mai creduto... Ehi!" Esclam• all'improvviso bloccandosi nell'atto di infilarsi uno dei guanti da Portiere fissando Harry. "Che c'Š?" "Io... tu..." balbett• Ron come se avesse perso la voce, sembrando insieme spaventato ed eccitato. "La mia bevanda... il mio succo di zucca... non Š che...?" Harry sollev• le sopracciglia e non disse nulla eccetto, "Cominciamo tra cinque minuti, faresti meglio a spicciarti con quelle scarpe." Uscirono sul campo dirigendosi verso le tumultuose grida ed i fischi. Un'estremit… dello stadio era una massa solida di rosso e oro, l'altra un mare di verde e argento. Anche molti Tassorosso e Corvonero s'erano schierati. Nel mezzo di quelle urla ed applausi, Harry poteva distinguere chiaramente il ruggito del famoso cappello a testa di leone di Luna Lovegood. Harry fece qualche passo verso Madama Bumb, l'arbitro, che aspettava pronta a lasciar uscire le palle dalla cassa. "I Capitani si stringano la mano," disse lei, e ad Harry fu schiacciata la mano dal nuovo capitano dei Serpeverde, Urquhart. "Sulle scope. Al mio fischio... tre... due... uno..." Al fischio, Harry e i compagni lasciarono di scatto il suolo gelato e partirono. Harry vol• in alto lungo il perimetro del campo, cercando il Boccino e tenendo d'occhio Harper, che procedeva a zigzag lontano da lui. Poi s'inserŤ una voce molto pi— stridula e differente da quella del solito commentatore. "Bene, eccoci, e credo che siamo tutti sorpresi dalla squadra che Potter ha messo insieme quest'anno. Molti credevano che, dopo l'incostante prestazione di Ronald Weasley come portiere lo scorso anno, potesse essere stato escluso dalla squadra, ma evidentemente la stretta amicizia personale con il Capitano pu• aiutare..." Queste parole furono accolte con beffe ed applausi dall'estremit… Serpeverde del campo. Harry fece ruotare di scatto la scopa per guardare il podio del commentatore. Era occupato da un ragazzo magro alto, biondo e con il naso all'in su che parlava nel megafono magico in precedenza appannaggio di Lee Jordan. Harry riconobbe Zacharias Smith, un giocatore di Tassorosso che lui detestava di cuore. "Oh, ed ecco il primo tentativo di goal da parte dei Serpeverde, Š Urquhart che sfreccia per i campo e..." Lo stomaco di Harry si attorcigli•. "... parata di Weasley, bene, si Š deciso ad essere un po' fortunato, qualche volta, credo..." "Hai ragione, Smith, lo Š," mormor• Harry, sogghignando a se stesso mentre si infilava tra i Cacciatori con gli occhi attenti a cogliere un qualunque segno dell'elusivo Boccino. Dopo un quarto d'ora di gioco, Grifondoro vinceva sessanta a zero e Ron aveva effettuato alcuni salvataggi veramente spettacolari, alcuni dei quali proprio con la punta delle dita, e Ginny aveva segnato quattro delle sei reti dei Grifondoro. Questo aveva posto fine a tutte le congetture di Zacharias sulla presenza in squadra dei due Weasley solo perch‚ preferiti da Harry, iniziando invece con Peakes e Coote. "Naturalmente, Coote non Š della statura usuale per un Battitore," disse Zacharias altezzosamente, "che in genere sono un po' pi— muscolosi..." "Spediscigli un bolide!" Grid• Harry verso Coote sfrecciandogli vicino, ma Coote, sogghignando sonoramente, decise invece di spedire il Bolide successivo verso Harper che stava giusto incrociando Harry dalla direzione opposta. Ad Harry fece piacere sentire il tump soffocato che indicava che il Bolide aveva raggiunto il bersaglio. Sembrava che i Grifondoro non potessero sbagliare. Segnarono pi— e pi— volte e, dall'altro lato del campo, Ron parava tiri con apparente facilit…. In quel momento sorrideva e, quando il pubblico applaudŤ una parata particolarmente buona con un vivace coro della vecchia canzone Weasley Š il Nostro Re, lui fece finta di dirigerlo dall'alto. "Crede di essere speciale oggi, eh?" sibil• una voce maligna, ed Harry fu quasi scalzato dalla scopa quando Harper gli venne addosso duramente e deliberatamente. "Quel tuo amico traditore del sangue..." Madama Bumb era voltata di spalle, e bench‚ quelli del Grifondoro urlassero irati, nel tempo che le ci volle per voltarsi, Harper era gi… fuggito via. Con la schiena che gli doleva, Harry lo rincorse determinato a speronarlo a sua volta... "Credo che Harper di Serpeverde abbia visto il Boccino!" url• Zacharias Smith attraverso il megafono. "SŤ, certamente ha visto qualcosa che Potter non ha scorto!" Harry pens• che Smith fosse un vero idiota, non aveva visto lo scontro? Un secondo dopo, per•, lo stomaco gli sembr• ritirarsi altrove nel cielo... Smith aveva ragione ed Harry torto: Harper non era fuggito in una direzione a caso. Aveva notato qualcosa che Harry aveva mancato: il Boccino fuggiva velocemente in alto, scintillando luminoso contro il limpido cielo azzurro. Harry acceler•. Il vento gli fischiava nelle orecchie tanto da coprire il suono del commento di Smith e del pubblico, ma Harper era ancora avanti a lui, e il Grifondoro conduceva per soli cento punti. Se Harper lo avesse preso per primo Grifondoro avrebbe perso... e Harper era metri avanti a lui e gi… col braccio teso... "Ehi, Harper!" Url• Harry disperato. "Quanto ti ha pagato Malfoy per giocare al suo posto?" Non seppe mai cosa lo avesse spinto a dire quelle parole, ma Harper ebbe un momento di indecisione. Manc• il Boccino, lasciandoselo sfuggire tra le dita e superandolo. Harry si slanci• verso la minuscola palla svolazzante e la prese. "SI!" grid• Harry facendo un giro della morte e precipitandosi verso terra, il Boccino in alto nella mano. Appena il pubblico comprese cosa era accaduto, un urlo immane lo raggiunse fin quasi a coprire il fischio che segnalava la fine dell'incontro. "Ginny, dove vai?" url• Harry che si trovava stretto in un abbraccio a mezz'aria con il resto della squadra, ma Ginny vol• oltre velocemente finch‚, con un fragore allarmante, si abbatt‚ contro il podio del commentatore. Mentre il pubblico urlava e rideva, la squadra dei Grifondoro atterr• al lato del mucchio di frammenti di legno sotto i quali Zacharias si muoveva debolmente. Harry sentŤ Ginny chiedere scusa ad un'adirata Professoressa McGranitt. "Ho dimenticato di frenare, Professoressa, mi spiace." Ridendo, Harry si liber• del resto della squadra e abbracci• Ginny, ma la lasci• subito. Evitando il suo sguardo, si gett• sulle spalle di Ron che esultava come se, dimenticata ogni ostilit…, la squadra di Grifondoro lasciasse il campo ognuno nelle braccia dell'altro, colpendo l'aria e salutando i sostenitori. Nello spogliatoio c'era un'atmosfera di giubilo. "Seamus ha detto che ci sar… festa in Sala Comune!" url• Dean entusiasticamente. "Andiamo, Ginny, Demelza!" Ron e Harry restarono per ultimi nello spogliatoio. Stavano quasi per uscire quando entr• Hermione. Strizzava la sciarpa di Grifondoro tra le mani e sembrava sconvolta ma determinata. "Devo parlarti, Harry." Prese un gran respiro. "Non avresti dovuto farlo. Hai sentito Slughorn, Š illegale." "Cosa stai cercando di fare, ribaltare il risultato?" Domand• Ron. "Di che stai parlando?" Chiese Harry, girandosi a raccogliere i vestiti cosŤ che nessuno potesse vederlo sogghignare. "Lo sai perfettamente di cosa sto parlando!" Url• Hermione stridula. "Hai aggiunto quella pozione della fortuna al succo di Ron durante la colazione! Felix Felicis!" "No, non Š vero," disse Harry, girandosi a guardali entrambi. "SŤ che l'hai fatto, Harry, e per questo tutto Š andato per il verso giusto, con giocatori di Serpeverde mancanti e Ron che ha parato tutto!" "Non ce l'ho messa!" Disse Harry, sogghignando apertamente. Infil• la mano nella tasca della giubba e tir• fuori la bottiglietta che Hermione gli aveva visto in mano quella mattina. Era piena fino all'orlo della pozione dorata ed il tappo era ancora saldamente fissato con la ceralacca. "Volevo che Ron credesse che l'avessi fatto, cosŤ ho fatto finta quando sapevo che tu stavi guardando." Fiss• Ron. "Hai salvato tutto perch‚ ti sentivi fortunato. Invece hai fatto tutto da solo." Infil• di nuovo la pozione in tasca. "Veramente non hai messo nulla nel mio succo di zucca?" Chiese Ron sbalordito. "Ma il bel tempo... e Vaisey che non poteva giocare... Veramente non mi hai dato la pozione della fortuna?" Harry scosse la testa. Ron lo guard• un attimo a bocca aperta, poi si gir• verso Hermione imitandone la voce. "Hai messo la Felix Felicis nel succo di Ron stamattina, per questo ha parato tutto! Guarda! Posso fare parate anche senza aiuto, Hermione!" "Non ho mai detto che non potevi... Ron, anche tu pensavi che ti fosse stata data!" Ron l'aveva gi… sorpassata, per•, ed era uscito con la scopa in spalla. "Ehm," sussurr• Harry nell'immediato silenzio. Non si era aspettato che il suo piano gli si ritorcesse contro in questo modo, "possiamo... possiamo andare alla festa, allora?" "Tu vai!" Disse Hermione, ricacciando indietro le lacrime. "Ho la nausea di Ron in questo momento, non so cosa credevo di fare..." FuggŤ via dallo spogliatoio anche lei. Harry attravers• i prati lentamente, tornando verso il castello in mezzo al pubblico, con molti di loro che gli urlavano le congratulazioni, ma lui sentiva una grande delusione. Era cosŤ sicuro che, se Ron avesse vinto la partita, lui ed Hermione sarebbero tornati ad essere subito amici come prima. Non vedeva alcun modo per spiegare ad Hermione che, ci• che Ron riteneva un'offesa, era il fatto che lei avesse baciato Victor Krum, non quando il fatto era accaduto da tanto tempo. Harry non riuscŤ a vedere Hermione alla festa per la vittoria dei Grifondoro, che era in pieno svolgimento quando arriv•. Acclamazioni ed applausi ripresero vigore al suo apparire e fu presto circondato da una folla di persone che si congratulavano con lui. Tra il cercare di togliersi di torno i fratelli Canon, che volevano un'analisi dettagliata della partita azione per azione, ed il vasto gruppo di ragazze che lo circondava ridendo anche per le sue battute pi— stupide e sbattendo le palpebre, pass• un po' di tempo prima che potesse ritrovare Ron. Alla fine riuscŤ a districarsi dall'insistenza di Romilda Vane, che lasciava intendere chiaramente quanto le sarebbe piaciuto andare con lui alla festa di Natale di Slughorn. Mentre si faceva largo verso il tavolo delle bevande, incontr• Ginny con lo Sbuffo Pigmeo Arnold sulla spalla e Grattastinchi che le miagolava speranzoso alle calcagna. "Stai cercando Ron?" Chiese lei compiaciuta. "Š l… dietro, lo sporco ipocrita." Harry guard• nell'angolo che lei stava indicando. In piena vista di tutta la sala, c'era Ron avvinghiato cosŤ strettamente a Lavanda Brown che era difficile distinguere di chi fossero le mani. "Sembra che le stia mangiando il viso, vero?" Disse Ginny distaccata. "Ma credo che dovrebbe raffinare la tecnica in qualche modo. Bella partita, Harry." Gli diede dei colpetti sul braccio. Harry ebbe una sensazione di vuoto allo stomaco, ma lei subito si allontan• per servirsi un'altra Burrobirra. Grattastinchi le trotterell• dietro, gli occhi gialli fissi su Arnold. Harry volt• le spalle a Ron, che non sembrava voler smettere in tempi brevi, giusto in tempo per vedere il buco del ritratto che si chiudeva. Con apprensione, pens• di aver visto una massa di crespi capelli castani uscire ondeggiando. Si lanci• avanti, scans• Romilda Vane ancora una volta, e spinse il ritratto della Signora Grassa. Il corridoio all'esterno sembrava deserto. "Hermione?" La trov• nella prima aula non chiusa a chiave. Sedeva alla cattedra, da sola eccetto un piccolo anello di cinguettanti uccellini gialli che le circondava il capo, uccelli che lei doveva aver fatto comparire dal nulla giusto in quel momento. Per Harry non era di alcun conforto ammirare la realizzazione dell'incantesimo in quel momento. "Oh, ciao, Harry," disse lei con voce fragile. "Stavo solo facendo pratica." "SŤ....sono...ehm... Š veramente buono..." Rispose Harry. Non aveva idea di cosa dirle. Si chiedeva se ci fosse qualche possibilit… che lei non avesse notato Ron, che avesse solo lasciato la sala perch‚ la festa era diventata troppo scalmanata, quando lei osserv•, con un'inconsueta voce troppo acuta, "Sembra che a Ron piacciano i festeggiamenti." "Ehm... davvero?" Tentenn• Harry. "Non dirmi che non l'hai visto," sbott• Hermione. "Non Š che si stesse nascondendo, era...?" La porta alle loro spalle si aprŤ. Con orrore di Harry, entr• Ron, ridendo e tenendo Lavanda per mano. "Oh," disse, irrigidendosi immediatamente alla vista di Harry ed Hermione. "Ops!" Esclam• Lavanda, e torn• fuori dall'aula, ridacchiando. La porta si chiuse dietro di lei. Ci fu un attimo di orribile, crescente, ondeggiante silenzio. Hermione fissava Ron, che evitava di guardarla, ma disse con una strana mescolanza di spacconeria e goffaggine, "Ciao, Harry! Mi chiedevo dove fossi andato!" Hermione sfil• via dalla cattedra. Il piccolo stormo di uccellini dorati continu• a volarle intorno alla testa tanto da farla sembrare uno strano modellino piumato del sistema solare. "Non dovresti lasciare Lavanda ad aspettare fuori," disse con calma. "Si chieder… tu dove sia andato." Cammin• molto lentamente e dignitosamente verso la porta. Harry lanci• uno sguardo verso Ron, che sembrava sollevato che non fosse accaduto nulla di grave. "Oppugno!" giunse un grido dalla soglia. Harry si volt• di scatto e vide Hermione con la bacchetta puntata su Ron, l'espressione selvaggia. Il piccolo stormo di uccellini sfrecciava, come una rosa di proiettili dorati, verso Ron che guaŤ e si coprŤ il volto con le mani, ma gli uccelli attaccarono, beccando e graffiando ogni brandello di pelle che riuscivano a raggiungere. "Falli 'dare 'ia!" Url• lui, ma con un ultimo sguardo di furia vendicativa, Hermione aprŤ la porta e corse via. Ad Harry sembr• di udire un singhiozzo prima che la porta sbattesse. CAPITOLO QUINDICI IL VOTO INFRANGIBILE La neve turbinava di nuovo contro le finestre ghiacciate; il Natale si stava avvicinando a grandi passi. Hagrid aveva gi… portato i soliti dodici alberi di Natale per la Sala Grande; ghirlande di nastri e agrifoglio erano intrecciate sulle ringhiere delle scale; candele eterne brillavano dall'interno degli elmi delle armature e grandi ramoscelli di vischio erano stati appesi ad intervalli regolari lungo il corridoio. Grossi gruppi di ragazze tendevano a convergere sotto i ramoscelli di vischio ogni volta che Harry passava, e questo causava degli ingorghi nei corridoi; fortunatamente, per•, le lunghe uscite notturne di Harry gli avevano donato una conoscenza straordinariamente buona dei passaggi segreti del castello, e cosŤ spesso, senza troppe difficolt…, riusciva a percorrere rotte libere da vischio quando doveva spostarsi da una classe all'altra. Ron, a cui un tempo la necessit… di queste deviazioni avrebbe provocato gelosia, piuttosto che ilarit…, adesso semplicemente se la rideva alla grande. Sebbene Harry certamente preferisse questo nuovo Ron, allegro e scherzoso, al tipo aggressivo e scontroso che aveva dovuto sopportare nelle passate settimane, il miglioramento di Ron aveva un prezzo pesante. Per prima cosa, Harry doveva sbrigarsela con la presenza continua di Lavanda Brown, che sembrava considerare ogni momento che non baciava Ron come un momento perso; in pi—, Harry si ritrovava di nuovo ed essere il migliore amico di due persone che sembrava improbabile si potessero addirittura mai pi— parlare. Ron, che ancora portava sulle mani e gli avambracci i segni dell'attacco degli uccelli di Hermione, teneva un atteggiamento difensivo e risentito. "Non si pu• lamentare," disse a Harry. " Š lei che pomiciava con Krum. E cosŤ adesso ha capito che c'Š qualcuno che vuole pomiciare con me, invece. Siamo in un paese libero. Non ho fatto niente di male." Harry non rispose, facendo finta di essere preso da un libro ('Alla ricerca della Quintessenza') che avrebbero dovuto leggere prima della lezione di Incantesimi del mattino seguente. Visto che voleva rimanere amico sia di Ron che di Hermione, passava un sacco di tempo con la bocca ben chiusa. "Non le ho mai promesso niente," borbott• Ron. "Voglio dire, OK, stavo per andare con lei alla festa di Natale di Slughorn, ma non ho mai detto... solo come amici... Io sono uno spirito libero..." Harry gir• una pagina di 'Quintessenza', consapevole che Ron lo stava guardando. La voce di Ron si trasform• in un brontolio indistinto, a malapena percepibile sopra il sonoro scoppiettio del fuoco, ma Harry comunque colse di nuovo le parole "Krum" e "Non si pu• lamentare". Gli impegni di Hermione erano cosŤ intensi che Harry poteva parlarle solo la sera, mentre Ron era, in ogni caso, cosŤ strettamente intrecciato con Lavanda da non badare a quello che faceva Harry. Hermione si rifiutava di rimanere nella stanza comune quando c'era anche Ron, cosicch‚ Harry normalmente la raggiungeva in biblioteca, il che voleva dire che la loro conversazione si svolgeva sottovoce. "Lui Š perfettamente libero di baciare chi vuole," disse Hermione, mentre la bibliotecaria, la Signora Pince, andava avanti e indietro per gli scaffali dietro di loro. "Non me ne pu• fregare di meno." E cosŤ dicendo, alz• la penna d'oca e mise il puntino su una 'i' con tanta rabbia da fare un buco nella sua pergamena. Harry non disse niente. Forse avrebbe perso per sempre la voce, per mancanza di uso. Harry si abbass• leggermente sul libro di Pozioni Avanzate e continu• a prendere appunti sull'Elisir Eterno, fermandosi di tanto in tanto a decifrare le utili note del Principe a margine del testo di Libatius Borage. "E, a proposito," disse Hermione dopo un po', "devi stare attento." "Te lo ripeto per l'ultima volta," disse Harry, con una voce leggermente rauca, dopo tre quarti d'ora di silenzio, "non ho nessuna intenzione di restituire questo libro. Ho imparato pi— cose dal Principe Mezzosangue di quelle che Piton o Slughorn mi hanno insegnato in - " "Non sto parlando del tuo stupido cosiddetto Principe," disse Hermione, guardando male il libro come se l'avesse offesa. "Sto parlando di prima. Sono andata al bagno delle ragazze un attimo prima di venire qui, e una dozzina di ragazze, compresa Romilda Vane, stavano discutendo su come farti bere un filtro d'amore. Sperano tutte di convincerti di portarle alla festa di Slughorn, e pare che tutte abbiano comprato i filtri di Fred e George. E ho paura che funzionino davvero -" "Allora perch‚ non glieli avete confiscati?" chiese Harry. Gli sembrava inconcepibile che la straordinaria mania di Hermione per il rispetto delle regole l'avesse abbandonata proprio in quel momento cruciale. "Non avevano i filtri nel bagno con loro," disse sprezzantemente Hermione, "Stavano solo discutendo le tattiche. E dubito che il Principe Mezzosangue", diede al libro un altro sguardo sprezzante "possa essersi inventato un antidoto per una dozzina di filtri d'amore contemporaneamente. Fossi in te, io inviterei qualcuna a venire con te, cosŤ le altre smetteranno di pensare che hanno ancora qualche possibilit…. La festa Š domani, ormai sono disperate." "Non c'Š nessuno che mi piacerebbe invitare," borbott• Harry, che cercava ancora pi— che poteva di non pensare a Ginny, nonostante il fatto che lei continuava a popolare i suoi sogni in una maniera che lo rendeva estremamente grato del fatto che Ron non era capace di fare la Legilimanzia. "Bene, allora stai attento a quello che bevi, perch‚ Romilda Vane sembra sapere quello che fa." disse con cattiveria Hermione. Srotol• un po' la lunga pergamena su cui stava facendo il saggio di Aritmanzia e continu• a scrivere con la penna d'oca. Harry la guard•, con la mente molto distante. "Aspetta un momento," disse lentamente. "Pensavo che Gazza avesse proibito qualsiasi oggetto comprato da 'Tiri Vispi Weasley'!" "E quando mai qualcuno si Š preoccupato dei divieti di Gazza?" chiese Hermione, ancora concentrata sul suo saggio. "Ma pensavo che tutti i gufi fossero perquisiti. Com'Š possibile che queste ragazze riescano ad introdurre filtri d'amore qui nella scuola?" "Fred e George glieli mandano facendoli passare per profumi o pozioni per la tosse," disse Hermione. "Fa parte del loro servizio di Ordini via Gufo." "Mi sembri abbastanza esperta." Hermione lo guard• male, come aveva fatto con la sua copia di Pozioni Avanzate. "Era tutto scritto sul retro delle bottiglie che ci hanno mostrato, a me e Ginny, quest'estate," disse freddamente, "Io non vado in giro a mettere filtri nei bicchieri della gente... o a fare finta di averlo fatto, che Š altrettanto ignobile..." "OK, OK, basta cosŤ," disse rapidamente Harry. "La questione Š, Gazza si sta facendo fregare, non Š cosŤ? Queste ragazze stanno facendo entrare delle cose nella scuola facendole passare per qualcos'altro! E allora perch‚ Malfoy non avrebbe potuto introdurre la collana nella scuola -?" "Oh, Harry... basta..." "Andiamo, perch‚ no?" domand• Harry. "Allora," sospir• Hermione, "i Sensori di Segretezza individuano fatture, maledizioni e incantesimi di invisibilit…, non Š cosŤ? Vengono usati per individuate magie e oggetti oscuri. Avrebbero sicuramente rilevato una maledizione potente come quella nella collana in meno di un secondo. Ma qualcosa messo nella bottiglia sbagliata non darebbe segnale - e poi i filtri d'amore non sono oscuri o pericolosi - " "Facile a dirsi, per te," borbott• Harry, pensando a Romilda Vane. "- e cosŤ toccherebbe a Gazza stabilire che non Š una pozione per la tosse, e lui non Š un buon mago, dubito che saprebbe distinguere una pozione dall'- " Hermione si ferm• di botto; anche Harry l'aveva sentito. Qualcuno si era mosso dietro di loro, nell'oscurit… degli scaffali. Aspettarono, e un attimo dopo la faccia d'avvoltoio della Signora Pince apparve dietro l'angolo, con le sue guance scavate, la pelle come pergamena, il lungo naso adunco illuminato impietosamente dalla lampada che portava. "La biblioteca sta chiudendo." disse, "Vi dispiace riportare tutto quello che avevate in consultazione nel relativo - Cosa hai fatto a quel libo, mascalzone?" "Non Š della biblioteca, Š mio!" disse in fretta Harry, cercando di togliere rapidamente dal tavolo la sua copia di Pozioni Avanzate mentre la Signora Pince si avventava su di essa con la sua mano ad artiglio. " Rovinato!" sibil•. "Profanato, insozzato!" "Š solo un libro con qualche appunto!" disse Harry, strappandoglielo dalle mani. Alla Signora Pince, sembrava dovesse venire un infarto da un momento all'altro; Hermione, che aveva rapidamente raccolto tutte le sue cose, prese Harry per un braccio e lo trascin• via. "Ti proibir… l'accesso alla biblioteca se non stai attento. Dovevi proprio portarti dietro quello stupido libro?" "Non Š colpa mia se Š rimbambita, Hermione. O pensi che ti abbia sentito mentre parlavi male di Gazza? Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa tra quei due..." "Oh, ha ha.." Contenti del fatto che potevano parlare di nuovo normalmente, si avviarono verso la sala comune lungo il corridoio deserto illuminato dalle lampade, discutendo se Gazza e la Signora Pince fossero o meno segretamente innamorati. "Patacca" disse Harry alla Signora Grassa. Era la nuova parola d'ordine dei giorni festivi. "Sarai tu," disse la Signora Grassa con un sorriso malizioso, e si spost• in avanti per farli passare. "Ciao, Harry!" disse Romilda Vane, appena passarono attraverso il ritratto. "Ti va un'acquaviola?" Hermione da sopra la spalla gli diede uno sguardo del tipo "cosa-ti-avevo-detto?" "No grazie," disse rapidamente Harry. "Non mi piace molto." "Allora prendi questi," disse Romilda, mettendogli in mano una scatola. "Sono Calderoni di cioccolata, al Whiskey Incendiario. Me li ha mandati mia nonna, ma a me non piacciono." "Oh-va bene - grazie." Disse Harry, che non sapeva cos'altro dire. " Ehm - Stavo giusto andando con ..." Si allontan• di corsa dietro Hermione, facendo sfumare la voce dietro di lui. "Te l'ho detto," disse sbrigativamente Hermione," Prima inviti qualcuno, prima ti lasceranno in pace, e potrai -" ImpallidŤ improvvisamente; aveva appena visto Ron e Lavanda, intrecciati sul divano. "Allora, Buona Notte, Harry" disse Hermione, anche se erano solo le sette di sera, e se ne and• verso le stanze delle ragazze senza dire una parola. Harry and• a letto cercando di consolarsi col fatto che avrebbero dovuto lottare solamente con un altro giorno di lezioni, pi— la festa di Slughorn, dopo di che lui e Ron sarebbero partiti insieme per la Tana. Adesso sembrava impossibile che Ron e Hermione potessero far pace prima dell'inizio delle vacanze, ma magari, in qualche modo, questa pausa poteva dar loro il modo di calmarsi e riconsiderare il loro comportamento... Ma non aveva molte speranze, e quelle che aveva diminuirono ancora dopo aver dovuto affrontare con loro una lezione di Trasfigurazione, il giorno dopo. Avevano appena iniziato l'argomento enormemente difficile della trasfigurazione umana; lavorando di fronte a uno specchio, sarebbero dovuti riuscire a cambiare il colore delle loro sopracciglia. Hermione rise malignamente al primo disastroso tentativo di Ron, che in qualche modo riuscŤ a farsi crescere un paio di spettacolari baffi a manubrio; Ron si vendic• con una crudele ma precisa imitazione di Hermione mentre saltava su e gi— nella sedia ogni volta che la Professoressa McGranitt faceva una domanda, imitazione che Lavanda e CalŤ trovarono molto divertente, e port• nuovamente quasi alle lacrime Hermione. Al suono della campanella corse fuori dalla classe, lasciandosi indietro met… delle sue cose; Harry decise che Hermione aveva pi— bisogno di lui che Ron, raccolse quello che lei aveva lasciato e la seguŤ. La raggiunse finalmente mentre riemergeva dal bagno delle ragazze al piano di sotto. Era accompagnata da Luna Lovegood, che le dava dei leggeri colpetti sulle spalle. "Oh, ciao, Harry," disse Luna. "Lo sai che una delle tue sopracciglia Š color giallo brillante?" "Ciao, Luna. Hermione, hai lasciato le tue cose..." Le porse i libri. "Oh, si," disse Hermione con la voce strozzata, prendendo le sue cose e girandosi rapidamente per nascondere il fatto che si stava asciugando le lacrime con il porta- matite. "Grazie, Harry. OK, Š meglio che vada..." E se ne and• in fretta, senza dare il tempo a Harry di dirle nessuna parola di conforto, per quanto in effetti non gliene veniva in mente nessuna. "Š un po' sconvolta," disse Luna. "All'inizio pensavo che in bagno ci fosse Mirtilla Malcontenta, invece era Hermione. Stava dicendo qualcosa su Ron Weasley..." "Si, hanno avuto una discussione," disse Harry. "Ron qualche volta sa essere divertente, non Š vero?" disse Luna mentre si avviavano insieme per il corridoio. "Ma pu• essere anche un po' sgarbato. Me ne sono accorta l'altr'anno." "Penso di si," disse Harry. Luna stava dimostrando la sua solita attitudine ad enunciare verit… spiacevoli; non aveva mai incontrato una come lei. "Allora, come Š andato il semestre? " "Oh, a posto," disse Luna. "Un po' sola senza l'Esercito di Silente. Ginny Š stata gentile, per•. L'altro giorno ha fatto smettere due ragazzi che mi chiamavano 'Lunatica' durante la lezione di Trasfigurazione -" "Che ne diresti di venire con me alla festa di Slughorn, questa sera?" Le parole uscirono dalla bocca di Harry prima che le potesse fermare: le udŤ come se fosse un altro a parlare. Luna gir• verso di lui i suoi occhi sporgenti, sorpresa. "La festa di Slughorn? Con te?" "Si," disse Harry, "Possiamo portare degli amici, cosŤ ho pensato che ti poteva far piacere... Voglio dire.... " Voleva che le sue intenzioni fossero perfettamente chiare. Voglio dire, solo come amici, cosŤ. Ma se non vuoi..." Stava gi… quasi sperando che lei gli dicesse di no. "Oh no, voglio venire con te, come amica!" disse Luna, raggiante come non l'aveva mai vista prima. "Nessuno mi ha mai invitato ad una festa, come amica! Š per questo che ti sei tinto il sopracciglio? Devo tingermi anche il mio?" "No" disse fermamente Harry, "Questo Š stato un errore. Hermione me lo rimetter… a posto. Allora, ci vediamo all'ingresso alle otto." "AHA!" grid• una voce dall'alto, e entrambi fecero un salto; senza badarci, erano passati proprio sotto Pix, che stava appeso a testa in gi— da un lampadario e sorrideva maliziosamente. "Potty ha invitato Lunatica alla festa! Potty Š innaromato di Lunatica! Potty Š innaaaaaaaamorato di Lunatica!" E schizz• via chiocciando e strillando, "Potty ama Lunatica!" "Š bello che queste cose rimangano cosŤ, private," disse Harry. E neanche a dirlo, in un attimo tutta la scuola seppe che Harry Potter sarebbe andato alla festa di Slughorn con Luna Lovegood. "Potevi portare chiunque!" disse incredulo Ron a cena. "Chiunque! E hai scelto Lunatica Lovegood?" "Non chiamarla cosŤ, Ron!" scatt• Ginny, fermandosi dietro a Harry mentre andava dai suoi amici. "Sono contento che tu l'abbia invitata, Harry, Š cosŤ eccitata." E and• a sedersi in fondo al tavolo con Dean. Harry cerc• di essere contento che Ginny fosse contenta che avesse invitato Luna alla festa, ma non ci riuscŤ molto bene. Pi— lontano Hermione stava da sola, giocherellando con lo stufato. Harry not• che Ron la guardava furtivamente. "Potresti chiederle scusa," suggerŤ bruscamente Harry. "E poi farmi attaccare da un altro stormo di canarini?" borbott• Ron. "Ma perch‚ l'hai presa in giro?" "Ha riso per i miei baffi!!" "Se per questo anch'io, Š stata la cosa pi— stupida che abbia mai visto." Ma Ron sembrava non averlo sentito; Lavanda era appena arrivata con CalŤ. Strizzandosi tra Harry e Ron, Lavanda gett• le braccia al collo di Ron. "Ciao, Harry," disse CalŤ, come Harry leggermente annoiata e imbarazzata per il comportamento dei loro due amici. "Ciao," disse Harry, "Come va? Allora sei rimasta a Hogwarts? Ho sentito che i tuoi genitori volevano portarti via." "Sono riuscita a convincerli, per adesso," disse CalŤ. "Quella storia di Katie li ha veramente terrorizzati, ma visto che non Š successo nient'altro da allora... Oh, ciao, Hermione!" CalŤ sorrise sinceramente. Harry capŤ che si sentiva in colpa per aver preso in giro Hermione a Transfigurazione. Si guard• intorno e vide che anche Hermione le sorrideva, se possibile anche pi— caldamente. Le ragazze sono strane, a volte. "Ciao, CalŤ!" disse Hermione, ignorando completamente Ron e Lavanda. "Vai alla festa di Slughorn, stasera?" "Nessuno mi ha invitato," disse tristemente CalŤ. "Mi piacerebbe andarci, per•, dicono che sar… una vera forza... Tu ci vai, vero?" "Si, ho appuntamento con Cormac alle otto, e -" Si sentŤ un rumore come una ventosa staccata da un lavandino intasato, e Ron riemerse. Hermione fece finta di non aver visto o sentito nulla. "- andremo alla festa insieme." "Cormac?" disse CalŤ. "Cormac McLaggen, vuoi dire?" "Esatto," disse Hermione dolcemente. "Quello che quasi - mise molta enfasi sulla parola 'quasi' - "Š diventato il Portiere di Grifondoro." "State insieme, allora?" disse CalŤ, spalancando gli occhi. "Oh - si - non lo sapevi?" disse Harmione, con un'improbabile risatina decisamente non- Hermionesca. "No!" disse CalŤ, decisamente eccitata da questo pettegolezzo. "Cavolo, ti piacciono i giocatori di Quidditch, eh? Prima Krum, poi McLaggen. . ." "Mi piacciono i bravi giocatori di Quidditch," la corresse Hermione, ancora sorridendo. "Bhe, ciao allora... Devo andare a prepararmi per la festa..." Se ne and•. Lavanda e CalŤ cominciarono a chiacchierare fitto fitto su questo nuovo sviluppo, con tutto quello che avevano sentito su McLaggen, e tutto quello che avevano sempre immaginato su Hermione. Ron sembrava stranamente spento e non disse nulla. Harry fu lasciato a considerare fino a che punto possono abbassarsi le ragazze per avere la loro vendetta. Quella sera, quando alle otto arriv• alla sala d'ingresso, not• un numero stranamente alto di ragazze in agguato, che sembravano guardarlo con risentimento mentre si avvicinava a Luna. Lei portava un luccicante completo argentato che attirava un certo numero di risatine dalle presenti, ma che comunque non le stava male. Harry fu contento, in ogni caso, che non si fosse messa gli orecchini di ravanelli, la collana di tappi di burrobirra e le sue Spettrolenti. "Ciao," disse. "Andiamo?" "Oh si," disse contenta. "Dov'Š la festa?" "Nell'ufficio di Slughorn," disse Harry, indirizzandola verso la scalinata di marmo, lontano dalle occhiate e dai bisbigli. "Hai sentito che stasera ci sar… anche un vampiro?" "Rufus Scrimgeour?" chiese Luna. "Io - cosa?" disse Harry, sconcertato. "Vuoi dire, il Ministro della Magia?" "Si, Š un vampiro," disse Luna con sicurezza. "Mio padre ha scritto un articolo lunghissimo su questo quando Scrimgeour sostituŤ Cornelius Caramell, ma fu costretto a non pubblicarlo da qualcuno lŤ al Ministero. Chiaramente, non volevano che la verit… saltasse fuori!" Harry, a cui sembrava molto improbabile che Rufus Scrimgeour fosse un vampiro, ma che era abituato al fatto che Luna ripetesse le bizzarre teorie del padre come se fossero fatti assodati, non replic•; stavano gi… raggiungendo l'ufficio di Slughorn e le risate, la musica e le chiacchiere rumorose diventavano pi— forti ad ogni passo che facevano. Che fosse stato costruito cosŤ, o perch‚ avesse usato qualche trucco magico, l'ufficio di Slughorn era molto pi— spazioso degli uffici degli altri insegnanti. Il soffitto e le pareti erano stati coperte di tende color smeraldo, cremisi e oro, e cosŤ sembrava di essere all'interno di una grossa tenda. La sala era piena zeppa di gente, immersa nella luce rossa di una lampada d'oro cesellata appesa al centro del soffitto, all'interno della quale svolazzavano delle vere fate, ognuna un puntino di luce. Un canto rumoroso, accompagnato dal suono di quelli che sembravano mandolini, si levava da un angolo; una foschia di fumo di pipa era sospesa su alcuni vecchi stregoni immersi in una conversazione, e molti elfi domestici cercavano squittendo di districarsi in una foresta di ginocchia, nascosti dai pesanti vassoi d'argento che trasportavano, tanto da sembrare dei tavolini vaganti. "Harry, ragazzo mio!" esplose Slughorn, appena Harry e Luna si fecero spazio attraverso la porta. "Vieni, vieni, voglio farti conoscere un sacco di gente!" Slughorn portava un cappello di velluto a frange che si intonava alla giacca del suo smoking. Tenendo stretto il braccio di Harry, come se sperasse di Smaterializzarsi con lui, Slughorn lo port• con decisione nel mezzo della festa. Harry afferr• la mano di Luna e la trascin• con se. "Harry, voglio presentarti Eldred Worple, un mio vecchio studente, autore di 'Fratelli di sangue: la mia vita coi vampiri' - e, naturalmente, il suo amico Sanguini." Worple, che era un piccolo e tozzo uomo occhialuto, afferr• la mano di Harry e la strinse entusiasticamente; il vampiro Sanguini, alto e emaciato e con delle profonde occhiaie sotto gli occhi, appena mosse il capo. Sembrava abbastanza annoiato. Vicino a lui c'era un gruppetto di ragazze che sembravano curiose e eccitate. "Harry Potter, che piacere!" disse Worple, puntando il suo sguardo da miope dritto sulla faccia Harry. "Stavo giusto dicendo l'altro giorno al Professor Slughorn: 'Dov'Š la biografia di Harry Potter che tutti stiamo aspettando?'" "Ehm," disse Harry, "davvero?" "Sempre modesto, proprio come ti descriveva Horace!" disse Worple. "Ma seriamente," - il suo atteggiamento cambi•, diventando improvvisamente professionale; - "Mi piacerebbe scriverla io stesso - la gente implora di sapere qualcosa di te, caro ragazzo, implora! Se tu accettassi di rilasciarmi qualche intervista, diciamo in sessioni di quattro o cinque ore, pensa, potremo finire il libro in pochi mesi. E tutto con pochissimo sforzo da parte tua, te lo assicuro - chiedi a Sanguini se non Š - Sanguini, fermo li!" disse Worple, improvvisamente severo, perch‚ il vampiro si stava avvicinando al gruppo di ragazze, con uno sguardo piuttosto affamato. "Vieni, prendi un pasticcino," disse Worple, afferrandone uno da un elfo di passaggio e infilandolo nella mano di Sanguini prima di rivolgere nuovamente la sua attenzione a Herry. "Mio caro ragazzo, non sai quanti soldi potresti ricavarci -" "No, guardi, non mi interessa," disse con fermezza Harry, "mi scusi, ho appena visto una mia amica, mi dispiace." Tir• dietro di se Luna in mezzo alla folla; aveva appena visto scomparire una criniera di capelli castani dietro quelle che sembravano due delle Sorelle Stravagarie. "Hermione! Hermione !" "Harry! Eccoti qua, grazie al cielo! Ciao, Luna !" "Che ti Š successo?" chiese Harry, perch‚ Hermione sembrava decisamente scombussolata, come se fosse appena sfuggita a una foresta di Tranelli del Diavolo. "Oh, sono appena sfuggita - voglio dire, ho appena lasciato Cormac," disse. "Sotto il vischio," aggiunse come spiegazione, visto che Harry continuava a guardarla con aria interrogativa. "Ti sta bene per averlo portato qui," le disse severamente. "Ho pensato che Ron si sarebbe infastidito di pi—," disse Hermione spassionatamente. "All'inizio avevo pensato a Zacharias Smith, ma ho pensato, tutto sommato -" "Hai pensato a Smith?" disse Harry, confuso. "Si, l'ho fatto, e sto cominciando a desiderare di aver scelto lui, invece. McLaggen fa sembrare Grop un gentiluomo. Andiamo da questa parte, dovremmo riuscire a vederlo arrivare, Š cosŤ alto. . ." Tutti e tre si aprirono la strada verso l'altro lato della stanza, raccogliendo boccali di idromele lungo il cammino, e realizzarono troppo tardi che la Professoressa Cooman era lŤ in piedi da sola. "Salve," disse cortesemente Luna alla Professoressa Cooman. "Buona sera, mia cara," disse la Professoressa Cooman, mettendo a fuoco Luna con una certa difficolt…. "Š un pezzo che non ti vedo alle mie lezioni..." "No, ho Fiorenzo quest'anno," disse Luna. "Oh, naturalmente," disse la Professoressa Cooman con un una malevola risatina da ubriaca. "O il Cavallo da Soma, come mi piace definirlo. Lo avresti mai pensato, che ora che sono tornata alla scuola del Professor Silente, avrebbe potuto liberarsi di quel cavallo, no? Invece no ... ci dividiamo le lezioni. . . . Francamente Š un insulto, un insulto. . . Lo sai..." La Professoressa Cooman sembrava troppo brilla per riconoscere Harry. Protetto dalla sua critica furiosa di Fiorenzo, Harry si avvicin• a Hermione e disse, "Parliamoci chiaro. Hai intenzione di dire a Ron che hai interferito nella selezione dei Portieri?" Hermione sollev• le sopracciglia. "Credi davvero che potrei cadere cosŤ in basso?" Harry la guard• ammiccando. "Hermione, se puoi uscire con McLaggen -" "Non Š la stessa cosa," disse Hermione con dignit…. "Non ho nessuna intenzione di dire a Ron quello che pu• o non pu• essere successo alla selezione dei Portieri." "Bene," disse Harry con enfasi. "Perch‚ ne uscirebbe distrutto, e perderemmo sicuramente il prossimo incontro -" "Il Quidditch!" disse infuriata Hermione. "Possibile che ai ragazzi interessi solo quello? Cormac non mi ha chiesto niente di me, no, mi ha servito una non-stop di 'Le cento grandi parate di Cormac McLaggen' fin da quando - oh no, eccolo che arriva!" Si mosse cosŤ velocemente che sembrava essersi Smaterializzata; un momento era qui, immediatamente dopo si era fatta strada tra due streghe sghignazzanti ed era scomparsa. "Hai visto Hermione?" chiese McLaggen, aprendosi la strada tra la folla un minuto dopo. "No, mi dispiace," disse Harry, e si volt• rapidamente per unirsi alla conversazione di Luna, dimenticandosi per una frazione di secondo con chi stava parlando. "Harry Potter!" disse la Professoressa Cooman con una voce profonda e vibrante, notandolo per la prima volta. "Oh, salve," disse Harry senza entusiasmo. "Mio caro ragazzo!" disse con trasporto in un sussurro. "Le voci! Le storie! 'Il Prescelto'! Naturalmente lo sapevo da tanto tempo. . . . I segni sono stati sempre infausti, Harry. . . Ma perch‚ non sei ritornato a Divinazione? Specialmente per te, questa materia Š fondamentale!" "Ah, Sibilla, tutti noi pensiamo che la nostra materia sia la pi— importante!" disse una voce robusta, e Slughorn comparve a fianco della Professoressa Cooman, con la faccia molto arrossata, il cappello di velluto un po' storto, un bicchiere di idromele in una mano e un enorme pezzo di torta nell'altra. "Ma non credo di aver mai visto uno pi— portato per Pozioni!" disse Slughorn, riferendosi a Harry con uno sguardo amorevole, anche se iniettato di sangue. "Un talento naturale, vedi - come sua madre! Ho avuto pochissimi studenti con questo tipo di abilit…, fattelo dire, Sibilla - persino Severus -" Con orrore Harry vide Slughorn allungare un braccio e come materializzare dal nulla Piton in mezzo a loro. "Smettila di nasconderti, unisciti a noi, Severus!" disse con un allegro singhiozzo Slughorn. "Stavo proprio parlando dell'abilit… eccezionale di Harry a Pozioni! Un po' di merito Š anche tuo, naturalmente, che gli hai insegnato per cinque anni!" Preso in trappola, con il braccio di Slughorn intorno alle spalle, Piton guard• Harry da sopra il suo naso adunco, con gli occhi neri socchiusi. "Strano, non ho mai avuto l'impressione di essere riuscito ad insegnare nulla a Potter." "E allora, Š talento naturale!" grid• Slughorn. "Avresti dovuto vedere cosa mi ha fatto, la prima lezione, la Bevanda della Morte Vivente - non ho mai avuto uno studente che ne abbia fatta una migliore al primo tentativo, penso neanche tu, Severus -" "Davvero?" disse piano Piton, trapassando Harry con gli occhi, che si sentŤ leggermente inquieto. L'ultima cosa che voleva era che Piton cominciasse a indagare sulla ragione della sua nuova eccezionale attitudine per Pozioni. "Raccontami quali altre materie hai scelto, Harry" chiese Slughorn. "Difesa contro le Arti Oscure, Incantesimi, Trasfigurazione, Erbologia..." "Praticamente, tutte le materie richieste per un Auror," disse Piton con una leggera smorfia. "Si, in effetti, Š quello che mi piacerebbe," disse Harry con aria di sfida. "E ci riuscirai benissimo!" tuon• Slughorn. "Non credo dovresti diventare un Auror, Harry," disse improvvisamente Luna. Tutti la guardarono. "Gli Auror fanno parte della Cospirazione di Rotfang, pensavo lo sapessero tutti, ormai. Hanno progettato di distruggere dall'interno il Ministero della Magia, utilizzando una combinazione di Magia Oscura e infezione delle gengive." Dal ridere, a Harry and• met… dell'idromele su per il naso. Sarebbe valsa la pena di portare Luna solo per questo. Riemerse dal calice tossendo, fradicio ma sempre col sorriso, quando vide una cosa che gli sollev• ancor di pi— lo spirito. Gazza stava trascinando per un orecchio Draco Malfoy verso di loro. "Professor Slughorn," ansim• Gazza, con le mascelle che gli tremavano e una luce maniacale negli occhi sporgenti, "Ho scoperto questo ragazzo che si aggirava nel corridoio del piano di sopra. Dice di essere stato invitato alla festa e che ha fatto tardi per prepararsi. Lo ha invitato davvero, Professore?" Malfoy si liber• della presa di Gazza, furioso. "Va bene, non sono stato invitato!" disse con rabbia. "Cercavo di imbucarmi, contento?" "No, non sono contento!" disse Gazza, un'affermazione completamente in contrasto con la gioia che gli si vedeva in faccia. "Sei nei guai, ragazzo! Mi sembra che il preside abbia vietato le passeggiate notturne, senza un regolare premesso, non Š cosŤ?" "Va bene, Argus, va bene," disse Slughorn, agitando la mano. "Š Natale, e non Š un crimine voler partecipare a una festa. Solo per stavolta, ci dimenticheremo della punizione; puoi rimanere, Draco." L'espressione di offeso disappunto di Gazza era perfettamente prevedibile; ma perch‚, si chiese Harry guardandolo, anche Malfoy sembrava ugualmente scontento? E perch‚ Piton stava guardando Malfoy con un'espressione allo stesso tempo infuriata e... possibile? .... un po' preoccupata? Ma prima che Harry potesse definire bene quello che aveva visto, Gazza si gir• e and• via trascinando i piedi, borbottando sottovoce; Malfoy si era ricomposto un sorriso sul viso e stava ringraziando Slughorn per la sua generosit…, e il volto di Piton era di nuovo imperscrutabilmente piatto. "Figurati, non Š nulla," disse Slughorn agitando la mano, di fronte ai ringraziamenti di Malfoy. "Conoscevo tuo nonno, dopo tutto...." "Il nonno aveva un'altissima considerazione di lei, signore," disse rapidamente Malfoy. "Diceva che lei era il pi— grande esperto di pozioni che avesse mai incontrato..." Harry fiss• Malfoy. Non era la smaccata adulazione che lo incuriosiva; da un bel po' di tempo aveva visto Malfoy farlo con Piton. Era il fatto che, dopo tutto, Malfoy sembrava fosse malato. Erano secoli che non vedeva Malfoy da vicino; ora si rese conto che Malfoy aveva delle ombre scure sotto gli occhi e la sua pelle aveva un colorito grigiastro. "Vorrei scambiare due parole con te, Draco," disse Piton improvvisamente. "Su, Severus," disse Slughorn, ancora con un singhiozzo, "Š Natale, non essere troppo duro -" "Sono il Capo della Casa, e sono io che decido quanto devo essere o non essere duro," disse bruscamente Piton. "Vieni con me, Draco." Si allontanarono, Piton davanti a Malfoy che lo guardava con risentimento. Harry rimase fermo per un attimo, indeciso, poi disse, "Torno subito, Luna - ehm - il bagno." "OK," disse allegra, e mentre Harry si allontanava tra la folla gli sembr• di averla sentita riassumere la teoria della Cospirazione di Rotfang alla Professoressa Cooman, che sembrava sinceramente interessata. Gli fu facile, lasciata la festa, tirare fuori dalla tasca il Mantello dell'Invisibilit… e metterselo addosso, visto che il corridoio era completamente deserto. Fu pi— difficile trovare Piton e Malfoy. Harry corse per il corridoio, il suono dei suoi piedi coperto dalla musica e dalle chiacchiere rumorose che ancora uscivano dall'ufficio di Slughorn alle sue spalle. Forse Piton aveva portato Malfoy nel suo ufficio nelle segrete.... Oppure lo stava riportando nella sala comune di Serpeverde. . . Harry appoggi• l'orecchio porta dopo porta mentre correva per il corridoio finch‚, con un forte scossa di eccitazione, si accucci• per guardare dal buco della serratura dell'ultima classe del corridoio e sentŤ delle voci. " . . . non possiamo permetterci errori, Draco, perch‚ se ti fai espellere -" "Io non c'entro niente con quella faccenda, va bene?" "Spero che tu stia dicendo la verit…, perch‚ Š stata una cosa maldestra e sciocca. Gi… sospettano che ci sia tu di mezzo." "Chi mi sospetta?" disse con rabbia Malfoy. "Per l'ultima volta, non sono stato io, OK? Quella ragazza, Bell, doveva avere dei nemici sconosciuti - non mi guardi cosŤ! Lo so cosa sta facendo, non sono stupido, ma non funzioner… - Posso fermarla!" Ci fu una pausa e poi Piton disse con calma, "Ah . . . Vedo che zia Bellatrix ti ha insegnato l'Occlumanzia. Quali pensieri stai cercando di nascondere al tuo padrone, Draco?" "Non sto cercando di nascondergli niente, Š lei, che non voglio si impicci di queste cose!" Harry premette ancora di pi— l'orecchio sul buco della serratura. . . . Cosa era successo che faceva parlare in questo modo Malfoy a Piton - Piton, verso il quale aveva mostrato sempre rispetto, e persino simpatia? "Allora perch‚ hai continuato a evitarmi per tutto il semestre? Temevi la mia interferenza? Devi renderti conto che se qualcun altro avesse osato non presentarsi nel mio ufficio quando gli avevo detto ripetutamente di venire, Draco -" "Allora mi metta in punizione! Mi porti da Silente!" lo schernŤ Malfoy. Ci fu un'altra pausa. Poi Piton disse, "Sai bene che non voglio fare ne l'una ne l'altra cosa." "Allora Š meglio che smetta di chiamarmi nel suo ufficio!" "Ascoltami," disse Piton con una voce cosŤ bassa che per sentirlo Harry dovette quasi incollare l'orecchio al buco della serratura. "Sto cercando di aiutati. Ho giurato a tua madre di proteggerti. Ho fatto il Voto Infrangibile, Draco -" "E allora credo che invece dovr… infrangerlo, perch‚ non ho bisogno della sua protezione! Š compito mio, me l'ha affidato e lo sto facendo, ho un piano che non pu• fallire, solo ci sta volendo un po' di pi— di quanto pensassi!" "Qual Š il tuo piano?" "Non sono affari suoi!" "Se mi dici cosa stai cercando di fare, posso aiutarti..." "Ho tutto l'aiuto che mi serve, grazie, non sono solo!" "Stanotte per• eri da solo; una cosa estremamente stupida, girare per i corridoi senza nessuno che facesse da palo e senza rinforzi, questi sono errori elementari-" "Avrei avuto con me Tiger e Goyle se lei non li avesse messi in punizione!" "Non gridare!" scatt• Piton, perch‚ la voce di Malfoy, per l'eccitazione, si era alzata troppo. "Se i tuoi amici Tiger e Goyle vogliono passare l'esame di Difesa contro le Arti Oscure, avranno bisogno di lavorare un po' pi— seriamente di quanto stiano facendo ades -" "Ma a che serve?" disse Malfoy. "Difesa contro le Arti Oscure - Š tutta una balla, una messa in scena, non Š vero? Come se noi avessimo bisogno di proteggerci contro le Arti Oscure -" "Š una messa in scena fondamentale per il successo, Draco!" disse Piton. "Dove pensi sarei finito tutti questi anni, se non fossi stato capace di recitare? Adesso ascoltami! Sei stato avventato, andare in giro la notte, farti scoprire, e fidarti di due assistenti come Tiger e Goyle -" "Non ci sono solo loro, ci sono altre persone dalla mia parte, persone migliori!" "E allora perch‚ non ti confidi con me, posso -" "Lo so cosa vuole fare! Lei vuole rubarmi la gloria!" Ci fu un'altra pausa, poi Piton disse freddamente, "Stai parlando come un bambino. Posso capire che la cattura e l'arresto di tuo padre ti abbiano sconvolto, ma -" Harry ebbe solo un secondo; sentŤ i passi di Malfoy dall'altro lato della porta e si getto di lato proprio mentre si spalancava. Malfoy corse via lungo il corridoio, super• la porta aperta dell'ufficio di Slughorn, gir• dietro l'angolo pi— lontano e scomparve dalla sua vista. Osando a malapena respirare, Harry rimase accucciato fin quando Piton uscŤ lentamente dalla classe. Con un'espressione indecifrabile, torn• alla festa. Harry rimase sul pavimento, nascosto dal mantello, con mille pensieri che si rincorrevano nella sua testa. CAPITOLO SEDICI UN GELIDO NATALE "E cosŤ Piton si stava offrendo di aiutarlo? Stava definitivamente offrendosi di aiutarlo?" "Se me lo chiedi Un'altra volta,"disse Harry,"Ti Infilzo con questo semino" "Sto solo controllando!"disse Ron. Entrambi erano soli nella cucina della Tana, sbucciando una montagna di semi per la signora Weasly. La Neve cadeva lentamente fuori dalla finestra posta dinnanzi a loro. "Si, Piton si stava offrendo di aiutarlo!" ripet‚ Harry. "Ha detto di aver promesso alla madre di Malfoy di proteggerlo, che ha fatto un "Voto Infrangente o qualcosa del genere.." "Un Voto Infrangibile?" disse Ron sorpreso "Mah, non pu• aver... Ne sei sicuro?" "Si, ne sono certo," disse Harry "Perch‚? Che significa?" "B‚, non si pu• rompere un Voto Infrangibile..." "A questo c'ero arrivato anche da solo. Che succede se lo rompi?" "Muori", disse semplicemente Ron." Fred e George cercarono di farmene fare uno quando avevo circa cinque anni. C'Š mancato poco, Stavo stringendo le mani a Fred e tutto il resto quando pap… ci ha scoperti , and• fuori di testa" disse Ron ricordando la scena. "Solo quella volta ho visto pap… arrabbiato tanto quanto la Mamma, Penso che la chiappa destra di Fred non sia pi— la stessa da allora." "Si, beh, tralasciando la chiappa destra di Fred --" "Permesso?"disse la voce di Fred come i gemelli entrarono nella cucina. "Ahh, Gorge, guardali. Stanno usando coltelli e tutto il resto, che Dio li benedica." "Avr• diciassette anni in poco pi— di due mesi," disse Ron mettendo il broncio, "e allora potr• farlo usando la magia!" "Ma nel frattempo," Disse George, sedendosi e mettendo i piedi sul tavolo, "Possiamo goderci la tua dimostrazione di un corretto uso di un - ooops, che cosa stupenda!" "Voi mi avete fatto sbagliare!" disse Ron succhiandosi il pollice tagliato. "Aspettate solo che arrivi ai diciassette --" "Sono sicuro che ci stupirai con una fin qui insospettata, abilit… magica," disse Fred. "Parlando delle tue inaspettate capacit…, Ronald," disse gorge, "cos'Š questa faccendo che abbiamo sentito da Ginny su questa fanciulla di nome.... A meno che la nostra informazione non sia sbagliata... Lavanda Brown?" Ron cominci• ad arrossire, ma non pareva dispiaciuto quando si volt• verso i suoi semi. "Sono fatti miei." "Che risposta brutale,"disse Fred."Davvero non so proprio come puoi pensare a questo. No, sinceramente, quello che volevamo sapere era... come Š successo?" "Cosa volete dire?" "Ha avuto un incidente o qualcosa del genere?" "Cosa..?!" "Beh, come fa a sopportare un tale decerebrato? Attento con quello!" La signora Weasly entr• nella stanza giusto in tempo per vedere Ron lanciare il coltello dei semi a Fred, che lo trasform• in un aereoplanino di carta con un solo cenno della sua bacchetta, "Ron!"disse furiosa"Non farti vedere mai pi— a lanciare dei coltelli!" "Non lo far•,"disse Ron"non mi far• vedere"aggiunse sottovoce mentre si voltava verso la montagna di semi. "Fred, George, mi dispiace, cari, ma Remus Š arrivato stanotte e cosŤ Bill dovr… schiacciarsi in camera con voi." "No c'Š problema;" disse George. -"Quindi, dato che Charlie non verr… a casa, restano Harry e Ron a dormire in soffitta, e se Fleur resta con Ginny - "- Questo diventer… il Natale migliore di Ginny -" mormor• Fred. "- Ognuno star… comodo, o almeno avr… un letto," disse la signora Weasly leggermente stressata. "Quindi Percy non far… vedere la sua brutta faccia?" domand• Fred. La signora Weasly si volt• prima di rispondergli." No. Š occupato penso, al Ministero." "O Š il pi— grande idiota del mondo," disse Fred nonappena la Signora Weasly ebbe lasciato la cucina."Uno dei due. Beh, ora andiamocene, George." "Che cosa avete da fare?" chiese Ron."Non potete aiutarci con questi semi? Dovete solo agitare la vostra bacchetta e cosŤ saremmo liberi di andare anche noi!" "No, non penso che si possa fare," disse Fred seriamente."Spellare semi senza usare la magia Š una cosa che ti fa crescere molto, ti fa capire come Š difficile sia per i Babbani -" "- e se vuoi che qualcuno ti aiuti, Ron," aggiunse George facendo svolazzare l'aereoplanino verso di lui "Io non gli lancerei contro dei coltelli, Š solo un suggerimento. Noi ce ne andiamo al villaggio, c'Š una ragazza molto carina che lavora al giornalaio, e pensa che i miei giochi con le carte siano qualcosa di meraviglioso... Qualcosa come magia vera..." "Infami" disse Ron scuro in volto, guardando i gemelli attraversare il vialetto innevato. "Ci avrebbero messo dieci secondi e poi avremmo potuto andarcene anche noi." "Non io," disse Harry . "Ho promesso a Silente che non sarei andato in giro mentre restavo qui per il Natale." "Oh, gi…" disse Ron. Prese un'altra manciata di semi e disse, "Dirai a Silente quello che hai sentito della conversazione tra Malfoy e Piton?" "Si," disse Harry. "andr• a dirlo a chiunque possa metterci fine e Silente Š al primo posto della lista. Dovrei parlarne di nuovo anche con tuo padre." "Peccato non aver sentito che cosa ha in mente Malfoy..." "Non potrei averlo fatto, era appunto questo il succo della discussione, Malfoy si rifiutava di dirlo a Piton" Ci f— un attimo di silenzio poi Ron aggiunse "Comunque sai cosa diranno di tutto ci• Pap… e Silente, e tutti gli altri? Diranno che Piton non st… veramente cercando di aiutare Malfoy, stava solo cercando di scoprire cosa aveva in mente..." "Loro non l'hanno sentito,"disse Harry amaramente "Nessuno Š un cosŤ bravo attore, nemmeno Piton." "Gi…... ma loro non la penseranno cosŤ" disse Ron. Harry si gir• aggrottando le sopracciglia "Tu pensi che io abbia ragione, vero?", "Certo!"disse Ron di fretta "Sul serio! Ma loro sono tutti convinti che Piton stia dalla nostra, no?" Harry non disse nulla. Aveva gi… pensato che quella sarebbe stata l'obiezione pi— gettonata tra quelle lanciate nei confronti dei suoi nuovi sospetti; poteva quasi sentire Hermione dirgli: Certo, Harry, si stava solo offrendo di aiutarlo per fregarlo e farsi svelare i suoi piani... Questa era pura immaginazione, comunque, non aveva avuto l'opportunit… di dire a Hermione cosa aveva origliato, Lei era scomparsa dalla festa del professor Slughorn prima del suo ritorno, o almeno questo aveva capito da un infuriato McLaggen, ed era gi… tornata a letto quando Harry era arrivato nella sala comune. Come lui e Ron erano partiti per la Tana il giorno dopo, ebbe appena il tempo di augurarle Buon Natale e dirle di aver qualche notizia importante da dirle al loro ritorno dalle vacanze. Ognimodo, non era nemmeno sicuro che lo avesse sentito, Ron e Lavanda si stavano dando un lungo e completo saluto non-verbale alle sue spalle mentre lui le parlava. Comunque, nemmeno Hermione avrebbe pi— potuto negare che Malfoy aveva definitivamente in mente qualcosa, e Piton lo sapeva, cosŤ Harry si sentiva pienamente giustificato a dire "Te l'avevo detto" cosa che aveva gi… fatto parecchie volte con Ron. Harry non ebbe l'opportunit… di parlare col Signor Weasly, che lavorava molto a lungo al Ministero, fino alla sera della vigilia. I Weasly e i loro ospiti erano seduti nel salotto, che Ginny aveva decorato in modo prodigioso, sembrava quasi di sedere nel bel mezzo di un'esplosione di decori. Fred, George, Harry e Ron erano ancora gli unici a sapere che l'angelo sulla cima dell'abete era uno Gnomo da giardino che aveva morsicato Fred sulla caviglia mentre stava raccogliendo le carote per la cena. Schiantato, colorato d'oro, spinto dentro a un minuscolo tutu e con un piccolo paio d'ali incollatogli sulla schiena, guardava in cagnesco verso di loro, il pi— brutto Angelo che Harry avesse mai visto, con una grossa testa somigliante a una patata e piedi pelosi. Erano tutti riuniti col fine di ascoltare il programma radiofonico della cantante preferita dalla signora Weasly, Celestina Warbeck, la cui voce gorgheggiava fuori dall' impianto radio in legno dei Weasly. Fleur, che sembrava trovare Celestina molto ottusa, parlava rumorosamente nell'angolo dove la signora Weasly aggrottava le ciglia puntando la bacchetta verso il regolatore del volume, di modo che la voce di Celestina crescesse sempre pi— alta. Col sottofondo di un particolare pezzo jazz intitolato "Un calderone pieno di caldo, forte amore," Fred e George iniziarono una partita a Spara-Schiocco con Ginny, Ron continuava a lanciare verso Fleur e Bill occhiate nascoste, sicuramente cercando di carpire qualche consiglio. Intanto, Remus Lupin, che era pi— trasandato e stanco che mai, sedeva di fronte al fuoco, perso nei suoi pensieri al punto da non sentire la voce di Celestina: Oh, vieni e mescola il mio calderone, e se lo fai bene bollir• di forte e caldo amore per tenerti al caldo stanotte. "Noi la ballavamo quando avevamo diciott'anni, spostando il suo sguardo su suo marito."te lo ricordi, Arthur?" "Mphf?" disse il signor Weasly che continuava ad annuire mentre sbucciava il suo mandarino. "Oh, si, che bei tempi..." Con uno sforzo, si sedette pi— dritto e lanci• un'occhiata a Harry che sedeva lŤ accanto"Mi spiace,"disse, spostando lo sguardo alla radio mentre Celestina finiva il ritornello "Ritorneremo con voi presto." "Nessun problema," disse Harry ghignando, "Š stato impegnato al Ministero?" "molto" disse il signor Weasly. "e per di pi— non andiamo da nessuna parte, dei tre arresti fatti nell' ultimo paio di mesi, dubito fortemente che ci sia anche un solo Mangiamorte, ma non dirlo a nessuno, Harry" aggiunse, apparendo pi— sveglio che dispiaciuto. "Non staranno ancora trattenendo Stan Picchetto vero?" domand• Harry. "Ho paura di si" disse il signor Weasly "So che Silente st… interferendo direttamente con Scrimgeour approposito di Stan... CioŠ, a chiunque lo domandi, nessuno Š convinto che Stan sia un Mangiamorte pi— di quanto lo sia questo mandarino... Ma ai piani alti vogliono che si pensi che stiamo facendo progressi e 'tre arresti' suona meglio di 'tre arresti e un rilascio ' ma ripeto, Š tutto top secret..." "Non dir• nulla," disse Harry, esit• un momento, chiedendosi se fosse il momento giusto per intraprendere una discussione sui suoi sospetti mentre Celestina riprendeva con la canzone "Tu hai strappato il cuore dal mio petto". "Signor Weasly, sa quello che le dicevo alla stazione prima della partenza per la Scuola..." "Ho controllato, Harry"disse il signor Weasly."Sono stato a casa dei Malfoy, non c'era niente, ne rotto e comunque non poteva essere li" "Si, lo so, ho letto sul profeta che aveva controllato.. ma questo Š qualcosa di differente... un po' pi—..." E disse al signor Weasly tutto quello che aveva sentito dire tra Malfoy e Piton. Come ebbe parlato, Harry vide la testa di Lupin girarsi un poco verso di lui, ascoltando ogni parola. Quando ebbe finito, c'era il silenzio, eccezion fatta per la voce di Celestina. Oh, mio povero cuore Dove sei andato Mi hai lasciato per incanto... "Hai pensato Harry", disse il signor Weasly "che Piton probabilmente cercava solo...?" "Cercava di offrirgli una mano, per poter scoprire cosa ha in mente Malfoy?" disse Harry in fretta "Si, sapevo che l'avrebbe detto, ma come possiamo saperlo?" "Non Š nostro compito saperlo" disse Lupin inaspettatamente. Aveva girato la testa in modo da poter fissare Harry in volto. "Š compito di Silente. Silente si fida di Severus, e questo deve essere abbastanza per tutti noi." "Ma,"disse Harry "Pensa, anche solo per un momento, che Silente si sbagli approposito di Piton..." "Altri l'hanno gi… detto, molte volte. Dipende dal se tu ti fidi o no del giudizio di Silente, io si, e quindi mi fido di Severus." "Ma Silente pu• sbagliarsi" replic• Harry "L'ha detto lui stesso, e tu" - Guard• Lupin fisso negli occhi - "ti piace veramente Piton" "A me non piace ne dispiace Severus," disse Lupin. "No, Harry, st• dicendo il vero,"aggiunse appena Harry accenn• un'espressione scettica "Non siamo mai stati amici, dopo tutto quello che c'Š stato tra James, Sirius e Severus, c'Š troppa amarezza in quello. Ma non dimentico che, durante l'anno che ho passato a Hogwarts, Severus ha fatto per me la Pozione Antilupo ogni mese, perfettamente, e cosŤ non ho dovuto soffrire come faccio di solito durante la luna piena." "Ma si Š 'accidentalmente? Lasciato scappare che sei un Lupo Mannaro, e cosŤ te ne sei dovuto andare!"disse Harry amaramente Lupin alz• le spalle. "La notizia si sarebbe sparsa in ogni caso. Sappiamo entrambi che voleva il mio lavoro ma avrebbe potuto far un danno molto pi— grande sbagliandosi nel preparare la pozione, mi ha tenuto in salute, devo essergliene grato" "forse non ha sbagliato nella pozione perch‚ Silente lo controllava" disse Harry "Sei determinato ad odiarlo, Harry," disse Lupin con un debole sorriso. "E ti capisco, con James come padre e Sirius come patrigno, hai ereditato un vecchio pregiudizio, comunque riferisci a Silente quello che hai detto a me e Arthur, ma non ti aspettare che lui condivida il tuo punto di vista sulla faccenda, non ti aspettare nemmeno che sia sorpreso al riguardo. Potrebbe esser su ordine di Silente che Severus ha interrogato Draco."; ... e adesso che siamo soli ti ringrazio di avermi ridato il mio cuore! Celestina termin• la sua canzone con una alta e lunga nota e uno scroscio di applausi uscŤ dalla radio, applausi a cui la signora Weasly si unŤ entusiasta. "Š finalmonte finita?"disse Fleur ad alta voce. "Grazie al cielo che orribile--" "Prendiamo una tazza di zabaglione prima di dormire?"disse la signora Weasly ad alta voce, balzando in piedi."chi ne vuole una?" "Perch‚ sei arrivato cosŤ tardi?" chiese Harry a Lupin, mentre il signor Weasly si alzava per dirigersi in cucina e tutti gli altri cominciavano a stiracchiarsi. "Oh, sono stato sottoterra," disse Lupin "Letteralmente, per questo non ho potuto scriverti, mandarti delle lettere sarebbe stato un buon diversivo." "Cosa vuoi dire?" "Ho vissuto un po' con i miei simili"disse Lupin. "Lupi Mannari," aggiunse all'occhiata perplessa di Harry "Quasi tutti loro stanno dalla parte di Voldemort. Silente voleva una spia tra loro, e quindi..." Aveva un tono leggermente amaro, e quando se ne accorse sorrise, "Non mi st• lamentando, Š un lavoro necessario e chi poteva farlo meglio di me? Comunque, Š stato difficile guadagnarsi la loro fiducia, porto su di me i segni inconfondibili di chi ha cercato di vivere in mezzo ai maghi, loro ormai rifiutano la societ… e vivono ai margini, rubando e talvolta uccidendo, per mangiare." "Come mai si sono alleati con Voldemort?" "Pensano che, sotto il suo dominio, avrebbero una vita migliore,"disse Lupin. "Ed Š arduo discutere con Greyback l… fuori..." "Chi Š Grayback?" "Non hai mai sentito parlare di lui?" disse Lupin torcendosi nervosamente le mani "Fenrir Grayback Š, probabilmente, il pi— selvaggio Lupo Mannaro vivo al giorno d'oggi, reputo che la sua missione sia quella di mordere e contaminare pi— umani possibile; vuole creare abbastanza Lupi Mannari da sorpassare i maghi. Voldemort gli ha promesso un premio in cambio dei suoi servigi, Grayback Š specializzato in bambini... Mordili mentre sono giovani, dice, toglili dai genitori e dalla gente comune, insegnagli a odiare i maghi. Voldemort ha minacciato di sguinzagliarlo addosso ai figli e alle figlie della popolazione magica, e questa Š una minaccia che di solito produce buoni risultati." Lupin fece una pausa prima di aggiungere, "Š stato Grayback a mordere me" "Cosa?" disse Harry stupito. "Intendi dire quando eri ancora bambino?" "Si, mio padre lo aveva offeso. Per molto tempo non sapevo chi fosse il Lupo Mannaro che mi aveva morso; provavo persino piet… per lui, credevo che fosse fuori di se, come quando mi trasformo io. Ma Grayback non Š cosŤ, Prima della luna piena si posiziona vicino alla vittima, assicurandosi che sia abbastanza vicino per colpire. Predispone tutto. Questo Š l'uomo che Voldemort usa per convincere i Lupi mannari. E io non posso pretendere che la mia piccola insistenza si faccia strada al punto da mettere in discussione Grayback, che continua a ripetere che noi Lupi Mannari abbiamo bisogno di sangue, e che sia necessario vendicarci sulle persone normali." "ma tu sei normale!"disse Harry ferocemente. "Hai solo un...un problema -" Lupin scoppi• a ridere. "a volte mi ricordi molto James. Lui lo chiamava il mio piccolo problema di peli quando eravamo in compagnia. Molte persone credevano che io possedessi un coniglio maleducato..." Lupin accett• volentieri la tazza di zabaglione offertagli dal signor Weasly e lo ringrazi•, sembrava lievemente pi— allegro, Harry, nel frattempo si senti un poco pi— eccitato, quell'ultimo riferimento a suo padre gli ricord• qualcosa che aveva intenzione di chiedere a Lupin. "Hai mai sentiti di qualcuno che si facesse chiamare Il Principe Mezzosangue?" "Il mezzosangue cosa?" "Principe"disse Harry guardandolo da vicino per scorgere qualche segno di riconoscimento. "Non ci sono principi dei maghi," disse Lupin sorridendo" Š un titolo che pensi di adottare? Io pensavo che 'Il Prescelto' fosse abbastanza." "Non ha a che fare con me" disse Harry indignato "Il Principe Mezzosangue era qualcuno che frequentava Hogwarts, ho il suo vecchio libro di pozioni. Ci ha scritto sopra incantesimi ovunque, incantesimi che ha inventato. Uno di quelli Š Levicorpus -" "Oh, quello aveva un discreto successo mentre io ero a Hogwarts" disse Lupin ricordando "C'Š stato un periodo durante il mio quinto anno in cui non ci si poteva dirigere da nessuna parte senza essere appesi in aria per la propria caviglia." "Mio padre l'ha usato,"disse Harry "L'ho visto nel Pensatoio, l'ha usato su Piton" Cerc• di sembrare casuale, come se il commento non avesse importanza, ma non era sicuro che avrebbe sortito l'effetto previsto, il sorriso di Lupin era un p• troppo comprensivo. "Si,"disse Lupin" Ma non era l'unico, come ho detto, era molto popolare..." "sai come queste cose vanno e vengono..." "Ma sembra che sia stato inventato quando eravate a scuola voi, "insistette Harry. "Non necessariamente," replic• Lupin "Le fatture vanno e vengono come qualsiasi altra cosa. Guard• Harry direttamente negli occhi e disse "James era un purosangue, Harry, e ti giuro che non ci ha mai chiesto di chiamarlo Principe" Abbandonando l'idea Harry chiese "e non era Sirius, o tu?" "Definitivamente No." "Oh."disse Harry guardando il fuoco "Š solo che, bŠ, questo Principe mi ha aiutato molto in Pozioni" "Quanto Š vecchio questo libro, Harry?" "Non so, non ho mai controllato." "Beh, forse questo potrebbe darti qualche indizio su quando questo Principe Š stato a Hogwarts," disse Lupin Poco dopo, Fleur decise di imitare Celestina nell'interpretazione di 'Un calderone pieno di caldo, forte amore ' che fu bloccata dall'intero gruppo, una volta vista l'espressione della signora Weasly, che diceva chiaramente che era ora di andare a letto, Harry e Ron si affrettarono su per la stanza che porta alla soffitta di Ron dove un letto da campo era stato aggiunto per Harry. Ron cadde addormentato quasi subito scav• nel suo bagaglio e ne tir• fuori la sua copia di 'Pozioni Avanzate' e se la port• a letto. Gir• pagine e pagine prima di trovare, sulla copertina del libro, la data di pubblicazione, risalente pi— o meno a cinquant'anni prima. Ne suo padre, ne gli amici di suo padre erano stati a Hogwarts cinquant'anni prima. Dispiaciuto, Harry rimise a posto il libro, spense la lampada, e si gir• nel letto, pensando ai Lupi mannari e a Piton, a Stan Picchetto e al Principe Mezzosangue, e infine cadde in uno strano sonno, pieno di ombre crepitanti e pianti di bambini... "Deve essere uno scherzo..." Harry si svegli• di colpo vedendo una protuberanza ai piedi del suo letto. Si mise gli occhiali e si diede un'occhiata attorno. La piccola finestra era completamente ricoperta dalla neve, e, di fronte a lui, Ron sedeva sul suo letto esaminando quella che sembrava essere una spessa catenina d'oro. "Cos'Š quella roba?" chiese Harry. "Š il regalo di Lavanda", disse Ron disgustato, "Pensa veramente che io indosserei mai..." Harry guard• pi— attentamente e scoppi• a ridere, alla fine della catenina in smaglianti lettere dorate stava scritto "Il mio amore" "Bella," disse Harry, "eccellente, Dovresti proprio indossarla davanti a Fred e George." "Se ti azzardi a dirglielo," nascondendo la collana sotto il cuscino, "Io.. io ti...ti.." "Mi Balbetterai contro?" ridacchio Harry "Suvvia" "Come ha potuto pensare che mi sarebbe piaciuto un oggetto come questa, cosa?" disse Ron rivolgendosi scioccato al cielo. "BŠ, prova a ricordare, "disse Harry "Le hai mai detto che non ti sarebbe piaciuto andare in giro con la scritta 'Il mio amore' attorno al collo?" "Beh, ammise Ron, non Š che abbiamo parlato molto, Š pi— che altro.." "Pomiciare." Disse Harry. "Beh, si" disse Ron, esit• un momento prima di dire "Davvero Hermione esce con quel McLaggen?" "Non saprei,"ammise Harry "Erano alla festa di Slughorn insieme, ma non penso che sia andata bene." Ron apparve leggermente pi— sollevato e cominci• ad aprire gli altri regali. Quelli di Harry includevano un nuovo maglione con ricamato un Boccino d'Oro da parte della signora Weasly, una grande confezione dei 'tiri vispi Weasly' da parte dei gemelli e un umido pacchetto ammuffito con la scritta 'Al Padrone' da parte di Kreacher, Harry lo fiss• per un momento. "Pensi che sia abbastanza sicuro aprirlo?" chiese "Non pu• esser niente di pericoloso, tutta la nostra posta viene continuamente controllata dal Ministero," disse Ron che fissava il pacchetto con aria sospettosa. "Non ho pensato di mandare qualcosa a Kreacher. Di solito le persone fanno dei Regali ai loro Elfi Domestici?" disse Harry squadrando il pacchetto. "Hermione lo farebbe:"disse Ron "Ma aspettiamo e vediamo prima di sentirci in colpa" Un momento dopo Harry aprŤ il pacco che si rivel• contenere una larga quantit… di vermi. "carino" disse Ron sogghignando. "Molto profondo, preferisco questi al posto della collana," disse Harry a Ron. Tutti stavano indossando i nuovi maglioni quando scesero per il pranzo di Natale, tutti a parte Fleur (per cui la signora Weasly aveva deciso di non sprecarsi). La stessa signora Weasly, che indossava un nuovo cappello da strega fiammante e una collana di brillanti. "Fred e George me li hanno regalati! Non sono stupendi?" "Beh, devo dire che ti apprezziamo sempre di pi— mamma," disse George "ora che laviamo i nostri stessi calzini." "Pasticcio Remus?" "Harry, hai un verme tra i capelli" disse Ginny allegramente, sporgendosi sopra il tavolo per toglierlo, Harry sentŤ qualcosa per la schiena che non aveva nulla a che fare con i vermi. "Orribile" disse Fleur scrollandosi le spalle. "Gi…"disse Ron."vuoi del sugo Feur?" Nell' intento di aiutarla, Ron fece volare il contenitore del sugo, il disastro fu evitato da Bill che, con un gesto della sua bacchetta fece rientrare il sugo nel contenitore. "Sei maldostro come quella Tonks" disse Feur a Ron una volta finito di baciare Bill in ringraziamento. "Fa sompre cadere qualcosa" "Avevo invitato la cara Tonks per unirsi a noi, oggi," disse la signora Weasly, appoggiando le carote con forza eccessiva a fissando Fleur."Ma non ha voluto venire. L'hai sentita di recente, Remus?" "No, non sono stato in contatto con nessuno per molto tempo," disse Lupin "Ma avr… la sua famiglia con cui passare il Natale, non cedi?" "Hmmm," disse la signora Weasly "Forse, ma avevo l'impressione che fosse intenzionata a passare il natale da sola." Diede a Lupin un'occhiata annoiata, come se fosse per colpa sua che Fleur stesse per diventare sua nuora al posto di Tonks, ma Harry, lanciando un'occhiata a Fleur, che stava dando a Bill dei piccoli pezzi di tacchino con la sua forchetta, pens• che quella che la signora Weasly stava combattendo era certamente una battaglia persa. Comunque, in questo modo, si ricord• di una cosa che aveva intenzione di chiedere a Lupin, l'uomo che sapeva pi— di tutti sui Patronus. "Il Patronus di Tonks ha cambiato forma," gli disse "O almeno cosŤ ha detto Piton, non sapevo che potesse succedere, come mai un Patronus pu• cambiare aspetto?" Lupin si prese un po di tempo, mangi• il suo tacchino e inghiottŤ prima di rispondere lentamente "A volte... a causa di un forte shock.. o uno sbalzo emotivo..." "Sembrava grosso, e aveva quattro zampe," disse Harry, poi colpito da un pensiero improvviso, aggiunse sottovoce "Non Š che magari poteva essere...?" "Arthur!" disse la signora Weasly di colpo, era balzata dalla sua sedia, con una mano al petto e fissava fuori dalla finestra della cucina. "Arthur, Š Percy!" "Cosa?" Il signor Weasly si guard• attorno, tutti fissarono immediatamente la finestra della cucina, Ginny si alz• per vedere meglio. Quindi, Percy Weasly stava attraversando il vialetto innevato che portava alla tana, ma non era solo. "Arthur, lui... lui Š qui col Ministro!" E Harry vide l'uomo che aveva visto sulla gazzetta del Profeta che seguiva Percy sul vialetto di casa. Prima che qualcuno potesse fare qualcosa, prima che il signor o la signora Weasly potessero anche solo dire qualcosa la porta dell'ingresso si aprŤ e sulla soglia apparve Percy Weasly. Ci fu un momento di sentito silenzio dopo di che Percy disse "Buon natale, madre" "Oh, Percy!" disse la signora Weasly mentre si lanciava tra le sue braccia. Rufus Scrimgeour aspettava sulla soglia, sorridendo mentre assisteva alla scena. "Dovete perdonare l' intrusione," disse, guardando il signor Weasly "Percy e io eravamo nelle vicinanze, al lavoro, e non ha potuto resistere al pensierosi vedervi.." Percy comunque non diede segno di voler salutare nessun altro membro della famiglia. Restava in piedi, stirato, guardandosi attorno mentre il signor Weasly, Fred e George lo fissavano impietriti. "Prego, entri Ministro, si sieda!" starnazz• la signora Weasly "No, no, grazie mia cara Molly," disse Scrimgeour, Harry pens• che avesse chiesto il suo nome a Percy prima di entrare, "Non voglio interrompere, non saremmo nemmeno venuti se Percy non avesse voluto vedervi con tanta insistenza.." "Oh, Perce!" disse la signora Weasly in lacrime, sporgendosi per baciarlo. "Resteremo solo per pochi minuti, no, no, vi assicuro che non voglio entrare!" Beh, se qualcuno mi volesse mostrare il vostro fantastico giardino.. Ah, quando quel giovanotto finisce, perch‚ non viene a fare due passi con me?" L'atmosfera attorno al tavolo cambi• rapidamente. Tutti lanciavano occhiate da Scrimgeour a Harry. Nessuno fece finta di credere che Scrimgeour non conoscesse il nome di Harry, o che trovasse naturale che lui fosse scelto per accompagnarlo in giardino quando Ginny, Fleur e George avevano gi… ripulito i loro piatti. "Certo" disse Harry per rompere il silenzio. Lui non era stupido, se Scrimgeour voleva parlare con lui, questa poteva essere la ragione per cui Percy era venuto a fare visita alla famiglia. "Va tutto bene" disse Harry passando accanto a Lupin che sembrava essersi innervosito. "Bene" aggiunse quando il signor Weasly aprŤ la bocca per parlare. "Meraviglioso!" disse Scrimgeour, aspettando Harry sulla soglia e facendolo passare per primo. "Faremo solo un giretto nel giardino, poi io e Percy ce ne andremo. Continuate pure!" Harry oltrepass• il piccolo vialetto verso il retro della casa dove stava il giardino completamente coperto di neve, mentre Scrimgeour sorrideva al suo fianco, lui, a quanto sapeva Harry, era stato a capo dell'ufficio degli Auror, sembrava un tipo difficile e segnato dalle battaglie, molto differente dal corpulento Caramell con la bombetta. "Fantastico," disse Scrimgeour guardando il giardino coperto di neve di fronte a se. "Fantastico." Harry non disse niente. Poteva dire che Scrimgeour lo stava guardando ma non se ne accert•. "Avevo voglia di parlarti da molto tempo," disse Scrimgeour dopo qualche momento. "Lo sapevi?" "No" disse Harry sinceramente. "Gi…, da molto tempo, ma Silente Š molto protettivo nei tuoi riguardi," disse Scrimgeour."Naturale, certo, naturale, dopo tutto quello che hai passato... E specialmente dopo quanto successo al Ministero in Giugno.." Si ferm• per aspettare una risposta di Harry, che non arriv•, cosŤ continuo:"Speravo in un'occasione per parlarti sin da quando sono entrato in carica, ma Silente - molto comprensibilmente, devo dire -lo ha prevenuto" Di nuovo, Harry non disse nulla, aspettando. "Tutte le voci che ti girano attorno!" disse Scrimgeour "Beh, certo, sappiamo entrambi che la storia Š stata distorta.. .Tutti questi bisbigli su una profezia, sul fatto che tu saresti 'Il Prescelto'..." Harry pens• che Scrimgeour si stesse lentamente avvicinando al punto. "Penso che Silente abbia discusso queste cose con te, non Š cosŤ?" Harry tentenn•, chiedendosi se avrebbe dovuto mentire o no. Guard• le impronte di gnomi sulla neve, vicino ai vasi dei fiori, che portavano al punto dove Fred aveva catturatolo gnomo che in quello stesso momento stava indossando un tutu dalla cima dell'albero di Natale. Infine, decise per la verit…... O una parte di essa. "Si, ne abbiamo discusso." "Avete, avete..."disse Scrimgeour. Harry poteva vedere, al limite del suo campo visivo, Scrimgeour fissarlo, cosŤ fece finta di essere molto interessato a uno gnomo che aveva appena fatto sbucare la propria testa dalla sua tana nascosta sotto un rododendro. "E cosa ti ha detto Silente?" "Mi spiace, ma questa Š una cosa tra me e lui," disse Harry mantenendo la sua voce il pi— gentile possibile e anche il tono di Scrimgeour era amichevole quando disse: "Oh, certo, Š una domanda confidenziale. Non vorrei che tu divulgassi... no, no, e comunque, importerebbe qualcosa il fatto che tu sia o no 'Il Prescelto ?" Harry dovette riflettere prima di rispondere. "non capisco cosa intende dire, Ministro" "Beh, certo, per te sar… di estrema importanza" disse Scrimgeour ridendo "Ma per la comunit… magica in generale, Š pi— una percezione no? Š quello che sembra alla gente l'importante" Harry non disse niente, ora cominciava a intravedere il punto della situazione, ma non avrebbe aiutato Scrimgeour ad arrivarci. Lo gnomo nel rododendro stava ora scavando cercando vermi tra le radici e Harry tenne il suo sguardo fisso su di esso. "Vedi, la gente crede che tu sia Il Prescelto" disse Scrimgeour. "Ti immaginano come una specie di eroe, cosa che tut sei comunque, prescelto o no, quante volte hai affrontato Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato fino ad ora? Beh, in ogni caso..."continu•, senza aspettare una risposta"Il punto Š: tu per loro sei il simbolo della speranza. L'idea che ci sia qualcuno la fuori che abbia la possibilit…, che sia destinato a distruggere Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato , beh, naturalmente, aiuta molto le persone. E una volta capito questo, Harry, capirai anche che tu hai, diciamo, un dovere, di schierarti col Ministero, e dare una spinta a tutti" Lo gnomo era appena riuscito a acchiappare un verme e ora cercava di afferrarlo meglio per toglierlo dal terreno ghiacciato. Harry rimase in silenzio cosŤ a lungo che Scrimgeour spost• lo sguardo da lui allo gnomo"Piccole divertenti creature, non trovi? ma tu che ne pensi, Harry?" "Non credo di capire esattamente cosa vuole da me ' schierarsi col Ministero', cosa significa?" "Oh, niente di oneroso, te lo assicuro," disse Scrimgeour. "Se solo tu potessi passare e farti vedere al Ministero qualche volta, per esempio, potrebbe dare una buona impressione. E di certo, una volta che tu ti troveresti la, avresti l'opportunit… di parlare con Gawain Robards, il mio successore come capo degli Auror. Dolores Umbridge mi ha rivelato della tua ambizione di diventare Auror. Questo ti pu• aiutare molto..." Harry sentŤ una punta di rabbia ribollire nel suo stomaco 'e cosŤ Dolores Umbridge era ancora al ministero eh?' "cosŤ in parole povere," disse Harry col tono di chi vuole solo sistemare qualche dettaglio "Lei vuole che dia l'impressione di lavorare per il Ministero?" "Questo darebbe a tutti una spinta a credere che tu sia molto pi— coinvolto, Harry" disse Scrimgeour, sembrando sollevato che Harry si fosse affezionato all'idea cosŤ in fretta. " 'Il Prescelto', sai... Serve a dare speranza alla gente, la sensazione che stiano succedendo cose buone.." "Ma se cominciassi a entrare e uscire dal Ministero," disse Harry continuando a sforzarsi di mantenere un tono amichevole "non sembrer… che io approvi la line di condotta del Ministero?" "Beh" disse Scrimgeour aggrottando le sopracciglia, "si, questo fa parte di quello che noi vorremmo-" "no, non penso che possa funzionare" disse Harry educatamente. "Vede, io non approvo alcune cose che state facendo al Ministero. Trattenere Stan Picchetto ad esempio." Scrimgeour non parl• per un momento ma la sua espressione si indurŤ rapidamente. "Non mi aspetto che tu capisca," disse, incapace di trattenere la rabbia nella sua voce "Questi sono tempi pericolosi e alcuna misure devono essere prese, tu hai sedici anni-" "Silente ha un po' pi— di sedici anni, e anche lui non Š d'accordo sul fatto di trattenere Stan ad Azkaban" disse Harry "Lei fa di Stan un capo espiatorio, come vuole fare di me la sua mascotte." Si guardarono l'un l'altro per un lungo momento, infine Scimgeour disse, senza pretesa di sembrare caloroso, "Vedo che preferisci - come il tuo eroe, Silente - di dissociarti dal Ministero?" "Io non voglio essere usato," disse Harry. "qualcuno potrebbe dire che Š tuo dovere farti usare dal Ministero!" "Gi…, e qualcuno potrebbe dire che Š suo dovere controllare che una persona sia veramente un Mangiamorte prima di schiaffarlo in prigione, " disse Harry mentre il suo temperamento saliva "Lei st… facendo quello che fece Barty Crouch. Lei non le vede mai di buon occhio, eh? Le persone? Come fece Caramell, sostenendo che tutto fosse rose e fiori mentre altre persone venivano assassinate sotto il suo naso, e adesso abbiamo lei, che sbatte in prigione la gente sbagliata e pretendendo di avere 'Il Prescelto' al suo servizio..." "Quindi tu non sei 'Il Prescelto?" disse Scrimgeour. "Come ha detto lei, in ogni caso questo non ha importanza," disse Harry con una risata amara, "non per lei, almeno" "Non avrei dovuto dirlo" disse Scrimgeour velocemente "Š stato indiscreto -" "No, Š stato onesto," disse Harry. "Una delle poche cose che mi ha detto onestamente. Non le importa se io vivr• o morir•, ma le importa che io convinca la gente che lei vincer… la guerra contro Voldemort. Io non ho dimenticato, Ministro.." disse Harry mostrando il dorso della mano destra, dove, con una luce chiara, risplendevano ancora le cicatrici che Dolores Umbridge lo aveva costretto a farsi per punizione. ' Non devo dire bugie'. "Non mi ricordo che lei si sia schierato in mia difesa mentre cercavo di dire a tutti che Voldemort era tornato, Il Ministero non era cosŤ ansioso di fare amicizia lo scorso anno. Scese un silenzio ghiacciato quasi quanto la terra sotto i loro piedi. Lo gnomo era finalmente riuscito a strappare il verme dal terreno e lo succhiava felice, appoggiandosi al tronco del rododendro. "Cosa ti ha detto di fare Silente?" disse Scrimgeour bruscamente. "Dove se ne va quando si assenta da Hogwarts?" "Non ne ho idea, " disse Harry. "E non me lo diresti nemmeno se lo sapessi," disse Scrimgeour "giusto?" "No, non lo farei" disse Harry. "Beh, allora dovr• cercare di scoprire qualcosa in altri modi." "ci pu• provare;" disse Harry con tono indifferente "Ma lei sembra pi— intelligente di Caramell, quindi penso che abbia imparato dai suoi sbagli. Lui cerc• di interferire a Hogwarts. Credo che abbia notato che lui non Š pi— Ministro, ma Silente continua a essere il Preside. Io lascerei Silente in pace, se fossi in lei" Ci fu una lunga pausa. "Beh, mi sembra che abbia fatto davvero un buon lavoro con te" disse Scrimgeour, con occhi di ghiaccio da dietro le lenti appannate. "Uomo di Silente in tutto e per tutto eh, Potter?" "Si, lo sono" disse Harry "Felice di averla conosciuto;" E girando le spalle al Ministro della Magia, se ne torn• verso la casa. CAPITOLO DICIASSETTE IL RICORDO DI SLUGHORN Nel tardo pomeriggio, qualche giorno dopo l'Anno Nuovo, Harry, Ron, e Ginny si sistemarono accanto al camino per ritornare ad Hogwarts. Il Ministero aveva preparato questo collegamento unico per la Metropolvere per far tornare gli studenti velocemente ed in modo sicuro a scuola. Solo la signora Weasley era lŤ a salutare, in quanto il signor Weasley, Fred, George, Bill, e Fleur erano tutti al lavoro. La signora Weasley scoppi• in lacrime al momento della partenza. Bisogna ammettere che mise veramente poco impegno per evitare di partire in ritardo; stava piangendo senza sosta da quando Percy si era precipitato via di casa nel Giorno di Natale con i suoi occhiali rotti e una pianta profumata schiacciata (che sia Fred, George, e Ginny pensavano fosse per loro). "Non piangere, mamma" disse Ginny, dandole una pacca sulla schiena mentre la signora Weasley singhiozzava sulla sua spalla. "Okay..." "SŤ, non preoccuparti per noi" disse Ron, permettendo a sua madre di lasciare un bacio molto umido sulla sua guancia, "o per Percy. Lui Š cosŤ stupido, non Š una grande perdita, no?" La signora Weasley singhiozz• pi— forte che mai e strinse Harry tra le sue braccia. "Promettimi che baderai a te stesso....stai lontano dai guai...." "Lo faccio sempre, signora Weasley", disse Harry. "Io aamo una vita tranquilla, mi conosce." Lei diede una risata cristallina e se ne and•. "Statemi bene allora, tutti voi...." Harry entr• nel fuoco color smeraldo e grid• "Hogwarts!" Ebbe una vista fugace della cucina dei Weasley e della triste faccia della signora Weasley prima che le fiamme lo avvolgessero; ruotando molto velocemente, cattur• degli scorci confusi delle stanze di altri Maghi, le quali erano tirate fuori dalla vista prima che lui potesse dare una buona occhiata; dopo rallent•, alla fine si ferm• del tutto nel camino nello studio della professoressa McGranitt. Lei si distolse appena dal suo lavoro che lui si arrampic• fuori dal camino. "Sera, Potter. Non provare a mettere altra cenere sulla moquette." "No, Professoressa." Harry si raddrizz• gli occhiali e si appiattŤ i capelli quando Ron arriv• ruotando alla sua vista. Quando Ginny arriv•, tutti e tre uscirono dall'ufficio della McGranitt e si avviarono verso la Torre dei Grifondoro. Harry diede un'occhiata dalle finestre del corridoio via via che passavano; il sole stava tramontando sotto il manto di neve. A distanza, riusciva a vedere Hagrid nutrire Fierobecco di fronte alla sua capanna. "Bazzecole," disse Ron speranzoso, quando raggiunsero la Signora Grassa, che invece stava ascoltando con una smorfia la sua voce squillante. "No," disse lei. "Cosa vuoi dire con 'no'"? "C'Š una nuova parola d'ordine" disse. "E per favore non gridare." "Ma noi siamo partiti, come potevamo saperlo -?" "Harry! Ginny!" Hermione si affrettava verso di loro, era vestida di rosa e indossava un mantello, un cappello, e guanti. "Sono arrivata un paio d'ore fa, ho appena finito di visitare Hagrid e Becco - ah Alicrespe disse lei a perdifiato. "Avete passato un buon Natale?" "SŤ" disse Ron per primo, "memorabile, Rufus Scrim -" "Ho qualcosa per te, Harry" disse Hermione, nessuno guardava Ron nŠ dava alcun segno di ascoltarlo. "Oh, aspetta - la parola d'ordine Š Astinenza." "Precisamente" disse la Signora Grassa con voce flebile, e si volt• rivelando il buco nel ritratto. "Chi c'era con lei?" chiese Harry. "Si sono ingozzate a Natale, a quanto pare." disse Hermione, ruotando i suoi occhi mentre si dirigeva verso l'affollata sala comune. "Lei e la sua amica Violet si sono bevute il cervello con tutto il vino del quadro dei frati ubriachi nel corridoio degli Incantesimi. Ad ogni modo..." Frug• nella sua tasca per un momento, quindi estrasse un rotolo di pergamena con la scrittura di Silente su di essa. "Grande" disse Harry, srotolandola immediatamente per scoprire che la lezione con Silente era prevista per quella notte. "Ho molte cose da dirgli - Sediamoci -" Ma in quel momento si sentŤ un forte grido:"Won Won!" e arriv• Lavanda Brown che si gett• tra le braccia di Ron. Parecchi spettatori ridacchiarono; Hermione diede una risata tintinnante e disse, "C'Š una coppia qui...Vieni. Ginny?" "No, grazie, ho detto a Dean che ci saremo visti" disse Ginny, per• ad Harry non sembrava essere molto entusiasta della notizia. Lasciare Ron e Lavanda li aveva bloccati in una sorta di lotta, incontro, Harry condusse Hermione ad un tavolo libero. "Allora, com'Š stato il tuo Natale?" "Oh, bello" rispose lei scrollando le spalle. "Niente di speciale. Che significa Won Won? "Te lo dir• in un minuto" disse Harry. "Guarda, Hermione, non puoi -" "No, non posso" disse lei piano. "Non devi neppure chiederlo." "Io pensavo che forse, tu sapessi, a Natale -" "Era la Signora Grassa che beveva un tino di vino vecchio di cinquecento anni, Harry, non io. Allora, quali erano queste notizie importanti che dovevi dirmi?" Lei guardava in modo troppo feroce per discuterne in quel momento, cosŤ Harry non parl• pi— di Ron e raccont• tutto quello che aveva sentito dire a Malfoy e Piton. Quando finŤ, Hermione rimase pensierosa per un momento e dopo disse, "Non pensi -?" "- lui stava facendo finta di offrirgli il suo aiuto in modo da ingannare Malfoy a dirgli cosa stava facendo?" "Bene, sŤ" disse Hermione. "Il padre di Ron e Lupin la pensano cosŤ," disse Harry con riluttanza "Ma questo dimostra definitivamente che Malfoy preparava qualcosa, non puoi negarlo." "No, non posso" rispose lei lentamente. "E si sta comportando secondo gli ordini di Voldemort, come ho appena detto!" "Mmh...ha fatto realmente il nome di Voldemort?" Harry aggrott• le sopracciglia, cercando di ricordare. "Non ne sono sicuro...Piton ha detto 'il tuo padrone', e chi potrebbe essere altrimenti?" "Non lo so" disse Hermione, mordendosi il labbro. "Forse suo padre?" Aveva lo sguardo fisso nella stanza, persa apparentemente nei suoi pensieri, tuttavia non c'era notizia di Lavanda e Ron. "Come sta Lupin?" "Non molto bene" disse Harry, e le disse tutto sulla missione di Lupin fra i licantropi e della difficolt… che stava affrontando. "Hai sentito parlare di questo Fenrir Greyback?" "SŤ!" disse Hermione, profondamente sorpresa. "E cosŤ anche tu, Harry!" "Quando, a Storia della Magia? Sai bene che non ho mai ascoltato nulla ..." "No, no, non a Storia della Magia - Malfoy ha minacciato Sinister con Kim!" disse Hermione. "Sul retro di Notturn Alley, non ricordi? Ha detto a Sinister che Greyback era un vecchio amico di famiglia e che stava verificando i progressi di Sinister!" Harry la guard• a bocca aperta. "Me l'ero dimenticato! Ma questo dimostra che Malfoy Š un Mangiamorte, come potrebbe altrimenti essere in contatto con Greyback e dirgli cosa fare?" "Š piuttosto sospetto," Hermione riprese fiato. "A meno che . . ." "Oh, andiamo," disse Harry esasperato, "non puoi sospettarlo!" "Bene . . . c'Š una possibilit… che fosse una minaccia vuota." "Sei incredibile, sei," disse Harry, agitando la testa. "Vedremo chi ha ragione. . . . Ti rimangerai le parole, Hermione, proprio come il Ministro. Oh sŤ, ho avuto un litigio anche con Rufus Scrimgeour. . . ." Il resto della serata pass• in modo amichevole con entrambi che insultavano il Ministro della Magia, per Hermione, come per Ron, dopo tutto il Ministero aveva sostenuto Harry durante l'anno precedente, e loro avevano una gran quantit… di nervi ora che lui chiedeva nuovamente aiuto. Il nuovo trimestre inizi• il giorno dopo con una piacevole sorpresa per quelli del sesto anno: una grande scritta era stata appesa durante la notte nel tabellone della Sala Comune. LEZIONI DI SMATERIALIZZAZIONE Se avete diciassette anni, o se ne compierete diciassette entro e non oltre il prossimo 31 Agosto, siete idonei per un corso di dodici settimane di Lezioni di Smaterializzazione tenute da un' insegnante di Smaterializzazione del Ministero della Magia. Vi preghiamo di firmare sotto se desiderate partecipare. Costo: 12 Galeoni. Harry e Ron facevano parte della folla che spingeva intorno all'avviso e che faceva a turno per scrivere il proprio nome nella parte inferiore. Ron stava giusto uscendo la sua penna per firmare dopo Hermione quando Lavanda arriv• di soppiatto dietro di lui, gli mise le mani davanti agli occhi, e trill•, "Chi sono, Won Won?" Harry si gir• e vide che Hermione stava uscendo; la raggiunse, non avendo desiderio di rimanere indietro con Ron e Lavanda, ma con sua sorpresa, Ron li raggiunse nel piccolo passaggio al di l… del ritratto, le orecchie rosse e l'espressione scontenta. Senza dire una parola, Hermione acceler• per camminare con Neville. "CosŤ - Smaterializzazione," disse Ron, il suo tono lo rendeva cosŤ normale che Harry non doveva accennare a quanto accaduto prima. "Dovresti ridere, eh?" "Non so," disse Harry. "Forse dovresti farlo tu stesso, non mi sono divertito molto quando mi sono Smaterializzato con Silente." "Mi sono dimenticato che l'hai gi… fatto ... Supererei questa prova per la prima volta," disse Ron, sembrando anzioso. "Fred e George l'hanno fatto," "Charlie ha fallito, per•, non Š cosŤ?" "SŤ, ma Charlie Š pi— grande di me" - Ron teneva le braccia fuori dal corpo come se fosse un gorilla held - "cosŤ Fred e George non sono andati molto avanti al riguardo . . . non con il loro aspetto comunque . . ." "Quando possiamo affrontare la prova effettiva?" "Presto dato che ne abbiamo quasi diciassette. Dovr• aspettare solo Marzo!" "SŤ, ma non sei in grado di Materializzarti qui, non nel castello . . ." "Non qui, eh? Tutti sanno che posso Materializzarmi se lo desidero." Ron non era l'unico ad essere eccitato all'idea della Smaterializzazione. Tutti i giorni c'era qualcuno che discuteva sulle imminenti lezioni; il luogo in cui sarebbero avvenute le lezioni era stato deciso in modo da renderlo in grado di svanire e riapparire ad arbitrio. "Mio cugino Fergus svanisce solo per infastidirmi," disse Seamus "devi aspettare fino a quando non sei capace di tornare indietro. . ." Perso nelle visioni di questa felice prospettiva, colpŤ la sua bacchetta con pochissimo entusiasmo, cosŤ invece di produrre una fontana d'acqua pura che era l'oggetto dell'odierna lezione di Incantesimi, rilasci• un getto d'acqua che rimbalz• sul soffitto e colpŤ il Professor Vitious in faccia. "Harry si Š gi… Smaterializzato," disse Ron ad un Seamus un po' confuso, dopo che il Professor Vitious si asciug• con un'onda della sua bacchetta e che tolse dei punti a Seamus "Io sono un mago, non un babbano che brandisce un bastone." "Sil - emh - qualcuno lo ha aiutato." "Wow!" bisbigli• Seamus, e lui, Dean, e Neville misero le proprie teste un poco pi— vicino per sentire cosa aveva provato a Smaterializzarsi. Per il resto della giornata, Harry fu assediato dalle richieste degli altri del sesto anno per descrivere le sensazioni provate durante la Smaterializzazione. Tutti sembravano pieni di ammirazione, piuttosto che dissuasi, quando disse loro quanto fosse scomodo, ed ancora stava rispondendo alle domande dettagliate alle otto meno dieci di sera, quando fu costretto a mentire dicendo che doveva restituire un libro in biblioteca, in modo da uscire in tempo per la sua lezione con Silente. Le lampade nell'ufficio di Silente erano accese, i ritratti dei Presidi passati stavano russando delicatamente nei loro ritratti, e il Pensatoio era ancora una volta preparato sulla scrivania. Le mani di Silente lo tenevano da ogni lato, la destra annerita e bruciata come sempre. Non sembrava guarire affatto ed Harry si domand•, forse per la centesima volta, cosa avesse provocato ferite cosŤ caratteristiche, ma non lo chiese; Silente aveva detto che finalmente avrebbe saputo e c'era, in ogni caso, un'altra cosa di cui voleva parlare. Ma prima che Harry potesse dire qualcosa su Pitone Malfoy, Silente parl•. "Ho saputo che hai conosciuto il Ministro della Magia a Natale, non Š cosŤ?" "SŤ," disse Harry. "Non Š molto felice con me." "No," sospir• Silente. "Non Š molto felice neanche con me. Dobbiamo provare a non cadere sotto la nostra angoscia, Harry, ma a combatterla." Harry ghign•. "Gli servivo per dire alla comunit… Magica che quello che il Ministero sta facendo Š un lavoro splendido." Silente sorrise. "All'inizio era questa l'idea di Caramell, lo sai. Durante i suoi ultimi giorni in ufficio, quando stava provando disperatamente a tenersi il posto, ha cercato un incontro con te, sperando che gli avresti dato il tuo supporto -" "Dopotutto cos'ha fatto Fudge l'hanno scorso?" disse Harry con rabbia. "Dopo la Umbridge?" "Dissi a Cornelius che non c'era nessuna possibilit… per lui, ma l'idea non Š morta quando ha lasciato l'ufficio. Durante le ore del primo incontro con Scrimgeour mi ha chiesto se avrei potuto stabilire un incontro con te -" "CosŤ Š di questo che avete discusso!" gli confid• Harry. "C'era nella Gazzetta del Profeta." "Il Profeta racconta occasionalmente la verit…," disse Silente, "soltanto accidentalmente. SŤ, Š di questo che abbiamo parlato. Bene, sembra che Rufus abbia trovato il modo di conoscerti, alla fine." "Lui mi ha accusato di essere 'un uomo di Silente in tutto e per tutto" "Che uomo maleducato." "Gli ho detto che lo ero." Silente aprŤ la bocca per parlare e dopo la chiuse nuovamente. Dietro Harry, Fanny la fenice emise un flebile, delicato, musicale pianto. Con intenso imbarazzo, Harry ha improvvisamente realizzato che i luminosi occhi blu di Silente erano piuttosto acquosi, cosŤ pos• lo sguardo fisso sulle proprie ginocchia. Quando Silente parl•, tuttavia, la sua voce era abbastanza quieta. "Sono molto toccato, Harry." "Scrimgeour voleva sapere dove va quando non Š ad Hogwarts," disse Harry, guardando ancora fisso le sue ginocchia. "SŤ, Š molto ficcanaso al riguardo," disse Silente, suonando ora allegro, ed Harry era sicuro che potesse nuovamente alzare lo sguardo. "Ha perfino tentato di farmi seguire. Divertente, in realt…. Ha incaricato Dawlish di pedinarmi. Non Š stato gentile. Sono gi… stato costretto una volta a sfuggire a Dawlish; l'ho fatto di nuovo col rammarico pi— grande." "CosŤ ancora non sanno dove va?" chiese Harry, sperando per altre informazioni su questo argomento cosŤ intrigante, ma Silente sorrise soltanto al di sopra dagli occhiali a mezzaluna. "No, non lo sanno, e per te non Š ancora arrivato il momento di sapere altro. Ora, suggerirei di affrettarci, a meno che non ci sia qualcos'altro -?" "C'Š signore," disse Harry. "Riguarda Malfoy e Piton." "Professor Piton, Harry." "SŤ, signore. Li ho sentiti per caso durante la festa del Professor Slughorn . . . bene, li ho seguiti, in realt… ..." Silente ascolt• la storia di Harry con una faccia impassibile. Quando Harry ebbe finito lui non parl• per qualche momento, dopo disse, "Grazie per avermene parlato, Harry, ma suggerisco che hai messo questo nella tua mente. Non penso che sia una cosa di grande importanza." "Non di grande importanza?" ripetŠ Harry incredulo. "Professore, ha capito quello che le ho detto -?" "SŤ, Harry, per fortuna possiedo delle straordinarie capacit… intellettive, ho capito tutto quello che mi hai detto," disse Silente, in modo un po' aggressivo. "Penso che potresti considerare la possibilit… che io abbia capito la situazione meglio di te. Di nuovo, sono felice che ti sia confrontato con me, ma permettimi di rassicurarti che non hai detto nulla che mi abbia causato inquietudine." Harry sedeva furioso in silenzio, fissando attentamente Silente. Cosa stava accadendo? Ci• significava che Silente aveva invece ordinato a Piton di scoprire cosa stesse facendo Malfoy, di cui lui aveva gi… sentito da Piton ogni cosa che Harry gli aveva detto? Oppure lui era realmente preoccupato per quello che aveva sentito, ma fingeva di non esserlo? "CosŤ, signore," disse Harry, la sua voce era gentile e calma, "si fida ancora definitivamente di -?" "Sono stato abbastanza tollerante da rispondere di nnuovo a questa domanda," disse Silente, ma non suonava ancora cosŤ tollerante. "La mia risposta non Š cambiata." "Dovrei pensare di no," disse una voce sprezzante; evidentemente Phineas Nigellus fingeva soltanto di essere addormentato. Silente lo ignor•. "Ed ora, Harry, devo insistere affinchŠ facciamo in fretta. Ho cose molto importanti di cui discutere con te stasera." Harry sedeva lŤ con aria ribelle. Cosa sarebbe accaduto se avesse rifiutato di consentire il cambiamento di discorso, se avesse insistito sulla discussione della causa contro Malfoy? Come se avesse letto la mente di Harry, Silente scosse la testa. "Ah, Harry, ogni tanto questo succede, anche fra migliori amici! Ognuno di noi crede che quello che ha da dire sia molto pi— importante di qualsiasi cosa che l'altro potrebbe dire come contributo!" "Non penso che quello che ha da dire sia poco importante, signore," disse Harry rigido. "Bene, sei piuttosto ragionevole, perchŠ cosŤ non Š," disse Silente vivacemente. "Ho altri due ricordi da mostrarti stasera, uno ottenuto con enorme difficolt…, ed il secondo Š, penso, il pi— importante che abbia in mio possesso." Harry non disse nulla al riguardo; si sentiva ancora arrabbiato per la reazione di Silente alle notizie che aveva ricevuto, ma non poteva sapere cosa avrebbe guadagnato continuando a discutere. "CosŤ," disse Silente, con voce squillante, "conosciamo stasera il seguito del racconto di Tom Riddle, che abbiamo lasciato alla sua ultima lezione sospeso alla soglia dei suoi anni ad Hogwarts. Ricorderai di come doveva sentirsi eccitato ad essere un mago, tanto che rifiut• di farsi accompagnare da me a Diagon Alley, e che io, a mia volta, lo avessi avvertito di non continuare a rubare quando arriv• a scuola. "Bene, l'inizio dell'anno scolastico arriv• e con esso anche Tom Riddle, un ragazzo calmo nei suoi abiti di seconda mano, che allinearono assieme agli altri del primo anno da smistare. Š stato assegnato alla Casa di Serpeverde quasi al momento che il Cappello Parlante ha toccato la sua testa," continu• Silente, indicando con la mano annerita la mensola sulla sua testa in cui era posato il Cappello Parlante, antico ed immobile. "Quando Riddle apprese che il famoso fondatore della Camera aveva la capacit… di parlare con i serpenti, non so quando - forse precisamente quella sera. La conoscenza pu• solo averlo eccitato ed accresciuto il suo senso di egocentrismo." "Tuttavia, il giovane Serpeverde parlava in Serpentese nella sala comune con i suoi compagni, e non fece trapelare nulla al personale. Non mostrava affatto nessun segno di arroganza o aggressivit… esteriore. Come orfano di insolito talento e di bell'aspetto, ha naturalmente attirato l'attenzione e la comprensione del personale quasi dal momento del suo arrivo. Sembrava attento, quieto, ed assetato di conoscenza. Quasi tutti erano impressionati nel modo migliore da lui." "Non ha detto tutto, signore, cosa Š successo quando l'ha incontrato all'orfanotrofio?" chiese Harry. "No, non l'ho detto. BenchŠ non mostrasse nessuna traccia di rimorso, era possibile che si sentisse spiacente per quanto accaduto prima e che volesse decidere di voltare pagina. Scelsi di dargli una chance." Silente fece una pausa e guard• con fare indagatore Harry, che aveva aperto la bocca per parlare. Ecco, era ancora tendenza di Silente avere fiducia nella gente nonostante l'evidenza opprimente che non la meritano! Ma dopo Harry si ricord• di una cosa. . . . "Ma non si Š fidato realmente di lui, signore, no? Lui mi disse . . . il Riddle che era uscito dal diario disse, 'Silente non sembrava mai gradire la mia presenza come altri insegnanti.'" "Diciamo che non